giovedì 6 settembre 2012

Il castello di mercoledì 5 settembre




CALDAROLA (MC) – Castello Pallotta

Situato sul colle di Colcù, in posizione dominante rispetto al paese, e' ricordato in alcuni documenti gia' nel IX secolo. Passato attraverso diverse vicende dinastiche, nel 1270 fu semidistrutto in seguito ad una lotta tra Camerino e San Severino e dopo un breve dominio di San Severino passo' ai duchi di Varano. Dal 1450 fu affidato dal Papa ai conti Pallotta e nel 1590 fu trasformato da struttura militare a dimora signorile dal cardinale Evangelista Pallotta, che lo adibì a propria residenza estiva. A testimonianza del prestigio del casato e delle importanti relazioni imbastite dai quattro cardinali di casa Pallotta con la curia romana ed il mondo artistico, il castello ha ospitato molti personaggi, tra cui papi e regine (ricordiamo come il pontefice Clemente VIII e la regina Cristina di Svezia). Nel 1885 il conte Desiderio, erede della sensibilità architettonica della famiglia, si impegnò nell'impresa di ripristinare e ricostruire le opere deteriorate, restituendo al castello parte dell'antico carattere militare. Egli mise in atto una serie d'interventi seguendo la linea indicatagli da suo padre, il conte Giuseppe, prima che quest'ultimo morisse l'anno successivo. Il primo lavoro, intrapreso con il consenso del conte Giuseppe fu quello della ricostruzione del torrione detto della scuderia posto verso levante, cui seguì la ricostruzione del ponte levatoio. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con notifica dell'11 febbraio 1921, aveva dichiarato il Castello di Caldarola, per i restauri e i riordini interni eseguiti fino a quell'epoca, di “importante interesse storico ed artistico”. Da una pubblicazione del 1928 è possibile trarre una interessantissima descrizione del castello e degli interventi (leggibile cercando il monumento su Wikipedia). Attualmente lo sfarzoso edificio è utilizzato, in alcune sue parti, come sala ricevimenti per banchette nuziali e serate a tema medieval-rinascimentale e come location per i film. Lo stato di conservazione è ottimale, infatti molte stanze mantengono ancora gli arredi originali, come ad esempio la cucina che conserva oggetti in rame, terracotta e ceramica. Sempre all'interno del maniero sono inoltre conservate una raccolta di armi (tra cui alabarde, spade, armature e fucili) che vanno dal XV al XVII secolo, e alcune carrozze con relativi finimenti del XIV e XVI secolo. Altri ambienti degni di nota sono la camera da letto, la sala da pranzo decorata da ceramiche marchigiane realizzate nel XVIII secolo, la biblioteca, il salotto giallo - arricchito da un dipinto di Simone de Magistris (pittore manierista locale) e la cappellina interna. Il castello e' circondato da un parco ricco di alberi secolari e di essenze tipiche della flora mediterranea, nel quale giganteggia uno dei pini più antichi della regione. Superato il primo cortile con cammino di ronda, saracinesca per la chiusura dell'entrata e relativa caditoia ci si trova in un atrio piuttosto buio; nel vestibolo di sinistra si può ammirare un affresco del 1485. Dall'atrio si passa nella sala delle carrozze, delle sellerie e delle armi. Nel piano nobile, tra i numerosi ambienti, completamente ammobiliati e forniti dei tendaggi originali cinquecenteschi, si distingue la sala da pranzo, nella quale è conservata una ricca collezione di ceramiche del '700 e di cristalli di Boemia. Nel Castello si aggirerebbe il fantasma di Maddalena Pallotta, vissuta e morta nell'800 ( secondo alcuni morta a causa di una malattia, secondo altri uccisa dal cugino-marito, con un infuso realizzato con le bacche velenose di un tasso che cresce nel giardino del castello stesso). Dopo la sua morte la servitù affermava di continuare a sentire il suono del flauto dell'ormai defunta Maddalena! Per chi volesse saperne di più, su questa storia ricca di mistero consiglio il link: http://www.cronachemaceratesi.it/2009/04/26/il-fantasma-di-maddalena-fotografato-e-riconosciuto-al-castello-di-caldarola/4727/
Invece, il castello ha un suo internet che è il seguente: http://www.castellopallotta.it.

mercoledì 5 settembre 2012

Il castello di martedì 4 settembre




VICO EQUENSE (NA) – Castello Giusso

Si erge su un promontorio roccioso a picco sul mare e oggi si presenta come un affascinante maniero carico di storie, la cui struttura è frutto delle diverse trasformazioni che ha subito nel corso del tempo. La tradizione vuole che nel XII secolo Carlo II D’Angiò, ricostruendo la città di Vico con mura difensive, fece edificare il castello dapprima con scopi militari, per poi trasformarlo in residenza estiva. Tuttavia l'ipotesi più accreditata è che il maniero sia stato costruito dal feudatario Sparano di Bari, secondo le forme militari dell'epoca, con alloggi per soldati, magazzini per i viveri e depositi per munizioni, ottenendo anche un finanziamento dal re angioino: il complesso fu costruito tra il 1284 ed il 1289. Con il passare degli anni appartenne a Gabriele Curiale, paggio della corona d'Aragona, a Ferrante Carafa, feudatario del paese nel 1568 e a Matteo Di Capua, appartenente alla famiglia dei Ravaschieri, i quale furono feudatari di Vico Equense dal 1629 al 1806, anno in cui Giuseppe Bonaparte abolì i feudi; divenne quindi residenza estiva della famiglia reale. Dopo un breve periodo nelle mani di Nicola Amalfi, fu di proprietà della famiglia Giusso, che lo acquistò per una somma di quattrocentomila ducati, dal 1822 al 1934, quando fu ceduto alla Compagnia di Gesù, i quali a loro volta lo vendettero a privati nel 1970. Della sua fisionomia originale rimane ben poco, solo parte della cinta muraria ed una terrazza sul mare: nel XV secolo furono costruite tre torri, di cui una chiamata Torre Mastra, un ponte e un fossato; nel secolo successivo due torri furono abbattute per far posto al palazzo baronale. Semidistrutto dall'invasione gotica e notevolmente provato da numerose incursioni piratesche, fu in parte ricostruito nel 1604. Fu con i numerosi lavori di restauro del XVII secolo che il castello perse il carattere militare per essere trasformato in una dimora signorile: furono infatti sistemati i giardini, adornati con grotte, giochi d'acqua e piante secolari, furono impreziositi gli interni e furono create alcune sale per ospitare la collezione d'arte, andata poi perduta, di Matteo Di Capua. Successivamente, Luigi Giusso, e poi il figlio Girolamo, ristrutturarono notevolmente l'edificio, donandogli la caratteristica colorazione rosa salmone ed affrescando i saloni come quello delle Armi e quello dei Ventagli, oltre alla piccola cappella privata, dedicata a Santa Maria della Stella, la quale si trovava sullo stesso luogo in cui sorgeva una chiesa, retta dai monaci benedettini, abbattuta per far posto al castello. All'interno del castello morì il 21 luglio 1788 il giurista napoletano Gaetano Filangieri, convinto che l'aria del posto avrebbe giovato alla sua salute cagionevole. Gli appassionati di mistero devono poi sapere che il Castello Giusso è accompagnato anche da una misteriosa leggenda secondo cui la fortezza  sarebbe tutt’oggi abitata da Giovanna D’Angiò, detta anche Giovanna La Pazza. La spettrale nobildonna pare fosse un’amante insaziabile che, sulle orme di una vedova nera, allestiva trappole letali destinate ai suoi amanti (proprio una di queste fu causa della sua stessa morte). Dalle parti di Vico Equense c’è chi dice che durante le nottate di luna piena, spezzate dal battere delle onde sulle rocce, si possono sentire ancora le voci urlanti dei poveri amanti sventurati. L'imponente maniero viene oggi utilizzato per cerimonie, meeting ed esposizioni d'arte. Ulteriori notizie su di esso si possono trovare visitando il link www.castellogiusso.it

lunedì 3 settembre 2012

Il castello di lunedì 3 settembre




ROCCASECCA DEI VOLSCI (LT) - Palazzo Massimo

Inizialmente denominata "Castrum Sanctae Crucis", nel 1125 prese il nome di "Rocca Siccam". Dapprima fu un piccolo possedimento dello Stato pontificio, poi appartenne alle più antiche famiglie aristocratiche dell’epoca. Nel corso della sua secolare storia il paese ha subito due tremende distruzioni: la prima nel 1125 ad opera delle truppe di Onorio II, la seconda nel 1495 da parte dei soldati di Carlo VIII, come omaggio alla amicizia che lo legava alla famiglia dei Colonna, in quel periodo ostinati oppositori del Papa. Nel 1536 divenne proprietà dei Carafa che, dopo alcuni anni, la rivendettero alla famiglia dei Massimo: è da attribuire a quest’ultimi il merito della nuova rinascita che fece riacquistare al paese la perduta stabilità politica, aumentando le sue risorse nel campo economico, agricolo, ma soprattutto artistico. Sempre a loro, in particolare al cardinale Carlo Camillo Massimo, si deve l'edificazione intorno al 1650 dell' austero Palazzo Baronale, che poggia le sue possenti fondamenta su una rupe. Sorretto da un muraglione a forma piramidale e costruito sui resti dell'antica rocca (nota in origine come "castrum crucis", già sottoposta all'autorità di Onorio II, e di proprietà, tra gli altri, della potente famiglia Carafa), l'edificio custodisce un interessante affresco del XVII sec. eseguito da un seguace di Pietro da Cortona ed un'iscrizione di età romana. Nel 1761 Roccasecca passò sotto il dominio del Marchese Angelo Gabrielli, a cui restò fino alla generale soppressione dei feudi. Visitando il Palazzo Massimo, un grande portone è all’entrata principale a cui segue un atrio con quattro porte che prima conducevano ai locali del personale di servizio. Quindi si arriva al cortile in cui c’erano le stalle e gli spazi adibiti al frantoio, oltre ad una grande cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. La struttura oggi è sede della amministrazione comunale e tra le stanze che hanno cambiato la loro destinazione d’uso, adibite ad uffici e circoli ludici e ricreativi, si trova la cappella Gentilizia. Nel palazzo c’è ancora l’antico frantoio azionato un tempo dai cavalli per la molitura delle olive.

domenica 2 settembre 2012

Il castello di domenica 2 settembre






MARINA DI VILLAPIANA (CS) – Torre saracena

A base cilindrica, sorge quasi alla foce del Torrente Saraceno e faceva parte, insieme alle altre torri costiere, del sistema di difesa adottato nel ‘500 per prevenire attacchi dal mare. È dotata anche di un ponte levatoio, conserva intatte le sue caratteristiche originali, che la rendono un piccolo gioiello di architettura militare. La si incontra percorrendo la ex Statale 106, in direzione Trebisacce.

sabato 1 settembre 2012

Il castello di sabato 1 settembre







CERCHIARA DI CALABRIA (CS) – Palazzo Pignatelli in frazione Piana di Cerchiara

Gli ultimi signori feudali di Cerchiara furoni i Pignatelli che, per aver trovato inabitabile il castello, costruirono, nel 1600, una nuova dimora in pianura, alla sinistra del Torrente Caldanello. Per la imponenza della costruzione e le superstrutture signorili, venne chiamato fin da allora, Palazzo della Piana. La costruzione, a pianta quadrilatera con un ampio cortile centrale, inglobò la preesistente torre costruita da mastro Angelo Capoccia nel 1547, come attesta una sua iscrizione, allorché Carlo V aveva dato disposizione di difendere le coste calabresi, contro i turchi con torri di avvistamento e di difesa. Attorno al palazzo si costruirono il mulino (alimentato dall’acqua del vicino torrente), il frantoio ed il forno, dove la gente poteva recarsi a chiedere, alle condizioni del tempo, il servizio di molitura del grano e delle olive o quello della cottura del pane. Per evitare l’impiego di molta manodopera il Marchese utilizzò l’acqua della caldana, poiché generalmente i contadini macinavano con mole di piccole dimensioni, girate a braccia o fatte girare da un animale, e così creò a suo favore una continua fonte di guadagno ed una maggiore e più estesa dipendenza. A questi servizi di origine feudale i Pignantelli fecero seguire una delle prime industrie agricole della Calabria, quella della liquirizia, e la collegarono con quella di Corigliano, di proprietà della famiglia feudale Saluzzi, con cui erano entrati in parentela. Il prodotto era tra i migliori sulla piazza di Londra, poiché il foglio commerciale di Londra, “Morning Cronichle” lo qualificava “eccellente per la purezza ed il colorito”. Con questa industria le cui strutture murarie ancora esistono con il caratteristico fumaiolo che svetta tra gli ulivi spento e solitario, si era creata una buona fonte di guadagno per la famiglia Pignatelli. Nell’ultimo secolo, vicino al Palazzo fu costruita anche la chiesetta privata dei Pignatelli che dal 1957 è divenuta parrocchia indipendente e, nel 1878 è stata completamente restaurata ed ingrandita. Nel 1925 il Palazzo con tutti i suoi possedimenti, passò al Barone Compagna da Corigliano che si affrettò a sistemare sul portone il suo stemma gentilizio raffigurante il leone rampante. La torre non ha avuto assalti dagli stranieri ma piuttosto dai locali affamati. Il Palazzo, abbandonato negli anni ’70, è oggi in rovina e adibito a deposito agricolo. Le foto le ho scattate pochi giorni fa durante la mia visita dell'antico edificio...

lunedì 6 agosto 2012

il blog va in vacanza...



...e verrà nuovamente aggiornato al ritorno dalle ferie, verso fine agosto. Mi raccomando, non ve lo dimenticate e tornate a seguirlo, mi dispiacerebbe perdere "seguaci". Auguro a tutti un bel ferragosto e di trascorrere tante belle giornate da qui a fine mese. E...se potete, andate a vedere qualche castello nella vostra zona, l'unico consiglio che vi posso dare :)

Il castello di martedì 7 agosto




ALTOMONTE (CS) – Torre Normanna

Edificata dai normanni nell'anno 1052 sotto il dominio di Roberto il Guiscardo, apparteneva al loro primo sistema di difesa territoriale. Solo successivamente essi adottarono la costruzione di torri cilindriche come i saraceni. La torre, alta circa 25 metri, fu rimaneggiata e quasi certamente terminata da Guglielmo Pallotta, signore di Brahalla, che nel 1269 ne fece una residenza apportando modifiche all'impianto originario. Chiamata per questo anche Torre Pallotta, si presenta come una possente struttura a base quadrata di impianto normanno ma con modifiche e apporti posteriori. L'uso della pietra squadrata posta sui quattro spigoli, e la cornice in pietra che scorre orizzontale sotto la finestra del secondo livello, denotano una prima contaminazione relativa al XIII secolo. Anche la splendida bifora in tufo con archi ogivali, tipica dello stile gotico, risale ai primi del 1200. Di stile normanno conserva ancora alcune aperture visive, fatte praticando delle feritoie nei muri. Articolata su quattro livelli, la torre ha subito modifiche importanti nel corso dei secoli. La scala attuale infatti è di costruzione recente, in precedenza il primo e secondo piano dovevano essere collegati da gradini in pietra, mentre al piano successivo si doveva accedere mediante pioli, o opportune applicazioni esterne. Il seminterrato della Torre Pallotta, una volta adibito a cisterna per la raccolta delle acque, presenta un pregevole soffitto con volte a botte. Dall'osservazione della facciata sud della Torre Pallotta, si evince la differenza di stili tra il piano inferiore tipicamente normanno e quello superiore di epoca successiva. Anche la diversa altezza dei piani della Torre è indice di costruzioni differenti. Interessanti gli interni delle finestre realizzati con squarci muniti di due panche inserite nelle murature, tipiche delle costruzioni normanne. Ben più recente è invece la copertura in coppi. L’edificio, ulteriormente migliorato da Filippo Sangineto, fu abitato fino agli inizi del 1900. Oggi viene utilizzato come Pinacoteca con sale e spazi utilizzati per allestire mostre e dal 2004 è sede del Museo "Franco Azzinari". Ospita le opere dell’omonimo pittore calabrese. Il Museo è visitabile tutti i giorni. Dal camminamento della torre si gode di un bel panorama a 360 gradi.