venerdì 2 ottobre 2026

Il castello di venerdì 2 ottobre


 

CELLE SAN VITO (FG) - Rocca

Celle di San Vito è un piccolo ed antico paesino arroccato sull'Alta Valle del Celone, nella parte occidentale dei monti Dauni, ma la sua peculiarità rimane senza dubbio una: l'idioma. Infatti è una piccola minoranza alloglotta, da pochi conosciuta, che storici e studiosi fanno risalire ai soldati francesi al seguito di Carlo I d'Angiò nella guerra franco-sveva, ancora oggi si può notare come i suoi abitanti si esprimano, dopo sette secoli, nella lingua Francoprovenzale, che unisce insieme caratteri specifici tanto del francese quanto del provenzale, a riprova dell’antico stanziamento. La storia ci tramanda che il 15 luglio 1265, Carlo I d'Angiò, conte del Maine e Duca di Provenza, richiamato da Papa Urbano IV in Francia per annientare gli Svevi, si imbarcò a Marsiglia con mille soldati provenzali, ma un numero così esiguo di armati non avrebbe potuto affrontare l'agguerrito esercito di Manfredi, figlio di Federico II, per cui dovette attendere la Grande Armata, costituita da trentamila uomini, per poter dare inizio alle operazioni militari. Dopo la battaglia di Benevento avvenuta nel 1266, alcuni uomini fecero ritorno in patria, mentre altri vennero dislocati in Sicilia: in Puglia rimasero quelli venuti da un dominio linguistico francoprovenzale. Si sostiene che i paesi di Celle di San Vito e Faeto siano stati fondati dagli immigrati provenzali in Lucera dopo la sconfitta dei Saraceni, i quali costeggiando il Celone, giunsero alla confluenza del torrente Freddo col Celone, dove esisteva un antico convento abbandonato, dedicato a San Nicola. Qui i monaci che vi avevano dimorato avevano svolto un’opera di assistenza ai pellegrini, mentre d'estate si trasferivano in un altro convento localizzato su uno sperone roccioso posto nel luogo dove oggi sorge Celle San Vito. Alcuni coloni, insediati in un primo tempo presso il Monte Castiglione, proposero di fermarsi in quel luogo per fissare la loro nuova dimora, ma solo una decina di famiglie condivisero quella proposta, stanchi di peregrinare da un luogo all’altro e trovando quel luogo favorevole al loro stanziamento, e si insediarono nelle celle e nei pressi del convento costruito sullo sperone, fondando così il nucleo originario di Celle. Le celle abbandonate fornirono dunque ai nuovi abitanti un sito di grande comodità per la posizione panoramica sulla vallata e per la salubrità dell’aria. Le restanti 180 famiglie, proseguirono il cammino raggiungendo un Monastero dei Benedettini, dove si fermarono dando vita al primo nucleo del paese di Faeto. Qualche anno più tardi il nucleo maggiore si trasferì nelle vicinanze del Monastero dei Benedettini detto del SS. Salvatore dei Faiti, collocato su un contrafforte del monte Perazzone, ad occidente dello sperone su cui sorgeva il convento dedicato a San Nicola. Da Faiti, toponimo della località, nacque Faeto. Non si può escludere che i due insediamenti siano stati, più tardi, raggiunti da altri gruppi di lingua francese, in quanto rappresentava una piccola patria fuori dai confini naturali. Nel 1354 Giovanna d'Angiò dichiarò l'appartenenza di Celle e Faeto alla Diocesi di Troia. Nel 1440 Renato d'Angiò, erede testamentario di Carlo d'Angiò, istituì la Baronia di Valmaggiore, formata da Celle, Faeto e Castelluccio, donando la Signoria Baronale ad Antonio Caudola o Caldora. Nel 1462 Alfonso d'Aragona concesse la Baronia alla contessa di Celano, mentre nel 1463 l'erede di Alfonso, Ferrante, la concesse al marito della contessa, don Antonio d'Aragona de Piccolominibus, suo genero. Negli anni a venire si susseguirono tanti altri feudatari che, sfruttando la situazione a proprio vantaggio, badavano solo ai propri interessi, dando vita ad una sorta di tirannia che durò vari secoli. Questo stato di malessere terminò dopo circa quattro secoli, con l'arrivo sul trono di Napoli del generale napoleonico Gioacchino Murat nel 1808 e quindi alla completa abolizione della feudalità. La toponomastica e l’impianto urbano medievale testimoniano le antiche origini del borgo, caratterizzato da strette stradine e caratteristici archi. Tra questi conserva memoria degli originari coloni l’Arco dei Provenzali, una porta d’ingresso sita nella parte nord del paese in fondo all’omonima “Via dei Provenzali”. Per quanto riguarda il castello, non vi è uno storico sull'edificio, ma qualche notizia tramandata oralmente dagli eredi discendenti dei Gelato Raffaele e poi dai Tangi sempre della stessa famiglia. In origine era un convento dei monaci con le celle collocate nei due piani bassi; al piano terra vi era il refettorio dei frati. In seguito la costruzione venne trasformata in fortilizio e scuderia con l'arrivo degli Angioini, che ne fecero un avamposto militare a difesa dei franco-provenzali di Celle di San Vito e Faeto. Ancora oggi vi sono delle celle monacali originali.  Altri link di approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=GA86GjLQTe8 (video di TreccaniChannel), https://www.youtube.com/watch?v=tzn_bn7OsG0 (video di Silvano Tangi), https://www.youtube.com/watch?v=vkFXnwYOoIk (video con drone del Comune di Celle San Vito) 

Fonti: https://www.laprovinciadifoggia.it/in-provincia/comuni/subappennino-dauno-sud/celle-san-vito.html, https://www.museovalledelcelone.it/il-territorio/i-paesi/celle-di-san-vito/, oltre a notizie fornite dal sig. Silvano Tangi

Foto: la prima è per gentile concessione del sig. Silvano Tangi, la seconda è presa da https://bari.repubblica.it/cronaca/2024/07/30/news/celle_di_san_vito_nel_parlamento_delle_comunita_linguistiche_isola_francoprovenzale-423421355/