sabato 8 gennaio 2022
Il castello di sabato 8 gennaio
PIOZZANO (PC) - Castello di Casanova Chitti
Detto anche di Cà Nova, è situato di fronte al capoluogo comunale, sulla sponda destra del torrente Luretta. Il castello venne edificato nel 1646 da parte del conte Ferrante Peveri Fontana; per la sua costruzione vennero riutilizzate i materiali pietrosi provenienti dal distrutto Castelvecchio di Piozzano che si trovava sulla sponda opposta del Luretta. Successivamente la proprietà del fortilizio passò alla Camera Ducale farnesiana. Nel 1702 la Camera Ducale dichiarò "libero e allodiale e non soggetto ad alcuna feudalità il controverso palazzo di Piozzano, chiamato la Casa Nuova, eccettuato la parte vecchia di detto palazzo ossia il castello". Il 10 ottobre dello stesso anno il duca di Parma e Piacenza Francesco Farnese concesse al marchese Gaetano Peveri Fontana la parte vecchia del palazzo, la quale era stata dichiarata soggetta alla Camera Ducale. Successivamente, il fortilizio passò dalla famiglia Peveri Fontana alla famiglia Chitti. L'edificio ha subito, nel corso dei secoli, dei rimaneggiamenti che lo hanno trasformato in dimora signorile; rimangono tuttavia visibili alcuni dei caratteri militari originari. Le principali modifiche apportate al complesso riguardano le parti alte della costruzione, che sono state abbattute poiché pericolanti; nonostante ciò l'edificio conserva ancora una certa imponenza. Si caratterizza per una struttura quadrangolare con torri poste sugli angoli, tre delle quali ancora presenti, mentre la quarta è stata demolita nel Novecento L'edificio era dotato, in origine, di una pusterla con ponte levatoio, della quale rimangono solo alcune tracce. l cortile interno presenta due loggiati, uno con arcate a sesto acuto e l'altro a tutto sesto. L'arcata del portone di ingresso è sormontata da uno scudo araldico a cartoccio realizzato in pietra e che non presenta alcuna insegna. La tradizione vuole che un cunicolo sotterraneo lo colleghi al vicino e più antico Castelvecchio
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Casanova,
Foto: l'unica trovata in rete è di Giacomo A. Turco su https://mapio.net/pic/p-82050266/
venerdì 7 gennaio 2022
Il castello di venerdì 7 gennaio
L'AQUILA - Castello Rivera
Non è una struttura medievale fortificata ma un palazzotto del XVI secolo appartenuto ai nobili duchi aquilani Rivera. L'edificio è costituito da un corpo principale, di superficie lorda pari a circa 650 mq, che conta tre piani fuori terra e dal quale spicca una torre di cinque piani con merlature. Il palazzotto, a pianta rettangolare, ha un aspetto in stile eclettico tra il neogotico e il neorinascimentale, dotato di finestre classiche settecentesche sul prospetto principale e portale fasciato in bugnato, mentre sulla porzione laterale le finestre mostrano elementi neoclassici e neorinascimentali. L' interno ha affreschi settecenteschi gentilizi, restaurati dopo il terremoto del 2009. Attualmente il castello è sede di una cantina vinicola e di una pasticceria. La presenza di finiture di fine pregio architettonico, di bassorilievi, di capitelli in pietra denuncia come sia stato complesso il recupero dell’opera e la capacità che è stata necessaria per conservarne intatta la bellezza pur nel rispetto dell’intervento di consolidamento.
Fonti: testo di Angelino 1942 su https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g194790-d10447106-r813990895-Castello_Rivera-L_Aquila_Province_of_L_Aquila_Abruzzo.html,https://www.edilcamsistemi.com/realizzazioni-castello-rivera, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzi_dell%27Aquila
Foto: sono entrambe di Pietro, rispettivamente su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:L%27Aquila_-_Castello_Rivera_06.jpg, la seconda e su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:L%27Aquila_-_Castello_Rivera_03.jpg
martedì 4 gennaio 2022
Il castello di martedì 4 gennaio
SIZZANO (NO) - Castello-Ricetto
Nell'ottobre 1152 l'imperatore Federico I Barbarossa confermava al conte Guido di Biandrate la giurisdizione su quelle medesime terre di cui già faceva menzione il diploma di Corrado III del 1140-1141, cioè Biandrate, Olengo, Cameri, Cerano, Cavagliano, Bellinzago, Oleggio, Mezzomerico, Galnago, Revislate, Agrate, Invorio Superiore e Inferiore, Briga, Cureggio, Cavaglio, Briona, Proh, Sizzano, Breclema, Rocca di Mal Sesia, Montrigone, Agnona, Seso (oggi Borgosesia), con tutti i castelli, le ville e i territori loro pertinenti in Valsesia; inoltre gli si concedevano Megolo e il comitato dell'Ossola, San Nazzaro, Casanova, Lenta, Carpignano, Camodeia e molti altri luoghi fuori del Novarese. Sono questi i primi documenti sui quali ci si può basare per ipotizzare la presenza di un castello a Sizzano. E' difficile dire come si presentasse la fortificazione, se già esisteva. Poteva essere munita di una cerchia difensiva, formata da una palizzata o da un muraglione. Al suo interno sorgeva sicuramente già la basilica pievana di San Vittore, con il suo piccolo cimitero. Anzi, forse proprio la pieve aveva costituito il nucleo attorno al quale era sorto il "castrum" a sua difesa. Osservando le antiche mappe catastali superstiti (le cosiddette mappe "Teresiana" e "Rabbini", rispettivamente del XVIII e XIX secolo, esemplari delle quali si conservano presso l'Archivio Comunale di Sizzano), si ha la visione dell'area che il castello occupò fino alle demolizioni avvenute intorno al 1870. La fortificazione aveva struttura irregolarmente anulare, con un unico ingresso verso occidente (costituito da una torre provvista di ponte levatoio, che è stata demolita nel 1867 con altri edifici contigui per allargare l’attuale piazza), ed era attorniata da un fossato pieno d'acqua, esternamente al quale correva una striscia di terreno sgombro da edifici. Il centro del castello era occupato dalla chiesa pievana, attorno alla quale la superficie all'interno delle mura ospitava costruzioni disposte a raggiera. A questo punto si pone una domanda: sorse per prima la chiesa pievana, attorno alla quale venne elevata la fortificazione o avvenne il contrario? I pochissimi documenti disponibili per l'epoca altomedievale sembrano autorizzare la prima ipotesi: San Vittore è già ricordata nell'anno 1000 (come si è visto, e per ora non c'è ragione di ritenere che si trovasse in luogo diverso dall'attuale), mentre le notizie relative al castello sono più tarde. Sulla compresenza di castelli ed edifici religiosi di particolare richiamo, come le chiese pievane, ha posto attenzione Aldo A. Settia, in un suo fondamentale saggio. Lo studioso ha sottolineato dapprima la funzione di rifugio per gli uomini e i loro beni primari, esercitata normalmente dalle chiese in momenti di pubblico pericolo, specie in tempi nei quali i castelli non esistevano ancora o erano assai poco numerosi, come nel IX e X secolo. Data questa premessa, parve naturale agli uomini dell'Alto Medioevo scegliere proprio le chiese, e specialmente le sedi pievane, per costruirvi intorno una fortificazione. Così deve essere avvenuto anche a Sizzano. Probabilmente molte famiglie, se non tutte, avevano residenza stabile nel castello fin dalle origini. A questo proposito pare giusto concordare con Giancarlo Andenna sulla necessità di abbandonare l'idea che quello di Sizzano, come altri analoghi (di Carpignano o di Ghemme, per restare nelle vicinanze), fosse un "ricetto", cioè un recinto fortificato destinato a essere occupato dalla popolazione solo in occasione di assedi, guerre o scorrerie. All'epoca in cui fu costruito, il "castrum" (così è definito nei documenti) di Sizzano fu certamente abitato in modo stabile e continuativo; soltanto nell'età moderna (quando ormai il paese era cresciuto per numero di abitanti, il pericolo di continue invasioni andava lentamente cessando e le possibilità di difesa offerte dalla fortificazione di fronte il progredire delle artiglierie nel Rinascimento si facevano tenui) il castello fu a poco a poco abbandonato e i suoi edifici, rimasti in gran parte liberi, furono adibiti a dimora e magazzini di derrate agricole. Ed è ancora Giancarlo Andenna, proprio circa il Castello di Sizzano, a notare che il termine "ricetto" non compare mai nelle fonti documentarie che parlano invece sempre di "castrum"; lo studioso propone quindi di tralasciare la denominazione ambigua di ricetto, coniata nella prima metà del nostro secolo dal Nigra, per usare quella più corretta e storicamente fondata di castello. I documenti del 1140-1141 e del 1152 parlano di Sizzano e degli altri luoghi dei conti usando l'espressione "con tutti i castelli e le ville" (cum omnibus castris et villis). Dell’antico castello rimane un semicerchio di case, che un tempo presentava un unico modello abitativo ricorrente: ogni abitazione era composta da un vano al pianoterra – detto “canepa”, adibito a cantina o magazzino – e uno al primo piano, detto “solarium”, cioè la vera e propria abitazione. I due vani erano collegati fra loro, all’esterno, da una scala in legno. Questo scorcio di vecchio borgo, di dimensioni attuali assai ridotte, ci mostra ancora l’originaria struttura in muratura, formata da ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, intervallati da mattoni in corsi orizzontali. Nella sua intatta conservazione, tramanda fino a noi la suggestiva immagine di un lontano passato. La zona demolita è ora utilizzata come sagrato della parrocchiale, oltre che come piazza principale del paese. Per tutto il perimetro esterno sono visibili le murature di ciottoli posti a spina di pesce intervallati da corsi di laterizio. Le cellule interne, a cortina semplice o doppia, sono state conservate come impianto e come planimetria e sono state in parte restaurate in tempi recenti.
Fonti: https://www.comune.sizzano.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/ricetto-medioevale-sec-xiv-1190-1-f6d4b9883525860d8f2052c5fde6e6bc, https://www.turismonovara.it/it/ArteStoriaScheda?Id=66, http://archeocarta.org/sizzano-no-ricetto/, https://fondoambiente.it/luoghi/antico-ricetto-sizzano?ldc
Foto: la prima è presa da https://www.novaratoday.it/cronaca/ricetto-sizzano.html, la seconda è presa da https://www.comune.sizzano.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/ricetto-medioevale-sec-xiv-1190-1-f6d4b9883525860d8f2052c5fde6e6bc
lunedì 3 gennaio 2022
Il castello di lunedì 3 gennaio
PATERNO' (CT) - Castello di Poira
Meglio noto come castello della Baronessa di Poira, questo edificio - oggi in rovina - sorge in contrada Poira, nella strada che conduce da Paternò a Centuripe. Fu probabilmente edificato in età medievale sui resti di antico centro abitato dai Siculi. L'imponente complesso edilizio costituito da quattro grandi corpi di fabbrica con funzione abitativa, di magazzino, di riparo per gli animali e religiosa, fu sede di una masseria fino alla fine del XX secolo. In età moderna il castello fu residenza dei baroni Spitaleri di Adernò, proprietari del feudo di Poira. Qui alla fine dell'Ottocento si verificò il "sequestro Spitaleri" ad opera della Banda Maurina, un gruppo di briganti attivo nelle campagne del Catanese e del Messinese. I membri della banda assaltarono il castello del barone Spitaleri, per la cui incolumità la banda chiese ed ottenne 50.000 lire. I briganti fecero comunque irruzione nel castello depredandolo, per poi fuggire.Sulla collina di Poira, nel 1995, la Sopraintendenza ai beni culturali di Catania ha portato alla luce una necropoli greca con tombe del VI e V secolo a.C., contenenti all'interno vasellami di vario stile. Poco lontana la "grotta degli Schiavi", probabilmente un Ergastulum romano, dove, al termine del lavoro, venivano posti gli schiavi e incatenato chi si ribellava ai lavori imposti. Il castello era fornito di grandi cisterne per l'approvvigionamento idrico mentre le fabbriche erano fornite di tutti gli ambienti che rendevano la struttura autosufficiente, come le stalle, i granai, i forni e persino una piccola chiesa. Interessanti i sistemi di difesa ancora visibili nel vecchio ingresso e assai simili a quelli adottati anche in altre masserie fortificate contro i briganti. In particolare si notano sistemi di feritoie da dove era possibile non solo controllare ma anche sparare con fucili, tali sistema lo si nota anche all'interno dell'area del baglio e serviva per una ulteriore protezione dell'ingresso degli ambienti abitativi in caso gli assaltatori avessero superato le prime difese. Ad oggi il castello versa in gravi condizioni; il prolungato abbandono ha prodotto nel tempo imponenti crolli e reso le strutture ancora in piedi molto pericolanti. Dell'antico edificio oggi rimangono alcuni resti. Si possono ancora vedere tracce della doppia cinta muraria, le feritoie, le finestre strombate, un'enorme cisterna, la cappella e una stanza con i camini. Altri link suggeriti: https://www.icastelli.it/it/sicilia/catania/paterno/castello-della-baronessa-di-poira, https://www.youtube.com/watch?v=IIBMwXkJTJM (video di salvorussoct), https://www.youtube.com/watch?v=3yVd3NKBU00 (video di Enrico Cartia), https://www.youtube.com/watch?v=UsWM4PNC1ds (video di misterpj)
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Poira, https://www.siciliafotografica.it/gallery/index.php?/category/351
Foto: la prima è presa da https://sicilianaturacultura.blogspot.com/2020/07/dal-castello-della-baronessa-di-poira.html?spref=fb, la seconda è presa da https://www.vivasicilia.com/castello-di-poira-paterno/
mercoledì 29 dicembre 2021
Buon 2022
Cari amici,
l'augurio per tutti noi è quello di superare questo momento così delicato e di ritrovarci nel 2022 a parlare di castelli nella massima serenità e leggerezza.
Valentino
Il castello di mercoledì 29 dicembre
SANTA CROCE DEL SANNIO (BN) - Castello
Re Desiderio, ultimo re longobardo, assegnò il possedimento di S.Croce all'abate Theodemario nel 762. Nell'anno 1000 S.Croce era un casale dei Cassinesi dai quali ebbe origine la famiglia dei S.Croce che divenne molto potente sotto gli Angioini.Guglielmo I detto "il Malo" tolse questa terra ai Cassinesi e la donò a Rodolfo Alemagno che la possedette dal 1172 al 1183. Al tempo degli Angioini, nel 1277, appartenne a Guglielmo di S.Croce e, sotto Carlo II D'Angiò, a Manfredi di S.Croce il quale lo cedette a Siginulfo, conte di Telese. Nel 1456 Ferdinando I D'Aragona diede questo feudo come remunerazione al suo capitano d'armi Giovan Battista del Balzo. Dal 1561 la popolazione di S.Croce venne incrementata notevolmente dall'immigrazione di famiglie dalla vicina Cercemaggiore, colpita da un'epidemia di peste. In seguito il feudo passò alla famiglia Tramontano di Sorrento. Il Comune di Santa Croce fece parte del contado del Molise e, nel 1861, passò alla provincia di Benevento. Il centro storico si è formato a partire da un casale altomedievale, ma il territorio comunale risulta popolato fin dal periodo paleolitico. In epoca sannitica si strutturò un insediamento diffuso, secondo il sistema paganico-vicano, che si consolidò nella fase della romanizzazione dell’Appennino sannitico. Tracce della frequentazione dei sanniti e dei romani sono state rinvenute nelle contrade Campanari, Acqua fredda, Casarinelli, Colle Alto, S.Barbara e S.Pancrazio. Il casale di S.Croce ebbe risalto a partire dal periodo normanno. I due raggruppamenti di abitazioni (i casalia hominum ricordati nei cartolari monastici) che possono essere individuati nei tessuti edilizi dei vicoli Tiglio e di via Dianella, furono progressivamente incorporati nel castrum normanno comprendente l’aggregato di case posto a valle del castello. Il castello sorse a margine di uno sperone roccioso, pressoché inattaccabile, perché separato da profondi valloni dalle alture circostanti. Il castello controllava anche la strada che, proveniente dalla valle del Tammaro e da S. Pancrazio, si biforcava verso Castelpagano e Circello. L’inclusione del primo dei due casali, con l’accrescimento edilizio circostante, all’interno di una cinta muraria che giungeva fino all’attuale palazzo Giovine, si attuò agli inizi del XII secolo. In epoca angioina si registrò un altro aumento degli abitanti con un’espansione in direzione dell’attuale via Ferraria e via Galante, dove si formò un ulteriore quartiere sulla base di una lottizzazione modulare. In tale circostanza il castello divenne residenza feudale, anche se saltuaria, mediante l’elevazione del torrione. Solo nella fase successiva, con l’avvento degli aragonesi e con l’arrivo in Santa Croce dei Del Balzo il castello fu profondamente ristrutturato dividendolo in due parti. Nella metà che si affaccia sulla valle e sul torrente fu costruito un palazzo a corte, utilizzando anche le strutture preesistenti del torrione; nell’altra metà fu realizzato un giardino pensile. Il castello ed il quartiere a valle, restarono fino al XVII secolo sostanzialmente immutati e chiusi da un circuito murario che lasciava all’esterno solo i mulini e la chiesa di S. Sebastiano (XVI secolo) e che si apriva attraverso tre porte (Porta Vecchia, Porta Nuova e Portella). Oggi il palazzo baronale è sede del Municipio.
Fonti: https://www.comune.santacrocedelsannio.bn.it/it-it/vivere-il-comune/storia, http://monumenti.altervista.org/santa-croce-del-sannio-bn-porta-nuova/?doing_wp_cron=1639816241.0381259918212890625000, https://www.galtammaro.it/santa-croce-del-sannio/
Foto: è presa da https://www.comune.santacrocedelsannio.bn.it/it-it/vivere-il-comune/scheda
martedì 28 dicembre 2021
Il castello di martedì 28 dicembre
TERLAGO (TN) - Castello
Il Castello di Terlago sorge in corrispondenza dell´attuale abitato di Terlago, in un tratto pianeggiante della Valle dei Laghi, svincolo viario molto importante in età medievale da cui passava la strada che da Trento conduceva verso la Valle del Sarca a Sud-Ovest, e verso la Valle di Non a Nord. Non esistono documenti certi sulla sua fondazione ma i primi riferimenti alla famiglia che lo possedeva, i de Terlachu, risalgono al 1124 e nel 1208 sono definiti nobili militi segno di un loro impegno militare. Da un'analisi architettonica sembra comunque probabile che le strutture più antiche risalgano al XII secolo. Le caratteristiche della struttura e alcune informazioni indirette ricavate dai documenti hanno permesso di avanzare l´ipotesi che non si trattasse di un feudo detenuto da una singola casata, ma di una struttura difensiva di proprietà di più famiglie – definite dalle fonti con il nome di Terlago – che non sarebbero state imparentate tra loro. In un censimento delle fortificazioni fatto redigere dal principe vescovo di Trento nel 1190 è inoltre nominata una "Domus de Trilaco", interpretata dagli storici come una non meglio specificata comunità che avrebbe abitato il castello. Stando a quest’ipotesi il dato documentario troverebbe riscontro nella tipologia edilizia utilizzata in questa costruzione, sconosciuta altrove in Trentino, composta da due torri separate che sarebbero state la dimora di due differenti nuclei famigliari. Nel 1457 Nicolò di castel Terlago cedette parte del castello alla famiglia Calepini di Trento. Ne seguì una battaglia legale che si protrasse fino al 1533, allorquando entrò a far parte dei possedimenti dei de Fatis che ne mantennero la proprietà fino al 1952 e assunsero anche il predicato nobiliare de Terlago. Nel 1703, come molti altri castelli della zona, fu occupato e dato alle fiamme dalle truppe del generale Vendome. In seguito fu ricostruito ma perse l'aspetto di fortezza per essere trasformato in una residenza nobiliare di campagna. Oggi il castello è proprietà privata e normalmente non è visitabile. Perduta completamente la cinta muraria che lo proteggeva, la parte più antica di castel Terlago è costituita da due torri, la torre Mozza e la torre Alta, che risalgono al XII secolo e venivano probabilmente usate per il controllo dei traffici della zona. Tra il XIII e il XIV secolo fu edificato il palazzo residenziale che collegava le due torri. Dopo le distruzioni dell'inizio del XVIII secolo, tutto il complesso fu fortemente rimaneggiato ricavando un palazzo residenziale più ampio e lussuoso e un giardino all'italiana. Interessante link per approfondimento sul tema: https://archiviomemoria.ecomuseovalledeilaghi.it/files/original/07c8623e22c2e4a1b821b6adb7c186739502ea0d.pdf. In questo video di Pipuz possiamo visitarlo virtualmente all'esterno: https://www.youtube.com/watch?v=8TL-GCG4UC8
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Terlago, http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-Terlago, https://castellitrentini.wordpress.com/i-castelli-medievali-del-trentino/la-valle-dei-laghi/il-castello-di-terlago/
Foto: la prima è presa da https://www.cultura.trentino.it/Approfondimenti/Giardino-e-parco-di-Castel-Terlago, la seconda è di yuna57 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/267066/view
