mercoledì 20 gennaio 2016

Il castello di mercoledì 20 gennaio





SANT'OMERO (TE) - Palazzo Marchesale Mendoza

In epoca romana il territorio ebbe un periodo di grande floridezza grazie all'insediamento di varie famiglie nobili, con l'edificazione di due grossi agglomerati: Castrum Rufi (i cui resti sono ancora oggi visibili) con i possedimenti di Lucio Tario Rufo da cui l'attuale frazione di Garrufo e Vicus Stramentarius. Fortificata alla caduta dell'Impero Romano, dal 1154 fu feudo di Gualtiero di Rinaldo e possedimento degli Acquaviva di Atri dal 1528 al 1639. Nel 1644 fu posseduto dai Marchesi di Mendoza, fino all'inizio dell'800. Il paese conserva il rinascimentale Palazzo marchesale dei Mendoza Y Alarcon (XVII sec.), situato in largo Mendoza, che nel tempo è stato ristrutturato. Il palazzetto prende il nome dall’abate don Alvaro Mendoza y Alarçon, signore di Sant’Omero che negli anni 1660-70, volle la sua erezione, anche se la data della costruzione coincide con la signoria in Sant’Omero degli Acquaviva d’Aragona, duchi d’Atri. L’edificio, in laterizio, è articolato in due piani, semplice nella struttura e nello stile; sul lato est è ancora visibile un portico con archi, che immette in un piccolo giardino. Interessante è l’incisione sopra l’architrave del portale: SOLI DEO HONOR ET GLORIA ID - croce - 55, ripreso dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo (cap. 1 verso 1,17), la quale incisione fa pensare che il palazzetto fosse sorto come edificio religioso, anziché politico. Nella descrizione nel suo volume “Sant’Omero nella storia” Franco Zecchini dice: “Resta ancora il palazzetto del feudatario, costruito in varie epoche, con una loggetta medievale e con una facciata arieggiante il Rinascimento, ma senza alcun pregio architettonico”.  
Fonti: http://www.portodeipiceni.it/testi/te67039A.htm, http://www.unionecomunivalvibrata.it/storia.php?id=3&pag=2

Foto: è presa da http://www.turismoteramo.it/wp-content/uploads/2014/05/Sant_Omero_Palazzo_Marchesale_7795.jpg

martedì 19 gennaio 2016

Il castello di martedì 19 gennaio






CANALE MONTERANO (RM) - Palazzo baronale Altieri

La rocca tufacea su cui sorge Monterano fu sede di un abitato dell'età del bronzo, di cui sono noti ed editi materiali archeologici riferibili alla fase finale (età del bronzo finale, sec. XI a.C.); successivamente venne abbandonata ma dal VII secolo a.C. la presenza di un florido centro etrusco vi è attestata in primo luogo dalle numerose tombe che occupano i poggi retrostanti tra cui Palombara e Pezzo Tufo, e quelli prospicienti posti oltre il Mignone: Gatta Pelosa, Larghe della Bandita e Ara del Tufo. Manturanum, identificata con Monterano, fu di nuovo fiorente in epoca alto medievale: diventò sede episcopale della potente diocesi che comprendeva le terre tra il Lago di Bracciano e i monti della Tolfa. Nell'XI secolo divenne proprietà dell'abbazia di San Paolo in Roma che dotò il borgo di una torre quadrangolare in seguito inserita nel palazzo ducale. Monterano nell'epoca dei comuni mantenne la propria importanza, dato che si trovava strategicamente su una via consolare e, nel XIII secolo, era, insieme ad altri territori vicini all'Urbe, territorio ambito sia dal Papato che dal Prefetto di Roma. L'abitato divenne feudo degli Anguillara nel XIV secolo, quindi ducato in mano a famiglie vicine al Papato che si succedettero nel tempo, tra cui gli Orsini. Nel XVII secolo venne realizzato l'acquedotto che emerge in superficie proprio nei pressi del borgo, ancora ben conservato anche grazie a un recente restauro della Provincia di Roma. L'edificio più imponente al centro di Monterano è il Castello, probabilmente risalente all'epoca vescovile dell'VIII secolo. La roccaforte, che porta le testimonianze di numerose modifiche architettoniche succedutesi nei secoli, subì una notevole trasformazione in epoca barocca. Nel 1679, per volere del Principe Altieri, Gian Lorenzo Bernini riprogettò la Fortezza Monteranese trasformandola in un palazzo ducale, decorando la parete esterna su Piazza Lunga con una fontana sulla quale domina la statua di un leone, da cui il nome di Fontana del Leone. Man mano che Monterano perse importanza commerciale si spopolò a poco a poco, il convento divenne proprietà dei Secolari e in seguito dell'eremo di Monte Senario. Nel 1799, a seguito di una disputa per il grano tra monteranesi e tolfetani, un saccheggio da parte delle truppe francesi decretò il declino del borgo di Monterano, da cui era destinato a non riprendersi, concausa la malaria, e quindi il suo abbandono: gli ultimi abitanti si trasferirono nelle vicine località di Canale e di Montevirginio. La malaria, a cui è stato attribuito l'abbandono del paese, non è cosa chiara, in quanto non esistono acquitrini o paludi nei dintorni. La città fantasma, per la sua bellezza e la relativa vicinanza a Roma, e quindi a Cinecittà e all'industria cinematografica, è stata ed è ancora set di numerosi film. Il castello sorge nella parte più alta dell'abitato, probabilmente nacque già come roccaforte nel secolo VIII, quando Monterano era sede vescovile, ma si ridusse sicuramente più volte in stato di rudere subendo varie ricostruzioni e rimaneggiamenti; lo testimoniano i resti di finestre ad arco a sesto acuto, probabilmente bifore, e varie feritoie che, dopo la costruzione del porticato, si sono venute a trovare all'interno del fabbricato. I recenti scavi promossi dal Comune di Canale hanno permesso di portare alla luce la vera pianta del castello: in questa si nota come il piano terra è suddiviso chiaramente in due zone: una di servizio (scuderia, deposito, cucine, dispensa e cantina) e l'altra a disposizione del principe (sale, corridoio); al piano nobile sono ben riconoscibili la sala con il camino centrale e ampie finestre che davano sulla piazza, nonché una serie di stanzette; quando il Principe risiedeva a Monterano, l'ultimo piano in genere era riservato alla servitù. Ma questo accadde per pochi anni perché il principe Altieri preferì risiedere nel più comodo palazzo di Oriolo. Anche gli Orsini non avevano mai abitato nel castello di Monterano. Le torri che cingevano il Castello furono costruite in sassi, prima o subito dopo la comparsa della polvere da sparo; ipotesi questa avallata dalla convinzione propria dell'epoca, che le torri a pianta circolare garantivano una maggiore inespugnabilità da parte del nemico. Convinzione caduta sotto i colpi delle armi da fuoco che modificarono non solo i costumi ma anche l'architettura dell'edificio. Successivi lavori di ristrutturazione e modifica risalgono al 1679 allorché il Principe Altieri, già soddisfatto della costruzione della Chiesa di S. Bonaventura, pensò bene di affidare al Bernini anche la sistemazione del Castello, il quale si arricchì così anche di un portico in finto rudere che imitava il vicino acquedotto e la fontana. È possibile presupporre la forma del Castello così come era stato voluto dal Principe Altieri alla fine del ‘600, dal dipinto che ne fa il Barberi nonché dall'analisi dei ruderi - ancora oggi visibili, poiché ben conservati - e dal registro delle uscite del fattore di Monterano. Dall'ultimo documento citato, conservato nell'archivio degli Orsini, si deduce come l'interno del
Castello fosse formato da due piani con stanze sovrapposte, da un salone per ricevimenti e un corridoio. Da notare che le aperture ad arco del porticato sono sfalsate rispetto alle aperture del fabbricato preesistente, tipico accorgimento scenografico questo a cui il Bernini ricorse per accentuare la prospettiva e quindi la profondità del porticato, visto il poco spazio a disposizione. In questo modo otteneva una dilatazione dello spazio per chi lo osservava dal basso della piazza.
A differenza delle due torri circolari, il materiale usato per la costruzione del Castello e la torre quadrata era essenzialmente costituito da blocchi regolari tufacei. Altri link suggeriti: http://www.archilovers.com/projects/60131/canale-monterano.html, https://www.youtube.com/watch?v=FRw12Zssqcs (video di RomaePiu), http://www.canino.info/inserti/tuscia/luoghi/monterano/index.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Monterano, articolo di Giacomo Mazzuoli su http://www.canino.info/inserti/tuscia/luoghi/monterano/castello.htm

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Dedo ed è presa da http://www.canino.info/rubriche/tuscia_cielo/canale_monterano/index.htm

lunedì 18 gennaio 2016

Il castello di lunedì 18 gennaio






BRUZOLO (TO) - Castello

Si trova in valle di Susa, circa 40 km a ovest di Torino. Nella sua parte più antica, di proprietà oggi della famiglia Marconcini, ha una struttura piuttosto ampia ed è classificabile fra i più interessanti castelli della zona. Il primo nucleo risale al feudo tenuto dai Bertrandi di Montmélian nel XIII secolo, istituito da Tommaso I di Savoia nel 1227. È presumibile che sia stato proprio Bertrandino a costruire il primo nucleo del futuro castello di Bruzolo, intorno a un mastio che l'analisi delle malte e alcuni indizi costruttivi indicano come cronologicamente più antico. Diverse famiglie si sono poi succedute nel feudo. La più rilevante è tuttavia quella dei Conti Grosso, i quali trasformarono l'austero fortilizio in maniero seicentesco a prevalente funzione residenziale, quale si presenta ancora oggi. Forse proprio grazie alla funzione di residenza nobiliare ribadita dai Conti Grosso, il castello di Bruzolo venne scelto nel 1610 per ospitare le trattative, che condussero alla firma del Trattato di Bruzolo, fra gli emissari fra gli emissari di Enrico IV di Francia ("Parigi val bene una messa"), Claude de Bullion e Francois de Bonne de Lesdiguières, e il duca Carlo Emanuele I di Savoia per la conquista della Lombardia e il matrimonio dei figli. Trattato mandato a monte dall'assassinio di Enrico IV e dal successivo cambio di alleanza da parte dell'appena incoronata Regina di Francia Maria de Medici. Del patrimonio del feudo di Bruzolo, insieme al castello facevano anche parte terre, boschi, pascoli, mulini e la Fucina di Bruzolo, risalente al XIII secolo e ancora conservata. Il castello di Bruzolo è situato sulla conoide alluvionale sulla quale si trova il paese, posto all'incirca a metà del pendio che sale fino alla gola del rio Pissaglio. Si trova in una zona ancora parzialmente circondata da prati e vigneti, al centro di uno spazio aperto. Non è costruito su un punto elevato e pertanto sono stati adottati accorgimenti difensivi nel Medioevo come una doppia cinta e un vallo. Il complesso è un borgo abitato costituito da una prima cinta fortificata esterna(XIII-XIV secolo), cui si accede dalla Porta granda e che racchiude la Cort granda e una seconda cinta interna, che racchiude la struttura centrale (il castello vero e proprio) sviluppata intorno alla Cort Nobla. La Cort Granda è ampia circa 3.000 m2 e si sviluppa specialmente sui lati est e sud, lasciando pertanto il castello centrale sull'angolo nord-ovest; alcuni interpretano questo spazio di grandi dimensioni come un ricetto. Tradizionalmente il borgo festeggia il proprio patrono, S. Michele, il 29 settembre intorno a un falò allestito nella "Cort Granda". L'accesso alla Cort Granda dall'esterno è costituito da una porta medioevale con caditoia esterna, attualmente a un livello meno alto del piano stradale probabilmente a causa di alluvioni che hanno innalzato il piano di campagna esterno. La cinta esterna era dotata di torrette angolari sugli spigoli di sud-ovest e sud-est (unica superstite) e di una colombaia sullo spigolo di nord-est. Probabilmente la "Cort Granda" un tempo ospitava anche un vallo che attorniava il castello centrale fortificandolo ulteriormente rispetto alla cinta esterna; il vallo dentro l'attuale Cort Granda dal lato verso il castello centrale è stato probabilmente colmato intorno al 1500. Permane una parte di vallo verso la cinta esterna, sull'angolo Sud-Ovest. Si sviluppa a ferro di cavallo intorno a un cortile centrale di circa 400 m2 detto Cort Nobla, cui si accede dalla "Porta Nobla", un portale barocco in marmo di Foresto (XVIII secolo), che deve aver sostituito un precedente ingresso medioevale forse sul lato est. La struttura del castello centrale, su due bracci (ovest e nord) consta di tre piani fuori terra che risalgono, nei muri perimetrali, all'epoca medioevale (XIII secolo) e inglobano il mastio. Gli ammezzati sono per lo più costituiti da travature lignee con struttura a travi e travetti identica a quella della Salle Basse del castello di Issogne in Valle d'Aosta (e lì datata al finire del Quattrocento). Il braccio nord ha una prosecuzione verso est tardo rinascimentale. Sugli spigoli sud-ovest e nord-ovest si trovano ancora due torri cilindriche, di epoca successiva (lo indicano alcuni particolari costruttivi), forse dovute a lavori di rafforzamento quattrocenteschi. Altre due torri simili agli altri angoli nord-est e sud-est (di una di esse ci sono ancora tracce evidenti) sono state abbattute per lasciare spazio rispettivamente all'allungamento verso est del braccio nord, e poi alla costruzione della manica est, frutto di un ampliamento probabilmente settecentesco. Nelle strade intorno al castello sono ancora visibili i resti dei grandi toppioni, pilastri alti circa 4 metri, che sostenevano i pergolati per la coltivazione della vite al di sopra della strada stessa, già attestati nel 1610 da una lettera del Duca di Savoia Carlo Emanuele I. I toppioni sono quasi identici nella forma e nell'utilizzo a quelli presenti nel castello di Settimo Vittone. Questo bene monumentale di importanza storica si è trovato in grave pericolo nel 2015, dopo la morte nel mese di agosto di Raffaella Marconcini Pampana, ultima discendente in linea diretta della casata Olivero che acquistò il maniero nel 1797, con la conseguente estinzione del ramo principale della famiglia. Il complesso, mantenutosi nel tempo e profondamente contrassegnato dalle varie epoche storiche, abitato con continuità dal XIII secolo a oggi, doveva assolutamente essere salvato da rischi di degrado e di oblio per diventare un bene pubblico fruibile dall’intera comunità. Con volontà testamentaria Raffaella Marconcini ha proposto in eredità il suo maniero, amorevolmente custodito e curato nella sua lunga esistenza, al Fondo per l’Ambiente Italiano affinché possa essere destinato a usi culturali e museali. Il FAI ha accettato di salvare il castello ed è un ottima notizia.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bruzolo, http://www.valsusaoggi.it/appello-per-la-tutela-del-castello-di-bruzolo-si-muove-il-mondo-della-cultura/, http://iluoghidelcuore.it/luoghi/to/bruzolo/castello-di-bruzolo/12355

Foto: la prima è di marcofederico su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/333268/view, la seconda è presa da http://www.camminafrancigena.it/static/photologue/photos/IMG_2681.JPG

domenica 17 gennaio 2016

Il castello di domenica 17 gennaio






MORDANO (BO) – Torrione Sforza a Bubano

La prima testimonianza dell'esistenza di un paese chiamato Bubano risale all'anno 783; si trattava all'epoca di pochi campi coltivati in un territorio di boschi e paludi. In seguito avvenne una lenta e dura opera di bonifica ad opera dei monaci di S. Maria in Regola di Imola che già verso la fine del XIII secolo qui avevano costruito una piccola rocca, nei pressi dell'attuale piazzale della chiesa. Questa prima rocca fu presa e saccheggiata molte volte nel corso del XV secolo, poichè in quegli anni avvenivano aspre lotte fra le città comunali e i signorotti locali che volevano ampliare i propri territori. Allo stesso modo la rocca di Bubano cambiò sovente proprietario: prima fu degli Alidosi, signori di Imola, in seguito fu venduta agli Estensi, poi fu conquistata da Bartolomeo Colleoni e in seguito da Taddeo Manfredi. In seguito Bubano passò sotto il dominio degli Sforza, signori di Milano; il suo castello, assieme a quello di Mordano e quello di Imola, furono dati in dote a Caterina Sforza, nata nel 1463 e data in sposa a Girolamo Riario a soli dieci anni. Questi ricevette dallo zio, papa Sisto IV, la signoria di Forlì. Alla morte del marito, ucciso in una congiura nel 1488, Caterina si trovò a reggere le città di Imola e Forlì in nome del figlio. Decise, grazie al suo forte temperamento, di rafforzare il suo Stato e di restaurare i suoi castelli. Il castello di Bubano, inutilizzabile a causa dei molteplici assalti subiti, fu ricostruito poco lontano dalle fondamenta del precedente. Il vecchio castello, detto Castellari o Rocazza, fu adibito a scuderia ed ospitava oltre trecento cavalli. Caterina era profondamente legata a questo castello: ne seguì personalmente la costruzione e gli diede il nome di Castello della Contessa; addirittura mise una multa per chi l'avesse chiamato Castello di Bubano. Qui soggiornò per alcuni periodi; nel 1497 ad esempio vi ricevette Lorenzo de' Medici, suo futuro cognato (Caterina sposò infatti Giovanni de' Medici, da cui ebbe un figlio che diventò il famoso condottiero Giovanni Dalle Bande Nere). Inoltre, visto il pericolo immediato di guerra, Caterina voleva portare a termine i lavori di costruzione il più velocemente possibile, pertanto costrinse i contadini a lavorare gratuitamente e fece confiscare alla popolazione bubanese tutto ciò che poteva servire ai soldati. Questa fretta era motivata: nel 1494, l'anno seguente alla costruzione, il re di Francia Carlo VIII scese in Italia diretto a Napoli. L'esercito francese assediò il castello di Bubano, allo scopo di convincere Caterina ad allearsi con i francesi. Bubano oppose una difesa talmente salda che, temendo di subire troppe perdite, le truppe ripiegarono su Mordano, che fu occupata e pressocchè distrutta. La Rocca di Bubano rimase agli Sforza fino al 1499, anno in cui fu conquistata dal duca Cesare Borgia, detto il Valentino, condottiero spietato. Dopo che ebbe persa la funzione difensiva, non fu mai oggetto di lavori di ristrutturazione ed andò progressivamente in rovina. Nel 1836 fu in gran parte demolita e i mattoni furono venduti a basso prezzo a ricchi possidenti terrieri e riutilizzati come materiale edilizio per la ristrutturazione di vecchie case coloniche nelle campagne circostanti. Tuttavia rimane una piccola parte delle scuderie, un torrioncello che, privato dei suoi merli, coperto di tetto, ammodernato, mostra ancora l’origine antica. Si trova in uno spiazzo confinante con il piazzale della chiesa sul lato ovest. E' rimasta inoltre una parte del maschio, quasi sepolto dalle case vicine, con l’antico pozzo cavato nello spessore del muro. I Bubanesi chiamano questo rudere “il torrione”, e di qui ha preso il nome il Palio. È stato oggetto di un piano di recupero, avviatosi nel dicembre 2011. L’opera di restauro è stata finanziata con 210 mila euro derivanti dai fondi europei del Piano di sviluppo rurale, e da risorse private, circa 250 mila euro, giunte dall’accordo con la Florim, proprietaria della ceramica Cerim. La Fondazione Cassa di risparmio di Imola ha invece contribuito con 15 mila euro alla progettazione e all’avvio dell’allestimento del Centro museale e didattico. L'inaugurazione del Torrione sforzesco restaurato si è tenuta il 29 marzo 2014. L'edificio è stato adibito in parte a museo. Altri link suggeriti: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=5129&pagina=3,

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mordano, http://www.sabatosera.it/restaurato-il-torrione-di-bubano-628831/, http://www.paliodeltorrione.it/cenni%20storici/storia.html,

Foto: la prima è presa da http://www.sabatosera.it/restaurato-il-torrione-di-bubano-628831/, la seconda da http://www.sabatosera.it/wp-content/img/628871-1.jpg

sabato 16 gennaio 2016

Il castello di sabato 16 gennaio






CASTELLINA MARITTIMA (PI) – Rocca

Forse villaggio di origini etrusche come documentano alcuni reperti archeologici, Castellina fu castello signorile, documentato dal 1276, facente parte della pieve di San Giovanni di Camajano (Castelnuovo della Misericordia). Il castello fu venduto alla Repubblica di Pisa da Ildebrando di Sovana. Nel 1406 si sottomise a Firenze con il resto della campagna pisana. Nel 1628 i Medici la elevarono a feudo granducale col titolo di marchesato concesso a un ramo collaterale degli stessi Medici, la cui estensione andava dal fiume Fine fino a Monte Vaso con il centro di Pomaia. Nel 1860, dopo il plebiscito indetto da Bettino Ricasoli in tutta la Toscana, venne annesso al Regno di Sardegna che, nel 1861, divenne Regno d'Italia. Storicamente ebbe attività eminentemente agricole con la produzione soprattutto di cereali, impoverendo gran parte del suo territorio ricco di foreste di cerri e boschi. All'inizio del XIX secolo fu aperta un cava di alabastro. Situata al centro del borgo la rocca si affacciava verso il mare, ed era costruita sulla roccia viva. Oggi è appena leggibile sotto gli edifici che vi si sono sovrapposti o sono stati costruiti davanti. Probabilmente era corredata da una più ampia cerchia di mura, che sembra di riconoscere nella forma dell’agglomerato che la circonda, e al quale si accede dalla strada attraverso un  ampio arco.



venerdì 15 gennaio 2016

Il castello di venerdì 15 gennaio






CASTROREALE (ME) – Castello

Il castello, situato sull’altura denominata Torace, delimita l’estremità orientale dell’abitato medievale, nucleo ancora individuabile per la sua configurazione fusiforme, con percorsi anulari che scalano il crinale roccioso; ad esso si raccordava certamente il perimetro murario che fortificava l’insediamento. Il complesso castrale era ed è prevaricante sull’immediato intorno urbano, facendo sistema, davanti al suo accesso principale, con articolate rampe che consentono l’impervia risalita al castello. Da questo, considerata la sua posizione a cavaliere tra due fiumare, si presidiavano le principali vie di comunicazione verso l’entroterra; inoltre rispondenze visive potevano intrattenersi con il litorale tirrenico per l’affaccio straordinario che dalla vallata inquadra la penisola di Milazzo, mentre ad est e ad ovest il castello si proietta rispettivamente verso il golfo di Milazzo e quello di Patti. La parte più elevata del crinale sul quale sorge l’abitato è occupata dalla torre circolare (detta Mastio o maschio o dongione) alla cui base sono abbastanza evidenti i resti di un perimetro murato che si combinava con gli scoscendimenti della rupe. Il maschio si staglia sull’altura con il suo volume cilindrico, sul ciglio del precipizio; si eleva per 9 m ca., con un diametro di 7 m ca. e si articola su due livelli indipendenti tra loro; quello superiore è caratterizzato da una volta ad “ombrello”, con quattro costoloni spiccati da semplici mensole; quello inferiore è coperto da un’austera volta emisferica; esternamente la porta archiacuta, caratterizzata da una ghiera di conci ancora in ottimo stato di conservazione, è raggiungibile attraverso un ballatoio in muratura addossato alla torre, mentre il vano inferiore è accessibile da un varco, plausibilmente ricavato in epoche successive all’originaria concezione del manufatto, godendo della ventilazione di una finestra rettangolare con grata in ferro. Le murature, mediamente spesse 2 m, sono composte da pietrame d’arenaria abbondantemente rinzeppato con laterizi che, disposti a filari regolari, formano anche eleganti fasciature ornamentali. Attualmente, entro il perimetro del castello, si trovano un edificio moderno destinato ad ostello della gioventù, un piccolo giardino pensile ed un’area pavimentata con mattoni in laterizio. Al seguente link potete trovare una cronologia storica del monumento, passato per le dominazioni araba, normanna, sveva, angioina, aragonese e spagnola: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Castroreale. Tra il 1324 e il 1330 Federico III d’Aragona col "Privilegium Regis" premiò la fedeltà dimostratagli dalla città durante la lotta contro gli Angioini, pertanto, promosse la ricostruzione e il potenziamento di un "castrum et fortilicium" e concesse agevolazioni per popolare il territorio, costituendo un insediamento stabile intorno al fortilizio ricostruito. L'intendimento era quello di creare una piazzaforte di difesa della Piana di Milazzo, prospiciente al litorale tirrenico, idonea al controllo delle vie interne di accesso alla catena peloritana, verso i centri fortificati della costa ionica. Fra le azioni intraprese ricordiamo la concentrazione degli abitanti di molti villaggi (Curatio, Nasari, Protonotario, Bilichi, Rudi), oltre alla ricostruzione e al potenziamento del castello come riferisce Tommaso Fazello. Ecco un video (di marlene lachance) in cui è inquadrato il castello siciliano: https://www.youtube.com/watch?v=QCW5SGcjwtk

Fonti: scheda del Dott. Francesco Cimino su http://www.icastelli.it/castle-1234881955-castello_di_castroreale-it.php

Foto: la prima è presa da http://mapio.net/s/59067770/, la seconda invece da http://www.castelli-sicilia.com/photo/castroreale_2.jpg

giovedì 14 gennaio 2016

Il castello di giovedì 14 gennaio






MONTALCINO (SI) - Castello di Velona

E' un fortilizio medievale del XI secolo ubicato su un promontorio che si affaccia sulla sottostante valle del fiume Orcia, nella parte sud orientale del territorio del Comune di Montalcino vicino al borgo di Castelnuovo dell'Abate. Del Castello di Velona la parte più antica, oggi visibile, è la torre di guardia del XII secolo che fu teatro di scontri tra la Repubblica di Siena e quella di Firenze. La loggia principale è invece del pieno Rinascimento, epoca in cui il castello fu trasformato in villa residenziale. Nello stesso periodo la "Velona" fu raffigurata nelle carte geografiche affrescate da Ignazio Danti in Vaticano. Di gusto neo-medievale è la parte retrostante costruita in epoca tarda. La strada che costeggia a valle il castello, è segnalata su antiche carte geografiche col nome di via Clodia, la vecchia strada romana del primo secolo a.C., che univa l'Etruria meridionale a Roma. Nelle vicinanze sono visibili anche tratti della via Francigena, itinerario percorso da scrittori, artisti, briganti famosi e pellegrini che, nel medioevo, si recavano a Roma per il Giubileo. Nelle zone adiacenti il castello furono rinvenuti importanti reperti etruschi, oggi conservati nel museo di Montalcino. Nel 1997, il complesso, abbandonato ormai a rudere, venne acquistato da privati che ne commissionarono la ristrutturazione trasformandolo in relais di lusso. Il castello ha un sito ufficiale, che Vi consiglio di visitare per trovare diverse foto e un bel video realizzato con un drone (http://www.castellodivelona.it/it/castello-velona-hotel/storia/)

Fonti: http://www.icastelli.it/castle-1268232476-castello_di_velona-it.php,
http://web.map2app.com/Sentieri-per-Montalcino/en/Sentiero-Val-d-Asso/Castello-della-Velona/,

Foto: la prima è presa da http://files.salsacdn.com/card/997_Castello_di_Velona/imagemain/1_z.20150304162125.jpg, la seconda da http://www.greatsmallhotels.com/photos/48460_castello-di-velona_.jpg