lunedì 31 ottobre 2022

Il castello di lunedì 31 ottobre



NOCETO (PR) - Castello in frazione Castelguelfo

La prima fortificazione, probabilmente costituita da un unico torrione difensivo, fu costruita prima del XII secolo a presidio dello strategico guado della via Emilia sul fiume Taro, che nel Medioevo scorreva in prossimità dell'edificio. L'epoca certa della realizzazione risulta ancora ignota, così come non si conosce il primo proprietario dell'edificio. Nel 1189 l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa investì il marchese Oberto I Pallavicino del castello di Castelguelfo, noto allora come Burgo Taronis. Nel 1212 il feudo fu acquistato dal vescovo Obizzo Fieschi, al quale succedette nel 1224 il nipote Sinibaldo, futuro papa Innocenzo IV, che ribattezzò il maniero "Torre di Sinibaldo" e lo fece rinforzare, con l'aggiunta di mura e torri difensive. Nel 1312, durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, i rossiani conquistarono il forte e lo affidarono a Gherardo da San Michele, utilizzandolo come carcere per una cinquantina di guelfi, in parte parenti e amici di Giberto III da Correggio; quest'ultimo tentò di riscattare la loro liberazione, ma vari prigionieri furono lasciati morire di stenti; l'anno seguente Gherardo, temendo la reazione di Giberto e forse mosso a pietà, cedette il castello al Correggese, che lo fece completamente radere al suolo nel 1314. Nel 1397 Guido da Correggio, dopo sette anni di prigionia per aver tramato contro il duca Gian Galeazzo Visconti, fu da questi rilasciato in cambio della promessa di fedeltà, ma non appena libero si alleò coi nemici del milanese; il Visconti, per vendetta, tolse al suo congiunto Antonio da Correggio il fortilizio nel frattempo ricostruito e lo assegnò al marchese Niccolò Pallavicino. Quest'ultimo fu assassinato nel 1401 nel castello di Bargone e gli succedette il figlio naturale Rolando il Magnifico, che fece ricostruire e notevolmente rinforzare il maniero, rinominato allora "Torre Orlando" o "Torre dei Marchesi". Tuttavia, già nel 1407 il guelfo Ottobuono de' Terzi attaccò il fortilizio, impadronendosene; per sottolineare ulteriormente la sconfitta degli avversi ghibellini, ribattezzò il castello Castrum Guelphum, ossia Castelguelfo, ristrutturò le mura e sostituì le aquile dipinte sui merli con i gigli. Nel 1409, in seguito all'assassinio di Ottobuono e alla cattura di Giovanni, il fratello Giacomo Terzi, che aveva trovato rifugio nel maniero, scappò a Borgo San Donnino e poi a Fiorenzuola, ove fu catturato e ucciso; il castello di Castelguelfo fu quindi assediato e occupato da Alberto Scotti. L'anno seguente Orlando Pallavicino rapì il vescovo di Piacenza Branda Castiglioni e lo liberò dietro il pagamento di un riscatto in denaro, che nelle intenzioni gli sarebbe dovuto servire per attaccare il maniero; tuttavia, nel mese di aprile il capitano Ferro da San Felice, che già aveva tentato un assalto l'anno precedente, espugnò il castello per conto del marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, che nel 1416 incaricò Uguccione dei Contrari di consegnarlo a Gian Martino Sanvitale, come ricompensa per la perdita della rocca di Noceto. Nel 1421 il duca di Milano Filippo Maria Visconti, nuovo Signore di Parma, ordinò al podestà di Parma di prendere possesso in suo nome del castello, conteso da Rolando il Magnifico, da Niccolò Terzi e dal Comune di Parma; l'anno seguente il Visconti fece rifornire di munizioni la rocca e nel 1427 riassegnò il feudo al Pallavicino, che ne fu riconfermato nel 1432. Nel 1441 Niccolò Piccinino convinse il duca Filippo Maria del tradimento da parte del marchese Orlando e si fece incaricare di conquistarne lo Stato Pallavicino; attaccato su più fronti, il Pallavicino fu costretto alla fuga e tutti i suoi feudi furono incamerati dal Duca. Nel 1445 il Marchese diede prova di lealtà al Visconti, che acconsentì alla restituzione di quasi tutte le terre confiscate, a eccezione di Monticelli d'Ongina e alcuni altri feudi donati al Piccinino. Nel 1448, durante uno scontro, Rolando e il figlio Oberto furono catturati per qualche tempo da Francesco Piccinino e il Comune di Parma cercò invano di rivendicare il possesso del castello di Castelguelfo. Alla morte di Rolando nel 1457, il castello fu ereditato dal primogenito Nicolò. Verso il 1472 la fortezza fu incamerata dal Comune di Parma e il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza ne nominò castellano Scariotto da Imola; nel 1474 lo Sforza investì del feudo il marchese Alessandro Pallavicino, figlio di Nicolò, ma mantenne per sé il castello; nel 1481 il duca Gian Galeazzo Maria Sforza assegnò ufficialmente Castelguelfo al Marchese. Nel 1500 il maniero fu occupato dall'esercito del re Luigi XII durante la guerra d'Italia; nel 1509 le armate francesi razziarono il castello di ogni bene. Nel 1548 le truppe dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, guidate da Ferrante I Gonzaga, si impossessarono del castello e lo fortificarono durante gli scontri col duca Ottavio Farnese, allo scopo di stringere d'assedio il più possibile la città di Parma; i militari si ritirarono solo alla stipula della tregua. Nel 1557 il duca di Parma Ottavio Farnese entrò in possesso del castello, che inizialmente decise di abbattere, ma successivamente trasformò in elegante residenza nobiliare. Nel 1643 Odoardo I Farnese assegnò il feudo al ministro Giacomo Gaufridi, che lo mantenne fino alla sua condanna a morte decretata da Ranuccio II Farnese nel 1650. Il Duca assegnò quindi la fortezza al duca di Poli Apio Conti; nel 1666 il castello ritornò alla Camera Ducale di Parma e Ranuccio II ne investì il marchese di Vigoleno Odoardo Scotti; i suoi eredi mantennero i diritti feudali su Castelguelfo fino alla loro abolizione sancita dai decreti napoleonici del 1805. Nel 1815 il marchese Filippo Maria Scotti alienò il castello a Felice Bernini Carra, che nel 1827 lo rivendette al barone Gaetano Testa; quest'ultimo negli anni seguenti fece decorare gli interni del maniero con numerosi dipinti e fece realizzare il grande giardino all'inglese che ancora oggi circonda la fortezza. Nel 1851 il barone Antonio Profumo acquistò il castello e l'anno seguente gli subentrò il figlio Pietro, che fece costruire l'oratorio. Tuttavia nel 1866 il tribunale di Parma espropriò la proprietà, che fu acquistata dai fratelli Giovanni, Maria e Luigi Paolo de Luchi. Agli inizi del XX secolo l'armatore genovese Fasce comprò la fortezza e a partire dal 1916 la fece completamente ristrutturare, conferendole la veste attuale; in tale occasione furono coperti i camminamenti con tetti, fu eliminato l'orologio posto in facciata, furono demoliti il caseificio e alcune delle abitazioni annesse, mentre furono recuperati l'antico mulino, le serre, le scuderie e l'ampio parco. Alienato in seguito a vari altri proprietari, oggi il castello appartiene alla famiglia Rovagnati. Il maniero si sviluppa su una pianta quadrata, attorno alla corte centrale, con due torri sul lato nord e altre al centro dei prospetti est e sud; a meridione e a oriente si sviluppa l'ampio parco con lago e a ovest di questo, attorno al grande cortile, si innalzano i numerosi edifici annessi, originariamente destinati a serre, scuderie e mulino, oltre all'oratorio ottocentesco. L'accesso al complesso è rappresentato dall'ampia arcata a tutto sesto aperta nell'antico rivellino, posto a est del castello verso la via Emilia; l'edificio, coronato da merlature a coda di rondine, è affiancato da una costruzione in stile neogotico, sorta come portineria. La fortezza, interamente rivestita in laterizio, si affaccia verso nord con un'alta facciata affiancata da due torrioni angolari; il prospetto è caratterizzato dalla presenza di numerosi beccatelli con caditoie, a sostegno degli antichi camminamenti coperti. Analoghi elementi architettonici proseguono anche lungo le altre fronti, di cui quella meridionale, risistemata agli inizi del XX secolo, è preceduta da una torre d'ingresso centrale; i due spigoli aggettano sui lati adiacenti, di cui quello occidentale si apre verso il parco attraverso un altro torrione nel mezzo. All'interno l'elegante corte centrale è circondata da un porticato con sovrastante loggiato. Gli edifici annessi, sviluppati su due complessi principali, presentano anch'essi caratteristiche analoghe al castello: rivestimenti in mattoni, beccatelli, merlature coperte da tetti in coppi e porticati dai tratti medievali. Altri link per approfondimento: https://www.preboggion.it/Castello_di_Noceto-Castelguelfo.htm, https://www.youtube.com/watch?v=KX61_kLoS5U (video di francesco italia),https://www.mondimedievali.net/Castelli/Emilia/parma/provincia000.htm#kguelf

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Castelguelfo, https://www.museionline.info/tipologie-museo/castello-di-castelguelfo

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Davide Tansini su https://www.tansini.it/it/castelli-e-fortificazioni-del-parmense.html

venerdì 28 ottobre 2022

Il castello di venerdì 28 ottobre



BRINDISI - Castello Alfonsino

Detto anche Castel Rosso, (dal colore dei conci di carparo usati per la sua costruzione), o Castello di Mare è una complessa opera fortificata costruita sull'isola di Sant'Andrea, all'imboccatura del porto esterno di Brindisi. La forma trapezoidale e le spesse mura lo hanno reso per anni inespugnabile. Il castello è contiguo al Forte a mare (o Forte di Brindisi), adibito ad alloggio delle guarnigioni, i cui lavori di costruzione, iniziati nel 1558, regnante Filippo II d'Asburgo, figlio di Carlo V, durarono ben 46 anni, con l’intervento di alcuni fra i più celebri architetti militari del tempo. Il castello alfonsino occupa il promontorio meridionale con forme irregolari che seguono la conformazione del luogo (ha subito anche crolli e ricostruzioni): all'interno è un salone decorato da un lavabo con stipiti in pietra (1527). Ai primi del XVI secolo risalgono i due baluardi, rotondo quello verso l'interno, triangolare quello verso il mare aperto. Caratteristico è il suo piccolo porto interno, cui si accede per un archivolto aperto nelle mura che verso il 1577 congiunsero le costruzione aragonese all'ampliamento vicereale. Da una parte la struttura fortificata quattrocentesca con un portale; dall'altra il Forte a mare che segue i dettami dell'architettura fortificata cinquecentesca. Anche questa parte è preceduta da un portale adorno di stemmi che reca la data 1609. L'isola è saldata alla sponda ovest da una diga che chiude la Bocca di Puglia, mentre tra l'isola e la sponda sud si protendono due dighe che restringono l'imboccatura del porto a 250 metri. L'isola era occupata almeno dall'XI secolo dall'antica abbazia benedettina di Sant'Andrea all'Isola (pochissimi i resti, in particolare capitelli, visibili al Museo archeologico provinciale Francesco Ribezzo di Brindisi), che però fu abbandonata dopo gli eventi che sconvolsero la città (XIV-XV secolo). Il re di Napoli Ferdinando I d'Aragona nel 1481 decise così di costruire una prima torre (dov'era la stanza in cui dormiva il re), sorta come avamposto difensivo del porto all'estremità dell'isola; l'opera fu realizzata per iniziativa del figlio del re, Alfonso, duca di Calabria (castello alfonsino). Già nel 1484 il forte fu attaccato dal generale veneziano Francesco Marcello che, dopo essere stato sconfitto sul terreno dal brindisino Pompeo Azzolino, tentò di conquistare la città dalla parte del mare. Ma, respinto anche dalle artiglierie della "rocca dell'isola", ripiegò su Gallipoli, che riuscì ad occupare a caro prezzo. Sperimentata con successo la capacità di difesa della fortezza, Alfonso I d'Aragona la fece ampliare con la costruzione di un antemurale - con bastioni - al torrione preesistente, e con mura alte e molto spesse: alle due torri, cilindrica e quadrata, ne fu aggiunta un'altra poligonale così che il castello assunse una forma triangolare. Il tutto inglobava ormai la chiesa e l'abbazia di S. Andrea. Si chiamò Alfonsino, ma anche "dell'isola". E' noto anche come Castello Aragonese, dalla casata dei re che lo fecero costruire. D'altro canto, Alfonso fece ampliare e fortificare anche il Castello Svevo, detto talvolta "castello grande" per la sua mole. Dal 1558 al 1604 buona parte del resto dell'isola venne racchiusa da mura e baluardi (Forte a mare), separandolo dal castello con un taglio nella roccia che funge da fossato (per impedire al nemico che avesse eventualmente conquistato l'uno di passare facilmente all'altro) e creando un sistema complesso di fortificazione a difesa dell'entrata del porto. Dapprima, nel 1577, Forte e Castello furono uniti da un ponte di pietra che scavalcava il fossato: in quell'occasione fu aperta la porta sul Forte e fu chiusa quella del castello che era sul mare verso mezzogiorno. Ma presto gli ingegneri e i commissari reali si accorsero dell'errore di esporre entrambe le fortezze ad un unico pericolo, e sostituirono il ponte di pietra con uno levatoio di legno per dare un solo comandante ad entrambe e per dividerle in caso di necessità. Risale al 1583 l'iscrizione fatta apporre dal castellano Lorenzo Cariglio di Melo in memoria dell'unificazione dei due immobili sotto un solo comando. Per dare un'idea dell'importanza della piazzaforte di Brindisi in Puglia al tempo degli Austriaci: nel 1572 erano a Brindisi duemila soldati in pianta stabile (come a Taranto); a Trani mille, a Bari 600, ad Otranto 400. Un tentativo di attacco al forte avvenne nei primi giorni del giugno 1616, durante il regno di Filippo III, da parte di undici vascelli veneziani, che furono dissuasi da otto grandi navi da guerra spagnole, comandate dal gen. Francesco di Ribera. Il più famoso castellano del Forte a Mare fu il "maestro di campo" Luigi (Aloysio) Ferreyra di Lisbona, che il 25 febbraio 1711 istituì, con un cospicuo capitale personale di 9.000 ducati, una rendita di 600 ducati annui a favore dei soldati del castello e dei loro eredi. Il 4 giugno 1715 entrarono in città 150 soldati tedeschi, dei quali cento presidiarono il Forte a Mare e il Castello Alfonsino, dopo che Filippo V (nipote di Luigi XIV), salito al trono di Spagna nel 1701, primo dei Borboni, era stato privato, con la pace di Utrecht (1713) e quella di Rastatt (1714), del regno di Napoli, a seguito della guerra di successione provocata dall'Austria. Vent'anni dopo, nel 1735, con la riscossa spagnola che costrinse i tedeschi ad abbandonare la città, il figlio Carlo III di Borbone assunse il titolo (per la prima volta) di re delle due Sicilie. A Carlo sarebbero successi Ferdinando I di Borbone nel 1759, salito al trono come Ferdinando IV di Napoli, Francesco I nel 1825, Ferdinando II nel 1830 e, ultimo, Francesco II nel 1859, appena due anni prima dell'Unità d'Italia. Il 12 marzo 1739 giunse a Brindisi una delegazione di ingegneri e ufficiali di artiglieria, al comando del maresciallo spagnolo Andrea de los Covos, primo ingegnere di Carlo III, per fare la pianta del Forte, del castello di terra e di tutta la città, di cui misurò le strade e le mura. Si tratta della famosa "mappa spagnola" in possesso del Comune di Brindisi: in quegli anni la città era abitata da 7.000 persone, mentre poteva contenerne più di 50.000. Al Forte a Mare sono legati diversi eventi bellici tra i quali si ricordano l'attacco di sedici galee veneziane (1529) sorprese dalle artiglierie da poco realizzate e l'assedio francese al controrivoluzionario Francesco Boccheciampe (1799). Nel 1528, i Veneziani con 16 galee attaccarono dunque il Castello, che si difese benissimo con i molti pezzi di artiglieria di cui era stato dotato, costringendo le navi nemiche ad allontanarsi (comandante del Castello era allora Ferdinando Alarcòn, inviato da Carlo V per controllare e potenziare, come fece, le fortificazioni della città). La città fu invece costretta ad arrendersi, e saccheggiata, quando fu attaccata dalla parte di terra (Porta Lecce) da 16.000 soldati della Lega. Il Forte fu attaccato, danneggiato ed espugnato, il 9 aprile 1799, dal vascello francese "Il Generoso". Brindisi, rimasta fedele ai Borboni, dopo che i rivoluzionari francesi, entrati a Napoli tre mesi prima, vi avevano proclamato la repubblica, ospitava in quei giorni due controrivoluzionari corsi arruolati nell'esercito borbonico, Giovanni Francesco di Boccheciampe e Giovan Battista De Cesari. Costoro assunsero il comando delle batterie del Forte, danneggiarono la nave francese (un colpo di cannone ne uccise il comandante) che tuttavia, aiutata da otto paranze barlettane favorevoli alla causa rivoluzionaria, riuscì a smantellare la fortezza nel versante in cui era disarmata e a conquistarla. I francesi entrarono in città ma si ritirarono in fretta pochi giorni dopo, il 16 aprile, lasciando le provviste alimentari che avevano trovato nel Forte (farina, biscotti, vino, fagioli, ceci, carne salata). Boccheciampe fu preso e fucilato dai rivoluzionari nei pressi di Trani. Nel secolo successivo, castelli e fortezze persero la loro funzione difensiva: il Castello Svevo di Brindisi fu utilizzato come bagno penale, il Forte a Mare come lazzaretto, il Castello Alfonsino come sede di un faro e, durante la Grande Guerra (1915-1918), come deposito di mine. Nel 1984, la Marina Militare consegnò il complesso dell'isola (forte e castello, 28.600 metri cubi, oltre ai grandi spazi aperti) al Demanio dello Stato, che lo affidò alla Soprintendenza regionale ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici. Questa cessione fu dovuta anche ai gravi danni subiti dalle strutture murarie i seguito ad una mareggiata. Con i fondi dell'Unione Europea destinati allo sviluppo del turismo, e in particolare del turismo d'affari, la Soprintendenza sta ora restaurando il Forte a Mare, mentre la Provincia di Brindisi ha pressoché terminato i lavori, assunti di propria iniziativa, per il recupero funzionale del Castello Alfonsino. La struttura è dal 28 maggio 2021 aperta a visite ed eventi culturali, mentre si dibatte ancora sulla sua destinazione (museale, ricettiva, congressuale). Altri link suggeriti:http://www.brundarte.it/2014/02/16/il-castello-di-mare-o-castello-alfonsino/ (con varie foto interessanti), http://www.brindisiweb.it/monumenti/castello_alfonsino.asp, https://www.youtube.com/watch?v=Vhh0LRvF-rM (video di Roberto Caroppo), https://www.youtube.com/watch?v=0FROSST_jeU (video di Clara Colosimo), https://www.rainews.it/tgr/puglia/video/2021/06/pug-castello-alfonsino-Brindisi-6f3609ad-92a6-40b4-b998-750c530feda0.html (video), https://www.youtube.com/watch?v=ISqs5lPLNSw&t=2s (video di Antonio Mingolla), https://bari.repubblica.it/cronaca/2021/05/29/news/castello_brindisi-303283223/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_alfonsino, https://www.visitbrindisi.it/itinerari/castello-alfonsino/, https://viaggiareinpuglia.it/at/1/castellotorre/3127/it/Castello-Aragonese-o-Alfonsino,https://www.provincia.brindisi.it/index.php/storia-e-tradizioni-main/edifici-e-monumenti/il-castello-alfonsino-e-il-forte-a-mare

Foto: la prima è presa da https://www.lavocedimaruggio.it/wp/fortezze-e-castelli-di-puglia-il-castello-alfonsino-di-brindisi.html, la seconda è una cartolina della mia collezione

giovedì 27 ottobre 2022

Il castello di giovedì 27 ottobre



CASTIGLIONE FALLETTO (CN) - Castello Falletti

Nel corso del Medioevo Castiglione divenne possedimento dei Marchesi di Saluzzo, che eressero un'imponente fortezza quadrangolare sulla collina. Divenuto possedimento di diverse famiglie feudatari degli Aleramici, Castiglione passò, alla caduta del Marchese Gabriele di Saluzzo, alla Francia, che lo tenne fino al 1601 quando, con il Trattato di Lione, Castiglione divenne possedimento sabaudo nelle Langhe. Da quel momento il paese rimase territorio piemontese della Casa Savoia fino all'Unità d'Italia. Il toponimo Falletto venne aggiunto al nome di Castiglione nel 1589, per il continuativo secolare possesso del feudo di Castiglione da parte dell'illustre e antica famiglia albese dei Falletti, edificatori del castello. Il maniero ha struttura quadrangolare con cinta muraria e giardino su due livelli sovrapposti. La prima data in cui il castello compare come già costituito, è quella del 31 luglio 1001, quando il nome della località e della sua fortificazione compaiono in un diploma dell’imperatore Ottone III con il quale il sovrano concedeva Castiglione ad altri castelli dell’Albese al marchese Olderigo Manfredi, conte di Torino. Non si trattava, naturalmente, della costruzione attuale, anche se ne occupava più o meno l’area. Non è noto il nome di chi fece costruire il primitivo Castiglione, mentre sappiamo che nel medioevo l’edificio si impose come "Castrum et Villa" di proprietà del Marchesato di Saluzzo. Il castello ha una dimensione di 50 metri di lunghezza sul lato rivolto verso la Piazza Vittorio Veneto, 40 sul lato di Via Cavour e 50 metri sul lato del Municipio. Il complesso architettonico si presenta come una massiccia struttura a pianta irregolare che segue l’andamento del terreno. E’ caratterizzato da due imponenti torrioni rotondi posti agli angoli e da un terzo torrione centrale di forma circolare e di grandi dimensioni. Tale caratteristica è particolare per la zona; un castello come quello di Castiglione, ha torri tutte di pianta circolare: mentre è più frequente negli esempi vicini, Serralunga, Grinzane, Barolo, l’associazione di torri tonde con poderosi masti, o torrioni angolari, talvolta, quadrati o poligonali. Il muro dell’imponente torre ha uno spessore alla base di circa 2 metri per poi assottigliarsi verso l’alto riducendosi a 1,60 metri circa. All’interno è presente una cella con volta a botte con un piccolo ingresso quadrato per salire ai piani superiori e ritirare, in caso di attacco, la scala di corda o di legno, isolando così la torre dal piano castellano. Il quadrilatero centrale di circa 17 metri era probabilmente il primo castelletto intorno al quale sorgeva qualche piccola villa. Nel secolo XII in seguito al testamento di Bonifacio del Vasto, il castello passò al Marchesato di Saluzzo. Allo stesso periodo sono fatti risalire i primi lavori di rafforzamento. Nel 1225 il paese di Castiglione compare in un documento nel quale la Contessa Alasia di Saluzzo concede il feudo a un Falletti in ricompensa per i servizi prestati in alcune guerre. Fu probabilmente Bertoldo Falletti di Alba che fece edificare il castello con le sembianze che ha ancora oggi. Nelle seconda metà del XVIII secolo, passò al poeta arcadico Giuseppe Cerutti che lo restaurò, divenendo poi proprietà dei Caramelli e dei Clarotto. I Falletti stessi si insediarono a Castiglione nel 1300, periodo in cui il castello assunse l’imponenza attuale attraverso la costruzione della cinta muraria esterna e le torricelle agli angoli. Per molti secoli l’edificio ha ospitato la discendenza dei Falletti; furono probabilmente i fratelli Manfreone e Daniele Falletti ad erigere nella seconda metà del Trecento le cortine e le torricelle d’angolo, anch’esse circolari, conferendo al castello la veste di possente quadrilatero fortificato. In questo stesso periodo venne spianato il terreno di fronte al castello per costruire un luogo di culto che nel 1500 divenne la parrocchiale quando i fedeli abbandonarono la Chiesa di San Lorenzo fuori le mura, primo nucleo devozionale che si sviluppò attorno ad una cappella non più esistente posta nelle vicinanze del paese. Ci è dato sapere che all’epoca il piano calpestabile era almeno 2 metri più basso di quello attuale e le mura almeno 2 metri più alte a testimonianza del fatto che il maniero fosse una vera e propria fortezza. In campo religioso l’edificio appartenne alla Diocesi di Alba; nel 1511 entrò a far parte della Diocesi di Saluzzo, passò ad Asti ai tempi della riforma operata da Napoleone e, nel 1817, tornò nella Diocesi albese. Il castello era dotato di una cappella gentilizia, intitolata a S.Maria in Castrum, che venne poi data in uso alla comunità quale nuova parrocchiale. Questa chiesa che conserva alcuni affreschi di Pietro Paolo Operti, originariamente era costruita in stile romantico e, nel 1983, venne ristrutturata con linee neogotiche, decorata ed arricchita dalla perizia dei fratelli Finati, pittori albesi. Nel 1601, con il trattato di Lione, il castello passò ai Savoia con l’acquisizione del Marchesato di Saluzzo. I Savoia ottennero così avamposto di fronte alle terre del Monferrato nel tentativo di conquistarlo. Pare che in questo periodo sia stata abbattuta parte della cortina laterale per alzare il terrapieno poichè non fu più necessario difendersi da archi, frecce e spingardi, bensì dai colpi di cannone. Nel 1631 i Savoia acquisirono anche il Monferrato e la zona quindi potè godere di una certa pace: il castello perse la funzione di fortezza e divenne un’abitazione. Un’erta salita conduce al portone sovrastato dalla mole del torrione principale. Salendo lo scalone secentesco si giunge alla panoramica terrazza superiore basamento del predetto torrione di cui si visita la camera bassa. L’interno si articola su due piani con un grande salone centrale di rappresentanza e stanze laterali con camini e soffitti affrescati. Al piano inferiore è presente un’ampia cucina voltata con un grande forno e una stufa enorme per confezionare i pasti per la guarnigione, la sala d’armi da cui si accede alla torre sud-est detta dei “cutei” (coltelli) che anticamente serviva da prigione. Un piccolo oratorio conserva tracce di decorazione medievale, la cinta muraria racchiude un bellissimo giardino che funge da vero e proprio balcone sulle Langhe. Numerose sono le famiglie che si sono susseguite come proprietarie del maniero: tra tutte, la famiglia degli Scagnello ha un significato particolare per Castiglione: il conte Patrizio Filippo di Scagnello si adoperò per abbellire il castello rendendolo a tutti gli effetti un’abitazione nobiliare. A partire dal 1870 la famiglia Vassallo divenne proprietaria del castello. Da allora, fino ai giorni nostri sono stati notevoli gli interventi di recupero e restauro a causa di alcuni cedimenti strutturali che hanno minato (e minano tuttora) la buona conservazione dell’edificio. La situazione precaria del castello e la necessità invece di attuare importanti restauri ha portato a inizio 2015 ad un accordo di acquisizione in uso pubblico pluriennale fra il Comune di Castiglione Falletto e la famiglia Vassallo di Dogliani, attuale proprietaria del maniero. Questa ultima famiglia realizzò, a metà dell'Ottocento, diversi lavori di muratura e di ristrutturazione della fortezza, riportandola a dignità di abitazione nobiliare. Sabato 11 aprile 2015 l’imponente castello medievale ha riaperto i battenti al pubblico. In attesa dell’inizio dei lavori di restauro degli interni è per ora accessibile solo il giardino che consente una spettacolare vista a 360 gradi sulla Langa del Barolo. Il complesso è inserito nel sistema dei "Castelli Aperti", visitabili in alcuni periodi dell'anno e adibiti a strutture storico-museali. Domina dall'alto il territorio comunale. Nel 2018 una parte di esso è stata acquistata da un noto produttore vitivinicolo del posto. Altri link per approfondimento: http://www.langabarolo.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=23677, https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/9-11-838/arte/architettura/castello-di-castiglione-falletto,https://www.youtube.com/watch?v=GVEqW79m7jk (video di Viaggio senza Scalo),https://www.facebook.com/watch/?v=1112710952440393 (video con drone)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castiglione_Falletto, https://langhe.net/sight/il-castello-di-casteglione-falletto/,http://www.comune.castiglionefalletto.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=23308, https://www.beniculturali.it/luogo/castello-di-castiglione-falletto

Foto: la prima è presa da https://www.e-borghi.com/it/sc/2-castelli-chiese-monumenti-musei/cuneo-castiglione-falletto/942/castello-di-castiglione-falletto.html, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 26 ottobre 2022

Il castello di mercoledì 26 ottobre

 

SESSA CILENTO (SA) - Palazzo Coppola e Torre Altomare in frazione Valle Cilento

Nel 1533 nacque il Feudo di Valle, che l’8 maggio del 1533 fu venduto all’asta dalla Regia Corte al Consigliere del Regno don Tommaso Altomare. È questo il periodo in cui la torre venne utilizzata come prigione ed a lato di essa si costruì il primo corpo del Palazzo al fine di svolgere le funzioni amministrative del feudo. La prima volta che l’edificio viene menzionato come “castello sul palazzo con torre” risale al 1750, quando fu acquistato dalla famiglia Coppola che ottenne anche il rango nobiliare di Baroni del Feudo. I precedenti proprietari non vi risiedevano e la struttura si trovava in uno stato di degrado ed abbandono. Fu proprio grazie ai Baroni Coppola che cominciò l’ampliamento ed il restauro originario che rese la struttura architettonica nella consistenza e nella sua dimensione attuale. Osservando il complesso, spicca la Torre feudale, isolata, di fondazione tardomedievale. Venne ristrutturata in età vicereale (I° metà sec. XVI) secondo la tipologia della casa-torre (corpo di fabbrica a pianta quadrata su base scarpata con coronamento di beccatelli e archeggiatura). La Provincia di Salerno, nel 1992, ha acquisito l’antico Palazzo Coppola, al fine di destinarlo alle funzioni di promozione alle attività didattiche di alto valore per il recupero dell’artigianato, dell’agricoltura e dello sviluppo turistico. Il Progetto generale di recupero fu approvato nella Conferenza di Servizi nel 1998 ed è stato finanziato dal Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dalla Provincia di Salerno, dalla Regione Campania e dall’Ente comunale. Il progetto di restauro dell’intero complesso monumentale di Palazzo Coppola è stato curato dagli architetti Ruggiero e Marco Bignardi. L’edificio, che compreso il cortile interno occupa una superficie di circa 700 mq, ospita nei suoi spazi la sede dell’Ecomuseo del “Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni” ed accoglie numerosi eventi, fra i quali il Festival Segreti d’Autore, che ha ospitato ed ancora ospita grandi nomi dello spettacolo. Altri link di approfondimento: https://cilentoreporter.it/2019/02/26/valle-di-sessa-cilento-palazzo-coppola/, https://www.facebook.com/watch/live/?ref=watch_permalink&v=4193732397364781 (video), https://www.youtube.com/watch?v=nSc54k6GnVs (video di Cilento Reporter)

Fonte: https://www.palazzocoppola.it/

Foto: la prima è presa da https://www.palazzocoppola.it/presentazione/#, la seconda è presa da https://www.cilentontheroad.it/it/borgo/145/valle%20cilento

martedì 25 ottobre 2022

Il castello di martedì 25 ottobre


 
AGLIE' (TO) - Castello Ducale

E' un'elegante ed imponente costruzione la cui edificazione (parliamo del suo nucleo centrale, del quale sono tuttora identificabili le tracce) è iniziata nel XII secolo per conto della famiglia comitale dei San Martino, originari del Canavese. Nel XVI secolo il forte si presentava ancora di aspetto medievale, con un maschio centrale, una corte circondata da edifici rurali e un giardino, circondati da una robusta muraglia difensiva e da un fossato. Il castello venne distrutto e riedificato più volte. Subì i danni di un assedio e di un sacco nel 1536. Filippo di Agliè, ministro di Maria Cristina, la reggente Madama Reale, ne curò la ricostruzione, finché fu nuovamente devastato dalle soldatesche francesi. Nel 1667 il conte Filippo San Martino, già consigliere della Madama Reale Cristina di Francia, commissionò all'architetto reale Amedeo di Castellamonte la trasformazione della facciata sul giardino, il complesso della cappella di San Massimo (Pietro Cremona realizzò le sculture per l'altare e gli stucchi delle pareti) e le due gallerie, nonché il cortile. Alla sua morte il progetto si interruppe, ma il castello presentava già due corti (una interna, l'altra rivolta verso il paese di Agliè) e la facciata est, con le due torri trasformate in piccoli padiglioni. Nel 1764 i conti San Martino vendettero la proprietà ai Savoia, che lo inclusero nelle proprietà del secondogenito di Carlo Emanuele III, Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese, e ne affidarono la ristrutturazione all'architetto Ignazio Renato Birago di Borgaro, che intervenne sugli interni realizzando ampi appartamenti; all'esterno fu edificata la chiesa parrocchiale collegata al castello da una galleria a due piani. Nei primi anni del XIX secolo, durante l'occupazione di Napoleone, il castello di Agliè diventò un ricovero di mendicità, e il parco circostante venne ceduto a privati ed adibito all'agricoltura. A partire dal 1823 l'edificio rientrò a far parte dei possedimenti di Casa Savoia che, durante il regno di Carlo Felice, apportarono una significativa e costosa ristrutturazione degli interni, rinnovandone inoltre completamente gli arredi. La ristrutturazione venne affidata all'architetto Michele Borda di Saluzzo. Il castello venne riarredato dagli artisti di corte; lo scultore Giacomo Spalla allestì la Sala Tuscolana, ove sono tuttora collocati i reperti rinvenuti nella villa Rufinella presso Frascati, proprietà di Carlo Felice e della regina Maria Cristina. Nel decennio 1830/'40 vennero eseguiti altri lavori, fra i quali il grande lago, il laghetto e le isole che modificarono radicalmente l'aspetto di giardino all'italiana, conferendo all'esterno un aspetto romantico ad opera dell'architetto tedesco Xavier Kurten. La morte della vedova di Carlo Felice, Maria Cristina di Borbone-Napoli, avvenuta nel 1849, segnò il passaggio del castello a Carlo Alberto di Savoia-Carignano (Carlo Felice e Maria Cristina non ebbero eredi diretti), il quale lo lasciò al figlio cadetto Ferdinando di Savoia, duca di Genova. La stazione di Ozegna, attivata nel 1887 contestualmente alla ferrovia Rivarolo-Castellamonte, possedeva la peculiarità di essere dotata di una pensilina in ghisa di una saletta di attesa riservata soprannominata "reale" destinate proprio ai Duchi di Genova allorché volevano recarsi al castello. L'impianto rimase in esercizio fino al 1986. Nel 1939 gli eredi del principe Tommaso di Savoia-Genova, duca di Genova vendettero il castello allo Stato italiano per 8 milioni di lire. Il complesso venne adibito a museo. Negli anni ottanta è stato oggetto di un ulteriore delicato restauro. Attualmente è stato sottoposto ad importanti lavori di consolidamento statico e restauro che impedivano la visita di buona parte delle sale. Fa parte del circuito dei castelli del Canavese e, dal 1997, è parte del sito UNESCO Residenze Sabaude. Nel 2016 ha fatto registrare 44 323 visitatori. Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale del Piemonte, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. Negli ultimi anni il castello è stato usato come ambientazione per le serie televisive "Maria José", "Elisa di Rivombrosa" e "La bella e la bestia". Residenza estiva dei Savoia (si dice che tutti i principi della Casa Savoia-Genova tuttora viventi vi siano nati), il castello presenta una facciata monumentale con due rampe di accesso e con un ampio giardino con fontana. Attualmente è composto da ben 300 stanze, per la maggior parte arredate con mobili d'epoca, alcune delle quali si contraddistinguono per la loro originale bellezza. Primo fra tutti gli sfarzosi ambienti è l’originario Salone d’Arduino, oggi ribattezzato Salone d’Onore ed anche Salone da Ballo, quest’ultimo è letteralmente il cuore pulsante del castello: una stanza fluttuante per la sua suggestiva magnificenza, come i suoi stessi dipinti seicenteschi, sulla volta raffiguranti angelici cherubini e sulle pareti i Fasti del Re Arduino d’Ivrea, capostipite dei committenti San Martino di Agliè. Altrettanto affascinanti risultano le due gallerie principali, parallele, della costruzione: la Galleria Verde e la Galleria d’Arte. La prima, gemella dell’ulteriore Galleria Gialla, si mostra come un adornato corridoio, ricco di quadri e sculture ottocenteschi, commissionati da Elisabetta di Sassonia. La Galleria d’Arte o delle tribune, rispettivamente, fu commissionata da Re Carlo Felice e successivamente riallestita da Maria Cristina di Borbone sul tema della storia dei Savoia. Oggi nella seguente Galleria padroneggia la statua del Dio Apollo in una posizione dormiente ma pur sempre elegante, opera dell’affermato scultore Benedetto Cacciatori. Vi sono 72 ritratti di Cavalieri dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, commissionati tra il 1845 e il 1847. Sono opere per la maggior parte del pittore astigiano Michelangelo Pittatore e dei pittori Frigiolini, Malnate e Pratesi (che eseguirono ciascuno sei tele). La successiva Sala d’Angolo si mostra molto caratteristica, nonostante molti dei suoi pannelli siano finti; questo ci ricorda l’originale reputazione campana che aveva la residenza e dunque l’impiego, nel suo restauro, di materiali non propriamente pregiati. La Sala d’Angolo regala ai suoi visitatori più curiosi una piccola mostra di armi orientali, di proprietà del duca Tomaso di Genova. Annesso al castello vi è un grande parco (circa 320.000 m²) che lo circonda su tre lati. Nel 1839 il parco venne sistemato in forme romantiche, con giardini all'italiana e all'inglese organizzati in terrazze su tre piani. All'ingresso si trova una fontana settecentesca (progettata dai fratelli Collino) che simboleggia la Dora Baltea che si getta nel Po, opera di Ignazio e Filippo Collino. Intorno al castello sono presenti edifici rurali seicenteschi e settecenteschi quali: il mulino, le cascine Valle, la lavanderia, l'Allea o La Mandria. Anche il castello di Agliè è collegato ad un fantasma, quello di una donna dai lineamenti orribili. Almeno così è stata interpretata in un busto che ritrae la nobildonna, la principessa Vittoria di Savoia Soisson, nata a Torino nel 1683, moglie del principe Federico, Duca di Hildburgausen, in una sala del castello. Lo scultore Piero Orso l’ha modellata in cera con applicazioni di stoffa, perline e pizzi. Basta guardarla per avere timore di questa figura femminile, morta a Torino nel 1763. Così la descrive la contessa Angelica Von Kottulin Lodron, sua dama d’onore, nelle proprie Memorie: “Una brutta figura, piccola, occhi neri, naso lungo e bocca sottile. La fronte era bassa e la nobildonna si sarebbe sempre vestita da -vecchia- e con abiti molto semplici”. Al contrario, il busto che si può vedere al Castello di Agliè è una tra le opere meglio conservate. Dopo la morte della principessa Vittoria di Savoia Soisson, che non aveva figli, i suoi beni furono ereditati dal Duca del Chiablese. La leggenda del suo fantasma sarebbe stata alimentata da un soprintendente che negli anni 50 del secolo scorso visse per molto tempo all’interno del castello. La bruttezza cascante della vecchia principessa fece da stimolo per alimentarne il mito. Alla figura della nobildonna sarebbero collegati misteri accaduti nel castello, come la rottura continua dei vetri di alcune stanze del torrione destro dovuti alla presenza del suo spirito che vaga nelle notti senza luna all’interno del castello e il suo passaggio sarebbe accompagnato da sospiri e sinistri fruscii. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=LAObkGkETFY&t=11s, https://www.youtube.com/watch?v=DCKl7bxdN6Q (entrambi i video di Direzione Regionale Musei Piemonte), https://www.youtube.com/watch?v=YYOjHSrD9yk (video di MiC_Italia), https://www.youtube.com/watch?v=1lm7_35avJ4 (video di Laura Rocca), https://www.youtube.com/watch?v=l-tez1XgbGI (video di Michelangelo De Fazio)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_ducale_di_Agli%C3%A8, http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/castello-di-aglie/,http://www.prolocoaglie.it/poi/castello/, https://www.gitefuoriportainpiemonte.it/gita/il-castello-ducale-di-aglie-un-romantico-trionfo-di-eleganza/, https://touristainitalia.com/2022/04/15/il-castello-di-aglie-e-il-suo-mostruoso-fantasma-miti-e-leggende/#il-fantasma

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Paola M.P.V. su https://www.flickr.com/photos/pvioletta2010/6393662181

lunedì 24 ottobre 2022

Il castello di lunedì 24 ottobre



TERZOLAS (TN) - Palazzo "alla Torraccia"

Si trova al centro del paese, sul lato Nord della piazza in mezzo alla quale si trova una fontana datata 1882; il termine Torraccia deriva probabilmente dalla presenza a nord di una antica torretta rotonda diroccata e poi demolita all’altezza del tetto. La costruzione viene anche chiamata casa Malanotti-Graifenberg dal nome delle illustri famiglie di Caldes e di Terzolas che la abitarono nel passato. L’edificio riveste particolare importanza storica ed artistica perché costruito tra il 1573 e il 1579 dal capitano della Rocca di Samoclevo (dal 1562 su incarico della famiglia Thun) Francesco Heningler in stile rinascimentale. Nel 1645 la struttura venne profondamente danneggiata da un incendio che devastò il paese di Terzolàs. Negli anni seguenti Bernardino Malanotti di Caldes, canonico della cattedrale di Trento, acquistò l´edificio e intraprese lavori di risistemazione. In ricordo di questa famiglia, che detenne il palazzo fino alla metà del Settecento, l’edificio è chiamato anche “Casa Malanotti”. Nel 1670 fu ceduto dai Malanotti ai Canonici di Trento che la usarono come residenza estiva; verso il 1715 il palazzo fu acquistato dai signori Graifenberg e nel 1871 Giovanni Ciccolini lo acquistò dal notaio G. Antonio Graifenberg. La costruzione rimase agli eredi Ciccolini fino al 1973, anno in cui fu acquistata dalla Provincia Autonoma di Trento per provvedere al suo restauro conservativo. La costruzione tipologicamente rientra nella categoria delle case fortificate, contraddistinte dalla fusione tra architettura militare e residenziale. L’aspetto attuale, in stile rinascimentale, rispecchia i canoni del rinnovamento architettonico promosso dal principe vescovo di Trento Bernardo Clesio nella prima metà del Cinquecento. Di particolare interesse sulla facciata Sud vi sono i caratteristici erker o sporti ruotati di 45 gradi per scopi di osservazione e difesa, alti comignoli, mura merlate ed antiche caditoie. L’androne d’accesso presenta caratteristiche volte a botte, con pavimentazione in ciottolato e nella fase di risanamento è stata riaperta una finestra del 1600. La struttura originale comprendeva, oltre ai due grandi saloni sovrapposti, 4 ambienti con alti soffitti che evidenziano eleganza costruttiva, decorazioni a stucco, capitelli pensili e tracce di affreschi. Al secondo piano vi era un locale a volta che si può forse ritenere una cappella interna. Notevole il soffitto ligneo del secondo piano, decorato a rosoni, ma purtroppo danneggiato nell’incendio del 1645. Attualmente il palazzo ospita al primo piano il salone del Consiglio Comunale, l’ufficio del Sindaco, la sala della Giunta e gli uffici ragioneria, anagrafe e ufficio tecnico, mentre al secondo piano trova collocazione la biblioteca storica del Centro Studi per la Val di Sole (https://www.visitvaldisole.it/it/info/biblioteca-storica-alla-torraccia). Altri link suggeriti: http://pup.provincia.tn.it/gallery/imager.asp?file=FOTO_BASILICO/C7/1205.01.jpg&desc=TERZOLAS%20-%20La%20Torraccia (foto d'epoca del monumento), https://www.youtube.com/watch?v=Qq0sS0xhQPw (video di Centro Studi per la Val di Sole)

Fonti: http://www.visitterzolas.it/da-visitare/cosa-vedere-a-terzolas/250-palazzo-alla-torraccia-terzolas-val-di-sole-trentino.html, http://www.castellideltrentino.it/Siti/Torraccia-di-Terzolas

Foto: la prima è di Peer su https://www.trentino.com/it/trentino/val-di-sole/terzolas/, la seconda è presa da http://www.castellideltrentino.it/I-castelli/Elenco-siti

venerdì 21 ottobre 2022

Il castello di venerdì 21 ottobre



SAN VENANZO (TR) - Castello di Pornello

Il castello di Pornello, il cui toponimo richiama una folta vegetazione di pruni, ha origini molto antiche, essendo già citato nelle cronache del 1137 quando il conte Ottone lo assegnò al vescovado di Orvieto. Signoria dei Monaldeschi nel 1342, risentì delle guerre tra fazioni di questa casata fino alla tregua del 1385. Pornello divenne infine feudo dei conti di Marsciano, per poi passare alla famiglia Dolci, discendente dei Montemarte. Verso il 1600 la Cronaca della Provincia Serafica di Assisi annovera Pornello tra le proprietà dei conti Polidori di Orvieto. Dal Catasto Orvietano del 1798 risulta che i nobili Manieri avevano acquistato Pornello. Nel 1971-72 gli eredi dei Manieri vendettero le loro proprietà allo Stato e nel 1980 queste passarono alla Regione Umbria. Attualmente è di proprietà della famiglia Corneli. Oggi Pornello è un borgo immerso nel verde delle colline sanvenanzesi, a pochi chilometri dal famoso complesso della Scarzuola. L'edificio chiamato castello appare più come una grossa residenza padronale decadente, seppur con il suo fascino. Altro link inerente Pornello trovato sul web: https://www.immobilmonti.com/estate_property/il-pornello/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pornello, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-pornello-san-venanzo-tr/ (da visitare per approfondimenti storici), https://www.visitsanvenanzo.it/i-borghi/pornello/, https://www.pornello.it/il-borgo/

Foto: la prima è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-pornello-san-venanzo-tr/, la seconda è di Ubimaior su https://it.wikipedia.org/wiki/Pornello#/media/File:Pornello01.jpg