mercoledì 6 aprile 2022

Il castello di giovedì 6 aprile



BAGNARA CALABRA (RC) - Castello Ducale Ruffo

E' una fortezza normanna edificata nell'XI secolo sul promontorio marturano. Il castello, costruito per volere del conte Ruggero II per contrastare le incursioni saracene, subì gravissimi danni a causa del terremoto del 1783, ma venne poi ricostruito sotto forma di Palazzo. Fu feudo dei Ruffo, della cui famiglia rimane lo stemma inquartato, e degli Spatafora. Lo schema planimetrico è quasi quadrangolare e presenta un'imponente base a scarpa in pietrame calcareo che termina con un grosso toro, preesistenze della originaria struttura fortificata normanna. La parte superiore, innestata sulle granitiche mura delle carceri, è in mattoni pieni a vista e, ricca di elementi formali, presenta bifore ogivali con stipiti in pietra, conci in tufo e pietra lavica, verande con arcate a tutto sesto. I pavimenti sono in ceramica e gli interni lussuosi furono privati dei beni all'interno custoditi quando i Ruffo, dalla metà del 1700, decisero di portarli altrove. Il coronamento dell'edificio è puntellato da merli sotto i quali si sviluppa una fascia decorata con elementi circolari. Questa parte, formalmente complessa, fu realizzata tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Varcato l'ingresso, si accede ad una corte interna sulla quale si affacciano i corpi principali del palazzo e un accesso alle terrazze che avviene mediante una scalinata in pietra. Anticamente l'edificio era cinto da due ordini di balestriere, che dai parapetti si innalzavano sui merli delle mura, muniti di pezzi di artiglieria, e attorno vi erano dodici cannoni in bronzo denominati "i dodici apostoli". L'ingresso era munito di un ponte levatoio e la parete centrale era arricchita da un orologio solare ed uno suonante, mentre sulla vetta vi era una piramide, detta “Castellana”, su cui era sistemata una campana che due ore dopo il tramonto serviva da segnale affinché ognuno si ritirasse alla propria abitazione. Ancora presenti sono i ruderi dei due avamposti con i quali il castello comunicava: il "Bastione" posizionato verso sud e la "Costanzella" verso nord. Il castello, sopravvissuto al sisma del 1908, divenne residenza dei De Leo ed in seguito venduto e adibito ad albergo, assumendo il nome di castello Emmarita dal Comm. Mezzetti. Divenne in seguito anche caserma dei Carabinieri e centro di formazione professionale alberghiera. Dopo alterne vicende di degrado e abbandono e dopo interventi di restauro, il castello è oggi sede di eventi artistici e culturali. La denominazione attuale è "Castello Ducale dei Ruffo". Al castello si perviene anche solcando il famoso Ponte di Caravilla, l'unico ponte in pietra al mondo ad essere attraversato per tre volte. Altri link utili per approfondire: https://www.bagnaracalabra.biz/cultura/storia-di-bagnara/castello-palazzo-confusione/, https://www.costaviolatravel.it/blog/guida-alla-calabria-bagnara-calabra-n11 (video)

Fonti: http://atlante.beniculturalicalabria.it/luoghi_della_cultura.php?id=25472, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Ducale_dei_Ruffo, https://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net/?t=49254423

Foto: la prima è di Domgio82 su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Ducale_dei_Ruffo#/media/File:Castello_dei_Ruffo_laterale.JPG, la seconda è di Damianus su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/49177/view

Il castello di mercoledì 6 aprile

 


VIGNOLA (MO) - Rocca di Campiglio

Il toponimo di Campiglio deriva dal latino Campilius. Il piccolo borgo di Campiglio nacque nel periodo medievale come feudo di proprietà della famiglia di Campiglio ma a partire dal 1400 divenne un possedimento dei marchesi Rangoni. La Rocca rimase sede della podesteria sino all'epoca napoleonica. L'autonomia della Comunità di Campiglio terminò solamente con la nomina di Vignola a capoluogo del Cantone del Dipartimento del Panaro. I tratti distintivi del borgo sono da sempre le sue esigue dimensioni e l’aspetto rustico preservato fin dalla costruzione. Nonostante contasse una piccola comunità di abitanti, diversi documenti storici hanno evidenziato come la popolazione si fosse sviluppata attorno a due luoghi significativi: il mercato, sede principale degli scambi commerciali e luogo di ritrovo per gli abitanti del borgo e, la Rocca, l’unico edificio fortificato. Della Rocca di Campiglio rimangono ora solamente due torri, una conglobata alla chiesa di San Michele Arcangelo (costruita nel 1882 su progetto del Vandelli sulle fondamenta del Castello) e l'altra trasformata in campanile. La Torre venne costruita nel 1605 utilizzando conci irregolari di granito. Ha una forma troncoconica ed è alta 12 metri. Nel secolo scorso una parte della costruzione fu distrutta. Nell' Ottocento ha però subito alcuni restauri. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=JSFOQfVUv8o (video di Marco Cantalù)

Fonti: https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/borgo-di-campiglio/, http://www.vignolaweb.it/turismo/il_borgo_di_campiglio.php, https://www.visititaly.it/info/962736-torre-campiglio-vignola.aspx, testo di Paolo Bonassin su https://www.flickr.com/photos/103963823@N07/15184492953

Foto: la prima è di Matteo Benevelli su https://mapio.net/pic/p-5898661/, la seconda è presa da https://www.terredicastelli.eu/comuni/vignola/

lunedì 4 aprile 2022

Il castello di martedì 5 aprile



CRODO (VB) - Castello in frazione Rencio

Nel 1215 circa l’Imperatore del Sacro Romano Impero Ottone IV concesse in feudo alla famiglia Da Rodis la Valle Antigorio, la Valle Formazza, Agaro e Salecchio. I Da Rodis Portavano anche il titolo di Da Cristo, il che fa presupporre che fossero di provenienza dell’omonima frazione (Cristo) del comune di Premia. Il Fuedo in seguito passo nelle mani di una famiglia collaterale, i De Bacenis, il cui dominio durò incontrastato fino alla fine del XV secolo. Durante tutto questo periodo il feudo si mantenne piuttosto isolato e non partecipò alle lotte fra Spelorzi e Ferrari (l’equivalente di guelfi e ghibellini) e nemmeno ebbe particolari problemi con i vallesani che periodicamente saccheggiavano l'Ossola. Per rafforzare il proprio dominio i feudatari eseguirono nella valle una serie di fortificazioni: il castello di Rencio; una torre a Baceno (non più esistente); delle case forti a Veglio, Premia e Mozzio. Il punto più importante di questo sistema difensivo era il castello di Rencio; la sua collocazione è molto particolare; come si può vedere è collocato sopra un grosso masso, il che lo rendeva molto sicuro. Ormai è ridotto a rudere e nelle vicinanze sono state aperte molte cave per l’estrazione del Serizzo, il che rende ancora più problematica la sua conservazione. In origine doveva essere formato da un alto recinto al cui interno si erano realizzati due ambienti, uno scoperto e uno coperto da un tetto a falda.

Fonte: https://digilander.libero.it/alegiorgio/dove/Dr.htm

Foto: la prima è di germen su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/236667/view, la seconda è presa da https://www.in-montagna.it/Merlogno/index.html

domenica 3 aprile 2022

Il castello di lunedì 4 aprile




ASSERGI (AQ) - Torre e mura

Il centro si sviluppò quindi nel medioevo intorno al monastero benedettino di Santa Maria ad silicem, da cui probabilmente deriva il nome di Asserici, divenuto poi Asserula e, infine, Sercio. Il paese venne interamente fortificato e la cinta muraria è ancora oggi visibile nelle aree orientali e meridionali insieme alle tre porte d'accesso. Nel XIII secolo partecipò, con altri castelli del contado, alla fondazione dell'Aquila. Con la dissoluzione del contado aquilano fu messa in vendita dagli Spagnoli come le restanti località, e fu acquistata tra il 1530 e il 1540 dal romano Cristoforo Cenci alla cui famiglia rimase, concedendo gli statuti nel 1586, fino a che la persero dopo le vicende legate a Beatrice Cenci, per passare agli inizi del secolo XVII ai Caffarelli che la tennero con titolo di ducato unitamente alle località di Aragno, Camarda e Filetto. Edificate nel XI secolo, in ossequio alla necessità di difesa dalle scorrerie di saraceni, ungari e successivamente normanni e per le volontà di aggregazione urbana, dovuto a signorie laiche e monastiche, nello specifico benedettine e della chiesa di Santa Maria in Silice, le mura sono anch’esse figlie del cosiddetto processo d’incastellamento. Più che castello, con asservimento del borgo, o borgo fortificato, trattasi di centro murato. Cospicui e imponenti i resti della sua cinta; ben visibili, quasi integri, nel versante orientale e sud del borgo. Presenti le due porte di accesso: “Porta Orientale, “Porta del Colle”. Perduta la “Porta del Rio”, che a sud-ovest s’apriva alla degradante valle del rio “Raiale”. Delle dodici torri di avvistamento, ne sono rintracciabili e intuibili solo pochissime. La colpevole pletorica superfetazione, incentivatasi nei secoli, ne ha alterato la primigenia facies. In particolare è ancora visibile una torre, che presenta la base a scarpata probabilmente più per ragioni costruttive che per motivi bellici. L'ingresso è posto su un lato, il sinistro guardando il fronte sulla strada, ed è grossolanamente incorniciato con blocchi di pietra. Al di sopra si apre una feritoia cannoniera, probabilmente inserita in un secondo momento, dettata dall'esigenza di adattare la torre ai nuovi sistemi difensivi. Attualmente la torre è utilizzata come abitazione privata: per adattarla a tale scopo sono state aperte alcune finestre, sia sul fronte verso la strada che sul fianco destro.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Assergi, testo di Giacomo Sansoni su http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=15613 e su https://www.assergi.it/2021/03/assergi-le-mura-lab-memorie-i-luoghi.html, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/assergi.htm,

Foto: la prima è presa da https://www.laquilablog.it/assergi-parte-la-riqualificazione-mura-urbiche/, la seconda è presa da https://www.transitaliamarathon.com/home/pillole-di-roadbook-n-29-assergi/. Infine la terza (torre) è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/assergi.htm

giovedì 31 marzo 2022

Il castello di giovedì 31 marzo

 

                                                         

CERRETO SANNITA (BN) - Torrione

Il primo documento che cita Cerreto antica è un diploma che risale al X secolo. In questo diploma dell'anno 972 l'imperatore Ottone II di Sassonia confermava il possesso della chiesa di San Martino di Cerreto all'abate Gregorio di Santa Sofia in Benevento. Questa donazione venne ratificata successivamente nel 1022 e nel 1038 rispettivamente dagli imperatori Enrico II il Santo e Corrado II il Salico, e nel 1088 dal papa Gregorio VII. Fu grazie al lento declino della città di Telesia ed in particolar modo al terremoto del 1349 che Cerreto acquistò un ruolo sempre maggiore nella zona dal punto di vista economico, commerciale e demografico. Il sisma del 1349 infatti sconvolse il suo suolo telesino dando origine ad asfissianti mofete. I superstiti, per evitare la morte a causa della malaria e di altre malattie mortali, si trasferirono nei centri più vicini come Cerreto, Solopaca e San Salvatore Telesino. Anche i vescovi abbandonarono Telesia e vagarono nella diocesi in cerca di una dimora stabile che trovarono solo nel XVI secolo a Cerreto. Le numerose liti esistenti fra i feudatari Carafa ed i cittadini indussero il conte Diomede III Carafa nel 1541 a concedere gli Statuti, una raccolta di norme che comprendevano disposizioni di diritto penale, civile, processuale, amministrativo, di igiene, di imposte e di annona. Essi furono scritti in latino, mentre le successive grazie o placet furono redatte in volgare con diverse frasi in napoletano. A partire dal XV secolo Cerreto conobbe un importante sviluppo economico dovuto alla fiorente industria e al commercio dei panni lana cerretesi che diedero vita ad un ricco ceto mercantile che resistette per secoli ai continui attacchi feudali. Il terremoto del 5 giugno 1688 fu un evento devastante che colpì Cerreto Sannita intorno alle ore 18,30 di quel tragico giorno. Fu classificato fra il X e l'XI grado della Scala Mercalli e rase al suolo Cerreto e la maggior parte dei paesi del Sannio. Le case caddero una sull'altra e la distruzione fu totale. I superstiti si riversarono nelle campagne circostanti e nella zona dove sorge l'attuale centro abitato. Marino Carafa, fratello del conte Marzio Carafa, arrivò pochi giorni dopo con medici, viveri e vettovaglie. Egli fermò coloro che stavano ricostruendo le loro case sulle macerie della cittadina distrutta e, con la consulenza di più periti ingegneri, decise di ricostruire la cittadina più a valle e su un suolo maggiormente stabile. La zona scelta per costruire la nuova Cerreto era un vasto e tozzo colle lambito a est e ad ovest dai torrenti Turio e Cappuccini e attraversato da nord a sud dall'antica via Telesina che raccordava Cerreto antica a Telesia. L'edificazione del nuovo centro abitato fu iniziata subito dopo la squadratura degli isolati che fece il regio ingegnere Giovanni Battista Manni. Cerreto antica nel XVII secolo era una cittadina abbastanza estesa. Il nucleo più antico era cinto da possenti mura a loro volta protette da un profondo fossato. Lungo le mura si aprivano quattro porte:
- Porta Gaudiana;
- Porta dell'Ulmo;
- Porta di Suso;
- Porta di Sant'Antonio.
A nord ed a sud dell'abitato erano siti due "borghi", quartieri nati fuori le mura a causa dell'aumento della popolazione. Il più piccolo era quello chiamato "Raino" mentre l'altro, chiamato "San Leonardo" era molto più grande e prendeva il nome dall'omonima chiesa che fungeva da Cattedrale. Le strade erano strette e tortuose. La piazza più importante era quella dove si ergeva la chiesa di Santa Maria in Capite Foris perché era sede del mercato, della casa dell' Universitas e di altre importanti attività economiche. Sulla stessa piazza prospettava il Torrione (unico rudere ancora visibile di Cerreto antica) che aveva funzioni carcerarie. Esso era dotato di una fossa sotterranea dove venivano rinchiusi i "delinquenti". Poco distante era il Castello, guardato da torrette normanne. Nel 2011 gli unici ruderi visibili degni di nota sono quelli del Torrione. Gran parte dei ruderi non sono visibili perché sotterrati. Nel 2010 il Torrione è stato acquistato dal Comune di Cerreto Sannita allo scopo di aprire un parco archeologico e di portare alla luce gli altri resti di Cerreto antica. La tesi che il torrione era adibito a funzioni carcerarie è sostenuta dallo storico locale Renato Pescitelli che a sostegno della sua affermazione presenta diversi documenti antichi ed una pregevole pergamena del XVII secolo, in cui è raffigurato un carcerato che dall’alto della torre cala un cesto al fine di ricevere dei viveri. Il torrione, cinto da un fossato, era accessibile tramite un ponte che immetteva nell'ambiente abitato dal custode del carcere. Le carceri civili trovano posto nella parte alta del torrione mentre le carceri penali erano site in un grande ambiente interrato chiamato "fossa" e che era comunicante con la stanza superiore tramite una scala a pioli collegata ad una botola, quest'ultima protetta da una ringhiera di ferro (la "saettera"). Nella sala sovrastante la "fossa" trovavano posto degli strumenti di tortura. Nel 1661 un detenuto vi morì soffocato, mentre nel 1670 un altro si gettò dalla cima della torre suicidandosi. Maggiore fortuna ebbe il detenuto Decio Piscitella nel 1676 che evase calandosi dall’alto.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cerreto_antica, http://www.soms.altervista.org/alterpages/files/Scheda3Cerretoantica.pdf, https://it.wikipedia.org/wiki/Carceri_feudali

Foto: la prima è di Lucia Gangale su https://gangalephoto1.wordpress.com/2017/04/15/cerreto-sannita-parco-archeologico-e-torre-medievale/#jp-carousel-254, la seconda è di Adam91 su https://it.wikipedia.org/wiki/Cerreto_Sannita#/media/File:Torrione_della_vecchia_Cerreto.JPG

martedì 29 marzo 2022

Il castello di mercoledì 30 marzo

 



ZAPPONETA (FG) - Torre di Rivoli

E' stata costruita nel lontano 1568 come prima torre costiera del territorio di Capitanata. Ecco la descrizione 26 anni dopo la sua costruzione, tratta dal manoscritto di Carlo Gambacorta "Visita delle Torri di Capitanata nel mese di dicembre 1594". "Questa prima Torre detta di Rigoli in territorio di Manfredonia sta distante dalla Torre della Preta verso Bari otto miglia, e dal Castillo di Manfredonia verso Tremiti dieci miglia. È ben collocata, e di buona fabbrica. Ha corrispondenza con detta Torre della Preta, e verso Tremiti con lo castillo di Manfredonia, e la Torre de monte sarracino 14 miglia distante. Bisogna un mascolo per dare avviso che con doi archibuggini non bastano. È necessario far la camisa all’astraco della piazza scoverta, et intonicar la cisterna che ci vuole di spesa la somma di docati trenta". Nel corso del tempo la torre subì dei cambiamenti, apportati nel 1685 dall’ingegnere Onofrio Papa. Questa antica e caratteristica costruzione costiera è tra le più grandi e meglio conservate torri garganiche, con cinque caditoie e proporzioni simili a Torre Mileto. Nell'aprile del 2021 il Comune di Zapponeta ha ottenuto un finanziamento per far diventare la torre un eco museo dell'acqua .Il progetto di valorizzazione della struttura storica, inteso anche come rilancio della vocazione agricola e turistica, è risultato infatti meritevole di approvazione da parte del Gal Daunofantino nell’ambito dei fondi europei Feamp 2014-2021. Per approfondire la notizia, propongo questo video: https://immediato.net/2021/04/08/la-nuova-vita-di-zapponeta-arrivano-i-fondi-per-museo-acqua-approdo-pescatori-e-friggitoria-comunale-raggiante-il-sindaco/?cn-reloaded=1

Fonti: https://www.foggiareporter.it/torre-di-rivoli-zapponeta.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Rivoli, https://www.foggiatoday.it/attualita/zapponeta-torre-rivoli-eco-museo-acqua.html

Foto: la prima è presa da https://www.foggiatoday.it/attualita/zapponeta-torre-rivoli-eco-museo-acqua.html, la seconda è di Armyst su https://it.wikipedia.org/wiki/Zapponeta#/media/File:Zapponeta_-_Torre_Rivoli.jpg

Il castello di martedì 29 marzo



LAMA MOCOGNO (MO) - Castello di Rancidoro in frazione Pianorso

Su un aspro dosso che sovrasta Pianorso, a quasi 1000 metri di altitudine, lungo la catena montuosa che divide le valli del Dragone e del Rossenna una volta superato il passaggio di Montemolino, sorge l'antica rocca di Rancidoro. Toponimo insolito, questo. Tra le numerose interpretazioni, quella del Gigli, che lo collega all'espressione gergale in auge tra le genti che abitano queste balze inospitali:"arrancire dal freddo", nel senso di congelare. Uno degli elementi centrali del sistema difensivo dei conti di Gomola, antichi feudatari della valle del Rossenna, posto in linea d'aria quasi di fronte al fortilizio di Brandola, Rancidoro ha svolto per secoli la funzione di bastione difensivo rivolto verso le antiche Terre della Badia di Frassinoro. La Rocca di Rancidoro ha vissuto, pur senza patire le distruzioni di Brandola, tanto l'aspro scontro tra guelfi (Aigoni) e ghibellini (Grasolfi) modenesi, quanto, soprattutto, la grande instabilità della parte occidentale della montagna modenese nei primi anni del XIV secolo, a seguito della cacciata degli Estensi da Modena, fino al 1321, che fu l'anno della vittoria alla Volta di Saltino della Lega dei Capitani di Montagna, guidata da Guidinello III da Montecuccolo, contro l'esercito modenese di Passerino Bonaccolsi. Una volta ristabilitasi la sovranità estense sul territorio modenese, Rancidoro venne assegnata in feudo ai Conti Cesi (1346) ma poco dopo, in seguito alla ribellione di Corradino, il fortilizio entrò a far parte delle terre di Mèdola, assegnate ai signori da Montecuccolo. Questi ultimi trasferirono la sede del Commissario da Mèdola a Rancidoro, che divenne cosi il centro di un territorio che si estendeva da Boccasuolo a buona parte dei paesi della riva sinistra del Dragone, dall'attuale Lago di Montefiorino al Monte Santa Giulia, da Pianorso a Cadignano. Ai nostri giorni, Rancidoro è un luogo sconosciuto ai più e difficilmente raggiungibile, nonostante mantenga, per chi osi avventurarsi tra quelle aspre alture, una posizione invidiabile, con una vista imponente sul primo tratto della tormentata valle del Rossenna, ma anche su Vitriola e Montefiorino. Della grandiosa mole castellana, costruita nei secc. XII-XIII, sono rimasti pochi ruderi in un ambiente altamente evocativo. Oggi rimane soltanto la parte più antica del complesso, che comprende la dimora feudale. La struttura architettonica è “a filaretto”. Lo stemma di Lama Mocogno ricorda un episodio del 1522, allorché il castello venne incendiato durante un attacco. Pare che in origine lo stemma avesse una “lama” come unico simbolo. Le armi civiche attuali sono state concesse con Regio Decreto del 9 agosto 1901, dove è blasonato: “D’oro al monte scosceso, cimato da un castello e fiancheggiato da una torre, merlato alla guelfa, infiammata al tetto, con un lama ascendente sul lembo sinistro del monte, il tutto al naturale”. Lo scudo, nel bozzetto del decreto d’ origine, era di forma gotica e timbrato dalla corona di Comune di rango previsto dalla regolamentazione vigente all’epoca “… un cerchio di muro d’oro, aperto da quattro porte, sormontato da otto merli dello stesso, uniti da muriccioli d’argento”. Altri link proposti: https://www.araldicacivica.it/comune/lama-mocogno/, http://www.luna-nuova.it/BoccassuloDVD/Schede-approfondimenti/Rancidoro.htm

Fonti: http://www.cmfrignano.mo.it/comuni_territorio/luoghi_interesse_5/torre_rancidoro.aspx, https://www.inappenninomodenese.it/ruderi-del-castello-di-rancidoro-pianorso/, testo di Marcello Graziosi su https://ricerca.gelocal.it/gazzettadimodena/archivio/gazzettadimodena/2004/08/14/DP3PO_DP302.html

Foto: la prima è di Stefano Biciocchi su https://mapio.net/pic/p-8924396/, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Emilia/modena/pianorsrancid01.jpg