giovedì 20 ottobre 2022

Il castello di giovedì 20 ottobre



ORSOGNA (CH) - Torre Di Bene

Nel 1074 "Orsonia" era proprietà di due feudatari, il sacerdote Adeodato di Pietro e Adamo di Azzo; essi in quell'anno anno donarono la Chiesa di San Martino (oggi scomparsa) all'Eremo benedettino di San Salvatore della Majella, retto dal Priore Ranieri. Anticamente il paese abruzzese era popolato prevalentemente da contadini, ma vi erano anche dei vasari, dato che il terreno circostante all'abitato è argilloso. Questi artigiani lavoravano in grotte sotto la rupe rivestita di calanchi del paese, in posizione favorevole protetta dal freddo invernale. Il paese appare citato per la prima volta in un diploma del 1151 di Ruggero il Normanno, che faceva dono del feudo all'abbazia di San Salvatore alla Majella (sopra Rapino), tra queste la chiesa di San Martino "apud Ursonia". Nel XIII secolo fece parte della Contea di Manoppello. Nel 1294 era sotto il controllo dei Colonna, che eressero il castello che sino al 1943 sorgeva su Piazza Mazzini, accanto al teatro comunale. Nel XV secolo il castello passò agli Orsini, anche se i Colonna lo ripresero il 26 agosto 1512. Nel 1881 terremoti di notevole intensità colpirono Orsogna. Una forte scossa si verificò alle ore otto del 10 settembre colpendo anche Lanciano, Castel Frentano, Guardiagrele, Ortona, San Vito, Francavilla e luoghi limitrofi. Esplicativa la cronaca scritta da Beniamino Costantini, allora studente, presente a Orsogna durante il sisma. Numerose furono le scosse successive: tra il 10 e l'11 settembre 1881, il 22 e 13 novembre e l'11 febbraio 1882. Orsogna subì ingenti danni, con numerosi morti e feriti. Tuttavia in pochi anni le abitazioni danneggiate furono ricostruite, sicché dalle prime immagini del '900, la cittadina è vista in fiorente sviluppo. Orsogna fu una delle cittadine abruzzesi a pagare il prezzo sanguinoso e distruttivo della seconda guerra mondiale. A seguito dei massicci bombardamenti degli alleati, numerosi edifici vennero rasi al suolo, tra cui anche il possente castello baronale di cui oggi non resta traccia (qui è visibile in una foto d'epoca: http://www.orsogna.net/storia_scheda.asp?ID=5&titolo=Documentazione+storica). La Torre Di Bene venne costruita nel XVI secolo e fu oggetto di diversi interventi. Doveva servire come luogo di postazione, controllo e avvistamento delle terre limitrofe. Venne forse ricostruita dal proprietario da cui prende il nome nel XIX secolo sui ruderi della fortificazione danneggiata dalla guerra. Vi soggiornarono il pittore Michetti (la cui presenza è testimoniata dal suo quadro "La figlia di Jorio" del 1895, in cui e' rappresentata la Maiella vista proprio da quest'angolazione) e lo scrittore D'Annunzio. È stata restaurata nel 1994, e poi nel 2010. Attualmente è sede di diverse mostre d'arte organizzate dal Circolo Artistico. La Torre sorge in via San Francesco, è caratterizzata da una pianta quadrangolare con base a scarpa, e presso la facciata una moderna scalinata che permette l'accesso, mentre altri accessi sono sul lato di fianco e sulla parte posteriore. Dei cornicioni marcapiano scandiscono orizzontalmente la struttura in due grandi settori, più il terzo ammezzato della torretta colombaia. Tali settori sono in mattone cotto semplice, con dei beccatelli presso le cornici, e ordine regolare di finestre, una per lato, con timpano triangolare. Altri link per approfondimento: http://lnx.studioeuresis.it/progetti/restauro/torre-di-bene-orsogna-ch/, https://www.tesoridabruzzo.com/la-torre-di-bene-di-orsogna-ospitera-la-biblioteca-nazionale-delle-citta-del-vino/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Orsogna, https://www.e-borghi.com/it/sc/2-castelli-chiese-monumenti-musei/chieti-orsogna/992/torre-di-bene.html, http://robyphotosmv.altervista.org/orsogna-torre-di-bene/

Foto: la prima è presa da https://www.cittadelvino.it/scheda_sito.php?comune-di-orsogna&id=299, la seconda è di Pietro su https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Orsogna_-_Torre_di_Bene_02.jpg

mercoledì 19 ottobre 2022

Il castello di mercoledì 19 ottobre


 
CIVITELLA D'AGLIANO (VT) - Castello di San Michele in Teverina

Il piccolo borgo di San Michele in Teverina, sorto intorno al 1100, prese il nome di Castel di Pietro, forse dal suo fondatore Pietro da Mugnano. Quest'ultimo, signore feudale nella valle del Tevere, fece costruire il castello nel 1164. Con apposito atto di sottomissione esso fu assoggettato ad Orvieto e, malgrado la vicinanza con Civitella, ebbe una vita politica separata ed i suoi signori furono sempre al servizio della Santa Sede. Ne furono proprietari i discendenti della famiglia Baglioni di Perugia, a cui rimase per quasi cinque secoli. Nel 1522 una lite per la successione tra Piero I Baglioni, che aveva sposato una Medici, e Antonio Baglioni di Perugia, che aveva sposato una Farnese, portò all'assedio del castello da parte di Galeazzo Farnese. Piero resistette e 500 mercenari corsi furono uccisi, ma alla fine il castello fu preso e le sue strutture difensive furono per la maggior parte smantellate. Pochi anni dopo Piero I riprese il controllo e costruì il castello rinascimentale, sui resti della fortezza medievale, con un bel portale sormontato da una loggia. La ricostruzione sembra essere stata curata da Caterina de Galleto de’ Medici, sua moglie, e dalla figlia Virginia Baglioni. Fu proprio la Contessa Virginia Baglioni a far erigere il balcone che sovrasta il portone principale, ed a lei si deve anche la realizzazione della terrazza esterna. Qui possiamo ancora leggere il suo nome inciso nella pietra. Un'altra figlia, Francesca Baglioni, aiutò a crescere la futura regina di Francia, Maria de' Medici, a fondare l'Ordine delle Figlie dell'Umiltà a Roma e fu beatificata. I resti moderni del castello risalgono principalmente all'epoca di Caterina de' Medici. Come cugina dei Baglioni, si dice che fosse proprietaria del feudo da tempo. Nel XVII secolo il castello fu ereditato dai Domicelli di Orvieto, poi di proprietà di altre famiglie nobili. Alla fine del Settecento il feudo di Castel di Piero, ribattezzato San Michele, apparteneva al principe Benedetti del Precetto, conte di San Michele. Nel 1849 San Michele fu acquistato dalla famiglia dei Principi di Montholon. Il membro più famoso di quella famiglia, Jean-Tristan de Montholon, condivise l'esilio di Napoleone a Sainte-Hélène e eseguì il suo testamento. Gli eredi di Jean-Tristan possedettero il castello fino al 1970. Il palazzo rinascimentale e i resti del castello medievale sono situati su un promontorio boscoso all'estremità del paese di San Michele in Teverina, incentrato su una piazza che era il cortile del castello. Come un’isola che domina la Valle dei Calanchi, il castello è raggiungibile solamente attraverso un ponte in pietra, un tempo ponte levatoio. La valle che circonda il castello è stata inclusa dall'UNESCO nella sua lista provvisoria dei siti del patrimonio mondiale nel 2017. All’interno del castello, oggi prestigiosa struttura ricettiva (https://castellodisanmichele.it/), si trovano le prestigiose stanze e la suite Principe di Montholon. Gli ambienti in autentico stile rinascimentale, vantano elementi di pregiato mobilio e soffitti d’epoca affrescati. Altri link per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=dw4Lx3tmdZM&t=3s (video di Cecile Andre), https://www.residenzedepoca.it/vacanze_weekend/s/dimora/castello_di_san_michele_in_teverina/,https://www.youtube.com/watch?v=lIVGH9Q0K-U (video di Radio Vacanze)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_San_Michele_in_Teverina, https://www.tusciaturismo.com/comuni/san-michele-in-teverina/, https://www.dimorestoricheitaliane.it/dimora/castello-di-san-michele/, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=5516

Foto: la prima è di Serbelloni su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_San_Michele_in_Teverina#/media/File:View_from_the_square.jpg, la seconda è presa da https://www.dimoredieccellenza.it/dimore-storiche/borgo-san-pietro-aquaeortus/

martedì 18 ottobre 2022

Il castello di martedì 18 ottobre



BERCETO (PR) - Castello di Pietramogolana

La prima fortificazione a presidio della val Taro fu eretta probabilmente già nel VII secolo. "Petra Mugulana", all'epoca posta al confine tra i territori dipendenti dalle città di Parma e Piacenza, fu infatti menzionata per la prima volta in un diploma del re dei Longobardi Pertarito del 23 ottobre 674. Grazie alla sua posizione strategica, la rocca fu a lungo contesa dalle più importanti famiglie della zona. All'inizio dell'XI secolo apparteneva al conte Plato Platoni, che alla sua morte nel 1022 la lasciò al quinto figlio Begarolo. Tuttavia già nel 1035 l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico concesse al vescovo di Parma Ugo l'autorità su tutto il territorio della città, da cui dipendeva anche il maniero; l'autorità diocesana, esercitata attraverso i canonici del Capitolo della Cattedrale di Parma, fu confermata da altri imperatori, tra i quali Ottone IV di Brunswick, che nel 1210 concesse piena autorità al vescovo Obizzo Fieschi, il quale fece fortificare i castelli posseduti nel Parmense e in particolare quello di Pietramogolana. Nel 1219 l'imperatore Federico II di Svevia concesse al Comune di Parma la conferma degli antichi diritti, tra cui il pieno potere sul territorio; ciò fu interpretato dal podestà Negro Mariani da Cremona quale attestazione della completa autonomia dall'autorità episcopale; Obizzo Fieschi si oppose e si rivolse al papa Onorio III, che l'anno seguente ristabilì l'autorità della diocesi su tutti i territori governati in precedenza, tra cui il castello di Pietramogolana; l'accordo tra il Comune e il vescovo fu ratificato nel 1221. Obizzo Fieschi assegnò il castello ai conti Platoni, in cambio del versamento di 50 libbre imperiali. Nel 1240 il marchese Oberto II Pallavicino conquistò il forte di Pietramogolana, di cui fu investito ufficialmente nel 1249 da parte dell'imperatore Federico II di Svevia; nel 1260 i fratelli Rangone, Uberto, Alberto e Rodolfo Platoni presero possesso del castello, poi riconquistato alla diocesi di Parma nel 1295 da Gianquirico Sanvitale, che ne fu investito dal vescovo Obizzo Sanvitale. Nel 1327 l'imperatore Ludovico il Bavaro confermò al marchese Manfredino Pallavicino i privilegi sulle terre possedute dalla casata, tra cui Pietramogolana; nel 1355 il Signore di Milano Bernabò Visconti confermò invece l'investitura a Giberto Sanvitale, erede di Gianquirico. Nel 1361 i Platoni alienarono la loro terza parte del feudo di Pietramogolana al conte Giberto. Nel 1391 i Pallavicino presero possesso con la forza del castello, distruggendolo; nel 1395 il marchese Niccolò Pallavicino ne fu ufficialmente investito dall'imperatore Venceslao di Lussemburgo e nel 1404 ricostruì il maniero. Nello stesso anno Pier Maria I de' Rossi attaccò e conquistò il forte e le terre vicine, tra cui Berceto; tuttavia già nel 1408 Giacomo Terzi gli sottrasse Pietramogolana, per perderla ancora l'anno seguente in favore dei Rossi in base a una sentenza, cui nel 1412 fece opposizione il vescovo di Parma Bernardo Zambernelli appellandosi al Tribunale della Rota Romana; riottenuta la rocca, nel 1423 la diocesi la riassegnò ai fratelli Manfredo e Bartolomeo Pallavicino. Nel 1428 le truppe del duca di Milano Filippo Maria Visconti, guidate dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, assaltarono il castello di Pellegrino, arrestando il marchese Manfredo Pallavicino; quest'ultimo fu costretto sotto tortura a confessare di aver congiurato contro il duca, che lo condannò a morte confiscando tutte le sue proprietà, tra cui Pietramogolana, che furono assegnate al Piccinino. Nel 1450 il vescovo Delfino della Pergola riuscì a recuperare il feudo; il castello fu ampliato e rinforzato nel 1460 dal vescovo civitatense Agostino, commissario apostolico del papa Pio II, che assegnò Pietramogolana al conte Stefano Sanvitale. Nel 1551 i Rossi assaltarono e conquistarono il forte, ma l'anno successivo lo restituirono ai Sanvitale; in seguito tuttavia il castello perse il suo ruolo strategico, cadendo in un lento declino a causa del disinteresse da parte della casata. Nel 1627 il feudo fu ceduto alla Camera Ducale di Parma che lo assegnò al conte Cornelio Palmia; i suoi eredi lo mantennero fino al 1739, quando la famiglia si estinse con la morte dell'ultimo conte Luigi e Pietramogolana fu riassorbita dal ducato di Parma e Piacenza. Verso la fine del XIX secolo le famiglie del borgo acquistarono il castello, ormai ridotto a un cumulo di rovine. Nel 2012 i numerosi proprietari dei ruderi donarono l'antico maniero al Comune di Berceto, che incaricò l'architetto Roberto Bruni del progetto di recupero, non ancora avviato per mancanza di fondi. Del possente castello medievale, posizionato accanto al piccolo borgo sulla cima di uno scosceso spuntone di roccia, a picco sul fiume Taro, rimangono oggi soltanto poche tracce del mastio e della rocca, raggiungibili con difficoltà a causa del crollo del sentiero originario. Della torre in pietra, sviluppata su una pianta quadrata, si conserva il livello terreno di tre pareti perimetrali; più in basso verso il borgo sono invece ancora distinguibili solo poche tracce del corpo principale, che forniscono un'idea della configurazione planimetrica medievale del complesso. Troviamo ancora i resti della porta d’accesso al recinto, posta sopra la chiesa nuova, e la cisterna per la raccolta dell’acqua sul lato verso il fiume. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=4Drm1TvSKvE (video con drone di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=ICVpmnLwzFE (video di AgoMotoRara), https://www.facebook.com/PontremoliToday/videos/berceto-pietramogolana/868051660419392/ (video con drone),https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-pietramogolana?ldc, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Emilia/parma/pietramogolana.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pietramogolana, https://scn.caiparma.it/schede/castello-di-pietramogolana/,

Foto: la prima è di mony72 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/230545/view, la seconda è di Stefano Panizza su https://misteridiparma.myblog.it/wp-content/uploads/sites/124247/2013/12/P1060660.jpg

lunedì 17 ottobre 2022

Il castello di lunedì 17 ottobre



TRICASE (LE) - Castello dei Winspeare in frazione Depressa

Le prime notizie documentate di Depressa risalgono al 1269, quando sui registri della cancelleria angioina si riporta che il suo signore era il giudice Nicola Gargano di Bari. Agli inizi del XIV secolo apparteneva alla famiglia Pisanelli e nella seconda metà del secolo passò ai Carafa, fu, quindi, feudo dei Castriota e poi dei Saraceno, signori di Andrano. Il 29 ottobre 1604 venne acquistato da Angelo Gallone di Tricase che lo ingrandì incorporandovi i feudi di Principano e di Bernardo, acquistati successivamente. Diventata parte del principato di Tricase, Depressa seguì le vicende della famiglia Gallone fino al 1806, anno di abolizione del regime feudale. Nel 1869 Emanuela Gallone sposò Antonio Winspeare, Duca di Salve, con il quale la cittadina conobbe una certa prosperità e l'antico castello fu restaurato e ristrutturato. Il castello è impostato attorno ad una severa torre angioina del XIV secolo. Fu gravemente danneggiato dall'invasione turca del 1480 e riedificato dai baroni Saraceno nel 1548. I Gallone, che acquistarono il feudo di Depressa nel 1604, lo ammodernarono così come si deduce dall'epigrafe con stemma araldico collocato sotto la piombatoia dell'ingresso principale. L'edificio è a pianta quadrangolare e della struttura cinquecentesca conserva le due torri quadrate, un loggiato (in cui sono conservati una collazione di frasi del mondo intellettuale incise sulla pietra leccese), la grande scala monumentale e, sul lato ovest, le mensole che sorreggevano il camminamento di ronda. Al cortile centrale rettangolare fu aggiunto un porticato nel XIX secolo. Trascurato per lunghi anni ed usato come semplice masseria, fu ristrutturato nel 1885 dal nobile napoletano Antonio Winspeare, che affidò i lavori all’architetto Filippo Bacile di Castiglione, il quale da struttura "semidiruta" la trasformò in dimora aristocratica con un intervento "nobilitare senza stravolgere". Attualmente il castello appartiene ancora agli eredi della famiglia Winspeare, il barone Riccardo Winspeare ed Elisabetta principessa del Liechtenstein, genitori del regista Edoardo Winspeare. Nel piano sottostante c'è un ricco museo che testimonia la storia del Casato e l'amore per gli antenati, i loro costumi e le loro tradizioni. Nel periodo estivo il Castello dei Winspeare ospita quasi ogni anno numerosi personaggi delle Case Reali d'Europa. I più affezionati sono sono stati i sovrani del Belgio ma altre prestigiose personalità come Benedetto Croce, i germani Attilio, il poeta, e Bernardo Bertolucci (il regista), la principessa Margaret di Inghilterra. Della nobile dimora non si può non ricordare il lussureggiante giardino, il cui disegno risale al 1885, che rispecchia il gusto del bello dei proprietari. L’antico agrumeto dalla schema quadripartito è stato mantenuto, così come la zona a ridosso della dimora, dedicata al passeggio e caratterizzata da un fitto boschetto, quasi un labirinto, di bambù. Altri link per approfondimento:https://www.youtube.com/watch?v=q0mfath7ZPU (video di Tele Rama), https://luoghi.italianbotanicalheritage.com/castello-winspeare/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Depressa, https://www.comune.tricase.le.it/vivere-il-comune/territorio/da-visitare/item/castello-dei-winspeare-depressa, testo di Riccardo Riccardi su https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1248940/salento-la-bellezza-non-e-mai-depressa-storia-del-castello-dei-winspeare.html,

Foto: la prima è di Lupiae su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Castello_di_Depressa_Tricase.jpg, la seconda è presa da https://www.comune.tricase.le.it/vivere-il-comune/territorio/gallerie-immagini/item/depressa-frazione-2

venerdì 14 ottobre 2022

Il castello di venerdì 14 ottobre



MONTEFALCIONE (AV) - Castello longobardo

All'inizio del Medioevo, Montefalcione era un insieme di frazioni e casali sparsi sui fianchi delle colline di Santa Marina, San Marco, Fortuna, Rogliano e Villani San Pietro. Molte di queste terre però furono abbandonate dagli abitanti perché erano di facile accesso al nemico. Dopo molti anni di completo abbandono il paese passò sotto la dominazione longobarda. Montefalcione entrò a far parte del Ducato di Benevento costituito nel 570. Edificato nel punto più alto del centro abitato, il fortilizio ha perso, nel corso dei secoli, l'originaria struttura di epoca longobarda ed è stato riconvertito in un palazzo gentilizio, diventando, quindi, residenza privata. Ancora oggi, tuttavia, gli abitanti di Montefalcione si riferiscono con il termine "castello" all'intera zona del centro storico che si estende da Via Roma a Via Cardinale Dell'Olio, comprendendo anche Piazza Marconi e Via Sant'Antonio Abate. Per questo motivo la denominazione dell'edificio è rimasta intatta, fino ai giorni nostri. Il Castello di Montefalcione, come detto, nacque come roccaforte militare sopra un vasto quadrilatero. Presso il forte si accampò il conte di Ariano Giordano quando questi era in conflitto con il conte di Avellino Rainulfo, suo acerrimo nemico. Nel 1150, signore del Castello era il normanno Torgisio de Montefacione, a cui successe il figlio Andrea e infine Torgisio II quale ultimo membro di questa casata. Quest'ultimo osò ribellarsi al re di Sicilia, Manfredi di Svevia, che per punirlo lo fece accecare e constrinse più tardi Filippa, moglie di Torgisio II, a sposare il tedesco Corrado de Bruhlein a cui il paese fu portato in dote. Nel 1266 Carlo d’Angiò venne chiamato dal papa Urbano IV a togliere il Regno delle Due Sicilie a Manfredi, determinando così la fine della fazione ghibellina. In seguito alla vittoria degli Angioini, Montefalcione venne riassegnato ad Andrea, erede di Torgisio. Nel 1442, nel corso della guerra tra Angioini e Aragonesi, cominciata coi Vespri Siciliani, Montefalcione si distinse respingendo eroicamente un assedio degli Aragonesi – che vinsero però ugualmente la guerra. Nel 1481 Signore del paese risultava Giovan Francesco Montefaucione, e successivamente il fratello Loise o Luigi. Questi si trovò coinvolto nelle quattro successive guerre (dal 1520 al 1559) tra il Re di Francia Francesco I e l’Imperatore di Spagna e Austria Carlo V, combattute per il predominio nel Regno di Napoli e in Lombardia. Nella seconda di queste guerre (1527) Luigi si schierò contro l’Imperatore. La guerra ebbe termine nel 1529 con la battaglia di Aversa e le la vittoria delle forze imperiali. Luigi morì prima, in prigione, nel 1528: lasciando unica erede del casato la figlia Giovannella o Vannella, più tardi detta Lucrezia. Vannella sposò Giovanni Antonio Poderico, Barone delle Serre, di Salza e Manocalzati: che dopo il matrimonio e l’unificazione delle terre delle due famiglie ottenne il titolo di Marchese di Montefalcione. Alla sua morte (1562), Vannella scelse di vestire l’abito monacale, cambiando il proprio nome in Lucrezia e adottando il proprio cognome materno, Spinelli. Nel 1573 Lucrezia lasciò tutti i possedimenti al figlio primogenito Antonio. Con lui iniziò la fase discendente del casato, che culminò nel 1601 con la cessione di Montefalcione e delle altre terre a Giovanni Battista Tocco, Conte di Montemiletto, cui passò quindi anche il titolo di Marchese di Montefalcione. La famiglia Tocco mantenne la signoria sino all’abolizione dell’ordine feudale. Il lato sud del fortilizio era posto contro Candida; il lato ovest dominava i castelli di Barbato, Serra e Prata; il lato nord guardava Montaperto e Montemiletto; il lato est difendeva infine il contado e la Chiesa. Le mura erano disposte su cinque ripiani, e le loro basi innestate in molti punti sopra la roccia calcarea di cui è formata la collina. La loro altezza variava tra i 5 e i 9 metri. Agli angoli del quadrilatero erano poste quattro torri rotonde o a base circolare, che rendevano la postazione quasi inespugnabile. Di esse restano soltanto – e soltanto in parte – le due che chiudono il lato prospicente il paese. Una delle torri, rasa a pochi metri dal suolo sottostante, è presso l’entrata dell’antico palazzo ducale. L’altra, del XIII secolo e quasi integra, è ora una abitazione civile inserita nel contesto urbano, caratteristica con i suoi bravi balconcini. La muratura originale è stata ricoperta dall'intonaco. Una serie di scalini, stretta tra le pareti delle abitazioni, porta al retro della costruzione. cui si accede solo su permesso degli abitanti. L’area è piena di orti terrazzati , circondati da vegetazione naturale che si insinua in ogni angolo. Arrampicandosi verso l’alto, seguendo l’inclinazione della collina, si arriva a quel che resta della parte posteriore del castello: brandelli di mura crollate in tempi remoti e mai più ricostruite. Da qualche parte, qui, esistevano delle cisterne utilizzate dai soldati quando questa parte della struttura era ancora funzionale. Il Castello possedeva due porte: una, ancora esistente, è detta della Ripa, cioè della rupe, in quanto vi si accede per un sentiero piuttosto impervio. L’altra, della quale non resta oggi traccia, metteva invece in comunicazione il Castello con il Borgo, detto anche Taverne.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montefalcione, https://www.comune.montefalcione.av.it/c064053/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/15, https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-di-montefalcione, http://www.castellidirpinia.com/montefalcione_it.html, testo di Davide Lepore su http://www.irpiniaworld.it/montefalcione-il-castello/, https://www.comune.montefalcione.av.it/c064053/zf/index.php/storia-comune

Foto: la prima è presa da http://www.massimilianocarullo.it/blog/magica-irpinia-montefalcione, la seconda è presa da https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-di-montefalcione

giovedì 13 ottobre 2022

Il castello di giovedì 13 ottobre

 



AIELLO DEL FRIULI (UD) - Castello di Lontana

L’ampio edificio a forma quadrangolare, chiamato “Castello” dalla tradizione popolare, è sorto probabilmente su un fortilizio o una torre di guardia costruita in epoca patriarcale. Possiede due possenti torri e la presenza su quella meridionale di alcune feritoie conforterebbe l’ipotesi che si trattasse di una fortificazione. Le prime notizie certe sul “Castello” risalgono al 1589 quando i Rabatta, nobile famiglia goriziana di origini toscane, acquistarono il fortilizio che con tutta probabilità a quell’epoca comprendeva la torre sud con un primo blocco d’edifici. La famiglia Rabatta ne fu proprietaria per 170 anni e in questo lungo periodo lo ampliò. Nel 1760 il Castello fu venduto ai marchesi de Bona di Ragusa (Dubrovnik, in Croato) in Dalmazia che vi elessero la loro residenza e che probabilmente a loro volta lo ampliarono portandolo alla forma di quadrilatero. In seguito ne divennero proprietari per pochi anni i conti Strassoldo di Chiarmacis e infine, nel 1810, fu acquistato dalla famiglia Urbanis di San Daniele del Friuli per 10.000 fiorini d’Augusta. Il Castello possedeva anche una cappella gentilizia dedicata a San Michele Arcangelo, andata distrutta nel secolo XIX a causa di un incendio. Nei primi anni del Novecento la famiglia si trasferì a Udine e l’edificio cominciò ad andare in rovina. Nel corso del Novecento passò in mano a diverse famiglie, fu frazionato e adibito a svariati usi: gendarmeria austriaca, fabbrica di sedie e ad asilo infantile, e durante la prima Guerra mondiale ha ospitato un ospedaletto da campo e, nel cortile, furono allestite delle tende per la medicazione dei soldati feriti provenienti dalle trincee del vicino fronte. Dalle tre famiglie residenti del 1946 si è passati alle sei di oggi e l’ala sud attualmente è adibita a casa vacanze (https://www.alcastellodiaiello.com). La costruzione ha perso le sue caratteristiche di struttura difensiva e si presenta come un palazzotto seicentesco che, sebbene alterato nella distribuzione degli spazi interni a causa dei rimaneggiamenti subiti nel tempo e dei numerosi interventi di recupero, ha tuttavia conservato l’aspetto solido e possente della costruzione originaria. Alcune stanze conservano soffitti affrescati con motivi ornamentali ed anche qualche scena paesaggistica di buon valore. Le pietre che fungono da basamento della torre e la recinzione antistante alla facciata principale provengono da resti romani d’Aquileia. Il Castello di Lontana è stato aperto alle visite guidate, per la prima volta, nel 2021, grazie al suo proprietario, Aurelio Pantanali, anima del Circo Navarca che, in paese, promuove la storia del territorio e delle sue meridiane. Altri link per approfondimento:https://www.alcastellodiaiello.com/pdf/la-leggenda-del-castello-di-aiello.pdf, https://www.youtube.com/watch?v=2EH_i3-_dfU (video di Al Castello di Aiello Casa Vacanze)

Fonti: https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/copy_of_artegna, https://www.alcastellodiaiello.com/aiello/storia-del-castello.php, https://www.telefriuli.it/cronaca/aperto-per-la-prima-volta-alle-visite-il-castello-di-aiello-del-friuli/2/220815/art/

Foto: la prima è presa da https://www.alcastellodiaiello.com/, la seconda è di ziorobi56 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/153840/view

mercoledì 12 ottobre 2022

Il castello di mercoledì 12 ottobre



CROTONE - Castello di Carlo V

Il castello nacque come una rudimentale fortezza sull'antica Acropoli greca, per difendere il territorio dalle invasioni straniere. La rocca (arx in latino) sovrastava da una parte il mare e dall'altra la campagna ed era posta in un luogo difeso dalla natura, perché circondato da rupi. Il primo che riuscì con uno stratagemma a conquistarla fu Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, nel 380-378 a.C. durante la guerra tra Siracusa e Crotone (Dionisio di Alicarnasso, Excerpta, XX, 7). In seguito fu cinta di mura. Il castello di Crotone compare per la prima volta in un atto del 1192. Il nuovo castello, analogamente a quello di Santa Severina, compare tra i castelli amministrati dai funzionari della curia imperiale, dove risiedevano castellani e guarnigioni assoldate dall'imperatore. Alla fine del Duecento, durante l’occupazione angioina, la guarnigione era composta da 15 inservienti al servizio di un castellano di nomina regia. La truppa ed i castellani che si succedevano nel presidio dipendevano direttamente dal potere regio ed erano composti da stranieri. Su ordine di Carlo I d'Angiò, alcuni feudatari dovettero, tra il 1270 e il 1271, accollarsi la riparazione delle torri del castello, citate con le denominazioni Mamunela, Barbacana, Triangula, Thesauro, Turricella, e Turris "Ante Hostium". Nel 1284 la castellania fu concessa ai Ruffo. Durante la seconda meta del secolo XIV, le armi da fuoco, già impiegate durante la prima metà del secolo, entrarono stabilmente nell’uso degli eserciti e nelle dotazioni di città e castelli. Cominciò così un nuovo periodo che, progressivamente, portò alla riconversione delle fortificazioni medievali che furono adeguate, assumendo forme sempre più regolari dettate dall’uso delle nuove armi. Nel 1456, a distanza di 12 anni dall'assedio di Crotone da parte di Alfonso V d'Aragona (avvenuto nel contesto delle controversie legate ad Antonio Centelles), alla popolazione della città fu concesso di destinare i proventi delle imposte arretrate per riparare le mura del castello. Nel 1480 si verificò un evento che obbligò il re Ferdinando I a ordinare di fortificare i luoghi marittimi più esposti della Calabria: la presa, la strage ed il saccheggio di Otranto (11 agosto 1480) da parte delle truppe ottomane di Maometto II. Fu il caso del castello di Crotone, dove, tra la fine del sec. XV e la prima metà del XVI, in epoca aragonese, si provvedette a realizzare i necessari adeguamenti, come evidenziano la cartografia cinquecentesca ed alcune strutture superstiti, e come ampiamente dettagliato in fonti documentali. La “fabrica de Cotrone” inizio nel 1484. I lavori, che durarono per oltre un secolo, trasformarono radicalmente la struttura del castello, che da un impianto pentagonale con cinque torri passò a una forma quadrata. In questa fase il castello fu dotato di nuove torri a base circolare, di cui oggi rimane la “turri delo casi cavallo” che, per dimensioni e caratteristiche, risulta analoga ad un’altra ormai completamente scomparsa: la Marchisana, il cui toponimo rimanda al tempo della signoria dei marchesi di Crotone (1390 – 1444). Oltre alla torre di Casicavallo, nelle cui adiacenze, pur ispessito da interventi successivi, permane un tratto di cortina pertinente al periodo, esistevano: la “turri Muza delo castello detta S. Maria” e quella di “S. Georgi”. I resti della prima permangono alla base della cortina cinquecentesca (detta “delo critazo”) che si affaccia verso il porto, mentre la seconda, in parte diroccata, fu inglobata dai terrapieni realizzati durante la costruzione dei nuovi “rebellini” sul finire del sec. XV. La Torre di Santa Maria è stata messa in luce grazie agli scavi compiuti nel 2010 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. L'adeguamento era concepito per offrire un migliore riparo dalle nuove armi ma, con l'inizio del Viceregno, improcrastinabili esigenze strategiche e difensive resero necessario il suo ampliamento e rifacimento. L’imperatore Carlo V, essendo viceré Don Pedro di Toledo, ordinò nel 1541 di ricostruire, secondo i nuovi criteri dell’arte della fortificazione, le difese della città e del castello di Crotone. Queste opere ebbero un notevole impatto economico sul comprensorio di Crotone, perché il territorio offrì sia la materie prime di costruzione che le maestranze. Per contro furono imposte nuove e onerose tasse a tutto il territorio calabrese. I lavori proseguirono per tutta la seconda metà del XVI secolo ed il personale impiegato superò le 1000 unità. I lavori, che hanno portato all'assetto costruttivo attuale, vennero progettati dall'architetto italiano Gian Giacomo dell'Acaya, che ne fece una delle più possenti fortezze militari d'Italia; dopo dieci anni continuavano sotto la supervisione del barone della Caya, “designator et reviditor de tutte le Regie fabriche del presente Regno di Neapoli”, di Alonso Brefeygna, regio generale commissario in le fabbriche della città e castello di Crotone, e del capomastro Jacopo de Amato de Cotrone, “substituto per lo barone dela Caya”. Il castello ospitava i soldati, la Chiesa di San Dionisio (1601), la Chiesa Nuova e la Chiesa di San Carlo (1859), l'alloggio del castellano, i magazzini dell'artiglieria, una caserma per le donne ed una prigione detta "La Serpe". Si entrava nel castello dall'attuale Piazza Castello, grazie ad un ponte in parte fisso in muratura ed in parte levatoio in legno. La porta principale era inserita in una torre a forma di piramide tronca che dominava le cortine occidentali tra le due torri d'entrata, il ponte ed il fossato. Nel fossato, indagato nel 2011 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, è stata messa in luce la base della grande torre quadrangolare detta "della manovella", con la quale si sollevava il ponte. Sempre in quell'occasione è stato scoperto un tesoretto di monete antiche (datate fra il 1798 e il 1835): dieci tornesi d’argento del 1825, tra le monete ritrovate, coniate durante i regni di Ferdinando IV (divenuto poi Ferdinando I, re delle due Sicilie), Francesco I, Ferdinando II e Carlo IV, re di Spagna. Inoltre una piastra da 120 grani, un carlino di dieci grani del 1798, un tarì di 20 grani del 1798, dieci tornesi del 1831 e una piastra d’argento di 20 grani del 1835. Sono poi state rinvenute anche palle di cannone in ferro e in pietra. Il Baluardo di San Giacomo era una struttura importante perché dominava il porto e la Marina circostante. Serviva da riparo alle truppe e vi era il fanale principale del porto. Nel 1895 fu in parte demolito per ricavarne materiale da costruzione. All'interno del baluardo vi era un'uscita segreta detta «della Conigliera» e vi è una scala che conduce alla Porta del Soccorso, posta ai piedi del baluardo. La cortina orientale (detta de lo critazzo) tra il Baluardo di San Giacomo e quello di Santa Caterina ingloba i resti della Torre di Santa Maria, pertinente al più antico castello medievale. La Torre Aiutante, simile a quella del Comandante, era adibita a dimora degli ufficiali. La Torre Marchesana a base circolare armata di quattro cannoni sorgeva all'interno del castello, nella parte centrale più elevata ed era un ottimo posto di osservazione; usata come carcere per i forzati che costruivano il porto fu danneggiata dal terremoto nel 1862. Durante il terremoto crollò anche la Chiesa di San Dionisio. Sottostante alla Marchesana vi era un'altra torre minore con numerose feritoie per i fucilieri. La Marchesana fu demolita in seguito a un crollo che, nel 1873, aveva distrutto la cortina occidentale. Ulteriori modifiche ed ampliamenti avvennero tra il XVII e il XIX secolo: Il corpo di guardia e la campana della porta del castello (prima metà del Seicento), la caserma Campana (prima metà dell'Ottocento). Il castello attualmente presenta una pianta poligonale, e due torri: una più massiccia detta "Torre Aiutante", e un'altra detta "Torre Comandante", entrambe soggette a restauro. Nella torre dell'Aiutante dal 1987 è ubicato il Museo Civico di Crotone. E' stata ristrutturata la Caserma Campana sede dell'attuale Biblioteca Comunale "Armando Lucifero". Altri link per approfondimento: http://www.archiviostoricocrotone.it/chiese-e-castelli/il-castello-di-crotone/, http://www.comune.crotone.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3148, https://www.youtube.com/watch?v=Vr6aVBjt2Wo (video di amazing kalabria), https://www.youtube.com/watch?v=InWpdppnxl8 (video di Ornella Scofano), https://www.youtube.com/watch?v=bq-cmUeCr-8 (video di Riccardo Paolini), https://www.youtube.com/watch?v=yA_GR38fIyw (video di Vincenzo Spagnolo)

Fonti: https://www.icastelli.it/it/calabria/crotone/crotone/castello-di-carlo-v-di-crotone, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Carlo_V_(Crotone), https://www.calabriatours.org/heritage/castello-di-crotone.html, https://www.gruppoarcheologicokr.it/rassegnastampa/crotone-un-tesoretto-nel-castello-fortezza-di-carlo-v/

Foto: sono entrambe cartoline della mia collezione