lunedì 7 agosto 2017

Il castello di lunedì 7 agosto




ATENA LUCANA (SA) - Castello

Le dominazioni barbariche e le incursioni saracene del IX-X secolo d.C. distrussero la città, costringendo gli abitanti ad arroccarsi sul colle e fondare la civitas medievalis con mura e torri e porte d'accesso. Nell'Alto Medioevo dopo il susseguirsi delle dominazioni longobarde e normanne, troviamo infeudata in Atena nel 1282 la famiglia Sanseverino, con Tommaso I, conte di Marsico fino al 1306. Durante la dominazione dei Sanseverino fu potenziato il sistema difensivo della città: Roberto Sanseverino fece edificare sulla sommità del castello un'altissima torre cilindrica da cui era possibile, secondo la credenza, intravedere il mare. Inoltre Roberto, nominato da papa Innocenzo VIII capitano delle truppe pontificie, faceva girare una girandola infuocata sulla sommità della torre di Atena quando riportava delle vittorie sul nemico, ad imitazione della girandola di Castel Sant'Angelo in Roma. Atena restò sotto i Sanseverino fino al 1507, quando Ferrante Sanseverino fu privato dei suoi beni e possedimenti che furono messi all'asta e acquistati dal principe di Stigliano per 25.000 ducati. Nel 1576 presero possesso della terra di Atena i Caracciolo, marchesi di Brienza, che ottennero nel 1639 il titolo di principe sobra la tierra de Atina. I Caracciolo restarono principi di Atena fino all'abolizione della feudalità e l'ultima esponente, la principessa Giulia Caracciolo donò al nipote Luigi Barraco il palazzo costruito dal suo avo Giambattista nel XVI secolo. La costruzione del Castello di Atena Lucana risale all' XI secolo e si deve alla famiglia dei principi Sanseverino. L'esistenza del maniero era documentata su pergamene risalenti agli anni 1100, 1141 e 1231 in cui si annoverano i vari feudatari tra i quali i Raone ed i Sanseverino. Nel corso del '600, la struttura appariva già diroccata e nel 1620 vennero eseguiti dei lavori che portarono all'ampliamento del palazzo feudale. Secondo le ricostruzioni storiche, la distruzione sia del castello che della torre fu dovuta ai continui attacchi e agli eventi sismici che colpirono la zona, come il terribile terremoto del 1561. Oggi, dell'antica struttura, rimangono dei ruderi, costituiti soprattutto da muri e da alcuni terrazzamenti, posti al di sopra del centro urbano. L'area del castello è di proprietà privata ed è stata parzialmente recuperata ed è utilizzata per accogliere eventi culturali ed artistici. Altro link suggerito: http://ilcilento.altervista.org/sanseverino/sanseverino/index6.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Atena_Lucana, recensione di sal4848 su https://www.tripadvisor.it/, http://www.cittavallodidiano.it/portale/it/istituzione/castello-di-atena-lucana-ruderi,

Foto: la prima è presa da http://www.cilentontheroad.it/it/borgo/41/atena%20lucana, la seconda è presa da http://www.italia2tv.it/wp-content/uploads/2015/02/atena-lucana.jpg. Infine, la terza foto riguarda un’antica torre di avvistamento di Atena, che oggi dà il nome ad un importante albergo del paese (presa da https://it.tripadvisor.ch).

domenica 6 agosto 2017

Il castello di domenica 6 agosto



CAMPOBASSO – Castello Monforte

Monumento nazionale e simbolo della città di Campobasso, il castello prende il nome dal conte Nicola II Monforte, dei Monforte-Gambatesa, che lo restaurò in seguito al terremoto del 1456 nel 1458. Fu allora probabilmente che fece abbattere le case ancora esistenti sulla sommità del colle, lasciando soltanto le chiese e spostando l’abitato più in basso rendendo, di fatto, la parte alta una cittadella militare ben difesa. Per altri autori il castello è di origine normanna, costruito in pietra in sostituzione di una torre lignea longobarda. Domina la città a circa 790 m s.l.m., quasi cento in più dell'altezza media del comune. L'area circostante è occupata dal parco della Via Matris, un percorso naturalistico che snodandosi lungo il pendio della collina ripercorre le tappe della Via Crucis. Un'antica pergamena risalente al 1375 conferma l'esistenza di un castello nella città già in tale data, ed è la testimonianza più antica al riguardo. Il castello è inciso su una moneta d'argento da cinque euro coniata dalla Zecca dello Stato nel 2012 per la serie "Italia delle Arti" dedicata alla città di Campobasso. L'edificio si presenta come un massiccio quadrilatero con ingresso principale, ora non più utilizzato, rivolto a oriente verso la città sottostante, che era staccato dal suolo da un fossato artificiale secco sul quale anticamente scendeva il ponte levatoio; con la caduta e la messa al bando del conte Nicola l’ingresso fu murato. Ad oggi l’unico ingresso praticabile è il vecchio ingresso secondario, aperto sul piazzale posto di fronte alla Chiesa della Madonna. Più che a stabile dimora del feudatario e della sua corte dovette essere costruito e poi restaurato a scopo militare poiché esso si collegava a mura di circumvallazione lungo cui correvano i piccoli fortilizi ed altre opere unite fra loro a formare un solo corpo a sistema di difesa formato da una doppia fila di mura poste ad una distanza di 4 metri l’una dall’altra e costituita da una parte superiore “apportico” entro il cui spazio si snodava il cammino di ronda e una parte inferiore “supportico” destinata agli spostamenti dei soldati. In seguito, in pieno periodo aragonese, fu aumentato il numero delle porte inserite nell’ ultima cinta muraria che raggiunsero il numero di sei. Una o due torri erano situate ai lati delle porte per una migliore sorveglianza. L’ ultima cinta muraria si snodava lungo le attuali strade Via Marconi, Via Orefici e Viale del Castello, ricollegandosi alla parte alta della città e del castello. Il maniero si erge a scarpata con dei torrioni circolari posti agli spigoli. Le finestre, poche e quadrate, a distanze uguali, sono piccole tanto che si confondono con le feritoie. Svetta in alto una grande torre rettangolare che attualmente ospita la Stazione meteorologica di Campobasso dell'Aeronautica Militare, questa essendo posta a 808 m s.l.m. è una delle più alte d'Italia. Alla sommità delle mura vi è una lunga sequenza di merli guelfi. Al di sopra dell'attuale ingresso, prospiciente un ampio piazzale, vi è lo stemma dei Monforte composto da una croce contornata da quattro rose. L’interno del castello, molto scabro, essenzialmente scoperto, presenta un grande spazio vuoto lungo i cui muri sono visibili le divisioni in piani e le tracce delle scale, è poi presente una sala coperta adibita dal 1937 a sacrario per i caduti in guerra e dove sono visibili pregevoli lavori in ferro battuto. Da una rampa di scale, in cui sono visibili suggestive feritoie, si accede al terrazzo dal quale si ammira un panorama ampio e suggestivo: si vedono i resti delle mura osco-sannite, la struttura a ventaglio del borgo antico, la città di Campobasso e i tanti paesini intorno. Lo sguardo spazia dalle valli dei fiumi Biferno, Trigno e Fortore, ai monti dell'Abruzzo, con la splendida Majella, dalle verdi montagne dell'Alto Molise fino alle gialle colline della Puglia e perfino il mare Adriatico, distante circa 60 km. Interessanti sono i sotterranei del castello, che coprono un'area pari a quella in superficie. La destinazione dell'area dei sotterranei è sconosciuta, ma si è ipotizzato che possa essere stata un deposito di cisterne, o galera, o ancora un rifugio durante le battaglie. Attualmente ospita delle riserve d'acqua che servono l'acquedotto civico. È stata sicuramente una prigione, invece, il locale posto nelle segrete, alle quali si può accedere passando per una torretta (da vari rogiti sappiamo che il castello fin dal 1573 venne utilizzato come carcere). Per alcuni secoli uno dei locali delle segrete è stato considerato la stanza delle torture. Una popolare credenza dice che da qui parta un passaggio segreto, oggi murato, che scendendo lungo il fianco della collina portasse fin fuori il borgo, a porta Sant'Antonio Abate. Un'altra credenza afferma che passando per una porticina posta sul lato nord del castello si potesse accedere ad un altro sottopassaggio, che collegava l'edificio ad una collina, chiamata tutt'oggi di San Giovannello, posta fuori dal centro cittadino. Questo sottopassaggio doveva servire come via segreta per una eventuale fuga dal nemico. Nel XVII secolo, il castello restò disabitato e sempre più diruto, poi nel XIX secolo venne usato come camposanto provvisorio. Nel 1858 in una valutazione dei beni dei Demanisti, il Castello venne valutato 64 ducati e dopo lunghe trattative venne acquistato dal comune il 10 ottobre 1861 per 460 ducati. Altri link suggeriti: http://www.girandoilmondo.it/itinerari-di-viaggio/europa/italia/molise/castel-monforte-il-castello-simbolo-di-campobasso, https://www.youtube.com/watch?v=ejo4d3JLtUI (video di ABRUZZO CHANNEL), https://www.youtube.com/watch?v=RjE29Sgfi0A (video, con drone, di Marco Fusaro), https://www.youtube.com/watch?v=6xJa7Mx9Lsc (video di lupettozonzolante)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Monforte, http://www.centrostoricocb.it/pagine/castello.htm

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://www.moliseweb.it/info.php?id=3802&titolo=Castello-Monforte:-ecco-gli-orari-di-apertura-

venerdì 4 agosto 2017

Il castello di sabato 5 agosto



VASIA (IM) – Castello di Pietralata in frazione Prelà Castello

Nel Medioevo il comune venne compreso nella Castellania di Pietralata Superiore, legando la sua storia medioevale al vicino comune di Prelà. Divenne dominio feudale dei signori di Ventimiglia e successivamente della famiglia Lascaris. Passò alla famiglia reale Savoia, quindi nel Regno di Sardegna e definitivamente nel Regno d’Italia. Il castello venne innalzato, nel XIV secolo, dai Conti Lascaris sopra una larga superficie rocciosa (petralata) a pianta quadrata, con quattro torri angolari e con le mura perimetrali aperte da feritoie. Subì numerosi assalti a seguito delle lotte feudali e venne ceduto ai Savoia nel 1576. Il castello è legato ad una romantica storia d’amore vissuta da Ludovico, secondogenito del conte Guglielmo II Lascaris di Ventimiglia e Tenda, e da Tilburgia, contessina di Boglio. Ludovico, aitante cavaliere e colto trovatore, era stato costretto, suo malgrado, ad entrare in convento, ma conobbe Tilburgia, di cui s’innamorò. Il padre fece rapire la ragazza e l’affidò ai parenti castellani di Pietralata col compito di tenerla per un certo periodo sotto controllo, ma Ludovico riuscì a liberarla ed a fuggire con lei. Dopo varie peregrinazioni, la coppia ottenne rifugio presso Giovanna, regina di Napoli, che fece sospendere i voti al giovane per 25 anni. Tornati a Briga, Ludovico nel 1376 divenne il primo signore del luogo, riprese a dedicarsi alla composizione di poesie e canzoni in lingua d’Oc e, come vuole il lieto fine, visse a lungo felice e contento con la sua Tilburgia. Edificato su un poggio a picco sulla valle del torrente Prino, il castello di Pietralata versa oggi in condizioni alquanto negative; la struttura si intuisce piuttosto massiccia, con un mastio turrito sovrastante il borgo, cinto da una cerchia di mura appoggiate ad un possente sperone roccioso. Purtroppo, l'intero corpo di fabbrica è talmente eroso dai crolli subiti in secoli d'abbandono da rendere difficoltosa una lettura analitica della forma originaria del tutto. Il lato delle mura a valle è adiacente ad abitazioni private, mentre a monte le strutture murarie sono letteralmente annegate in un mare di ulivi, tanto da essere quasi inavvicinabili. Altri link consultabili: http://www.studio-raccanello.it/index.php/it/castello-di-pietralata-vasia, https://www.youtube.com/watch?v=3uwkVGoi9v8 (video di Sanremo drone).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vasia, http://www.icastelli.it/it/liguria/imperia/prela/castello-di-petralata, http://www.giorgiorigon.it/magazin/evocazioni/vestigia/pietralata.htm

Foto: la prima è di giancamonty 42 su http://www.panoramio.com/photo/50290138, la seconda è presa da http://www.valprino.it/elenco-paesi/prela-castello/.

Il castello di venerdì 4 agosto




SCORRANO (LE) - Palazzo Ducale Frisari-Guarini

In epoca normanna, con Tancredi d'Altavilla, Scorrano fece parte del Contado di Lecce e successivamente della Contea di Alessano. Diversi furono i feudatari che si succedettero nel corso dei secoli. Nel 1291 Scorrano venne assegnato a Pietro de Noha da Carlo d'Angiò dopo che Angelo e Pietro, baroni svevi (rispettivamente padre e figlio), furono impiccati con altri nobili salentini nel castello di Gallipoli nel 1268 perché fedeli agli Svevi, sconfitti dagli angioini nella Battaglia di Benevento (1266). Passò poi nel 1319 agli Orsini Del Balzo e da questi a re Ladislao che nei primi anni del XV secolo lo vendette a Buzio de' Tolomei; da questi passò al figlio Salvatore. Un secolo dopo entrò sotto il dominio dei Gonzaga di Mantova, in quanto principi di Molfetta, che lo cedettero, insieme con la contea di Alessano, ad Ettore Brajda nel 1589. Passò sotto il controllo dei Maramonte, dei Trani, dei Milazzi e, il 18 agosto 1686, venne acquistato dalla famiglia Frisari che lo tenne (dal 1725 col titolo ducale) fino all'eversione della feudalità (1806). L'aspetto attuale del Palazzo Ducale Frisari risale ai primi decenni del Settecento. Esso nasce da un’antica fortificazione. Fu Angioina fino al 1399, poi del Principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel 1463 divenne Aragonese e ospitò una discreta guarnigione che fu impegnata anche nella liberazione di Otranto (1481). Dal 1686 Scorrano con il castello fu di pertinenza della famiglia Frisari,che lo acquistò con il titolo di Duca, trasformandolo nella forma attuale. Alla fine del XIX secolo, il palazzo passò alla famiglia del Duca Guarini di Poggiardo che lo possiede e lo abita tuttora per via del matrimonio tra Donna Teresa primogenita ed ultima erede del Duca Frisari e Don Carlo Guarini Duca di Poggiardo nel 1894. I Guarini sono una famiglia di origine normanna,scesi in Puglia durante la conquista del Sud sin dal 1040. Hanno avuto numerosi feudi tra i quali: SanCesario, Alessano, Surano, Acquarica, Caprarica, Poggiardo, Ortelle, Scorrano. Hanno offerto i loro servigi ai vari Re ricevendone ricompense, dato numerosi sindaci alla città di Lecce, e molti figli e figlie alla chiesa. Il prospetto settecentesco presenta evidenti rimaneggiamenti neoclassici di fine Ottocento e si caratterizza per l'ampio portone d'ingresso sovrastato da una balconata e per lo stemma dei duchi Frisari. Il palazzo, con pianta quadrangolare, si sviluppa attorno ad una corte interna dove si affacciano al piano terra i locali che ospitavano i magazzini, le scuderie, nel seminterrato voltato a botte, un frantoio ed una cantina. Dall'androne di ingresso attraverso uno scalone monumentale, sormontato dallo stemma Guarini, si accede ai piani superiori occupati dagli ambienti di rappresentanza e di residenza. Annessa al palazzo è la cappella gentilizia dedicata a Santa Barbara collegata direttamente al piano nobile. Ad aula unica, la cappella è arricchita da un altare in pietra leccese. Il giardino di 5000 mq, su cui si affaccia l’ala interna di Palazzo Guarini, ha un impianto ottocentesco, con la particolarità tutta salentina delle aiuole disegnate con pietre informi legate tra loro con malta e pezzi di coccio. L'apice di questo insieme inconsueto è la fontana, che rappresenta una grotta con un mascherone di pietra da cui sgorga l’acqua che, scendendo lungo una cascatella di pietre, si riversa in una vasca circolare decorata a motivi ornamentali disegnati con cocci e vetri policromi, bauxite, pietre laviche e conchiglie fossili.
Nel giardino vivono piante antiche, alcune inconsuete e rare, alberi da frutta esotici e agrumi dai frutti giganti. Le aiuole hanno bordure di piante aromatiche e sono fiorite in tutte le stagioni. In questo contesto una vecchia vasca di raccolta dell’acqua è stata trasformata in una piacevole piscina per rinfrescarsi durante i mesi caldi.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Scorrano, http://www.dimoreducaguarini.it/palazzo_ducale.asp, http://www.comune.scorrano.le.it/comune.asp?id=28

Foto: la prima è di Lupiae su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Palazzo_Frisari_Scorrano.jpg, la seconda è presa da http://www.dimoreducaguarini.it/palazzo_ducale.asp

giovedì 3 agosto 2017

Il castello di giovedì 3 agosto




BOSSOLASCO (CN) - Castello Del Carretto e Castello dei Balestrino

Le origini di Bossolasco risalgono al II secolo a.C. Secondo la "Cronistoria dei Comuni dell'antico Mandamento di Bossolasco con cenni sulle Langhe" di Don Pio Giovanni Battista, il primo nucleo del paese sarebbe sorto nel 173 a.C., anno in cui il console romano Mario Pompilio effettuò una spedizione contro i liguri, allora abitanti della Langa. I primi documenti che parlano di Bossolasco risalgono al 1077 ma è presumibile che sia stato coinvolto nelle vicende storiche del Piemonte più rilevanti: la dominazione romana prima, quella barbarica poi, per arrivare all'epoca feudale, alle lotte tra i Marchesi del Monferrato e i Marchesi Del Carretto, alla dominazione francese ai tempi di Napoleone, all'appartenenza al Regno di Savoia e infine, dal 1861 a quello d'Italia. Il castello di Bossolasco risale al 7 settembre del 1324 quando il marchese Manfredo Del Carretto lo fece erigere con una cinta muraria difensiva e ponte levatoio. Grazie alle descrizioni documentate all’interno di atti notarili per le successioni e per le divisioni, sappiamo che era un importante e imponente castello, di notevoli dimensioni con agli angoli i caratteristici torrioni di cui uno ancora in fase di costruzione nel 1486. Di questo antico maniero non ci resta più nulla, neppure i ruderi, in quanto il terreno su cui sorgeva nei secoli è stato venduto a privati e poi riedificato. Al suo posto oggi ci sono abitazioni private costruite intorno alla seconda metà del 1900. Il castello era caratterizzato da:
• Un cunicolo che correva sopra le mura.
• Una cella, costruita sulla sommità di una delle torri, destinata alla guardia.
• Un carcere di forma quadrata con lato pari a un trabucco (circa tre metri). Al di sopra della quale venne costruita una cappella sormontata a sua volta dalla camera per il castellano.
• una cisterna sotto il rivellino, ritrovata negli anni settanta del 1900, quando vennero scavate le fondazioni delle abitazioni private in fase di costruzione
• Un ponte levatoio e un ponte di scalata,
• un fosso,
• un pozzo e un orto
La sala al piano terra del castello, chiamata salam magnam, veniva messa a disposizione della comunità di Bossolasco per le adunanze consigliari quando il tempo o il freddo non permettevano loro di riunirsi nella piazza davanti alla chiesa. Tra il 1644 e il 1647 il castello cadde in rovina a causa delle numerose guerre che si susseguirono, ultime delle quali le guerre di successione al Monferrato per le quali, nel 1616, riportò gravissimi danni e venne definitivamente abbandonato. Tra il 1664 e il 1667 il marchese Domenico Donato Del Carretto di Balestrino, signore di Bossolasco, fece costruire un nuovo edificio, nei pressi del castello caduto in rovina e della chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. La nuova costruzione seicentesca, esiste ancora oggi ed è chiamato affettuosamente dai Bossolaschesi Palazzone per la sua imponente mole che lo distingue dagli edifici vicini. Si affaccia su via Umberto I, un tempo denominata contrada del Poggio che significava altura o cresta della collina, detta anche via Principale o della Piazza (perché era la via centrale del paese e si estendeva fino al Pian della Croce). Le pietre utilizzate per la costruzione del nuovo edificio vennero in parte recuperate dai ruderi dell’antico castello e in parte raccolte nel letto del torrente Belbo. Esteriormente si presenta come un massiccio e regolare parallelepipedo a pianta rettangolare con muratura a vista. Ha un paramento murario molto rustico, in materiale lapideo e cotto. L’edificio è composto da tre piani fuori terra e da un piano seminterrato scavato nel vivo della roccia un tempo destinato alle carceri oggi a cantina. Il piano terra è caratterizzato da un’interessante atrio d’ingresso e da un’elegante scalone d’onore che conduce al primo piano dell’edificio, il piano nobile. All’atrio d’ingresso, coperto da volta a padiglione, si accede attraverso un portale in legno con borchie incorniciato da una serie di mattoni in rilievo. All’esterno il portone è sovrastato da un’aquila stilizzata, in mattoni, simbolo dei Marchesi Del Carretto. La distribuzione interna delle sale è tipica delle case e dei palazzi nobiliari: i saloni sono disposti uno accanto all’altro con le porte di comunicazione allineate; il corridoio, sia al piano terra che al primo piano, ha posizione mediana con affaccio sul prospetto secondario (lato sud) e contiene la scala di servizio, in muratura, che collega tutti i piani del palazzo. Le sale del primo piano hanno in prevalenza volte a padiglione a parte una sala coperta da volta planteriana. Il palazzo appartenne ai Del Carretto di Balestrino fino al 1828 anno in cui lo cedettero al notaio di Bossolasco Luigi Cabutti. Come i marchesi anche il notaio e i suoi discendenti non si stabilirono nel palazzo e continuarono ad affittarlo alla comunità di Bossolasco e al suo mandamento per gli uffici della pretura, per l’archivio, il tribunale mandamentale, le carceri, ecc.. Infine verso la metà del novecento alcune stanze del piano terra ospitarono l’asilo e le scuole elementari.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Bossolasco, testi di Stefania Cagnasso di su http://www.comune.bossolasco.cn.it/Home/GuidaDettagli/tabid/8828/Default.aspx

Foto: la prima è di mattiatravaglio su https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/archive/b/b1/20120916193629%21Castello_Balestrino.jpeg, la seconda è di mpvicenza su https://www.flickr.com/photos/36102477@N04/8012172588

mercoledì 2 agosto 2017

Il castello di mercoledì 2 agosto






GAGLIANO CASTELFERRATO (EN) - Rocca

La venuta degli Arabi in Sicilia spaventò e sbigottì anche i Galarini, i quali sebbene trincerati in un Castello forte e ben munito, ignoravano l’entità delle forze nemiche, vagavano in un mare di confusione. Una delle più tremende battaglie doveva, proprio in loco, sostenersi e combattere accanitamente nell’anno 858 d.c. L’assedio durò circa due mesi. I musulmani guidati da Abbas strinsero d’assedio il Castello. La popolazione Gaglianese offrì una taglia di 15.000 denari, ma Abbas ricusò la predetta somma. Quello di distruggere le fabbriche fu un durissimo colpo che colpì la popolazione di Gagliano. Con la caduta del Castello in mano straniera cessò il momento glorioso di Gagliano. La venuta dei Normanni in Sicilia fu molto fortunata trovando il popolo favorevole ed incline ai nuovi arrivati, con a capo Ruggero. Anche Gagliano, dopo Troina, Cerami e Nicosia fu conquistata. Il Castello fu concesso in premio da parte di Ruggiero a coloro che avevano militato e combattuto sotto le sue insegne. Gagliano così assume il titolo di Baronia, Contea, Principato, Viscontea e perfino di Vicaria. Dalle buone condizioni del dominio dei Normanni la Sicilia passò agli Svevi, durante questo periodo Gagliano fu concesso ad un certo Fulgone Dal Poggio Riccardo, il quale avendo reso servigi importanti a Federico II, ottenne da quest'ultimo in dono il Castello di Gagliano. Nel 1268 in Sicilia iniziò la dominazione Agioina. Carlo d'Angiò fu re molto crudele, aguzzino e sanguinatore. Il popolo siciliano aspettava la scintilla per la ribellione, e nel 1282 vi fu la rivoluzione del “Vespro”. Con il vespro siciliano, il trono di Sicilia venne occupato da Pietro d'Aragona il quale concedette ai siciliani molti privilegi. Vi fu un momento in cui si temette che l’isola sarebbe ricaduta sotto la dominazione Angioina, se non fosse stato per quella memorabile battaglia di Gagliano, avvenuta nel febbraio del 1300, che avvilì e segnò la definitiva sconfitta dei francesi. Fu proprio da Gagliano che partì il segnale d’allarme per la ricacciata totale dalla Sicilia del nemico. Subito dopo la celebre battaglia menzionata, un’altra pagina di storia locale si apre con il soggiorno del più illustre ed benemerita personalità del tempo, lustro e decoro della Sicilia, Re Federico. Fu il castello di Gagliano, slanciato e solenne, forte ed inespugnabile, ricco e sontuoso, arieggiato e spazioso, la dimora accogliente, scelto ed adatto ad ospitare il re in persona con tutta la sua corte e il suo seguito. Tra il 1300 e il 1356, i legittimi eredi sul trono di Gagliano furono: Pietro  e Ludovico, per poi passare nelle mani della famiglia Tedeschi. Subito dopo fu dichiarata signora padrona di Gagliano una donna: Eufemia d’Aragona. In seguito alla sua morte, fu nel 1359 Bernardo Spadafora ad occupare il Castello di Gagliano. A causa di una dominazione poco accetta, nel 1392 furono prima Perio Sancio di Calataiudo e poi Roberto detto Miles ad occupare il Castello con la forza. Questo ultimo lo tenne fino al 1419 epoca in cui fu attaccato e poi sconfitto da Almirante Sancio Ruiz de Liborio. Nel 1455 questo ultimo vendette il Castello e le terre di Gagliano a Ludovico de Periglios. La dominazione dei Periglios fu abbastanza lunga e piena di avvenimenti. Fu poi don Almerico Centelles nel 1515 a sancire la fine dei Periglios. Dal 1629 al 1689 Gagliano fu dominata da Gregorio Castello. Lui stesso nel 1666 fu il primo a ricevere il titolo di “Principe di Gagliano”. Il suo erede fu il primogenito Ferdinando Castello. La dinastia dei Castello finì nel 1743. La dominazione continuò prima con don Gabriele e poi con don Carlo Girolamo Lancillotto Castello. Nel 1750 la terra di Gagliano fu venduta ad Alvaro Villadicani che la possedette fino al 1809. Da qui riprese la successione dei Lancillotto Castelli, con il primogenito don Vincenzo Castelli che fu investito il 30 marzo 1809. Il monumento che maggiormente caratterizza il panorama è indubbiamente la "rocca". Si tratta di un castello scavato nella roccia. Vito Amico lo descriveva così: "Antico paese sotto dirupata e scoscesa rupe, sovrapposto a declive altura, rivolta a Scirocco, da ogni dove ricinto da colline; le viscere poi della rupe da ferro incavate presentansi in forma di fortezza che sebbene attualmente sia involta in ruine conserva non oscure vestigia di antica magnificenza, e decentissime abitazioni appresta pel Barone con oratorio, da poco tempo formate. Derivasi come appare dai ruderi, aver compreso un tempo la medesima rocca cinque torri, dodici fosse e cisterne, diciassette spelonche da congresso, trenta aule e più, nella maggior parte nel vivo sasso incavate.". La Rocca (Antico Castello), oggi è un masso enorme, imponente, gigantesco, maestoso come un monumento solido, massiccio che cade a picco slanciato, avente accanto altre rupi e circondato da montagne. Questo meraviglioso panorama, si ammira e si guarda come in un proscenio da teatro, con le sue luci e riflessi con i suoi vividi colori, nella superba grandiosità dell’apparato naturale-artistico proprio a Gagliano. Ai piedi dell’imponente masso: le case le una addossate alle altre che scendono dolcemente fino giù. All’imponente masso, attiguamente, come nobile consesso ornamento, si ergono altre rupi o punte rocciose come la Rocca della Malazita. Nel punto più alto, sempre ai piedi della Rocca o Castello, domina la Madrice con il suo Campanile a stile gotico e l’imponente guglia che si slancia verso l’alto. Testimone di grandi imprese di guerre cruenti di sedizioni, di rivolte, di congiure, di eroismi, di sacrifici, di vittorie e di sconfitte quelle grotte e spelonche scavate nel gigantesco masso, quei ruderi di massicci muri che ancora esistono, la celebre Porta Falsa, con la rudimentale apertura in perfetta sintonia con il luogo e le altre cose che lo circondano, ridicono e ricantano pagine di storia antica, eventi nuovi e vecchi che nessuno mai può cancellare. La Rocca, che esiste dai tempi antichissimi, è un valido elemento, una testimonianza viva una dimostrazione di fatti passati. La Rocca o Castello è stata chiamata Forte o meglio Castello di Ferro (Castelferrato) da qui il nome. Tra gli antichi monumenti e gli avanzi degni di rilievo e di menzione, tra i cimeli più significativi che hanno resistito alla edacità del tempo e alla trascuratezza degli uomini: la Porta Falsa. Questa porta che segnava una delle tante muraglie di cinta del Castello, sicuramente distante dalla porta di entrata un trabocchetto combinato ad arte, in modo da ingannare il nemico. Si lasciava la detta porta aperta, il nemico non conoscendo l’inganno, entrava fino ad un certo punto in alto quando sicuro di sé, all’improvviso rincorso dalla guarnigione notturna, ritornando dal medesimo punto di dove era entrato, lì trovava la morte, difatti per mezzo di un congegno veniva tagliato a pezzi e buttato fuori dal precipizio. Il muro è massiccio resistente alle intemperie, e di spessore largo ed alto, ha una apertura principale con diversi piuoli sporgenti che servivano per salire materiale sul Castello. La Porta Falsa vista da lontano dà l’idea della rigidità della costruzione di un antico Castello, tra le altre rupi, risalta ed emerge in perfetto stile e attraente panorama. La porta falsa tra le tante rupi e giganteschi massi è parte integrante del Castello, entrambi sono testimoni di guerre e battaglie di sedizioni, di imprese faticose, di vittorie e di sconfitte. C’è da dire che oggi monumento storico, non splende più di luce viva, se si pensa alle cinque torri, ben solide, oggi ormai inesistenti, che davano una fisionomia tutta propria al Castello. Per meglio comprendere la struttura di questo particolare castello rupestre analizziamo la planimetria (le lettere maiuscole presenti di seguito si riferiscono alla pianta a quota 732,5 m, rielaborazione da Alberti, Anselmi). La cinta muraria esterna si snodava ai piedi della rupe ed è parzialmente identificabile con le case poste lungo la via della Porta Falsa (A); quest'ultima è ancora esistente e si apre a sud verso la campagna in un muro rettilineo (B) di circa 2,5 m di spessore e 22 m di lunghezza. Dalla Porta Falsa si prosegue lungo un ripido sentiero sino a giungere al portone d'accesso al nucleo centrale del castello. Esso è costituito da uno spazio irregolare, posto a quota 731 m.s.l.m., ricavato in uno spazio ristretto compreso tra le rupi e delimitato a sud e sud-est da resti di un muro di cinta. Nello spazio tra le rupi sono visibili i resti di un edificio rettangolare (C) di circa 7x14 m con l'asse maggiore orientato in senso nord-sud. Nella rupe, immediatamente ad ovest dell'edificio rettangolare, è stata scavata una sala polilobata (D) caratterizata da un portale di ingresso sormontato da un'interessante timpano ogivale. Altri camminamenti ed ambienti ipogei sono presenti nella rupe ad est dell'edificio rettangolare. A sud dell'ingresso al nucleo centrale si trova un ambiente ipogeo (E), di circa 22 m di lunghezza per 4 di larghezza, con quattro aperture orientate a sud. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=r3dgRTdkKEE (video di Lorenzo Macchio), http://win.lafrecciaverde.it/n121/Gagliano%20Castelferrato/art.html, https://www.youtube.com/watch?v=csJ2TLm0Szc (video di Alfio Monaco), http://www.gaglianocastelferrato.com/images/rocca/rocca.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Gagliano_Castelferrato, http://www.comunegaglianocastelferrato.gov.it/, http://www.icastelli.it/it/sicilia/enna/gagliano-castelferrato/castello-di-gagliano

Foto: la prima è di costagar51 su https://www.flickr.com/photos/36609145@N02/13907386800, la seconda è presa da http://win.lafrecciaverde.it/n121/Gagliano%20Castelferrato/art.html

martedì 1 agosto 2017

Il castello di martedì 1 agosto






CAMPAGNATICO (GR) - Castello della Sabatina

Le Colonne della Sabatina, note anche come Castello della Sabatina, si trovano nelle campagne all'estremità sud-orientale del territorio di Campagnatico, tra i paesi di Arcille e di Baccinello. L'antico castello medievale fu inizialmente un possedimento dell'abbazia di San Galgano, prima di passare sotto il controllo diretto dei senesi nella seconda metà del XIII secolo. Qui si rifugiò inoltre Guido di Montfort durante il processo a suo carico, nel quale era imputato per l'assassinio di Enrico di Cornovaglia. Tale evento è citato anche da Dante nella Divina Commedia (Inferno, XII). Intorno alla metà del XIV secolo una parte dell'antico castello venne ceduta a Guido da Cotone, già proprietario del Castello di Cotone nei dintorni di Scansano. A metà del XVI secolo, l'intero territorio entrò a far parte del Granducato di Toscana. Da allora, l'antica e imponente struttura fortificata andò incontro ad un lunghissimo periodo di declino; recenti restauri hanno permesso di salvarne soltanto i suggestivi resti. Le Colonne della Sabatina, che costituiscono i ruderi dell'antico castello medievale, sorgono sull'omonimo colle, altura situata nelle vicinanze della fattoria della Sabatina, antica casa rurale di tipologia aziendale appartenuta in passato alla famiglia senese dei Sergardi. I ruderi si presentano come due possenti colonne a sezione quadrangolare completamente rivestite in blocchi di pietra, di altezza simile e prive di coronamenti sommitali.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Colonne_della_Sabatina, http://www.toscanissima.com/campagnatico/sabatinacolonne.php

Foto: la prima è di petitverdot (Matteo Vinattieri) su https://it.wikipedia.org/wiki/Colonne_della_Sabatina#/media/File:Colonne_della_Sabatina_(GR).jpg, la seconda è presa da http://www.imgrum.org/tag/igermaremma