giovedì 8 febbraio 2024
Il castello di giovedì 8 febbraio
MONTERONI D'ARBIA (SI) - Grancia in frazione Cuna
La mole possente in mattoni rossi della grancia di Cuna è uno degli esempi meglio conservati di fattoria fortificata medievale, oltre ad essere uno dei complessi architettonici più particolari ed interessanti della provincia di Siena. Dal XII o XIII secolo lo spedale di Santa Maria della Scala a Siena si interessò del poggio di Cuna, su cui esisteva uno spedale dedicato ad accogliere e dare assistenza ai pellegrini e mercanti che transitavano lungo Via Francigena che, nei pressi, scavalcava l'Arbia. Risulta, da un documento di papa Eugenio III, che questo edificio apparteneva all'Abbazia di Torri. Nel 1295 il rettore Ristoro di Giunta Menghi comprò l'intero poggio, che alla sua morte venne lasciato a Santa Maria della Scala che, da quel momento, iniziò la costruzione di una fattoria fortificata che doveva essere il fulcro di tutti i possedimenti dell'ospedale in Val d'Arbia. Si ritiene che i lavori siano iniziati nel 1314, per iniziativa del successore di Ristoro, Giovanni de' Tolomei, il quale fece costruire anche la chiesa dei Santi Jacopo e Cristoforo subito fuori la cinta murata, ad uso sia dei contadini che dei pellegrini, come tradisce la dedica ai pellegrini per eccellenza Giacomo il Maggiore e Cristoforo. Le fortificazioni, nate per proteggere il grano e gli altri prodotti agricoli dalle scorribande dovute all'incertezza politica e militare, furono completate nel corso del XIV secolo. Si presenta come un grande blocco quadrato con basamento fortificato a scarpa, con due torri angolari dotate di apparato difensivo a sporgere sul lato meridionale. Il nucleo più antico delle fortificazioni è la cosiddetta "casa torre", posta al centro dell'insediamento, alla quale si aggiunsero altre due torri d'angolo, sul lato sud che guarda verso i confini dello Stato, a proteggere i granai e le altre strutture agricole e abitative. L'ingresso principale immette in un cortile a forma di 'L' dal quale si accede ai locali e magazzini interni grazie ad una rampa, coperta nel primo tratto da belle volte a crociera, la quale permette di salire anche con bestie da soma fino ai piani più elevati. Questa era la vera e propria fattoria-fortezza circondata dal primo anello di mura del XIV secolo con ancora riscontrabile parte del camminamento di ronda, con feritoie e ballatoio. Un secondo anello circonda la fattoria e il villaggio sorto attorno ad essa. Di questa cerchia permane ancora integra la porta principale turrita. Le case che si vedono tra la cinta e la grancia sono oggi di fattura più recente. Cuna fu saccheggiata solo nel 1554, durante l'ultima guerra di Siena, dalle truppe Austro Ispaniche. Durante la seconda metà del XVI secolo fu aggiunto un tetto alla fattoria e alle torri che ha coperto la preesistente merlatura. La casa padronale, fra le due cerchie murarie, è del XVII secolo. Al Settecento infine risale la rampa tornante che conduce ai granai. Cuna dette asilo a re e papi: nel 1386 a Urbano VI, nel 1420 a Martino V, nel 1451 a Paolo III. Nel 1640 qui morì Carlo di Guisa della famiglia dei Lorena. Nel complesso è ormai da tempo in corso il restauro delle coperture e rampe, è pertanto parzialmente coperto da impalcature e non agibile alle visite. Altri link suggeriti: http://www.lamiaterradisiena.it/I%20Castelli/Cuna/granciadicuna.htm, https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=BSjmGO9PdqA (video di NOI Channel), https://www.youtube.com/watch?v=4HuhFGS2MGw (video di viennaprofi1), https://www.pond5.com/stock-footage/item/188167075-grancia-di-cuna-4k-aerial-drone-orbit-view-monteroni-siena-t (vari video con drone), https://www.ursea.it/wp/archives/3404
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Grancia_di_Cuna, https://castellitoscani.com/cuna/, https://www.terredisiena.it/arte-e-cultura/grancia-di-cuna/, https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/grancia-di-cuna/, http://www.cretesenesi.com/grancia-di-cuna-p-4_vis_9_87.html
Foto: la prima è di Giuseppe Brandmayr su google.com, la seconda è presa da http://www.lamiaterradisiena.it/I%20Castelli/Cuna/granciadicuna.htm
martedì 6 febbraio 2024
Il castello di martedì 6 febbraio
CROCEFIESCHI (GE) - Castello
Il maniero fu citato varie volte in diversi documenti del XII e XIII secolo. I primi dati sicuri sul borgo si hanno intorno al 1000, con la costruzione del castello, sulla sommità del monte Castello, ad opera dei vescovi di Tortona. Nel 1140 il borgo divenne feudo dei marchesi di Gavi, fino al 1198. In seguito, il 30 aprile 1198 papa Innocenzo III riconfermò il possesso di Croce, Savignone e Montoggio alla chiesa tortonese. Nello stesso secolo, Federico Barbarossa, per punire Tortona che lo aveva osteggiato nella sua campagna in Italia, concesse il castello e paese di Croce ai Malaspina. Agli inizi del 1200, dopo la riconciliazione di Tortona con l'imperatore, il borgo ritornò in possesso del marchese di Gavi, Guglielmo, per poi essere ceduto al Comune di Genova. Il castello, dai documenti dell'epoca, venne distrutto e raso al suolo dalle forze genovesi nel corso di una guerra fra i primi e Tortona, con l'impegno da parte dei genovesi a non riedificarlo. Oggi si possono notare le sue fondamenta, di varia forma, sulla sommità del Monte Castello. In particolare è ancora visibile la base di una torre.
Fonti: https://www.mondimedievali.net/castelli/Liguria/genova/provincia000.htm#croce, https://fuorigenova.cittametropolitana.genova.it/content/poi/ruderi-del-castello-di-crocefieschi, https://it.wikipedia.org/wiki/Crocefieschi
Foto: la prima è di Daniele64 su Tripadvisor.it, la seconda è di Massimo Mazzarello su https://lh3.googleusercontent.com/p/AF1QipMJ4WNRNrunZxM7C2SvvXOKdAZu19Lyz8DyDjR6=s680-w680-h510
lunedì 5 febbraio 2024
Il castello di lunedì 5 febbraio
PIGLIO (FR) - Torre del Piano
Fonti: https://livingciociaria.it/destination/piglio/attivita/torre-del-piano/, testo di M. Anzellotti su pannello informativo del Comune di Piglio)
Foto: la prima è presa da https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1200088325 (Beni Culturali Standard BCS), la seconda è del mio amico Mauro De Liberis
venerdì 2 febbraio 2024
Il castello di venerdì 2 febbraio
VIGLIANO D'ASTI (AT) - Castello
L'origine antica dell'insediamento è testimoniata dai documenti datati anteriormente all' anno Mille dove il luogo è ricordato come Vicus Jani, poichè l'abitato era situato presso un bivio, e anche Vianum o Viglanum, Viano (899 d.c.)"loco et fundo Viliano" (960 d.c.) e Villiano (1224 d.c.) da cui deriva l'esito italiano ufficiale. Di questa terra fa menzione una bolla di Innocenzo IV del 1247 a favore del Monastero di Azzano, da cui dipendeva la parrocchia, sotto il titolo di San Nazzario. Sturace Vescovo di Asti nel 899 fece donazione ai suoi Canonici di vari diritti, decime "et quid quid habeat in Viano". Nella bolla di fondazione dei Canonici di Sant'Aniano d'Asti fatta da Alrico nel 1024, è detto "Vilianum". Alrico possedeva dei diritti che cedette a quei Canonici. Nel 1163 i Durnasi d'Asti, possedendo Vigliano, furono costretti a prestare omaggio al Marchese di Monferrato. Gli Astigiani allora dichiararono guerra al Marchese del Monferrato per spogliarlo oltre che della giurisdizione su Vigliano anche di altri privilegi. Tutto ciò portò morti e provocò molto disordine, per cui intervennero i Milanesi i quali, autorizzati a realizzare un compromesso, nel 1199 assegnarono agli Astigiani la superiorità su questa terra. I Durnasi durante le ostilità avevano parteggiato per il Marchese del Monferrato poichè sapevano che gli Astigiani miravano a togliere loro il feudo di Vigliano. Cessate queste ostilità, trovandosi a mal partito, cedettero con un atto di vendita le loro ragioni ad Asti; ciò avvenne nel 1200 e ne fu ricevuto atto da "Sibaldo de Montibus". Da allora in poi gli Astigiani non investirono più alcun vassallo e nel 1599 Vigliano faceva parte del "Capitaniato di Asti". Ma nonostante l'intervento dei Milanesi, il Marchese del Monferrato non desistette mai dalle sue pretese su Vigliano e nel 1224 lo ipotecò a favore di Federico II a garanzia di un prestito di 9.000 marchi d'argento che aveva ricevuto da lui. Il detto Marchese ebbe buon gioco fino a quando Federico II ebbe influenza in Italia, ma essendo in fine morto nel 1250, gli Astigiani recuperarono non solo Vigliano ma anche tutto quanto egli aveva ingiustamente occupato nella provincia di Asti. Fu Vigliano soggetto a dolorose vicende al tempo delle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini; vicende che si protrassero fino verso la metà del XIV secolo. Durante quelle lotte fu occupato ora dall'una ora dall'altra fazione ed in quelle circostanze fu distrutto il castello eretto dai Durnasi. Dopo il 1559 Emanuele Filiberto diede Vigliano in feudo alla famiglia astigiana "Monte" o "De Montibus". Estintosi uno degli eredi della famiglia "De Montibus" il feudo passò agli "Alfieri", antenati di Vittorio Alfieri. Nelle guerre del secolo XVII, Vigliano fu assoggettato a molte sofferenze a causa degli Spagnoli che compivano scorrerie al di qua di Agliano nella valle Tiglione. Il castello è, in realtà, la dimora che i "De Montibus" edificarono sulle rovine dell'antico fortilizio che, secondo i documenti, già esisteva nel 1130. Situato nella parte più elevata dell'abitato, gode di un'eccezionale posizione panoramica. Appare oggi come un semplice edificio a pianta rettangolare che subì frequenti modifiche negli ultimi secoli, perdendo sempre di più l'aspetto dell'antica residenza castellata. La facciata principale è di origine ottocentesca. Dell'antico impianto rimangono tracce dello schema di base e resti della struttura muraria scarpata, decorata superiormente da una fascia dentellata.
Fonti: http://www.comune.vigliano.at.it/Guidaalpaese?IDPagina=17449, http://www.impresalatorre.com/i-nostri-paesaggi/in-provincia-di-asti/vigliano-d-asti-at/, testo tratto dalla pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)
Foto: entrambe prese da http://www.comune.vigliano.at.it/GuidaalPaese?idpagina=17449
giovedì 1 febbraio 2024
Il castello di giovedì 1 febbraio
Ad un'ora di cammino a piedi, dopo aver lasciato la strada battuta che conduce all'altipiano di Collemezzo (o del Colubro), si accede ai ruderi del castello risalendo il fossato Ballerino. Qui restano in piedi un tratto della torre, con cisterna ricoperta accanto, tracce di pareti delle mura difensive lunghe circa 500 metri e larghe una trentina di metri ed anche la chiesa di Santa Maria di Collemezzo. Il castello era in posizione strategica per controllare le vie di comunicazione tra la palude pontina (Norma, Cori, Bassiano e Ninfa) e le vie interne delle vallate di Carpineto e del Sacco. Le prime notizie del castello si hanno con la bolla di Lucio III (anno 1182), che indica quali "domini" i De Collemedio, padroni anche della vicina Montelanico. Un suo feudatario, Guido de Collemedio, partecipò alla congiura contro Papa Bonifacio VIII (lo schiaffo d'Anagni). Nel 1372 il castello venne distrutto dagli abitanti di Cori e la signoria de Collemedio scomparve nel XVI secolo, mentre il suo territorio sarà incorporato da Montelanico. Tra i personaggi illustri di questa signoria vi è il cardinale Pietro De Collemedio, diplomatico e rettore dell'università di Parigi. Sebbene siano rimasti in piedi solo un tratto della torre con cisterna ricoperta accanto, la Chiesa di S. Maria del Castello e alcuni resti delle mura difensive, il Castello doveva essere tanto grande quanto importante, se si considerano la lunghezza complessiva delle mura (500 mt in tutto) e la posizione strategica di controllo delle vie di comunicazione su cui è stato costruito (tra la palude pontina e le vie interne delle vallate di Carpineto e del Sacco). Altri link suggeriti: https://www.escursionismo.it/la-famiglia-dei-collemezzo-e-il-loro-castello/, https://www.youtube.com/watch?v=JK5iVjRuy-Y (video di Matteo Trulli), https://www.facebook.com/watch/?v=966736930400062 (video)
Fonti: https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-collemezzo?ldc, https://www.compagniadeilepini.it/montelanico-cultura-edifici-storici/, https://www.ilborghista.it/dettaglio-da-fare-ruderi-del-castello-di-collemezzo-montelanico-rm-23012
Foto: la prima è presa da https://www.escursionismo.it/la-famiglia-dei-collemezzo-e-il-loro-castello/, la seconda è presa da https://www.facebook.com/watch/?v=966736930400062
mercoledì 31 gennaio 2024
Il castello di mercoledì 31 gennaio
PELLEGRINO PARMENSE (PR) - Torre dei Marchesi
Sono poche le informazioni e i documenti storici al momento conosciuti su questa fortificazione. Appoggiata su di una rupe ofiolitica, è attorniata lì vicino dai resti di altre opere murarie ormai sconnesse tra loro. Pur nella carenza di documenti a disposizione, i muri della torre ci raccontano una storia antica, quando scalpellini medievali innalzarono affascinanti pareti di pietre squadrate che ricordano tanto quelle delle chiese tardo- romaniche. Il colore dei muri è diverso da quello della rupe rocciosa. Le sapienti mani dei costruttori preferirono, infatti, alla difficilmente lavorabile pietra del posto rocce arenacee e calcaree, le quali donano alla torre una tenue tonalità arancione e biancastra. Le scaglie verdastre di roccia ofiolitica, invece, caratterizzano il riempimento "a sacco" dei muri, accompagnandosi anche alla spazzatura del tempo: rottami laterizi di coppi e mattoni. Secondo alcuni si tratterebbe dei resti del castello di Grotta. E’ conosciuto anche come "Torre dei Marchesi" e, con assoluta probabilità, pare sia appartenuto dapprima ai marchesi Pallavicino della vicina Scipione e, poi, ai marchesi Della Torre di Verona e agli Sforza Fogliani. Era, facilmente, parte integrante di uno scacchiere difensivo voluto dalla nobile famiglia Pallavicino in Val Stirone, con ogni probabilità abitato (solo da truppe militari o anche da membri della famiglia Pallavicino o da altre famiglie importanti della zona?). Oggi, oltre alla torre, si possono notare alcuni locali interrati, con feritoie, i resti di una cisterna (e forse di un magazzino in cui venivano ovviamente conservate le provviste) ma è certo che il luogo era arricchito anche dalla presenza di un oratorio di cui resta la traccia più evidente e significativa a poche centinaia di metri; infatti nella località di Casaleno (o Casalino), varcata la soglia della graziosa, quattrocentesca chiesetta dedicata a san Pietro Apostolo, si trova la statua lignea, trecentesca, della Madonna del Buon Consiglio. Un simulacro al quale i fedeli di tutta la zona sono molto legati e che in origine si trovava proprio nell’oratorio della "Torre dei Marchesi".
Fonti: testo di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2015/05/il-misterioso-quadrilatero-della-val.html, testo di Le Visite Insolite su https://www.facebook.com/levisiteinsolite/posts/torre-di-grotta-o-torre-dei-marchesi-prfoto-scattate-a-inizio-2020un-altro-pitto/3076832582361791/?locale=ar_ARFoto: la prima è di Le Visite Insolite su https://www.facebook.com/photo/?fbid=3076753759036340&set=pcb.3076832582361791&locale=ar_AR, la seconda è di Carlo Raineri su https://www.tourer.it/scheda?torre-dei-marchesi-grotta-aiola-pellegrino-parmense
lunedì 22 gennaio 2024
il blog si concede una pausa
Cari amici,
per impegni personali non potrò parlarvi di nuovi castelli per qualche giorno, ci rivediamo la prossima settimana !!
Valentino











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