mercoledì 9 dicembre 2020

Il castello di lunedì 7 dicembre

 



TRAVO (PC) - Torre in frazione Bobbiano

Posta su uno sperone roccioso al centro della conca di Chiosi, domina il paesaggio circostante. Questa fortificazione, di cui non è nota la data di fondazione, viene citata per la prima volta nel 1037 in un documento che attesta che Teodosio, acquistò per lire 3000 da Isembrando, canonico della pieve di San Faustino di Tuna, poderi e edifici fortificati tra cui il castello di Bobbiano con la torre e la chiesa di San Michele. Nel 1164 Obizzo Malaspina vi venne infeudato da parte di Federico I di Svevia. Nel 1255 il castello fu distrutto da Oberto Pallavicino; in seguito l'edificio passò agli Anguissola. Nel 1311 Rolando II Scotti si impossessò del maniero ma dovette poi, a causa dell'intervento di Riccardino Langosco, podestà di Piacenza, restituirlo agli Anguissola che lo tennero anche in epoca farnesiana. Nel 1546, infatti, con investitura feudale venne assegnato dai Farnese insieme a Caverzago ed altre terre di Travo, a Ettore Maria Anguissola che prestò giuramento di fedeltà. Del distrutto castello rimangono il poderoso torrione e la chiesa di San Michele, sorta come cappella privata del maniero ed ampliata all’inizio del XVIII secolo. La torre, a base quadrata, è costruita in pietra e presenta un basamento fortemente scarpato e una porta d'accesso, posta sopra la cordonatura del barbacane, ora chiusa con stipiti in archivolto a tutto sesto. Nella torre la banda del brigante Bertoletto ai primi del '500 aveva il covo. Di proprietà privata, fino alla metà degli anni 2010 la costruzione versava in cattive condizioni in stato di parziale abbandono. Nel 2017 sono iniziati lavori di restauro per la messa in sicurezza dell'edificio. Altri link suggeriti: http://www.altavaltrebbia.net/castelli/val-luretta/2059-torre-di-bobbiano.html , https://www.liberta.it/news/cronaca/2016/07/15/bobbiano-raggiunto-laccordo-sul-torrione-presto-i-lavori-di-consolidamento/ (testo e video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Bobbiano, https://www.fondoambiente.it/luoghi/torrione-di-bobbiano?ldc, file:///C:/Users/VP/AppData/Local /Temp/allegato%20D5_1%20analisi%20aree%20e%20beni%20vincolati%2042_04_Parte2-1.pdf, http://www.turismoapiacenza.it/torre_di_bobbiano.html

Foto: la prima è di IlPiacenza su https://www.facebook.com/ilpiacenza/photos/pcb.2301021339924139/2301021099924163/?type=3&theater, la seconda è presa da https://www.liberta.it/news/cronaca/2016/07/15/bobbiano-raggiunto-laccordo-sul-torrione-presto-i-lavori-di-consolidamento/

domenica 6 dicembre 2020

Il castello di domenica 6 dicembre



ORVIETO (TR) - Castel Peccio in frazione Morrano Nuovo

Il fortilizio si colloca su un altura a q. 204 metri a circa 1500 metri a sud dell’abitato di Morrano Nuovo, delimitato subito a valle in direzione nord ovest dal fosso Canal del morto e a sud dal torrente Chiani. Del castello persistono ancora ampi tratti di edifici e di mura del recinto fortificato allo stato di rovina. Da un documento del 1385 edito dal Fumi nel suo Codice diplomatico della città di Orvieto vengono nominati Simone e Nicola da Castel Peccio. Il documento riguarda una tregua tra i Muffati dell’antipapa e i Melcorini per il papa Clemente VII e per i Brettoni. Sempre stando al codice diplomatico e da un documento datato 1434 si discute dell’occupazione della rocca di Castel Peccio ad opera delle truppe del Piccinino. Il fortilizio venne a sua volta venduto il 6 giugno dello stesso anno al comune di Orvieto per 500 ducati. La distruzione del castello fu ordinata col un decreto datato 17 ottobre 1434. Altro link suggerito: https://www.andreabovo.it/castel-peccio/

Fonte: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castel-peccio-morrano-nuovo-di-orvieto-tr/ 

Foto: entrambe prese da https://www.andreabovo.it/castel-peccio/

Il castello di sabato 5 dicembre









COSTIGLIOLE SALUZZO (CN) - Castlòt (Castellotto)

Fu costruito di fronte alla chiesa parrocchiale come un fortilizio, costruito dai Costanzia, in continuazione della fortificazione del castello del paese e come difesa in seguito alla distruzione avvenuta tra il 1487 e il 1488 ad opera delle truppe di Carlo I di Savoia. L'antica appartenenza ai Costanzia è testimoniata dal loro stemma presente sul batacchio della porta d'ingresso al cortile. La parte più antica del tardo Quattrocento costituisce il nucleo centrale ed ha addossata una torre sul lato posteriore. I muri perimetrali hanno uno spessore di quasi due metri e le finestre gotiche oggi murate fanno pensare ad una sua origine militare. Danneggiato dai Francesi nel 1691, fu in seguito restaurato ed ampliato dai Crotti e fu destinato ad abitazione di un ramo della famiglia. I Crotti fecero aggiungere la terrazza ad archi in un primo tempo e il basso caseggiato con il torrione. Da casa-forte, nei secoli XVII e XVIII, divenne dunque un'elegante dimora dalle forme aggraziate, rispecchiante la trasformazione della vita dei nobili del tempo, ai quali cominciarono progressivamente a venir meno i compiti militari. Il castello è legato, con le altre case del borgo, da un originale e suggestivo gioco di archi, che fa pensare ad una delle porte appartenenti alle antiche mura di cinta. Oggi il Castellotto è di proprietà della famiglia Alby ed è teatro della manifestazione del "Presepe vivente" che vede una variopinta folla in costume animare la scenografia di muro e loggiato. Altri link suggeriti: https://www.pinterest.it/pin/437201076309514457/ e https://www.pinterest.it/pin/437201076309514461/ (foto), https://www.ramassin.it/bike/percorso-3-costigliole-saluzzo-e-le-colline-del-vino-quagliano/, http://castelli.qviaggi.it/italia/piemonte/castello-di-costigliole-saluzzo/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Costigliole_Saluzzo, http://www2.saluzzoturistica.it/monumenti_scheda.php?id=1274&itin=440, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/cuneo/provincia000.htm

Foto: la prima è di Luigi.tuby su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Costigliole_saluzzo_castellotto_1.jpg, la seconda è presa da https://www.comune.costigliolesaluzzo.cn.it/archivio/pagine/Castellotto.asp

venerdì 4 dicembre 2020

Il castello di venerdì 4 dicembre




CASSINO (FR) - Rocca Janula

Fu per secoli il fulcro militare della signoria della Terra di San Benedetto. La rocca, assieme alla vicina abbazia di Montecassino, domina ancora dall'alto l'odierna città di Cassino. Si fa risalire il termine Janula dal nome del dio Giano, ovvero Janus, che forse su quel colle aveva un luogo di culto a lui dedicato; sono scarse però le prove archeologiche come lo sono per un'altra eventuale spiegazione. Dalle mura di recinzione a nord dell'antica Casinum romana si apriva una porta (janua) proprio dirimpetto al colle su cui nel X secolo fu innalzata la Rocca; di qui il nome Janulo al colle e quindi Janula alla Rocca. Janula in latino viene anche a significare piccola porta, quindi il nome potrebbe far riferimento al suo ruolo di "porta" per Montecassino. In epoca recente la rocca è stata dedicata alla Madonna, che è detta in alcune preghiere Janua coeli, cioè porta del cielo. L'incastellamento nella Terra di San Benedetto iniziò alla metà del X secolo: l'abate Aligerno condusse i monaci benedettini nel 949 alla loro storica sede di Montecassino. Questi erano dovuti fuggire a Capua nell'883 a causa dell'espansione saracena e alla distruzione della storica abbazia. Lo stesso abate Bertario fu decapitato dagli invasori. Seguirono una quarantina di anni di insicurezza e instabilità con la conseguenza dell'arretramento della superficie coltivata. La vittoria nell'agosto 915 della lega cristiana di papa Giovanni X nella battaglia del Garigliano segnò la ripresa da parte della nobiltà locale del controllo della Terra. Nel periodo che seguì il castrum, insediamento concentrato e fortificato sulle alture, diventò progressivamente l'elemento fondamentale di controllo e amministrazione del territorio e lo rimase per centinaia di anni. In questo contesto s'inserì l'azione di Aligerno che realizzò, senza chiedere autorizzazione all'imperatore o ai principi capuani, la rocca Janula, il castrum di Sant'Angelo in Theodice e la torre di San Giorgio a Liri. Il principe di Capua, Pandolfo I Capodiferro, approvò nel 967 tali fortificazioni ed autorizzò i benedettini a costruire quante altre fortificazioni ritenessero necessarie per la tutela del loro territorio. Non sono disponibili resti della prima fase della rocca, ricostruita nel XII secolo. La costruzione originaria comprendeva probabilmente una torre a pianta quadrata inclusa in un recinto ristretto e non coincidente con il circuito murario dell'abitato. Tale modello era molto diffuso sul territorio, come per la rocca di monte Trocchio e Roccaguglielma. Montecassino si trova a 516 m s.l.m. mentre Rocca Janula è a 187 m s.l.m.: la rocca infatti era la difesa diretta del monastero ma anche a controllo della via che scorre ai suoi piedi che giunge dalla Marsica e si dirama nelle tre direzioni: Roma, Napoli e la costa Tirrenica. Nella sua storia la rocca subì varie contese, distruzioni e ricostruzioni. Nel 1004 fu danneggiata da un terremoto. Agli inizi del XII secolo, venne occupata dalla popolazione di San Germano a seguito delle dispute nate dall'espansionismo di Runegonga, vedova del duca di Gaeta, ai danni di Montecassino. L'abate Gerardo riuscì a riconquistare la rocca. L'abate provvide a ripristinare le parti danneggiate dal terremoto e di dotare la rocca della torre pentagonale, di due torri adatte all'uso abitativo, di una cinta più ampia e di una piccola chiesa. Gli abati Roffredo e Atenolfo nel secolo successivo continuarono l'opera di fortificazione. Federico II di Svevia, preoccupato delle potenzialità strategico-militari della rocca, ne ordinò la distruzione per due volte, ma l'ordine non venne eseguito mai fino in fondo. L'affidò anche a vari suoi vassalli. Poi lo stesso Federico, alleandosi con l'abate Landolfo, ricostruì la rocca, perché era divenuta strategica nella contrapposizione con papa Gregorio IX. A questa ricostruzione si devono elementi architettonici di impronta sveva. Manfredi di Sicilia, nella guerra contro Carlo I d'Angiò, stipò duemila soldati saraceni e mille cavalli nella Rocca. L'abate Pyrro dovette sborsare una ingente somma per ottenere indietro la rocca da Giovanna II d'Angiò, ma la regina affidò la rocca ad Antonio Carafa. Pyrro successivamente riuscì nel suo intento e rinnovò la cinta muraria e aggiunse due torri in direzione della città apponendo lo stemma della sua famiglia. I lavori di Pyrro si conclusero nel 1418, come attestato da un'iscrizione pervenutaci. Tuttavia il Pontefice, determinato a sottrarre la fortificazione al Pirro, inviò a Montecassino il mercenario Francesco Blanco che, entrato nell'Abbazia la sottopose a saccheggio imprigionando lo stesso Pirro. Si tramanda l'impresa leggendaria di un certo Palermo, dotato di una forza sovrumana, che fece retrocedere i soldati di Alfonso I d'Aragona in una disputa con la popolazione, facendo rotolare grandi pietre giù dalla collina della rocca. Nel 1522 nuovamente, per breve tempo, la popolazione di San Germano mantenne con la forza la Rocca Janula. Con lo spostarsi dei conflitti ed il decadere del potere temporale di Montecassino la rocca perse importanza. Nel XVIII secolo divenne proprietà demaniale del re Carlo III di Borbone. Nel 1870, per chiudere la storia militare della rocca e consacrarla ad un ideale di pace, venne posta una lapide sulla torre di Pyrro a dedicare la rocca alla Madonna. Una nuovo conflitto però, la Seconda guerra mondiale, raggiunse Cassino. Gli scontri danneggiarono pesantemente la rocca, lasciando in piedi solo la torre pentagonale e parte delle mura e delle costruzioni interne. Negli anni duemila la fortificazione è stata oggetto di un profondo restauro durato diversi anni ed è stata riaperta al pubblico il 25 settembre 2015. Oggi è visitabile ed ospita mostre ed eventi culturali. Il Comune di Cassino, ente proprietario, ha effettuato ulteriori interventi di riqualificazione dell’area esterna per assicurarne l’apertura al pubblico, con un idoneo accesso e parcheggi. L’impianto monumentale è suddiviso tra la Corte grande agibile (nella quale si ritrovano alcuni ambienti come la Torre d’angolo, il Camminamento di ronda, la Torre circolare, la Chiesa Santissima Maria dell’Annunziata con annessa sagrestia e locali ipogei) e la Corte piccola non agibile, con la Torre pentagonale federiciana, le Cisterne interrate e l’originaria rampa cordonata in elementi calcarei.
Altri link suggeriti: https://www.comune.cassino.fr.it/per-i-visitatori/rocca-janula-sec-x/, http://www.laciociaria.it/comuni/cassino_rocca_janula.htm, https://www.cdsconlus.it/wp-content/uploads/2016/08/2001-01-LA-ROCCA-JANULA-DI-CASSINO.pdf (una pubblicazione sul tema), https://www.youtube.com/watch?v=5Y4tk8ioogc (video aereo di mardottanta), https://www.youtube.com/watch?v=Cdu7xlZJZg0 (video di webantonio), https://www.youtube.com/watch?v=8GkV1dITXVs (video di Teleuniversotv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Janula, http://www.retedimorestorichelazio.it/dimora/fr/cassino/rocca-janula/

Foto: sono entrambe della mia amica Romina Berretti

giovedì 3 dicembre 2020

Il castello di giovedì 3 dicembre




MONTECALVO IN FOGLIA (PU) - Torre di guardia e Torre Cotogna

Montecalvo in Foglia risale con tutta probabilità al X secolo. Pare certo che l’etimologia del nome derivi dal fatto che tale luogo essendo il terreno per lo più argilloso e quindi soggetto ad avvallamenti e frane fosse estremamente spoglio di vegetazione da cui deriva il nome di Montecalvo, cioè spoglio. Sulla sommità del colle, in posizione strategica, sorgeva una fortificazione a difesa del piccolo borgo rurale. Il primo documento certo dell’esistenza di Montecalvo in Foglia, quale agglomerato sorto intorno al fortilizio con pieve è costituito dal ritrovamento di una campana datata 1200 con la seguente scritta: “Magister Manfoino me Fecit”. Nel 1224 per riconoscimento di Papa Onofrio III Montecalvo dipendeva dal Vescovo di Fossombrone che lo concedette al nipote Raniero di Taddeo di Pesaro. In tale epoca esisteva un fortilizio che poi andò distrutto. Nel 1406 Papa Innocenzo III lo assegnò come feudo al Conte di Rocca Contrada per il censo di 1300 ducati: somma che il Conte non pagò lasciando che il feudo gli venisse tolto. Continuamente conteso fra i Duchi Malatesta ed i Duchi di Urbino e ne seguì le sorti sino alla devoluzione del Ducato alla Chiesa. L'antico borgo, pur non essendosi potuto espandere per ragioni di spazio, ha conservato la sua funzione amministrativa di sede comunale e di centro di interesse turistico. Il centro storico più antico conserva ancora le vecchie mura ed i resti della torre di guardia. Vicino la frazione di Cà Gallo, dove la valle del Foglia è ancora ampia, su un piccolo colle, solitaria e maestosa, c'è la Torre Cotogna, costruita per rispondere alle specifiche esigenze difensive del periodo medievale. Fu torre di guardia che ospitava una piccola guarnigione, torre di segnalazione da dove, con fuochi e specchi partivano segnali per altri fortilizi, forse luogo di riscossione di tasse e gabelle, mai mancate nell'italica storia. La torre è massiccia, costruita su pianta quadrangolare, danneggiata nella parte superiore; attorno, terre coltivate e sotto il fiume Foglia. E' l'unica testimonianza che dimostra che il territorio di Montecalvo in Foglia, come quello della vicina Tavoleto, fu in passato un territorio di confine tra le terre del Montefeltro e quelle costiere dei Malatesta prima e degli Sforza poi. Altri link suggeriti: http://www.provincia.pu.it/funzioni/pianificazione-territoriale/altre-competenze/progetti/torre-cotogna-progetto-preliminare-per-il-recupero, http://www.comune.montecalvo.pu.it/index.php?id=19064, https://youtu.be/gAytuo7lxkg (video di Viaggio Italiano)

Fonti: http://www.comune.montecalvo.pu.it/vivere-montecalvo/benvenuti-a-montecalvo-in-foglia, https://www.turismo.marche.it/Cosa-vedere/Localita/Montecalvo-in-Foglia/5561, http://www.turismo.pesarourbino.it/elenco/borghi/urbino-c-mazzasette-e-torre-cotogna.html

Foto: la prima, relativa alla torre di guardia interna al paese di Montecalvo, è di marcofederico su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/46021/view. La seconda (presa da https://www.pu24.it/wp/wp-content/uploads/2015/09/617c71b91e.jpg) e la terza (presa da https://www.pu24.it/wp/wp-content/uploads/2015/09/6d9af5cb9d.jpg) si riferiscono invece a Torre Cotogna

mercoledì 2 dicembre 2020

Il castello di mercoledì 2 dicembre



IMPERIA - Torre di Prarola

In zona Prino ad Imperia c’è la Torre di Prarola, uno dei monumenti cittadini più fotografati e amati dai turisti, tempo detta "Pratariola". Costruita tra il 1562 e il 1564, di forma circolare e 8 metri circa di altezza, è l'unica rimanenza di un più esteso (ed oggi completamente scomparso) sistema difensivo di epoca cinquecentesca, voluto dalla Repubblica di Genova, che doveva servire a proteggere la città di Porto Maurizio e la vicina San Lorenzo al Mare dagli assalti dei corsari saraceni e barbareschi. La fortificazione era in costante collegamento visivo con le diverse postazioni militari situate all'interno e lungo la costa e, mediante segnali luminosi, all'arrivo dei pirati musulmani veniva dato l'allarme. Munita di artiglieria tipica dell'epoca, ha svolto la sua funzione di baluardo difensivo fino ai primi anni del '700, quando è terminato il fenomeno della pirateria. La torre ha resistito per secoli alle intemperie del mare, tutt'oggi si trova in buono stato di conservazione, si erige maestosa e piena di fascino a ponente della città di Imperia, di cui costituisce uno dei simboli culturali. L'edificio, interamente in pietra, presenta un unico ingresso costituito da un'apertura posta quasi sulla sommità, accessibile grazie ad una scala formata da pioli di ferro (in avanzato stato di consunzione a causa della ruggine) infissi nella roccia stessa della parete. Attraverso l'apertura, si può agevolmente raggiungere un piccolo balcone sul lato mare, e da lì la piatta sommità della torre. L'interno, cavo oggi è completamente vuoto. La sua muratura, di notevole spessore , è eseguita "a sacco", cioè con riempimento di pietrame locale tra il muro interno e quello esterno; le pareti interne ed esterne sono trattate con calce bianca per renderle impermeabili, mentre il paramento esterno è a scarpa, per conferire maggior robustezza alla parte più accessibile; all’apice della scarpa, alta circa otto metri, c’è il cordolo tipico delle fortificazioni cinquecentesche, sopra il quale si trova il parapetto di circa tre metri, a protezione del manipolo di guardia e delle batterie, parzialmente al riparo di una copertura a calotta; l’ingresso è angusto e soprelevato rispetto al suolo circostante. La torre è praticamente irraggiungibile da terra: per arrivarci infatti bisogna avventurarsi sulla via Aurelia e nei pressi di Villa Lodovici è scendere in un sentiero stretto, ripido e in parte franato a causa del dissesto idrogeologico, notevolmente aggravato dalle alluvioni degli ultimi decenni, oppure per raggiungere la torre si può passare sulla scogliera posta a protezione della ferrovia partendo dalla foce del torrente Primo , Emanuela Martinelli e Michelangelo Bracale hanno fatto questo per voi per farvi conosce questo lembo di pietre e mare unico nel Ponente Ligure. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=eniuvaPpiwc (video di Gianfranco Roggeri), https://www.youtube.com/watch?v=l1jr6u-h6P0 (video di Giampy Cambiaso), https://www.youtube.com/watch?v=DPVq9T6WubA (video di Riviera dei Fiori TV)

Fonti: https://www.icastelli.it/it/liguria/imperia/imperia/torre-di-prarola, articolo su https://www.sanremonews.it/2017/08/02/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/imperia-al-prino-la-torre-di-prarola-costruita-nel-1500-e-serviva-per-respingere-i-saraceni-foto.html, articolo di Pier Luigi Balestra su https://www.riviera24.it/2013/05/imperia-alla-scoperta-della-torre-di-prarola-fotovideo-154882/

Foto: la prima è presa da https://www.sanremonews.it/2017/08/02/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/imperia-al-prino-la-torre-di-prarola-costruita-nel-1500-e-serviva-per-respingere-i-saraceni-foto.html, la seconda è presa da https://www.sanremonews.it/2017/08/02/leggi-notizia/argomenti/altre-notizie/articolo/imperia-al-prino-la-torre-di-prarola-costruita-nel-1500-e-serviva-per-respingere-i-saraceni-foto.html

martedì 1 dicembre 2020

Il castello di martedì 1 dicembre



MONTE SANT'ANGELO (FG) - Masseria Barone Gambadoro (o Castello)

E' una storica costruzione fortificata ubicata fra mare e montagna nella piana di Macchia ed appartenente al Comune di Monte Sant’Angelo. La masseria appare quasi come un unico corpo di fabbrica di forma quadrata con tre torri circolari posizionate su tre vertici di questo blocco edilizio. Una quarta torre, un tempo presente si ritiene probabilmente crollata nel corso degli anni. Ad una analisi più approfondita si scopre che la masseria è realizzata intorno ad una corte centrale, luogo della condivisione e della comunicazione tra i diversi vani. Al piano terra sono sistemate le stalle, l’area deposito degli attrezzi e la cappella. Al piano superiore sono invece disposte le abitazioni e i depositi delle derrate. Un ampio portone immette nel cortile interno nel quale si aprono gli ingressi ai vari locali al pianterreno e si sviluppa una scala esterna per raggiungere gli ambienti del primo piano. Questa struttura fu edificata dai Baroni Gambadoro di Monte Sant’Angelo tra il ‘500 ed il ‘600 per ospitare i pellegrini che si recavano al Santuario di San Michele Arcangelo. Viene annoverata nel catastuolo 1741 che sin da allora già comprendeva anche la chiesetta interna, una taverna ed un trappeto. I terreni in dotazione sono condotti ad oliveto, mandorleto ed alcuni alberi da frutta. Dal 1977 l’intero complesso monumentale con cappella privata è vincolato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La costruzione oggi è una rinomata struttura ricettiva, di cui è possibile avere più informazioni andando sul proprio sito ufficiale: https://www.masseriabaronegambadoro.it/

Fonti: http://viagargano.it/listings/bb-barone-gambadoro/, https://www.parcogargano.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=17308&idCat=17842&ID=18387&TipoElemento=pagina

Foto: la prima è presa da https://www.pinterest.de/pin/428475352032897223/, la seconda è presa da www.thebesthotels.org