lunedì 31 gennaio 2011

Il castello di martedì 1 febbraio



MOZZAGROGNA (CH) - CASTELLO DI SETTE

Fu fondato dai Longobardi sul termine dell'VIII secolo (altre fonti lo vogliono costruito tra il IX ed il X secolo) e successivamente fu feudo dei conti di Chieti fino alla conquista da parte dei Normanni. Nel 1259, re Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, donò il castello con il suo feudo alla città di Lanciano. Nel 1268 vi soggiornò il conte Filippo di Fiandra insieme a tutta la sua famiglia. L'episodio del 1308 che lo vide non in linea con i voleri del re e, successivamente, barricato nello stesso edificio e infine cacciato, costituì purtroppo l'inizio di un inesorabile declino del fortilizio. Durante questo lungo periodo di decadenza si hanno scarse notizie sul castello e su come scomparve la costruzione; infatti, attualmente di originario non rimane che qualche resto di cinta muraria. E' certo che le sue rovine e i boschi circostanti furono spesso rifugio e covo di bande brigantesche. Il Castello, oggi chiamato "di Sette", doveva sicuramente rappresentare un edificio significativo perché includeva, oltre alle stanze residenziali, diversi magazzini ed una fabbrica d'armi; all'interno del muro di cinta esistevano anche quattro chiese dedicate rispettivamente a Dio, a San Nicola, a Sant'Angelo e a San Pastore. L'aspetto attuale è simil tardo-medievale - rinascimentale. Ai lati della facciata vi sono due torrioni con merlatura. Il corpo centrale è sormontato da una tettoia. Le pareti esterne sono realizzate interamente in pietra. Una cornice a bugnato corre per tutta la facciata principale che, sopra il portone principale, risulta spezzata e sopraelevata dal resto della cornice. Le varie finestrelle, strette, presentano un archetto a tutto sesto. Tutt'intorno vi è un giardino. Nel 1625 il feudo del castello venne venduto a privati, dapprima agli Anfosso e poi ai Procaccino. Nel 1721 la baronessa Chiara de Osses rimanendo senza eredi, donò il castello ad Antonio Genoino, di cui il castello rimase di proprietà fino alla metà del 1900 a seguito della misteriosa scomparsa dell'ultimo erede della famiglia durante la seconda guerra mondiale. La forma attuale è dovuta ad una recente costruzione. Attualmente è sede di un hotel che ha lo stesso nome del castello. Per approfondire si può visitare il sito www.castellodisepte.com

Il castello di lunedì 31 gennaio



BINASCO (MI) - CASTELLO VISCONTEO

Domina la piazza principale dell'abitato con la sua imponenza. Edificato nel 1300 a protezione di Milano, presenta il caratteristico aspetto dei castelli viscontei di pianura. Ha pianta quadrangolare allungata, con alte mura merlate in laterizi a vista che cingono una ampia corte centrale, ed era forse protetto da quattro alte torri angolari quadrate (oggi ne rimangono solo due, oppure si ipotizza che l'edificio possa essere rimasto incompiuto), nonchè circondato da un ampio fossato, oggi riempito. L'ingresso principale è collocato in cima ad un piccolo ponte/rivellino. Il cortile presenta un porticato ed una loggia, probabilmente di epoca più tarda. Fu teatro di una tragedia che vide coinvolti Filippo Maria Visconti e Beatrice di Tenda, sua sposa in seconde nozze. Dopo averla sposata il Visconti perdette presto ogni interesse per la moglie e la accusò di adulterio. Imprigionata con il presunto amante e condannata a morte dopo un sommario processo, fu decapitata nel cortile del castello nella notte del 13 settembre 1418. A ricordo del fatto vi è una lapide posta all'interno del castello. Restaurato, oggi il maniero è sede del municipio.

sabato 29 gennaio 2011

Il castello di domenica 30 gennaio



SAMMICHELE DI BARI (BA) - CASTELLO CENTURIONE-CARACCIOLO

Fu costruito durante il periodo normanno per assolvere funzioni di controllo e difesa. Già conosciuto agli inizi del Cinquecento, tra il XVI ed il XVIII secolo fu al centro di numerose vicende che ne determinarono il cambio di signorie: nel ‘500 fu in mano al banchiere genovese Heronimo Centurione, nel 1606 all’ebreo portoghese Michele Vaaz, il quale chiamò il paese “San Michele”; nel 1675 al barone Antonio De Ponte. I duchi Caracciolo ne presero possesso nel 1797 per poi affidarne i lavori di restauro nella seconda metà dell’Ottocento all’architetto Amenduni. Ciò comportò un sostanziale sconvolgimento dell’aspetto originario dell' edificio, al quale vennero aggiunte le torri merlate, venne rifatta la facciata in bugnato con i tre portoni e le bifore a primo piano al posto di altrettante finestre. Il castello, così come appare oggi, ha dunque un impianto quadrato e torri sporgenti, a base scoscesa e caratterizzate da merli e strette aperture verticali. Esso presenta nove ambienti al piano terra coperti da volte a crociera, ed altrettanti locali al primo piano. I Caracciolo ne rimasero in possesso sino a pochi anni fa, per poi cederlo al comune. Dal 1974 il castello è sede del Museo etnologico della Civiltà Contadina "Dino Bianco".

Il castello di sabato 29 gennaio



ORZINUOVI (BS) - CASTELLO DI SAN GIORGIO

Denominato Rocca San Giorgio, era una vera e propria cittadella militare la cui costruzione ha avuto inizio nel 1477 per iniziativa della Repubblica Veneta, sotto il cui controllo Orzinuovi passò definitivamente dopo la pace di Lodi nel 1454. Già in età comunale Orzinuovi, per la sua posizione strategica, era un borgo fortificato voluto dal comune di Brescia con delibera del 1193(Castrum Orceorum Novarum). Della grandiosa fortezza veneziana a pianta poligonale, eretta su un importante confine occidentale, è rimasta solo una parte. A testimonianza del dominio della Serenissima sono miracolosamente sopravissuti alla iconoclastia giacobina tre bei leoni marciani a tipologia andante, scolpiti nella bella pietra di botticino: sono ancora murati sulle due porte urbiche e sul palazzo municipale. Un quarto leone marciano, nella tipologia in 'moleca', è murato nel basso torrione a lato del castello. Il castello, come è visibile oggi, è il risultato dell'assemblamento di parti, con funzione e datazione assai diverse tra loro. La fase più antica è rappresentata dalla torre (XIII sec.) che, dalla originaria funzione di porta di accesso al borgo, è poi stata inglobata negli edifici successivi, come maschio della fortezza. Ad essa vennero progressivamente addossati gli altri corpi di fabbrica, trasformando l’antico passaggio dapprima in uno spazio chiuso con valenza di ridotto fortificato, e successivamente in un edificio quadrangolare, con muri difensivi dotati di ampia scarpa e un apparato fortificatorio provvisto di beccatelli. L’ulteriore ampliamento del complesso, motivato dalla crescente importanza di Orzinuovi come postazione "di confine", favorì il riassetto complessivo dell’intera fortificazione nel 1477.
La Rocca venne dotata di 4 torri circolari (restano visibili solo le due meridionali) e nuovi perimetrali provvisti di scarpe ancor più solide e accentuate. Sempre in questo frangente vennero previste due porte urbane di accesso al borgo, dette anticamente “porta di sotto” o di S. Giorgio (la meridionale, da cui partiva la strada per Cremona) e “porta di sopra” o di S. Andrea (la settentrionale, da cui partiva la strada per Brescia). Dal 1700 il fortilizio perse la sua importanza strategica, passando dapprima sotto il dominio francese, poi sotto quello degli austriaci; furono questi ultimi ad abbattere alcune parti di mura perchè ritenute pericolose. Nel XIX secolo fu acquistato dal Comune e venne utilizzato prima come carcere, poi come istituto scolastico. Dal febbraio 1995 il Castello è stato interessato da lavori di conservazione e restauro, con l'obiettivo di renderne funzionali gli spazi (quelli al piano terra e al primo piano in funzione di mostre temporanee). Esso infatti ora accoglie rinomate mostre ed alcuni suoi locali ospitano la sede del Parco Regionale Oglio Nord.

venerdì 28 gennaio 2011

Il castello di venerdì 28 gennaio



VERNOLE (LE) - BORGO E CASTELLO DI ACAYA

Appartenente al borgo fortificato di Acaya, di cui occupa l’angolo sud-orientale, venne costruito nel 1506 per volere di Alfonso Acaya, feudatario del luogo. Intorno al 1535 avvenne la costruzione della cinta muraria, dei bastioni e del fossato ad opera del figlio di Alfonso, Gian Giacomo. Presenta una pianta trapezoidale con due torrioni circolari a nord-est e a sud-ovest, un bastione a punta di lancia nell’angolo sud-est; infine l’ultimo angolo (nord-ovest) si congiunge con la cinta muraria. L’ingresso al castello si apre a nord-est e un unico ponte lo collega alla terraferma. Nelle mura, nei bastioni e nelle torri del castello si aprono cannoniere e feritoie che avevano il compito di garantire agli occupanti il perfetto controllo di quanto avveniva all'esterno della fortificazione. Il castello, nella concezione rinascimentale, aveva sia scopi militari che residenziali; era la residenza del feudatario del luogo e, nello stesso tempo assicurava protezione agli stessi luoghi che facevano capo a lui. Il piano nobile del castello presenta tante sale, destinate ad alloggi dei signori del luogo, tra loro comunicanti e collegate con l'ampio terrazzo che si affaccia sul cortile interno. Il piano non è completo, in quanto l'intera ala est fu letteralmente smontata ed il materiale recuperato rivenduto ed usato per la costruzione di una masseria nei dintorni di Acaya. L'opera di smantellamento fu eseguita agli inizi del 1700 dalla famiglia Vernazza, proprietaria in quell'epoca del feudo. L'ambiente più caratteristico di tutto il piano nobile del castello è senza dubbio la sala ennagona che occupa il bastione di nord est. Essa si presenta decorata con bassorilievi e sulla porta d'ingresso due visi accolgono i visitatori: sarebbero stati attribuiti dagli esperti ad Alfonso dell'Acaya e Maria Francone (discendente dai signori di San Donato), genitori di Gian Giacomo, progettista del castello così come lo vediamo oggi. Sono anche gli unici fregi rimasti ad ornamento del castello, visto che tutti quelli che adornavano le pareti delle altre stanze del castello sono state accuratamente smontate nel corso dei secoli. La cittadella di Acaya é dotata di un sistema viario rigorosamente geometrico del tipo detto 'ad insula', concepito da Gian Giacomo e composto da sette strade rettilinee che si intersecano le une con le altre; sono orientate da nord verso sud e le stesse si incrociano con altre tre poste da est verso ovest. La sicurezza del borgo unito all'operosità della popolazione nelle attività agricole e pastorali, fecero raggiungere alla cittadella, intorno alla metà del XVI secolo, il suo massimo fulgore economico e di densità di popolazione. Con la morte di Gian Giacomo Dell'Acaya (1570) e la definitiva vendita del medesimo feudo, per il borgo di Acaya, assorbito dal fisco regio, cominciò il periodo di irreversibile decadenza.
Nel 1608 Alessandro de Montibus si incaricò di ulteriori ristrutturazioni, ma il castello non subì sostanziali trasformazioni fino al 1714, quando fu assalito dai Turchi. Dopo un lungo periodo di abbandono e di degrado, il borgo e il suo castello
attraverso una intensa attività di recupero e rilancio avviata dall'Amministrazione Comunale di Vernole e dall'Amministrazione Provinciale di Lecce, sono tornati a nuova vita tanto da ospitare -nel 2008- il primo forum internazionale per la pace nel Mediterraneo, organismo dell'UNESCO.

giovedì 27 gennaio 2011

Il castello di giovedì 27 gennaio



FRANCOLISE (CE) - CASTELLO NORMANNO

Ha forma irregolare e fu costruito nella seconda metà del IX secolo dai Normanni, su commissione del Cardinale Benedetto Caetani D’Anagni oppure di S.Tommaso D’Aquino, secondo la testimonianza del Parroco di Francolise, Don Raimondo. Malgrado l’opera logoratrice del tempo, si presenta ancora nel suo aspetto tipologico con affreschi e decorazioni con fregi. Ha una grande storia alle spalle. Ospitò sotto gli Svevi alcuni nobili Baroni fedeli a Manfredi; durante il periodo Angioino, nel 1271, fu concesso da Carlo d’Angiò come feudo ad un suo consanguineo, Simone di Monteforte, conte di Avellino. Poi passò nelle mani del conte Francesco d’Eboli, ai D’Aquino e ai principi di Caramanica. Nel 1372 divenne residenza extraurbana del Conte di Caserta, Giacomo Della Ratta. Ha ospitato anche il cardinale Benedetto Caetani futuro papa Bonifacio VIII e Luigi D’Angiò. Nel 1647, divenne rifugio del brigante Domenico Colessi di Papone e dei suoi uomini. Successivamente (1734)fu visitato dal Re Carlo di Borbone e dalla sua consorte. A poca distanza dal Borgo esiste la famosa fonte Calena, ormai in disuso, cantata dai romani, nota per le virtù delle sua acque acidule.