martedì 12 gennaio 2021

Il castello di mercoledì 13 gennaio



QUATTRO CASTELLA (RE) - Castello di Mucciatella

Nel 1037 è riportato un "Actum infra Castrum Muzzadella". Nel 1156 un decreto di Anselmo, Arcivescovo di Ravenna, nomina la "cappella S. Venerij ed Mozatella" dipendente dalla Pieve di Puianello (Mucciatella), a cui fu ancora soggetta nel 1302. Nel 1287 il castello apparteneva al Monastero di Canossa, fu quindi riedificato dai reggiani nel 1320. Nel 1335 il castello era in possesso dei Fogliani ed in seguito con Albinea, dei Manfredi. Nel 1415 i Manfredi divisero i loro beni: Borzano e Mucciatella furono assegnati a Paolo, Taddeo e Simone. Nel 1625 il duca Cesare d'Este creò marchesi i conti di Borzano e Mucciatella. La famiglia si estinse nel 1695 ed allora beni e titoli passarono al ramo dei Manfredi di Albinea. I resti del castello sono notevoli per lo spessore dei muri e la grandiosità degli ambienti e delle strutture. Sotto l'attuale proprietario sig. Franco Lombardini, sono stati intrapresi importanti restauri. Al piano terreno si può ammirare una sala con soffitto quattrocentesco a cassettoni dipinto ed un camino seicentesco con rilievi in gesso. Nei sotterranei figurano imponenti archi a crociera con gli stemmi della famiglia Manfredi. In un avanzo isolato del castello era la cappella nella quale si trovava un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino ed i SS. Pietro e Venerio ai lati. Il dipinto era stato attribuito dal Prof. D. Mariotti a Bernardino Orsi e fatto risalire ai primi anni del '500 mentre il Rev. prof. Nerio Artioli, citando Adolfo Venturi, lo riporta a Michele e a Pier Ilario Mazzola, pittori parmensi. Nel 1968 l'affresco è stato staccato, restaurato e sistemato nella villa di Montegaio di proprietà Saracchi a cui apparteneva, al tempo, l'attiguo castello. Il complesso era ridotto, prima del restauro, ad uno sbrecciato parallelepipedo di due piani, degradato a fienile e a deposito di attrezzi agricoli, e soffocato dall'aggiunta di tettoie e stalle.

Fonti: http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/quattro-castella/castello_mucciatella.aspx, https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152324

Foto: entrambe prese da https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152324

Il castello di martedì 12 gennaio



LAVIANO (SA) - Castello normanno

In epoca longobarda (dal VI sec. d.C.) Laviano appartenne al gastaldato di Conza (Conpsa) e rientrò nel Principato Citra. I Longobardi, riorganizzando i percorsi tra il mare Tirreno (in particolare da Salerno) e quello Adriatico, aprirono nuove strade seguendo il corso dei fiumi e modificarono, conseguentemente, sia il ruolo sia lo sviluppo delle aree interne e, soprattutto, di alcuni centri come, ad esempio, Conza. Sotto i Normanni (X-XII sec.) venne creata, invece, la contea di Laviano e ne fu Conte anche Guglielmo che prese il cognome "de Laviano" e poi "Laviano". Tale contea ebbe una certa importanza dato che dalla medesima dipendevano a livello militare ed amministrativo vari paesi circostanti. A Guglielmo successe Oddone poi sconfitto dal Duca di Brienne mandato dal Papa Innocenzo III. Al periodo normanno risalgono le origini sia della Chiesa Madre dell'Assunta, sia del Castello medievale. Quest'ultimo, proprio per volere del citato Guglielmo, venne ubicato in posizione strategica in modo da facilitare l'osservazione e la difesa, ossia sulla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell'Olivella e sul vallone. Fu munito di fossato con ponte in pietra, nonché di un avamposto e/o baluardo verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante. Originariamente tale borgo ha accolto le persone che si ritiravano dai luoghi posti lungo le vie militari e che non erano in grado di subire gli svantaggi dovuti all'obbligo di dare alloggio ed assistenza a tutte le autorità del Regno, civili e militari, le quali viaggiavano per servizio in quel territorio. Il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato sino al 1980 prevalentemente l'aspetto difensivo, un impianto planimetrico irregolare con torri cilindriche angolari (delle quali la maggiore, considerata il "mastio", è collocata a nord/ovest) anche su base a scarpata romboidale, corpi di fabbrica a due e a tre livelli ai quali si accedeva dalla corte interna trapezoidale, copertura a falde con manto esterno in coppi, vani principalmente con solai piani in travi lignee, ma anche ambienti voltati (tra i quali una possibile cappella) ed un loggiato con volta a crociera nella parte sud-ovest che prospetta sul vallone con una apertura arcata. I vani finestra del piano rialzato erano, così come riscontrabile ancora in due aperture prospicienti la corte interna, contorniati da cornici e soglie in pietra. Il livello inferiore era adibito presumibilmente a cantine, depositi e forse celle, mentre quello rialzato rispetto alla corte interna era destinato anche alla residenza. Infine l'ultimo, munito di feritoie, era utilizzato, presumibilmente, per scopi difensivi ed armerie. Sottostante al cortile si trova un'ampia cisterna voltata e munita di grata. Probabilmente la disposizione planimetrica irregolare del complesso fortificato è stata determinata dalla configurazione morfologica del terreno. Di notevole valore erano i sobri, quanto maestosi, portali lapidei risalenti al XVII sec., con conci decorati (prevalentemente alla base dei piedritti, all'imposta dell'arcata ed in chiave) collocati all'ingresso principale ed al fabbricato ubicato all'inizio dell'area fortificata (probabilmente un posto di guardia) caratterizzata quest'ultima, soprattutto, dalle mura perimetrali poste alla sommità del pendio collinare tuttora leggibili in particolare nella parte nord-ovest come pure dal fossato munito di ponte su due arcate entrambi in muratura di pietrame. Gli elementi di tali portali, che sono crollati con il terremoto, sono stati recentemente rinvenuti in loco. La costruzione, ovviamente, è in muratura di pietrame locale che nelle parti a vista si presenta per lo più regolare nei ricorsi orizzontali senza stilatura di giunti e che è impreziosita dagli elementi sempre lapidei sia decorativi, sia di pezzatura maggiore compatta e lineare nei cantonali e nelle parti di delimitazione. Tale Castello si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate dal X secsolo, spesso su preesistenti insediamenti difensivi lungo l'alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia. Il fenomeno dell'incastellamento medievale che ha interessato tutte le regioni del Mediterraneo, anche nelle zone non costiere, e ha rappresentato un fenomeno epocale che ha portato ai paesi interni ed arroccati anche un miglioramento delle condizioni di vita. In tale periodo la valle del Sele è diventata una sorta di micro regione con un'identità culturale singolare, che in qualche modo ha conservato anche nei secoli successivi. Ne sono testimonianza le numerose fortezze ed emergenze architettoniche tuttora presenti in zona. Nel medioevo, inoltre, il fiume Sele ha avuto un ruolo importante connesso allo scambio ed al trasporto delle merci (compreso il legname utile nella costruzione delle navi). A seguito di indagini di archivio risulta che nei vari secoli i territori di Laviano, come anche il castello, furono possedimenti di diversi signori e/o feudatari e tra questi si ricordano: i Marino e Pirro d'Alemagna sino alla famosa "Congiura dei baroni" alla fine del XV secolo, la famiglia Carafa Guzman de Marra (noti anche come principi di Stigliano) e la Regia Corte spagnola nel XVII sec. nonché la famiglia D'Anna (che li ha avuti in proprietà dalla fine dal 1696 sino al 1865 in base al catasto Onciario del 1753 ed a quello Murattiano del 1815). Nel XIX il Castello è diventato di privati ed alla fine degli anni '50 è stato acquisito al patrimonio comunale e, conseguentemente, utilizzato per fini pubblici. Inoltre, dai documenti esaminati, si evince che tale costruzione aveva nel complesso 6 bassi, la cappella ed un locale adibito a scuderia al piano seminterrato e circa 20 stanze ai piani superiori. Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell'architettura fortificata presenti nell'alto Sele. Di particolare interesse e valore resta, infatti, questo monumento tuttora caratterizzato dall'individuazione della perimetrazione murata esterna della fortificazione, dai resti dell'avamposto (e/o baluardo) del quale in ogni caso si individua la consistenza plano-volumetrica preesistente), il fossato delimitato dalla muratura in pietra e/o dalla roccia viva con il suo ponte, la consistenza muraria dell'intero castello del livello inferiore e parti significative del piano rialzato (quali, ad esempio, la facciata prospiciente la corte interna del corpo a nord-est con i setti retrostanti ed i lati perimetrali sia a sud, che a nord/est), il cortile con la sottostante cisterna visibile dallo squarcio che si è creato nel terreno ed i livelli medio/bassi di tutte le torri. Significative sono anche le tracce e gli elementi riscontrabili in loco che contribuiscono a comprendere maggiormente l'organizzazione interna come anche la ripartizione altimetrica degli spazi e l'articolazione compositiva dei prospetti. Particolarmente suggestiva ed emergente resta, infine, la sua ubicazione alla sommità del rilievo collinare ed a picco sul vallone molto profondo nei lati ad ovest. Il terremoto del novembre del 1980 ha distrutto Laviano e provocato danni ingenti anche al Castello dove gran parte della muratura è crollata e tutti i solai piani lignei sono andati perduti, sfondati dal peso delle macerie, oltre alla quasi totalità delle volte. Inoltre, anche l’avancorpo (o baluardo di guardia) è stato molto compromesso ed un ampio tratto della volta a botte che copre la cisterna dell’acqua (posta al di sotto della corte interna) ha ceduto. Al sisma è seguito un lungo periodo di totale abbandono e, perciò, di massima esposizione agli agenti atmosferici nel corso del quale sono avvenute ulteriori scosse telluriche (ripetutesi anche negli anni più recenti): per molti anni tale fortilizio sembrava essere stato ringhiottito dalla terra. L’intervento sul Castello, eseguito dalla Soprintendenza tra il 2004 - 2008, ha rappresentato il primo "restauro" realizzato a Laviano dopo il terremoto del 1980: è stato, perciò, non solo il primo bene culturale, ma in assoluto il primo immobile recuperato e restituito al paese.La Regione Campania ha, infatti, assegnato alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (così come attualmente denominata) un finanziamento della Comunità Europea di importo limitato, date le condizioni in cui versava l’immobile (ammontando complessivamente a 981.268,10 euro), ma molto importante. La Soprintendenza, con detti lavori di consolidamento e restauro, non è riuscita a completare il recupero del Castello e molto resta ancora da fare, ma ha raggiunto, comunque, risultati molto significativi poiché, oltre a rendere nuovamente leggibile il Complesso fortificato, ha fatto riscoprire alla collettività lavianese (e non solo ad essa) questo monumento di notevole interesse artistico-architettonico e per un lungo periodo dimenticato nonché di rilevante valore sociale ai fini della riappropriazione della memoria storica e dell'identità culturale dei luoghi. Infine, tale intervento ha avviato un riavvicinamento del passato non limitato alla costruzione, ma inteso come ricucitura del nucleo con il contesto ambientale circostante e riqualificazione delle importanti risorse soprattutto naturali del territorio di Laviano. Dal 2009 il Castello è stato riaperto al pubblico seppure con delle difficoltà e limitazioni. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=oVCzJhJsh7s (video con drone di Alberto Tarantino), https://www.youtube.com/watch?v=LHhhjXktjL0 (video con drone di Angelo Giordano), https://www.youtube.com/watch?v=urXTO9d7A0g (video di Giovanni Piserchia), https://www.youtube.com/watch?v=oNUDINdLrsg (video con drone di Francesco De Girolamo), https://www.youtube.com/watch?v=-8KteUzYU44 (video di Impresa Diretta)

Fonti: http://www.comune.laviano.sa.it/index.php?action=index&p=338, http://www.lavianonostra.it/il-castello-di-laviano/, https://www.beniculturali.it/evento/il-restauro-del-castello-di-laviano-sa

Foto: la prima è presa da https://www.destinazioneseletanagrovallodidiano.info/Musei-e-Architettura/Castello-Medievale-e-Ponte-Tibetano.html, la seconda è di Gianfranco Adduci su https://www.ecoturismocampania.it/ponte-tibetano-laviano/

lunedì 11 gennaio 2021

Il castello di lunedì 11 gennaio



LICCIANA NARDI (MS) - Castello Malaspina in frazione Terrarossa

Il castello di Terrarossa nacque, nel secolo XVI, per sostituire le funzioni residenziali di una vecchia fortificazione medievale, situata sopra un'altura che domina la confluenza del Civiglia nella Magra. I resti di questo antico castello, contraddistinto in origine dal toponimo Terrarossa, sono oggi inglobati in un edificio di civile abitazione denominato Castelletto. Nel XII secolo si sviluppò, lungo la via Francigena, arteria che costeggiava la sponda sinistra della Magra, nella pianura sottostante al vecchio Castello di Terrarossa, un nuovo insediamento chiamato Borgonuovo. Questo insediamento, descritto nel 1126 come circondato da mura e dotato di chiesa dedicata a San Giovanni, dipendente dall'abbazia di San Caprasio di Aulla, si sviluppò sui due fronti della strada. Nel tempo Borgonuovo accolse la popolazione che originariamente abitava attorno al castello medievale, ereditandone il toponimo: Terrarossa. Ancora nel secolo XVI le due località di Borgonuovo e Terrarossa risultavano distinte nella documentazione scritta. L'attuale strada statale 62 della Cisa non segue il vecchio tracciato che attraversava interamente il borgo, ma lo interseca isolando dal contesto edilizio originario l'imponente residenza malaspiniana, costruita nella seconda metà del secolo XVI per iniziativa del primo marchese di Terrarossa. Anche Terrarossa fu soggetto alle mutevoli condizioni politiche dei feudi malaspiniani, i cui confini subirono continue modifiche pur nel corso di brevi spazi temporali. Durante i secoli XV -XVI Terrarossa fece parte di diversi feudi malaspiniani tra i quali Olivola, fino al 1407, poi Villafranca, Bastia, Filattiera e Monti subendo due occupazioni genovesi, nel 1416 e nel 1463. Al 1581 risale l'istituzione del feudo indipendente di Terrarossa, assegnato a Fabrizio Malaspina, già marchese di Pontebosio, nipote di Giovanni Spinetta e figlio di Fieramonte. La morte dell´unico figlio maschio spinse Fabrizio Malaspina a vendere il feudo al granduca di Toscana, il quale lo ricedette, dopo alcuni anni, nel 1628, a Bernabò Malaspina di Filattiera. Risale al 1617 una interessante descrizione del feudo e del castello, eseguita per conto del granduca, dalla quale si apprende che la costruzione del castello avvenne per iniziativa dello stesso marchese Fabrizio Malaspina. L'imponente castello (si tratta di una delle più ampie residenze malaspiniane esistenti) venne realizzato su di uno schema quadrilatero, il medesimo adoperato probabilmente dallo stesso marchese per la costruzione del castello di Pontebosio (https://castelliere.blogspot.com/2017/02/il-castello-di-giovedi-9-febbraio.html). Infatti Fabrizio Malaspina prima di ottenere il possedimento di Terrarossa ebbe in feudo Pontebosio, tra il 1574 ed il 1581, il cui castello presenta un analogo schema planimetrico quadrangolare. Le proporzioni del castello di Terrarossa appaiono, al confronto con quello di Pontebosio, imponenti e la fabbrica di Terrarossa è talmente grande che il marchese ed i suoi successori non riuscirono a portarla a termine lasciando incompiuti diversi elementi architettonici tra i quali alcuni dei quattro baluardi angolari terminanti a terrazza previsti. Al centro vi è un cortile che si raggiunge entrando da un arco realizzato in pietra arenaria; i prospetti esterni, costituiti da ciottoli di fiume e pietra squadrati negli spigoli, sono semplici. All’interno dell'edificio vi sono più di 40 vani, con ampi saloni voltati a crociera e appartamenti. Una curiosità: diversi spazi in passato erano deputati a ospitare un produttivo allevamento di bachi da seta. Intorno alla fine del XVIII secolo un importante restauro interessò soprattutto le sale interne, che diedero al castello la forma e l''impianto attuale. Nel 1787, con la morte senza eredi di Manfredi, il feudo tornò alla corona granducale. Il castello occupa una superficie di circa 1.250 metri quadrati, con una cubatura di 7.800 metri cubi, per un complesso di 43 vani. Una bella veduta della costruzione e del feudo compare in una pregevolissima rappresentazione conservata nel fondo Malaspina 238 dell´Archivio di Stato di Firenze. Oggi il complesso è adibito ad ostello con sale destinate a convegni, manifestazioni culturali e attività promosse dal comune e dalla provincia. Altri link suggeriti: https://www.lunigiana.com/castelli/castello-malaspina-di-terrarossa.aspx, https://www.terredilunigiana.com/castelli/casteterrarossa.php, http://castelloditerrarossa.blogspot.com/search/label/CASTELLO%20DI%20TERRAROSSA, https://www.youtube.com/watch?v=lXhMsHN5LSo (video di lucangel74), https://www.youtube.com/watch?v=envA76bvPI8 (video di E.P.A.S.)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Terrarossa, https://it.wikipedia.org/wiki/Terrarossa#Monumenti_e_luoghi_d'interesse, http://www.comunelicciananardi.ms.it/terrarossa, https://www.istitutovalorizzazionecastelli.it/castelli/storia-castello-di-terrarossa/, https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/castello-malaspina-terrarossa/

Foto: la prima, la seconda è presa da http://fotolunigiana.altervista.org/comune-di-licciana-nardi/terrarossa/terrarossa-1.jpg.html

domenica 10 gennaio 2021

Il castello di domenica 10 gennaio



CASSANO ALLO IONIO (CS) - Castello di Pietra

Nel 576, con l'invasione dei Longobardi, Cassano divenne gastaldato del ducato di Benevento. Nel 951 subì l'assedio del sultano Al Hassan, che le risparmiò saccheggi e distruzione. Altri attacchi Saraceni avvennero in seguito, rispettivamente nel 969-970-1031-1040. Durante la Repubblica romana, Cassano divenne municipio e in seguito città romana. Nei secoli che seguirono, Cassano sarebbe stata uno dei primi centri ad abbracciare il Cristianesimo, tanto che Cassano è stata definita la "città delle chiese e delle fontane". Quando l'Impero romano declinò, Cassano subì la dominazione di Longobardi, Goti, Greci, Saraceni e Bizantini. Tutti questi popoli lasciarono segni profondi rintracciabili in documenti storici e in molti toponimi di località. Senza contare le tracce visibili ancora oggi nelle grotte carsiche. Pare che fu proprio con l’arrivo dei Bizantini, siamo nella seconda metà del IX secolo nel periodo in cui gli eserciti bizantini strapparono la Valle del Crati ai Longobardi, che fu eretta la diocesi. Dopo l’anno mille (1031) ad assediare Cassano arrivarono i Saraceni, popoli provenienti dalla penisola araba o comunque di religione musulmana. “Ma gli Arabi di Sicilia non si lasciarono fermare dallo Stretto di Messina, e presto cominciarono a correre per l’Italia meridionale, come quelli di Spagna avevano fatto il secolo precedente in Francia. La Calabria fu più volte risalita da Reggio (ove, come a Narbona, sorse un’effimera moschea) sino alla Basilicata, alla Campania, alla Puglia”. Nell'anno 1054 Cassano fu occupata dai Normanni e successivamente dagli Svevi. A Cassano si tenne la battaglia tra Manfredi di Sicilia e Pietro Ruffo, vicario di Calabria, che si concluse con la vittoria dello stesso Manfredi. Nel 1284 Cassano, nel periodo degli Angioini, diventò un feudo assegnato a Icerio de Mignac. La città in seguito fu affidata a diversi altri feudatari, tra cui i Sanseverino (secolo XIV) e il Principe di Bisignano, il quale ultimo lo cedette nel 1622 al genovese Francesco Serra. La famiglia Serra godette di grande nobiltà in Genova, Spagna, Sardegna e nel Reame di Napoli. I Serra in più riprese passarono nel Napoletano sin dai tempi di Carlo I d’Angiò. A cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo Cassano fu occupata e sottomessa dall'esercito di Napoleone: i francesi nel 1799 distrussero il castello normanno (chiamato "Pietra del Castello"), di cui ancora oggi sono visibili le fondamenta ed i resti della cinta muraria. Il Castello venne costruito dai normanni, molto probabilmente su un edificio preesistente di epoca romana o bizantina. Fu utilizzato delle varie famiglie che si susseguirono nel controllo del territorio circostante, fu dunque ristrutturato una prima volta dagli Angioini nel '400 e dai Serra nella seconda metà del '600. La Torre dell’Orologio è situata in una posizione particolarmente suggestiva, in cima alla roccia che sovrasta la città. La torre sorge sul massiccio detto “Pietra del Castello” (qui, infatti, si trovano ancora oggi i ruderi dell’antico castello ducale) e venne costruita nel 1776. Ha tre quadranti illuminati e si può vedere da ogni angolo del paese. È famosa soprattutto per i “cintu ‘ntinni”, i cento tocchi o rintocchi che fa risuonare per Cassano ogni dieci minuti prima dell’ora a mezzanotte, alle otto del mattino e a mezzogiorno. È uno dei simboli più noti e amati della città.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cassano_all%27Ionio, http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=83, https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-cassano_allo_ionio/torre-dell-orologio

Foto: la prima è presa da https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-cassano_allo_ionio/torre-dell-orologio, la seconda è presa da http://www.lauropoli.it/asp/det_notizie.asp?IDNotizia=9087

sabato 9 gennaio 2021

Il castello di sabato 9 gennaio



TRICESIMO (UD) - Casaforte in frazione Leonacco

La casaforte, ubicata tra le frazioni di Leonacco e di Luseriacco, risale probabilmente al secolo XV e appartenne ai nobili Pavona, famiglia proveniente dal bresciano e della quale esiste ancora lo stemma in marmo cinquecentesco murato sul portale d'accesso. Venuta in Friuli già nel Duecento, secondo le cronache al séguito del patriarca d'Aquileia Raimondo della Torre, la casata s'inserì fin dall'inizio nella società friulana, venendo ascritta alla cittadinanza nobile di Udine, imparentandosi con le principali famiglie locali e divenendo proprietaria, assieme ai signori omonimi, di parte del castello di Buttrio; si estinse con le figlie di Nicolò, morto nel 1756. Il complesso risulta costituito da un fabbricato residenziale, da una grossa torre e da altre pertinenze rustiche, il tutto completato da un'ampia cinta murata, in certi tratti alta ancora quasi sei metri. Al piano terra della torre si può osservare l'antico soffitto con volta a crociera, mentre nei piani soprastanti evidenti sono gl'interventi effettuati nel Seicento, evidenziati, ad esempio, nel soffitto con larghe cornici in stucco presente all'ultimo piano.

Fonti: https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/leonacco, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/tricesimo-ud-casa-fortificata-pavona/

Foto: la prima è presa da https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/tricesimo-ud-casa-fortificata-pavona/, la seconda è presa da https://www.rblob.com/hamradio/scheda.asp?num=523

venerdì 8 gennaio 2021

Il castello di venerdì 8 gennaio



PERUGIA - Castello dell'Oscano in località Cenerente

Cenerente è un borgo di origine medievale, che nel 1364 è ricordato per gli scontri che qui si svolsero durante le guerre tra Pisa e Firenze e in particolare per le devastazioni effettuate dall'esercito del marchese Giovanni di Monferrato. Il Castello dell'Oscano prende nome dal fiume che nasce dal Monte Tezio. Le prime fonti scritte dell’originario maniero risalgono al 1364, quando le milizie pontificie giunsero dalla Toscana ed invasero, devastandolo, il territorio perugino. All'epoca, tutta la zona attorno a Cenerente e dunque anche quella dell'Oscano, era considerata strategica, in quanto incrocio di importanti vie di comunicazione che collegavano l'Umbria, la Toscana e le Marche. Sui resti del castello, intorno al XVII sec, fu costruita una villa. Dopo vari passaggi di proprietà, nella seconda metà del XIX secolo divenne proprietà del celebre avvocato penalista perugino Alessandro Bianchi che, nel 1895, trovandosi in difficoltà finanziarie la vendette ai Conti Ada Hungerford e Giuseppe Telfner, a cui si deve l’aspetto attuale del castello in stile neo gotico, secondo una moda molto diffusa in quegli anni. L’opera di ristrutturazione durò 10 anni e si può ipotizzare che sia stato lo stesso Conte ingegnere Telfner a idearne il progetto. All’inizio del XX secolo la Contessa Ada era solita invitare esponenti della cultura italiana e bavarese rendendo il castello un importante centro culturale, tanto che divenne oggetto di molte imitazioni, sia per l’architettura della struttura che per il parco, con le diverse varietà arboree presenti. Il castello fu anche luogo di sperimentazioni botaniche, continuate dai titolari successivi (Contessa Natalie Vitetti). La struttura presenta una pianta a “elle”, formata da un grande corpo rettangolare con ai lati due torri, una circolare ed una quadrangolare, e da un corpo più piccolo con un portico ed un'altra torre. I resti della struttura originaria sono ancora visibili nella scala minore del castello. Nelle adiacenze si erge la villa Ada nata come casino di caccia, scuderia nel seminterrato e residenza del personale nei piani superiori. Oggi il castello è un'esclusiva struttura ricettiva, immersa nel verde di una proprietà di circa 250 ettari, fra boschi secolari e campi di girasoli e ulivi. L'edificio è arredato con mobili d'epoca (dal 500 all'800), e offre tutti i migliori comfort e servizi per un soggiorno di qualità all'insegna del relax e del benessere. Il Castello dell’Oscano rientra nel circuito Sposi a Perugia. Ecco due video ad esso dedicati: https://www.youtube.com/watch?v=KOaCVqoJLZI (di umbriaonline) e https://www.youtube.com/watch?v=WwFsBa2h1VA (di Simone)

Fonti: http://turismo.comune.perugia.it/poi/castello-delloscano, https://www.initalia.it/hotel/castellodelloscano.htm, https://www.oscano.it/castello-delloscano/il-castello-delloscano/, https://it.wikipedia.org/wiki/Cenerente

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/umbria/perugia/perugia/castello-delloscano, la seconda è presa da https://www.initalia.it/hotel/castellodelloscano.htm

giovedì 7 gennaio 2021

Il castello di giovedì 7 gennaio




MARENE (CN) - Torre civica e torre....misteriosa

La torre è la più vecchia costruzione di Marene pervenuta ben conservata ai nostri giorni. Non è stato possibile datarla con certezza, anche se da uno scritto dell'Ottocento risulta che su un mattone infisso al primo piano era incisa la data del 1006. Si presume che l'edificio, costruito in mattoni rossi con cinque piani e finestrato a bifore, facesse parte del castello e per secoli fu utilizzato dalla città di Savigliano come posto di avvistamento per segnalare l'avvicinarsi dei nemici. In epoca più recente venne adibita a funzioni di torre civica, munita di campana (ancora presente sul monumento anche se non più utilizzata) e di orologio. Realizzata in mattoni, deve il suo fascino alle origini antiche, che ne fanno il simbolo della comunità e della storia marenese. Pochi anni fa l'amministrazione comunale ha deciso di eseguire una manutenzione straordinaria della copertura della Torre civica. Un intervento urgente messo in cantiere, da un lato, per garantire la messa in sicurezza dei coppi del tetto e, dall’altro, per preservare il monumento dalle infiltrazioni d’acqua. Oltre alla sistemazione della copertura l’Ufficio tecnico comunale, che ha progettato la manutenzione, ha previsto anche la sostituzione delle reti anti-colombi ormai usurate, quella delle scale a pioli interne e del pavimento in assi di legno dell’ultimo piano. Una serie d’opere dal costo complessivo di 15 mila euro che verrà finanziato attraverso gli oneri d’urbanizzazione. Un intervento importante considerato che la Torre civica è la più vecchia costruzione di Marene ed è pervenuta ben conservata ai nostri giorni grazie alle sue peculiari caratteristiche costruttive. Nel territorio di Marene vi è anche un'altra torre, isolata e di forma cilindrica, della quale non ho trovato alcuna notizia sul web, tranne che una foto di befed (http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/311107), sotto alle due riguardanti la torre civica.

Fonti: https://www.comune.marene.cn.it/ita/pagine.asp?id=163&idindice=5&title=Itinerari#tab_19, https://it.wikipedia.org/wiki/Marene#Torre, testo di Cesare Cavallo su https://www.targatocn.it/2012/10/25/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/la-torre-civica-di-marene-si-rifa-il-tetto.html

Foto: la prima è presa da https://www.comune.marene.cn.it/ita/gallery.asp?id_gallery=18, la seconda è di sissyxx93 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/278254