domenica 7 febbraio 2021

Il castello di domenica 7 febbraio



BOLANO (SP) - Castello Malaspina (o del Poggio)

Già nel 1185 il borgo di Bolano viene citato in un documento che attesta la presenza di un castello, ma nel 1273 la fortezza del Poggio venne potenziata da una cinta muraria triangolare, dotata di tre porte di accesso (Porta Castello, Porta Stazon, Porta Fontana -oggi Chilosi), fatta costruire dal vescovo di Luni Enrico da Fucecchio. Una serie di interventi che resero di fatto il presidio imprendibile. Una forza strategica che però divenne inutile di fronte alla pace: nel 1306 il trattato di Castelnuovo legalizzò il possesso dei marchesi Malaspina sul territorio, e mise fine alle ostilità. Dall’evento della pace siglata a Castelnuovo emergono notizie storiche di grande rilievo: fu infatti Dante Alighieri a condurre e concludere le trattative. Dopo questa pacificazione, la zona subì diversi cambi di dominazione: nel 1525, una rivolta popolare contro il malgoverno si accanì anche contro il castello. La successiva dominazione genovese coincise con lungo periodo di pace, e nella seconda metà del 700 il castello, ormai in rovina, venne demolito perché pericolante. Della fortificazione dei Malaspina sono rimasti pochi ruderi, un torrione rotondo, resti delle mura dei locali parzialmente interrati ed un capitello romanico scolpito. Altro link suggerito: https://architettoconsiglia.com/2013/07/20/il-parco-del-castello-di-bolano/.Fonti: https://www.terredilunigiana.com/valdivara/castellobolano.php, http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/SaperFare/LaSpezia.do?contentId=30154&localita=2158&area=212, https://www.valdivara.it/it/cultura/i-borghi/Bolano, https://www.comune.bolano.sp.it/index.php?option=com_content&view=article&id=185:beni-architettonici&catid=59&Itemid=106

Foto:la prima è presa da http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/SaperFare/LaSpezia.do?contentId=30154&localita=2158&area=212, la seconda è presa da https://www.comune.bolano.sp.it/index.php?view=detail&id=14&option=com_joomgallery&Itemid=336

venerdì 5 febbraio 2021

Il castello di sabato 6 febbraio





BAGNACAVALLO (RA) - Castellaccio (o Palazzo Papini) e Torraccia

Dopo le dominazioni gotica, bizantina e longobarda, in epoca medievale la città fu in potere di piccole signorie locali. Già verso l’anno 1000 primeggiarono le famiglie Brandolini e Malvicini, che protrassero la loro influenza per quasi tre secoli. Dal 1250 al 1274 la città fu comunque nella sfera d’influenza del guelfismo bolognese, sotto i cui auspici vennero eretti la Torre Civica ed il Palazzo Comunale. I Malvicini, noti per la loro instabilità politica, vennero inseriti da Dante nella rampogna contro il malcostume della Romagna che occupa parte del XIV canto del Purgatorio. Dal 1308 al 1329 la città fu nelle mani dei conti di Cunio, che eressero la rocca. Bagnacavallo passò poi allo Stato Pontificio, quindi ai Manfredi di Faenza che ristrutturarono cinta muraria e rocca; venne riannessa al Papato quando il cardinale Albornoz riconquistò tutta la Romagna. Nel 1375 il capitano di ventura Giovanni Acuto (John Hawkwood), non pagato dal Pontefice per i servigi a lui resi, requisì le città di Bagnacavallo e Faenza come indennizzo e le vendette agli Estensi di Ferrara. Traccia del dispotico e crudele condottiero rimane ancora oggi nella toponomastica viaria: in frazione Villanova si trova infatti la via Aguta. La famiglia d’Este cedette Bagnacavallo ai ravennati Da Polenta nel 1394. Dopo un breve periodo di riconquista faentina, la cittadina fu di nuovo incorporata nei domini papali finché Eugenio IV la cedette a Niccolò III d’Este nel 1440. Con la decadenza degli Este, nel 1598 Bagnacavallo tornò a far parte dello Stato Pontificio del quale seguì le sorti (eccezion fatta per gli anni della dominazione napoleonica, dal 1800 al 1815) fino all’unità d’Italia. Fu papa Leone XII, nel 1828, a dichiararla città. Il Castellaccio è un'antica costruzione fortificata, facente parte dell'antica "cittadella" di Bagnacavallo. La parte originaria dell'edificio potrebbe risalire al XII secolo, edificata probabilmente dai conti Malvicini, signori di Bagnacavallo; nel Quattrocento venne rimaneggiato, assumendo le caratteristiche architettoniche che ancor oggi lo contraddistinguono. L'imponente edificio a pianta quadrangolare si eleva su uno zoccolo a scarpa in mattoni a vista ed ha piombatoi d'angolo alla sommità. Il portone d'ingresso, con arco a tutto sesto, dà su un androne da cui si accede alle sale a piano terra, alcune delle quali decorate con affreschi ottocenteschi. Un altro portone immette in un vasto cortile interno completato edifici minori adibiti a servizi. Nel XIX secolo il palazzo fu sede dell'Accademia dei Cillaridi e, successivamente, di quella degli Armonici, associazioni culturali di nobili e clericali. La struttura, a tre piani, è stata abitata nel corso dei secoli da diverse famiglie nobili, tra cui i Papini, e attualmente dalla famiglia Bejor Gaiani.
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La Torraccia è una delle costruzioni più antiche esistenti nel centro storico di Bagnacavallo. Viene fatta risalire alla fine del XII - inizio del XIII secolo, considerando sia i materiali costruttivi sia l'ubicazione (è adiacente alla chiesa di San Giovanni e certo i frati non avrebbero permesso l'edificazione di un simile fabbricato vicino al loro luogo di culto, una volta innalzata la chiesa). Si suppone facesse parte di fabbricati di proprietà della famiglia Brandolini e, forse, della più antica cinta difensiva della città, quella che racchiudeva l'antico nucleo della "cittadella". A pianta quadrata ed elevantesi su zoccolo a scarpa coronato da una cornice arrotondata in cotto, l'edificio ha all'interno due stanze sovrapposte con volte a crociera. Alla sommità sono visibili le mensole a sporgenza delle caditoie. I muri sud e nord hanno uno spessore di circa 60 centimetri

Fonti: https://www.grifo.org/comuni/bagnacavallo/storia.asp, https://www.bassaromagnamia.it/poitofintrests/castellaccio/, https://www.festasanmichelebagnacavallo.it/it/articles/9/il-castellaccio-di-bagnacavallo.html, https://www.facebook.com/romagnadascoprire/posts/840380063038448, https://www.stradadellaromagna.it/comune-di-bagnacavallo/, http://www.romagnadeste.it/it/3-bagnacavallo/i85-torraccia.htm

Foto: per quanto riguarda il Castellaccio, la prima è presa da https://www.facebook.com/romagnadascoprire/photos/pcb.840380063038448/840379579705163/ e la seconda da https://www.bassaromagnamia.it/poitofintrests/castellaccio/. Per quanto riguarda la Torraccia, la prima è di Ettore Fabbri su https://www.tourer.it/scheda?la-torraccia-bagnacavallo, la seconda è di Gilberto Minguzzi su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/51901

Il castello di venerdì 5 febbraio



BASILIANO (UD) - Torre in frazione Basagliapenta

Basagliapenta è situata nel mezzo della pianura friulana, lungo la strada statale n.13 a 60 metri sul livello del mare. Dista 14 Km. da Udine, conta circa 600 abitanti ed è frazione del comune di Basiliano. Troviamo Basagliapenta nominata per la prima volta in un documento del 1229 nella forma di «Basalgiapenta» poi in altri successivi del 1231, del 1326 ecc. nella forma di Basalgapenta, Basalgapinta, Bascagliapenta, Basalghiapenta, Basilicapicta». Non è da escludere che tale nome possa identificarsi nel toponimo in «duas basilicas» che appare nel documento sestense de 762. È questo un atto di donazione, con cui i fratelli Longobardi Erfo, Anto e Marco dotarono il monastero di Salt sulla sponda del Torre, per le monache Benedettine, dove si era ritirata la loro madre e del monastero di Sesto al Reghena per i monaci Benedettini. Lo stesso toponimo appare in un documento del mille «Varianum, due basilice». Basagliapenta o Basilicapicta e i suoi sinonimi deriverebbero da basilica picta cioè chiesa dipinta, intendendo per basilica un luogo di culto; più che a una Basilica romana dobbiamo pensare ad una piccola chiesa campestre. In passato qualche studioso (Leicht) vedeva in questo nome una derivazione bizantina o greca da «Basilike odos» o da « Basilejos» e «penta» nel senso di strada regia o consiliare quinta. Ora però quest’ipotesi è stata dai più abbandonata. Circa l’origine dell’abitato di Basagliapenta possiamo dire che è medioevale (VII-IX secolo). Con questo però non si esclude che il paese possa essere di origini romane. Di solito furono le vie commerciali che diedero origine alle nostre comunità e Basagliapenta sorgeva proprio lungo il tracciato di una strada romana che da Forum Julii (Cividale) attraverso Orzano, Pradamano, Basaldella, Basagliapenta raggiungeva Quadruvium (Codroipo) immettendosi poi sulla consolare Postumia. Con l’invasione degli ungari, che desolarono anche la zona di Basagliapenta, tutto fu sconvolto, perirono uomini, vennero distrutti villaggi ed archivi. Basagliapenta è sempre stata sotto il diretto possesso temporale e spirituale dei Patriarchi di Aquileia. Beni in Basagliapenta possedeva il monastero di Aquileia. Notiamo in un documento del 13 agosto 1229 che la Badessa Meregarda provava, davanti al decano Corrado ed al canonico Filippo, giudici papali, le violenze sui suoi possedimenti nella località di Beano, Pantianicco, Basagliapenta e Villaorba, da Federico di Castello e dalle sue genti. Altri beni aveva in Basagliapenta la nobile famiglia di Cuccagna come notiamo da un atto di vendita fatto da Giovanni q. Tomaso di Cuccagna l’8 aprile 1315. Così pure si nota da un atto del 3 gennaio 1356 che i signori Mainardo ed Enrico vendono per cinque marche aquileiesi tutti i loro beni in Basagliapenta a Coraduccio q. Giovanni di Coloredo. Dai documenti del XV secolo notiamo che la maggior parte del territorio era coperto da boschi e selve e le colture più in uso erano: frumento, segala, orzo, miglio e pascolo. Basagliapenta figura pure nell’elenco delle ville bruciate durante le terribili invasioni dei Turchi e precisamente in quella del 30 ottobre 1477 in cui arsero anche le ville vicine. Di particolare interesse in questa frazione friulana troviamo la Chiesa di Santa Maria Maggiore con l'annessa torre camanaria. Proprio il campanile è oggi un monumento nazionale, come opera di epoca antica. In esso si devono distinguere tre parti, come era prima del terremoto del maggio e settembre 1976:
1) La torre antica
La maggior parte degli storici la ritengono costruita intorno al Mille, al termine delle incursioni nel Friuli degli Ungari. In seguito a questa terribile esperienza, nel timore che le scorrerie si ripetessero, tutti i paesi di una certa consistenza, si costruirono le “cortine”. Queste erano delle piccole fortificazioni costruite per lo più intorno alle chiese, con muraglioni e circondate da fossati. Dentro si costruivano magazzini, cisterne d’acqua, rifugi e nel mezzo si ergeva la torre di difesa. Non mancano, tra gli storici competenti, coloro che sostengono che la torre di Basagliapenta fosse più antica delle “cortine” suddette, ritenendola esistente già al tempo dei Longobardi (600-700). Essa fu, dunque, in origine, una Torre di difesa, avvistamento, segnalazione e lo si desume dai particolari della costruzione, fornita di numerose finestrine – feritoie e archibugiere, che si aprono a coda di rondine internamente e finiscono all’esterno con piccola apertura rettangolare; molte di queste feritoie furono murate in seguito alla costruzione della nuova Chiesa settecentesca, addossata al campanile (1753). All’angolo nord della torre è incastonata una pietra angolare di scultura antropomorfa, forse barbarica, con incise due teste.
2) La cella campanaria
Si ritiene costruita fra il 1400 e il 1500 all’avvento delle campane, sopra la torre preesistente. E’ visibile a occhio nudo la sopraelevazione, dall’altezza dell’orologio in su, con altra pietra e altra lavorazione. Spiccano ai quattro lati le finestre a bifora, divise da eleganti colonnine terminanti a gruccia.
3) La cuspide.
Una cuspide fu costruita alla fine del 1600 (se si ritiene valida la data incisa sulla bandierina segnavento di ferro inserita nella croce terminale indicante il 1691). Fu, però, un errore architettonico: una cuspide gotica su di un tetto romanico. Costruita in mattoni di argilla, fu intonacata con malta di cemento nel 1929, aumentandone il peso. Fu demolita nel 1980 a causa delle lesioni prodotte dal terremoto del 1976. Ecco un video per osservare meglio la torre campanaria in questione: https://www.youtube.com/watch?v=QBIFy0WXzdg (di FlyDronesUdine)

Fonti: https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2001/messe158.htm, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/basiliano-ud-fraz-basagliapenta-chiesa-di-santa-maria-maggiore/

Foto: la prima è presa da https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2001/messe158.htm, la seconda è presa da https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/basiliano-ud-fraz-basagliapenta-chiesa-di-santa-maria-maggiore/

Il castello di giovedì 4 febbraio


 
VERNOLE (LE) - Palazzo Baronale in frazione Pisignano

Notizie certe del casale di Pisignano si hanno a partire dall'epoca normanna (XI-XII secolo), quando nel 1115 il conte normanno Goffredo donò il feudo alla Chiesa di Lecce (ancora oggi alcuni fondi agricoli sono detti "piscupiani", dal lat. "episcopus" e in greco ἐπίσκοπος, epìskopos). Nel 1275 il nobile Guglielmo Pisanello risultava feudatario di Pisignano per volere di Carlo I d'Angiò. Nel XVI secolo appartenne a Gian Giacomo dell'Acaya, e tra il 1574 e il 1630 fu venduto per ben tre volte fino a pervenire ai Severino. Nella "Breve descrizione di Terra d'Otranto" del 1601, Pisignano risultava essere costituita da "40 fuochi", ovvero famiglie, quindi circa 200 abitanti. Con l'arrivo dei Borbone, a metà del Settecento, venne istituito il Catasto onciario, che costituisce un'importante fonte per gli storici, in quanto, al contrario dei catasti attuali, non riportava mappe bensì censimenti ben dettagliati. Nel primo decennio dell'Ottocento, con le leggi eversive della feudalità volute dai nuovi dominatori, i francesi di Napoleone Bonaparte, si aprirono dei contenziosi tra comuni ed ex baroni, i quali sicuramente videro diminuire il loro potere ed i loro introiti derivanti dai vari balzelli imposti alla popolazione su ogni transazione ed ogni attività. Dopo la breve parentesi napoleonica, tuttavia, nonostante le pressioni di clero e nobiltà, alcune prerogative dei baroni non vennero rimesse in vigore nemmeno dai restaurati Borbone di Napoli. Il Palazzo Baronale Severino Romano è un edificio risalente al Seicento e vi si accede attraverso un elegante portale. L'edificio fu costruito dai Severini che diventarono feudatari di Pisignano intorno alla metà del 1600 e che quindi vollero realizzare una propria residenza. Il palazzo, molto simile a quello di Castrì, molto probabilmente fu costruito dagli stessi autori e cioè i fratelli Margoleo. Il suggestivo cortile presenta sul lato d'ingresso una eccezionale (dal punto di vista scenografico) balaustra, ad arco settecentesco, d'ingresso al giardino. Anche il pozzo, simile a quello del palazzo Granafei di Sternatia, risulta un interessante esempio di architettura. I Severini furono i feudatari di Pisignano dall'inizio del 1600 all'inizio del 1800. La famiglia Severini giunse da Napoli ed è segnalata dapprima con il titolo di barone e con quello di conte poi (dalla seconda metà del secolo XVII fino alla fine del secolo XIX). Questa famiglia risultò molto importante per il paese non solo dal punto di vista dell'amministrazione, ma anche perché durante la sua presenza furono realizzate quasi tutte le opere che oggi ammiriamo a Pisignano. Oggi il palazzo baronale è sede dell'Accademia salentina di scacchi, con una biblioteca nazionale specializzata. Per approfondire suggerisco questo link: https://www.youtube.com/watch?v=YmvWe8u3wXg (video di salentowebtv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pisignano, http://www.salentonline.it/monumenti/dettagli.php?id_elemento=1753, http://www.ilparcopiubello.it/index.php/park/dettaglio/301

Foto: la prima è di peiro su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/236831/view, la seconda è di Ennio-lecce su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Pisignano_.jpg

mercoledì 3 febbraio 2021

Il castello di mercoledì 3 febbraio




MONSAMPIETRO MORICO (FM) - Castello

Il nome del borgo compare per la prima volta sotto il pontificato di papa Alessandro II in un documento del 1061, quando Malugero Melo, figlio del nobile normanno Drogone d'Altavilla conte delle Puglie, fondò nel fermano tre castelli protetti da alte e solide mura: Monsampietro Morico, Sant'Elpidio Morico e Monte Rinaldo (Morico). Secondo la tradizione, Malugero chiamò il suo possesso "Morico" in onore di sua moglie, il cui nome era Morica (più probabilmente tale denominazione deriva dal termine latino murex, riconducibile alla specie vegetale "Medicago murex" o al genere di molluschi "Murex", ambedue caratterizzati da aculei). Nel 1317, il borgo si sottomise volontariamente a Fermo seguendone le vicissitudini storiche, dopo che era stato più volte assalito e conquistato. Nel 1407 il vicedelegato della Marca Bernardo da Varano lo occupò con le sue truppe. Durante il breve periodo dal 1415 al 1416 fu sottoposto alla signoria di Carlo Malatesta. Il castello costituisce il nucleo urbano principale, le mura di cinta merlate hanno un’altissima scarpata. Intorno vi era un fossato e vi sono tracce di un ponte levatoio (verso est), e della saracinesca, con sei torrioni e mastio in mezzo realizzato con conci in pietra perfettamente squadrati. Per questo, fu considerato un luogo ben munito e difficilmente espugnabile. Non esistono ad oggi studi approfonditi su Monsampietro Morico, la fonte storica più autorevole è il già citato Giovanni Tommaso Catalini che fu parroco del paese per 49 anni, che descrive il paese intorno al castello centrale dicendo che ”Ha due borghi, uno volto a ponente, ma di poche case, l’altro al levante pieno di case e di abitatori”. Così è la descrizione di Monsampietro attuale. Dopo aver parlato della campagna tutta coltivata, ricorda che vi erano due fontane, fra cui quella vicinissima al castello, chiamata “Pescara”, ancora esistente, e che fino al 1960 ha erogato l’acqua potabile, tramite sollevamento, a tutto il centro abitato. Altri link per approfondire: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monsampietro-morico-fm/, https://www.youtube.com/watch?v=xF3bO5jpdDs (video di Fermo Medievale e i suoi Castelli), https://www.youtube.com/watch?v=-LtTChuuszk (video di MARKMEDALvideochanel), https://youtu.be/OjXd9FP2trs (video di Marca fermana)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Monsampietro_Morico, http://www.tecuting.it/c044030/totem/castello.html

Foto: tutte prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monsampietro-morico-fm/

Il castello di martedì 2 febbraio



MONTALCINO (SI) - Torrione in frazione Sant'Angelo in Colle

Non esistono notizie certe sulla nascita del paese, nonostante alcune fonti riferiscano che già esistesse nel 715: in quell'anno, a seguito di una lite tra il vescovo di Arezzo Puperziano e quello di Siena Adeodato, uno dei testimoni riporta che la Diocesi di Arezzo si estendeva fino in Sancto Angelo Abollensis, nome nel quale si coglie un riferimento all'antica denominazione del paese. Tuttavia, la prima menzione certa è del 5 dicembre 1208, in una pergamena dell'ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. Nel mese di dicembre 1225, i Conti dell'allora castello di Sant'Angelo in Colle giurarono fedeltà alla Repubblica di Siena, che si serviva di tali castelli come difesa contro eventuali attacchi. Nel 1281, il paese cadde nelle mani di Armaleo e Gualchino, ribellatisi al dominio senese; le truppe inviate dalla Repubblica riuscirono a riconquistarlo, ordinandone però la distruzione delle mura come "punizione per aver accettato nel castello i nemici". La Repubblica senese si pentì tuttavia di questo gesto, ordinando l'anno successivo la ricostruzione delle mura con l'aggiunta di un cassero completato nel 1286 e da allora noto come "Palazzaccio". Dal 1304, anno in cui la Repubblica di Siena ritirò le guarnigioni da numerose rocche per problemi economici, si perdono le tracce dell'evoluzione del paese, nonostante sia riportato che il paese, in questo periodo, fosse usato come stazione di transumanza dal Casentino alla Maremma. Nel 1462 entrò a far parte della Diocesi di Montalcino e Pienza, istituita in quell'anno da Pio II. Tra il 1555 e il 1559 Sant'Angelo entrò nella Repubblica di Siena riparata in Montalcino, rimanendo poi comune sino al 1777 quando, a seguito di una riforma, divenne frazione del comune di Montalcino. Il borgo fortificato di Sant'Angelo in Colle è di piccole dimensioni e, dall’alto dei suoi 500 metri, guarda il panorama circostante in tutte le direzioni: dai fitti boschi di lecci e macchia mediterranea che salgono fino a Montalcino, al possente e selvaggio Monte Amiata fino alla vasta pianura della Maremma. Il piccolo paese, dominato all’ingresso dalla possente torre del cassero, edificato a raggiera, ha strade concentriche con al centro la chiesa principale ed il palazzo dei notabili. E’ ancora perfettamente conservato e la sua piazza è dominata dalla chiesa romanica di San Michele Arcangelo. All'ingresso del borgo si erge un torrione, comunemente chiamato il Cassero, che fu in passato un fortilizio militare. Nel XIV secolo faceva parte, insieme ad un tratto di mura, di una grancia (fattoria gestita da religiosi) dello Spedale di S.Maria della Scala, importante punto di sosta durante gli spostamenti del bestiame verso la Maremma. Altri link suggeriti:http://www.perlavaldorcia.com/2011/11/lospedale-di-santa-maria-della-scala.html, http://www.centrostudipientini.it/wordpress/?p=533, https://www.youtube.com/watch?v=Gsy7wxi_BhA (video con drone di Giacomo Papi)

Fonti: http://www.travelingintuscany.com/italiaans/santangeloincolle.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Angelo_in_Colle

Foto: entrambe di LigaDue, su http://www.poderesantapia.com/album/santangeloincolle8.htm e su https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/51/SantAngeloInColleMontalcinoTorrionePalazzaccio1.jpg

lunedì 1 febbraio 2021

Il castello di lunedì 1 febbraio


FOSSANO (CN) - Castello di Bava in frazione San Lorenzo

In frazione S. Lorenzo restano oggi dell’antico castello dei Bava, conosciuto col nome di «Cascina del Castello», tre torri e un corpo centrale, sorto su una preesistenza medievale. Fu fatto costruire dalla famiglia Bava nei primi anni del secolo XVI e secondo alcuni da Antonio Bava che fu ambasciatore del Duca di Savoia presso la corte di Francia e dovette acquistarsi qualche merito. E certo che qualcuno della famiglia si distinse nei confronti della comunità, se fu loro concesso il privilegio di innalzare un castello. Infatti gli statuti fossanesi vietavano ai nobili, che avevano giurato fedeltà al comune, di costruire torri e castelli. Sono ancora ben visibili la merlatura e l'accesso alla fortezza da ponte levatoio. Più di un elemento lo conduce certamente alla presenza Templare, massiccia nella zona. Una caratteristica comune a molti castelli dell'epoca è la robusta torre priva di accessi dall'esterno: in caso di assedio era impossibile accedervi, mentre dall'interno una via di fuga sotterranea, con percorsi a gallerie, garantiva la salvezza agli assediati. Il complesso attualmente si trova purtroppo in evidenti gravissime condizioni, in termini di degrado estetico ma soprattutto strutturale. Fonti: https://tourism.ideawebtv.it/magazine/2019/07/fossano-e-il-circondario/, https://www.facebook.com/BRAUNDERGROUNDASSOCIAZIONESTORICOCULTURALE/posts/1233180453490270/

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/BRAUNDERGROUNDASSOCIAZIONESTORICOCULTURALE/photos/pcb.1233180453490270/1233180206823628, la seconda è presa da https://www.facebook.com/BRAUNDERGROUNDASSOCIAZIONESTORICOCULTURALE/photos/pcb.1233180453490270/1233180116823637/