giovedì 16 aprile 2015

Il castello di giovedì 16 aprile






INVORIO (NO) – Torre Viscontea (di Silvia Polvani)

L’esistenza di un castrum in località Invorio Inferiore è documentata fin dalla prima metà dell’XI secolo. Fonti storiche riportano che nel corso del XII secolo Invorio era controllata dai conti di Biandrate, e che intorno alla fine del secolo questi concentrarono le proprie attenzioni sulle proprietà di Invorio Inferiore, cedendo il controllo di un secondo forte, presente a Invorio Superiore, all’abbazia di Cluny. Agli inizi del XIII secolo il feudo di Invorio Inferiore, che aveva assunto un’importanza strategica per il presidio del territorio del basso Vergante, passò sotto la giurisdizione del Comune di Novara. Contestualmente all’uscita di scena dei conti di Biandrate subentrarono nella proprietà dei beni di Invorio i Visconti, che vantavano su di essi diritti acquisiti in precedenza. Invorio entrò così a far parte della sfera d’influenza del casato milanese e vide affermarsi una presenza costante dei Visconti che non fu interrotta nemmeno dalla distruzione pressoché completa del castello, avvenuta tra il 1356 e il 1358 per volere di Galeazzo II Visconti, nel corso del conflitto che oppose la Signoria di Milano ai marchesi del Monferrato per il controllo del Novarese. La fortezza non fu ricostruita ma il suo sito fu occupato almeno in parte da nuove residenze che ospitarono le diverse linee familiari dei Visconti d’Invorio. La principale di esse, che alla metà del Quattrocento assunse la denominazione di Visconti d’Aragona grazie ai rapporti di Alberto Visconti con il re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, ha mantenuto la proprietà della parte più antica del castello di Invorio fino alla fine del XIX secolo. La torre Viscontea, alta circa 16,5 mt, è ubicata nel centro del paese, attualmente all'interno di una proprietà privata. Essa faceva parte di un complesso di edifici risalenti al XII-XIII secolo costituenti un castello, distrutto tra il 1356 e il 1358, come già scritto in precedenza. Costruita su blocchi di pietra squadrati e terminata da una merlatura ghibellina a coda di rondine, aggiunta nel XIX secolo, la torre presenta sul lato meridionale, a circa cinque metri di altezza, un’apertura che corrisponde alla porta originale, architravata e sormontata da una targa raffigurante lo stemma dei Visconti: una biscia che ingoia per metà un bambino, contornato dai tipici triboli. Sui lati della torre si aprono poche e strette finestre, mentre l'interno, anticamente suddiviso in tre piani da impalcature di legno, è sormontato da una pregevole volta a botte. Adiacenti alla torre sorgono i resti in muratura di alcuni corpi di fabbrica. Uno di essi reca sulla facciata meridionale, sopra il portone d’accesso, un medaglione in bassorilievo, forse aggiunto nell’Ottocento, che riproduce un volto femminile identificato con la figura di Margherita Visconti Pusterla, che alla metà del Trecento fu imprigionata nella vicina torre dal cugino e Signore di Milano Luchino Visconti. Sempre a partire dalle vicinanze della torre è possibile individuare le tracce di due differenti ordini di mura: uno più antico, probabilmente quello dell’antico castrum, e un secondo recinto più ampio, costruito a chiudere il perimetro della collina forse nel corso del XIV secolo. Le mura antiche risultano oggi racchiuse nell’area più vasta della proprietà del castello, che comprende anche parte degli edifici situati a ridosso del versante occidentale della collina. In questa posizione erano situate in origine le dipendenze del castello, e dopo la sua distruzione sorsero qui gli edifici che sostituirono il maniero in funzione di residenza dei signori. Tra di essi sono degni di nota il palazzo costruito nel Seicento dai Visconti d’Aragona, con lo stemma visconteo che sovrasta il portone di accesso, e la casa più vicina alla torre, detta casa Rusca. Da una sua loggia è stato estratto un fregio con un ciclo di affreschi che riproducono in medaglioni i ritratti di importanti esponenti del Ducato di Milano e che sono ora conservati nel Museo del Paesaggio di Verbania. Altri link suggeriti: http://demosite.gatteilabs.com/it/sec_castello.php, http://www.comune.invorio.no.it/torre.html. La torre è ripresa in questo bel video di m15alien su https://www.youtube.com/watch?v=BBDpj7_vzag


Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Invorio#Torre_viscontea, http://www.castellidelducato.eu/struttura.php?id=69, http://www.illagomaggiore.com/2476,Poi.html

Foto: da http://ilvergante.com/wp-content/uploads/2015/03/castello-invorio-572x244.jpg e da http://www.castellidelducato.eu/upload/invorio.jpg

mercoledì 15 aprile 2015

Il castello di mercoledì 15 aprile





VALVASONE (PN) - Castello

Il complesso e massiccio edificio che domina con la sua mole Piazza Castello e che probabilmente costituisce l’elemento più suggestivo del paesaggio urbano di Valvasone si presenta, oggi, come la somma di una serie lunghissima di interventi assai probabilmente senza soluzione di continuità su fondamenta di una prima torre di epoca tardo antica di carattere difensivo e di avvistamento. In assenza di indagini dirette sulla costruzione attuale, non è impresa facile individuare con precisione le diverse fasi e modalità edilizie anche se ad un occhio un po’ addestrato all’osservazione non sfuggiranno particolari di un primo Trecento accostati ad altri quattro-cinquecenteschi ma anche sei-ottocenteschi. In pianta si presenta come una sorta di anello, che le manomissioni hanno interrotto cancellando quasi del tutto i particolari che la tradizione vuole propri di queste strutture: torri, cinte merlate, ponti levatoi. L’accesso, superato il fossato un tempo colmo d’acqua ed oggi ormai asciutto, avviene attraverso un’unica porta aperta in quello che resta di un assai probabile torrione poi inglobato, con il pareggiamento in altezza, nelle murature circostanti e protetta da una sorta di antiporta. L'ubicazione del fortilizio, citato per la prima volta nei documenti del 1206, da dove era facile controllare le vie provenienti da nord e da est, spiega le lotte sostenute dai signori di Valvasone per conservarne il possesso. Conteso da numerose casate feudali, alla fine del Duecento il castello divenne stabilmente possesso di un ramo dei signori di Cucagna, camerarî ereditarî del patriarcato d'Aquileia e una delle principali famiglie della Patria. Il cortile interno, con quasi al centro il pozzo circolare, presenta un perimetro ad andamento irregolare tutto circondato da alti paramenti murari che gli danno, sotto il profilo volumetrico, l’aspetto di un prisma allungato. Proprio di fronte al portone d’accesso è possibile vedere quanto rimane del quattrocentesco mastio, già alto ben18 metri prima di essere demolito nel 1884 perché ormai pericolante a causa dei danni subiti dal passare del tempo e dalle scosse sismiche. All’interno, al pianterreno, in un salone già decorato da un fregio pittorico tardocinquecentesco attribuibile a due mani per ora anonime e da altri interventi pittorici di cui solo il restauro iniziato darà contezza, all’inizio dell’Ottocento è stato eretto un piccolo teatrino (in epoca recente privato del boccascena venduto sul mercato antiquario) con una fila di palchetti in legno dei quali il centrale riservato ai membri della famiglia comitale. Al primo piano vi è un vasto salone dal soffitto a travature scoperte. In altre stanze di questa e della precedente ala troviamo una serie di locali illustrati dai cicli pittorici di ottimo livello (“cineserie” e soggetti esotici) del primissimo Ottocento, legati probabilmente alle campagne napoleoniche in Egitto. Nell’ala centrale sono ancora visibili la grande cucina in cui troneggia l’amplissimo focolare, quasi di nieviana memoria, e la cappella domestica il cui altarino è decorato dagli stucchi tardo seicenteschi di Bernardino Barelio. Il castello deve essere considerato, per tutto il medioevo, unicamente una struttura militare. Sua principale funzione era quella di difendere la porzione di territorio su cui aveva la giurisdizione militare. Comunque e ovunque fosse costruito nel patriarcato, seppure voluto da un singolo o da una comunità, esso ricadeva sotto l’autorità del patriarca, salvo i pochi sorgenti in territori trattenuti dall’imperatore o, in vece sua, da suoi beneficiati. Il maniero subì gravi danni per i terremoti del 1976. Sconnesso il tetto, le piogge invasero i solai e i piani sottostanti dell’ala nord-ovest. Soltanto nel giugno 1979 la Soprintendenza ai Monumenti ha provveduto al ripristino del tetto. Il castello, che ora è monumento nazionale, ebbe l’onore di ospitare, oltre Napoleone Bonaparte, altri personaggi illustri: nel 1409 vi ebbe accoglienza il papa Gregorio XII di ritorno dal Concilio di Cividale e il 12 marzo 1782 vi sostò il papa Pio VI che si recava a Vienna. Nell'attuale Piazza Castello sopravvivono ancora la torre delle ore ed edifici con stemmi dipinti sulla facciata. In settembre il borgo di Valvasone ospita una suggestiva rievocazione storica medievale. Il castello di Valvasone è visitabile in occasione di eventi o su prenotazione, contattando la Pro Loco. Altre informazioni ai seguenti link: http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?id=10176,0,0,1,0,0 e http://www.castellipordenone.it/castello_valvasone.htm

Fonti: http://www.turismofvg.it/Castelli/Castello-e-Borgo-di-Valvasone, http://borgoanticodivalvasone.it/?page_id=530, http://www.consorziocastelli.it/icastelli/pordenone/valvasone

Foto: da http://www.castellipordenone.it/foto%20castelli/foto%20valvasone/PICT9249.JPG e da http://www.originalitaly.it/uploads/articles/00000224/images/Valvasone_panorama.jpg

Il castello di martedì 14 aprile





BARDI (PR) - Castello dei Landi (di Mimmo Ciurlia) 

Il castello di Bardi, detto anche castello dei Landi, è un'imponente fortificazione che sorge su uno sperone roccioso di diaspro rosso nell'omonimo paese in provincia di Parma. Posto al centro della valle del Ceno, l'edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce proprio nel Ceno. Anche se oggi la posizione geografica del paesino sembra defilata e fuori dalle rotte commerciali e turistiche, nel medioevo, quando differenti erano i percorsi e le necessità di controllo del territorio, si trattava di un'importante tappa sul percorso della via degli Abati. Inoltre, non lontano transitavano i pellegrini della via Francigena. L'esistenza di un fortilizio risale al regno di Berengario del Friuli. Nell'898 l'edificio venne venduto al vescovo di Piacenza Everardo, che ne fece un sicuro rifugio in caso di aggressione da parte degli ungari, che in quei tempi razziavano la pianura Padana. Fino al XII secolo il castello fu governato da una consorteria di nobili locali, conosciuti come conti di Bardi, finché, nel 1257, fu acquistato, con il vicino castello di Compiano, dal ghibellino Umbertino Landi di Piacenza, che ne fece la capitale dei domini della sua famiglia. Furono i conti piacentini Landi, proprietari dal XIII al XVII secolo, ad apportare gli ampliamenti più importanti che lo trasformarono da fortezza medievale a dimora rinascimentale. Venne incrementata la presenza di soldati e, di conseguenza, ampliati gli spazi ad essi dedicati, come la piazza d’arme ed i camminamenti eretti per opera di Manfredo Landi durante il XIV secolo. Sono gli anni in cui i Landi videro riconosciuto il loro dominio sul territorio di Bardi da parte dell’imperatore Ludovico IV, il Bavaro. La fortezza nacque come eremo imprendibile, in grado di reggere un assedio di 5 mesi e ospitare al suo interno fino a 400 persone, grazie a strutture quali la ghiacciaia, le stalle civili, poste subito oltre il corpo di guardia, e il pozzo - una cisterna idrica in grado di recuperare da tutta la fortezza buona parte delle acque piovane. Nel ‘400 terminarono i lavori delle torri esterne connesse ai camminamenti e vi fu un ampliamento delle stanze signorili rivolte verso l’abitato. In questi anni vennero create le nuove segrete, con la stanza della tortura, e le cucine di epoca rinascimentale, che vennero sovrapposte ai livelli interrati – due piani nascosti, e per buona parte non più transitabili, osservabili da alcuni “fori” nelle cucine. Passato ai Farnese, duchi di Parma, nel 1862 il maniero divenne un carcere militare e nel 1868 venne ceduto all'amministrazione comunale. Nel Novecento il castello è sede del Municipio. La rocca è un complesso fortemente articolato, interamente edificato in pietra, cresciuto nel tempo intorno alla mole del mastio. È completamente circondato dalle mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso. L'interno comprende vari edifici, posti su diversi livelli: la residenza, gli alloggi delle milizie, la cappella, la sala della tortura; tutti collegati tra di loro e con la corte interna e la piazza d'armi da tortuose e strette scale che, come espediente difensivo, girano tutte verso destra. Una sola torre rotonda sporge da uno spigolo del palazzo. Fra gli ambienti visitabili del Castello ricordiamo la Ghiacciaia, il vascone di pietra collegato con una botola alla sovrastante Piazza d'Armi da cui veniva gettata la neve; il Corpo di Guardia, in cui sono esposte riproduzioni di armature, elmi ed armi antiche; le Scuderie, dette Grotte ed i camminamenti di ronda, con feritoie da cui si gode una splendida vista sul paesaggio. Da non dimenticare il Cortile del Pozzo, i Granai che ospitano varie mostre, le Segrete con la Sala della Tortura, le Cucine, la Torre dell'Orologio, il Cortile d'Onore a cui si accede da una scalinata seicentesca a due rampe e, all'interno del porticato, la Cappella dei Principi con le insegne di Federico Landi sulla pavimentazione a mosaico. Le Sale dei Principi, con soffitti a cassettoni ornati da fregi monocromi attribuiti a Girolamo Baroni, ospitano il Museo della Civiltà Valligiana, con allestimenti che riproducono gli ambienti casalinghi ed i mestieri tipici della vita contadina in Val Ceno tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo. Come ogni castello che si rispetti, anche attorno a quello di Bardi ruota una romantica leggenda. Ci troviamo in un periodo inquadrabile tra il XV ed il XVI secolo e la regione é interessata da cruenti scontri tra le opposte signorie locali. Tra una battaglia e l'altra la vita disperatamente cercava di ricavarsi un nuovo spazio ed é forse in uno di questi rari frangenti che a Moroello, intrepido comandante della guarnigione stanziata nella fortezza, capitò di innamorarsi appassionatamente della bella cortigiana Soleste. Quello che legava i due giovani era un amore così intenso che avrebbe vinto contro ogni cosa: la diffidenza per il differente ceto di appartenenza e la difficoltà iniziale del vivere questo sentimento liberamente. Ma i due persero la sfida più importante, quella contro la quale non disponevano di armi alcune: la sfida col destino. Un giorno, Moroello fu chiamato ad adempiere al suo dovere e, montato a cavallo, si mise alla testa delle sue truppe per respingere l'incombente minaccia di un bellicoso stato confinante. Per diversi giorni la giovane rimase ad attendere appesa alla speranza di poter assistere quanto prima al ritorno di Moroello. Si narra che non passasse giorno in cui Soleste non si recasse sul Mastio scrutando per ore l'orizzonte: ogni qualvolta scorgeva in lontananza un uomo a cavallo, il suo cuore sussultava. Dopo alcuni giorni d'attesa, finalmente una visione: una moltitudine di uomini in arme si appropinquava speditamente verso gli spalti. Per Soleste fu un'esplosione di gioia tragicamente stroncata dall'attenta osservazione dei vessilli che avanzavano. Non era il suo amato che tornava per accoglierla tra le sue braccia. Erano le truppe nemiche che ormai incombevano su di una rocca ormai priva di armigeri che potessero difenderla. Nessuno potrà mai dire con certezza cosa passasse per la testa di Soleste in quei frangenti: certa di aver perduto il suo amore in battaglia, restìa al cadere tra le mani degli assassini, decise di porre fine alla sua esistenza lanciandosi nel vuoto dal Mastio. La schiera di soldati ora era più vicina e, incredibile, quei vessilli nemici erano esposti da mani amiche! Moroello, come finale gesto di spregio nei confronti del nemico, aveva comandato ai suoi uomini di indossare i colori del nemico. Con tale ordine aveva condannato involontariamente a morte la sua donna. Travolto dai sensi di colpa, lo stesso Moroello decise di togliersi la vita lasciandosi cadere dagli spalti. Il suo spirito vaga fra le mura dell'antica fortezza, come attesterebbero le fotografie realizzate con una termocamera ed esposte in una sala del castello. Sempre all'interno del castello sono presenti anche il Museo del Bracconaggio e il Museo degli Alpini "P. Cella". Il Castello di Bardi è sede di eventi e manifestazioni, come rievocazioni storiche in abiti d'epoca.


Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bardi,
http://www.italiaparchi.it/castelli-e-ville/parco-castelli.aspx?title=Castello+di+Bardi&typecod=dati&cod=0BC0BE73414ECFA15947102C878A0D&order=0&type=paramurl, http://www.icastelli.it/castle-1235753678-rocca_di_bardi-it.php, http://www.castles.info/it/italia/bardi/




Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da www.italiaparchi.it

lunedì 13 aprile 2015

Il castello di lunedì 13 aprile






ROCCADASPIDE (SA) - Castello Filomarino (di Mimmo Ciurlia)

Compreso nell’agglomerato urbano, il castello è situato su un’altura che domina la sottostante Valle del fiume Calore Lucano. Si ritiene che la data della sua fondazione sia il 1245, quando Federico II pose l’assedio a Capaccio. Altre fonti invece la fanno risalire addirittura al 1092 secondo un documento di Gregorio di Capaccio in cui si parla del “Castello di Rocca”. D'altronde è certo che Federico II, nello stesso periodo in cui si fa risalire l'edificazione del castello di Roccadaspide, fece erigere numerose fortificazioni a guardia della Valle del Calore per le lotte allora esistenti tra l'Impero e il Papato. Dopo la sua costruzione, il castello ha ospitato le varie famiglie nobiliari alle quali veniva concessa la signoria dell’Universitas di Roccadaspide; il Castello di Rocca fu acquistato dai principi Filomarino che lo tennero fino ai primi decenni dell'Ottocento, con Giovanbattista, che divenne primo signore di Rocca nel 1549 e Tommaso. I due avevano ricevuto dal Papa, come riconoscimento del coraggio dimostrato durante la battaglia d’Otranto del 1480 contro i Turchi, due statuette di legno. In esse erano contenute le reliquie dei Santi Sinforosa e Getulio e dei loro sette figli, martiri sotto l'imperatore Settimio Severo nel 194 dc - i due santi divennero i patroni di Roccadaspide -. All’inizio del 1800 la proprietà passò alla Famiglia Giuliani. I discendenti, ancora oggi, ne custodiscono le opere d’arte, collocate nei saloni e stanze destinate alle famiglie principesche e alla corte. Il maniero, che nei secoli ha subito varie aggiunte e trasformazioni, si presenta in ottimo stato di conservazione, ha un perimetro di 400 metri ed è costituito da 33 stanze e 7 torri di cui 2 quadrangolari e 5 cilindriche. All’interno delle mura del castello sono inoltre presenti degli ambienti un tempo adibiti a prigioni e camera dei supplizi nonché i giardini della Corte. È certo inoltre che in epoca feudale, intorno al maniero, vennero erette varie strutture caratteristiche del periodo medioevale quali una cinta muraria, torrette di avvistamento, un ponte levatoio in legno, una cisterna, due porte artistiche dalle quali si accedeva al centro urbano, il macello della Corte, depositi, capannoni, recinti per animali, la vigna della Corte e tante altre di cui rimango soltanto poche tracce. Attraverso una gradinata esterna del Settecento e un passaggio a volta si entra nel Cortile Interno, che presenta caratteristiche simili a quelli dei palazzi quattrocenteschi; da qui si sale per una scalinata con porticato, al piano abitato dagli attuali proprietari. Il nucleo originario, costituito da un'unica torre, probabilmente sorgeva nell'attuale parte centrale della struttura risalente ad epoca medievale. Successivamente, con l'invasione normanno-sveva, la struttura venne ampliata con tre torri a base quadrangolare, di cui due oggi ancora esistenti in direzione opposta tra esse (est-ovest), ed una terza in direzione sud poi trasformata con l'aggiunta di una torre circolare in epoca angioina. Le cortine erano caratterizzate da merlature e da muri verticali atti alla difesa piombante. Tuttavia è in epoca angioina che il castello subì la maggiore trasformazione, assumendo le caratteristiche ancora oggi visibili. L'elemento tipicamente angioino è costituito dalle cinque torri a base circolare che servivano essenzialmente per attuare una difesa di fiancheggiamento, in aggiunta a quella frontale, esercitata dall'alto delle cortine merlate, ed integrata alla difesa piombante. Le torri suddette non sono più piene nella parte inferiore come nei periodi precedenti, ma vuote con feritoie in corrispondenza dei vari piani sovrapposti. Non troppo sporgenti nel vano delle cortine, che sopravanzano in altezza, hanno pareti esterne verticali nella parte superiore, mentre alla base della muratura sono presenti le scarpate ridotte a 2/3 dell'altezza della fortificazione per impedire la scalata delle mura, e create allo scopo che i proiettili colpissero normalmente il muro (i merli con i fori per le arciere e le balestre venivano coperti in tempo di guerra, da opere sussidiarie di legno, mentre le caditoie vennero introdotte solo dopo le crociate, costitute all'inizio, da gallerie di legno, sporgenti dal cammino di ronda e munite di fori per la difesa piombante, furono, poi trasformate in pietra, e divennero parte integrante della costruzione). Il castello oggi di proprietà privata, è visitabile a richiesta.


Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di gianniB su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/43979/view

sabato 11 aprile 2015

Il castello di domenica 12 aprile






CHIUSA (BZ) – Castello Summersberg in frazione Gudon

È del 950 la prima citazione di Gudon in un documento ufficiale, anche se gli archeologi hanno accertato che i primi insediamenti umani nell'area risalgono al 2000 a.C. La presenza, qui, di coloni retici e romani, è indicata dai reperti trovati durante alcuni scavi nella piazza del borgo. Analoghe risultanze sono state trovate nei pressi di Aichholz. L'insediamento dei primi bavaresi, invece, risale al sesto secolo. Qui, insieme ai pochi romani rimasti, acquistarono masi e campi da adibire a vigneto. La vita della gente del luogo proseguì serenamente fino all'anno 1027, quando l'imperatore Konrad II decise di separare le contee sorte intorno ai fiumi Adige, Isarco e Inn dal ducato della Bavaria, assegnandole al controllo dei vescovi di Trento e Bressanone. Queste originarie contee vennero sciolte definitivamente nel corso del XIII secolo e venne contestualmente stilata una mappa di cirscoscrizioni giudiziarie significativamente di minore ampiezza. A partire dal 1220, a Gudon, vi era un'alta corte di giustizia che si occupava sia della giurisdizione che dell'amministrazione della vita politica. Per 150 anni le corti rimasero proprietà dell'unica famiglia nobile del luogo, i conti Thun. Proprietà che, dal 1619 al 1828, passò ai conti di Selva e Castelforte. Durante il XVI secolo, come in molte altre regioni d'Europa, Gudon assurse agli onori delle cronache perché, in quanto sede dell'alta corte di giustizia, spesso fu associata ad episodi di persecuzione di streghe ed eretici. Ad esempio, Jakob Hutter, fondatore dell'omonima comunità, emigrato nelle Americhe, e sua moglie Katharina, vennero imprigionati a Gudon. La padrona del castello aiutò la signora Hutter a fuggire mentre suo marito Jakob fu condannato al rogo. Vi è anche una leggenda secondo la quale a Gudon sarebbero avvenuti numerosi e svariati roghi di “streghe”, imprigionate prima nella torre castellare e quindi uccise ai Piani del Giudizio. Summersberg, o in alcuni casi “Sommersberg”, indica la località sul versante ad est dell'abitato di Gudon. La prima traccia documentaria del toponimo risale al 1202. Nell'anno 1329 il duca Enrico di Carinzia diede il permesso di costruire sullo sperone di roccia questo castello al signore George Von Vilanders. Nei secoli che succedettero Castel Summersberg e la signoria di Gudon diventarono possedimento dei signori di Gufidaun e dei conti Thun, poi, nel 1618, dei Wolkenstein-Trostburg. Fino al 1828, il castello fu, sede del Giudizio di Gudon. L'ultimo atto di vendita dell'edificio, che lo fece diventare proprietà di Ignaz Zingerle, esperto della ricerca di leggende e racconti intorno a Gudon, risale al 1857, epoca in cui la struttura fortilizia era fatiscente. Il maniero oggi è di proprietà privata, non visitabile.  I suoi elementi principali sono il palazzo e la torre. In questo borgo si narra che morì un uomo il quale durante la sua vita era stato persona dissoluta. Perciò la gente mormorava che esso mantenesse stretti rapporti con le streghe. Alla sua morte il cadavere venne condotto ad Albes per le esequie, in quanto, al tempo, a Gudon non esisteva un cimitero. La processione si fermò nel luogo conosciuto come “sasso funerario” per depositare la bara e per fare una pausa di preghiera. Improvvisamente gli uomini al seguito del corteo funebre udirono un battito provenire dall'interno della bara. La aprirono e, al posto del corpo senza vita, trovarono una scopa. Si dice che le streghe si fossero già portate via la vittima. Secondo un altro racconto tramandato, nel castello di Gudon visse un giudice che era solito indossare un abito blu con una lunga marsina dai bottoni dorati. Il tale si faceva vedere nelle serate di festa e nei periodi di Quaresima. In queste occasioni si recava puntualmente a mezzanotte dalla stanzetta più in fondo della sala, dove si trovava una cassa murata con porta di ferro (e fungeva da cassetto per il denaro) alla grande “stube”. Nella mano destra reggeva una penna, nella mano sinistra un libro. Appoggiato alla grande stufa verde nella stube, sfogliava il libro, cancellando ogni tanto qualche frase. All’una tornava alla grande cassa di ferro e spariva. Alcune volte fu visto in pieno giorno nel secondo cortile del castello, mai scese più in basso. Sessant’anni or sono fu salvato e da allora è ritornata la pace al castello. Ulteriori informazioni sul castello e la sua storia sono qui: http://www.academia.edu/2452463/NOTE_SU_ALCUNI_REPERTI_DI_EPOCA_BASSOMEDIEVALE_PROVENIENTI_DA_CASTEL_SUMMERSBERG_GUDON_BZ_

Fonti: testo di Stefano Favero su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/gudon.htm, http://www.gufidaun.com/typo3/index.php?id=11&L=1, http://www.suedtirol-ferien.it/cgi-bin/smoz/daten_lesen_neu.pl?suedtirol-ferien,it,Schloesser,Schloss_Summersberg-Gufidaun,Castello+Summersberg+-+Gudon,dat/Italien/Trentino-Suedtirol/Suedtirol,

Foto: di Haneburger su http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Schloss_Summersberg_1.JPG e di Gg60 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/111842/view

Il castello di sabato 11 aprile






BADIA (BZ) - Castel Colz in frazione La Villa

Castel Colz è un castello rinascimentale ubicato nel centro del piccolo abitato di La Villa (La Ila). Gli abitanti del luogo lo conoscono come “la gran ciasa”. Le prime tracce dell'edificio risalgono al 1536, quando Hans von Rubatsch ebbe dall’imperatore Ferdinando I il permesso di costruire una residenza nobiliare e di chiamarla Rubatsch (e "Residenza Rubatsch" è un altro nome con cui è nota la costruzione). La realizzazione, in stile gotico, effettuata sopra uno sperone di roccia dolomitica, si concluse nel giro di un anno circa. Il castello è un edificio tozzo, cubico, munito di quattro torri, di cui due rotonde ed altre due rettangolari, agli angoli opposti. E’ caratterizzato inoltre da una cinta e numerose bombardiere. Successivamente l’edificio fu modificato dai Colz, di cui mantiene ancora il nome, e quindi dai Winkler e poi ancora dai Mayerhofer. Nel corso del tempo, la costruzione acquisì diverse utilizzazioni: da nobile domicilio a ospizio, per finire come “Gran ciasa” fra i possedimenti rurali. Il nome di Castel Colz è anche legato a quello di Francesco Guglielmo Brack (o Brack) zu Asch, detto il Gran Bracùn ("il Braccone"), un cavaliere crudele e allo stesso tempo cortese realmente esistito (nella seconda metà del XVI secolo), che vive nelle storie e leggende della Val Badia, e che sarebbe stato ucciso proprio da un membro della famiglia Colz. Le avventure di Prack zu Asch sono anche illustrate nella sala dell’albergo Cappella di Colfosco. Castel Colz fu lasciato andare in rovina intorno al 1850, ma nel 1988 fu restaurato per essere adibito a grandhotel di lusso.

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Colz, scheda di Stefano Favero su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/colz.htm, http://www.val-pusteria.net/it/highlights/castelli/castel-colz.html, http://www.sentres.com/it/castel-colz-schloss-colz

Foto: da http://www.san-cassiano.com/nei-dintorni.htm e di Hans de Graaf su http://www.panoramio.com/photo/14619524

venerdì 10 aprile 2015

Il castello di venerdì 10 aprile






COSSERIA (SV) – Castello di Quassolo

Costruito tra il 1901 ed il 1907 è una fastosa opera liberty su progetto dell’arch. Benvenuto Pesce Maineri. E’ ubicato nella Provincia di Savona tra la zona delle Langhe e il mare, in una strategica posizione a Carcare nella Val Bormida. L’edificio, nato come residenza estiva della famiglia Musso Piantelli, è situato all’interno di un parco all’inglese di circa trenta ettari e al centro di un’ampia zona di oltre 100 destinata originariamente a tenuta agricola. All’interno dell’edificio vi è anche una cappella privata dedicata a San Giuseppe sposo. Durante la seconda guerra mondiale venne adibito a sede del comando del XV° Corpo d’Armata, dopo l’8 settembre fu occupato dai tedeschi, che ne fecero il loro comando. Successivamente divenne centrale operativa della Brigata Partigiana Savona. Gli attuali proprietari, che lo utilizzano come dimora estiva, sono lieti di mettere a disposizione una parte dei saloni di rappresentanza e il bellissimo parco con i suoi lunghi viali e i grandi prati in godimento temporaneo per matrimoni ricevimenti, convegni, mostre ed altri eventi. La vasta area del complesso paesistico della tenuta di Quassolo è stata tutelata con un decreto del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.


Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://www.sposalicious.com/castello-di-quassolo-matrimonio-savona/castello-quassolo-1/