mercoledì 23 settembre 2026

Il castello di mercoledì 23 settembre



FIVIZZANO (MS) - Rocca in frazione Monzone

In origine la Rocca faceva parte di un sistema difensivo composto da castelli, torri e manieri che controllavano la Valle del Lucido. La sua posizione strategica ne faceva un avamposto protettivo, costruito in epoca medievale per sorvegliare il territorio e le vie di passaggio. Della Rocca hanno scritto Giorgio Pellegrinetti nel libro “La Valle del Lucido” e lo storico Nicola Gallo in “Cronaca e storia di Val di Magra” del 1992. Pellegrinetti afferma che fu la conseguenza della “intensa militarizzazione e fortificazione della Lunigiana, attuate fin dal secolo V, per far fronte ai grandi conflitti dell’Alto Medioevo, alle dure lotte fra feudalità laica, potere temporale del vescovo di Luni e volontà di affermazione delle sorgenti realtà comunali”. Cita, poi, Gallo nel passo in cui scrive che “Spinetta Malaspina, nel testamento del 1352, lascia agli eredi le sue terre, cum omnibus castris, fotiliciis”, precisando che “con questi ultimi si deve intendere una fortificazione minore, posta presso strade e vicino al borgo, per controllare persone e merci di passaggio e, nel caso della Rocca, presso il confine tra la parte fiorentina e quella dei Marchesi Malaspina, sulla destra del Lucido, dominante un restringimento della valle”. Il manufatto, con struttura a base quadrata, di altezza modesta, con tetto a capanna, con la presenza della merlatura che fa pensare ad un aspetto volutamente medievale, ispirato al passato, è di incerta datazione, anche se la prima documentata è del 1630, attraverso una mappa che segna i confini tra Monte dei Bianchi (Granducato di Toscana) e Marchesato di Castel dell’Aquila (Gragnola, Cortila, Viano). Si notano una torretta a base quadrata e il nome Castiglione, da intendersi “insediamento fortificato di non grandi dimensioni” (Repetti). E in Castiglione deve essere individuata “La Rocca” (foglio catastale del 1820). Con il trascorrere dei secoli la struttura ha perso la sua funzione originaria, fino a diventare lentamente un rudere. Nonostante l’abbandono, il fascino delle sue mura in pietra e il valore storico dell’edificio sono rimasti intatti. A restituire nuova vita alla Rocca è stata la famiglia Bernardini, che ha deciso di intraprendere un importante progetto di recupero. L’obiettivo non era semplicemente ristrutturare l’edificio, ma riportarlo il più possibile al suo aspetto originario. Per farlo sono state utilizzate anche vecchie fotografie della famiglia e materiali coerenti con la tradizione locale. La pietra è rimasta protagonista assoluta, evitando intonaci e interventi troppo invasivi, mantenendo l’autenticità della struttura e rispettando l’identità storica, soprattutto sotto il torrione merlato principale, che è stato adornato semplicemente da alcuni ulivi in forma libera. La rinascita della Rocca è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione con il Monastero dei Frati Bianchi, azienda vinicola con sede a Monte dei Bianchi (Fivizzano, MS). Da questa unione l’antico edificio è diventato luogo di produzione e degustazione dei vini, oltre che spazio dedicato all’accoglienza (a tal riguardo vi è il sito ufficiale https://www.laroccamonzone.it/appartamenti/ ). Attorno alla Rocca sono stati impiantati nuovi vigneti con le varietà coltivate dall’azienda, rafforzando il legame con il territorio della Lunigiana. Oggi la struttura ospita eventi a tema e degustazioni di vini, unendo vino, turismo e cultura in un’esperienza che racconta il territorio attraverso paesaggi e tradizioni. La Rocca di Monzone rappresenta oggi un esempio riuscito di recupero architettonico e paesaggistico.

Fonti: https://casantica.net/blogs/tag/rocca-di-monzone/, https://www.ilcorriereapuano.it/2025/07/la-rocca-di-monzone-adibita-a-attivita-ricettiva/

Foto: la prima è di Simone Romanelli su https://www.facebook.com/photo/?fbid=9287353501367029&set=pcb.759579729866099, le altre due sono del mio amico e "inviato speciale" del blog Claudio Vagaggini 

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