venerdì 16 luglio 2021

Il castello di venerdì 16 luglio



CELLOLE (CE) - Torri

Nel Medioevo Cellole divenne un punto di ritrovo in quanto la città era ubicata tra l'antica Via Appia e la nuova "via Appia", durante il feudalesimo il territorio cellolese era stato integrato nei domini dei signori di Sessa Aurunca. Con l'arrivo dei Longobardi i territori dell'ager sinuessanum si disgregarono e quel villaggio che allora contava poche centinaia di abitanti fu inglobato nel territorio di Sessa Aurunca che era l'unico riferimento economico culturale e sociale di tutta la zona circostante. Durante il Medioevo il piccolo villaggio divenne un avamposto difensivo per la vicina Sessa Aurunca. Infatti, dalla città aurunca non era possibile avvistare i fuochi di segnalazione della costa, anche a causa della nebbia della zona paludosa prossima al mare detta Pantano, Cellole serviva da ponte tra la costa e le mura sessane. Ebbe quattro torri cosiddette saracene dell'altezza di alcune decine di metri, ora distrutte e ricostruite con materiali di risulta dell'epoca precedente o in pietra locale. Le torri attualmente presenti nel comune di Cellole risalgono approssimativamente al X e XI secolo motivate dalla guerra del vespro (1272-1302), periodo in cui le nostre coste erano esposte ad attacchi portati dai siculi-aragonesi. Del sistema difensivo a Cellole sono presenti e in ottimo stato di conservazione due torri: la torre di Cerrito e la torre del Parroco. Altre due torri, che la memoria storica delle persone anziane ricorda con chiarezza sia nella localizzazione che nella loro struttura architettonica, sono ormai totalmente inserite nei nuovi fabbricati da aver perso ogni evidenza stilistica e sono: la torre di Sorgente e la torre del Cortinaccio. Prendendo in considerazione la torre di Cerrito, che risulta essere la migliore conservata e ultimamente ristrutturata, essa si presenta a pianta quadrata, di 6 m per ogni lato e 21,50 m di altezza. La base è più robusta per la presenza, sui quattro lati di uno sperone o contrafforte che dal livello del piano, dove inizia con circa 1.50 m in aggetto, si assottiglia man mano che si sale per circa 5.50 m senza alcuna finestra e con volta a botte. La prima stanza al piano superiore presenta una volta a cupola spezzata, è alta 5.20 m circa e per ogni lato misura 5.50 m. le altre due stanze che si elevano in successione di piani hanno le stesse dimensioni, ma a differenza della prima presentano un soffitto con travi in legno che si presume fossero originali per non appesantire con la muratura la struttura portante della torre. Lo spessore dei muri esterni, si assottiglia elevandosi per piano e passa dai 50 cm ai 30 cm; la torre termina con un terrazzo scoperto che certamente doveva servire per avvistare e per segnalare la presenza di eventuali invasori. Queste segnalazioni erano rivolte presumibilmente a Sessa Aurunca ed ai vari casali dell’entroterra. La distanza in linea d’area dalla torre di Capodiferro, sita presso la foce del Garigliano, a Sessa è ed era veramente tanta e le segnalazioni a volte potevano risultare faticose sia per la vegetazione, sia per la condizioni atmosferiche; è per questo che furono realizzate le torri di Cellole con funzione dunque di ripetitore del segnale. I segnali lanciati dalle torri erano dei veri e propri allarmi per i popoli presenti sul territorio che nel frattempo si rifugiavano aspettando l’arrivo dei soldati acquartierati a Sessa Aurunca. A conferma di tale ipotesi è il toponimo di un luogo ancora esistente a meno di 2 Km dall’attuale abitato, sulla strada Cellole-Sessa verso l’Appia: le Friole. Questo luogo è caratterizzato da alcuni ambienti scavati nel sottosuolo accuratamente ricavati e funzionali nei quali le donne specialmente le più giovani si rifugiavano per sottrarsi alla violenza dei saraceni, agli stupri, alle uccisioni, e alle deportazioni per schiavitù. Il termine friole è una corruzione del termine latino filiolae che significa figliolette, bambine, ragazzine. Una parete risalente all’epoca normanna è venuta alla luce nel centro storico di Cellole durante i lavori di restauro dell’antica Torre del Parroco dell’XI secolo. La scoperta è stata fatta dagli operai della ditta cui è stato commissionato il recupero della struttura alta sei metri ed è stata certificata da un architetto della Sovrintendenza dei Beni Culturali. «Siamo rimasti piacevolmente sorpresi nell’apprendere che nel corso dei lavori di recupero di un tesoro inestimabile come la torre sia venuta fuori addirittura una parete di epoca normanna, che il tempo aveva deteriorato e celato», ha commentato il sindaco di Cellole Aldo Izzo. La torre, un tempo di proprietà della Curia, da diversi anni ormai versava in pessime condizioni strutturali tanto che lo scorso anno fu transennata per pericolo di crollo. La struttura sorge in piazza Compasso, l’antica `agorà´ costruita per collegare i quartieri di Lupoli e Aurunci. Altro link suggerito: http://halleyweb.com/c061102/zf/index.php/galleria-fotografica/index/album/album/47 (foto varie)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cellole, https://www.comunedicellole.it/c061102/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/18, https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/cronaca/15_febbraio_25/parete-epoca-normanna-scoperta-torre-cellole-b5d5ea88-bce5-11e4-8966-4c3928ab626d.shtml

Foto: la prima (Torre di Cerrito) è presa da https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/cronaca/15_febbraio_25/parete-epoca-normanna-scoperta-torre-cellole-b5d5ea88-bce5-11e4-8966-4c3928ab626d.shtml, seconda (Torre del Parroco) è presa da https://www.macronews.it/?p=2220

giovedì 15 luglio 2021

Il castello di giovedì 15 luglio



FILIANO (PZ) - Castello di Agromonte

Il sito medievale di Acermontis è ubicato nella foresta demaniale di Lagopesole e domina sulla Valle di Vitalba. Le testimonianze più antiche di Agromonte risalgono al 9 giugno 1152. In un breve pontificato di papa Eugenio III che enuncia i casali e le parrocchie comprese nella giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Rapolla. «Era un centro abitato, con castello sito a sud-est dell’odierna frazione di Filiano, denominata Scalera, […] al tempo dei romani era un importante nodo stradale, dove la via Erculeia si incrociava con la strada che, partendo da Venosa, congiungeva l’Appia Antica con la Via Popilia, a Marcelliana nel Cilento, dopo aver attraversato la Valle di Vitalba e l’Appennino Lucano nei pressi del Monte S. Croce. Sotto il governo di Carlo I d’Angiò, nel 1267-68, Agromonte prese parte alla rivolta Ghibellina, il suo castello e il suo abitato furono molto danneggiati….». Nel XIII sec. contava più fuochi di Avigliano. Nel 1330, rimase ad Agromonte solo una piccola domus e poche decine di abitanti, che in quell'anno l'abbandonarono definitivamente con le loro umili dimore, sparse intorno alla chiesa non più parrocchiale, grazie ai privilegi ed esenzioni concesse da Giovanni D'Angiò, per ripopolare Atella. Ricorda G. Fortunato in “Il Castello di Lagopesole” nel 1902: “sorge Agromonte sul dosso di un promontorio che scende al ponte Cerasale presso la confluenza con il Torrente Sterpito … Il suo nome è sempre vivo tra gli abitanti della Valle: vivo come i suoi pochi ruderi fra le annose querce del bosco, al di sopra della galleria omonima del tratto di strada ferrata dalla stazione di Forenza a quella di Lagopesole: in alto la bicocca, al basso la chiesetta, e questa dall'abside ancora visibile, ancora cinta di sepoltura”. G. Fortunato sosteneva che questo castrum era in comunicazione con il vicino castello di Lagopesole attraverso un condotto sotterraneo, ipotesi mai verificate nella realtà. Al fascino di questa memoria antica si associa un contesto naturalistico unico, dove a una situazione geologica articolata si affianca un ottimo sodalizio floro-faunistico. Della medioevale Acermontis sono ancora visibili, nascosti tra le radici degli alberi, muschi e foglie secche, i resti delle antiche mura di cinta della città medievale. Continuando a camminare si arriva, poi, ai resti di quella che doveva essere un’antica chiesa e lo si capisce dalla forma del perimetro dell’edificio, oltre che dalle decorazioni sulle pietre lapidee. Riprendendo il sentiero principale, pochi metri più avanti si trovano i resti di un palazzetto signorile. Quei ruderi sono ancora oggi visitabili, sul clinale che sovrasta la fontana di Sparciaboschi lungo la rotabile che da Scalera porta a Dragonetti. Il sito, proprio perché abbandonato in antico, fu spesso rifugio di briganti.

Fonti: https://www.prolocofiliano.it/Filiano/Luoghi-di-interesse/Riserva-antropologica-Agromonte-Spacciaboschi, testo di P. Rescio su http://www.old.consiglio.basilicata.it/conoscerebasilicata/cultura/percorsi/castelli/avigliano_agromonte.htm, https://www.fondoambiente.it/luoghi/acermontis-agromonte-spacciaboschi?ldc, https://www.prolocofiliano.it/Filiano/Storia/Una-Passeggiata-nella-Storia/A-spasso-tra-le-rovine-di-Acermontis

Foto: la prima è presa da https://www.prolocofiliano.it/Filiano/Luoghi-di-interesse/Riserva-antropologica-Agromonte-Spacciaboschi, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Basilicata/potenza/agromon01.jpg

mercoledì 14 luglio 2021

Il castello di mercoledì 14 luglio


 
AGLIENTU (SS) - Torre di Vignola

E' una torre che fa parte del complesso di strutture fortificate che, dall'alto medioevo sino alla metà del IXX secolo, hanno costituito il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera della Sardegna. È situata su un promontorio a circa 20 m s.l.m., tra punta di li Francesi e la frazione di Vignola Aglientu, ed era in contato visivo con la torre di Santa Reparata, oggi distrutta. Edificata utilizzando conci irregolari di granito di media pezzatura recuperati in loco, la torre di Vignola è di forma troncoconica, ha un diametro esterno alla base di 12 metri e altrettanti di altezza, e muri perimetrali dello spessore di circa 2 metri. Il paramento murario è ormai visibile per il crollo dell'intonaco originale. Lo spessore del parapetto, misurato nelle aperture delle cannoniere, è di 95 cm. L'ingresso alla torre, posto a 5,35 metri di quota dal suolo, avveniva originariamente con l'ausilio di scale in corda o a pioli che in caso di pericolo potevano essere ritratte con facilità. Verso la metà del 1800 l'accesso al fortilizio venne reso più comodo con la costruzione di una scala esterna. Un'apertura realizzata con piedritti e architrave in pietra introduce alla casamatta, un camerone a prova di bomba del diametro di 6,10 metri con al centro un pilastro che ne sostiene la volta a cupola; dei tramezzi suddividono l'ambiente in tre settori due dei quali, rivolti verso il mare e dotati di troniere, fungevano da alloggi della guarnigione. La piazza d'armi è raggiungibile grazie ad una stretta e ripida scala, ricavata all'interno del muro perimetrale, che termina con un boccaporto protetto da una garitta in muratura. Nel parapetto della terrazza sono presenti alcune cannoniere, aperture da cui sporgevano i pezzi di artiglieria. La costruzione della torre, avvenuta nel 1605 a presidio della tonnara realizzata qualche anno prima (negli stessi anni l'affittuario della vicina tonnara fu autorizzato a costruire a proprie spese un rivellino), sostituì il sistema di avvistamento istituito nel 1572 e formato da postazioni mobili (atalayas) o punti di vedetta (guardie morte) i quali avevano presumibilmente anche il compito di creare un collegamento tra la torre dell'Isola Rossa e quella di Santa Reparata. Questo primo sistema di guardia fu organizzato con uomini pagati dai villaggi di Bortigiadas e di Vignola. Appartenendo al genere delle gagliarde (de armas), cioè di difesa pesante, alla torre venne assegnata una importante guarnigione formata da un alcaide (il comandante), un artigliere e tre soldati. Essi avevano a disposizione un armamento composto da un cannone calibro 5, due spingarde e sei fucili. Il secolo successivo la guarnigione venne ridotta al solo alcaide accompagnato da due soldati. Interventi documentati di risanamento e ristrutturazione vennero eseguiti negli anni 1720, 1777 (su progetto del Capitano Cochis), 1827 e 1828. La torre di Vignola restò presidiata anche dopo la soppressione della Reale Amministrazione delle Torri. Successivamente, ancora presidiata, le fu aggiunta una scala in muratura che conduce al boccaporto. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=C2Q2lT3eORI (video di Andrea Cossu), https://it-it.facebook.com/Sardiniashugs/videos/276744293431567/ (video di Sardinia's Hugs), https://ar-ar.facebook.com/goodmoodcycling/videos/130415019077783/?__so__=permalink&__rv__=related_videos (altro video con visita interna della torre),https://www.youtube.com/watch?v=qUpYgzq8hhM (video con drone di edjss)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Vignola, http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=17754&v=2&c=2488&t=1

Foto: la prima è di Gianni Careddu su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Aglientu_-_Torre_di_Vignola_(5).JPG, la seconda è presa da https://www.itbeach.it/torre-di-vignola-aglientu/

martedì 13 luglio 2021

Il castello di martedì 13 luglio



SETTIME (AT) - Castello

Fondato al settimo miglio sulla strada romana che da Asti conduceva ad Industria (ora Monteu da Po), e abitato quindi già in epoca romana, il villaggio di Settime fu distrutto, insieme al castello, nel 1309, per essere ricostruito sul colle vicino. Settime appartenne alla famiglia Roero dal 1407 fino a metà dell'Ottocento. Nel 1440 il borgo medioevale venne fortificato con mura e torri che costituivano il Ricetto. Nella seconda metà del XVII secolo il feudo passò ai Roero del ramo di Mombarone. Intanto il paese si era sviluppato oltre le mura del ricetto medioevale, che perse gradualmente la sua connotazione di luogo fortificato. Le pesti e le epidemie del Cinquecento e del Seicento ebbero disastrose conseguenze per la comunità: le due chiese di San Carlo e San Rocco vennero edificate proprio nei periodi delle più gravi epidemie di peste, come voto della popolazione per scongiurare le terribili malattie. All'inizio del Settecento, durante la guerra di successione al trono di Spagna, i francesi occuparono gran parte dell'Astigiano: entrarono a Settime nell'autunno del 1703 e se ne andarono solo dopo aver razziato il paese e minato il castello, parzialmente distrutto dalle stesse truppe del duca di Feuillade, che poi guidò l'assedio di Torino del 1706. Gli anni seguenti funo dedicati alla ricostruzione delle zone demolite e al rifacimento della chiesa parrocchiale. La famiglia dei Roero mantenne il castello fino al 1874, quando, sopraffatti dai debiti di gioco, furono costretti a cederlo ai Coconito di Montiglio. Da questa famiglia passò poi a quella dei Borsarelli di Rifreddo in seguito al matrimonio dell'allora barone Luigi Borsarelli, vedovo di Silvia Coconito, con la cognata Camilla nel 1881. La famiglia si estinse nel 1956. Il castello ha una caratteristica forma a ferro di cavallo e testimonia l'antica origine trecentesca nelle tracce delle torri e negli archi in cotto e arenaria della facciata esterna. Intorno al castello si estende il parco, che costituisce il livello inferiore del giardino pensile all'italiana. Come detto, fu parzialmente distrutto al termine dell'occupazione francese nel 1704 e ricostruito negli anni successivi. Le torri demolite dalle mine francesi scomparvero e l'edificio prese l'aspetto di villa settecentesca perdendo definitivamente la connotazione di fortezza medioevale. La tradizionale attribuzione del progetto all'architetto Filippo Juvarra, cui vengono attribuiti anche altri interventi in paese, non è, purtroppo, suffragata da documentazione. Interessanti sono il maestoso portale, il porticato d'accesso e le pitture degli interni. L’intervento di restauro e di completa rifunzionalizzazione del castello di Settime d’Asti, approvato dalla Soprintendenza Regionale, ha interessato circa 120 vani e 3000 mq di superficie di pavimento, oltre ai tre livelli di parco interno, due livelli di mura di cinta, le facciate e le coperture. L’obiettivo del restauro e del recupero architettonico del castello è stato la restituzione alla sua originaria efficienza di residenza nobiliare. La richiesta della Committenza privata di recuperare tutti gli ambienti a propria residenza, ha privilegiato la vocazione dell’edificio. L’adattamento degli spazi interni è stato attuato nel rispetto delle strutture originarie, senza ammettere un impoverimento dell’apparato decorativo ed escludendo l’uso di materiali troppo rigidi ed invasivi che avrebbero determinato il rischio di alterare il comportamento strutturale originario delle diverse componenti. Una particolare attenzione è stata dedicata alla conservazione ed al restauro dei dipinti murali, ivi comprese le decorazioni sui cassettonati lignei. Queste operazioni sono state preventivamente supportate da indagini sulla qualità e consistenza dei materiali e del loro stato di conservazione, con saggi di pulitura e di restauro. Altro link suggerito: http://www.palumbosrl.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=393:castello-di-settime-d-asti&Itemid=1111&lang=it

Fonti: http://www.comune.settime.at.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=33534, http://www.comune.settime.at.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=33535, https://www.corradinoarchitetto.com/progetto/p1-01castello-di-settime-restauro/

Foto: la prima è presa da http://www.palumbosrl.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=393:castello-di-settime-d-asti&Itemid=1111&lang=it, la seconda è presa da http://www.osservatoriodelpaesaggio.org/AZIONI%20svolte/2007/Fiori%20in%20Fiera%202007/Programma%20Serata%20Palme%20-%20Isola%20d%27Asti%202007.htm

lunedì 12 luglio 2021

Il castello di lunedì 12 luglio



NORCIA (PG) - Castello di Biselli

Il Castello edificato nel sec. XIII è una frazione del comune di Norcia situato a m 555 s.l.m. e nel 1971 contava 12 abitanti. Lo schema planimetrico triangolare assai frequente nei castelli di pendio, è qui risolto in modo anomalo a causa della impervia morfologia del luogo. La torre è situata sul punto più eminente, ma è particolarmente fortificato anche il nucleo che coincide con l’angolo acuto, uno sperone proteso a picco sulla valle del Corno. Perduta la sua funzione di controllo sul percorso di fondovalle, è andato via via spopolandosi ed è oggi quasi completamente abbandonato. L'abitato è stato anche fortemente danneggiato dal terremoto del 1997 tanto da renderlo un paese fantasma. Ciò nonostante, Biselli, salvo alcune sezioni, è tuttora discretamente conservato e la cinta muraria con i suoi elementi fortificati, è ancora in piedi, almeno per un buon tratto. Altri link proposti: http://www.paesifantasma.it/Paesi/biselli.html,http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00023/index.htm, https://www.duemondinews.com/umbria-dimenticata-il-paese-fantasma-biselli/, https://www.youtube.com/watch?v=9VV7t2vBwMc (video con drone di Marco Amati), https://www.vivoumbria.it/2020/02/12/nel-silenzio-infinito-della-valle-del-corno-anche-biselli-non-deve-morire/

Fonte: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-biselli/

Foto: la prima è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00023/index.htm, la seconda è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-biselli/

sabato 10 luglio 2021

Il castello di domenica 11 luglio




NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) - Villa Cunego Salvaterra e Torre colombara in frazione Prun

La villa di Prun, cui si accede per un viale di cipressi, ha un primato: è quella ubicata a maggior altezza sul livello del mare (520 mt) tra quelle che costellano la bassa e media Valpolicella. Potrebbe essere stata costruita in due tempi, tra la fine del ‘500 e il secolo successivo. Richiamando al piano terra il modello sammichelino nei pilastri bugnati che sorreggono quattro archi a sesto pieno, nella loggia superiore presenta gli otto archi accoppiati a bifore, incassate in specchi marcati e separati da una lesena di muro. Nel sottotetto si aprono quattro finestre quadrate. Il lato nord-est continua nel tipo abitativo semplice e comune nell’alta Valpolicella: una porta centinata a terra e serie di finestre rettangolari con cornice al piano primo; ancora finestre quadrate nel sottotetto. Nel regno della pietra non poteva mancare il cortile lastricato in calcare rosa (estratto dalle cave della zona), che conferisce all’insieme una base di rusticità elegante; non meno singolare il rivestimento di muri esterni in lastre di pietra di Prun, fino al piano primo. Nel retro della villa si alzano due torri colombaie disuguali: quella a sud-ovest è più alta ed esce anche dallo schema abituale dei tre piani a pianta quadrata, essa ne ha quattro di forma rettangolare, più la piccionaia, marcata da una bella cornice a dentelli. È questo il nucleo originale di tutto il complesso edilizio, in posizione e in funzione decisamente strategica per comunicazione visiva con tutta l’alta valle di Negrar. La colombaia, al corrispondente angolo nord, è più bassa e potrebbe essere posteriore. Nel cortile il lato nord-est è occupato da un rustico, anteriormente formato da tre archi a sesto ribassato, in parte chiusi, sostenuti da tozzi pilastri. Il complessivo sviluppo dell’insieme sembra suggerire che la costruzione avvenne in tempi distinti, collocando nel tardo Cinquecento la sezione più antica, con portico e loggia di aggiunta posteriore, contrassegnati da espedienti edilizi in pezzi di recupero, secondo esigenze e gusti diversi, maturati nel corso dei secoli. La Villa non è visitabile. Altro link suggerito: https://www.mattiaguardini.it/tesi

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In buona parte dei casi le torri colombare hanno caratteri architettonici abbastanza analoghi. La pianta è generalmente quadrata, talvolta rettangolare, raramente rotonda. Lo sviluppo è solitamente verticale “a torre” su due, tre o quattro piani sovrapposti, con un solo vano per piano. La struttura muraria è molto solida, che richiama l’idea del “fortilizio” con abbondante impiego di pietra (“a faccia vista” nelle zone più alte, con intonacatura nelle zone medie e basse). I muri di grosso spessore, con spigoli rinforzanti da pietre angolari e spesso terminanti verso la base “a scarpa”, alla sommità della quale troviamo spesso una cornice a toro di pietra, con originaria funzione “antiscalata”. Il tetto soggetto a frequenti successive modificazioni, anche con sovrastrutture. A quattro spioventi (Castello di Prun), a due spioventi (corte Bersàni) talvolta ad uno solo. Il manto di copertura veniva realizzato in coppi, con coppi associati a “lastre” di pietra al contorno di gronda, con sole “lastre” di pietra. A volte era presente un pinnacolo alla convergenza dei quattro spioventi, un eventuale abbaino per l’ispezione e comignoli spesso aggiunti successivamente. Per quanto concerne la torre colombara di Prun, qui potete trovare notizie specifiche: http://www.veronastoria.it/ojs/index.php/ASValp/article/view/192/174

Fonti: https://prun.beepworld.it/villa-salvaterra.htm, https://www.valpolicellaweb.it/villa-salvaterra/, https://prun.beepworld.it/le-torri-colombare.htm

Foto: la prima è presa da https://www.valpolicellaweb.it/villa-salvaterra/, la seconda è di fraerb su https://mapio.net/pic/p-15235452/. La terza foto, infine, relativa alla torre colombaia, è presa da http://www.collineveronesi.it/index.php/map_tracks/view/62

Il castello di sabato 10 luglio



ROCCALBEGNA (GR) - Cassero senese

La fortificazione, che sovrasta il borgo era un fortilizio minore, usato essenzialmente come punto di vedetta; costituiva il sistema difensivo del centro di Roccalbegna assieme alla Rocca aldobrandesca situata alla sommità dell'altra rupe. Probabilmente, venne costruito agli inizi del XIII secolo dai conti Aldobrandeschi; fu rimodernato dai senesi che lo utilizzarono durante il loro dominio abbandonando invece la Rocca. Queste strutture furono collegate dai senesi con mura delle quali oggi restano alcuni tratti con due torri. Le mura furono edificate tra il XIII e il XV secolo e di queste opere di fortificazione oggi resta un tratto della cinta muraria con la Porta di Maremma, mentre l’altra porta, la Porta di Montagna, è stata demolita in data imprecisata. All'inizio del XV secolo, a causa della perdita della sua importanza strategica, il cassero fu lasciato in abbandono. Nel 1446 i Castellani Domenico d'Andrea e Gherardo di Mariano si proposero di restaurarlo a fini strettamente abitativi. Nel 1555 lo Stato senese passò sotto il Granducato di Toscana e nel 1565 Roccalbegna venne concessa dal Granducato agli Sforza della Contea di Santa Fiora. Restò feudo granducale fino al 1751. Con l'abolizione di tutti i feudi, Roccalbegna tornò a costituire comunità giurisdicente fino al 1838, quando fu affidata al vicario regio di Arcidosso. In corrispondenza dell'attuale giardino, costituito da un ampio prato e alberi d'alto fusto, sorgeva un giardino all'italiana, dotato di un "piccolo casino", risalente al XVII secolo. Di questo giardino non sono rimaste tracce ma approfondite ricerche storiche ipotizzano che questo fosse molto simile al contemporaneo giardino connesso al complesso palatino di Santa Fiora. Il cassero è costituito da un piccolo edificio testimonianza dell’originaria rocca inserito in un pregevole giardino ove è presente una nicchia in pietra posta al termine del camminamento principale. Dal giardino è possibile godere di una suggestiva vista sul paese e sull’intera valle dell’Albegna. Altri link proposti: http://roccacity.blogspot.com/2016/05/il-cassero-senese.html, https://www.youtube.com/watch?v=em6UAnHUaMs (video di Eats&Travels), https://www.youtube.com/watch?v=nSFKCySulug (video di enzosorrentino100)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cassero_Senese_(Roccalbegna), http://roccalbegna.info/cosa-vedere/cassero-senese/, https://www.borghiditoscana.net/roccalbegna/, https://www.thatsamiata.com/territorio/il-cassero/

Foto: la prima è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Cassero_Senese_(Roccalbegna)#/media/File:RoccalbegnaCasseroSenese.JPG, la seconda - recentissima - è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini