martedì 6 marzo 2012

Il castello di martedì 6 marzo



IMPRUNETA (FI) - Castello di Cafaggio

E' una splendida struttura trecentesca situata in un posizione panoramica su una collina di ulivi, vigneti e bosco a 400 metri sul livello del mare. Essa domina il paese di Impruneta, San Casciano e la valle della Greve. La villa risale al 1300 e ha visto nei secoli l'avvicendarsi di varie famiglie nobili. Tra gli illustri ospiti del castello, Giacomo Puccini vi trascorse numerose giornate dilettandosi nella caccia in un fitto bosco secolare che si estende per oltre 100 ettari, il quale ospita una grande varietà di piante, fiori, funghi e fauna selvatica. La casa principale, le case coloniche e gli annessi "locali da lavoro" (segheria, mulino, frantoio, tinaia, cantine, vinsantiere, granai, essiccatoi per la seta, forgia per gli attrezzi agricoli, pollai, stalle, porcilaie) hanno costituito fino al secolo scorso una sorta di borgo indipendente e autosufficiente dove si coltivavano e lavoravano i prodotti necessari alla sopravvivenza e al mantenimento dell'intera comunità di contadini e artigiani qui residenti: vino, vinsanto, olio d'oliva, miele, seta, sapone, legna, gli attrezzi agricoli, l'allevamento di tutti gli animali da cortile, da carne e da lavoro. Nella cappella di famiglia venivano celebrati tutti i riti sacri, inclusi i matrimoni e i funerali della comunità. Oggi sono rimaste solo due famiglie di operai agricoli, ma la casa conserva tutti i segni della vita e delle attività passate. Gli antenati degli attuali proprietari, i baroni Benci, non soltanto arricchirono la villa di opere murarie e decorative di notevole valore artistico, ma valorizzarono anche la produzione agricola di queste terre. Una delle case coloniche adiacenti al castello è stata ristrutturata e trasformata in agriturismo con due appartamenti e una casetta indipendente, tutti arredati con mobili antichi di famiglia, alcuni decorati dalla proprietaria. Il cotto originale, le grosse mura di pietra, le travi dei soffitti e le vecchie porte di cipresso conservano tutto il fascino delle antiche case di campagna. La corte, il giardino all'italiana, le belle sale e la cappella privata del castello infine, fanno da cornice ideale per matrimoni e ricevimenti. Per approfondire si può visitare il seguente link: http://www.castellodicafaggio.com

lunedì 5 marzo 2012

Il castello di lunedì 5 marzo



MURO LUCANO (PZ) – Castello angioino-Orsini

Insieme alla coeva cattedrale costituisce una sorta di acropoli della cittadina che ne caratterizza il paesaggio. Imponente e di pregevole aspetto architettonico, il castello, visto frontalmente, domina sulla sommità della collina, il sottostante groviglio dei tetti dell'intero tessuto urbano. Il lato sinistro, invece, si affaccia al margine di un precipizio che ne rende impossibile l'accesso. È incerta la sua origine; il primo nucleo, costituito da una torre tozza posta su un aspro ed inaccessibile sperone di roccia, fu verosimilmente edificato nel IX secolo ad opera dei Longobardi nell'ambito dei sistemi difensivi del Principato di Salerno o Benevento (Longobardia Minor). Parliamo della torre posta alla sinistra dell'attuale ingresso. Nell'XI secolo passò ai Normanni i quali fecero ampliare il castello. Il fortilizio si è poi espanso seguendo l'andamento della puntuta collina con una seconda parte edificata per opera degli Angioini. Primo feudatario fu un francese di nome Pietro Hugot nel 1269 per concessione di Carlo I d'Angiò. Alla morte di Hugot, che non lasciò alcun erede, il feudo di Muro passò a Ottone de Tucziaco (1294), quindi al figlio Filippo, poi a Raimondo Berengario (1304), indi a Mastro Pietro Cazzulo di Napoli, professore di medicina (1316). Infine, ne vennero infeudati la famiglia Durazzo e i Conti Sanseverino di Marsico. Nel 1382 si consumò, nel Castello di Muro, l'omicidio di Giovanna I d'Angiò, Regina del Regno di Napoli, per ordine del nipote Carlo di Durazzo. Si racconta che la donna, avente 56 anni, mentre pregava inginocchiata nel suo oratorio, venne strangolata. Nel 1435 terminò l'epoca angioina ed iniziò una breve dominazione Aragonese. Nel 1530 il Castello venne infeudato alla famiglia Orsini con Ferdinando Orsini, duca di Gravina e conte di Muro, fino al 1806, quando il feudalesimo ebbe fine per un Decreto napoleonico. L'ultimo conte di Muro è stato Filippo Bernualdo III. L’edificio ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche strutturali rese necessarie in seguito al sisma del 1694 ed altri successivi, tutti di grave entità (1857 - 1930 - 1980). All'inizio del Seicento il Castello comprendeva la vecchia torre a quell'epoca usata come carcere, edifici adibiti a cucine, abitazioni per gli armigeri usate talvolta per ospitare manifestazioni teatrali ("il teatro") , magazzini, un pozzo, ed un locale detto appartamento della Regina (dove verosimilmente fu rinchiusa Giovanna I di Napoli, oggi in gran parte distrutto). Più in basso, sempre seguendo il crinale della collina, l'antico Castello proseguiva con una nuova ala fatta costruire con tutta probabilità dagli Orsini e adibita a loro residenza, il cosiddetto appartamento del Principe. Questa nuova ala si concludeva con una seconda Torre (costruita verosimilmente in epoca Angioina). Lo spazio compreso tra le due Torri era occupato da un alto muro con al centro il ponte levatoio. Il terribile terremoto del 1694 impose nuovi lavori quali l'abbattimento del ponte levatoio stesso e la sopraelevazione 'dell'appartamento del Principe. Nel 1830 il Castello fu acquistato da Francesco Lordi che edificò un nuovo voluminoso corpo di fabbrica che oggi costituisce la parte anteriore del Castello. Questo novello corpo di fabbrica, anonimo nelle sue forme ed avulso architettonicamente dall'antico Castello, si caratterizza per l'attuale portone di ingresso, l'ampia scalinata di accesso ed un vasto locale, sottoposto rispetto all'ingresso e adibito a ricovero per i cavalli, conosciuto come Cavallerizza. Il Castello, estendendosi lungo le linee della collina, presenta due cortili scoperti: il più basso dà accesso al vecchio appartamento del Principe con un portone settecentesco portante lo stemma degli Orsini, mentre il più alto e superiore dà accesso alla parte più antica del Castello. Di rilievo è la presenza del "Giardinetto", un giardino pensile su pietra viva posto alla estremità sinistra (per chi entra) dell'appartamento del Principe. Detto giardino, collegato all'appartamento stesso da uno stretto portone, mena, attraverso un tortuoso e caratteristico corridoio aperto, alla piazza della antica Cattedrale. Dal Giardinetto si gode una splendida vista del Paese e della vallata.

sabato 3 marzo 2012

Il castello di domenica 4 marzo




NETTUNO (RM) – Palazzo Orsini-Colonna

Nel cuore del borgo medievale sorge questo palazzo baronale, il cui ingresso principale si apre su piazza Marconi. Punto fortificato, forse palazzo fortezza, è forse il più antico elemento edilizio monumentale dell'abitato di Nettuno. Fu costruito sul finire del 1300 come rocca cittadina da Nicola Orsini sul gradino di 7 metri che divideva l’abitato antico in due parti. L’iscrizione accanto all’ingresso principale, costituito da maestoso portale bugnato, ricorda la sua erezione, e va letta come: ROCCA DELL’ECCELLENTISSIMO SIGNORE NICOLA / ORSINI DI NOLA / PALADINO IN TUSCIA / CONTE DI SOLETO / SIGNORE DEL CASTELLO DI NETTUNO. Nello stemma sottostante sono composti i quattro simboli araldici ai quali aveva diritto Nicola Orsini. Il Palazzo è stato per diversi secoli il simbolo del potere feudale, anche quando divenne residenza dell' antica famiglia Colonna. Fu infatti questa casata nobiliare, discendente dai conti di Tuscolo, a detenere dal 1426 fino al 1594 la proprietà dell' intera terra di Nettuno, salvo una breve parentesi, dal 1501 al 1503, in cui subì la confisca dei beni da parte dei Borgia. E' durante la loro signoria che il palazzo assunse quella tipologia architettonica cinquecentesca che ancora oggi lo caratterizza. Un'iscrizione posta sotto lo stemma Colonna murato sulla torre dell'orologio, ci informa infatti che nel 1569 Marcantonio Colonna si preoccupo' di abbellire ed erigere nuovi edifici e restaurare il Castello di Nettuno. Nel 1594 i Colonna, oberati dai pesanti debiti contratti, alienarono il territorio di Nettuno e Astura alla Camera Apostolica per 400.000 scudi romani, sufficienti soltanto a saldare i loro debiti. Per questo il palazzo è oggi chiamato anche Camerale. La sua facciata è adornata da eleganti finestre in stile cinquecentesco. La struttura compatta del palazzo è articolata solo nella parete nord, dove due grandi arcate, ciascuna alleggerita da una bifora centrale, sono limitate da due torri laterali. Questo profilo monumentale è oggi scarsamente visibile per la chiusura prospettica, causata dall’elevazione delle case addossate alle mura perimetrali dell’abitato antico. L’ingresso originario doveva avvenire da Piazza Colonna tramite una scala lignea amovibile. Nell’interno, da un lungo androne voltato si accede ad unica scala che serve le due ali del palazzo: la zona di rappresentanza, segnata dalla presenza di un ampio salone, e la zona domestica. L’edificio, suddiviso in appartamenti, è oggi di proprietà privata. Per approfondire si può visitare la seguente pagina: http://www.nettunocitta.it/OPERE/palazzo%20municipale/capitoli/cap02.html

Foto:  le ultime due sono state realizzate da me

Il castello di sabato 3 marzo



LATERA (VT) – Palazzo Farnese (o Rocca)

Il castello di Latera è una struttura difensiva costruita nel XII secolo, è che ha subito diverse modifiche e ricostruzioni nel tempo. Il suo nucleo centrale è costituito dal Palazzo Farnese e dalla pieve di San Clemente, i quali, strettamente collegati, formano un unico complesso edilizio. Completavano la struttura difensiva quattro accessi, dei quali solo tre sono ancora esistenti ma che sono stati da tempo convertiti in edifici residenziali. Il castello di Latera affonda le proprie origini durante il dominio longobardo, quando probabilmente venne costruito il primo nucleo originario, oggi non più visibile, sul punto più alto di uno sperone roccioso, depositato nel corso delle ultime eruzioni del distretto vulcanico dei monti Vulsini, avvenute circa 151.000 anni fa. Subì una prima, radicale ricostruzione forse nel corso del XII secolo, assumendo definitivamente la funzione di difesa e controllo della zona. A poca distanza dall'attuale Ponte del Piscero si trovava una dogana, controllata da una presenza militare, mentre l'attuale Porta del Buon Consiglio, a nord, era l'ingresso principale. I lateresi chiamano questo ingresso “I quattro archi”. Gli archi a sud e a nord servivano per entrare ed uscire dal Castello, mentre quelli ad est ed ovest introducevano ai camminamenti delle mura di cinta. La porta dell’Osteria, fu costruita all’inizio del Borgo, ed era considerata la “Porta Principale del Paese”. Il Palazzo Farnese, comunemente chiamato "La Rocca", fu costruito all'inizio del Quattrocento (1408) da Ranuccio Farnese il Vecchio, su progetto dell’architetto Jacopo il Bello da Vignola, e più volte modificato nei secoli successivi. Fra il Cinquecento e il Seicento, infatti, l'edificio subì diversi rifacimenti per adattarlo a residenza del Signorotto locale. Quasi completamente abbandonato all'inizio del Settecento, quando era fra i beni posseduti in Latera dagli eredi Farnese-Alberini, nei decenni successivi subì nuove modifiche che alterarono notevolmente l'originario aspetto esterno del palazzo, in particolare la facciata a ovest, rivolta verso la piazza omonima. Venne aperto un secondo portale, con una nuova scala che conduceva al piano nobile. Un ultimo restauro fu praticato alla fine del Novecento, nel quale l’ampio cortile e la scala esterna di acceso al primo piano, vennero scoperti come erano originariamente. Attualmente, una parte del palazzo (primo piano) è adibita a sede comunale. Il palazzo è costituito essenzialmente da tre piani: piano terra, primo piano e sottotetto. Possiede inoltre un piccolo ambiente nella facciata sud, adibito a cortile, mentre sul lato della piazza si trovano tre magazzini. Gli ambienti sono tutti illuminati da basse finestre in basalto decorato. La sua parte più antica resta comunque quella unita all'abside della pieve. All’interno del Palazzo vi è un pregevole affresco rappresentante la trinità del XV secolo in onore dei vari membri di casa Farnese, oltre ad altre importantissime tele.

giovedì 1 marzo 2012

Il castello di venerdì 2 marzo



TRAVO (PC) – Castello Anguissola di Statto

La località di Statto, menzionata sulla Tavola Traiana come stazione di posta romana, si trova sulla strada che lungo la Val Trebbia congiungeva Piacenza a Genova. Il 1296 è la prima data certa nella storia del castello, testimoniata dall'atto di vendita col quale Casellasco dei Casellaschi lo cedette a Ottone Codognelli. Il maniero fu costruito su un dosso sulla riva sinistra del fiume Trebbia, davanti a Rivergaro, per controllare l'accesso alla valle insieme ai castelli di Rivalta, Montechiaro e Rivergaro, collocati sulla riva opposta. Nel 1323 venne ceduto agli Anguissola. Coinvolto, con gli altri castelli del piacentino, nelle dispute tra guelfi e ghibellini e attivo centro di resistenza nella lotta per la supremazia comunale, venne occupato nel 1373 dall'esercito della Chiesa. Nel 1516, il conte Pier Bernardino Anguissola si impadronì del castello che successivamente divenne per matrimonio dei Caracciolo, i cui rami ne mantennero il possesso, con alterne vicende, sino al 1896 Passò quindi alle suore Figlie della carità, per ritornare nel 1926 ad Orazio Anguissola Scotti che lo ristrutturò come dimora estiva. L'aspetto attuale è da attribuire all'intervento degli Anguissola, che lo risistemarono con caratteristiche riscontrabili in altri castelli di proprietà della famiglia. Ha pianta rettangolare con cortile interno e quattro torri cilindriche angolari. Realizzato in sassi e ciottoli del Trebbia, è composto da tre corpi di fabbrica e da una sola cortina muraria, a meridione, modificata alla fine del XVII secolo con l'aggiunta di merli e finestre. La torre angolare di sud-ovest presenta grandi aperture arcuate di tipo rinascimentale. All'interno si possono ammirare saloni affrescati con soggetti paesaggistici e soffitti a cassettoni, un imponente camino con lo stemma dei Caracciolo, la cappella collocata in una torre. Dell'antico oratorio, che era collocato fuori dal recinto murario, rimangono solo ruderi, il crollo, relativamente recente, risale alla seconda metà del secolo scorso. Nei pressi del castello sorge un piccolo agglomerato di costruzioni rurali, case e fienili, mentre in posizione sopraelevata sulla collina, al termine di un piacevole viale alberato, si può osservare la parrocchiale di Sant'Antonio Abate.

Il castello di giovedì 1 marzo







ALANNO (PE) - Torri

Alanno è ubicata al centro della Vallata del fiume Pescara. La sua storia del paese si perde nella notte dei tempi; insediamenti preromanici sono stati rinvenuti in località Oratorio e Collegrande. Certamente il primo nucleo abitativo risale all'epoca longobarda, ma le prime notizie certe ci vengono fornite dal 'Chronicon Casauriense'. Oggi è ancora possibile ammirare i resti di quello che rimane dei bastioni della cinta muraria e della torre del castello dei Leognani-Fieramosca, discendenti di Ettore Fieramosca, passato alla storia per la leggendaria disfida di Barletta. Si tratta di tre bellissime torri, due quadrate ed una rotonda. Quest'ultima apparteneva alla cinta muraria fortificata che delimitava il centro storico. La sua destinazione originaria era legata ad esigenze di difesa. Venne edificata nel XIV secolo. Attualmente è adibita ad abitazione privata e magazzino nel piano basso. Non risulta intonacata, pertanto ha il paramento con pietra a vista, tetto a cono in coppi senza discendenti. L'antica torre difensiva, fatta edificare nel XV secolo, presenta una struttura in muratura continua di pietrame e basamento a scarpa. È una torre difensiva a pianta rettangolare adibita alla sorveglianza dell'esterno del borgo, dell'interno e della cinta muraria. Presenta nella sommità cinque guglie e diverse feritoie. E' aperta verso l'interno e l'ingresso avveniva da una porta nella parete ovest. La torre ha subito interventi di consolidamento, nella parte sud e l'inserimento di catene a varie altezze. Alanno nel 1915 fu colpita da un devastante terremoto che danneggiò seriamente diversi edifici storici.

Il castello di mercoledì 29 febbraio



VAL DI NIZZA (PV) – Castello Malaspina di Oramala

Sorge su un'altura, circondato dai boschi di rovere e castagno, e domina il piccolo borgo di Oramala (inserito nel del circuito dei Borghi più belli d'Italia) e la Valle Staffora; ciò che è visibile oggi, in realtà corrisponde solo a una parte di esso, la rocca, mentre il resto del complesso è andato perduto. Ha una pianta a forma quadrata, comprendente un'enorme torre in pietra che domina su tutto e un gran corpo di fabbrica. La torre ha una pianta particolare: una figura a semicerchio appoggiata ad un rettangolo; risale alla prima metà del Quattrocento. Il portale d’ingresso della rocca è ad arco ribassato ed è stato dotato di saracinesca. Al di sopra di questo edificio si trova la cappella gentilizia dedicata a Sant’Eufemia, già esistente nel XIII secolo. Nell’ala settentrionale si trova un locale sotterraneo che si pensa fungesse da prigione. Il castello venne costruito dalla famiglia Malaspina nel X secolo, nel 1029 possesso del ramo Obertengo. Nel 1157 passò nelle mani dei marchesi D’Este e nel 1161 del vescovo di Tortona. Poi nel 1164, ritornò, grazie a Federico Barbarossa, ad Obizzo I Malaspina come premio per i servigi svolti, insieme a quasi tutte le terre precedentemente avute e comprese fra la Pianura Padana e l’alta Toscana. Tre anni più tardi, nel 1167, Obizzo ebbe modo di ripagare il suo signore per le concessioni ricevute. Il Barbarossa, lasciata Roma preda di un’epidemia che gli aveva decimato l’esercito, giunse a Pontremoli con l’intenzione di arrivare a Pavia attraverso l’appennino, ma si vide sbarrare la strada dalle truppe della Lega Lombarda. L’imperatore deviò, perciò, verso Villafranca sul Magra; da lì, sotto l’esperta guida del marchese Obizzo, arrivò a Pavia attraverso l’itinerario dei paesi liguri - sentieri tracciati dai mulattieri -, discendendo poi la Valle Stàffora e sostando a pernottare nel castello d’Oramala, che era il più difeso della zona. Fu grazie ad Obizzo se, il primo settembre, Federico poté giungere a Pavia e da lì riorganizzare la sua compagine per proseguire oltralpe. Fu quello il periodo di maggiore splendore per il casato dei Malaspina e per la storia del maniero, che divenne centro di diffusione culturale ospitando trovatori provenzali. Essi arrichirono quel rude ambiente militare dell'atmosfera gentile ed elegante che si respira con la loro poesia. Pare che Oramala ospitò perfino Dante Alighieri, invitato alla corte di Marullo Malaspina tra il 1306 e il 1307 circa. Alla fine del XIII secolo Oramala accolse famosi trovatori come Gerardo di Borboneilh, Uc de Saint Circ, Albert de Sisteron, che composero canzoni dedicate alla bellezza delle donne del casato. Nel 1474 la rocca venne fortificata da Manfredi Malaspina, per adeguarla alle nuove esigenze difensive dovute alll'entrata in uso dell’artiglieria. A tale scopo fu dotata di muri di 2,4 m di spessore. Fuori dai flussi della storia il fortilizio rimase alla famiglia Malaspina sino alla fine del XVIII secolo, quando i marchesi di Oramala, trasferendosi a valle, ne decretano il declino; abbandonato, cominciò ad andare in rovina. Nel 1985 gli attuali proprietari, i fratelli Panigazzi, iniziarono la ristrutturazione e il ripristino delle parti crollate. Nel 2005 è stato aperto al pubblico il Museo dell’arte contadina e degli attrezzi del ferro, conosciuto come il Museo del Ferro Battuto. Pare che il castello sia infestato da spettri e fantasmi, come sostenuto dall'ultimo proprietario Luigi Panigazzi. Ogni 25 dicembre, a mezzanotte, si accende la luce della terza sala della torre, che rimane accesa per alcune ore e poi si spegne. In quella sala vi sono un camino e un grosso tavolo di legno. Questo fenomeno sarebbe provocato dagli spiriti del grande imperatore Federico Barbarossa e dei marchesi Malaspina. Un altro evento straordinario si è verificato proprio qualche anno fa in una delle sale del castello in cui un giorno venne trovata la tavola piena di piatti sporchi. Qualcuno vi aveva cenato ma nessuno dei fratelli Panigazzi, unici a possedere le chiavi di ingresso, aveva organizzato quella cena. Anche alcuni degli abitanti del borgo sottostante sostengono di sentire delle strane voci e il rumore di cavalli lanciati al galoppo.