lunedì 9 aprile 2012

Il castello di martedì 10 aprile



CAPALBIO (GR) – Rocca Aldobrandeschi

Collocata nel cuore del centro storico di Capalbio, sorse in epoca medievale come possedimento dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma, ricevuto in dono da Carlo Magno nel 805. Nel corso del Duecento passò alla famiglia Aldobrandeschi che la ingrandirono, conferendole un aspetto ancor più fortificato; gli Aldobrandeschi la controllarono a vicende alterne fino alla fine del Trecento, quando la persero definitivamente a vantaggio degli Orsini di Pitigliano. La permanenza di Capalbio e della sua rocca nella Contea degli Orsini fu, tuttavia, molto breve, a causa della conquista da parte dei Senesi avvenuta agli inizi del Quattrocento (1416). Da allora, la Rocca aldobrandesca fu uno degli avamposti più meridionali della Repubblica di Siena. I Senesi eseguirono dei lavori di ristrutturazione, conferendo al monumento architettonico l'aspetto attuale. Nella seconda metà del Cinquecento (1590), con la definitiva caduta di Siena, la fortificazione passò nelle mani dei Medici, seguendo le sorti del Granducato di Toscana. La Rocca aldobrandesca è costituita da una torre e da un elegante palazzo signorile, addossati tra loro su un lato. La torre costituisce il nucleo originario del complesso e si presenta a sezione quadrangolare poggiante su un basamento a scarpa cordonato; la parte alta è coronata da una merlatura sommitale che poggia su mensole che racchiudono archetti ciechi. In cima alla torre è possibile godere di un panorama mozzafiato, comprendente la Maremma. Palazzo Collacchioni è l'elegante edificio signorile di epoca rinascimentale addossato alla torre sul lato corto. Il fabbricato si sviluppa su tre livelli, presenta alcune pregevoli decorazioni sulla facciata principale, dove si apre il portale che conduce al cortile interno dove è collocato un pozzo per la raccolta d'acqua nella sottostante cisterna interrata. Al suo interno sono conservati preziosi mobili d'epoca.

venerdì 6 aprile 2012

Il castello di venerdì 6 aprile





GEMMANO (RN) – Mura malatestiane

Il nome del paese sembra essere legato al suo singolare stemma rappresentante una mano che solleva al cielo un anello con un’enorme gemma. La tradizione afferma infatti che il toponimo è da mettere in relazione ad un bellissimo gioiello regalato ad una sposa dei Malatesta, signori del castello durante il XIV e XV sec. Diversa è l’opinione degli esperti che fanno invece riferimento all’antico fundus Geminianus, un terreno appartenuto alla famiglia Geminiana citata in due iscrizioni romane rinvenute a Montefiore Conca. L’abitato odierno risale, nella sua posizione attuale, al Medioevo, periodo di sviluppo dei luoghi fortificati sui colli. Gemmano fu castello importante ed oggetto di aspre contese ma del suo insigne passato sono rimaste solamente alcune suggestive vestigia, quali le antiche mura, recentemente restaurate e meritevoli di una visita. Successivamente ai Malatesta, il comune appartenne allo Stato Pontificio fino all’unità d’Italia. Il centro andò completamente distrutto sotto i bombardamenti del settembre 1944 nella seconda guerra mondiale, quando gli alleati sfondarono la linea gotica, la linea difensiva dei tedeschi che aveva il compito di fermare, o almeno rallentare l’avanzata delle truppe alleate verso il nord.

Pasqua 2012

giovedì 5 aprile 2012

Il castello di giovedì 5 aprile



OZEGNA (TO) – Castello

Si erge nel centro del paese, nel Canavese, e ha origini medievali. Verso il 1100 Ozegna fu dato come feudo alla famiglia dei Sanmartino, che risiedeva ad Agliè. Diverse furono le lotte e le guerre tra i diversi signori per spartire le terre piemontesi e anche Ozegna fu al centro di numerose battaglie, soprattutto fra i conti di Sanmartino (Guelfi) e quelli di Valperga (Ghibellini). Fu in questo periodo che i Sanmartino fecero costruire il castello come difesa e un ricetto per conservare merci e animali. Cento anni dopo, nel 1342, gli abitanti di Ozegna cercavano protezione presso i conti di Biandrate che già controllavano diversi paesi tra cui S.Giorgio, Ciconio e Caluso. Il conte Gottifredo di Biandrate accettò l’atto di devozione a condizione che la gente di Ozegna costruisse una struttura fortificata ad uso dei Biandrate stessi. La conformazione attuale dell’edificio fu raggiunta nella metà del XV secolo, con la costruzione di nuove fortificazioni e la trasformazione definitiva del ricetto in un borgo abilitato civilmente. Nei decenni successivi Ozegna fu coinvolta nelle lotte tra i Biandrate e i Savoia e le sue mura di cinta vennero distrutte nel 1433 dalle milizie sabaude guidate da Teobaldo D’Avanchy (che venne poi infeudato dai Savoia). A quell’epoca il castello, che doveva avere pianta quadrangolare, non era stato terminato sui lati sud e ovest. Successivamente, fatto atto di sottomissione ai Savoia, fu ottenuto il permesso di ricostruire le mura. Il castello passò quindi ai Savoia e infine ai conti di San Martino d'Agliè. Conobbe tra XVI e XVII secolo ulteriori ampliamenti che portarono all'aspetto attuale, con tre torri quadrangolari sul lato nord e una torre tonda nel lato meridionale. A quest'epoca risalirebbe anche la merlatura delle torri. Le ultime modifiche sostanziali si fanno risalire alla fine del 1500, per volere di Filippo di San Martino al suo rientro in Italia, dopo che era stato ambasciatore dei Savoia, a Parigi, presso la corte di Enrico IV. Nel 1766 Ozegna e il suo castello furono trasmessi al duca di Chiablese della famiglia reale dei Savoia. Nel cortile interno del castello è presente un elegante loggiato rinascimentale con quattro colonne, sopra il quale è posta una balconata lignea. Il castello - oggi di proprietà privata - conserva all’interno affreschi del XVI secolo; dopo un periodo di degrado e abbandono, grazie alla messa in sicurezza radicale e al completo restauro cui è stato sottoposto, per volere del nuovo proprietario, ha ripreso lo splendore di un tempo. Adiacente ad esso si trova il ricetto. Purtroppo molte costruzioni sono state modificate in modo improprio tra gli anni '50 e '60 ma rimangono ben visibili la struttura planimetrica, alcune abitazioni originali, le caratteristiche cantine che si affacciano direttamente sul piano stradale, un lungo tratto della cinta muraria fatta con pietre e ciotoli disposti a lisca di pesce. Ultimamente alcune abitazioni sono state ristrutturate, o sono in via di ristrutturazione, secondo apprezzabili modalità di recupero e conservazione.

mercoledì 4 aprile 2012

Il castello di mercoledì 4 aprile



CASALGRANDE (RE) – Castello in frazione Dinazzano

Sorge sulla pedecollina reggiana. Dalle sue mura, ora diroccate e pericolanti, era possibile dominare oltre al canale di Secchia, anche tutta l'alta pianura compresa tra Reggio e Modena. Oggi resta in buono stato la sola torre del mastio, dotata di merlatura e piombatoi. Nel XII secolo il castello risultava assoggettato per la terza parte al Comune di Reggio, ai Signori di Sassuolo e ad Agnese Montemagno e figli; a questa data vi si trovava anche un oratorio. Una nota delle entrate del Comune di Reggio del 1270 indica "in castro de Dinazzano una turris Comunis Regis propria cum tertia parte castri"; le altre parti erano dei Signori di Magreta che nel 1275 le vendettero a Manfredo da Sassuolo. Nel secolo XIV appartenne ai Fogliani. Fin dal 1373, dipendevano dal castello: Dinazzano, Santa Maria del Piano, S. Antonio, Villalunga Salvatore, l'Isola di Secchia, Cereto e Monticello. Nel 1409 passò agli Estensi, che ne investirono dapprima (1422) Alberto delle Sale quindi, nel 1452, Feltrino Boiardo, seguendo successivamente le sorti dei Signori di Scandiano. Nel 1443 fu ulteriormente fortificato.

lunedì 2 aprile 2012

Il castello di martedì 3 aprile



CASTIGLIONE DI SICILIA (CT) – Castello di Lauria

Questo castello - detto anche “Grande” - insieme al castello piccolo che si trova alla stessa quota, domina tutto il borgo murato di Castiglione ed è ubicato nel centro urbano; un ampio recinto irregolare sulla roccia racchiude differenti corpi di fabbrica e al centro un masso roccioso sul quale si erge una torre quadrangolare. Da esso è visibile tutta la parte superiore della valle dell'Alcantara fino a Randazzo e tutto il versante settentrionale dell'Etna. Il castello si sviluppa su due livelli di rocce arenarie con giaciture orizzontali, la cui naturale conformazione è stata sfruttata per la difesa.
Alcuni archi superano le fratture verticali del masso per dare continuità alla cortina e ai fabbricati che vi si addossano. Lungo il lato ovest è disposto un lungo corpo di fabbrica rettilineo che si configura come vero e proprio palazzo feudale con due bifore ed una monofora che illuminano un unico ambiente. Una grande scalinata, un tempo completamente intagliata nella roccia, conduce al portone ogivale d'ingresso. Esso è scavato direttamente nella roccia e per il resto è realizzato in conci regolari di pietra locale (arenaria e lavica). La chiave di volta, in forma di losanga, è in pietra lavica. Superato tale portone si apre un androne, completamente scavato nella roccia, sul tetto del quale si osservano due fori circolari, ovvero delle caditoie, utilizzate per gettare pietre, olio rovente ed acqua delle latrine ai nemici che fossero riusciti ad oltrepassare il portone d'ingresso. Una piccola scalinata intagliata nella roccia ci porta nella corte, dove ci si trova subito di fronte al grande masso calcareo che rappresenta la parte più alta ed antica del castello. Al primo sguardo si nota una grande cavità scavata nella roccia, ciò che resta della chiesa rupestre di Santa Barbara, forse il primo manufatto del maniero. Purtroppo oggi non si osservano più le scalette che dovevano portare alla piccola chiesa ed alcuni affreschi che probabilmente decoravano la piccola abside. Da questa sorta di corte centrale dipartono due strade, una a destra che conduce ad una sorta di terrazza panoramica che si affaccia sul paese, e l'altra a sinistra, che porta alle antiche scuderie ed alla rupe sovrastante. La tipica costruzione medievale del Castello risale al XII secolo, con l’attiva partecipazione di manovalanza saracena, mentre le difese murarie furono fortificate durante la dominazione Sveva sotto Federico II Hohenstaufen nipote di Federico Barbarossa. Nel 1233 lo stesso Federico fregiò Castiglione col titolo di “Animosa”, concedendole il privilegio di coniare monete. Si ritiene che la zecca fosse localizzata nella “Solecchia, una torre quadrangolare isolata, datata, con incertezza, ad epoca normanna. Della sua originale struttura si conserva circa un terzo, offrendo chiaramente alla vista gli squarci causati dai terremoti del 1693 e del 1908. Non vi sono documenti a supporto del suo utilizzo come zecca, il locale poteva anche essere il luogo dove il feudatario si riparava dal sole dopo aver completato quasi per intero il suo vastissimo. E' certo che ancora oggi la costruzione di questa torre è avvolta nel mistero, forse solo uno scavo ed uno studio più approfondito potrebbero condurci alla datazione ed a svelarne i segreti. La valenza di torrione di avvistamento è comunque una tesi più che accettata. Nel complesso, oltre alla parte più nobile riservata al castellano, vi erano le scuderie, i fienili, le stalle, le abitazioni per i servi e per gli addetti alla manutenzione; vi erano le carceri, all’interno delle quali, nelle scomode celle dette dammusi, lunghe non più di due metri ed alte appena un metro, venivano rinchiusi spesso i più facinorosi avversari politici e più incalliti delinquenti; vi erano le cisterne per conservare l’acqua piovana o per nascondervi, durante gli assedi, vettovaglie e suppellettili preziosi; vi erano poi le rotonde bombe di pietra, pronte per essere scagliate contro i nemici. Durante l’epoca Angioina (1272) il Castello risultò infeudato a Pietro D’Alvernia, che cedette in cambio di Capizzi a Galvano Lancia. Nel 1245 nacque Ruggero di Lauria. Il Castello, che porta il suo nome, fu ricevuto sotto la dominazione degli Aragonesi, anche se dopo la Guerra del Vespro (1282-1302) lo stesso Ammiraglio tradì la causa con Re Giacomo, alleandosi con gli Angioini. Il 29 Luglio 1356 Federico IV detto il Semplice, ordinò ai due Sindaci-Giudici, Guglielmo Malatino e Giovanni di Avillanti che il milite Gilio de Statella continuasse ad essere il Castellano e conservasse la custodia dei castelli di Castiglione e della detta terra, purché essi prestassero il giuramento di fedeltà e di omaggio per il Sovrano e promettessero solennemente di ricevere nei castelli solamente il Re, la principessa Eufemia e le persone al loro seguito. Nel 1373 il castello con le terre di Castiglione passarono a Pirrono Gioeni primo barone e Protonotario del Regno, terre che permutò con altre con il Conte Enrico Rosso signore di Aidone. Nel 1374 lo stesso castello, venne selvaggiamente attaccato dal Conte Rosso, riprendendolo come sua proprietà con quello di Francavilla, senza però cedere Aidone. Il Rosso tornò a spadroneggiare su tutta la Sicilia Orientale, l’isola cadde in una profonda anarchia, ed il comando passò in mano ai quattro Vicari: Manfredi Chiaramonte, Artale Alagona, Francesco Ventimiglia e Guglielmo Peralta. Ciò che ha reso famoso il castello di Castiglione, fu un fatto particolarmente speciale ed importante (anche se gli avvenimenti di quel tempo erano purtroppo tristi e burrascosi) che risale al XIV sec.; esattamente, il 20 Novembre 1376 giorno in cui il re Federico IV il Semplice, fece confiscare al leggendario Enrico Rosso Conte di Aidone i mobili del castello di Castiglione e le sue terre. Il sovrano, così soprannominato per la sua inettitudine, entrò nei turpi progetti del Conte Rosso che ad ogni costo voleva accrescere le sue proprietà, (quasi tutta la Sicilia Orientale) tanto da voler gareggiare con lui e la sua potenza. Figura spietata con i nemici, ma fedele con gli Aragonesi, grande nemico degli Angioini solo perché vedeva un reale pericolo di perdita delle sue terre. Nel 1602 Castiglione divenne principato. Il castello subì gravi danni a seguito del terremoto del Val di Noto nel 1693 e del sisma di Messina nel 1908. Dopo l'ultimo restauro avvenuto tra il 2006 ed il 2008, si è molto parlato dell'apertura ai visitatori del maniero, anche in previsione della sua destinazione d'uso come Enoteca Regionale, ma fino allo scorso agosto non vi era un programma concreto per il rilancio del castello e delle attività turistico-culturali ad esso collegate. Speriamo che nel frattempo siano stati fatti passi in avanti….

Il castello di lunedì 2 aprile



SANTO STEFANO AL MARE (IM) – Torre ennagonale

Si trova all'estremità di levante della cittadina, alla foce del Rio Torre. A seguito delle numerose invasioni e scorribande dei pirati Saraceni il borgo marinaro di Santo Stefano fu dotato di numerose torri per la difesa e avvistamento, tra cui questa dalla forma non comune, ultimata nel 1566. E’ l’unica in Italia ad avere nove lati ed è munita di una sola porta di accesso con guardiole pensili. Riccardo De Maestri (Opere di difesa del sec. XVI nella Riviera di ponente, p. 71) ipotizza che la sua progettazione possa essere attribuita a Giovanni Maria Caravisio, costruttore della torre di Oneglia. Rimase armata di cannoni fino al XIX secolo; nel 1916 il navigatore Enrico Alberto D'Albertis ne fece dono alla Congregazione di Carità di Santo Stefano per destinarla a luogo di ricovero dei malati poveri. Fu così munita di copertura e di finestre; a parte questa modifica, è stata perfettamente restaurata e oggi - altro bell'esempio di recupero - è utilizzata come Sala Consiliare del Comune, collegata all'adiacente palazzo comunale da un ascensore esterno e da una modernissima scala elicoidale. Nel mese di agosto 2005 la torre ha ospitato una mostra di modellismo navale, organizzata dall'Associazione Magellano in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, che ha riscosso un vastissimo successo di pubblico.