venerdì 22 dicembre 2023

Buone feste dal Castelliere !!

Il blog si ferma e tornerà a pubblicare articoli sui nostri amati castelli dal giorno 8 gennaio.

Auguri a tutti !

Valentino

NB: Il castello nella foto è a Maenza (LT)


Il castello di venerdì 22 dicembre



VISSO (MC) - Rocca San Giovanni

Secondo alcuni storici locali nella propaggine centro settentrionale del Colle della Concezione era localizzato un antico insediamento, che una leggenda farebbe risalire a 907 anni prima della fondazione di Roma, denominato successivamente Vicus Elacensis. Secondo altre fonti esso fu fondato invece verso il 1500 a.C.. Nel 292 a.C. tale centro passò sotto il dominio di Roma per essere poi distrutto da Alarico nel 408. Sempre secondo gli storici locali dopo la distruzione del Vicus Elacensis gli abitanti superstiti si ritirarono più in alto e più a sud, sul declivio del colle più ripido e quindi meglio difendibile. Il nuovo nucleo abitato prese il nome di Visse. Tra il 494 e il 526 fu un presidio gotico e nel 579 passò ai longobardi del Ducato di Spoleto. Nel 740 il re Liutprando pose Visso sotto il Castaldo di Ponte, tenendo sul luogo alcuni soldati con a capo uno sculdascio coadiuvato da sottufficiali. Nel secolo successivo Visso restò sotto i duchi di Spoleto e fu governato da un conte feudatario la cui residenza era posta in cima al colle. Difficile dire cosa resti oggi di questo antico insediamento. Alla fine del IX secolo il conte feudatario di Visso, temendo le incursioni dei Saraceni che si erano spinti nella Sabina e nell'Umbria, trasferì la sua residenza in un castello meglio difeso costruito nei pressi di Nocria di Castelsantangelo sul Nera. Tra il X e l`XI secolo gli abitanti di Visso, concentrati sempre sul declivio del Colle della Concezione, costruirono in cima all'abitato la torre di avvistamento (detta poi torre di S. Giovanni o Torre della Rocca ). Tale struttura faceva parte di un più ampio sistema difensivo del feudo dei Signori di Nocria, realizzato in quel tempo. Fin dai secoli X-XI gli abitanti di Visso iniziarono quel lungo processo che portò, all'inizio del sec. XIII alla nascita del Comune. Verso la fine del XII secolo alcune famiglie di Visso incominciarono ad insediarsi nel fondovalle. La borgata prese il nome di Castel S. Giovanni perché in tale luogo esisteva già da tempo una cappella dedicata al santo, accanto alla quale venne poi costruita l'attuale Collegiata. Nella prima metà del secolo XIII fu costruita la cinta muraria della zona sud. Dalla rocca furono prolungate le mura castellane fino al fiume Nera in modo da racchiudere lo spazio ritenuto sufficiente per le nuove abitazioni. Furono costruiti ventiquattro antemurali e quattro torrioni tra cui quello a sud est attualmente trasformato in Monumento ai caduti. Nel 1232 tale Adamo Tenaggio ed il notaio vissano Bonagiunta fecero una ricognizione delle mura probabilmente ancora in costruzione, mentre, con la costruzione di Porta Pontelato avvenuta nel 1283, i lavori poterono dirsi conclusi. Il colle fu definitivamente abbandonato dopo il 1328 a causa di un forte terremoto che rese inabitabili la maggior parte delle case. Crollò anche una parte del castello e degli edifici adiacenti. Impossibile dire se anche la torre subì danni. Sul colle abbandonato, presso la torre di vedetta già esistente, si costruì una rocca a protezione da eventuali nemici provenienti dal passo Appennino e dalla valle di Ussita. Tale rocca era a pianta quadrata con mura e quattro torri. Difficile individuare con precisione oggi tale edificio. Il 4 settembre 1434 Piergentile Da Varano, governatore di Visso per conto del papa, venne decapitato fuori delle mura di Recanati. La moglie Elisabetta Malatesta, che si trovava a Visso, conosciuta la sorte del marito, si rifugiò nella rocca insieme ai figli ed al nipote Giulio Cesare, figlio di Giovanni Da Varano. Per la protezione accordata ad Elisabetta Visso venne assediata per tre mesi dalle truppe del Legato della Marca Card. Giovanni Vitelleschi e dei due fratelli del da Varano. La Rocca e la città si rivelarono inespugnabili. Il 15 febbraio 1504 papa Giulio II fornì il denaro per il restauro delle mura. Impossibile dire se fu restaurato anche il torrione. Cipriano Piccolpasso realizzò nel 1565 una veduta di Visso con tutto il sistema difensivo completato nel quale è visibile la torre in questione (il disegno è pubblicato in "Piante e ritratti delle città e delle terre dell’Umbria", Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, Roma 1964). Dai primi anni del secolo XVII le mura incominciarono a cadere in disuso e iniziò il loro degrado che fu maggiore nella parte a nord ben presto sommersa dalla vegetazione. Nella parte a sud esse furono invece generalmente inglobate in nuovi edifici, costruiti a ridosso delle stesse, o demolite. La Torre di S. Giovanni fu danneggiata nel 1944 da eventi bellici, mentre nel 1965 si staccarono alcuni elementi lapidei, finchè nel 1972 una scossa tellurica provocò ulteriori danni. Nel 1976 il torrione fu restaurato a cura della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici delle Marche. Venne realizzato un solaio di copertura in travetti prefabbricati e tavelloni successivamente impermeabilizzato, mentre le murature furono consolidate con cuciture armate e stuccate. Il giorno 26 settembre 1997 ebbe inizio una serie di scosse sismiche che provocò i seguenti danni: diffuse e numerose cavillature e lesioni su tutta la superficie, con particolare evidenza sui cantonali; ulteriore dissesto della volta già parzialmente crollata. Nella seconda metà del 1999 la conferenza di servizi approvò il progetto di restauro che in particolare prevedeva le seguenti opere: ricostruzione della volta a botte e del solaio del primo piano; inserimento di quattro tiranti in acciaio inox in corrispondenza della quota di imposta della volta a botte; ripulitura dalla vegetazione; rimozione e recupero delle pietre pericolanti e crollate; scavo ed asportazione del terreno franato all’interno della torre e sul perimetro esterno; ricostruzione delle murature e consolidamento delle stesse mediante iniezioni, stuccatura dei giunti e reintegro delle lacune; realizzazione di una cimasa di protezione della sommità e stuccatura delle parti terminali delle murature. Lungo la via per Macereto, in una zona che domina la città, si elevano due torri di guardia merlate, di cui una più alta (25 m.). Quest’ultima è stata restaurata nel 1973 e presenta all’esterno i resti di una scala che portava al primo piano; era utilizzata anche come torre di vedetta sulla valle Ussitana. Sono visibili anche i ruderi di antiche mura che erano protette da quattro torrioni più bassi (uno soltanto è tuttora intatto), che formavano il quadrato della Rocca.

Fonti: https://www.comune.visso.mc.it/servizioalcittadino/index.php/le-torri/10-torri/62-rocca-castel-san-giovanni, https://www.sibillini.net/il_parco/cultura_territorio/castelli/visso.php, https://www.iluoghidelsilenzio.it/rocca-di-visso-visso-mc/

Foto: entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/rocca-di-visso-visso-mc/

giovedì 21 dicembre 2023

Il castello di giovedì 21 dicembre



BRIGNANO FRASCATA (AL) - Castello Bruzzo

Durante il medioevo fu sotto la giurisdizione dei vescovi di Tortona dal 1157. Fu uno degli antichi fortilizi del contado di Tortona, che seguendo le sorti della vicina città, venne assegnato ai Pavesi dopo la sua seconda distruzione (1164) e quindi ad essa riconfermato con l’atto di riconciliazione nel 1176, nella qual circostanza appare con la denominazione di Balegnano. Località disabitata e distrutta: questa era la drammatica situazione di Brignano, allorché nel 1375 Galeazzo Visconti, conte di Virtù, con atto redatto nel castello di Pavia, la investiva a Spinetta Spinola q. Lucemburgo. Fu questi il feudatario, che subito dopo esserne venuto in possesso, diede mano alla riedificazione dell’attuale castello, sul luogo dell’antico fortilizio, probabilmente costituito da una torre a base quadrata, i cui resti vennero incorporati nella nuova costruzione. Durante l’occupazione francese del ducato di Milano, seguita alla caduta degli Sforza, il castello di Brignano venne rioccupato da Antonio Spinola. All'alba del 1º giugno 1478 Napoleone Spinola e Giovanni Antonio Spinola uccisero nel castello di Brignano il fratello Battista e i suoi tre figli maschi; una delle figlie nubili morì poco dopo per le ferite riportate. In seguito alla confisca dei beni degli assassini il feudo passò a Enrico Bigurra, genero di Battista, che però lo vendette nel 1485 ai Guidobono Cavalchini per 13.500 lire imperiali. Nel 1685 i Guidobono Cavalchini cedettero la loro quota di Brignano e Frascata, per il prezzo di L. 25.000 al cap. Francesco Ferrari di S. Sebastiano, la cui famiglia tenne il castello fino al 1800 circa. Più tardi il maniero passò ai Giani e quindi, quando il fabbricato si trovava già in cattive condizioni di manutenzione, ai conti Bruzzo di Genova, che negli anni successivi lo ricostruirono parzialmente, adottandolo alle attuali forme ed arricchendone l’arredamento con preziose raccolte d’arte. Fu in quest’occasione che l’interno del castello, già rude e severo, subì notevoli manomissioni, secondo il discutibile gusto del tempo. Adagiato su un colle, che domina l’abitato di Brignano e la Val Curone, al centro di un vasto parco di conifere di incomparabile, selvaggia bellezza dell’estensione di 5 ettari, il castello, dopo i recenti ampliamenti conta una trentina di stanze, tra cui ampi saloni, biblioteca, locali adibiti a foresteria e a scuderia. È a pianta quadrilatera, con torre anch’essa quadrata, a protezione dell’ingresso, secondo un modulo tipicamente lombardo. La sua struttura è mista, in arenaria e mattoni. Il nucleo originario di costruzioni, dovuto agli Spinola, consisteva nei due avancorpi a settentrione, collegati tra loro da un ponte levatoio; in epoca barocca i Guidobono Cavalchini vi aggiunsero il corpo di fabbrica oggi adibito a biblioteca; il conte Bruzzo il fabbricato a ponente, ossia la costruzione di Castelnuovo. All’interno è conservata, in parte, la struttura antica. La porta di ingresso al palazzo, che si apre sotto una loggetta nella parte avanzata del fabbricato, è di fattura rinascimentale. L'edificio è di proprietà privata e attualmente non visitabile. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=0RTVqAwRVCQ (video di Carlo Nani), https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Brignano_Frascata.htm, https://www.altavaltrebbia.net/2020/11/23/castello-di-brignano-frascata/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Brignano_Frascata, https://comune.brignanofrascata.al.it/territorio/luoghi-di-interesse/, http://www.vivitortona.it/Scheda.jsp?idR=1800

Foto: entrambe prese da https://www.naniimmobiliare.it/scheda/ita/262/

mercoledì 20 dicembre 2023

Il castello di mercoledì 20 dicembre



PROCIDA (NA) - Torri

Attualmente a Procida si contano 3 torri, tutte ricostruite, almeno parzialmente, ma si hanno notizie e qualche rudere di almeno altre quattro torri di avvistamento. La Torre di Tabaia a Punta della Lingua fu costruita, probabilmente nel XV secolo, sull'estremità orientale della spiaggia di Sancio Cattolico da dove una scala conduceva alla strada della Vigna attraverso i terrazzamenti verso la Terra Murata. La struttura attualmente è poco più che un rudere e nel tempo è stata soggetto a continue modifiche, ma i pochi resti visibili indicano l'esistenza di un corpo compatto, a base quadrata, allineato con la strada. La torre Tabaia, dal nome dei proprietari del XIX secolo, fu usata come ricovero e deposito di mercanzie dei pescatori e marinai isolani. In seguito al crollo della scala nel XVIII secolo, ripristinata solo nel '900, la torre fu adattata a residenza abitativa. Sulla costa settentrionale di Sancio Cattolico, per il diretto contatto visivo con la costa flegrea e il traffico di mercanzie che vi si svolgeva, in corrispondenza della spiaggia denominata "sotto le Grotte" per le cavità scavate nel tufo, all'inizio del XVI secolo fu costruita una fortezza a ridosso del terrapieno e allineata alle case sviluppate lungo la costa. Non esistono fonti documentarie sulla costruzione e sul nome della fortificazione, conosciuta quindi col nome di Torre della Catena per la vicinanza al Palazzo Catena, il nome assunto nell'800 dal Palazzo Montefusco, conosciuto attualmente col nome di Palazzo Merlato per la presenza della merlatura di coronamento. La torre della Catena si sviluppava su un corpo isolato a pianta quadrata a due livelli innalzati su un basamento. La facciata interna presentava tre coppie di finestrelle che scandivano i livelli, mentre sulla sinistra un passaggio coperto da una volta immetteva sul cortile e collegava al sentiero interno che portava fino alla strada del Canale. Molto conosciuta, ed anche la meglio conservata, è la Torre aragonese della Rotonda in contrada Pozzo Vecchio. Si tratta di una torre a base quadrata, di circa 12 metri di lato su tre piani, tra le più alte delle torri di Procida perché situata all'interno dell'isola; non esiste documentazione certa sulla sua costruzione, ma la sua presenza è menzionata nell'inventario dell'Abbazia di San Michele del 1521. Questa torre fu costruita nel XVI sec. per ordine del viceré di Napoli, Don Pietro di Toledo, per la difesa delle popolazioni contro le incursioni dei corsari. A Procida ne furono costruite altre due. La fortificazione del Pozzo Vecchio estendeva il controllo sull'intera Starza, sulle Corree in cui era diviso il territorio lungo il versante settentrionale della strada che proveniva dal monastero di Santa Maria del Gesù, oggi Madonna della Libera. In contatto visivo con il casale turrito del Pozzo Vecchio e dominante le corree del Cottimo, sullo strapiombo roccioso sul mare di punta Ottimo, fu costruita un'alta torre per controllare l'orizzonte oltre la costa di Ischia fino a Ventotene, la Torre al Cottimo. L'area prendeva il nome dalla forma di retribuzione, a cottimo, corrisposta dai contadini all'abate di Sant'Angelo, proporzionalmente alle derrate agricole prodotte. La torre, su 3 livelli e sull'altura, appare visibile da buona parte dell'isola, e nonostante i numerosi rimaneggiamenti moderni la struttura difensiva originaria è ben visibile nelle pareti piene su tutti i fronti e le aperture di dimensioni ridotte. Al centro dell'isola possiamo trovare altre torri successivamente rimaneggiate in edifici fino a farle perdere il carattere originario. Una di queste è la Torre degli Infernali, di cui si dice possa essere stata la residenza isolana di Giovanni Da Procida, il medico e diplomatico consigliere di Federico II di Svevia. Negli ultimi anni del secolo XIX Michele Infernale, da cui il fiabesco nome della torre, vendette il fabbricato che conservava ancora i tratti in pietra della vecchia torre e gli archi ampiamente rimaneggiati lungo la cortina quadrangolare. La zona attorno alla torre è tuttora denominata dagli isolani come "Sotto la Torre", e l'edificio dovrebbe essere una delle tre torri che compongono lo stemma cittadino. Su un terrazzamento a ridosso della collinetta del Pennino, sopra le parule della Chiaiolella, venne costruita la Torre della Chiaiolella con funzione di avvistamento sul mare verso Vivara. Il trasferimento dei monaci domenicani nel nuovo complesso di Terra Murata rese ancora più periferico questo lembo di isola, che successivamente, nei secoli XVII e XVIII divenne territorio di caccia dei Re borboni. Non esistono nell'inventario del 1521 toponimi riferibili alla Chiaiolella, mentre i primi scritti risalgono alla metà del '600 che riportano l'assegnazione di alcuni terreni di Solchiaro ai coloni dell'Università. La torre è stata profondamente rimaneggiata, e la sua fisionomia può immaginarsi nel basamento e nelle pareti cieche sui lati rivolti verso il mare. Altri link suggeriti: http://www.tonidirossi.it/itinerando/vacanze/Procida/cottimo.html (alcune foto), https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-merlato-porto-di-procida?ldc

Fonti: http://canoro.altervista.org/procida/torri.php, http://www.procida.net/procida6.htm

Foto: entrambe si riferiscono alla Torre Aragonese della Rotonda. La prima è presa da http://canoro.altervista.org/procida/torri.php, la seconda è una cartolina della mia collezione

martedì 19 dicembre 2023

Il castello di martedì 19 dicembre



GENOVA - Forte Fratello Minore

Si trova sulle alture di Bolzaneto, in Val Polcevera. Il forte sorge sulla vetta del Monte Spino (622 m s.l.m.), una delle due collinette che formano la cima del monte popolarmente chiamato “Due Fratelli”. Il forte Fratello Minore fa parte di una serie di fortificazioni esterne alle "Mura Nuove di Genova" che comprendeva anche i forti Puin, Diamante e Fratello Maggiore. Il Forte Fratello Minore è costituito da una torre quadrata inserita all'interno di un recinto bastionato, originariamente accessibile mediante un ponte levatoio, oggi non più esistente. La torre è in pietrame posto a conci irregolari, ancora intonacata in parte, con gli spigoli in pietra da taglio; pure in pietra da taglio sono gli architravi del portoncino, finestre ed i fianchi delle feritoie. Il mattone è utilizzato nelle volte, negli archetti poggianti su mensole dell’ultimo piano e nel parapetto del terrazzo. L’ingresso nell’area fortificata si apre su un fossato in parte colmo, il che non toglie qualche difficoltà di entrare nel recinto. Per arrivare da qui al livello degli spalti la strada acciottolata si articola entro una trincea, tenuta sotto controllo dalle feritoie della torre e del soprastante terrapieno. L’accesso alla torre è sul lato sud; si entra in uno stanzone su cui si affacciano numerose feritoie, tutte però troppo alte da terra per poter essere utilizzate direttamente, probabilmente una piattaforma in legno girava tutto attorno. Sul lato prospiciente il Fratello Maggiore c’è una scaletta. Si scende al seminterrato illuminato da feritoie ed a fianco, dal lato Begato, c’è una cisterna della capacità di 23 metri cubi d’acqua. Saliamo al primo piano, in cui si aprono due finestre tipo cannoniera con spallette ed arco in mattoni, e notiamo come esso era formato da un solaio in legno oggi naturalmente scomparso ma di cui si vedono nel muro i fori di incastro delle travi. La copertura è una volta a botte di oltre 2 metri di spessore, a prova di bomba, il terrazzo è piano. Dal parapetto del terrazzo aggettano sui quattro lati delle caditoie, sostenute da mensole in pietra rinforzate da barre di ferro. Dai disegni esistenti negli uffici del Genio Militare di Genova risultano le seguenti difese: un cannone sullo spalto nord per battere l’alta val Polcevera, tre cannoni da 12 GRC Ret puntati sulla bassa Polcevera posti nello spalto a sud della torre e di cui si notano ancora gli appoggi dei basamenti fatti in pietra e disposti a semicerchio; quattro cannoni puntati verso il Fratello Maggiore. Inoltre nella sella esistente tra i due Fratelli un ripiano è pronto per ospitarvi un’eventuale nuova batteria. La linea di fuoco dei parapetti è di 20 metri, mentre le postazioni protette dietro feritoie sono 20. La guarnigione ordinaria in tempo di pace era composta di 15 uomini, neppure necessari per coprire tutte le feritoie. In caso di necessità se ne potevano aggregare altri venti sistemati su pagliericci a terra. Nella riservetta polveri vi erano 1200 chilogrammi di esplosivo. I rilievi noti come “Due Fratelli” rivestirono un importante ruolo strategico già durante l'assedio del 1747, quando il responsabile delle fortificazioni della Repubblica di Genova, il maresciallo De Sicre, vi fece collocare delle postazioni d'artiglieria dei genovesi puntate verso il monte Diamante, occupato dagli austriaci. Queste postazioni erano protette da una linea trincerata, dalla quale si diramavano altre trincee di sbarramento (delle quali restano ancora oggi tracce visibili), per contrastare eventuali sortite delle truppe austriache. Nel 1780 gli ingegneri militari della Repubblica di Genova ipotizzarono la costruzione su questi colli di una struttura difensiva permanente, ma all'epoca la proposta non ebbe alcun seguito. Durante l'assedio del 1800 la zona fu nuovamente teatro di violenti combattimenti tra Francesi e Austriaci, culminati con la battaglia del 30 aprile, quando le truppe francesi del generale Nicolas Soult conquistarono definitivamente queste postazioni; in questi combattimenti rimase ferito Ugo Foscolo, che si era arruolato nella Guardia Nazionale francese. La costruzione di fortilizi permanenti, riproposta dai Francesi durante la dominazione napoleonica ma ancora una volta non attuata, fu poi ripresa dal Genio Militare Sardo dopo l'annessione della Repubblica Ligure napoleonica al Regno di Sardegna, decisa dal Congresso di Vienna nel 1814. Il forte Fratello Minore fu costruito a partire dal 1816 e inizialmente, come il Fratello Maggiore e il Puin, era costituito da una semplice torre quadrata. Solo nel 1830 fu decisa l'aggiunta del recinto bastionato. Alla fine dell'Ottocento il forte, ritenuto non più strategico dalle autorità militari, fu abbandonato, per essere poi utilizzato, durante la seconda guerra mondiale come alloggio del responsabile della postazione contraerea posizionata sui ruderi del "Fratello Maggiore". Attualmente abbandonato, è liberamente accessibile ma in condizioni di degrado. I parapetti sono in parte sbrecciati, anche qui i tiranti in ferro della volta sono stati tagliati, la scala interna è stata demolita in un tratto per asportarne meglio le chiavi annegate nella muratura, per cui è anche arduo salire sulla terrazza. Il forte può essere raggiunto solo a piedi, in circa un'ora di cammino dal Forte Sperone, raggiungendo prima il Forte Puin e imboccando subito dopo una breve strada militare che devia dal percorso principale, che conduce al Forte Diamante. Altri link suggeriti: https://www.visitgenoa.it/it/forte-fratello-minore, https://www.youtube.com/watch?v=7gV_Ee5VCZs (video di ProgettoMonteMoro), https://www.liberoquotidiano.it/video/liberotv/27812654/forte-fratello-minore-genova-viaggio-alture-citta-superba-degrado-storiche-fortezze.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_Fratello_Minore, https://genovaforti.com/fratello-minore/

Foto: la prima è presa da https://www.gesacai.it/15-febbraio-2023-forti-di-genova/, la seconda è presa da https://genovaforti.com/fratello-minore/

lunedì 18 dicembre 2023

Il castello di lunedì 18 dicembre



TRABIA (PA) - Castello in frazione San Nicola L’Arena

Fu edificato nel XIV secolo, attorno alla preesistente torre d’avvistamento di epoca normanna. Anch'esso, come tutti i castelli della costa siciliana, ebbe lo scopo di proteggere quel tratto di mare dalle aggressioni dei pirati turchi e saraceni che, in quei tempi, avevano preso di mira le spiagge siciliane più ricche di pesca. In seguito, con la nascita della tonnara, il castello divenne il punto focale per l’adiacente piccolo borgo marinaro di San Nicola L’Arena, che trovava nella pesca del tonno una delle sue principali attività. Secondo alcuni documenti rinvenuti, si ritiene che, quella di San Nicola L’Arena, sia stata la prima Tonnara ad ottenere la concessione regia nel 1367. L'antica apparteneva nel 1361 a Perrone Gioeni che ottenne da re Federico IV il diritto sulle tonnare del territorio di Palermo (non a caso il paese di San Nicola l’Arena era denominato anche San Nicola Tonnara). Il Castello pur trasformandosi nei secoli, è ancora oggi caratterizzato dalla presenza di tre torri, una torre di guardia di notevoli dimensioni, ed altre due più piccole, situate sul lato maggiore della cinta muraria. Il mastio cilindrico, coronato da mensole modanate, si erge al centro del complesso. Al suo interno si sovrappongono tre sale rotonde ed una terrazza alla quale si aggiunge per una stretta scala ricavata nello spessore del muro. Tutto il sistema giace su un basamento naturale che venne successivamente fortificato ma anche addolcito da un giardino interno. Gli attuali proprietari, i Principi Vanni Calvello di San Vincenzo, continuano un’opera di conservazione atta a mantenere viva la memoria di un pezzo di storia siciliana. Il Castello di San Nicola l’Arena, si staglia sulle acque del golfo di Trabia, riportando la memoria indietro nel tempo per rivivere le emozioni ed i fasti delle corti del passato. Un castello colmo di leggende, di storie, di amori contesi, di racconti di battaglie, di emozioni e sensazioni evocative di tempi ormai andati. Attualmente il Castello è utilizzato per trattenimenti nuziali e spettacoli vari.
Altri link per approfondimento: https://www.vivasicilia.com/castello-di-san-nicola-l-arena/, https://www.youtube.com/watch?v=tfJ04O9M-40 (video di castellodisannicola), https://www.virtualsicily.it/Monumento-Castello%20di%20San%20Nicola%20l-Arena-PA-193, https://reportagesicilia.blogspot.com/2013/12/quelloscura-fama-del-castello-di-san.html, https://www.youtube.com/watch?v=zJtRWno7AFY (video di Marco Guzzo)

Fonti; http://www.castellodisannicola.it/castello.html, https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/trabia/castello-di-san-nicola, https://www.typicalsicily.it/listing/castello-in-sicilia-castello-san-nicola/

Foto: la prima è presa da https://www.typicalsicily.it/listing/castello-in-sicilia-castello-san-nicola/, la seconda è una cartolina della mia collezione

venerdì 15 dicembre 2023

Il castello di venerdì 15 dicembre




CANINO (VT) - Castello di Vulci (o dell'Abbadia)

Fu eretto a riparo di un suggestivo ponte etrusco-romano, detto dell'arcobaleno o del diavolo (III sec. a.C.), alto trenta metri e dominante sul fiume Fiora. Il castello, in origine, era un'abbazia benedettina (da cui il nome), dedicata a san Mamiliano: la sua posizione strategica nella zona tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana e l'importante arteria su cui vigilava il ponte, rendevano l'edificio conteso e appetibile. Infatti, dal XII secolo in poi, gli Aldobrandeschi, Orvieto e i Prefetti di Vico se lo contesero aspramente modificandone l'aspetto e trasformandolo in castello fortificato, in forma trapezoidale e con torre di vedetta. Nel 1430 Ranuccio Farnese il Vecchio ebbe il maniero in feudo e nel 1513 il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, lo ebbe in vitalizio e vi dimorò piacevolmente quando gli impegni da porporato lo permettevano. Il futuro pontefice modificò la struttura esterna ed interna del castello nella maniera in cui lo si vedrà nei secoli futuri. Nel 1537 l'Abbadia fu inserita nel Ducato di Castro che il papa Farnese aveva appositamente costituito per il figlio Pier Luigi: rientrò nello Stato della Chiesa nel 1649 dopo la distruzione della città. Nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell'imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia, ma nel corso dell'Ottocento, vista la sua posizione decisiva, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e dal 1975 diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci, sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, l’autore de L’amante di Lady Chatterley, visitò il territorio di Vulci e descrisse il castello nel libro "Libri di viaggio e pagine di paese". Egli scrisse, nell’epoca precedente alla costituzione del museo: “A ridosso del ponte, da questa parte, è la nera costruzione del castello rovinato, con l'erba che spunta dall'orlo dei muri e dalla nera torre. Come il ponte è costruito con blocchi di tufo spugnoso, bruno-rossiccio, ma molto più quadrati. E c'è all'interno un vuoto tutto speciale, Il castello non è interamente in rovina, è una specie di casa rurale”. Una delle curiosità interessanti sul castello di Vulci riguarda il ponte a esso adiacente, il cosiddetto Ponte del Diavolo. In realtà è solo uno dei numerosi ponti così chiamati esistenti al mondo, dato che secondo una leggenda diffusa in tutto il globo e riadattata per l’infanzia da James Joyce, questi ponti verrebbero costruiti in una sola notte dal demonio in persona. Nel mito il diavolo viene sempre gabbato dalla popolazione locale, che decide di sacrificare un piccolo animale per salvare capra e cavoli, o meglio il ponte e l’anima. Il complesso castello di Vulci-Ponte del Diavolo è all’interno del locale parco archeologico-naturalistico. Il ponte, che è molto antico, essendo di epoca etrusca, collega le due sponde del fiume Fiora, su una delle quali ricade il castello, e consta di tre archi, del quale uno, il centrale, è alto 20 metri. Il Castello di Vulci ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Si caratterizza per avere un corpo di fabbrica sul lato occidentale e un altro sul lato nord orientale. Dal ponte si mostra in tutta la sua bellezza e suggestione medievale. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=l0jmlee05Ec (video di giroilmondoingiro), https://www.beniculturalionline.it/location-3834_Castello-della-Badia---Museo-Nazionale-Archeologico-di-Vulci---Virtual-Tour-360%C2%B0.php (visita virtuale),https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=0WOXlNGXhDo (video di Renato Maiorana), https://www.youtube.com/watch?v=Bhzj_tUsPww (video di ArcheoTime)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dell%27Abbadia, https://terredivulci.it/visitare/il-castello-dellabbadia/, https://www.ilgiornale.it/news/viaggi/castello-di-vulci-informazioni-2085790.html, https://www.lazionascosto.it/castelli-fortezze-rocche-da-visitare-nel-lazio/castello-di-vulci/, https://www.prolocoroma.it/il-castello-dellabbadia-vulci/

Foto: la prima è presa da https://www.beniculturalionline.it/location-3834_Castello-della-Badia---Museo-Nazionale-Archeologico-di-Vulci---Virtual-Tour-360%C2%B0.php, la seconda è di angelo.mele su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/15138/view. Infine, la terza è una cartolina della mia collezione