giovedì 15 aprile 2021

Il castello di giovedì 15 aprile

 

                                                

CARIGNANO (TO) - Casaforte in frazione Gorra

Tra l’XI e il XII secolo il nome di Gorra identificava una vasta area rurale ricca di corsi d’acqua e stagni, tra il Po, il torrente Banna e il rio Stellone (da cui il nome di Villastellone). La zona era posseduta dai Templari (i Cavalieri del Tempio), che avevano sede in S. Martino di Gorra, un toponimo oggi perduto. Fin lì si spinse l’influenza del comune di Chieri dal 1203, con l’acquisto di parte del territorio e con la fondazione della “villanova” di S. Martino dello Stellone (1228-1236), oggi Villastellone, cinta da mura e fossati, che fu poi totalmente distrutta da un incendio nel 1325. L’attuale casaforte di La Gorra fu edificata nel 1300 dai Provana di Carignano, una delle casate feudali più antiche del Piemonte, a quel tempo vassalli di Filippo d’Acaja e consignori di Carignano insieme ai marchesi di Romagnano. Dal XIV secolo uno dei numerosi rami della famiglia Provana assunse il titolo di signori (o castellani) della Gorra. La massiccia struttura è costituita da quattro piani fuori terra con muratura in laterizio, la parte superiore presenta una merlatura bifida; la struttura del tetto poggia su archetti che collegano i merli. La casaforte oggi versa in triste stato di abbandono e presenta ancora finestre gotiche, oltre a rimaneggiamenti forse risalenti al '600 e all'800 (proprio alcune finestre sono state modificate). E' di proprietà privata ed è stata usata per attività agricole e come ritrovo di una Società di riserva di caccia (non sappiamo se questi usi permangono tuttora). Altro link suggerito: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/torino/gorr02.jpg (foto).

Fonti: http://archeocarta.org/carignano-to-casaforte-gorra/, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999), https://www.facebook.com/carignanoturismo/posts/2758320191072427/

Foto: la prima è presa da http://archeocarta.org/wp-content/uploads/2014/11/carignano_lagorra1.jpg, la seconda è presa da https://www.facebook.com/carignanoturismo/photos/pcb.2758320191072427/2758319967739116

mercoledì 14 aprile 2021

Il castello di mercoledì 14 aprile


CONCA DEI MARINI (SA) - Torre del Capo di Conca

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Conca divenne una base di supporto per la vicina Repubblica marinara di Amalfi, intrattenendo pertanto rapporti commerciali con gli altri popoli del Mediterraneo e accrescendo ulteriormente la propria bravura nel campo marinaro, poiché iniziò a poter disporre di ben 27 grandi galeoni come attestano le cronache del tempo. In seguito alla capitolazione della repubblica amalfitana nell'XI secolo, il paese ebbe un momentaneo periodo di crisi, che poi superò sotto la dominazione degli Svevi e degli Angioini, durante la quale riprese con maggior vigore i traffici marittimi. Nel 1275 era infeudata, come anche altre terre e città in Costiera amalfitana in quel periodo, subito dopo l'avvento degli Angioini, ma non si conosce il nome dei suoi signori e, in ogni caso, tale situazione non durò molto. In età moderna, sotto la dominazione degli Aragonesi, degli Asburgo e dei Borbone, gli scambi commerciali si estesero, consentendo così a diversi condottieri conchesi di arricchirsi e potersi elevare socialmente. I porti principali dove approdavano erano quelli di Venezia, Trieste, Costantinopoli e Smirne e più tardi anche Odessa. Proprio in quegli anni, però, cominciarono le attività piratesche dei Turchi, che non solo minacciavano le navi mercantili, ma attaccavano e saccheggiavano i paesi rivieraschi. Nel giugno 1543 5 galeotte turche sbarcarono presso il capo di Conca e misero al sacco tutto il paese, profanando e spogliando di tutti i suoi arredi la chiesa di San Pancrazio martire, che rimase per più anni chiusa e interdetta. Un altro duro colpo per i conchesi fu il flagello della peste che la colpì principalmente negli anni 1528 e 1556. Malgrado l'inarrestabile decadenza, il suo porto fu frequentato da mercantili ancora fino alla metà del XIX secolo e la tonnara, unica in tutta la Costiera, creata intorno al 1700, sopravvisse fino al 1956. Nel 1861, dopo la cacciata dei Borbone di Napoli, Conca dei Marini passò al Regno d'Italia. La Torre del Capo di Conca, detta anche Torre Saracena o Torre Bianca, è un'antica torre di guardia cinquecentesca che sorge sul promontorio chiamato Capo di Conca, proteso verso il mare ed immerso in una fitta vegetazione di macchia mediterranea. Fu fatta costruire dal viceré di Napoli Pedro de Toledo, a difesa del territorio contro le invasioni dei Turchi e faceva parte dell'apparato difensivo di torri costiere dell'intera Costa d'Amalfi. Si scelse di erigerla su pianta quadrata anziché su pianta circolare, dal momento che, a partire da Carlo V in poi, la resistenza delle torri circolari, largamente impiegate in passato, fu messa in dubbio. La torre, che si confonde con la roccia ed è senza armamento, è composta da un'unica grande sala, al di sopra della quale sono situate due stanzette riservate alle guardie. Dopo la sconfitta dei Turchi a Lepanto la torre, come molte altre, perse di importanza e fu abbandonata al suo destino e usata a scopo cimiteriale a causa della bassa mortalità. Ciò non cambiò il suo fascino: infatti si racconta che due signore americane, rimaste affascinate dal luogo, si inginocchiarono e pregarono Dio affinché fossero sepolte lì. La torre fu destinata a questo uso fino al 1949 (ci fu addirittura chi la paragonò alle "torri del silenzio" indiane), finché fu restaurata dall'amministrazione comunale che ne è proprietaria e destinata a museo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=WwfvmKPmDNs (video di Torre Capo di Conca), https://youtu.be/ehLfCkTMZRc (video di Borghi d'Italia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Conca_dei_Marini, http://www.capodiconca.it/conca-dei-marini/, http://www.unescoamalficoast.it/en/il-territorio-e-la-sua-gente/name-figure-image/item/298-torre-del-capo-di-conca

Foto: la prima è presa da http://www.personaltourist.it/dt_gallery/torre-capo-di-conca-dei-marini/, la seconda è presa da https://www.fotoeweb.it/sorrentina/Foto/Conca%20dei%20Marini/Conca%20dei%20Marini%20-%20Torre%20saracena.jpg

martedì 13 aprile 2021

Il castello di martedì 13 aprile




SAN PIO DELLE CAMERE (AQ) - Borgo fortificato di Castelnuovo

Castelnuovo nacque nel Basso Medioevo per spinta degli abitanti di due piccoli centri della zona, Riga e Stefanescu; il nuovo borgo è attestato per la prima volta nel 1173 come "Castelnuovo in Valva", feudo del territorio della diocesi valvense ceduto da Oddone, signore di Pettorano, a un certo Gualtiero di Attenolfo e nel cui territorio ricadevano anche i due centri fondatori e Torre di Peltuinum. Il borgo fortificato, nella parte superiore del colle dove si sviluppa il paese, risale al XII secolo, mentre il centro abitato sottostante è stato costruito a partire dal secolo successivo; l'edificazione del paese avvenne anche attraverso la spoliazione della vicina città romana di Peltuinum, a cavallo tra i comuni di San Pio delle Camere e Prata d'Ansidonia, i cui materiali furono utilizzati anche in altri centri medievali limitrofi. Nel 1239 il castello fortificato fu fatto riparare dall'imperatore Federico II di Svevia, insieme ad altri castelli del territorio, con lo scopo di controllare le ribellioni dei feudatari locali. Castelnuovo non compare tra i castelli che nel 1254 parteciparono alla fondazione della città dell'Aquila e nel 1423 si arrese all'esercito di Braccio da Montone, che durante la guerra dell'Aquila stava conquistando tutti i centri della zona. Nel Quattrocento ricadevano nei territori di Castelnuovo diversi edifici ecclesiastici, elencati attraverso una nota catastale del periodo: San Silvestro a Riga, Santo Stefano a Stefanescu, Santa Maria della Carità a Castelnuovo, Santa Lucia e San Giovanni a Peltuinum. Nel corso secolo successivo, il borgo fu concesso come feudo baronale a Miguel de Betrian, comandante spagnolo dell'esercito di Carlo V d'Asburgo, insieme ad altri paesi della zona; il feudo passò quindi a Geronimo Xarque, alla famiglia Carafa e, infine, ai Caracciolo di Marano. Dal XV secolo iniziò la lunga serie di eventi sismici che causarono notevoli danni all'abitato: il terremoto dell'Italia centro-meridionale del 1456, il terremoto dell'Aquila del 1461 (a seguito del quale morirono 28 persone) e quello del 1703, il terremoto della valle dell'Aterno del 1762, il terremoto della Marsica del 1915, il terremoto del Gran Sasso del 1950-1952 e infine quello dell'Aquila del 2009 (nel quale sono morte 5 persone); è stato ricostruito come in quattro di questi eventi (1461, 1703, 1762 e 2009) il borgo abbia subito danni pari o maggiori al IX grado della scala Mercalli, cioè la quasi completa distruzione dell'abitato. Nonostante ciò, però, non è mai avvenuto un fenomeno di dislocamento del centro, che anzi è stato sempre ricostruito; dopo il terremoto del 1703, in particolare, venne riempito il fossato del castello e furono aperte nuove vie nei bastioni medievali, ma il riutilizzo dei materiali di crollo nella ricostruzione ha causato un deterioramento della resistenza sismica degli edifici. Nel contesto delle leggi eversive della feudalità e della riorganizzazione amministrativa del regno di Napoli sotto il dominio napoleonico, nel 1806 Castelnuovo ricadde come comune autonomo nel circondario di Barisciano, a sua volta facente parte del distretto di Aquila. Il borgo fortificato di Castelnuovo è la parte più antica ed elevata del paese: presenta una caratteristica forma a castello con un'urbanistica in stile romano (strade ortogonali sviluppate intorno a due arterie principali centrali). Questo tipo di impiantistica è unico nell'ambito geografico dell'Abruzzo aquilano e solamente la città dell'Aquila stessa (costruita nel XIII secolo) presenta un'organizzazione planimetrica simile; inoltre, per la costruzione del borgo, furono riutilizzati materiali proveniente dalla vicina città romana di Peltuinum. La pianta del borgo è rettangolare, con lati di lunghezza di 70 metri (lati sud-ovest e a nord-est) e 56 metri (lati sud-est e nord-ovest); è suddiviso in quattro isolati principali, dei quali quello a sud-est ha subito maggiori modificazioni rispetto all'impianto originale. La via principale attraversa il borgo da sud-ovest (ingresso che fino al 1940 presentava un arco a tutto sesto, poi abbattuto) a nord-est e ha una larghezza media di 3,50 metri; il decumano massimo, invece, presenta nell'ingresso a sud-ovest un arco a tutto sesto, una volta coperto da volta a botte ormai diruta. Gli edifici interni presentano ancora elementi medievali, tra cui archi gotici e portali trecenteschi, oltre a dei tipici gradini di accesso alle abitazioni di forma perfettamente semicircolare, con tre gradini concentrici di diametro decrescente in altezza. Nei sotterranei degli edifici sono tuttora presenti le antiche carceri del castello, costituite da celle unite a grandi sale con panche in pietra; infine, nel lato nord-ovest si sono conservate le piccole aperture di forma rettangolare nelle mura esterne, che consentivano l'affaccio dal camminamento della fortificazione. Altri link suggeriti: https://www.giosacchetti.com/reportage/stories/laquila-terremoto/index.html (foto varie della frazione devastata dai terremoti), https://www.archilovers.com/projects/146484/gallery?1208569, http://www.comune.prato.it/gallerie/protezionecivile/?action=dettaglio&id_album=8&id_galleria=205&lang=it&nomefile=bra_04.jpg

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelnuovo_(San_Pio_delle_Camere)

Foto: la prima è presa da http://www.comune.prato.it/gallerie/protezionecivile/?action=dettaglio&id_album=8&id_galleria=205&lang=it&nomefile=_arch_01.jpg, la seconda è di Fra00 su https://it.wikipedia.org/wiki/Castelnuovo_(San_Pio_delle_Camere)#/media/File:Castelnuovo_(San_Pio_delle_Camere)_-_borgo_e_chiesa.png

lunedì 12 aprile 2021

Il castello di lunedì 12 aprile


 

CASOLE D'ELSA (SI) - Castello in frazione Gallena

Situata fuori dai confini comunali, nel territorio di Casole d’Elsa, Gallena conserva due torri in pietra dell’antico castello. La prima testimonianza di questo risale al 29 aprile 994, quando Tegrimo del fu Ildebrando donò alla propria moglie Sinderada, figlia di Guido visconte, la quarta parte della curtis di Piscina Nera, detta Gallena, con la torre, il castello e la chiesa intitolata a S. Pietro. Nel Duecento il villaggio di Gallena costituiva un comunello del contado senese. Menzionato già nell’XI secolo, dal 1285 fu sotto Siena che lo fortificò. Nel Medioevo era conosciuto con il nome di Piscina Nigra: costituiva un feudo appartenente ai signori Lombardi di Staggia, i quali erano proprietari di molti altri castelli della Montagnola. Sembra sia entrato in decadenza già dal XV secolo. Dopo lunghi anni di abbandono diversi edifici del paese sono stati restaurati con oculatezza, come una bella casa torre e la chiesa di San Pietro.

Fonti: http://www.prolocosovicille.it/it/territorio/gallena, https://www.poderemonti.net/image/maps_paths_in_casole_delsa-_trekking_walks.pdf, testo di Aldo Innocenti su http://www.ursea.it/gite/gallena/gallena.htm

Foto: la prima è di Aldo Innocenti su http://www.ursea.it/gite/gallena/gallena_casa_torre_1.jpg, la seconda è di Francesco Viti su https://mapio.net/pic/p-44651911/

domenica 11 aprile 2021

Il castello di domenica 11 aprile


BRISIGHELLA (RA) - Castello di Ceparano

Il castello di Ceparano (castrum Cipariani, oppure Ceparani o ancora Cipriani) si trova al di sopra di uno sperone roccioso in calcarenite (spungone), posto nelle vicinanze del Rio Crete sulla destra idrografica del fiume Marzeno, un tributario del Lamone, sulle prime alture appenniniche nelle vicinanze di Faenza. La prima menzione del toponimo risale all’anno 965, in un documento dell’Archivio del monastero di S. Andrea Maggiore e poco dopo, nel 970, nell’Archivio arcivescovile di Ravenna. Il castello era forse una delle proprietà di Ängelrada figlia del comes palatii ravennate, e in seguito risulta tra le proprietà del monastero di Santa Maria del Sacro Palazzo. Nella metà del XII secolo apparteneva ai Guidi. Probabilmente già a partire dal XII secolo venne realizzata una zona signorile, forse una Rocca sull’altura del sito. Nel 1167 il castello di Ceparano fu parzialmente distrutto dai Faentini che lo contesero alla potente famiglia toscana per tutto il Medioevo, alternandosi con nuove fortificazioni e distruzioni. Oltre al castello nelle testimonianze scritte vengono anche menzionate diverse abitazioni e strutture che dipendono dal fortilizio ma che si trovano all’esterno. Nel 1258 per esempio la comunità del Monte di Ceparano venne costretta a demolire dal podestà faentino il castrum e tutte le strutture fortificate e a ricostruire il castello e la pieve in una diversa posizione e le abitazioni "in loco qui non sit in fortiliciis". La fortificazione passò nelle mani dello stato pontificio (sotto il controllo del cardinale Albornoz), come gran parte della Romagna ma poco dopo ne entrarono in possesso i Manfredi che lo occuparono fino al 1467. Il più importante esponente di questa famiglia che intervenne all’interno dell’insediamento fu Astorgio Manfredi che vi fece edificare un’imponente torre, come indica un’epigrafe del 1378 (ora conservata alla Pinacoteca Comunale di Faenza), dotata di becco a scarpa e pianta ogivale, adatta per le nuove tecniche di assedio con armi da fuoco. Dopo il Trecento con il mutare del quadro politico generale, il ruolo strategico militare di Ceparano venne scemando. Su di esso vantarono pretese diverse famiglie, soprattutto i Pagani e gli Ubaldini; passato nel 1505 ai Veneziani e l’anno successivo al Papa, il castello venne poco a poco abbandonato e, divenuto covo di briganti, fu demolito nel 1577 per ordine della Santa Sede. Della rocca restano i ruderi di una torre ovale, basamenti del muro di cinta e le fondamenta, oltre alla cisterna quasi del tutto interrata. Gli scavi archeologici, iniziati nell'estate del 2018 hanno riportato alla luce le strutture del fortilizio medievale e due aree cimiteriali, oltre a una diffusa area abitativa sull’altura opposta rispetto all’area signorile e lungo le pendici che digradano verso il Marzeno. Altri link suggeriti: http://www.historiafaentina.it/Monumenti/ceparano.html, https://www.ilbuonsenso.net/ceparano-marzeno-faenza-storia/, https://digilander.libero.it/spungone66/castello_di_ceparano.html, https://www.ravennawebtv.it/gli-scavi-archeologici-a-ceparano-svelano-abitazioni-e-una-grande-area-cimiteriale/ (video)

Fonti: https://disci.unibo.it/it/ricerca/missioni-archeologiche/brisighella-ra/castello-ceparano-brisighella-ravenna, https://www.spaziindecisi.it/space/torre-di-ceparano/

Foto: la prima è di Pietro Fabbri su https://www.tourer.it/scheda?castello-e-torre-di-ceparano-ceparano-brisighella, la seconda è di Christian Nannetti su http://escursionismo360.blogspot.com/2017/12/lanello-della-torre-di-ceparano-e-il.html

sabato 10 aprile 2021

Il castello di sabato 10 aprile


CELLAMARE (BA) - Castello Caracciolo

Le origini di Cellamare si fanno risalire al secolo XI; l'unico documento attendibile in tal senso può essere considerato uno statuto delle città e delle terre appartenenti all'Arcidiocesi di Bari, compilato nel 1171 dall'arcivescovo Rainaldo nel quale per la prima volta si cita una località di nome Cellamare o Cellamarii. Alcuni storici sono invece concordi nel segnalare l'esistenza di questo sito o villaggio di pastori e contadini in concomitanza con le escursioni saracene. Si racconta infatti che nel 988 i Saraceni attuarono una delle più feroci incursioni nel territorio intorno a Bari, depredando le popolazioni ed incendiando le loro abitazioni. Dopo aver distrutto Ceglie e Valenzano si trasferirono nel territorio di Capurso, ma qui furono respinti ed uccisi dai capursesi e cellamaresi. La zona ancora oggi viene chiamata Massaracina per ricordare il massacro dei saraceni. In quanto al toponimo "Cellamare" gli storici rimandano all'episodio riguardante l'arcivescovo di Bari Giovanni V, che a seguito della distruzione di Bari perpetrata dal sovrano normanno Guglielmo il Malo si rifugiò col suo seguito nel territorio che da allora mutò il nome da Cella Amoris in Cella Amaris per sottolineare il dolore degli esuli. Si ignora come e quando Cellamare si tramutò in feudo. Il primo signore di cui si hanno notizie è Roberto Venato. Gli successe il fratello Galeotto Venato, morto nel 1294. Con la sua scomparsa il feudo di Cellamare passò al Regio Fisco, cioè allo Stato per mancanza di eredi. Trasformatosi nuovamente in feudo nel 1407, Cellamare fu appannaggio di diverse famiglie (Sandionigi, Di Sangro, Marra, Giudice Caracciolo), fino a quando con l'avvento di Murat passò al regno di Napoli. Non esistono cronache, atti, documenti che possano stabilire con certezza la data in cui fu costruito l'antico castello baronale situato nel borgo antico di Cellamare, né il nome del feudatario che ne commissionò i lavori. Il primo nucleo fortificato doveva esistere già nel XIII secolo, quando si procedette alla costruzione delle mura e si insediarono i primi feudatari, Roberto e Galeotto Venato, dopo il periodo di giurisdizione vescovile. La parte più antica del palazzo è indubbiamente l'ala a destra del portale d'ingresso, comunicante con la terrazza, come evidenziano sia il tipo di muratura, sia l'ingresso interno con arco a tutto sesto. Durante il secolo XVI l'edificio fu in larga misura trasformato e perse le caratteristiche di fortezza militare per diventare residenza signorile. In una lastra apposta al primo piano, sopra una delle porte di ingresso, c'è lo stemma dei Della Marra costituito da una banda controdoppiomerlata, accompagnata in capo da un lambello di tre pendenti, sormontato da cimiero piumato e colomba. Si legge l'iscrizione in lettere capitali che ricorda i lavori di riadattamento voluti da Felice Della Marra nel 1544: "VETVSTATE PENE COLLAPSA/ FELIX DE MARRA ISTAVRAVIT/ M544". Nel 1631 i Del Giudice diventano principi di Cellamare e si insediano nel palazzo trasformandolo, come fecero alla fine del secolo a Napoli con il palazzo dei Carafa di Stigliano a Chiaia. M. Pasculli Ferrara nel suo studio sui rapporti tra Napoli e la Puglia, e sull'influenza della cultura napoletana sulla nostra regione nota che: "la nobiltà che è grande promotrice di arte, vuole i suoi palazzi tutti egualmente decorati, secondo la solita parata ufficiale, sia il palazzo di Napoli, sia il palazzo che a noi può sembrare sperduto in un paesino". L'edificio è a pianta quadrangolare, con la zona basamentale a bugnato rustico delimitata da un cordolo, interrotto in facciata dal portale centrale a tutto sesto, con l'arma dei Giudice-Caracciolo al centro. L'androne ha la volta a botte unghiata ed è concluso all'interno da un basso arcone con un frammento scultoreo al centro, appartenente, probabilmente, ad una figura panneggiata e databile, con inevitabile approssimazione, tra il XIII e XIV secolo. Nel cortile centrale, con archi tompagnati, si affacciano i locali da lavoro, il frantoio, il mulino, le cantine, le stalle, l'antico accesso alla torre ed un piccolo ambiente sopraelevato con muratura a vista con archetti pensili. Il grande locale attiguo alla torre, a pian terreno e voltato a botte, dovrebbe appartenere al nucleo più antico del palazzo, per la presenza delle stesse finestre della torre, strette e lunghe, lievemente strombate. L'originario basamento a scarpa oggi non è più leggibile perché occultato da un muro rettilineo, tranne che nella parte terminale del palazzo dove in una stretta intercapedine, è ancora visibile l'antico paramento murario. Infatti su via Marconi è ancora visibile un tratto dell'antica scarpata, nascosta successivamente dalla realizzazione dell'avancorpo settecentesco, con l'ampia terrazza e la superficie bugnata. Il rivestimento a bugne corre uniforme anche lungo la parete di via Pacifico fino al prospetto in Largo Castello dove al di là del seicentesco portale si apre un grande androne che consente l'accesso alla corte interna. Qui si osservano le aggiunte, le manomissioni e i rifacimenti che ne hanno modificato la forma rendendola complessa e affascinante. Durante il periodo fascista, la casa castellana fu adibita a scuola dalla parte che si affaccia su via Marconi e la sede municipale su vico II dietro il castello. Altri link per approfondire: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/bari/cellamare.htm, http://www.rossirestauri.com/prcastellocellamare.html, http://www.nobili-napoletani.it/Giudice-Caracciolo.htm, https://soundcloud.com/le-strade-raccontano/leggenda-largo-castello (leggenda audio), https://www.youtube.com/watch?v=QQ0UdnAzonU (video di Linda Morgese)

Fonti: https://www.comune.cellamare.ba.it/vivere-il-comune/territorio/da-visitare/item/castello, https://www.lavocedimaruggio.it/wp/fortezze-e-castelli-di-puglia-il-castello-di-cellamare.html

Foto: la prima è presa da https://soundcloud.com/le-strade-raccontano/leggenda-largo-castello, la seconda è presa da https://www.barinedita.it/reportage/n4255-torri-chiese-e-castelli--e-il-piccolo-sconosciuto-ma-valorizzato-centro-storico-di-cellamare#gallery-24

venerdì 9 aprile 2021

Il castello di venerdì 9 aprile



LONGHENA (BS) - Castello Buffoli

La storia del piccolo centro affonda le sue origini nell'antico castello dei Longhena, famiglia dispersa nel Seicento e sostituita dai Soncini, che ne acquisirono le proprietà. Il castello venne occupato durante la campagna del 1452 -53 da Cesare Martinengo condottiero agli ordini di Gentile da Leonessa ( 1452 ) e l’anno dopo da Francesco Sforza, che con le sue truppe si accampò presso Longhena e Dello. Nei secoli, il borgo si sviluppò come agglomerato di cascine con relativi palazzi padronali, espandendosi soprattutto a nord del castello e lungo la via principale, fino al crocevia con la strada per Mairano. La stessa strada, oggi via XXIV Maggio, seguiva a sua volta il corso del Vaso Fiume, un canale artificiale, che al tempo era in più punti scoperto e attraversabile da ponticelli. Nel Settecento fu costruita la chiesa parrocchiale. L'antico castello, prima dei Longhena e poi dei Soncini, risale al Cinquecento e nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti e adattamenti al suo utilizzo di residenza e cascina. La trasformazione in cascina non si sa bene se si debba alla Famiglia Soncini (incontro al 1570) oppure all’ultimo componente della Famiglia Sangruis de Longhena. Nella mappa del catasto Napoleonico del 1809 compare la planimetria del complesso, circondato dal fossato, al di là del quale compare il piccolo oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, successivamente demolito. Ad oggi ne rimangono il mastio principale, un corpo di fabbrica a sud di questo e l'accesso principale a nord, dove sono ancora visibili: uno stemma illeggibile sul portale, la posterla e le fenditure per il funzionamento di un ponte levatoio, a dimostrazione che, un tempo, doveva essere presente una fossa di difesa attorno all'edificio. L’androne d’ingresso al castello è ridotto a stalla. Nei primi anni del secolo scorso era ancora in relativa buona condizione, poi il disastroso sfacelo.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Longhena, http://www.comuniterrebasse.it/edifici-storici.html?id=80, http://old.comune.longhena.bs.it/media/File/PGT2011/PDR/PDR_T/C.3A_relazione%20e%20mappe%20storiche/C3A_relazione%20NucleoAnticaForm.pdf

Foto: la prima è presa da http://old.comune.longhena.bs.it/media/File/PGT2011/PDR/PDR_T/C.3A_relazione%20e%20mappe%20storiche/C3A_relazione%20NucleoAnticaForm.pdf, la seconda è presa da http://www.comuniterrebasse.it/edifici-storici.html?id=80