venerdì 20 maggio 2022

Il castello di venerdì 20 maggio

 

                                            


ORTUCCHIO (AQ) - Castello Piccolomini

Il centro, situato a ridosso del colle che acquisì il nome di Ortuclae o Ortuclum, veniva chiamato in epoca medievale Ortygia. Posto nel lato sud-orientale della famosissima Piana del Fucino, era un punto altamente strategico, infatti il lago era circondato da una fittissima rete di roccaforti che venivano ad essere utilizzate per controllare il territorio. Questa è nello specifico la suddivisione delle fortezze: nella porzione settentrionale c’era il castello Piccolomini di Celano, nella porzione di ovest c’era il castello Orsini – Colonna di Avezzano, a sud è presente la torre di Trasacco, a sud-est la rocca Piccolomini di Ortucchio, e infine nella porzione ad est le fortificazioni di Pescina e di Venere. Tali fortificazioni, disposte quasi a scacchiera, facevano parte di un piano difensivo realizzato con grande intelligenza, non a caso sorgevano nei punti che nel rispetto delle strategie potessero aiutare a difendere nel miglior modo possibile il lago. Di sicuro è stata proprio la fortezza di Ortucchio a garantire la difesa alla zona da quegli attacchi che non di rado provenivano dalle zone della Valle del Sangro, ma anche dalle Puglie o dalle zone Sannitiche o Napoletane. Il nome del paese “Ortucchio”, deriva dal latino “Hortus Aquarum” che letteralmente significa “Giardino delle acque” proprio in onore di questa sua particolare collocazione, e furono probabilmente i romani a dare questo nome al paese, in quanto esso costituiva una penisola appartenente al lago anche se poi con il progressivo innalzamento delle acque la penisola divenne una vera e propria isola: sembra quasi strano riferirsi ad un paese in questi termini. Assoggettato a Ruggero conte di Celano, Ortucchio passò successivamente grazie a Ferdinando d'Aragona sotto la signoria di Antonio Todeschini Piccolomini. L'avvento dei Piccolomini mutò sensibilmente l'aspetto del paese, migliorando la condizione sociale. La dominazione spagnola e il successivo avvento dei briganti, legati alle rivolte napoletane di Masaniello, recarono devastazioni e gravi danni alla precaria condizione economica di quel periodo. A tutto ciò si aggiunsero la peste del 1656 e le devastanti e improvvise inondazioni del lago Fucino. Il terremoto della Marsica del 1915 causò circa 1.200 vittime su un totale di 2.534 abitanti e gravissimi danni al patrimonio architettonico di Ortucchio, in particolare alla chiesa di Sant'Orante e al castello Piccolomini. Il paese fu ricostruito nel corso del XX secolo. Il castello Piccolomini inizialmente sorgeva sull'isola di Ortucchio presso il lago Fucino. Erano proprio le acque di questo bacino che riempivano il fossato intorno alla struttura, scavato nella roccia, e che fungevano da via d’accesso al castello, costituendo insieme alle mura della fortezza una vera e propria peschiera dalle notevoli dimensioni che permetteva il passaggio ai livelli superiori della struttura. I locali del livello inferiore sono vicini ai due archi a sesto acuto. E' proprio questa caratterizzante immersione nelle acque da parte dell’edificio che lo rende speciale, soprattutto perché nel panorama italiano risulta uno dei meglio difesi, almeno fino al prosciugamento del Fucino avvenuto nella seconda metà dell'800 da parte di Alessandro Torlonia che rispolverò un progetto di epoca romana che fu messo in pratica già per esempio sotto Giulio Cesare, ma senza sviluppi positivi. Nel 1855, invece, iniziarono seri lavori per il definitivo prosciugamento che in realtà però si conclusero dopo circa venti anni: il Fucino infatti, essendo privo di canali di scolo, aveva una superficie variabile, ed anche la sua profondità era soggetta a numerosi cambiamenti, e di sicuro questo fatto non era positivo per coloro che vivevano nelle sue vicinanze, che dovevano fare spesso i conti con allagamenti immediati, soprattutto nei periodi in cui le piogge si facevano insistenti. Il prosciugamento fu accompagnato anche da un’opera di bonifica con la costruzione di canali per circa 285 chilometri e ponti. Con l'avvenuto prosciugamento, la protezione è venuta meno. Il castello ha una pianta rettangolare con massicci torrioni circolari agli angoli delle mura, notevolmente corrosi, con quello di nord-ovest del quale rimane solo il basamento (secondo fonti non certe, fu abbattuto per lasciare il posto ad una nuova struttura, probabilmente una piazza, mai realizzata però). Il portale d'ingresso al castello si trova sul lato delle mura verso il paese e sopra il portale è presente una lapide che riporta la data della ricostruzione da parte dei Piccolomini. Ad esso si accede tramite il ponte levatoio, unico ingresso alla struttura. Strana risulta essere la collocazione dell’ingresso su uno dei lati corti del castello e non su uno dei lati lunghi come solitamente accade e probabilmente questo aspetto è stato ereditato dalla struttura precedente. All'interno delle mura si trova il mastio, che rappresenta la struttura più antica del castello, risalente al tardo '400 e caratterizzato da una merlatura su tutto il suo perimetro. Che sia l'elemento più antico lo si deduce dalla particolarità che esso risulta inglobato nella cortina muraria, anziché essere in linea con la stessa, distinguendosi così dalla classica tipologia delle fortificazioni più tarde. Ancora oggi sono visibili le tracce dei muri e delle imposte delle volte che permettono di individuare facilmente gli ambienti che dividevano l’estensione del maniero: sono osservabili gli ambienti abitativi, quelli di guardia e di servizio fra cui i ricoveri ed i magazzini. Secondo le ricostruzioni effettuate anche la piccola porta di cui si avvalevano le guardie di ronda si trovava al di sopra del portale d’ingresso principale. La struttura in stile rinascimentale fu voluta nel 1488 da Antonio Todeschini Piccolomini, dopo la distruzione di una precedente fortificazione da parte di Napoleone Orsini per volontà di papa Pio II, avvenuta durante la guerra tra Ruggerotto Acclozamora, l’ultimo dei conti di Celano e della lunga dinastia dei conti dei Marsi e la madre Jacovella che il figlio vedeva come fedele alla casa aragonese, mentre egli era di fede angioina, dunque la fece imprigionare nel precedente edificio. Danneggiato dal terremoto del 1915 l'edificio è stato restaurato negli anni settanta e oggi è monumento nazionale. Il castello è dotato una sala convegni ed ospita frequentemente mostre ed incontri culturali. La leggenda narra che il fantasma della "Vergine pallida" compaia la notte sulla torre del Castello e con lei un uccello che canta una triste melodia. La Vergine è la figliola di un Signore di Ortucchio, che fu avvezzo a compiere ogni sorta di malefatte, innamorata perdutamente di un giovane ed ardito pescatore che, ogni notte, veniva a prenderla per condurla al centro del Lago dove si scambiavano eterne parole d'amore. Spesso, con la sua barchetta, si avvicinava al castello cantando stornelli d'amore perché la sua bella li udisse... Insospettito il Signore del Castello scoprì la tresca e diede in moglie la figlia al Signore del Castello di Celano. Prima di recarsi dal suo Sposo, la giovane fanciulla volle incontrare, all'alba, il suo amato per l'ultima volta. Arrivata a Celano, la giovane sposa si chiuse nel suo dolore finché, devastata dalla mancanza del suo amato, morì lanciandosi da una finestra del Castello, mentre il pescatore fu ucciso da suo padre in agguato. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=qgkd6t-Nr3A (video di Angelo Stornelli), https://www.youtube.com/watch?v=Cscp97-Q1Pg (video di Salvatore la capruccia), https://www.youtube.com/watch?v=_GR-kyuF93Q (video con drone di cvdigital Vinsent),https://www.terremarsicane.it/torri-borghi-e-castelli-medievali-il-castello-piccolomini-di-ortucchio/, https://www.dronicustomerservice.it/castelli-rocche-e-torri-dabruzzo/castello-medievale-di-ortucchio/ (foto aeree molto belle), https://www.youtube.com/watch?v=izQMrH5n5eM (video di Droni AltaVista)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ortucchio, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Piccolomini_(Ortucchio), https://www.inabruzzo.it/ortucchio-aq-castello-piccolomini/, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/ortucchio.htm

Foto: la prima è di Giovanni Casale su https://abruzzoturismo.it/it/castello-piccolomini-ortucchio-aq, https://abruzzoturismo.it/it/castello-piccolomini-ortucchio-aq, la seconda è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini su https://www.facebook.com/CastelliRoccheFortificazioniItalia/photos/a.10157696826090345/10152328054160345

giovedì 19 maggio 2022

Il castello di giovedì 19 maggio


 
SERRAMAZZONI (MO) - Torre della Bastiglia in frazione Ligorzano

Ligorzano compare per la prima volta in una carta dell’Archivio capitolare di Parma del 1039 col nome di Legorzanum Castrum, che indicava probabilmente l’antico fortilizio costruito a sostegno del Castello di Monfestino del quale rimane la torre merlata detta “Torre della Bastiglia”. La torre segnò per molto tempo il valore strategico di Ligorzano, soprattutto dall’ XI al XIII secolo. E' composta da 6 piani fuori terra. Nei pressi di essa alcuni edifici residenziali presentano portali in sasso scolpito con architravi lavorati di buona fattura e con incisa la data 1578. E' visibile solo dall'esterno.

Fonti: http://www.visitserramazzoni.it/ligorzano/, http://www.comune.serramazzoni.mo.it/territorio/bellezze_visitare/torre_della_bastiglia_1.aspx,https://www.inappenninomodenese.it/torre-della-bastiglia/, https://www.agenziademanio.it/export/sites/demanio/download/schedeapprofondimento/Torre_bastiglia.pdf

Foto: la prima è di Giovanna Barbieri su https://www.tourer.it/scheda?torre-della-bastiglia-ligorzano-serramazzoni, la seconda è presa da http://serra-viva.blogspot.com/p/serra-da-salvare-la-torre-della.html

mercoledì 18 maggio 2022

Il castello di mercoledì 18 maggio


BRESSANONE (BZ) - Palazzo Vescovile (o Castello)

Il Palazzo Vescovile, la cosiddetta Hofburg, conosciuto anche come il “Castello di Bressanone”, era l'antica residenza dell'ordinario della diocesi quando questa era ancora presso la cittadina altoatesina. La costruzione iniziò nel 960 allorché i vescovi di Sabiona si trasferirono nella conca bressonica. Poi, nel 1150 fu contornata di mura. Bressanone è rimasta ininterrottamente sede vescovile per otto secoli, fra il 1027 ed il 1803. Fin dal Medioevo, quando gli imperatori tedeschi dovevano andare a Roma, si facevano quasi sempre ospitare dai vescovi di Bressanone, facendovi tappa fissa. Costoro infatti non erano altro che principi dipendenti del regno germanico, e già in quello che oggi è il vecchio palazzo v'erano locali riservati agli imperatori ed al loro seguito, appositamente ricavati nell'angolo sud-ovest del castello. Nel Medioevo i principi vescovi di Bressanone nominavano in tutta piena libertà e discrezione i governatori e i consiglieri che li avrebbero sostituiti nell'esercizio del potere temporale quando fossero assenti o impediti. Un primo edificio in questo luogo venne eretto nel 1296 come residenza dei Signori di Bressanone. All'epoca si trovava adiacente all'angolo sud-occidentale delle mura. Nel 1595 il cardinale Andrea d'Austria, Principe vescovo di Bressanone, iniziò il grande cantiere di ristrutturazione per trasformarlo in una sontuosa residenza. Il progetto venne affidato all'architetto di corte Alberto Lucchese, che concepì un progetto italianeggiante, tardo-rinascimentale. Nel 1606, con la costruzione dell'ala orientale del palazzo si ottennero nuovi locali destinati alla Cancelleria aulica (la Hofkanzlei). Sia la sala del consiglio aulico che l'anticamera vennero rivestiti in cirmolo. Nell'anticamera sopra il rivestimento si trova il fregio con gli stemmi dei componenti del consiglio aulico dal 1543 al 1791. Il tavolo e le poltrone sono originali: le piccole differenze di forma delle sedie indicano l'ordine gerarchico dei singoli membri. Alla morte del cardinale Andrea, il suo successore Christoph Andreas von Spaur portò avanti i lavori di restauro del complesso, senza però seguire i piani del suo predecessore. Tra il 1707 ed il 1711 il principe-vescovo Kaspar Ignaz, che era anche conte di Künigl, sottopose il secondo piano dell'ala occidentale ad un'opera di ammodernamento tale da poter ospitare degnamente le visite dell'Imperatore. La zona imperiale, costituita da una sala di ricevimento, un'anticamera, una sala da pranzo, un soggiorno e un salottino cinese, venne appositamente arricchita di affreschi, stucchi e tappezzeria veneziana, ovviamente in seta orientale. Nelle due salette situate nella parte terminale della zona imperiale sono esposte l'argenteria da tavola, proveniente da Asburgo, e le porcellane di manifattura imperiale della corte di Vienna, comperate nel 1765 in occasione della visita dell'imperatrice Maria Teresa. Nelle sale dei ricevimenti e del cameriere sono esposti diversi ritratti di prelati e principi vescovi, mentre nel locale di ricreazione, poi studio privato del vescovo, è conservata una preziosa stufa in maiolica, realizzata nel 1546 da Bartlmä Dill Riemenschneider, con formelle dipinte raffiguranti la storia di Giasone e Medea. Vero e proprio gioiello del primo Settecento, la cappella aulica, intitolata all'Immacolata Concezione, è ubicata nell'ala ovest del palazzo vescovile ed è parte integrante del percorso museale. Ristrutturata nel 1707 per volere del principe vescovo Kaspar Ignaz conte di Künigl, la cappella custodisce al proprio interno, sulla volta, luminosi affreschi del pittore austriaco Kaspar Waldmann e quattro interessanti tavole, raffiguranti scene della vita di Maria, del medesimo artista. L'altare maggiore in marmo è opera di Cristoforo Benedetti, la decorazione in stucco di Bernardo Pasquale, mentre la pala d'altare è opera di Johann Georg Dominikus Graßmair. Il complesso vescovile è incentrato sul grande cortile chiuso da quattro ali di tre piani. Le facciate esterne del palazzo sono di color rosa tea con decorazioni in porpora. Le ali meridionali e settentrionali, presentano un triplice loggiato di epoca rinascimentale, mentre risultano barocche le facciate ad est ed a ovest. Tra le arcate del secondo livello dei loggiati, trovano posto 44 statue in terracotta rappresentanti i membri della famiglia degli Asburgo (la potente dinastia cattolica imperiale deposta da Napoleone), opera del 1600 dello scultore Hans Reichle. All'esterno, esattamente verso Bolzano, è collocato il “Giardino dei Signori”, straordinaria realizzazione floreale ricostruita alla fine del XX secolo sul progetto originale del 1831. Il giardino, che è racchiuso da mura alte due metri, è diviso in quattro sezioni con altrettante aiuole, dove crescono fiori ed ortaggi. Al centro delle aiuole vi è una fontana bronzea. Il palazzo fu residenza dei Principi-vescovi di Bressanone fino al 1973, dal 1976 è sede del Museo diocesano, che espone parti del Tesoro del Duomo di Bressanone, tra cui la casula col motivo dell'aquila del X secolo e le vesti del Beato Vescovo Hartmann del XII secolo, nonché opere d'arte dal Medioevo all'arte moderna. Il palazzo ospita anche una mostra permanente di presepi, una delle collezioni più importanti d'Europa, di cui uno dei maggiori promotori fu il principevescovo Karl Franz Lodron. Questa raccolta, in cui spicca un “Presepe annuale” con circa 5.000 figure, merita una visita non solo nel periodo natalizio. Altri link proposti: https://www.suedtirolerland.it/it/video/il-museo-diocesano-di-bressanone/ (video), https://www.rainews.it/tgr/bolzano/video/2021/05/blz-palazzo-vescovile-bressanone-mostre-raffaello-dante-novacella-efe967eb-f16c-4e43-aa23-cf0b1e91090f.html (video)

Fonti: testo di Stefano Favero su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/bressanone.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Vescovile_(Bressanone), https://www.bressanone.holiday/palazzo-vescovile/

Foto: la prima è presa da https://www.sentres.com/en/poi/fortress/imperial-palace-of-bressanone-hofburg-brixen/61281711/, la seconda è presa da https://www.vivosuedtirol.com/it/musei/museo-diocesano-hofburg-bressanone/

martedì 17 maggio 2022

Il castello di martedì 17 maggio

 


CHIEUTI (FG) - Mura e torri

L' abitato sorge sulle antiche rovine di "Cliternia", proprio su uno sprone affacciato sul Mare Adriatico, fra il torrente Saccione ed il fiume Fortore. Verso la fine del 1470 la zona fu abitata da soldati a seguito di Giorgio Castriota Skanderbeg principe di Albania, accorso in aiuto dell’amico Ferrante I d’Aragona assediato a Barletta dagli angioini e dai feudatari ribelli. Quest’ultimo in segno di riconoscimento fece dono allo Skanderbeg di diversi feudi tra i quali ricordiamo Montesantangelo, Trani e San Giovanni Rotondo. Chieuti nel XVI secolo era un borgo fortificato e a testimonianza di ciò stanno le 4 torri ottagonali agli angoli (probabilmente fu ricostruito su un sito preesistente, di epoca sveva) e le mura che circondano il centro storico. Dopo la morte dello Skanderbeg e l’invasione dell’Albania da parte dei turchi si susseguirono le migrazioni di famiglie albanesi che fuggivano dalla loro Patria per non sottostare al dominio Ottomano. In età moderna fu feudo delle famiglie Carafa, de Guevara, Gonzaga, d'Avalos e Maresca. . Chieuti si presenta come un borgo fortificato. Infatti quello che oggi è il centro storico, è circondato dalle mura con quattro torri ottagonali agli angoli delle stesse.

Fonti: https://www.araldicacivica.it/comune/chieuti/, https://www.paesionline.it/italia/guida-chieuti, http://mondoarberesh.altervista.org/033.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Chieuti

Foto: sono entrambe di Vittorio Fuso Ph. su https://fondoambiente.it/luoghi/centro-storico-chieuti?ldc

lunedì 16 maggio 2022

Il castello di lunedì 16 maggio

NARNI (TR) - Castello in frazione Borgaria 

Il toponimo discende dalla parola arciporcaro, un termine con il quale, all'epoca della dominazione longobarda, si designava il sovrintendente dei boschi e pascoli destinati ai maiali, stanziato in questo piccolo paese appartenente al Ducato di Spoleto. All'inizio detta porcaria, in tempi recenti ha assunto il nome attuale. Durante il medioevo era un castello appartenente alla diocesi di Narni, già a partire dall'anno 1191. Durante l'anno 1291, partecipe con Narni ed Amelia della rivolta del pagamento del censo alla Chiesa, venne colpita da un interdetto. Più tardi, nel 1508, Papa Sisto IV impose l'obbligo collettivo di prestazione d'opera per costruire la porta delle Arvolte di Narni; un giudice, però, li liberò da questa imposizione in seguito alle richieste dei popolani. Dell’impianto medievale del castello, di base poligonale, e delle sue appendici rimangono pochi elementi: rimangono solo alcuni tratti di mura, una torre a pianta circolare, e i resti di una rocca (collocata in cima a un colle di fronte all’abitato e avente funzione di avvistamento). 

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Borgaria, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-borgaria-narni-tr/, http://www.turismonarni.it/ita/19/territorio/ 

Foto: tutte e tre prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-borgaria-narni-tr/

giovedì 12 maggio 2022

Il castello di venerdì 13 maggio



RACCONIGI (CN) - Castello Savoia

Il Castello di Racconigi è una delle Residenze Reali d’Europa che ha più Storia e più storie da raccontare; e che propone, perfettamente conservati, splendidi decori di diverse epoche ed una miriade di mobili espressioni di gusti e stili eterogenei. Dal 1997 è iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO come parte del sito seriale delle residenze sabaude. Le prime notizie di una fortificazione presente a Racconigi risalgono all'XI secolo, epoca in cui il territorio era parte della Marca di Torino e dove Bernardino di Susa edificò o riadattò un'antica casaforte, sui resti di un precedente monastero. Nel 1091, alla morte della marchesa Adelaide di Susa, i territori furono occupati dal nipote Bonifacio del Vasto e il feudo di Racconigi entrò quindi a far parte dei possedimenti dei marchesi di Saluzzo. Successivamente, il nipote di Bonifacio del Vasto Manfredo II di Saluzzo ampliò la struttura esistente facendo innalzare un primo castello a pianta quadrata con cortile interno, destinandolo a difesa strategica per i territori del marchesato. Nel 1372 il marchese Federico II di Saluzzo cedette in pegno il castello ai conti Falletti ma dopo alcuni anni ritornò di proprietà dei Marchesi di Saluzzo. Infine, nella seconda metà del XIV secolo, un figlio illegittimo di Ludovico, ultimo principe di Savoia-Acaia, ottenne il feudo e il castello di Racconigi, dando inizio alla linea dinastica dei Savoia-Racconigi estintasi nel 1605. Nel 1620 il duca Carlo Emanuele I di Savoia ne fece dono a suo figlio Tommaso Francesco di Savoia, capostipite della dinastia Savoia-Carignano. A quel tempo la struttura appariva come un classico castello medievale: una massiccia fortezza in mattoni nudi a pianta quadrata, con quattro grandi torri angolari, il fossato, il ponte levatoio e un alto mastio laterale. L'impianto della struttura, rimasto pressoché invariato fino alla metà del XVII secolo, venne sottoposto ad un primo rimaneggiamento su volere del figlio di Tommaso, Emanuele Filiberto, che commissionò nel 1676 a Guarino Guarini la prima, completa trasformazione della fortezza in "delizia". Egli innalzò, sfruttando l'ampio spazio interno della corte, un grande corpo centrale con copertura «a pagoda»; inoltre, sulla base delle due torri angolari della facciata settentrionale, sviluppò i due padiglioni di quattro piani, sormontati da un tetto a cupola quadrangolare con lanterne in marmo bianco. Tuttavia, il grandioso progetto del Guarini non coinvolse soltanto l'edificio, ma vide anche l'affiancamento del noto architetto francese André le Nôtre, che si occupò della risistemazione del vasto parco. A lavori ultimati, il 7 novembre 1684 Emanuele Filiberto sposò a Racconigi Maria Caterina D'Este A partire dal 1757 Ludovico Luigi Vittorio di Carignano commissionò all'architetto Giovanni Battista Borra un notevole rimaneggiamento secondo il gusto neoclassico tipico dell'epoca, a cui si deve il rifacimento della facciata meridionale con l'aggiunta del pròtiro tetrastilo con colonne corinzie sormontate dal frontone triangolare dentellato di ispirazione palladiana e l'antistante scalone monumentale. Gli interventi interni, invece, interessarono il Salone d'Ercole, l'attigua Sala di Diana e l'allestimento delle stanze dell'Appartamento Cinese, decorate con preziose carte da parati in carta di riso. L'attuale aspetto dell'edificio è in gran parte frutto del rimaneggiamento voluto nel 1832 dall'ultimo principe di Carignano, nonché neo re di Sardegna, Carlo Alberto. Egli ritenne necessario ampliare e abbellire ulteriormente la residenza, che da quel momento in poi cessò di appartenere alla famiglia Savoia-Carignano per passare alla corona di Sardegna, assumendo così lo status di «residenza reale», nonché eletta sede delle «Reali Villeggiature». Il sovrano affidò i lavori all'ingegner Ernesto Melano, che innalzò ulteriormente l'antica struttura quadrangolare attorno al corpo centrale e sviluppò le due grandi maniche laterali del prospetto meridionale, riproponendo il tema della cupola «a pagoda» come copertura delle due torrette angolari. Inoltre, la sistemazione comprese il rifacimento del piazzale e l'edificazione dei fabbricati a "C" che raccordano le nuove ali del prospetto sud ai retrostanti padiglioni della facciata settentrionale. Contestualmente a quest'intervento, vennero anche demoliti un mulino e alcune abitazioni antistanti che nascondevano alla vista il castello, dando luogo all'ampia piazza davanti all'ingresso principale, in asse con il lungo viale alberato antistante. Gli interni furono invece riallestiti alle esigenze dell'epoca affidando l'opera a Pelagio Palagi, che riarredò i nuovi ambienti mantenendo la coerenza con il gusto neoclassico. Con lui operò anche l'ebanista astigiano Gabriele Capello, detto «il Moncalvo» di cui si ricordano, tra le numerose opere conservate nel castello, i preziosi intarsi che ornano gli arredi e le ante delle porte del Gabinetto Etrusco, studio personale di re Carlo Alberto. A partire dal 1834, la Galleria di ponente fu oggetto del lavoro del pittore Marco Antonio Trefogli, che la ornò con raffinate grottesche, raffiguranti frutta e volatili. Insieme a Luigi Cinnati, Trefogli inoltre realizzò ornati e arabeschi per la Sala di ricevimento e la Sala da pranzo. Per il bagno di Carlo Alberto, dipinse nelle fasce ornamentali dei motivi floreali, oltre a grottesche, anfore, conchiglie, cigni e grifoni, mentre nel fregio sopra il cornicione sono state inserite delle figure di draghi alternate a girali. La sistemazione del parco, invece, fu affidata al paesaggista tedesco Xavier Kurten, che trasformò la precedente opera di Le Nôtre a favore di un'impostazione romantica. È di questi anni anche il progetto e la costruzione della Margarìa, la cascina in stile neogotico collocata al fondo del parco, nuovamente frutto della collaborazione di Ernesto Melano e Pelagio Palagi. Proprio nei viali di questo parco il 19 agosto del 1840 avvenne il primo incontro, organizzato dalle rispettive famiglie, tra il principe Vittorio Emanuele, futuro primo re d'Italia e la sua prima moglie, nonché cugina Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena. I due convolarono a nozze due anni dopo (1842) presso la Palazzina di caccia di Stupinigi e dal matrimonio nacque, tra gli altri figli, il principe ereditario Umberto I. Negli anni successivi, i successori di Carlo Alberto frequentarono meno assiduamente la dimora; tuttavia, con l'avvento al trono di Vittorio Emanuele III nel luglio del 1900, la residenza tornò ad essere sede delle «reali villeggiature» nei mesi estivi e autunnali. Nel 1901 il castello venne dotato di impianti idrici e di energia elettrica, con un nuovo sistema d'illuminazione lungo tutta la cinta muraria del parco, e nel 1902 fu anche installato un ascensore Stigler. Sempre a Vittorio Emanuele III si deve la decorazione delle pareti interne dello Scalone d'Onore, in una delle quali è riportata una delle più complete raffigurazioni genealogiche della famiglia reale, opera di Adolfo Dalbesio, autore anche delle altre quattro grandi tele raffiguranti stemmi di Casa Savoia. In base alle nuove esigenze della famiglia reale, vennero ammodernati molti locali del castello, tra cui l'appartamento dei sovrani al secondo piano. Qui, alle 23.15 del 15 settembre 1904, nacque l'ultimo re d'Italia Umberto II e una serie di importanti eventi si susseguirono: nel 1909 la residenza fu sede della visita dello zar Nicola II per sottoscrivere il Trattato di Racconigi mentre nel 1925 si svolsero le nozze della principessa Mafalda. Nel 1930 il principe Umberto ricevette in dono la residenza, in occasione delle sue nozze con la principessa Maria José del Belgio, celebratesi a Roma. A lui si deve il minuzioso reperimento presso le altre residenze sabaude di numerosi dipinti di famiglia, oggi conservati nelle varie gallerie e nei numerosi corridoi, e una raccolta di documentazione sulla Sindone di Torino. Vennero inoltre ristrutturati alcuni blocchi di appartamenti del secondo piano, tra cui le sale da bagno dei principi di Piemonte e il salotto della musica, con soffitti e pareti decorati in stile futurista da Fiore Martelli, allievo dell'illustre Giò Ponti. In seguito ai risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, il castello venne chiuso e avocato allo Stato italiano. Le principesse Jolanda, Giovanna e Maria e gli eredi della già scomparsa Mafalda intentarono una causa sull'illegittimità della donazione del 1930 a Umberto II. Difatti la Corte di cassazione nel 1972 decretò che solo un quinto del palazzo fosse confiscabile, cioè quello di proprietà di Umberto II, ma che allo Stato italiano doveva essere garantito il diritto di prelazione, in caso di vendita a privato. Nel 1980, dopo trentaquattro anni di esilio, Umberto II decise di vendere l'intera proprietà allo Stato, ponendo un'unica clausola: che la residenza e tutte le proprietà ad essa annesse fossero correlati al tema della «conoscenza» e, quindi, che ciò determinasse un utilizzo destinato ad attività culturali di tipo divulgativo. Riaperta il 23 maggio 1993 su iniziativa dell'assessore Pino Perrone tramite convenzione con la Soprintendenza Beni Ambientali, Croce Rossa di Racconigi e Volontari Vigili del Fuoco, la residenza è in gran parte visitabile ed è oggetto di costanti restauri di natura conservativa volti a preservare la struttura e a riportare agli antichi splendori i piani nobili dell'edificio. Il castello rappresenta una delle residenze sabaude meglio conservate, vantando un'apprezzabile dotazione di arredi, dipinti e suppellettili ed è costantemente sede di eventi ed attività culturali. Il castello custodisce ambienti realizzati nel Settecento, altri neoclassici, fino a comprendere sale di gusto déco risalenti alla prima metà del Novecento. Accuratamente restaurati, essi mantengono le decorazioni e gli allestimenti originali conservati nel corso dei secoli. Tra di essi i più rilevanti sono, in ordine cronologico: il salone d'Ercole, la sala di Diana, l'appartamento cinese (della metà del Settecento, con tappezzerie in carta di riso e porcellane antiche), la sala da pranzo, la sala da ricevimento (con il lampadario in cristallo di Boemia, i mobili dorati e le tappezzerie di damasco giallo), il celebre gabinetto etrusco (salottino privato del re), la biblioteca di Carlo Alberto, il gabinetto di Apollo, e la cappella reale, dedicata alla Madonna della Neve. Pregevoli anche la Sala della Musica, con il magnifico pianoforte Bechstein, la Sala del Mappamondo, la Galleria dei Ritratti, raccolta iconografica dei personaggi di casa Savoia, e le Sale cinesi .Al secondo piano nobile invece trovano luogo gli appartamenti rimodernati nei primi tre decenni del Novecento comprendenti: la camera da letto della regina Elena, il bagno di Umberto II e il salotto della Musica di Maria José. Troviamo anche la Camera da letto della regina Maria Adelaide, in cui accanto al letto in ferro battuto di F. Cambiaggio, è possibile ammirare la splendida culla ottocentesca utilizzata per Umberto I. Le camera situate al secondo piano, riservate ai momenti privati dei reali, sono meno sfarzose e più intime, mentre i sotterranei sono occupati dalle Cucine, impressionanti per la vastità degli ambienti. Il castello si affaccia a nord verso un imponente parco alla francese di circa 170 ettari, delimitati da un muro di cinta lungo in totale 6 km. Alla fine del Seicento il parco appariva secondo il rigore geometrico conferitogli dall'architetto francese André Le Nôtre, medesimo autore dei giardini della Reggia di Versailles. Circa un secolo dopo, su volere della principessa Giuseppina di Lorena-Armagnac, il parco vide una trasformazione ad opera di Giacomo Pregliasco, che ne riprogettò una parte offrendo nuovi percorsi immersi in una natura rigogliosa ed apparentemente selvaggia. Il completamento del parco in stile romantico, come appare oggi, lo si deve a Carlo Alberto, che nel 1836 affidò i lavori al paesaggista prussiano Xavier Kurten. Questi si dedicò alla risistemazione del lago, dei viali e dei corsi d'acqua e, con l'aggiunta di ponticelli, colline e nuovi filari d'alberi, ne fece un tipico parco del XIX secolo. Al Kurten successero nella direzione del parco i fratelli Roda: Marcellino dal 1843 al 1859 e Pietro Giuseppe dal 1860 al 1870. Sotto la loro conduzione il parco reale acquistò fama a livello europeo per la vasta produzione di fiori rari e piante da frutto esotiche che i due fratelli coltivavano nei giardini a fiori e a frutta e nella nuova serra riscaldata voluta da Carlo Alberto. Tra l'Ottocento e il Novecento il parco fu utilizzato prevalentemente come riserva di caccia e tenuta agricola, tanto da riservarne alcune piccole porzioni a coltivazioni di mais e cereali. Tuttavia, dal secondo conflitto mondiale in avanti si verificò una certa carenza di manutenzione e un progressivo stato di abbandono. Dalla riapertura del castello il 24 maggio 1993 in poi, anche il parco è stato oggetto di una serie di attenti interventi di recupero, volti a riportarlo all'aspetto conferitogli da Kurten nell'Ottocento. Nuovamente visitabile, il parco offre una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti, una rete di viali e sentieri dallo sviluppo complessivo di 25 km, bacini d'acqua (tra cui il lago di 18 ettari di superficie), grandi aiuole fiorite e, come il castello, è abituale luogo di attività ed eventi culturali. Nel 2010 il parco è stato scelto tra i primi dieci finalisti e poi decretato vincitore nel concorso I parchi più belli di Italia 2010, organizzato da Briggs&Stratton; sempre nel medesimo anno il parco ha ospitato la Biennale di Scultura Internazionale nell'ambito dell'iniziativa Scultura Internazionale a Racconigi, 2010. Presente ed esperienza del passato. Ecco il sito dove visitare virtualmente il castello: http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/castello-di-racconigi/. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=NoMuhHlerrM (video di La Stampa), https://www.youtube.com/watch?v=XIghwZMx3Bs (video di UMB21VIDEO50), https://www.youtube.com/watch?v=CjGEKr6fMOs (video di barbassi)

Fonti: https://www.comune.racconigi.cn.it/archivio/pagine/Il_Castello_e_il_Parco.asp, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Reale_di_Racconigi, https://www.italiaparchi.it/castelli-e-ville/castello-di-racconigi.aspx, https://artbonus.gov.it/958-castello-di-racconigi.html, http://www.castellipiemontesi.it/pagine/ita/castelli/racconigi.lasso

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://www.regioni-italiane.com/immagini/castelloracconigi1.jpg

mercoledì 11 maggio 2022

Il castello di giovedì 12 maggio



GELA (CL) - Castello svevo (o "Castelluccio")

Si erge su una collina di gesso e domina la costa a difesa della città. Da lì è possibile godere di un panorama magnifico. Le origini del castello risalgono, secondo antichi documenti storici, al 1143 quando il conte Simone di Butera lo donò all'abate del Monastero di San Nicolò l'Arena di Catania. Il castello è stato costruito utilizzando la calcarenite gialla e grandi blocchi di calcare bianco che danno all'intera struttura un aspetto davvero gradevole ed imponente, si presenta inoltre privo di decorazioni e merletti, caratteristiche che ne esaltano maggiormente la sua funzionalità. La fortificazione risale al XIII secolo, periodo in cui veniva edificata da Federico II di Svevia, sui resti dell’antica Gela, la città di Eraclea. La fabbrica venne realizzata utilizzando i blocchi delle Mura Timoleontee divenute in quegli anni, assieme ai resti dei templi greci, vere e proprie cave per l’edificazione della città voluta dallo Stupor Mundi. Non è infatti difficile trovare tra i muri del Castello capitelli o rocchi di colonne sbozzati per la realizzazione dei muri perimetrali ed interni. Il Castello sorse con lo scopo di difendere la città da eventuali incursioni nemiche che arrivassero dall’entroterra siciliano, attraversato già a quel tempo da un gran numero di persone, prevalentemente mercanti ma anche briganti, con i secondi che assalivano i primi per privarli di ogni loro bene. Il Castelluccio nei suoi quasi otto secoli di vita, ha subito diverse trasformazioni e fasi di abbandono. Nel XVI secolo sotto i duchi Aragona Cortes e Pignatelli l’edificio venne in parte modificato con la costruzione di un primo piano e l’apertura di grandi finestroni. Ubicato nella contrada Spadaro è facilmente raggiungibile percorrendo la strada che da Gela porta a Catania e si trova a circa 10 km dalla città. Per quanto riguarda l'aspetto architettonico si può notare che la pianta è rettangolare, stretta e allungata, con mura spesse e due possenti torri situate ai lati: la torre ad ovest presenta ancora i resti di una cisterna e di un sala ancora in parte visibile, nella la torre ad est, invece, si può ammirare una cappella scavata nella parete. Il castello, probabilmente, era organizzato a più piani vista la doppia file di finestre visibili dall'esterno ed anche se ormai sono rimasti solo dei ruderi si possono ancora ricostruire le funzioni delle varie parti. Sono, comunque, ancora presenti parti degli ambienti dedicati alle stalle ed all'armeria e qualche sala residenziale. L’edificio al suo interno presenta un pianoterra diviso in 5 stanze principali, con feritoie e due grandi finestroni centrali di epoca successiva. Le stanze erano in origine divise da 5 archi ogivali che avevano anche funzione di sostegno del piano superiore in cui si articolavano altre stanze. Degli archi rimane oggi una centina, sottostruttura che aveva il compito di “reggere” l’arco ogivale. Dopo alcuni lavori di restauro, purtroppo, è stato abbandonato, rientrando così nel novero dei magnifici castelli siciliani prima restaurati e poi abbandonati nuovamente al proprio inesorabile destino. Sono numerose le leggende legate al Castelluccio, tra cui quella che un tempo fosse abitato da una bellissima castellana dalla lunga chioma scura, il corpo esile, le labbra truccate con un rossetto verde. Il suo compito era quello di occuparsi della servitù e prendersi cura dei cavalli durante le riunioni del padrone di casa, ovvero suo marito. Inoltre, era solita deliziare con la sua bellissima voce i contadini e i passanti. Tutti quanti erano attratti dalla castellana, che però scompariva nel nulla ogni volta che qualcuno cercasse di avvicinarla. La castellana era insomma una figura piuttosto singolare: bellissima ma crudele, molto severa con i servitori, ma anche molto ambigua. Infatti, si narra anche che nessuno faceva visita al castello ad eccezione dei nobili che prendevano parte alle riunioni del padrone del maniero e che chiunque volesse discutere di affari con la donna preferiva inviarle dei messaggeri o dei piccioni viaggiatori, che però scomparivano nel nulla prima di fare ritorno. Attorno al Castelluccio di Gela, pare si aggirasse anche un cavaliere armato, che però nessuno tra i contadini era mai riuscito ad avvicinare. Gli stessi contadini raccontavano, inoltre, che tra le mura del maniero si aggirassero strane ombre, che probabilmente erano fantasmi del passato,forse per proteggere, secondo i locali, "a trovatura", il prezioso tesoro. Tuttavia nessuno è mai riuscito, nel corso dei secoli, a trovare l’ambito forziere o alcun documento in merito, nemmeno spulciando le tante leggende popolari di Gela. Altri link suggeriti: https://youtu.be/UAy-AEEwHVw (video con drone di Sicily Tourist), http://www.gelabeniculturali.it/Castelluccio.htm, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Castelluccio%20-%20Gela-CL-517, https://www.youtube.com/watch?v=Oppkky-mWUs (video con drone di In giro con Milo), https://www.facebook.com/watch/?v=2547438462221963 (video), https://www.youtube.com/watch?v=txEtV_nbuNg (video di Urbex Sicilia Abbandonata), https://www.youtube.com/watch?v=tBal3vn5nPo (video di PersonalDrones)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelluccio_di_Gela, https://fondoambiente.it/luoghi/castelluccio?ldc, https://sicilyintour.com/luogo/castelluccio-di-gela-castello-svevo/, https://www.gelaleradicidelfuturo.com/tours/castelluccio/, https://www.balarm.it/news/una-castellana-un-cavaliere-armato-e-strane-ombre-i-fantasmi-del-castelluccio-di-gela-121797, https://gela.italiani.it/il-castelluccio-di-gela/

Foto: la prima è presa da https://www.gelaleradicidelfuturo.com/tours/castelluccio/, la seconda è presa da https://gela.italiani.it/il-castelluccio-di-gela/