sabato 6 agosto 2011

Il castello di domenica 7 agosto



ROMA – Castello Chigi di Castel Fusano

E’ situato all’interno del parco di Castel Fusano, un’area fitta di vegetazione, di pini e di macchia mediterranea che si estende lungo il litorale romano per circa 1.100 ettari ed è considerata il polmone verde di Roma. Il nome deriva dai suoi antichi proprietari, la nobile famiglia romana Fusius, a cui apparteneva l’intera contrada. La sua storia è segnata dal passaggio a diversi proprietari, fino a che nel 1933 la zona fu acquistata dal Comune di Roma che vincolò l’area a qualsiasi tipo di costruzione. Il Castello Chigi è una massiccia e severa costruzione quadrilatera di tre piani, con quattro basse torrette angolari munite di feritoie e troniere e coronata da un sopralzo ornato agli angoli da torricciole-belvedere. Il cardinale Giulio Sacchetti, proprietario della tenuta di Castel Fusano dal 1620, affidò al pittore ed architetto Pietro da Cortona la costruzione dell’edificio, la cui mole, compatta e poco articolata, somiglia più ad una casa di campagna fortificata che ad una villa signorile, e certamente non consentì all’artista, forse alla sua prima esperienza da architetto, di esprimere liberamente il proprio gusto scenografico e barocco. L’artista toscano si era cimentato con rara perizia nel disporre le sale al pianterreno con temi religiosi ( Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, Lavoro dei Progenitori, l’Eterno e Abele, Ebrezza di Noè, Sacrificio di Caino e Abele) e, mitologici (Officina di Vulcano, l’Allegoria di Roma, Carri del Sole e della Luna, Trionfo di Cerere e di Bacco), nel piano superiore. In un gioco di rimandi intellettuali e semantici, tra sacro e profano, aveva costruito le sue narrazioni barocche intessendo le volte di un trionfo scintillante di figure e colore, compensando in tal modo le aspirazioni celebrative del suo raffinato committente e quelle dei loro amici Barberini. Forte è comunque la suggestione di questo imponente maschio turrito, che si erge solitario in mezzo ad una radura ricavata in una zona allora selvaggia e incontaminata. L’edificio fu concepito fortificato dato che all’epoca il litorale risultava ancora esposto alle incursioni piratesche. La facciata dove è posta l’entrata è diversa da quella posteriore, per quanto similissima. La differenza forse più visibile consta nell’assenza del balcone, che invece si vede al centro della facciata con vista sulla fontana, e in uno sterrato posto davanti e che indica l’accesso alla tenuta. Nel 1755 la tenuta e il palazzo dei Sacchetti vennero acquistati dalla famiglia Chigi, attuali proprietari del castello mentre la tenuta, dopo essere stata affittata alla Casa Reale come tenuta di caccia, dal 1933 è di proprietà dello Stato. L’edificio è stato utilizzato dal cinema italiano in una serie non indifferente di pellicole. La visita al Castello permette, anche se solo per un’ora, di fare un vero salto a ritroso nel paesaggio e nella storia di quattro secoli orsono.

Il castello di sabato 6 agosto



CASAPE (RM) – Castello Baronale

Situato nella piazza principale di Casape, ha planimetria a quadrilatero, è aperto a sud, vicino all’ingresso del paese, in una scala nobile e, sul lato opposto, in una scala di servizio. Inizialmente di proprietà del Monastero di San Gregorio al Celio, fu ceduto ai Colonna (1300), mentre era abate Bernardo da Montenero che per le sue malefatte fu imprigionato dai monaci con l’approvazione di Giovanni XXII. Dopo i Colonna fu dei Barberini (1632), quindi dei Pio da Carpi (1655), e per oltre un secolo si alternarono alla proprietà diverse famiglie spagnole, tra cui i Perez-Pastor (1755). Infine passò ai Brancaccio, già proprietari del vicino castello di San Gregorio da Sassola. Con il 1817 cessarono i diritti feudali e il paese elesse un Podestà e si dotò di un sigillo. Il Castello di Casape ha pagato con l’alterazione delle strutture originarie, l’essere rimasto escluso dalle trasformazioni operate dalle nobili famiglie romane nel periodo rinascimentale-barocco in molti paesi dell’area prenestina. Semplice torre all’inizio, costruita impiegando pietra locale e legno, venne ampliata e trasformata in una costruzione fortificata che, col tempo, divenne Palazzo Baronale, perdendo elementi originari quali merlature e finestre. Diviso in pianterreno e piano nobile, ingloba la cappella (ex chiesa di San Pietro) nel primo piano, mentre nel secondo è collocato l’appartamento residenziale. Sul lato est, a pianterreno, è situato un ambiente coperto da volta a botte a tutto sesto e sovrastato da una serie di altri ambienti, di modesta altezza, coperti da volte a padiglione. A sud, sopra la porta d’ingresso, si trovano un corridoio e un locale. Il Palazzo è completato da vani laterali di servizio. Poiché nessun documento in proposito è stato mai trovato, non è dato sapere il nome dell’architetto, la data di fondazione e le fasi dei successivi ampliamenti e modifiche. Non rimane quindi molto delle decorazioni pittoriche originarie. Poiché in alcuni punti, infatti, si notano tracce di colorazione si suppone che le pareti dovevano essere affrescate. In alcune parti, tuttavia, rimangono ancora dei soffitti a cassettoni in legno dipinto del secolo XVIII. Nel 1989 la Provincia di Roma ha promosso un "Progetto di Restauro del Palazzo Baronale", nel corso del quale sono state studiate, insieme alla storia dell’insediamento di Casape e alle vicende del territorio, le varie fasi di costruzione del Palazzo e la sua tipologia architettonica; il tutto finalizzato ad un progetto di restauro dell’intero edificio e al recupero dei vari ambienti. Una parte dell’edificio è ora declassata a condominio, mentre alcuni locali al piano terra ospitano un ristorante (www.ilbaronale.it).

venerdì 5 agosto 2011

Il castello di venerdì 5 agosto



SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) - Castello di Ribano

Si trova sulle prime colline verso Sogliano al Rubicone. Si pensa che il toponimo di Ribano derivi dal latino robinus, nome di una pianta da cui si ricavavano colori per la tintura. Le prime notizie che citano un Castrum Gaii o Gabii, risalgono al 1037. In quell'anno Corrado I fece dono della primitiva costruzione al Monastero di S. Apollinare in Classe. Fino ai primi anni del '500 in quel luogo, dove nel frattempo era stata eliminata la costruzione fortificata, sappiamo dell'esistenza di un piccolo oratorio di competenza riminese. I monaci di Classe tornarono in possesso del luogo, e verso il 1580 eressero una costruzione per metà fortezza e per l'altra metà convento, ove erano soliti passare alcuni periodi dell'anno in virtù dell'aria più salubre delle colline. Oltre che alla vita spirituale, essi erano dediti anche ad attività agricole, in particolare alla coltivazione della vite, negli oltre trenta poderi (circa 300 ettari) nei territori limitrofi alla città di Savignano e producevano, nella bellissima grotta con soffitto “a volta”, un vino che divenne ben presto famoso per la sua qualità. Le alterne vicende, che hanno segnato la storia del castello negli anni a seguire, raccontano di una confisca delle autorità italiane, della cessione ad un intermediario dell’Armata Francese, del passaggio alla famiglia savignanese Vallicelli, il cui ultimo esponente lasciò erede il Conte Gioacchino Rasponi, nipote del Re di Napoli e una delle figure più illustri del patriziato liberale di Ravenna di cui fu sindaco nel 1865. Dai Rasponi il Castello di Ribano passò ai Conti Spalletti e all’attuale proprietario il Principe Giovanni Colonna di Paliano. La misteriosa origine del castello ha alimentato una serie di racconti, a metà tra storia e leggenda. Si dice, infatti, che gli abitanti delle zone circostanti chiudessero le figlie femmine in casa, quando avevano certezza dell'arrivo dei frati da queste parti. A quanto pare i frati, comunque, non hanno mai cessato di frequentare queste generose terre e continuano ad apparire di notte, forse proprio per sorprendere i coloni delle campagne circostanti. Il Castello oggi è sede dell'importante azienda vitivinicola Spalletti, che produce e vende vini tipici della Romagna e olio. Recentemente è stata costruita una moderna cantina, che affianca l'imponente mole del castello, la cui corte viene anche utilizzata per ricevimenti e feste. Nel 2005 si è conclusa un’importante opera di restauro, nel rispetto delle strutture antiche, che ha riguardato il maschio centrale, le corti, le sale interne e la ristrutturazione della cucina. Tra le strutture attualmente visibili, le più antiche sono attribuibili alla totale ristrutturazione operata dai monaci camaldolesi nel XVI secolo. Per approfondire si può visitare il seguente link: www.spalletticolonnadipaliano.com

giovedì 4 agosto 2011

Il castello di giovedì 4 agosto



VILLASOR (CA) – Castello Siviller o Casa forte degli Alagon

Fu costruito nel 1415 dal nobile aragonese Giovanni Siviller (doganiere del Castello di Cagliari e procuratore reale, nominato feudatario del paese il 27 ottobre 1414), su autorizzazione dell'arcivescovo di Cagliari, Pietro III Spinola, sulle rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria, al fine di proteggere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi, superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona durata oltre cinquanta anni. L'edificio passò in mano agli Alagon, in seguito al matrimonio di un rappresentante di questa famiglia con Isabella, figlia di Giovanni Siviller. Nel XVIII secolo il casato Alagon si fuse con il casato De Silva, tramite il matrimonio tra Manuela Alagon Arborea, marchesa di Villasor, e Giuseppe de Silva, formando il casato Alagon Arborea de Silva, il cui stemma campeggia sopra l'ingresso principale del castello. Di forma circolare e sormontato dalla corona marchionale, esso raffigura, nella metà di sinistra, sei palle, arma della famiglia dei Da Silva, sovrapposte all'albero sradicato simbolo del Giudicato Arborense, e, nella metà di destra, i pali, stemma del regno di Aragona, e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon. Il castello è il simbolo della rinascita del paese, il fulcro del ripopolamento di questi luoghi nel Quattrocento dopo le guerre giudicali. Si presenta come un palazzetto fortificato, intatto nelle strutture originarie, di impronta gotico-aragonese; notevoli sono le finestre a cortina con architravi traforati e scolpiti che ingentiliscono il severo edificio sul prospetto. La struttura presenta una pianta a forma di "U", ma sembra che originariamente fosse presente un'altra ala simile a quella odierna e ad essa affiancata. Le mura sono coronate da merlature guelfe. Gli spigoli sono sopraelevati in forma di torrette. Sul cortile interno si affacciano una serie di ambienti e un salone al piano terra. Al primo piano invece dovevano trovarsi le camere per i residenti. Si narra di un sotterraneo che lo collega alla chiesa parrocchiale e che sboccherebbe alla sinistra dell'altare maggiore, ma anche durante gli ultimi lavori di ristrutturazione non è stata trovata alcuna traccia. Nel corso della storia, a seguito dell'abolizione del feudalesimo, l'edificio è stato adibito a diversi usi: caserma e prigione durante il regno sardo-piemontese, sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato a semplice rimessa agricola da parte dei proprietari. La fortezza è stata acquisita al patrimonio comunale solo nel 1991 e da quel momento, sottoposta a diverse opere di restauro, è stata oggetto di rivalutazione da parte degli amministratori locali. Il cortile esterno e quello interno all'edificio vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni culturali (concerti, rappresentazioni). Sono possibili visite guidate. Per approfondire si può visitare il seguente link: http://www.comune.villasor.ca.it/info/cfv.pdf

mercoledì 3 agosto 2011

Il castello di mercoledì 3 agosto



AVELLINO – Castello Longobardo

I suoi ruderi sorgono sulla piazza omonima, nella parte meno elevata della città, in una posizione anomala perché situati in una valle piuttosto che su un’altura. E’ quanto resta dell’edificio costruito in epoca longobarda, forse a cavallo fra il IX e il X secolo. Si ignora quando e da chi venne edificato ma oggi si può affermare che fu costruito intelligentemente in quel sito perché nella sua parte centrale, ad una quota di circa m 335 s.l.m. ,esiste, nei tufi colonnari,una sorgente d’acqua pura di risalita con un pozzo circolare di tufo ancora oggi ben visibile, derivante da una favorevole conformazione geologica del sottosuolo. Infatti, le acque sotterranee site alla base dei tufi di Avellino, fluenti in quella zona da Ovest verso Est, vanno ad incontrarsi in quel punto con la più antica formazione impermeabile delle argille messiniane. Il castello fu dimora dei feudatari che governarono Avellino e, nel corso dei secoli, subì numerosi assedi – famoso quello delle truppe di Alfonso d’Aragona, nel 1436 – e ospitò gastaldi e imperatori, tra cui Lotario ed Enrico VI, sovrani di Napoli, di casa d’Angiò e Aragonesi. Nel 1130 qui l’antipapa Anacleto II incoronò il normanno Ruggiero II, nominandolo re di Sicilia e di Puglia. Successivamente, Papa Innocenzo II e l'Imperatore Lotario si fermarono un mese nel castello per privare Ruggiero del Ducato di Puglia ed investirne Rainulfo, Conte di Avellino. Ciò indusse Ruggiero a muovere le sue truppe verso il castello, che venne messo "a ferro e fuoco", nel 1137, e ridotto ad un ammasso di ruderi. Venne rifatto nel XV secolo, su ordine di Alfonso I d'Aragona. Nel Cinquecento il castello ospitò letterati famosi, quali Bernardo Tasso, Luigi Tansillo e Ortensio Lando. Dopo i feudatari Filangieri, che lo usarono come maniero, l’edificio nel Seicento fu trasformato in reggia e divenne dimora del principe Camillo Caracciolo e dalla celebre Maria De Cadorna: in particolare, furono abbattute le torri e le merlature e fu creato il meraviglioso parco, tuttra esistente, dotato di un lago artificiale e di una riserva di caccia. Esso era considerato una delle meraviglie del Regno di Napoli. Sempre nel Seicento, il principe Marino II Caracciolo istituì nel castello l’Accademia dei Dogliosi. Il periodo di splendore passò e la struttura decadde. Tale fu il degrado, che per volere della moglie del feudatario Marino III Caracciolo, Antonia Spinola, il malandato castello venne abbandonato, in quanto non più degno di accogliere una delle famiglie più importanti del Reame napoletano. Tale decisione, e la costruzione conseguente del Palazzo Caracciolo, spostarono il baricentro cittadino, determinando la progressiva marginalizzazione dell'antico borgo medioevale, il nucleo originario di Avellino. La sontuosa dimora fu demolita all’inizio del Settecento, nel corso della guerra di successione spagnola. Attualmente il castello è sottoposto a lavori di restauro e conservazione. Il terremoto del 23 novembre 1980 non arrecò grossi danni alla struttura, semplicemente perchè era già ridotta allo stato di rudere, anche se le mura perimetrali restavano in piedi ed ispezioni nella parte superiore del castello lasciavano intravedere buca da cui era possibile scendere all'interno, area sicuramente esplorata nel corso dei secoli dai "tombaroli", che sicuramente fecero incetta dei residui reperti. Per approfondire si può visitare il seguente link: http://www.torrelenocelle.com/storia/castello.htm

martedì 2 agosto 2011

Il castello di martedì 2 agosto



SAVA (TA) - Castello baronale

In un documento del 1417 della regina Giovanna I D'Angiò troviamo la prima menzione del casale di Sava facente parte del Principato di Taranto. I feudatari di Sava sono stati almeno sei: il primo fu Giacomo del Tufo. A lui seguì, nel 1434, Connestabile di Aversa. Sava fu poi infeudata anche dai Mayoro di Nardò nel 1454, dai Prato di Lecce nel 1520. Nel 1741, poi, fu la volta dei Gesuiti. L’ultimo feudatario, infine, fu Giuseppe De Sinno dal 1804 al 1812. Nel 1520 il feudo di Sava, che comprendeva gli antichi casali di Aliano e Pasano, passò dunque alla famiglia Prato di Lecce (di origine toscane) che tenne la Baronia sino al 1630. Nicola Prato, negli anni in cui ebbe la Baronia di Sava, dimorandovi solo nei mesi estivi ed autunnali, abitava un antico fabbricato della masseria che sorgeva nella stessa area dove ora è ubicato il castello. Egli pensò di edificare una dimora baronale ma la precaria situazione politica gli impedì di portare a compimento tale progetto che invece fu realizzato dal figlio Pompeo tra il 1533 e il 1575. Il castello di Sava, dall'aspetto severo e realizzato in tufo locale, era dotato solo di un piccolo recinto con fossato, ed era privo di un maschio. Aveva la forma di un quadrilatero, con nel sottopiano il frantoio, il mulino, i granai ed i magazzini, nel piano terreno grandi vani con volte a botte, dimora del castellano e rimessa. Le camere del primo piano sono grandi e spaziose, piene di luce e di aria, con larghe finestre dalla profonda strombatura che guardavano intorno al castello oltre la muraglia del fossato. In ciò si discosta dai castelli cinquecenteschi, che, essendo ordinati più a fortezza che a dimora, aprivano le finestre sugli spazi compresi dalle varie cinte. Successivamente al 1743, anno in cui fu assegnato ai Padri della Compagnia di Gesù, il castello fu trasformato in convento divenendo così un austero luogo di preghiera. Nel 1884, l'edificio fu acquistato dal Comune che lo destinò a sede municipale, scuola ed altri uffici pubblici, subendo notevoli trasformazioni ma conservando ad esempio il bel portale bugnato. Nelle fondamenta del palazzo è visitabile un antichissimo frantoio ipogeo. Fa parte del palazzo baronale quella che a Sava è nota a tutti come la "chiazza cuperta" luogo dove i frequentatori di piazza San Giovanni si rifugiano quando le condizioni del tempo sono avverse.

lunedì 1 agosto 2011

Il castello di lunedì 1 agosto



GALLARATE (VA) - Castello Visconti di Crenna

Posto sulla cima della collina dominante la valle dell’Arno, fu eretto nell’alto medioevo e citato per la prima volta nel 1160. Dominava tutta la piana di Gallarate dalla stupenda posizione sullo sperone della collina. Nel Medioevo, Gallarate appartenne al Contado del Seprio e ne seguì le vicende. Quando alla fine, Milano passò ai Visconti, questi nominarono un Capitano, con funzioni di polizia, e un Vicario, con funzioni giurisdizionali, a Gallarate. Nel Trecento, il Seprio venne assegnato a Lodrisio Visconti che si stabilì nel castello di Crenna e da qui tramò per impadronirsi del potere a Milano. Nel 1336 il cugino Azzone fece abbattere il castello e nel 1339 lo sconfisse definitivamente a Parabiago. Il castello di Crenna venne riedificato e assegnato a Esterolo, figlio di Lodrisio, da cui ebbe origine il ramo della famiglia Visconti che qui regnò sino al 1722. Durante il dominio visconteo Crenna non fu più protagonista di alcun fatto degno di nota. Con i sec. XVI e XVII il castello subì trasformazioni e adattamenti a seguito delle divisioni famigliari. Oggi è difficile distinguere le diverse fasi costruttive dei vari edifici che si affacciano sul terrazzo di Crenna, pesantemente trasformati durante la fine del secolo scorso e il primo trentennio del nostro. Attualmente si distinguono tre costruzioni che si susseguono sull’antico sito del castello, il palazzo più antico, la torre e un rosso edificio a foggia di castello, riadattamenti moderni dovuti ai De Rizzoli.