venerdì 17 giugno 2016

Il castello di venerdì 17 giugno






CAULONIA MARINA (RC) - Torre Camillari

È una delle 72 torri fatte costruire, a distanza di circa 6 miglia l'una dall'altra, da Fabrizio Pignatelli, lungo il litorale calabrese, per far fronte alle continue incursioni saracene. La torre, costruita intorno al 1550 tra l'Amusa e l'Allaro su un'altura prospiciente l'attuale abitato di Caulonia Marina, viene comunemente detta dei "Camillari". Nei documenti del tempo, riportati nelle "Ricerche storiche su Caulonia" di Davide Prota, si trovano ampie descrizioni e minuti regolamenti sul funzionamento di queste torri a testimonianza della loro importanza per la difesa del territorio, dei beni e delle genti. Il servizio di sorveglianza era assicurato dalle milizie cittadine con una certa continuità e severissime erano le pene per la trasgressione ai regolamenti. Il servizio di sorveglianza ed avvistamento doveva essere prestato da tutti i cittadini (dai 15 ai 60 anni), divisi per norìe (contrade o circoscrizioni), i quali, in caso di improvviso sbarco dei saraceni, dovevano effettuare i convenuti segnali. La torre a forma cilindrica sorge in posizione strategica sulla sommità di una collinetta e, pur essendo dal punto di vista architettonico una delle torri meglio conservate in Calabria necessiterebbe di urgenti restauri, ma la cosa più grave è che ormai la vetusta costruzione è letteralmente soffocata dal cemento delle case sorte tutt' intorno in maniera irrazionale e caotica negli ultimi venti anni. Solo il fazzoletto di terreno che la circonda rimane da salvare dall'assalto di una edificazione invasiva. Ai piedi della torre e nello strato immediatamente sottostante ad essa si sono rinvenuti dei muri riferibili ad un insediamento di età greca. A tal proposito M.T. lannelli così scrive: "Le indagini effettuate dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria nel sito della cinquecentesca torre di difesa denominata Camillari, hanno dimostrato che il culmine della collinetta era abitato fin dall'età greca. Risalgono infatti al V sec. a.C. i resti di quattro vani con muri costruiti a secco, mediante l'impiego di grossi ciottoli fluviali e qualche frammento di mattone. Sotto il crollo delle murature, conservatesi solo per alcuni centimetri di altezza a causa del reimpiego del materiale nella costruzione della torre, sono stati rinvenuti in grande quantità frammenti di anfore greche, che hanno fatto pensare ad un deposito di derrate alimentari connesso ad una costruzione di natura difensiva. Piuttosto che una fattoria legata allo sfruttamento agricolo del territorio, la funzionalità dei ruderi greci di contrada Camillari è stata collegata alle caratteristiche topografiche del luogo che ne definiscono con chiarezza la funzione strategica. Prima della cementificazione selvaggia di tutta la zona, dall'alto della collina di torre Camillari era possibile scorgere protesa nel mare, la Punta Stilo, il Promontorium Cocynthum dei Greci; non a caso in età più tarda lo stesso luogo era stato prescelto per la costruzione della torre di guardia che doveva proteggere dalle incursioni dei nemici che venivano immediatamente avvistati". Dalla torre Camillari si può scendere verso la nazionale e percorrerla in direzione nord per andare nella zona Aguglia-Mattanusa.


Fonti: http://www.caulonia2000.it/pagine/guidatur/camillari.htm, http://www.caulonia2000.it/pagine/itinerar/itine3-1.htm

Foto: la prima è di tredicino, presa da http://www.italiainfoto.com/gallery/data/753/Caulonia_-_Torre_Camillari_02.jpg, mentre la seconda è di Damianus su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/353392

giovedì 16 giugno 2016

Il castello di giovedì 16 giugno






MOMO (NO) - Castello di Agnellengo

Il toponimo Agnellanum è probabilmente legato ad Agnello, vescovo di Novara nel VI sec., che secondo la tradizione fondò il Comune di Agnellengo; la desinenza -engo denota invece un riferimento alla tradizione celtica comune a altre località limitrofe. Nel 1466 fu costituita una nuova entità territoriale, che comprendeva Agnellengo, Momo, Savonera, Castelletto. Alzate, Cavaglio d'Agogna, Cavaglietto e Vaprio d'Agogna e che fu concessa al milanese Cristoforo da Casate. Nel 1534 il duca Francesco II Sforza autorizzò l'alienazione del feudo ai fratelli Visconti, già signori di Fontaneto d'Agogna. Questi ultimi smembrarono il feudo in due parti. Giovanni Francesco ebbe giurisdizione su Momo, Agnellengo, Savonera e Cavaglietto; alla sua morte passò ai figli, che nel 1575 lo alienarono alla famiglia Pernate, che lo tenne fino al sec. XVIII. Giovanni Battista tenne la giurisdizione su Cavaglio, Vaprio e Castelletto. Dopo la Restaurazione (1814), i Savoia tornarono nei loro domini e Agnellengo passò definitivamente sotto il loro dominio. Giunti in prossimità di Agnellengo, frazione del Comune di Momo, si scorge subito il tozzo torrione del castello posto quasi a contrastare il campanile della vicina chiesa parrocchiale dedicata ai santi Nazario e Celso, dei secoli XV - XVI. Costruito interamente in mattoni, il torrione voluto dai Caccia di Mandello reca alla sommità la decorazione a denti di sega, tipica del quattrocento, epoca confermata da un mattone con l'iscrizione: "14XX JAN" (gennaio 1420), che si può scorgere oltre l'ingresso posto alla sua base. Alto circa 20 metri, con lati di 5.5 metri circa, è dotato di colombaia e di campana sorretta da campaniletto a vela, recante alla sommità la banderuola con il noto trigramma JHS. La presenza del simbolico trigramma è qui giustificata non solo dalla larga diffusione che ebbe nel quattrocento, quale auspicio di pace, ad opera del francescano San Bernardino da Siena, ma in quanto il simbolo venne successivamente assunto dai Gesuiti. Essi ereditarono il castello e le terre pertinenti nel 1649 dai Cid, gestendole fino alla loro soppressione nel 1773. Il torrione, che appare rimaneggiato, reca dipinto, ancora leggibile, un grande stemma dei Natta d'Alfiano, proprietari dal 1779 al 1826. La torre troneggia nel lato sud dell'edificio quadrangolare con torri angolari (il tradizionale impianto dei castelli di pianura lombarda), con cortiletto interno, formante il nucleo del castello circondato dal fossato fino a fine ottocento, ora presente solo a nord. Ricostruito dopo la distruzione voluta da Galeazzo Visconti l'edificio conserva tracce murarie sicuramente risalenti ai secoli XI - XII, quando ospitava l'importante monastero misto degli Umiliati, uno dei più antichi delle campagne novaresi, dediti alla lavorazione e al commercio della lana, i quali utilizzavano l'acqua della vicina Agogna. La presenza del monastero di Agnellengo è ampiamente documentata dal 1278 al 1314, quando lo stesso si trasferì a Momo. Inserito in un vasto e articolato complesso agricolo con cortili ed edifici tipici della cascina, il castello, o forse meglio, residenza signorile castellana, testimonia l'evoluzione agraria del Medio Novarese che vide notevoli interventi di accorporamento, irrigazione e bonifica, ad opera delle potenti famiglie del Cid, alti funzionari spagnoli, e dei Natta, legando la possessione di Agnellengo alla importante cascina Picchetta di Cameri e a Castellazzo Novarese. La straordinaria sinergia agraria sul territorio continuò anche nel secolo XIX quando la proprietà passò alla famiglia Bono, con vasti interessi anche a Santa Cristina di Borgomanero e a Bogogno. La merlatura delle due torri angolari è stata rifatta nel 1922. All’interno fu realizzato nel Settecento, un porticato con archi ribassati e cinque colonne di granito, ampie finestre e undici balconi di ferro battuto, alcuni incorniciati con stucchi con decorazione sommitale a forma di conchiglia. Esternamente esistono grandi finestre rettangolari e un balconcino soprastante il ponte levatoio. Gli ambienti interni, adibiti a scopi residenziali, presentano stucchi e affreschi; mentre vicino alla sala grande, volta a meridione, è presente un oratorio privato con tribuna e posti riservati, dedicato a san Francesco da Paola, ma dalla seconda metà del secolo XX, a causa del suo degrado strutturale, era già pressoché inservibile per le funzioni liturgiche. Oggi nel castello vi è un ristorante, il cui sito web ufficiale è il seguente: http://www.ilmaniero.it/Index.htm

Fonti: http://www.comune.momo.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=23897, http://www.100castellinovara.it/castle?id=148

Foto: la prima è presa da http://divisare.com/projects/222394-sara-capittini-studio-di-fattibilita-per-restauro-di-castello-feasibility-plan-for-the-restoration-of-a-castle, mentre la seconda proviene da http://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/novara/agnelleng01.jpg

mercoledì 15 giugno 2016

Il castello di mercoledì 15 giugno






VALFENERA (AT) - Torre castello

L’abitato di Valfenera sorge all’estremo limite occidentale della Provincia di Asti, confina direttamente con le Province di Cuneo e di Torino e rappresenta una delle porte del Basso Monferrato; anche il suo antico nome di Vallis Finaria è riconducibile all’ubicazione di confine tra la pianura torinese e le colline artigiane. L’importanza strategica di questo territorio, abitato in epoca romana e, con grande probabilità, già precedentemente da popoli Celto-liguri, è testimoniata da numerosi ritrovamenti archeologici. Storicamente terra di confine fu teatro di cruente battaglie, mentre la dominazione sulla pianura padana passò ai Longobardi e ai Franchi; Valfenera fu costituita in feudo al principio del X secolo e assegnato a Sigiberto; verso il Mille passò all’abbazia di Nonantola; nel 1041 il territorio di Valfenera venne donato all’imperatore Enrico III il quale la diede in dono al Vescovo di Asti; il feudo di Valfenera passò poi alla famiglia dei Gorzano, i quali, sotto la guida dei Marchesi di Saluzzo, fecero erigere intorno al 1200 un castello difensivo laddove oggi è la piazza T. Villa. Il castello aveva sette torri fortificate, da cui l’omonimo nome “città delle sette torri”. L'imponente sistema di fortificazione venne messo alla prova più volte. Resta famoso l'assedio del 1553 subito dalle truppe imperiali da parte dei francesi già dominatori di Villanova d'Asti e di San Damiano, ma questa volta l'attacco non riuscì. L’abitato, estremo baluardo del Marchesato e fino al XIV secolo situato intorno all’antica Chiesa di S.Pietro, in questi secoli fu trasferito per ragioni difensive verso occidente, nell’ubicazione che tuttora mantiene, in seguito alla fondazione voluta dagli Astesi del centro fortificato di Villanova (1248). La proprietà del feudo di Valfenera passò alle più influenti famiglie, ai Brizio (1135), ai Cavazzoni (1280), agli Isnardi de Castello (1325) giungendo nel 1437 ai Mazzetti, che per primi ebbero il titolo di ‘Conti’ di Valfenera; ultimi Signori del luogo furono i Muratore (1545), Giulio Cesare Benso (1600), antenato del grande statista Camillo, i Nomis  (1630), donatori alla comunità dell’attuale Chiesa parrocchiale, e i Morozzo della Rocca (1773), la cui stirpe si estinse solo nel 1912 con la morte della Marchesa Carolina. Teatro di guerra tra francesi e spagnoli, il paese fu sottoposto nei secoli XVI e XVII a violenti saccheggi e completamente raso al suolo, castello compreso, nel 1557 dalle truppe del generale Brissac. Il Palazzo Tommaso Villa, ora sede municipale, sorge sulle fondamenta del medievale castello difensivo, di cui rimane solamente la quattrocentesca torre civica in laterizio, e si affaccia sulla piazza centrale del paese, anch'essa dedicata all'illustre statista. La parte dell'edificio in cui hanno sede gli uffici comunali nonché i locali oggetto del finanziamento richiesto risale alla fine del ‘700; fu acquistato verso il 1870 dallo statista Tommaso Villa (1832 - 1915), di antica famiglia valfenerese. La torre civica di Valfenera è tradizionalmente denominata in lingua piemontese "ciochè much", ovvero "campanile mozzo"; questa accezione del termine potrebbe fare ipotizzare l'esistenza di una parte sommitale, poi abbattuta. E' l'emblema dell'antica storia e dell'identità comunale di Valfenera, storicamente conosciuta come "città delle sette torri". E' collocata nella parte più alta della piazza centrale del paese, a lato delle sedi "dei tre poteri" medievali: il Municipio (potere politico), il Palazzo dei Marchesi Morozzo della Rocca, ultimi feudatari di Valfenera (potere feudale), e la Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Bartolomeo e Giovanni Battista (potere religioso). Le torri civiche si diffusero ovunque il governo comunale, raggiunto uno sviluppo molto avanzato, volesse sottolineare la superiorità del governo comunale sui palazzi nobiliari o dei più facoltosi cittadini. La torre civica di Valfenera, edificata certamente con funzioni militari difensive nel quadro di più estese fortificazioni, presenta difficoltà di datazione e di inquadramento. Venne presumibilmente edificata nel ‘300, come baluardo di un castello difensivo, in seguito allo spostamento verso ovest delle fortificazioni e del centro abitato di Valfenera, appartenente alle terre del Marchesato di Saluzzo. Il castello medievale venne demolito nel 1557 dalle truppe francesi guidate dal Duca di Brissac nella guerra franco-spagnola che insanguinò il Piemonte durante il XVI secolo. Dopo essere stata elevata e modificata strutturalmente tra il ‘500 ed il ‘600, dalla fine del XVII secolo svolse anche la funzione di campanile religioso e mantenne tale utilità fino al 1952 e, con la costruzione del nuovo campanile a lato della chiesa parrocchiale, cadde in uno stato di abbandono. Ai restauri esterni condotti nel 2004, è seguito nel 2010 l'intervento di restauro e risanamento conservativo dell'interno, consentendone l'accesso. Di particolare interesse e suggestione è il panorama a 360° di cui si può godere dalla sommità: il visitatore può spaziare con lo sguardo sulle colline dell'astigiano e la piana verso Torino, circondata dall'arco alpino.

Fonti: http://www.comune.valfenera.at.it/, http://www.mepiemont.net/paesi/prov_at/valfen.html

Foto: la prima è presa da http://www.ilmonferrato.info/bs/valfen/torre.jpg, mentre la seconda da http://www.comune.valfenera.at.it/Web-comuni-new/sitiComuni/Valfenera_file/torre-slide/images/valfenera-torre-007.JPG

martedì 14 giugno 2016

Il castello di martedì 14 giugno






FOGGIA - Castello dei Diavoli in località Ponte Albanito

Il castello di Ponte Albanito era uno dei numerosi siti fortificati sviluppatosi in Capitanata sotto l'impero di Federico II, citato come domus da alcune fonti. Esso sorgeva presso l'attuale masseria Ponte Albanito, a controllo della valle del Cervaro, probabilmente sul sito o nei pressi di una precedente taverna o stazione di posta, anello di una vera e propria catena di minuscoli centri rurali collocati su un tratturo che nel sistema della transumanza collegava da secoli il montuoso Gargano alla piana di Castelluccio dei Sauri. L'edificio fu devastato in seguito agli scontri avvenuti, dopo la morte di Federico II, tra le truppe saracene fedeli alla casata sveva e gli angioini. Oggi dell’antico castello, noto anche come “castello dei diavoli” si conservano solo alcuni ruderi in pietra, da cui si può solo ipotizzare l’originaria struttura a pianta quadrangolare fornita agli angoli di torrioni quadrangolari. Alla base di un torrione è riportata la data MCCCXXXX. Ci si arriva percorrendo la provinciale a sud di Foggia per Masseria Ponte Albanito, a circa 13 Km. dal capoluogo dauno.

Fonti: http://www.iccd.beniculturali.it/medioevopugliese/index.php?it/82/catalogo-iccd/31/foggia-castello-di-ponte-albanito, scheda di Gianfranco Piemontese su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/foggia/pontalbanito.htm

Foto: entrambe di Giuseppe Mainardi, prese dalla pagina Facebook "CASTELLI - ROCCHE - FORTEZZE in Italia"(https://www.facebook.com/CASTELLI-ROCCHE-FORTEZZE-in-Italia-308856780344/?fref=ts)

lunedì 13 giugno 2016

Il castello di lunedì 13 giugno






MARZANO APPIO (CE) - Castello di Terracorpo

La fondazione di Marzano, risalente all’epoca romana, è attribuita dalla leggenda al console Appio Claudio. Inclusa durante il Medioevo nella contea longobarda di Teano, divenne feudo nel XII secolo della famiglia Marzano, che secondo alcuni studiosi desunse il nome proprio da questi luoghi. Dopo essere appartenuta a questa illustre famiglia fino al 1464, divenne proprietà di Giovanni Borgia, duca di Candia, e di diversi altri feudatari, come il generale spagnolo Consalvo di Cordova e le famiglie De Gennaro, Mormile, Laudati, Lagni e D’Ambrosio. La prima parte del toponimo, che è stato semplicemente Marzano fino al 1863, è una formazione prediale dal personale MARCIUS, con l’aggiunta del suffisso aggettivale -ANUS; la specificazione si riferisce alla GENS Appia, presunta artefice della fondazione dell’abitato. Sulla vetta del colle di Terracorpo sorge il castello duecentesco dei Marzano, reso più simile a un grande palazzo che a una fortezza dalla delicatezza dello stile tardo-gotico: la sua facciata è pressoché intatta mentre l’interno è diroccato. Del castrum, databile attorno al IX – X secolo e dall’impianto planimetrico originale, non si conosce documentazione archeologica. Un primo riferimento preciso risale al 1278, quando il castello doveva essere una roccaforte, come testimoniano ancora le strutture costruttive, la posizione geografica dominante rispetto al borgo, le feritoie per l’uso delle armi e la presenza di resti di un coronamento sulle due torri. Oggi la costruzione, più somigliante ad un palazzo signorile, domina un borgo di stampo settecentesco, nel quale sono visibili tracce di antichità sparse, come le ogive in piperno a sesto acuto, la chiesa di San Nicola, già documentata nel 1308-1310; i lacerti di muratura basamentale, di fattura rozza ed eterogenea, realizzata con cemento prevalentemente lavico e ricca di intrusioni laterizie, riferibile a tecniche costruttive normanne. Questa ipotesi è confermata anche dalla data 1322 impressa sull’architrave del portale ogivale, molto simile alle strutture del castello, della Chiesa della SS. Annunziata in località Grottola. La muratura del castello, così come gli archi ogivali, è realizzata in piperno locale tagliato con estrema perizia. Il piperno si alterna ad altra muratura fatta di tufelli più grezzi, di varie dimensioni, cementati con malta ricca di pozzolana e terra vulcanica. Si riferiscono ad epoca angioina le espansioni planimetriche più significative della fortezza: ad esempio, ad ovest fu certamente espansa la torre 2 per includere nel perimetro del Palazzo la struttura della Chiesa di San Nicola. L’uso dei blocchi tufacei, fu mantenuto anche nel corso della ristrutturazione del periodo aragonese, avvenuta presumibilmente tra il XV e il XVI secolo. La spiccata estensione muraria della Torre 1, impostata su un’ enorme volta a botte, fu realizzata per collegare i vani abitativi del piano nobile del palazzo all’unica navata della Chiesa di Santa Maria Maggiore, nella cui parete occidentale si trova un balcone che consentiva alla nobiltà di partecipare agevolmente alle funzioni religiose. La chiesa presenta attualmente una facciata settecentesca, ma custodisce al suo interno pregevoli affreschi del XVI secolo, visibili solo parzialmente perché ricoperti da sovrastrutture successive. Ciò lascia supporre la preesistenza di una chiesa rinascimentale alla quale è stato sovrapposto uno sviluppo settecentesco. Gli affreschi rappresentano: la Beata Vergine col Bambino affiancata da un santo Barbuto, forse San Nicola, e sovrastata da due angeli in volo a figura intera; una Beata Vergine in trono con Bambino, forse successiva e risalente alla prima metà del Seicento, affiancata a destra da Santa Lucia, riconoscibile dal piattino con i bulbi oculari, e a sinistra da una santa martire, come rivela la palma del martirio; molto raffinati dal punto di vista tecnico sono i particolari architettonici riprodotti alle spalle del trono della Vergine. Al basamento della Chiesa di Santa Maria Maggiore è appoggiata la Cappella della Santissima Trinità, che fungeva da cripta funebre, di cui va segnalato il bel portale rinascimentale con lunetta impostata su due colonnine tufacee dai capitelli figurati, sulla cui architrave è incisa parte della data “M°.CCCC…”. Sottopongo alla vostra attenzione questo video di Diapasong: https://www.youtube.com/watch?v=cG5gspJZNos
 
Fonti: http://www.italiapedia.it/comune-di-marzano-appio_Storia-061-050, testo di mariacarmen su http://altroealtrove.iobloggo.com/566/il-castrum-marzani-il-borgo-di-marzano-appio-ce

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, mentre la seconda è presa da http://noicaserta.it/l-universita-restaura-il-castello-di-marzano-appio.html


sabato 11 giugno 2016

Il castello di domenica 12 giugno







VITORCHIANO (VT) – Cinta muraria e torre (o rocca)

Il nome Vitorchiano viene fatto derivare da Vicus Orclanus, il che rivelerebbe una presunta dipendenza dal centro di Norchia (o Orcla) presso Vetralla, luogo sacro alla dea etrusca Norzia. La rupe di Vitorchiano, come è stato accertato da ritrovamenti della fine del secolo scorso, fu sede di un abitato già nell'età del bronzo; la forte posizione dell'insediamento ripropone anche qui la vicenda comune a gran parte dei paesi dell'Etruria meridionale, in cui un florido villaggio del periodo finale dell'età del bronzo (XI secolo a.C.) ne ha preceduto lo sviluppo storico. Forse occupato in epoca etrusca, castrum romano e poi centro urbano fortificato nella parte più meridionale della Tuscia Longobardorum, Vitorchiano vanta una storia secolare influenzata a lungo dalla politica espansionistica della vicina e potente Viterbo. Quando nel 1199 Vitorchiano si dichiarò libera da ogni legame con Viterbo il borgo fu assediato dalle milizie viterbesi contro le quali fu invocato l'aiuto di Roma. Nel 1201, Vitorchiano fu liberato dall'assedio e divenne feudo di Roma. Ma i contrasti tra Roma e Viterbo continuarono per tutta la metà del Duecento. Nel 1232 i Viterbesi si impadronirono del paese e lo devastarono. L'Annibaldi fortificò il borgo con nuove mura che resero Vitorchiano praticamente imprendibile, i Vitorchianesi però non sopportarono il suo governo. Dopo aver inutilmente supplicato Roma di liberarli dal giogo, nel 1267 provvidero a proprie spese a rifondere Giovanni Annibaldi per i costi sostenuti. Quando ormai al senato romano apparve evidente che Vitorchiano era perduto a causa della politica poco lungimirante, avvenne un fatto straordinario: i Vitorchianesi fecero atto solenne e formale di sottomissione a Roma. Il Senato Romano a questa notizia nominò Vitorchiano "Terra Fedelissima all'Urbe", le riconobbe ampie esenzioni fiscali, le consentì di aggiungere al proprio stemma la sigla S.P.Q.R., di fregiarsi della Lupa Capitolina e di usare il motto Sum Vitorclanum castrum membrumque romanum, cioè Vitorchiano, castello e parte di Roma. Il privilegio più importante fu rappresentato dall'onore di fornire gli uomini per la guardia capitolina. Essi furono denominati "Fedeli di Vitorchiano". Questo privilegio è stato costantemente esercitato da Vitorchiano dal 1267 fino ai nostri giorni. Ancora oggi è possibile ammirare la Guardia del Campidoglio nei costumi che, secondo la tradizione, furono disegnati da Michelangelo Buonarroti, nelle manifestazioni ufficiali del comune di Roma. Vitorchiano conserva bene il suo aspetto medioevale fatto di cinte murarie, torri, case costruite a strapiombo sulle rupi di peperino, pittoreschi vicoli e bellissime piazze. Qui il tempo sembra essersi fermato a secoli fa, semplicemente stupendo. Tra le strutture militari troviamo la mura di cinta che protegge Vitorchiano lunga ben 250 metri intramezzata da torri quadrilatere e ad ovest e a est da torri circolari, al centro della cinta muraria sorge Porta Romana, sovrastata da una torre quadrilatera è il più importante accesso al paese. La mura si estendono per tre lati, con un’altezza oscillante tra i 10-12 metri. Al loro interno troviamo l’antica Porta Madonna della Neve,  ingresso dell’antico castrum, prese il nome da una abbondante nevicata avvenuta in Agosto. Fra i monumenti e gli edifici civili di notevole interesse troviamo il Palazzo Comunale, la torre dell’orologio, alta 16 metri eretta originariamente a difesa del castello, alla cui base si trova una lapide sulla quale è scolpito in carattere gotici un bando municipale che vieta di dimorare nel comune gli assassini e i traditori. Un’altra torre, detta anche Rocca, è collocata tra il Palazzo Comunale e il monastero di Sant’Agnese. Fu innalzata dai Romani durante la ricostruzione della città avvenuta del 1233. Questo video (di Roberto Donà) aiuta a conoscere meglio il paese: https://www.youtube.com/watch?v=XuTHrN3MFE8. Altri link suggeriti:

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vitorchiano, https://viaggimedievali.com/2014/03/18/vitorchiano-borgo-fantastico/, http://vitorchiano.artecitta.it/lago.php

Foto: la prima (una cartolina della mia collezione) e la seconda (di SuperAdi su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/73914) raffigurano la cinta muraria, mentre la terza, presa da http://cittaitalianedarte.blogspot.it/2015/11/immagini-vitorchiano.html, mostra il palazzo comunale con le torri di cui abbiamo parlato.

Il castello di sabato 11 giugno




PERUGIA – Castello di Antognolla in località San Giovanni del Pantano

E’ un imponente insediamento fortificato sito a nord di Perugia, posto alle pendici nord del Monte Tezio. Il suo nome deriva dalla famiglia Antognolla o Antognolli, una delle più antiche e nobili famiglie perugine (originaria del Castello di Bennazzone), che abitava in Porta Santa Susanna e di cui molto si parla nelle cronache fin dal XII secolo. Secondo il Ciatti, il primo insediamento dovrebbe farsi risalire all’epoca dell’assedio di Perugia da parte di Lucio Antonio, il quale, su ordine di Augusto, si sarebbe ritirato dalla città nel luogo in cui oggi sorge il Castello. Non sono stati tuttavia ravvisati elementi a favore di tale leggenda. L'epoca di costruzione del castello non è nota; le prime notizie su questa località risalgono al 1174, anno in cui si attesta la presenza di un monastero di benedettini dedicato a San Pietro, di cui l'unica testimonianza rimasta è la cripta della chiesa dedicata a Sant’Agata. Per motivi non precisati, l'insediamento, da monastico, divenne strettamente militare; a metà del 1200 è citato come castrum e risulta essere già di proprietà della famiglia degli Antognolla. Nell’elenco delle Riformanze perugine del 1262 relativo a Porta Sant’Angelo viene citata la villa Antignole e sempre come villa risulta sia nel 1278 che nel 1282. Nel 1380 e nel 1410 Antognolla è invece menzionata come castello. Con la bolla pontificia del 1399, Papa Bonifacio IX elevò a feudo la contea di Antognolla concedendola a Ruggero di Antognolla e ai suoi eredi per i servigi resi alla Santa Sede. Del nucleo civile, la torre costituisce certamente l’organismo più antico, intorno al quale si è sviluppato nel corso dei secoli il castello. Nata come torre d’avvistamento e guardianìa del territorio circostante è stata successivamente affiancata dagli altri corpi di fabbrica fortificati. Il prof. Ermanno Polla, in un suo recente studio sul castello, ha potuto individuare circa venti successive fasi di interventi costruttivi. Nel 1404 si rifugiarono nel castello i nobili perugini Jacopo degli Arcipreti, Pandolfo Baglioni e Donato di Ser Jacopo con i loro seguaci. I Baglioni, nel 1480, occuparono Antognolla e la tennero sotto il loro controllo per qualche tempo, apponendovi le loro armi. Nel 1628 divenne proprietà, con l’assenso di papa Urbano VIII, di Cornelio Oddi (del ramo degli Oddi-Novelli) che, insieme ai suoi fratelli, possedeva già nella zona il castello di Murlo, il castello di Valenzina e il castello di Procoio. La chiesa, dedicata a Sant’Agata, venne completamente restaurata nel 1787 dal conte Ludovico Oddi. Durante i lavori di ristrutturazione venne riscoperta l’antica cripta di Sant’Ercolano, completamente interrata, di cui si era persa la memoria sin dalle prime visite pastorali del XVI secolo. Nel 1836 la contea di Antognolla venne acquistata dal marchese Giovanni Battista Guglielmi che curò importanti interventi di restauro del castello e delle annesse corti. La famiglia Guglielmi ne cedette la proprietà nel 1921 e, dopo alcuni passaggi di mano, finì tra i beni di una delle società (IFI) facente capo alla famiglia Agnelli. Negli ultimi anni il castello è stato salvato da un sicuro degrado e sapientemente restaurato da un noto gruppo imprenditoriale perugino che intende trasformarlo in un albergo di lusso. Sul web c’è questo bel video riferito al castello di Antognolla (di Canale di lupusfabius): https://www.youtube.com/watch?v=2JNPvrdW8to

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Antognolla, scheda di Alessio Carabba su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Umbria/perugia/antognolla.htm

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, mentre la seconda è presa da http://turismo.comune.perugia.it/poi/antognolla-golf-club