mercoledì 14 dicembre 2016

Il castello di mercoledì 14 dicembre






CASALVOLONE (NO) - Castello di Pisnengo

La località di Pisnengo, insieme con le vicine Casaleggio, Casalino, Orfengo, Fisrengo, Gargarengo e Peltrengo, fu infeudata dal 1492 alla fine del ‘500 alla famiglia Crotti, proprietaria della roggia omonima poi denominata Busca. In questa piccola frazione, ad est di Casalvolone, lambita dal corso della roggia Busca, l’antica fortezza è riconoscibile nel complesso agricolo quadrangolare (oggi in gran parte disabitato e fatiscente) che si affaccia sulla piazzetta, dove sorge la torre-porta quattrocentesca, mozzata in altezza, con le feritoie sede dei bolzoni dei ponti levatoi della porta carraia e della pusterla pedonale. La torre-porta è ubicata al centro del lato orientale; la posizione della pusterla, ora otturata, a destra della porta carraia, anziché a sinistra come più usuale nel Novarese, ha indotto Conti (1975, p.146) a suggerirne, con cautela, una probabile derivazione dalle consuetudini costruttive monferrine. I restanti tre lati del complesso, a cui si addossano internamente edifici rustici e residenziali, presentano murature in mattoni con finestre contornate da cornici in intonaco bianco, quattro-cinquecentesche, alcune delle quali presentano i "ferri da ventiera". Entrati dalla torre-porta, l’edificio a destra presenta una canna fumaria aggettante sostenuta da mensole in mattoni disposti a formare una tripla cornice a dente di sega. Non sono visibili merlature. Si suppone che il fortilizio venne edificato dai Marchesi del Monferrato nel XIV secolo e distrutto in parte nel XV secolo.

Fonti: http://www.100castellinovara.it/docs/.../castle?id=66, http://www.comune.casalvolone.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=21337,

Foto: la prima è di Alessandro Vecchi su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Casalvolone_Pisnengo_castel.jpg, la seconda è di leone.gh su https://www.panoramio.com/photo/51339457

martedì 13 dicembre 2016

Il castello di martedì 13 dicembre





VIGOLO VATTARO (TN) - Castel Vigolo

Il luogo dove sorge il castello (in posizione dominante sull’altipiano della Vigolana, alle pendici del monte di Bosentino) ospitava probabilmente un castelliere già durante l'età del bronzo e del ferro. Le prime notizie storiche del castello risalgono al 1214, quando il principe vescovo di Trento Federico Vanga lo affidò alla comunità di Vigolo affinché fosse ricostruito. All'epoca infatti il castello era un bene comune gestito dai cosiddetti vicini, abitanti del luogo che in cambio fornivano tributi al principe vescovo di Trento in base alla "carta delle regole" della comunità. Il controllo comunitario del castello non ebbe vita lunga: nel 1244 il principe vescovo Aldrighetto da Campo lo affidò a Giordano e Montenario da Pomarolo. Nel 1254 fu assediato e distrutto, come molti altri castelli, da Ezzelino III da Romano mentre risaliva la Valsugana per puntare su Trento. Nel 1424 il castello passò alla famiglia dei Murlini e in seguito nel 1477 ai Tabarelli de Fatis di Terlago, i cui discendenti ne sono tuttora i proprietari. I de Fatis acquisirono il castello in uno stato di completa rovina e lo ricostruirono quasi completamente in forme cinquecentesche, trasformandolo in una dimora gentilizia di campagna. A queste modifiche risale la sua struttura attuale che ha perso completamente l'aspetto medievale. Tuttavia il gran fabbricato sommitale (palazzo baronale), i corpi di fabbrica attigui, i resti delle cinte murarie e la torricella che presidia la vecchia strada di Bosentino possono suggerire l’originaria topografia del maniero. Il mastio, a pianta quadrangolare, di circa 10 metri per lato, era fondato sulla sommità del rilievo ed era circondato da una cinta muraria, parte della quale, verso valle, scorta tuttora la strada. Secondo Gian Maria Tabarelli le torri inserite nelle cortine erano quattro: due ai lati del settore a monte e due a valle. La torretta sud, detta Toresela, starebbe a ricordare lo schema fortificatorio esterno delle cortine. Essa è a pianta quadrangolare e conserva l’originaria copertura di coppi. Tra la torretta e il muricciolo si apre il varco di una scalinata che porta al cancello della corte antistante il prospetto meridionale del palazzo. L’ingresso principale è situato nella facciata nord. I materiali dominanti del castello sono pietra metamorfica, porfido e calcare rosso e bianco delle cave di Trento. Con i Tabarelli il castello assunse una determinata funzione sul territorio e sulla società. Ne sono un esempio i continui contrasti e le vertenze che si susseguirono con le comunità locali che riguardavano la gestione dei boschi, pascoli, coltivazioni, terre di dissodamento e soprattutto dello jus patronatus sulle chiese che raggiunse fasi roventi fin quasi ad arrivare ad uno scontro armato e si concluse soltanto nel 1669 con il riconoscimento, da parte della popolazione di Vigolo, del diritto di patronato da parte dei Tabarelli. Questo riconoscimento è sancito dalla lapide marmorea posto a lato dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Vigolo Vattaro e dalla pergamena Capris datata 31 dicembre 1669 depositata presso l’archivio di Stato. Essendo un'abitazione privata, il castello non è accessibile al pubblico. Nella torricella di guardia (Toresela) c’era la stanza delle torture: i condannati venivano sottoposti ad ogni genere di sevizie prima di essere gettati nella “prigione fonda”. La tradizione aggiunge che furono ritrovati alcuni scheletri nel sottosuolo della torricella. Il fondo della torretta custodisce il segreto di tre sotterranei: uno di collegamento con la canonica, il secondo con quella di Bosentino, il terzo con quella di Vattaro. Si racconta che gli spiriti dei castellani defunti si incontravano nella stanza del caminetto soprattutto nelle notti di luna piena annunciati da un violento soffio di vento. Altre volte si divertivano a trascinare catene lungo le sale e i saloni. Il diritto della prima notte di matrimonio. I castellani di Vigolo pretendevano il diritto della prima notte di matrimonio: ogni ragazza che si sposava doveva salire al castello e intrattenersi con il feudatario. Finchè un ragazzo di Maso Piazzera si rifiutò di sacrificare la sua giovane sposa ad un barbaro uso. Venne arrestato e condannato a morte con la tortura del ghiaccio sulla testa e sotto i piedi. Gli uomini di Vigolo erano obbligati a prestare la loro opera ai castellani. Un giorno il capovilla inviò il figlio di dieci anni per chiedere se avesse bisogno di uomini al lavoro. Il bambino trovò il conte che stava armeggiando attorno ad un archibugio. Il conte, con una scusa, chiese al bambino di salire sull’albero. Il ragazzo non se lo fece dire due volte, ma giunto in cima alla pianta il castellano imbracciò l’archibugio usando il povero ragazzo come bersaglio. Alla notizia del feroce delitto, gli uomini di Vigolo accorsero al castello e trovarono il corpo del bambino a terra sotto l’albero. Il castellano invece aveva fatto sbarrare le porte dalla paura. Ecco una breve visita aerea del monumento: https://www.youtube.com/watch?v=chVAURLTonI (video di Giuseppe Tamanini)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Vigolo, https://www.cultura.trentino.it/Luoghi/Tutti-i-luoghi-della-cultura/Castelli/Castello-di-Vigolo, http://www.comune.vigolana.tn.it/fusione/Territorio/Luoghi-e-punti-di-interesse/Castel-Vigolo

Foto: la prima è presa da http://www.catinabib.it/?q=node/1181, seconda è di Matteo Ianeselli su https://it.wikipedia.org/wiki/Vigolo_Vattaro#/media/File:Vigolo_Vattaro-Castel_Vigolo-southwest.jpg

lunedì 12 dicembre 2016

Il castello di lunedì 12 dicembre







SOLFERINO (MN) - Castello Gonzaga

Era un'antica roccaforte risalente al XVI secolo, situata nel centro di Solferino, che conserva inalterato l'originario impianto urbanistico, oltre ad alcuni edifici e opere difensive, tra cui la torre di guardia. Edificato su una collina che domina il lago di Garda per volere del marchese di Solferino Orazio Gonzaga intorno al 1565, divenne la residenza del principe. Orazio si pose come obiettivo quello di far costruire una piccola corte che fosse chiaro segno del suo potere. L'intervento riconfigurò completamente l'assetto della zona alle pendici dell'altura sulla quale si trovava l'antica rocca, che Orazio tentò ripetutamente di acquisire dal duca di Mantova senza successo, in quanto il sito era considerato inalienabile per il suo fondamentale valore strategico. Il giovane marchese procedette alla costruzione del nuovo complesso, deliberatamente chiamato castello, sebbene nato non come la ristrutturazione cinquecentesca di antiche strutture castellane, quanto piuttosto come la razionalizzazione con forme di eco castellana, di un insediamento rurale formatosi ai margini del più antico e vasto complesso fortificato. Il progetto di Orazio Gonzaga comportò l’abbattimento di tutti gli edifici esistenti ai piedi della Rocca, lo spianamento della sommità della collina e l’ampliamento della superficie utilizzabile tramite la costruzione di una muraglia a sostegno di un terrapieno. Ciò comportò probabilmente la ristrutturazione del vecchio palazzo degli Uberti, successivamente inglobato nella nuova residenza, e implicò l'abbattimento della piccola chiesa dei Disciplini. Il castello, a pianta rettangolare, risultava chiuso su tutti e quattro i lati. Su quello nord occidentale, dove era situato un ponte levatoio, in origine unico ingresso, sorgevano il posto di guardia, i locali per i soldati, la cancelleria e la loggia. Il tutto fortificato da un fossato e una muraglia esterna. Il lato sud- orientale, che dava verso la Rocca, era occupato da stalle, cantine e dalla torre di guardia. Dopo il 1859, su questo lato venne ricavata una seconda apertura. Il lato lungo di nord-est, che era stato lasciato quasi completamente libero per permettere la visuale dell’ampio panorama, era occupato solo da cantine, portici e una bassa muraglia. Il lato sud-ovest invece era occupato per la prima metà circa dalla residenza signorile e il resto da abitazioni di privati, una parte delle quali cedute dagli stessi ad Orazio Gonzaga. Questo lato, maggiormente esposto a pericoli, era stato fortificato da una cortina merlata. Del castello cinquecentesco, probabilmente progettato da Pompeo Pedemonte (con il probabile contributo anche di Bernardino Facciotto), sono sopravvissuti al tempo e soprattutto alle due battaglie del 1796 (battaglia di Castiglione) e del 1859 (battaglia di Solferino e San Martino) soltanto: la porta di ingresso, una parte di mura, la torre di guardia e la chiesa di San Nicola, che ha subito diversi rifacimenti nei secoli. La Torre di Guardia, posta all’angolo destro del fronte meridionale e che termina con una cupola, è considerata la minore e la sola sopravvissuta di un probabile complesso di quattro torri, poste a sicurezza dell’intera costruzione. La torre, dotata di orologio, doveva servire con ogni probabilità anche da campanile alla vicina chiesa di San Nicola. Era posta a controllo della via e del borgo sottostante. Con la morte di Orazio Gonzaga si aprì la lunga questione dell'assegnazione del feudo (anni di lotte tra i Gonzaga per il potere e il possesso delle proprietà), che si concluse con la definitiva assegnazione al ramo dei Gonzaga di Castiglione delle Stiviere. Marta Tana, moglie del marchese di Castiglione Ferrante Gonzaga e quindi cognata di Orazio, assunse la reggenza del castello in cui trascorse lunghi periodi di riposo e tranquillità. Nella notte tra il 18 e il 19 agosto 1597, un gruppo di congiurati, prezzolati per abbattere il potere di Francesco Gonzaga, signore di Castiglione, penetrarono nel castello e rapirono Marta Tana e l'ultimogenito Diego, allora solo quindicenne, con l'intento di utilizzarli per farsi aprire le porte di Castiglione e uccidere Francesco. Marta Tana rifiutò con fermezza di assecondare i loro piani contro il figlio Francesco. I congiurati uccisero quindi Diego con un colpo di archibugio e infierirono su Marta Tana con varie pugnalate. L'assalto al castello fallì e Marta Tana, dopo alcuni giorni di agonia, riuscì miracolosamente a salvarsi. Qui trovate diverse fotografie del monumento: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-02059/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Orazio_Gonzaga, http://www.parcodelmincio.it/pun_dettaglio.php?id_pun=1496, http://reggedeigonzaga.it/catalogo/it/sirbec/nome=castello_di_solferino%7cid=2%7ctipo=MSCH_ARCH

Foto: la prima è presa da un opuscolo turistico realizzato dalla Pro Loco di Solferino (stampato nel 1994), seconda è di Massimo Telò su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Orazio_Gonzaga#/media/File:Solferino-Castello.JPG

domenica 11 dicembre 2016

Il castello di domenica 11 dicembre






PLACANICA (RC) – Castello Arcadi

La memoria delle origini di Placanica in una area che è stata crocevia di grandi civiltà e ha conosciuto fin dal periodo magno-greco importantissime frequentazioni, per la quasi totale assenza di fonti documentali, pare appigliarsi nel toponimo mantenuto fino al 1816 -  Motta Placanica - che rimanda al periodo tra il secolo X e il XII, epoca in cui per la crescente minaccia delle incursioni saracene e per il perdurare di sommovimenti politici, si sviluppò, nei pressi di cenobi e monasteri disseminati dall’arrivo, sulla costa calabra dei monaci basiliani, una maglia di fortini, le ‘motte’ che avevano chiaramente una funzione difensiva attorno alle quali si concentrarono le prime comunità rurali. I primi feudatari furono gli Arcadi cui seguirono,nel corso dei secoli, altre nobili famiglie (Licandro, Musitano, Passerelli). Ultima, fino all’eversione della feudalità (1806) quella dei Clemente. Il castello sorge in posizione dominante in cima al crinale posto tra la vallata della fiumara Precariti e quella del torrente Fiorello. La preesistenza sulla quale si sviluppa l’edificio come oggi appare è quella di monastero basiliano ascrivibile al IX secolo, infatti la tradizione narra che il castello sorge sui resti dell'antico cenobio posto sul lato nord e ciò è testimoniato dalle strutture più antiche del complesso venute alla luce con gli scavi archeologici. Nei secoli il castello è stato oggetto di numerosi restauri e rimaneggiamenti che hanno portato all'aggiunta di nuovi corpi di fabbrica. La trasformazione in castello viene documentata a partire dal XVI secolo, quando era feudatario Diomede Carafa. La fortezza fu allestita sul lato settentrionale con bocche da fuoco e con la scarpata tuttora visibili. Con la trasformazione in palazzo gentilizio, nella metà del XVII secolo, ad opera del marchese Clemente, signore di Placanica, le facciate del castello vennero arricchite con lesene, timpani e cornici marcapiani; l'aspetto è infatti quello di palazzo baronale, privo di merlature o feritoie. In questo stesso periodo venne dotato di un'imponente e scenografica scala interna in granito che conduceva ai piani superiori, dei locali che si affacciano sul giardino annesso al castello e della torretta quadrata posta sul lato sinistro dell'ingresso. Il castello fu la residenza della famiglia del feudatario dal  XIII al XVIII secolo, quando i Clemente, ultimi intestatari del feudo, lasciarono definitivamente  Placanica e si trasferirono a Napoli dove possedevano un’altra dimora nei pressi del Palazzo Reale. La divisioni in più appartamenti avvenne invece successivamente, nel XVIII secolo. Al portone principale (posto ad ovest), con arcata in pietra granitica, si accede attraverso una scala cordonata di sviluppo parallelo alla facciata principale antistante la piazza Cinque Martiri. In origine la scala di accesso era invece posizionata di fronte e presentava alla fine una passerella che immetteva nel palazzo e che la sera, per motivi di sicurezza, veniva ritirata. Il palazzo, fornito di camere, magazzini per le riserve alimentari, scuderie, carceri, una cappella ed un belvedere, era munito di un ingegnoso sistema per la raccolta delle acque piovane che, riempiendo una cisterna munita di rubinetto, forniva l'acqua a tutto il palazzo per i bisogni domestici. L'ingresso principale conduce all'atrio sul quale si affacciano le porte della guarnigione. Da qui, attraverso un'imponente scala in granito, si raggiungono i piani superiori dei quali il secondo ed il terzo destinati ad abitazione. Le scuderie invece erano raggiungibili attraverso un lungo corridoio dopo il secondo ingresso del palazzo. Alla fine della grande scala si raggiunge lo spazio aperto di distribuzione alle camere, qui in cima si trovano due sedili in pietra granitica che venivano probabilmente utilizzati per ricevere i cenzi feudali in natura, al momento del raccolto estivo. Una leggenda narra invece che i due sedili fossero quelli degli innamorarti ai quali era concesso giurarsi amore eterno nonostante lo "ius primae noctis" esercitato dal signore del palazzo. Gli spazi esterni annotano un giardino curatissimo, ora di proprietà privata, sul quale si affacciano quattro balconi posti sul lato sud del palazzo e un belvedere ad ovest che domina l'ampia vallata del Precariti. Il castello, di cui una parte recentemente restaurata, subì un'alluvione nel 1951 che lo rese inutilizzabile; oggi, benché sia previsto a breve un altro restauro, si presenta in discrete condizioni. A livello tecnico, si rileva una struttura realizzata in muratura portante costituita da pietrame misto con forte presenza di scaglie in cotto. Orizzontalmente si possono leggere i letti di posa e si rileva la realizzazione delle cornici dei vani di porte e finestre con pietra da taglio e i mattoni con sono state listate alcune parti della struttura. Oggi il castello è sede di mostre ed eventi culturali. Altri link consigliati: video di jbjpro: https://www.youtube.com/watch?v=Gr4J3RQqbiI, http://www.mondimedievali.net/Castelli/Calabria/reggiocalabria/provincia000.htm#placani, http://www.locride.altervista.org/placanica.htm,

Fonti: http://www.comune.placanica.rc.it/index.php?action=index&p=76, http://www.comune.placanica.rc.it/index.php?action=index&p=228, http://atlante.beniculturalicalabria.it/luoghi_della_cultura.php?id=25589


sabato 10 dicembre 2016

Il castello di sabato 10 dicembre






MONTERIGGIONI (SI) – Castello della Chiocciola

Fa parte dei numerosi fortilizi medievali che sorgevano, e in gran parte sorgono tuttora, nel comprensorio di Monteriggioni, avamposto della potenza senese. La presenza di una grande quantità di castelli nella zona fu dovuta a due fattori fondamentali: la vicinanza con la via Francigena e quindi con le varie diramazioni che vi si collegavano e quella con i territori della nemica Firenze, da sempre teatro di scontri e operazioni militari. Il sito dove oggi sorge il complesso era abitato sino dai tempi del paleolitico, ancora oggi nei sotterranei del castello si trova una grotta di questo periodo in ottimo stato di conservazione. La fortificazione vera e propria pare abbia origine da un insediamento etrusco, ma la storia a noi conosciuta ne fa risalire la nascita nel medioevo, come roccaforte dei feudatari della vicina Staggia. La Chiocciola salì alle cronache guerresche soprattutto nel XVI secolo e precisamente durante la guerra fra Siena e Firenze degli anni 1553-1555. In quell’occasione i suoi occupanti resistettero ostinatamente agli attacchi di un battaglione di mille fanti e cento cavalieri austro-spagnoli, arrendendosi solo dietro pagamento ai vincitori di 700 scudi d’oro. Per secoli il castello fu dominio dei Piccolomini d'Aragona prima e dei conti Brancadori poi. Il castello è ancora oggi in ottime condizioni, essendo parte di una grande azienda agricola del Chianti Putto, e consta di due corpi di fabbrica principali, entrambi in pietra, di diversa altezza. Il piu alto è una specie di torrione con finestre ad arco ribassato sui vari fronti, analoghe ma di diversa natura, coronato di apparato a sporgere di archetti in mattoni su mensole di pietra, al di sopra del quale si conserva la merlatura, a metà del lato sud-est sorge una torre cilindrica, da cui deriva il nome, e che contiene la scala elicoidale di collegamtento tra i piani; essa emerge con un alto apparato a sporgere non merlato il quale inizia al livello della merlatura del corpo cui è appoggiata e nel quale riaprono finestre analoghe a quelle del fabbricato sottostante. Il corpo più basso addossato forse posteriormente al lato nord-ovest, non ha invece apparato a sporgere e la merlatura sorge direttamente a filo dei muri. La porta di accesso alla torre conserva ancora l'originale porta in ferro battuto del XIV secolo. Attorno a questi ben conservati resti del fortilizio medievale sono sorti altri edifici in epoche successive, risalenti, almeno in parte, alla trasformazione in villa del complesso avvenuta in epoca moderna. Il castello è residenza privata e come detto sede di una fattoria, visitabile solo dall'esterno. E’ raggiungibile seguendo la superstrada Siena-Firenze fino all'uscita Monteriggioni, da qui percorrendo la via Cassia (ss2) fino al bivio per Sovicille. Appena svoltati si prende la prima strada a destra, non ci sono indicazioni,  e si giunge all'azienda agricola "La Chiocciola".


Foto: la prima è presa da http://viefrancigene.com/wp-content/uploads/2016/01/20151008_091620-e1452011741195.jpg, la seconda è di Stefania Pianigiani su http://www.lafinestradistefania.it/2011/07/castello-della-chiocciola/ (vi consiglio di leggere il suo articolo sul castello, per approfondire)

venerdì 9 dicembre 2016

Il castello di venerdì 9 dicembre






SOMMARIVA DEL BOSCO (CN) - Castello dei Seyssel d'Aix

Sommariva Bosco compare sui documenti sin dal 1059, quando Riccardo de Summaripa vendette una porzione del territorio all'Abbazia di Santa Maria di Caramagna. Ebbe il nome di Sommariva per la sua posizione. Il conte Umberto II di Savoia l'assegnò nel secolo XI alla chiesa d'Asti. Fu tenuto in feudo da una famiglia che dallo stesso luogo prese nome. I signori di Lucerna lo vendettero nel secolo XIII all'abbazia di Susa. Passò ai principi d'Acaia, che nel 1361 lo cedettero ai Malabaila. Nel secolo successivo Carlo di Savoia lo cedette al fratello Renato, detto il gran Bastardo. Appartenne successivamente ai marchesi d' Urfè, ai marchesi Seyssel d'Aix ed a quelli di Saluzzo, che se ne impadronirono nel 1496. Più volte dei Roero e dei Savoia, nel 1733 fu dato in dono ai marchesi Seyssel, ora proprietari del castello e del parco. L’imponente fortificazione del castello dei Seyssel d'Aix sovrasta l’abitato. Il complesso è per metà costituito dall’edificio originario, che risale forse a prima del Mille ed era senz’altro già edificato nel 1098: questa caratteristica ne fa uno degli edifici più antichi e meglio conservati di tutto il Roero. La parte occidentale del complesso, che si affaccia sulla pianura, è una grande ala settecentesca con le caratteristiche di una villa o residenza nobiliare, mentre dell’antica struttura a piazzaforte circolare con le sue nove torri rimane il lato nord (visibile dalla salita di via Carlo Alberto, detta del "podio”, che dal Comune sale verso il quartiere alto e più antico dell’abitato): ne fanno parte tre massicce torri duecentesche cilindriche e il grande torrione ottagonale del XIII secolo che sorge nel cortile interno incorniciato da uno splendido progettato da Benedetto Alfieri. Teatro di assedi e battaglie epiche, di tradimenti e giuramenti, di torture ed esecuzioni, il castello fu da sempre al centro delle mire espansionistiche delle famiglie nobiliari locali per la sua unica posizione strategica: degli Acaja, dei Roero e dei Savoia, i quali lo cedettero nel 1733 ai Seyssel d’Aix, attuali possessori e abitanti del bene architettonico. L'edificio, costruito in laterizio, contiene una ricca e scelta biblioteca di opere classiche antiche e moderne. Sotto le radici degli alberi del parco secolare che oggi circonda il castello, si trovano le rovine del nucleo più antico del borgo, progressivamente demolito nella storia per arrangiamenti di tipo strategico. Oggi viuzze ed edifici del borgo disposti ad anfiteatro circondano la collina, seguendo uno stile architettonico sobrio e tipicamente rurale.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Seyssel_d'Aix, 
http://langhe.net/town/sommariva-del-bosco-piemonte/,
http://www.comune.sommarivadelbosco.cn.it/archivio/pagine/Il_Castello_dei_Seyssel_d_Aix_8206_.asp

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di mustang su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/288091/view

giovedì 8 dicembre 2016

Il castello di giovedì 8 dicembre





GUARDAVALLE (CZ) – Palazzo Rispoli

Guardavalle fu fondata, probabilmente, nel IX secolo a opera di profughi, i quali preferirono rifugiarsi sulle alture, per porsi al riparo dalle incursioni saracene. Compresa nel feudo di Stilo, ne condivise le sorti, passando da un proprietario all'altro. Nel corso dei secoli e fino all'annessione al Regno d’Italia, è stata assoggettata a più dominatori: ai normanni, agli svevi e agli angioini subentrarono gli aragonesi, gli spagnoli, i francesi e i Borboni. Tra i suoi numerosi palazzi oggi parliamo di quello chiamato Rispoli, una residenza di notevole dimensione di epoca ottocentesca a pianta quadrata con due torri circolari negli angoli principali. Ha 3 piani di cui uno a croce greca. Il palazzo è di tipologia nobiliare e sorge sulla cima di una collina che chiude verso est la conca in cui sorge Guardavalle.


Foto: è presa da http://www.guardavalle.net/gol/guida/fotoRispoli.php