martedì 11 ottobre 2022

Il castello di martedì 11 ottobre



ROCCASTRADA (GR) - Castello di Sassoforte

Si trova sull'omonimo massiccio che domina a nord-ovest l'abitato di Sassofortino e quello di Roccatederighi, nella parte occidentale del territorio comunale di Roccastrada. Il Castello di Sassoforte apparteneva, come gran parte dei castelli maremmani, ai Conti Aldobrandeschi. La più antica citazione è del 1076 e riguarda la donazione di un oratorio (S. Margherita e S. Lucia in Sassoforte) e di altri beni fatta dal Conte Ildebrando Aldobrandeschi alla Chiesa di Montemassi. Gli Aldobrandeschi sono poi ricordati anche nel 1221, quando fu riconfermato dall’imperatore Federico II "il dominio e i diritti" sui loro vassalli fra i quali è citato Uguccione da Sassoforte degli Ardengheschi, che era un suo protetto. In seguito gli Ardengheschi, signori di Sassoforte, dopo la morte di Federico II, cercarono di affrancarsi dal dominio degli Aldobrandeschi, seguendo una politica opportunistica e sottomettendosi nel 1254 a Siena, fautrice ancora di una politica ghibellina, impegnandosi a combattere contro gli Aldobrandeschi guelfi, detentori del castello di Montemassi, ove Uguccione fu poi imprigionato e da cui fu liberato ad opera dei senesi. Passata Siena in mano guelfa (1270), Sassoforte entrò ripetutamente in contrasto con la potente città, a causa del conflitto tra gli stessi signori di Sassoforte e gli uomini di Roccatederighi, comunità all’epoca soggetta al dominio senese. Così durante i primi decenni del Trecento si compì la sottomissione del castello al comune di Siena: nel 1316 Ghinozzo e Longarello da Sassoforte cercarono un accordo con il comune di Siena che non impedisse loro di condurre le proprie ostilità contro gli Aldobrandeschi di Santa Fiora. Nel 1328 il condottiero Guidoriccio da Fogliano cinse d’assedio il castello di Sassoforte che in breve capitolò e fu ricondotto a più miti pretese. Della sconfitta ne approfittarono nuovamente gli Aldobrandeschi che, per le passate turbolenze e scorrerie subite, dopo aver condotto in catene a Santa Fiora, Ghinozzo - ultimo Conte di Sassoforte - ne ritennero il castello, che fu poi venduto a Siena per 5.500 fiorini d'oro nel 1330. Questa, temendo la posizione strategica della rocca, ordinò che fossero distrutte le mura ed il cassero mentre le terre furono concesse in enfiteusi agli abitanti al prezzo di 600 lire annue. Nel castello, sebbene distrutte le fortificazioni, continuarono a vivere un consistente numero di persone in condizioni sempre più disagiate. Gli abitanti, decimati dalla povertà e dalla peste, si ridussero a solo 50 persone nel 1353; la rocca, o quel che ne rimaneva, passò quindi in mano ai Salimbeni nel 1368 ma l’inarrestabile degrado continuò finchè, nel marzo 1438, il borgo venne declassato a contado e gli abitanti confluirono nel nuovo abitato di Sassofortino. Su Sassoforte scese l’oblio dei secoli e la vegetazione ne prese possesso. I resti di questo insediamento fortificato si estendono per l'intera circonferenza di una piattaforma riolitica, alla sommità del monte Sassoforte. Le mura, le torri, il cassero, sono costruiti in filarotti di riolite con una buona tecnica e particolari architettonici di notevole fattura. La doppia cortina muraria doveva essere senza dubbio imponente, anche se in più punti andava semplicemente ad integrare gli affioranti massi di riolite, o addirittura erano gli strapiombi del pianoro a provvedere alla difesa di Sassoforte. Il recinto di mura più esterno racchiudeva il borgo, che conserva ancora i resti di alcune case ed elementi tipici della vita quotidiana in un villaggio medievale, come macine e vasche per la raccolta dell’acqua. La cinta muraria interna racchiudeva invece gli edifici più importanti: una grande chiesa romanica, forse anticamente dedicata alle sante Margherita e Lucia (della quale rimane ben visibile soltanto l’area del presbiterio), una struttura che probabilmente va identificata come sede del Palazzo di Giustizia e il cassero. Verso nord-ovest si trova il cassero, un'alta costruzione provvista ancora della porta di accesso (molto stretta, circa un metro) con mensola decorata a motivo vegetale. Sopra questa, si notano due beccatelli che sostenevano l'apparato difensivo a sporgere. Nei resti degli ambienti interni si riconoscono ancora porte e feritoie, è identificabile anche una cisterna per la raccolta delle acque (che in questa zona sgorgano copiose), si ipotizza che qui fosse localizzata la dimora padronale. Davanti alle mura si trova una costruzione rettangolare corredata da belle finestrelle ogivali ed innesti di volta. Tutti i particolari denotano una grande cura, maestria e raffinatezza tanto da individuare un edificio di uso non comune, di dimensioni notevoli e dotato di strutture non frequenti nella zona e certamente fra le più notevoli del comprensorio, a testimonianza della potenza raggiunta dai signori di Sassoforte. Data la sua posizione fra il cassero e l'area abitata, probabilmente era adibito a palazzo pubblico di giustizia. La visita a Sassoforte è particolarmente suggestiva per i castagneti secolari che si debbono attraversare salendo a piedi sul monte, per la sensazione di graduale scoperta che danno i vari piani della terrazza riolitica, per le viste panoramiche verso il mare e l'entroterra davvero eccezionali. Il 10 luglio 2006 ebbe inizio la prima di una serie di campagne di scavo archeologico nel castello di Sassoforte. Le campagne venivano realizzate, con cadenza solitamente annuale, grazie all’impegno congiunto del Comune di Roccastrada, dell’Università di Siena e della Comunità Montana Colline Metallifere Grossetane. L'obiettivo era quello di passare attraverso le fasi di indagine e consolidamento per giungere alla fruizione consapevole, in sicurezza, del castello. Dopo alcune stagioni, gli scavi sono stati abbandonati. Una leggenda narra della “Storia d’amore a Sassoforte”, dove nel XII secolo, sotto un castagno, oggi millenario, si dice che si incontrassero due giovani innamorati, Fredi, giovane degli Ardengheschi, signori di Roccatederighi, e la figlia di Peppone, feroce signore di Sassoforte. La rivalità delle due famiglie fece finire tragicamente la storia d’amore, in quanto Fredi fu ucciso dai fratelli dell’amata. Nella folta boscaglia presente fra Sassoforte e Roccatederighi, oltre al castagno dell’amore si narra che vi sia un blocco di riolite, detto il Sasso di Fredi. Altri link suggeriti: https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/il-castello-di-sassoforte/, https://www.youtube.com/watch?v=El-51wEa8yY (video di BOBGASTV), https://www.youtube.com/watch?v=0gpldFrskVo (video di terra aria), https://www.youtube.com/watch?v=QAr_M36PqKo (video di Sara into the Woods)

Fonti: https://castellitoscani.com/sassoforte/, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Sassoforte, https://www.comune.roccastrada.gr.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-sassoforte-48586-1-c3a9df0ba10afa5766192de5d0c33b94, https://www.maremmanews.it/post/oggi-parliamo-di-il-castello-di-sassoforte-tra-lotte-e-leggenda, http://wikimapia.org/18182859/it/Castello-di-Sassoforte

Foto: la prima è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/sassoforte?ldc, la seconda è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Sassoforte#/media/File:SassoforteCastelloSassofortinoRoccastrada07.jpg

lunedì 10 ottobre 2022

Il castello di lunedì 10 ottobre



PONTE LAMBRO (CO) - Castello in frazione Mazzonio

Risalente al XIII secolo, il castello di Mazzonio venne realizzato per volontà del signore locale, Arduino. Del castello, oggi in rovina, si conserva una torre a pianta rettangolare in pietra, oggi rivestista da intonaco e dotata di feritoie. La torre, coperta da un tetto a falde, si erge al termine di un lungo agglomerato di case in pietra. Viene datata al XVI secolo sulla base delle osservazioni effettuate in occasione del Censimento dei Castelli della Lombardia,pubblicato nel 1991 da Regione Lombardia (Settore Cultura e Informazione – Servizio Musei e Beni Culturali) a cura di F. Conti, V. Hybsch e A. Vincenti dell'Istituto Italiano dei Castelli. Le fonti storiche e documentarie ricordano che sul dosso di Mazzonio almeno dal XIII secolo sorgeva un posto d'avvistamento che, collegato con il sito fortificato di Castelmarte, presidiava la strada che, proveniente da Erba, introduceva in Valassina. La torre, come tutto il complesso rurale di proprietà privata, è attualmente (2013) in fase di ristrutturazione e vendita. Ad oggi non risultano essere state effettuate indagini sugli alzati murari della torre, né saggi di scavo alla base della struttura: non ci sono quindi prove certe di una preesistente torre o castello. Altro link suggerito: https://ildieci.com/il-nobile-odofredo-da-ponte-e-la-leggenda-del-castello-di-mazzonio-822/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Lambro#Castello_di_Mazzonio, http://www.triangololariano.it/it/torre-di-mazzonio-ponte-lambro.aspx

Foto: la prima è presa da http://www.triangololariano.it/it/torre-di-mazzonio-ponte-lambro.aspx, la seconda è presa da https://www.viaggiareinbrianza.it/brianza-comasca/ponte-lambro/che-cosa-fare-a-ponte-lambro-guida-per-turisti/

venerdì 7 ottobre 2022

Il castello di venerdì 7 ottobre

 


SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO) - Castello (o Villa) della Giovannina in frazione San Matteo della Decima

Nonostante sia sempre stata una residenza signorile, la Villa viene anche denominata Castello per via delle caratteristiche torri merlate di cui è munita. La costruzione ha pianta quadrilatera con, appunto, quattro poderosi torrioni angolari, sormontati da un coronamento di merli ghibellini. L’articolazione degli spazi è su due piani, attraversati, secondo l’uso bolognese, da una doppia loggia passante sovrapposta, ai lati della quale si aprono i vari ambienti. La facciata è movimentata da un abbozzo di torre passante in corrispondenza del portale d’ingresso. In seguito al restauro effettuato tra il 1897 e il 1902, i torrioni furono rialzati di 5 metri e l’intero edificio fu modificato secondo il gusto estetico del periodo, romantico e neomedievale. Di questo periodo sono gli affreschi in stile liberty che decorano le sale del pianterreno e i quattro ambienti ricavati nei torrioni angolari all’altezza del piano nobile. Nonostante i rimaneggiamenti, il palazzo mostra comunque ancora la tipica struttura cinquecentesca delle residenze fortificate di campagna. L’intero complesso doveva quindi risultare poderoso e ben munito, con la sua cinta di mura rinforzata da quattro baluardi e circondata da un fossato che poteva essere oltrepassato solo tramite un ponte levatoio. Nutrita appare inoltre, per l’epoca, la dotazione di armi da fuoco, a ulteriore dimostrazione di una preventivata possibile funzione anche militare dall’edificio, situato per di più proprio nella zona confinaria tra lo Stato della Chiesa (in cui era allora compreso il territorio bolognese) e il Ducato Estense. Il palazzo è in parte circondato da un muro di cinta, alzato e munito, ad opera del Ceri, di finti bastioni alle estremità del lato sud. Lungo il lato opposto è inoltre affiancato dalla serra, dalle scuderie e da una massiccia torre merlata. Immediatamente dietro la villa si trova poi un ampio parco, mentre alla sinistra del palazzo sorge l’oratorio di San Donnino, grazioso edificio di pianta rettangolare con abside circolare, costruito per volere del conte Ercole Aldrovandi, sulla base delle sue disposizioni testamentarie del 1565. La Villa o Castello della Giovannina venne dedicata a Giovanni II di Bentivoglio, Signore di Bologna, che la commissionò nel 1490 a Sebastiano Serlio, e costruita nel 1504. Il terreno su cui sorge la villa-castello fu donato ai Bentivoglio dai persicetani come ringraziamento per l'escavazione del "Cavamento", un collettore delle acque che rese coltivabili e abitabili vaste zone del territorio persicetano verso Crevalcore. Si deve altresì ad Ercole Aldrovandi la costruzione dell'imponente palazzo signorile (intorno all'anno 1565), poi fortemente ristrutturato nel tardo Ottocento. Infatti, l'attuale aspetto le venne dato proprio dai restauri seguiti tra gli anni 1897 e 1902 dall'architetto Giuseppe Ceri, il quale fece anche costruire l'oratorio. Le due scosse sismiche del 20 maggio e 29 maggio 2012 l'hanno lesionata in alcune parti dei torrioni e nella cappellina adiacente (soprattutto la piccola torre campanaria). L'edificio conserva al suo interno numerose e pregevoli sale con affreschi attribuiti al Guercino ed agli allievi della sua Bottega e realizzati tra il 1617 ed il 1632 d.C. Gli affreschi illustrano poemi celebri come l'Orlando Furioso, la Gerusalemme Liberata, l'Eneide, il Pastor Fido e la Secchia rapita. Questi affreschi, uniti al mobilio molto antico e alle opere di antiquariato contenute nella Rocca, creano un'atmosfera molto suggestiva. Per questo castello il Guercino dipinse anche il celebre Cane degli Aldrovandi, commissionatogli dall'amico Filippo Aldrovandi e oggi esposto in un museo di Pasadena, California. Di notevole pregio è la cappella, contenente un bellissimo tabernacolo. Il Castello è inoltre completamente immerso nel verde, circondato da uno splendido parco secolare di circa tre ettari. Il castello della Giovannina, pur essendo visitabile, è oggi adibito a residenza municipale, appartiene a un privato ed è dato in concessione ad una società di catering per l'organizzazione di eventi, quali matrimoni e conferenze. Altri link suggeriti: https://centocittadelguercino.unibo.it/index.php/home/i-luoghi-del-guercino/nei-dintorni-di-cento/villa-della-giovannina/, https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_BO_SG-Persiceto_Giovannina.htm (foto varie), https://www.villebolognesi.it/le-ville-storiche/le-ville-del-contado/la-giovannina, https://www.youtube.com/watch?v=J9TsWpXjS6M (video di Inde Zènt in cui si vede un pochino il castello),https://www.youtube.com/watch?v=7_z2sxO-yF8 (video di Prunivers)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_della_Giovannina, https://www.icastelli.it/it/emilia-romagna/bologna/san-giovanni-in-persice/castello-della-giovannina, https://turismoinpianura.cittametropolitana.bo.it//Engine/RAServePG.php/P/38561RTP0104/M/20011RTP0104, https://www.comunepersiceto.it/la-citta-e-dintorni/cultura-3/itinerari-culturali/decima-e-dintorni/il-castello-della-giovannina/

Foto: la prima è presa da https://centocittadelguercino.unibo.it/index.php/home/i-luoghi-del-guercino/nei-dintorni-di-cento/villa-della-giovannina/, la seconda è presa da https://www.beniculturalionline.it/location-2355_Castello-Della-Giovannina.php

mercoledì 5 ottobre 2022

Il castello di mercoledì 5 ottobre

 

 

AOSTA - Castello di Bramafam

Comunemente chiamato torre di Bramafam (in francese tour de Bramafam) e raramente castello dei Visconti di Aosta, si trova nella città di Aosta, all'angolo tra via Bramafam e viale Carducci, lungo la cinta muraria di epoca romana. È composto da un grande edificio parallelepipedo, un tempo adibito ad abitazione, e dall'adiacente torre cilindrica, la quale si innalzava sul bastione della "porta principale destra" (porta principalis dextera) della cinta muraria romana. In alcuni punti alla base della torre è ancora visibile il muro romano originale, mentre sul lato meridionale è ben leggibile la scarpata di epoca medievale. La torre, che si presenta come un donjon di m. 9,60 di diametro per un’altezza di 25 metri, è completata da una merlatura guelfa e presenta alcune strette feritoie. Il fabbricato principale esibisce una decorazione esterna a spina di pesce intervallata con una serie di finestre a bifora sul lato settentrionale, la cui fattura ricorda le bifore del castello di Ussel. L'edificio rivela la presenza di due accessi: dal lato occidentale, l'accesso principale si apre con una porta ad arco e un tempo era corredato da un ponte levatoio, mentre dal lato orientale si apriva un secondo accesso. Particolarità del castello di Bramafam era la cisterna dell'acqua, addossata al lato sud dell'edificio principale e non interrata come negli altri castelli della Valle. Torre e fabbricato sono entrambi ridotti in rovina da secoli. Il castello di Bramafam, secondo Bruno Orlandoni, porta chiari i segni di una tradizione di progettazione e tecnica architettonica che deriverebbe dallo stile gotico internazionale: in particolare, in epoca medievale egli riscontra un "proporzionamento di tipo aureo", ossia non l'uso vero e proprio della sezione aurea, ma piuttosto una proporzione di riferimento ad essa molto vicina. La mancanza di rilievi e di studi più approfonditi impedisce di valutarne appieno le implicazioni. I ruderi del castello attuale sono probabilmente databili intorno alla seconda metà del XIII secolo, ma la presenza di una torre in loco è precedente. In origine vi si trovava una torre la cui presenza è testimoniata in alcuni documenti del 1212 - 1214: era detta torre Beatrice (tour Béatrix), dal nome che assunse anche la porta principalis dextera allorché Beatrice di Ginevra volle convolare a nozze con Gotofredo I di Challant, nel 1223. Sede del viscontato di Aosta, l'edificio fu riadattato a castello in epoca medievale per volere della nobile famiglia degli Challant (i quali dopo aver ricevuto nel 1295 il feudo della valle di Challand, divennero la più importante famiglia nobiliare della Valle d’Aosta), che aveva il controllo su tutta la cinta sud-occidentale delle mura. Sotto il loro dominio, il castello di Bramafam subì il saccheggio di Giacomo di Quart nel 1253. Nel 1295 venne ceduto da Ebalo I di Challant al conte di Savoia Amedeo V, in occasione della cessione del Viscontato e in cambio del feudo di Monjovet. Tuttavia, alla famiglia Challant restò ancora qualche diritto sul castello di Bramafam, dato che nel XVIII secolo ne affittava le rovine. L'edificio cambiò molti proprietari nel corso dei secoli e fu spesso conteso tra le varie famiglie della zona. Versò presto in stato di degrado, perdendo importanza politica e amministrativa: nel XVI secolo - quando la Cancelleria, le compravendite basate sulle Carte Augustane, la stipula di atti pubblici e privati passò definitivamente di mano dai Visconti ai notai - il castello di Bramafam era già in rovina. Il termine Bramafam proviene dal patois valdostano "bramé la fam", e significa "gridare per la fame": varie spiegazioni sono state date dalla cultura popolare a questo nome. Ad esempio una leggenda narra che un membro della famiglia Challant, per gelosia, avrebbe rinchiuso nella torre la moglie, che ivi sarebbe morta, gemendo e lamentandosi per le sofferenze patite a causa della fame (brama fam). Altri, invece, attribuiscono questa denominazione al fatto che, per un certo periodo, il complesso ospitò il granaio pubblico, cosa che indusse la popolazione di Aosta, in seguito ad una grave carestia, a radunarsi ai piedi del maniero implorando cibo. Un’altra versione è quella che vorrebbe questa torre indicata come Porta Biatrix dal nome di Beatrice di Ginevra, moglie di Godefroi de Challant; tuttavia nessun indizio storicamente affidabile può avallare tale tesi. Altri link per approfondimento:https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_VdA-Bramafam.htm (con varie foto), https://www.youtube.com/watch?v=C_nADUaRcpc (video di Michele Peyretti)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bramafam, https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/aosta/torre-di-bramafam/746, https://www.guidaturisticavda.com/castello-bramafam-aosta-insolita/

Foto: la prima è di Patafisik su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bramafam#/media/File:Castello_di_Bramafam_abc1.JPG, la seconda è una cartolina della mia collezione

martedì 4 ottobre 2022

Il castello di martedì 4 ottobre



 

RIPA TEATINA (CH) - Torri Aragonesi e Castello d'Abruzzo

In virtù della sua posizione strategica, nel corso della storia l'area ove sorge il paese è stata spesso utilizzata come avamposto. Già al tempo dei Romani era presente un nucleo abitato chiamato Castrum Teate a difesa della città di Chieti (allora chiamata Teate), ed anche nel medioevo, quando il paese cambiò il nome in "Ripa de Teti", venne mantenuta la sua connotazione militare. I Longobardi assegnarono la zona al Ducato di Benevento. Dopo che Pipino invase il ducato, venne assegnato dai Normanni al Ducato di Puglia. Durante la dominazione sveva la città era demaniale, ma durante il regno angioino dovette soffrire le pene dell'inferno. Alfonso d'Aragona fece costruire, a sue spese, la cinta muraria nel 1484 come grazia ricevuta per favori ottenuti dalla popolazione di questo paese durante le lotte contro la Liga Veneta. Sotto la dominazione Aragonese fu costruita inoltre una rete di torri di avvistamento, di cui due ancora esistenti, che consentiva di avvistare eventuali movimenti militari ostili. L'importanza delle torri è testimoniata dal fatto che l'antico torrione in grossa muratura, per la sua bellezza e la sua imponenza, è stato preso a simbolo del Comune ed è rappresentato nei timbri e nel Gonfalone del Municipio di Ripa Teatina. Nel XV secolo il paese si presentava come un consistente gruppo di case, dominato da due torri quadrate di diversa altezza (unite da un camminamento sotterraneo), cinto da robuste mura, con due porte di entrata ciascuna affianca da una torre cilindrica. La torre di Porta Gabella fa parte dell'antica cinta muraria a difesa della città di Ripa Teatina. Il restauro l'ha trasformata in una struttura espositiva, con l'aggiunta di elementi quali delle passerelle in acciaio e vetro per permettere l'accessibilità e lasciare a vista le testimonianze architettoniche emerse in fase di restauro. Agli inizi del XVII secolo le mura, non più servibili a difesa, venivano smantellate per lasciar posto alla costruzione di grossi palazzi ancora oggi esistenti. Appena fuori dal centro storico, dalla parte Nord-Ovest vi è poi ancor ben conservata una grossa torre, di forma cilindrica, con merli ghibellini, attualmente in corso di ristrutturazione. Altra torre meritevole di citazione è quella di antica proprietà della nobile famiglia dei De Lollis di Bucchianico, in Contrada Santo Stefano, ora trasformata in un lussuoso e suggestivo ristorante, chiamato Castello d'Abruzzo. Costruita tra il '500 e il '600, le sue antiche e spesse mura merlate oggi ospitano banchetti sontuosi e romantiche cene. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=nGCS4s-7hjo (video di Luciano D'Alfonso), http://paesi.altervista.org/?p=2762 (foto varie), https://it-it.facebook.com/castelloabruzzo/videos

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ripa_Teatina, https://www.comune.ripateatina.ch.it/zf/index.php/storia-comune, https://www.archilovers.com/projects/95926/restauro-torre-di-porta-gabella.html, https://fondoambiente.it/luoghi/il-torrione, http://artelabmuseo.altervista.org/torrione-di-ripa-teatina/, https://www.overplace.com/abruzzo/ch/ripa-teatina/alberghi/castello-d-abruzzo-ristorante.html

Foto: Le prime due prese entrambe da https://festivalrockymarciano.com/ripa-teatina/ (Torrione e Torre di Porta Gabella). La terza, relativa al Castello d'Abruzzo, è presa da https://it.gate-away.com/immobili/abruzzo/chieti/ripa-teatina/id/412753

lunedì 3 ottobre 2022

Il castello di lunedì 3 ottobre


 
CASCIANA TERME LARI (PI) - Rocca di Montanino

Antico castello dei Cadolingi di Fucecchio, Collemontanino è menzionato per la prima volta in un atto di donazione del 1098 alla badia di Morrona da parte dei figli del conte Ugoccione Cadolingi, Ugo e Lotario. Passato poi agli Upezzinghi di Pisa, il borgo è ricordato nuovamente in un documento del 22 novembre 1148 quando il pontefice Eugenio III confermò i possedimenti della badia e poi ancora nel 1152, quando l'abate Jacopo di Morrona ne vendette una parte all'arcivescovo di Pisa, Villano Villani. Nel 1393 passò invece al marchese Niccolò di Montescudaio. La possente Rocca, antico fortilizio di cui rimangono solo pochi ruderi, è situata nei pressi di Collemontanino, una frazione ubicata lungo le pendici di un colle posto a sud di Casciana Terme. Il castello assunse importante funzione strategica grazie alla posizione di dominio sui colli a confine tra la Valdera e la Valle di Cascina e per molto tempo rappresentò l’ultima giurisdizione della diocesi lucchese. Le murature conservate e la morfologia del terreno permettono, in via ipotetica, di determinare la pianta del centro incastellato. Le strutture conservate sono: tre quarti della cinta muraria del cassero, con al centro la torre di avvistamento a pianta rettangolare, tra la vegetazione si scorgono alcuni ambienti, forse edifici di servizio. Secondo la leggenda il castello fu sede della contessa Matilde di Canossa, che grazie al proprio merlo malato scoprì le acque di Casciana. L'uccello, infatti, stava perdendo le sue piume per un'infezione cutanea, finché tuffandosi nelle acque della zona guarì, palesando le proprietà benefiche delle acque termali di Casciana.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Collemontanino, https://www.pisaonline.it/pisa_dintorni/index.asp?IDRIC=879, https://studylibit.com/doc/4557846/collemontanino--archeologia-rocca-di-montanino-la, https://www.geocaching.com/geocache/GC6XH40_rocca-di-montanino?guid=f6d42acc-d983-4c59-8401-00ae55d99f9e

Foto: la prima è di Matteo Cartacci su https://www.outdooractive.com/it/poi/casciana-terme-lari/rocca-di-montanino/27327706/, la seconda è di mauriziotani su https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g1024746-d8476342-i143232967-Rocca_Di_Montanino-Casciana_Terme_Lari_Province_of_Pisa_Tuscany.html

venerdì 30 settembre 2022

Il castello di venerdì 30 settembre

 



GUIDONIA MONTECELIO (RM) - Castell'Arcione

Questo castello, il più importante tra Tivoli e Roma per il controllo della via Tiburtina, sembra essere stato edificato nel secolo XIII dai Capocci, allora i più potenti baroni della zona, e il suo nome gli viene forse da un Arcione Capocci, attestato da documenti del 1255. Alla fine del XIII secolo il castello fu occupato dai Colonna di Riofreddo, che avevano parteggiato per Bonifacio VIII contro quelli di Palestrina, ma fu poi restituito ai Capocci. Nel 1406 Luigi Capocci, essendosi schierato con Ladislao di Napoli contro Innocenzo VII, si vide privato di tutti i suoi feudi e il castello fu preso da un capo delle bande di briganti al soldo del pontifice, Ceccolino, il quale se ne servì per proprio conto tiranneggiando i viandanti e il traffico sulla via Tiburtina. I Tiburtini, non potendo sopportare questa situazione, assalirono questa roccaforte, diventata covo di briganti, e dopo averla conquistata la demolirono parzialmente e nel 1435 Castell'Arcione fu assegnato dal Papa in feudo agli Orsini per meriti di guerra. Alla fine del secolo XV il castello cadde definitavamente in rovina e diventò il centro di una vasta proprietà rurale. Il suo territorio venne diviso in due parti, di cui una, verso Roma, nel cui perimetro si trovava Tor Pattume e la basilica di Santa Sinforosa, fu venduta dagli Orsini ad Agostino Maffei; l'altra parte, che comprendeva l'ex castello, passò nel XVI secolo alla famiglia del Cardinale Santacroce, poi ai Maffei e infine nel 1622 ai Borghese. Nel 1850 la parte dei Maffei venne venduta a Pio Grazioli, che dal matrimonio con Caterina Lante di Montefeltro Della Rovere, ebbe una figlia, Maria che convolò in nozze con Felice Borghese. La proprietà fu finalmente unita. Occorre giungere ai tempi del fascismo per trovare il castello di proprietà alla famiglia Bonatti di Tivoli e nel 1935 entrò in possesso di una famiglia legata al partito fascista: i Del Fante, che la detengono tuttora. I resti del castello furono restaurati da questi due ultimi proprietari secondo criteri che permettono di farsi un'idea delle dimensioni e linee generali di come doveva essere il castello medioevale nella Campagna Romana.

Fonti: Articolo di Ezio Curti su https://m.facebook.com/109681020715860/photos/a.121589529525009/178420040508624/, http://www.guidoniatimes.it/le-bellezze-di-guidonia-castellarcione/

Foto: la prima è presa da http://www.guidoniatimes.it/le-bellezze-di-guidonia-castellarcione/, la seconda è presa da http://www.fontenovesi.it/cultura/storia/4-giacimenti-di-cultura-a-fonte-nuova-corsa-per-tutelare-l-oro-dell-intelletto