sabato 7 gennaio 2017

Il castello di domenica 8 gennaio






ASSISI (PG) – Rocca Minore Albornoz

Sorge sull’altura a destra della Rocca Maggiore rispetto alla quale è però di epoca più recente, aggiunta nel ‘400 per integrare il sistema difensivo della città di Assisi (edificata per volere del Cardinale Albornoz durante la sua prima legazione in Italia dal 1353 al 1357). L’elemento più significativo della fortezza é sicuramente l’alta torre che si erge per un’altezza di più di trenta metri. Essa é situata all’interno di un alto cassero quadrilatero racchiuso  a sua volta da una seconda cerchia di mura, in parte crollata. E’ conosciuta anche col nome di Rocchicciola, o di Cassero di Sant’Antonio, dal nome alla confraternita di Sant’Antonio e San Giacomo che si trova presso la porta dei Cappuccini sotto la rocca stessa. Le due rocche dominano Assisi dall’alto e sono collegate da una lunga muraglia, sotto la quale esisterebbe un percorso segreto. Il restauro della Rocca Minore, iniziato tra il 2001 e il 2002 e completato nel 2009, ha riguardato opere di consolidamento strutturale, oltre il rifacimento dei solai, e delle  finiture interne, al fine di riportare all’antico splendore una delle fortezze medioevali più interessanti dell’architettura italiana. Anche in questo caso vi rimando alla scheda di Daniele Amoni per approfondimenti sul tema: http://www.mondimedievali.net/Castelli/Umbria/perugia/assisi.htm. Qui trovate diverse foto e mappe dell’edificio: http://www.alfiobarabani.it/archivio-progetti/rocca-minore-assisi#. Ecco, infine, un interessante video (di E.P.A.S.) su questa fortificazione: https://www.youtube.com/watch?v=GapZOvzVqTc


Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Ciso su http://forum.volabologna.it/viewtopic.php?t=11990

venerdì 6 gennaio 2017

Il castello di sabato 7 gennaio






ASSISI (PG) – Rocca Maggiore Albornoz

Domina da più di ottocento anni la cittadella di Assisi e la valle del Tescio, costituendo la più valida fortificazione per la loro difesa. Si può raggiungere a piedi attraverso la porta Perlici, eretta nel 1316: si ammirano le mura assisane ancora intatte che, nel loro lungo percorso, agganciano le due rocche, Maggiore e Minore. Eretta forse sul luogo di un’antica arce umbra nei primi anni del XII secolo, le prime notizie documentate ad essa inerenti risalgono al 1173, allorché il diplomatico e arcivescovo cattolico tedesco Cristiano di Magonza (1130-1183), cancelliere di Germania durante il regno dell'imperatore Federico I Barbarossa, occupò Assisi per conto del sovrano che vi soggiornò per poco tempo. Vi risiedette, pure, il piccolo futuro re di Sicilia e imperatore Federico II di Svevia, affidato dalla madre Costanza d’Altavilla alla duchessa di Urslingen, moglie del duca di Spoleto e comes Assisi Corrado, uomo di fiducia del monarca svevo. La regina imperatrice Costanza rientrò in Sicilia per poi ritornare ad Assisi con il consorte Enrico VI: il battesimo di Costantino fu celebrato nella cattedrale di San Rufino e gli fu imposto il nome augurale (dei due nonni) Federico Ruggero. Nel 1198 la città passò alla parte guelfa del papa Innocenzo III e, il popolo, provocando ingenti danni alla fortezza, cacciò il legato imperiale con Federico che aveva solo quattro anni. In quell'anno Francesco d’Assisi aveva sedici anni. La rocca venne ricostruita, nel rispetto dell'impianto medievale, nel 1356, per iniziativa del cardinale Egidio Albornoz (1310-1367), incaricato da Innocenzo VI, da Avignone, di consolidare le fortificazioni dello Stato Pontificio. Successivamente all’Albornoz, la Rocca fu ampliata e modificata da Biordo Michelotti (1395-98). Al centro di numerose battaglie, la Rocca Maggiore si è trovata a cambiare più volte capitani di ventura sostenuti da eserciti di mercenari. Nel 1458, il capitano di ventura perugino e signore di Assisi Jacopo Piccinino (1423-1465 fece costruire il torrione poligonale nord-occidentale, fatto terminare poi dal papa Pio II e collegato al resto delle mura da un corridoio munito e rafforzato. Il complesso della rocca è costituito da una cerchia muraria, realizzata con la pietra rosa del monte Subasio, a forma di trapezio, con torri ad ogni angolo, che include la cassaforma quadrangolare, ristrutturata, nel 1478, da Sisto V, sulla quale si innalza il possente mastio. Alla parte interna della fortezza (in cui, nel 1972, furono girate alcune scene del film "Fratello sole, sorella luna”, diretto dal regista Franco Zeffirelli) si accede per l'ingresso del bastione rotondo, fatto realizzare nel 1535 da Paolo III Farnese: si giunge, quindi, al vasto cortile recintato, dove un tempo vi erano le stanze di servizio, e al maschio, già dimora del castellano, ripartito in quattro locali raggiungibili con una scala a chiocciola. La rocca Maggiore si congiunge, tramite le mura trecentesche, con la rocca Minore, o rocchetta, o cassero di sant'Antonio, voluta dall'Albornoz nel 1360 al fine di consolidare, verso il monte, quella parte di fortificazione. Oggi la rocca Maggiore è aperta ai sempre più numerosi visitatori; dalle sue torri si offre un panorama tra i più ampi e suggestivi di tutta l’Umbria: Assisi raccolta ai suoi piedi, la splendida Valle Umbra. La fortezza è stata arricchita con l’allestimento di un Parco Medievale: la Sala delle Armi, la Sala del Banchetto e la Sala della Musica. Nella Torre del Maschio è esposta una mostra fotografica che illustra la più importante e sentita festa laica della città di Assisi, il Calendimaggio (primo giovedì, venerdì e sabato del mese di maggio). La Nobilissima Parte de Sopra e la Magnifica Parte de Sotto si contendono con esecuzioni musicali e canore, rievocazioni di vita medievale e cortei storici l’assegnazione del Palio, decretata da una giuria di esperti, registi, storici e musicologi. Per approfondire l’argomento, consiglio di leggere la scheda di Daniele Amoni su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Umbria/perugia/assisi.htm. Ecco il video, di Claudio Mortini, dedicato alla Rocca Maggiore: https://www.youtube.com/watch?v=mqU9PR2mlsQ

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Maggiore, http://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/156/assisi-umbria-rocca-maggiore/, http://www.visit-assisi.it/monumenti-e-luoghi-dinteresse-2/siti-medievali/rocca-maggiore-2/
Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Agnes su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/382572/view

giovedì 5 gennaio 2017

Il castello di venerdì 6 gennaio






MONOPOLI (BA) – Castello di Carlo V

E’ un fortilizio cinquecentesco, con la tipica forma pentagonale dell’epoca, edificato durante la dominazione spagnola della città. I lavori per la costruzione del castello terminarono nel 1552: il fortilizio fu voluto dall'Imperatore Carlo V nell'ottica del sistema di fortificazioni costiere pugliesi. Fu edificato su di un piccolo promontorio (detto Punta Pinna), utilizzando come nucleo centrale la chiesa di "S.Nicola in Pinna" del X secolo e una grande porta romana del I secolo a.C. (fortificata da due corpi di guardia laterali a due piani), a sua volta innalzata sulle mura messapiche del V secolo a.C. Gli scavi archeologici degli anni 1990-2010 della Soprintendenza Archeologica di Puglia hanno eliminato ogni dubbio in proposito. L'opera fu portata a termine sotto la supervisione del vicerè Don Pedro di Toledo, oppure secondo altre versioni, dal marchese Don Ferrante Loffredo, che risiedeva a Lecce. Nel 1600 venne ampliato e ristrutturato: la fisionomia esterna e la composizione interna venne grandemente modificata, passando così da una struttura prettamente di difesa ad una di tipo residenziale. L’attuale aspetto della costruzione risale al 1660 a seguito delle ristrutturazioni attuate dal duca di Maddaloni per volontà del duca d'Atri Giovanni Geronimo Acquaviva. Nella prima metà del XIX secolo il castello diventò carcere mandamentale fino al 1969. Successivamente abbandonato, viene oggi utilizzato (dopo esser stato sottoposto, negli anni novanta, ad importanti lavori di consolidamento e restauro) come sede per ospitare importanti eventi culturali quali mostre pittoriche, fotografiche e cinematografiche. La semplice pianta del castello è arricchita da bastioni pentagonali che si innalzano ai cinque vertici. Il ponte levatoio (e dunque l'entrata primaria) si doveva trovare a sud-ovest dove si innalza una torre cilindrica edificata in seguito raggiungibile tramite una piccola rampa. A sinistra della torre è visibile ancora una parte ben conservata delle antiche mura. Ben disposte le numerose cannoniere distribuite dalle coperture fino al pelo d'acqua, all'esterno e all'interno del porto. Suggestiva la grande "sala d'armi". Sotto la loggia è presente lo stemma in pietra caricato della data 1552, e dal nome del vicerè Don Pedro di Toledo, come già detto realizzatore materiale dell'edificio. Diversi sono gli elementi di interesse artistico e storico dell'edificio:
  • La chiesa rupestre di San Nicola de Pinna, fondata alla fine del X secolo dal monopolitano Sassone in crisi mistica dopo la morte della moglie. Si chiamava così perché era sulla punta (pinna) della penisola che sporge sul mare, insieme al convento fondato, nel secolo X, sempre da Sassone. E’ una chiesa a una sola navata, con abside e cupola centrale.
  • La grande sala d'armi, caratterizzata da quattro cannoniere a "pelo d'acqua", due rivolte verso il mare aperto, due all'interno del porto, servite da quattro obici napoletani a canna liscia da 1.400 kg della prima metà del XIX secolo.
  • Il castello è sovrapposto ad una grande porta romana del I sec a.C. (che si affaccia sulla sala d'armi), munita di due corpi di guardia a due piani, sovrastati da due torri ottagonali (attualmente quasi interamente inglobate nelle masse del castello cinquecentesco). Le fortificazioni romane sono fondate sulle poderose mura messapiche del V sec a.C. che a loro volta, nella zona absidale della chiesa, si attestano sui resti di un antichissimo aggere preistorico
Questa complessa genesi del fortilizio è stata evidenziata dagli scavi archeologici effettuati dalla Soprintendenza Archeologica di Puglia (dottoressa Miranda Carrieri), dai restauri dell'ingegnere Francesco Selicato e dal restauro completato nel 2011 dall'architetto Domenico Capitanio. Molto interessante e ben documentato lo studio dell'architetto Angelo Papio. Uno storico sconosciuto del 1700, riferisce che ai suoi tempi sotto il castello si faceva la pesca dei coralli che pare venissero raccolti in abbondanza nell'acque sottostanti. Ma il prodigio dei coralli, stando al suo racconto, era niente in confronto alla persona del Castellano d'allora, "D. Martino Coquemont, colonnello degli eserciti di Ferdinando IV, uomo di cento e uno anni e mesi cinque, finché io scrivo in questo maggio 1773". Infatti era nato "in Bruxelles, nel Brabante, il primo di gennaio 1672". Questo attaccamento di Don Martino alla vita non fu probabilmente più forte dell'altro che lo tenne qui, così a lungo, legato a questo castello sul mare e a questa città. Dopo di lui, altre illustri autorità forestiere, innamorate della città, non se ne andarono più da Monopoli. Il castello sembra abbia incorporato una torre cilindrica preesistente, di forma romana, che conferisce un rilievo singolare all'ingresso e alla facciata stessa. Incorporati risultano anche i sotterranei, che comprendono tra l'altro l'antica chiesa basiliana di San Nicola della Pinna, divenuta la chiesa della fortezza. Dalla piazzuola del Castello si prosegue per il lungomare San Salvatore: una strada a forma di balcone sull'Adriatico. Si passa dai resti del bastione di Santa Maria al doppio loggiato di un edificio, noto come il palazzo dell'Andora, forse l'antico Palazzo del Comune. Segue il largo antistante la chiesa di San Salvatore, antica chiesa parrocchiale, abbandonata e in rovina, dopo essere stata spogliata delle sue icone dorate del Quattrocento e del Cinquecento. Costeggiando ancora la spalletta sul mare si giunge all'imbocco della via San Vito che scende a sud ovest lungo il tratto delle mura rimaste ancora in piedi all'interno della città vecchia. A destra la chiesetta di San Vito, che dà il nome alla strada, quindi l'imbocco a vie traverse che immettono nel borgo antico. La terza di queste comincia con l'edificio che fu dei Cavalieri di Malta e conduce a una piazzetta centralizzata sul tempietto degli stessi Cavalieri, dedicato a San Giovanni. Anche questa chiesa aveva il suo bel polittico veneziano. A sinistra le mura di Carlo V, quindi l'uscita dalla città antica nel punto dove sorgeva anticamente la Porta Vecchia, chiamata anche, dagli storici locali, Porta Foca perché si diceva costruita ai tempi dell'imperatore Foca di Bisanzio. Di qui la strada che portava e conduce tuttora ad Egnazia. Usciti sul litorale e sulla spiaggia, che ha preso il nome da quella porta, la più antica della città, si può ammirare la cinta murarla di quel promontorio sul mare che fu il nucleo originario di Monopoli e che le mura di Carlo V fanno apparire come una nave di pietra che fende le acque. La muraglia ad ovest conserva ancora un brandello dell'antica cintura e del fossato, visibile dal breve tratto di strada che serve le case a ridosso delle mura e all'ombra del campanile della cattedrale. Ecco un paio di video dedicati al castello di Monopoli: il primo (https://www.youtube.com/watch?v=nF4NBbPMqOA) è di Angelo Papio, il secondo (https://www.youtube.com/watch?v=BRkyNZbKHdU) è di Giap Roma TV.


Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://www.monopolitourism.com/2016/02/01/il-castello-di-monopoli/


mercoledì 4 gennaio 2017

Il castello di giovedì 5 gennaio






GAIOLE IN CHIANTI (SI) – Castello di San Donato in Perano

Domina dall'alto un'area dolcemente collinare della Toscana, famosa in tutto il mondo per la suggestiva bellezza del suo paesaggio e per la qualità eccellente dei suoi vini: il Chianti. E' situato tra i Comuni di Radda e Gaiole in Chianti e dal castello si può avere il privilegio di godere di uno dei più bei panorami del Chianti: la torre di Montegrossi, la Rocca di Castagnoli, i castelli di Meleto, di Brolio e di Cacchiano, la torre di Barbischio, il "maschio" di Vertine, le alte cime del Monte Amiata. La toponomastica testimonia l'origine etrusca dell'antico insediamento (Peras) che ha visto susseguirsi nel tempo una fattoria romana d'età repubblicana, una villa rustica d'età imperiale, una curtis medioevale. Attorno all'anno Mille il piccolo villaggio formatosi già da secoli attorno ad una cappella intitolata a San Donato - il vescovo di Arezzo martirizzato dai pagani nel IV secolo d.C. al quale è attribuito la miracolosa ricomposizione di un calice di vetro - venne fortificato ed inglobato nella fitta rete dei castelli chiantigiani di età medioevale. Il complesso architettonico divenne una struttura militare strategica con funzioni difensive nell'area di confine tra il territorio fiorentino in cui rientrava e quello senese, per poi essere trasformato in fattoria fortificata nel corso della seconda metà del Cinquecento a seguito della definitiva caduta della Repubblica di Siena e la sua definitiva annessione al Granducato di Toscana. Acquistato alla metà del Cinquecento dagli Strozzi - una delle più eminenti famiglie fiorentine, impegnata allora nella formazione di una struttura economica che garantisse redditività al proprio patrimonio agricolo e dunque solidità al proprio potere politico e prestigio sociale - rimase di loro proprietà per ben quattro secoli, fino a quando, nel 1967, l'ampia tenuta ed il castello di San Donato in Perano non furono alienate. In seguito la villa è divenuta proprietà di Franco Fanfani, dinamico uomo d’affari che ha potenziato il suo indirizzo viticolo e olivicolo. Oggi l’azienda è proprietà della San Donato in Perano Spa. A partire dagli anni '50, infatti, la crisi mezzadrile e il fenomeno dell'abbandono delle campagne aveva reso problematico ed oneroso il passaggio da un'economia di tipo tradizionale ad una concezione moderna, dinamica e produttiva dell'investimento agricolo e dalla vita in campagna. Ma una nuova concezione della conduzione agricola fondata sull'impianto di colture specializzate ha rappresentato, in anni recenti, la possibilità di fondare a San Donato in Perano una nuova agricoltura, capace di fondere la tradizionale vocazione viticola e olivicola dell'area con una raffinata concezione dell'ospitalità. Il Castello di San Donato in Perano con le sue dimore di raffinata attenzione allo stile, la sua campagna coltivata secondo un uso antico e insieme modernissimo, il suo paesaggio dolce nei suoi pendii e aspro nelle sue selve, offre la possibilità di sperimentare la dimensione più completa di un luogo in cui il "dove" si unisce al "quando", ciò che i latini chiamavano "genius loci". Sarà forse un caso che a poca distanza da qui sono nati e hanno lavorato artisti come Duccio, Leonardo, Michelangelo... Il complesso, parzialmente cinto da mura rivestite in pietra con coronamento sommitale, si presenta come una villa seicentesca a pianta rettangolare che si articola su tre livelli, a seguito degli interventi di ristrutturazione effettuati dopo la dismissione della struttura militare. I muri a filaretto in pietra dell'impianto fortificato affiorano con evidenza negli strappi dell'intonaco. Una cappella privata venne realizzata al piano nobile dell'edificio padronale, mentre all'esterno venne realizzato un giardino all’italiana davanti al fronte meridionale del complesso architettonico. Attorno all'edificio padronale, furono edificati altri corpi di fabbrica dopo la trasformazione del complesso in fattoria agricola. Sul fronte principale spicca il bel portale cinquecentesco della cappella che ha sostituito l’antica chiesa: due semicolonne sorreggono un elegante architrave e il trigramma bernardiniano in maiolica colorata, mentre al di sopra una finestrella circolare riprende i motivi decorativi del portale, quasi a completare la facciata del piccolo oratorio. Ecco un breve video sul castello (di Canale di Italytour): https://www.youtube.com/watch?v=kKry-UlEbjo


Il castello di mercoledì 4 gennaio






SANTA VITTORIA D'ALBA (CN) - Castello

La denominazione del paese fa riferimento, secondo la tradizione, alla vittoria che Stilicone riportò presso la vicina Pollentia sui Visigoti nel giorno di Pasqua del 402 d.C. Il complesso bastionato occupa la sommità del colle di Santa Vittoria sin dal 1154, quando il papa Anastasio IV confermò il “castrum Sancte Victorie cum ecclesiis” alla chiesa di Asti. È ragionevole pensare che già da prima la collina fosse fortificata; scavi archeologici effettuati all’interno delle mura, durante i lavori di ristrutturazione degli anni ‘80, hanno portato alla luce tracce di fortificazioni in legno, sicuramente precedenti. La sua collocazione strategica e le alterne vicende lo videro conteso per molto tempo tra i comuni di Alba e di Asti, a cominciare dal 1207, quando Alba decise di “edificare et costruere turrim et palaciu et forteciam…”. La cosa non piacque all’abate di Breme, che coinvolse nuovamente Asti nella contesa; la questione si protrasse sino al punto che, circa vent’anni dopo (1228), all’interno delle mura coesistevano due castelli, uno dei Piloso e l’altro degli Albesi. Continue scaramucce da ambo le parti non fecero altro che arrecare danni alle strutture. Ciò che è giunto ai giorni nostri è la testimonianza delle strutture di quel periodo; confronti formali avvenuti con la torre di Santo Stefano Roero (1217), prima della sua recente scomparsa, dimostrano che quella di Santa Vittoria è una verosimile rappresentazione di quel periodo storico, pur non direttamente collegabile alla struttura residenziale del castrum per l’assenza di conferme documentali. Sul finire del XIV secolo, il castello passò ai Visconti di Milano. Un loro capitano, Antonio Porro, sopraelevò la torre e potenziò le mura con l’aggiunta di un poderoso torrione o rivellino, sul lato di ponente; la presenza del “magister Michelinus de Ast, inzignerius”, tra gli uomini che nel 1381 giurarono fedeltà al capitano visconteo, farebbe pensare che in quel periodo il castello sia stato soggetto a restauri. Che quest’ultimo sia stato la sede di una guarnigione armata lo dimostrano documenti del XV e XVI secolo, in cui si legge che lo stesso era difeso da 22 fanti ed alcuni cani, protetto da ponti levatoi e “rastelli revolventis sicut rote” (1445) e si relaziona sulla consistenza dell’armamento disponibile, tra cui pezzi d’artiglieria, moschetti, balestre e borgognotte (1590). Il complesso venne ancora ampliato nella seconda metà del ‘400 con la costruzione di buona parte dei poderosi bastioni che tuttora lo circondano, con aggiunta nel ricetto interno di varie costruzioni (compresi la cascina del castello e il relativo airale) e, nel secolo successivo, del tozzo bastione con caditoie a ponente. Passato ai Savoia, questi, nel 1431, ne affidarono il dominio ai marchesi di Romagnano, i cui discendenti la conservarono fino all’estinzione della linea nel 1730. Nel primo quarto del ‘700 il marchese Carlo Giuseppe, ultimo dei Romagnano di S. Vittoria, lasciò andare in rovina i numerosi ambienti del castello, minati anche dalla vetustà, aggiungendovi anzi ulteriori danni utilizzando i materiali degli edifici collassati per riparare le cascine o per riempire il profondissimo pozzo che vi esisteva. Nel corso del 1700 il castello fu di proprietà dei Caisotti di Verduno, poi divenne una prigione per 200 soldati francesi (1706), successivamente una semplice residenza, “con fabriche che si ritrovano in parte rovinate… et inhabitabili” ( 1730). La fine del secolo (1799) vide il passaggio di proprietà all’Ospedale maggiore di San Giovanni Battista di Torino, dal quale l’acquistò re Carlo Alberto. Nel 1972 venne ristrutturato. Ora, di proprietà privata, è sede di un importante complesso turistico alberghiero, polo di attrazione per molti turisti, che scelgono il Roero o le Langhe come meta delle loro vacanze (http://www.santavittoria.org/ e http://www.ristorantecastellodisantavittoria.it/index.php). Posto su una dorsale di particolare suggestione panoramica, il castello conserva le poderose mura, i bastioni e la possente, alta torre quadrata, del XII-XV secolo, con beccatelli. All’estremità occidentale della “villa” sorge una torre campanaria, eretta del ‘400 per controllare l’area sottostante, in quanto non visibile dalla torre del castello. La torre è ornata con cornici a dentelli in laterizio.

Fonti: http://archeocarta.org/santa-vittoria-dalba-cn-castello/, http://www.comune.santavittoriadalba.cn.it/Home/Guidaalpaese/tabid/19186/Default.aspx?IDPagina=7494

Foto: la prima è presa da http://www.booking-experience.tartufoevino.it/uploads/AttivitaImmaginiElenco/Hotel-S-Vittoria-Santa-Vittoria.jpg, la seconda è presa da http://www.visitterredeisavoia.it/images/soggiorno_reale/Castello_di_Santa_Vittoria/DSC_1898.JPG

lunedì 2 gennaio 2017

Il castello di martedì 3 gennaio






PARMA – Torrione Valeri in frazione Baganzola

E’ una torre tardo-medievale che sorge in via Santi nr. 3 ed è ciò che resta di un quadrilatero difensivo di origine quattrocentesca, come appare rappresentato in una antica pergamena, e nella parrocchiale di S.Pietro. L'originario castello a presidio del territorio baganzolese fu edificato nel 1314 da Bonifacio Aldighieri, che ne ricevette l'approvazione da parte di Giberto da Correggio, Signore di Parma; alla spesa avrebbero dovuto contribuire tutti i vassalli che vivevano nella zona compresa tra il fiume Taro e il canale Naviglio, fino al confine con Colorno. A tale imposizione si ribellò l'anno seguente Matteo da Correggio, nipote di Giberto; dopo aver costruito un castello nel suo feudo di San Quirico, con l'aiuto di Gianquirico Sanvitale, di Luchino Visconti, dei borghigiani e di numerosi ghibellini milanesi, bergamaschi, lodigiani, piacentini, mantovani, cremonesi e veronesi, mosse contro Paolo Aldighieri, nel frattempo insediatosi nel maniero; gli insorti assaltarono il forte, espugnandolo e distruggendolo; depredarono inoltre alcuni borghi, tra cui Baganzola, Vicomero, Castelnovo, San Siro, e conquistarono la Rocca dei Rossi di San Secondo. In risposta i guelfi contrattaccarono costringendo alla resa Matteo da Correggio, che aveva nel frattempo perso l'appoggio del Sanvitale; i prigionieri furono liberati e furono loro restituite le rispettive terre. Paolo Aldighieri ricostruì in seguito il castello, ma nel 1325 le truppe di Azzone Visconti, alleate dei Pallavicino, attaccarono il Parmense, saccheggiando i borghi di Vicofertile, Vigolante, Madregolo, Bianconese, Fontevivo, Fraore, Vicomero, Pietrabaldana, Viarolo, Collecchio, San Martino Sinzano, Felino, Medesano e Borgo San Donnino; anche il maniero baganzolese fu assaltato e completamente distrutto. Nel 1435 il duca di Milano Filippo Maria Visconti assegnò Baganzola ad Andrea Valeri, già feudatario di Beneceto, il quale avviò i lavori di costruzione del torrione, forse sul luogo dell'antico castello; l'edificio fu completato nel 1438. I conti Valeri mantennero il possesso di Baganzola e dei territori adiacenti fino al 1805, quando i decreti napoleonici abolirono i diritti feudali. Il torrione, acquistato da privati, fu modificato e trasformato in abitazione. Il massiccio torrione si imposta su una pianta quadrata. I prospetti, interamente rivestiti in laterizio, sono caratterizzati dalla presenza di finestre su tre livelli, sopra le quali si sviluppa lungo il perimetro una cornice a dentelli in mattoni. Più in alto, i merli ghibellini di coronamento sono coperti dal tetto. Ecco un video in cui si può ammirare la torre (di KOBRONSKY): https://www.youtube.com/watch?v=t8RZNslrP7g

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torrione_di_Baganzola, http://turismo.comune.parma.it/it/canali-tematici/scopri-il-territorio/localita/baganzola,

Foto: la prima è di Castelli Parmensi su http://mapio.net/pic/p-53326421/, la seconda è di Franco Folini su https://it.wikipedia.org/wiki/Torrione_di_Baganzola#/media/File:Torrione_di_Baganzola.jpg

domenica 1 gennaio 2017

Il castello di lunedì 2 gennaio






GAIOLE IN CHIANTI (SI) – Castello di Monteluco di Lecchi

Percorrendo la strada che va da Gaiole in Chianti a Siena (S.P. 408) si passa per il villaggio di Lecchi, con sopra il Castello di Monteluco, che da quasi 600 mt. guarda la valle del Massellone. Il castello in passato non è mai stato una residenza signorile bensì un vero e proprio avamposto di soldati; l’edificio principale è stato restaurato e ristrutturato in casa-vacanza dalla baronessa Elisabetta Ricasoli. Ha mantenuto l’aspetto originario: un poderoso torrione esterno con varie aperture (a difesa del lato più debole del castello) e la grande fortezza che racchiude un cortile nel quale si entra dall’elegante arco in pietra e mattoni; a destra si notano ancora i resti sporgenti di un apparato in pietra destinato alla difesa, mentre il corpo a sinistra dell'arco è il cosiddetto "cassero", dove risiedeva il capitano dei soldati. L’insieme di questi edifici era protetto da una alta cinta di mura, a pianta quadrangolare, della quale si conservano ancora intatti vari tratti che spiccano per la calda tonalità bianco-avorio e fungono da muri esterni delle abitazioni edificate successivamente. Il castello viene citato per la prima volta in una memoria del 998 che ricorda una donazione del marchese Ugo di Toscana alla badia di San Michele a Poggio Marturi, appartenente al contado di Firenze. Venne poi dato in concessione nel 1197, con un privilegio di Enrico VI, a un ramo della famiglia Ricasoli che deteneva anche il controllo del vicino castello di Cacchiano. Sul castello vantò a lungo diritti di proprietà Guarnellotto dei Mezzolombardi, nobile senese che, pur essendo stato privato dei propri benefici dall’imperatore Federico I, esercitò per diverso tempo il suo potere sulla zona. Il castello divenne presto uno dei nodi più importanti nella catena difensiva fiorentina e sostenne a più riprese le offensive dei Senesi, dal Duecento all’epoca delle guerre aragonesi, fino alle ripetute ostilità nelle prime decadi del Cinquecento. Altri link suggeriti: http://www.fortezze.it/castello_lecchi_it.html, video di Aldo Innocenti: https://www.youtube.com/watch?v=SqvyPoafOeU, http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2014/16-gennaio-2014/castello-bottega-borgo-che-vive-2223929228202.shtml