mercoledì 15 febbraio 2017

Il castello di mercoledì 15 febbraio





STELLA CILENTO (SA) - Castello Vassallo in frazione San Giovanni

La prima notizia del villaggio risale al XIII sec., ma il toponimo è molto antico: risale al 1038, quando indicava un vallone; proprio qui dovettero stabilirsi molti profughi di Torricelle, dopo la sua distruzione. Questo borgo, fino al 1871, era denominato Porcili (nome che compare, per la prima volta, in un documento del 1187 ) in relazione alla sua posizione; infatti il termine deriva dal greco pro e kyrios, ossia “davanti al signore”, in quanto sul Monte Stella era posta la residenza del Guastaldo, di cui sono ancora visibili i resti in una località denominata Castelluccio. Porcili, insieme ai suoi casali, fece parte della baronia del Cilento e dei feudi posseduti dai Sanseverino; passò poi alla famiglia Capano e nel 1617 la famiglia De Angelis, lo vendette a Lutio Materazzi. Nel 1783, il casale fu acquistato da Antonio Cesare Ventimiglia. La frazione San Giovanni (il nome, forse, deriva dal fatto che i primi abitanti portarono da lontano il ricordo del santo a cui era dedicata la chiesa del loro paese d’origine) sorse intorno al 1225, allorché gli abitanti del monte Cilento si arroccarono su questo sperone. La frazione Amalafede, originariamente Bonafida, si ritiene si sia formata in seguito allo spopolamento dei vari borghi della vallata dopo la peste del 1348. La frazione di Guarrazzano (che era in origine un castello longobardo e l’etimo conserva la radice del termine longobardo “waldo” che significa “selva”), infine, ebbe origine in epoca longobarda, quando intorno al castello si formò il primo nucleo abitato. Droro è detto anche “U’ Paese re i Maistri re cofana e canistri”. Questo appellativo gli deriva dalla presenza di artigiani che erano molto attivi soprattutto negli anni ’50. Oggi è ancora possibile ammirare quest’arte grazia alla passione di chi la esercita. Il Palazzo Vassallo, a S. Giovanni, con portale in pietra e piccole torri, è detto dal popolo "Castello" per la posizione strategica a difesa delle abitazioni poste all'ombra della sua imponente mole. Fu, nel finire del diciottesimo secolo, assegnato alla famiglia Ventimiglia dalla Regia Corte con una vendita all'asta. In seguito, da una discendente di questa famiglia, fu portato in dote il solo castello per il matrimonio con Giuseppe Vassallo. Il nucleo storico del palazzo è costituito da più corpi che mostrano alcune singolarità come la presenza di una torre d’angolo, di chiara impronta tardo rinascimentale, contraddistinta da coppi e da finestre ad arco sui lati, oggi ospitante una sontuosissima camera che permette agli ospiti di rivivere le magiche sensazioni tipiche dell’epoca seicentesca. è inoltre di inestimabile valore anche l’autentico portale in legno castagno che si trova nella corte del palazzo e che conduce alle celle e al frantoio. All’interno della struttura, ritroviamo poi, affreschi, stucchi ed arredi di ottima fattura. Tra questi risulta essere di rilevante importanza il suggestivo altare seicentesco nascosto in quello che sembrerebbe un imponente armadio dell’epoca, dove è possibile celebrare ancora tutt’oggi messe, matrimoni e battesimi. Al piano inferiore un lungo corridoio, stretto e angusto, conduce alla cella. Oggi in questa struttura, di proprietà privata, è possibile soggiornare. Maggiori informazioni storiche e architettoniche sono disponibili nel sito ufficiale: http://www.castellovassallo.com/index.php/il-castello. Ecco, invece, un video sul castello (di Stellacilento): https://www.youtube.com/watch?v=95olmpwAqJw

Fonti: http://www.comune.stellacilento.sa.it/index.php?action=index&p=76, https://www.infocilento.it/contenuti_93_1/Stella-Cilento.html, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/salerno/provincia002.htm

Foto: la prima è presa da http://www.cilentoregeneratio.com/it/citta/stella-cilento, la seconda è di Nicola B. su https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g2282852-d3566259-Reviews-B_B_Palazzo_Vassallo-Stella_Cilento_Province_of_Salerno_Campania.html

martedì 14 febbraio 2017

Il castello di martedì 14 febbraio






CICERALE (SA) - Palazzo Marchesale Primicile-Carafa

La prima notizia del borgo di Cicerale si ritrova in un documento del 1461, anno in cui Ferdinando I d'Aragona sottrasse il feudo alla famiglia Capano per concederlo ai Sanseverino, nobile casata di origine normanna. Probabilmente, il nucleo primitivo del paese sorgeva in località Bocca di fava e si chiamava Corbella; il piccolo centro fortificato subì le asprezze sia della guerra del Vespro sia della congiura dei Baroni: ancora oggi si possono vedere i ruderi del castello situato in vetta al Monte Battaglia, lungo il versante del Monte Sant’Andrea, a nord di Cicerale. La posizione strategica del borgo Ciceralensis, di diretto controllo sulla viabilità tra la piana di Paestum e quella di Velia, ne consentì la sopravvivenza attraverso i secoli e nonostante i cambi di feudatari. I Sanseverino affidarono il borgo ai Gentilcore; nel 1636 esso passò ai Carafa, in seguito al ramo dei Carafa-Primicile che lo mantennero fino al 1806, data di abolizione della feudalità. Il nobile passato, la vitalità e l’operosità di Cicerale trovano il loro simbolo nel santo patrono: Giorgio, l’indomito cavaliere che vinse un orribile drago nel segno di Cristo. Inoltre, il nome del santo deriva dal greco gheorgòs, “contadino”, e sembra richiamare un’altra “gloriosa” tradizione del paese: i ceci, talmente unici e gustosi da meritare un accurato disciplinare di produzione che impone la coltivazione biologica certificata AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica). Il comune di Cicerale potrebbe acquistare lo storico palazzo marchesale “Primicile – Carafa”. L’edificio si trova nel centro storico del paese e rappresenta un elemento di eccezionale valore storico–architettonico. Attualmente è di proprietà privata ma versa in condizioni strutturali, estetiche e funzionali fatiscenti nonostante sia inserito all’’interno di un contesto urbanizzato e consolidato. Di qui la decisione dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Francesco Carpinelli, di provare ad acquisirlo al patrimonio pubblico. L’acquisto rientrerebbe nell’ambito di una politica di riqualificazione del centro storico, tesa anche alla promozione di attività culturali, turistiche e sociali. L’intenzione è di utilizzare allo scopo i fondi europei inserendo l’antico edificio in un progetto più ampio di valorizzazione di beni storico – architettonici che interessa tutti i Comuni facenti parte dell’Unione dei Comuni Alto Cilento. Spetterà ora agli uffici comunali predisporre uno studio di fattibilità tecnica ed economica finalizzato all'acquisizione ed alla ristrutturazione/riqualificazione del Palazzo.

Fonti: http://www.comune.cicerale.sa.it/index.php?action=index&p=261, articolo di Ernesto Rocco su https://www.infocilento.it/2016/04/30/lo-storico-palazzo-marchesale-fatiscente-comune-prova-ad-acquistarlo/

Foto: la prima è di Mimmo Benivento su https://www.panoramio.com/photo/88634929, la seconda è di Massimo De Santis su http://mapio.net/a/87768288/

lunedì 13 febbraio 2017

Il castello di lunedì 13 febbraio






LANA (BZ) – Castel Maggio (Mayenburg) in frazione Foiana

I primi documenti riguardanti il castello risalgono al 1241, ma il luogo in cui sorge probabilmente ospitava una fortezza già in epoca preistorica o romana, vista la notevole posizione strategica. Inizialmente doveva far parte del sistema di fortificazioni difensive dei conti di Appiano ma, dopo la loro caduta, passò ai conti di Tirolo nel 1253. Nel 1358 si estinse la famiglia dei Mayenburg, che fino ad allora aveva avuto il castello in feudo. Esso passò quindi di mano in mano finché nel 1600 (o nel 1648 secondo altri) divenne di proprietà dei conti Brandis. Nel 1650 Veit Benno Conte Brandis fece ampliare tutto il castello. Col tempo però il castello perse di importanza e nel 1814 fu venduto a dei contadini del luogo, cosa che ne sancì la definitiva rovina. In seguito un medico meranese, Josef Auffinger, lo comprò e inizio un limitato restauro per evitarne ulteriori crolli. Il castello è circondato da una cinta muraria all'interno della quale si trovano due ampi cortili, il palazzo residenziale, il mastio, la cappella e altri edifici minori. Tranne il mastio, gli altri edifici sono ormai senza tetto e ridotti alle sole mura perimetrali. Nella cappella sono presenti tracce di affreschi di pittori ignoti, risalenti al XV secolo. Il castello è normalmente chiuso e non visitabile



sabato 11 febbraio 2017

Il castello di domenica 12 febbraio






ORCIANO DI PESARO (PU) – Torre Malatesta


La torre, grazie ai suoi 45 metri di altezza, caratterizza la fisionomia dell'abitato di Orciano. Si tratta di un monumento eretto, secondo le varie testimonianze pervenute da documenti scritti dall'Amiani, dallo Scipioni e dal Betti, sotto il periodo del potere dei Malatesta; pertanto la sua fondazione è da collocarsi nel basso medioevo. Le fonti riportano che i cittadini orcianesi, insieme con i popoli delle terre limitrofe governate dai sette capitani nominati da Galeotto Malatesta, insorsero in una ribellione contro lo stesso Galeotto e la sua folle politica di richiesta monetaria forzosa per il finanziamento bellico. La sommossa popolare sfociò nella cacciata dei capitani malatestiani e quelle stesse terre dovettero pagare delle dure conseguenze per l'insubordinazione dimostrata, subirono saccheggi e distruzioni da parte delle truppe malatestiane. Galeotto, per poter controllare i capi di rivolta e i moti surrettizi, nel 1348 fece costruire a Orciano un'alta torre che potesse fungere da vedetta sui territori limitrofi. Pertanto, in virtù di diverse fonti appartenenti ai secoli successivi al periodo malatestiano, ancor'oggi si ritiene che l'origine della torre sia da attribuire all'opera di Galeotto Malatesta, sebbene non siano stati trovati documenti malatestiani che attestino ciò o scritti coevi, relativi all'epoca malatestiana. Se da una parte si hanno notizie chiare sull'origine, ma non certe in via assoluta, non si può dire la stessa cosa sulla storia successiva della torre, le cui vicissitudini risultano non molto nitide, in quanto le versioni pervenuteci dagli scritti dello Scipioni, del Betti, del Serra, dell'Antaldi e del Bonamini si presentano talora in contrasto tra loro. Più recentemente Gianni Volpe, in una sua opera, ha provato a tracciare una linea comune tra le posizioni emerse, come di seguito. Come citano lo Scipioni e il Serra, nell'anno 1492 l'architetto fiorentino Baccio Pontelli ebbe l'incarico della costruzione della Chiesa di Santa Maria Novella e con ardito inglobò la nuova architettura ecclesiastica nella preesistente torre malatestiana, che ne fa ancora da fusto e ne rappresenta l'angolo posteriore sinistro della chiesa; in quest'opera di trasformazione, scrive lo Scipioni, la torre "venne a nuova foggia disposta" e acquisì un carattere esteriore rinascimentale, descritto con precisione e accuratezza dal Serra: « È a pianta cubica ampia, di m. 4,60x6,10, e al pari della chiesa è costruita in laterizio. Quasi a metà del fusto, sopra un cornicione in arenaria profilato nei modi proprii dell'ordine toscano s'apre in ciascuna faccia una bifora con le sezioni d'arco sovrastate da un occhio; al disopra gira una trabeazione, quindi, la pianta si cambia in ottagono con quattro luci alterne a nicchiette appena scavate formando tamburo di base alla cupola con lanternino. La costruzione rivela la mano di un grande architetto perché la solidità vi si sposa alla pienezza grandiosa delle forme, ad una ricchezza agile e viva di risorse. È questa la più bella torre campanaria elevata nella Marca durante il Rinascimento, quella più vivamente improntata di personalità. Si colgono nelle bifore rapporti con S.Aurea di Ostia, in modo da non escludere l'attribuzione al Pontelli. »

(Luigi Serra, L'arte nelle Marche. Il periodo del rinascimento, 1934)
Continuando nella storia della torre, il Betti, il Bonamini e l'Antaldi citano in maniera indipendente un nuovo intervento, successivo di qualche decennio rispetto a quello del Pontelli, del XVI secolo, da parte dell'ingegnere Filippo Terzi (su commissione del conte Bonarelli allora feudatario di Orciano) prima che questo si trasferisse a lavorare alle dipendenze del re di Portogallo. Il Betti parla di un'opera restaurativa mentre l'Antaldi e il Bonamini (quest'ultimo per informazioni ottenute da Cosimo Betti, nonno di Salvatore) sembrano non accennare a un restauro, quanto invece a una quasi nuova costruzione. Secondo l'esposizione riassuntiva di Gianni Volpe il successivo intervento restaurativo del cav. Terzi sarebbe da intendere come la riformulazione della parte sommitale della torre (si rimanda alla descrizione del Serra) che il Volpe definisce "chiaramente successiva" all'epoca del Pontelli. L'Antaldi e altri forniscono inoltre più volte un riferimento alla fonte «mss. [manoscritti] Bartoli in Rovigo», che potrebbe descrivere le fasi storiche costruttive dell'intera torre ma che attualmente risulta introvabile.Al Terzi si deve dunque l'ultimo ordine della torre di forma ottagonale con monofore alternate a nicchie, un elegante parapetto in pietra bianca e la cupola arricchita dal caratteristico lanternino.  Nel 1995 sono stati eseguiti lavori di restauro e consolidamento che hanno strappato la torre ad un lento degrado. Ecco un video dulla torre (di Mang P): https://www.youtube.com/watch?v=Gu2U_Yp1YrI


Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Malatestiana, http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/8193.html,

Foto: la prima è di Aldadian su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torre_Senza_Erba.jpg, la seconda è presa da http://www.culturaitalia.it/viewItem.jsp?language=it&case=&id=oai%3Asirpac.cultura.marche.it%3A84817




venerdì 10 febbraio 2017

Il castello di sabato 11 febbraio






ORCIANO DI PESARO (PU) – Palazzo Della Rovere in frazione Montebello

Descritto come "un bel palazzo a guisa di rocca", rappresenta uno dei più significativi esempi della cultura architettonica roveresca nella Provincia di Pesaro e Urbino. Di antica fondazione, probabilmente anteriore al 1376, anno della cessione ad Antonio Montefeltro, venne realizzato a forma di rocca di avvistamento, in origine su tre piani. Conserva nella possente scarpa e nelle stalle tracce evidenti della sua originaria funzione militare. Passato ai Della Rovere, nel XVI secolo ha subito un intervento di restauro (probabilmente su commissione di Antonio Stati, consigliere del duca Guidubaldo II Della Rovere) che ha interessato principalmente il piano nobile (il secondo), le cui sale sono state impreziosite con stucchi e affreschi, attribuiti rispettivamente a Federico Brandani e ai F.lli Zuccari. Dal decennio iniziale del XVII secolo divenne per un lungo periodo residenza di Lavinia Feltria Della Rovere, Marchesa del Vasto, e sorella del duca Francesco Maria II. Al suo prolungato soggiorno a Montebello, dal 10 maggio 1609 al 7 giugno 1632, giorno della sua morte, vanno attribuite ulteriori trasformazioni del complesso per renderlo più rispondente alle esigenze di una famiglia principesca. Dopo la morte dell’ultimo duca il Palazzo entrò a far parte dello Stato della Chiesa e da questo momento in avanti non ha più subito modifiche significative, ma è iniziato un lento e progressivo degrado, culminato nel XIX secolo nell’abbattimento del terzo piano (i magazzini). Allo stato attuale l’edificio, in fase di restauro, è costituito da un piano seminterrato e due piani fuori terra, il cui accesso principale si apre sulla piazzetta a sud-ovest. Il fabbricato merita comunque una visita per l'imponenza della severa base scarpata che racchiude al piano terreno una serie di locali con volte a botte e portali quattrocenteschi: locali collegati fra loro da un lungo corridoio centrale e sovrastanti un seminterrato ad unico grande vano con volta pure a botte, destinato in origine ad ospitare la scuderia. Salendo al piano nobile, oltre alle tracce di un belvedere oggi tamponato, ben quattro sale conservano soffitti decorati da tempere e stucchi databili alla seconda metà del Cinquecento, attribuite le prime a Taddeo Zuccari, mentre gli stucchi riecheggiano il manierismo delle più note decorazioni di Federico Brandani a cui è forse da attribuire anche il disegno del grande camino che orna il salone maggiore. A fianco del palazzo sorge la coeva chiesa di Sant'Anna dalla caratteristica pianta ottagonale.


Foto: la prima è di Claudio Vagaggini su https://www.facebook.com/CASTELLI-ROCCHE-FORTEZZE-in-Italia-308856780344/, la seconda è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-montebello-orciano-di-pesaro-pu/ dove potrete trovare diverse altre immagini del monumento

Il castello di venerdì 10 febbraio






SANTO STEFANO QUISQUINA (AG) – Castello baronale Ventimiglia

I primi dati certi risalgono al 1279 quando il paese venne dedicato a S. Stefano, probabilmente perché l’area è coronata da monti, dal greco “STEFANOS” che vuol dire corona. Prima della sua fondazione, alcuni documenti attestano l’esistenza di un casale Sancti Stephani appartenuto, già nel X secolo alla famiglia Sinibaldi. Il primo signore di Santo Stefano, di cui sappiamo il nome, fu Giovanni di Caltagirone, che visse ai tempi del regno di Federico II di Aragona (1296-1337). A Giovanni successe il figlio Nicola, che viene ricordato per avere edificato un fortilizio a protezione del nuovo casale. Ad Antonio Caltagirone seguirono Giovanni e Ruggero Sinibaldi. Quest’ultimo si ribellò al re Martino d’Aragona ed i suoi beni furono confiscati e devoluti alla Reale Corona. Ruggero Sinibaldi era sposo di Maria Guiscarda, parente di Ruggero II, re dei Normanni. Dal loro matrimonio nacque Rosalia, proclamata santa e patrona del paese. Nel 1396 divenne signore del paese Guiscardo de Agljs. Questa famiglia mantenne il potere in città sino al 1504 quando l’ultima erede, Giovanna, andò in sposa a Giovanni Larcan e i Larcan divennero i nuovi baroni del territorio. Nel 1549 Vincenzo Larcan vendette la baronia e gran parte dei suoi beni al Protonotaro del Regno di Sicilia, Alfonso Ruiz, che fece dono della baronia alla madre Elisabetta nel 1574. Essendo, questa, moglie di Carlo Ventimiglia, nel 1599 ogni diritto transitò alla famiglia Ventimiglia e Pietro Ventimiglia (figlio di Elisabetta e Carlo) fu investito della baronia il 16 settembre 1599. Intanto il casale andava trasformandosi in un vero paese. I Ventimiglia dominarono a lungo, sopravvissero anche ad eventi luttuosi. A loro sono dovute insigni architetture urbane come il Palazzo Baronale del 1745 e la splendida Fontana del XVIII secolo sita in piazza Castello. 


Foto: entrambe sono di “Pina e Nicola Sicilia”, su https://www.panoramio.com/photo/119381388 e su https://www.panoramio.com/photo/119381484

giovedì 9 febbraio 2017

Il castello di giovedì 9 febbraio





LICCIANA NARDI (MS) - Castello Malaspina di Pontebosio

Poco oltre l’abitato di Monti una brevissima deviazione a destra porta in vista del castello di Pontebosio, che domina la piazza principale del piccolo borgo. Pontebosio fu soggetto al potere dei Malaspina e venne coinvolto in diverse vicende politiche che lo portarono ad essere inglobato in diversi feudi nel corso della sua storia. Nel XVI secolo, dopo esser stato parte del feudo di Villafranca, Pontebosio fu inglobato ne feudo della Bastia per divenire indipendente nel 1574. In questo periodo fu assegnato a Fabrizio Malaspina, al quale si fa risalire la costruzione del castello. Nel 1581 dato che il marchese Fabrizio aveva accettato in permuta il feudo di Terrarossa quello di Pontebosio venne nuovamente inglobato nei domini della Bastia fino al 1631 quando fu nuovamente costituito feudo indipendente. Il marchese Ippolito di Bastia, evidentemente contro il parere della moglie Taddea allora reggente il feudo, lo concesse al cugino Ludovico scatenando una guerra che la marchesa concluse nel 1640 riconquistando in armi i Pontebosio. Riconsegnato al Malaspina dal granduca di Toscana, intervenuto nella contesa, il feudo fu coinvolto in altre vicende di sangue a causa del malgoverno dei discendenti di Lodovico. La dinastia dei Marchesi del Ponte proseguì nel governo del feudo fino al suo ultimo esponente, Claudio, sollevato dai privilegi imperiali durante il periodo napoleonico. Dopo il congresso di Vienna fu sottoposto al Ducato d Modena. feudo indipendente a partire dal 1631 sotto i Malaspina. Il castello è sorto probabilmente in epoca medievale, per controllare il ponte che attraversava il fiume Taverone, il quale che apriva l’accesso alla valle dell’Aulella in direzione di Luni e di Lucca. La posizione lo rese ambito perché si prestava alla riscossione dei diritti feudali sui transiti. L'edificio si presenta oggi come una residenza signorile risalente al XVII secolo, con quattro torri quadrate agli angoli di una struttura quadrangolare caratterizzata anche da numerosi loggiati e balconi. Presenta muri a scarpa al piano terra e tutto il complesso è coperto da un tetto a falde in cotto. Il castello cessò la sua funzione dopo il periodo napoleonico quando Francesco IV di Modena lo donò alla nuova diocesi di Massa eretta nel 1822 perché diventasse sede del Seminario minore. Il sisma del 1820 provocò l’abbandono della struttura fino al 1954 quando fu utilizzato come scuola. Dopo il 1974 fu venduto a privati. Il castello - che lascia immaginare il suo passato militare - attualmente è disabitato e privo di una qualunque destinazione d’uso. Di proprietà privata, non è visitabile. Qui trovate diverse sue inquadrature: http://www.amalaspezia.eu/pontebosio.htm. Ecco un interessante video sul maniero (di riomorione): https://www.youtube.com/watch?v=3NjVPj-2TJU

Fonti: http://www.terredilunigiana.com/castelli/castellopontebosio.php, http://tramedilunigiana.it/it/risorsa/castello/castello-di-pontebosio, http://www.lunigianatoscana.it/punti/castello-di-pontebosio/39/, http://www.museoleduefortezze.it/pdf/ita/43_LiccianaNardi_CastellodiPontebosio_ita.pdf?view=fit&toolbar=0&statusbar=0, http://bagnonemia.com/Castelli_di_Lunigiana/Castello%20di%20Pontebosio/Castello%20di%20Pontebosio.htm

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Chiantilife su http://www.chiantilife.wine/it/meravigliosi-castelli-lunigiana-toscana/castello-pontebosio-3/