mercoledì 20 febbraio 2019

Il castello di mercoledì 20 febbraio



LENOLA (LT) - Castello Baronale (a cura di Piero Labbadia)

Il castello baronale di Lenola è ubicato sulla parte più alta del centro storico di Lenola denominato “Terra Vecchia” o “ngoppa a terra” dal dialetto locale, sull'area dell' acropoli romana, e in adiacenza alla preesistente chiesa di San Giovanni Evangelista. La prima notizia del castrum Inule, inquadrato nella diocesi di Fondi, risale al 1072/73, quando fu donato dal duca di Fondi Littefredo all’abbazia di Montecassino. Nel 1149-1142 entrò a far parte della contea normanna di Fondi, concessa alla famiglia normanna dei dell’Aquila, e ne seguì le vicende passando sotto la signoria dei Caetani (secc. XIII-XV) poi dei Colonna (1494-1570) dei Gonzaga (1570-1591) e dei Carafa (1591-1689). La contea di Fondi devoluta al fisco per la morte di Nicola Carafa Guzman senza eredi, nel 1690 fu assegnata ai conti Mansfeld, che nel 1720 la vendettero alla famiglia di Sangro fino all’abolizione della feudalità (1). Due vicende in particolare ne segnarono la storia:
verso la fine del 1437 il castello venne affidato a Francesco Caetani di Maenza dal Cardinale Vitelleschi e fu occupato dalle milizie per sbarrare l'accesso verso Frosinone ad Alfonso d'Aragona che aveva invaso la marittima e si era mosso contro Sermoneta;
nel febbraio del 1438 il Caetani, inviò a Lenola il capitano di ventura Riccio di Montechiaro a proteggerla dall'avanzata delle milizie regie. L'edificio subì l'assedio da parte di queste ultime.
Probabilmente nel 1534 il castello ospitò la contessa Giulia Gonzaga in fuga dal corsaro turco Khayr al-Din detto in ambiente italico Ariademo detto Barbarossa che invase Fondi per rapirla e per farne dono al sultano Solimano II. Giulia Gonzaga la cui bellezza era nota in tutta Europa era sposa di Vespasiano Colonna, feudatario di Fondi e, durante la sua permanenza, aveva reso la corte di Fondi un piccolo ma raffinato circolo intellettuale, meta ambita per personaggi illustri, letterati e artisti tanto da valergli l'appellativo di “Piccola Atene d'Italia”. Il barone Manfredi, castellano della Rocca, messosi a capo di parte dei cittadini riuscì a disperderli. Non più utilizzata per la sua funzione di struttura difensiva e militare, già all’epoca dell’Apprezzo (1690) la struttura era affittata ad uso abitativo. Dal 1800 assunse prevalentemente la funzione di residenza patrizia che attualmente conserva e divenne proprietà della famiglia Boccia che ancora oggi ne è proprietaria. Il castello baronale che domina l’abitato “terra vecchia”, si impianta con molta probabilità intorno al IX secolo, con il conseguente incastellamento delle abitazioni che vengono cinte da una cinta muraria e da torri, ancora oggi in parte leggibile. Successivi rimaneggiamenti hanno alterato l'aspetto primitivo della rocca parzialmente assorbita dall'abitato, ma lo schema urbanistico conserva ancora la matrice originale concentrica intorno al nucleo dell’edificio. La conformazione del fabbricato risulta per successiva aggregazione di più corpi di fabbrica disposti intorno a un cortile a pianta triangolare a ridosso della torre centrale a base quadrata costituita da quattro piani coperti a volta (2). Il muro perimetrale del castello e il muro del terrazzamento si raccordavano alla torre semicircolare che è oggi assorbita dall’edificio comunale moderno costituendo il primo perimetro fortificato del Borgo (3). Il prospetto principale è caratterizzato dai portali di accesso ai diversi corpi di fabbrica nel basamento e da una fila di finestre con balconcino al piano nobile. La parte superiore del corpo di fabbrica è caratterizzato da un doppio ordine di arcate a formare dei loggiati (4). L’edificio è oggi di proprietà privata è adibito ad uso abitativo, quindi non aperto al pubblico.

1) Angeloni – Pesiri Apprezzo dello stato di Fondi fatto dalla Regia camera nell’anno 1690
2) Già l’Inventarium del 1491 evidenziava questa torre come la sua caratteristica principale: “(…) in castro Ynole (…) lo castello con li soy membri et hedeficii et una torre in medio terre Ynole (…)” (24 giugno 1491) inventarium 1491, p.111)
3)Virginia Bernardini “Lenola. Castello Boccia: la difesa del confine, in Rocche e castelli del Lazio cit., pp 64-67”
4)per una descrizione più completa vedi Bernardini, pp 64-67

BIBLIOGRAFIA
Virginia Bernardini “Lenola. Castello Boccia: la difesa del confine, in Rocche e castelli del Lazio cit., pp 64-67”
Angeloni – Pesiri Apprezzo dello stato di Fondi fatto dalla Regia camera nell’anno 1690
Francesco Antonio Notarianni “Viaggio per l’Ausonia” 1814
Giovanni Conte Colino “Storia di Fondi” 1901
Nazareno Terella “Lenola ed il Santuario del Colle” 1902
Giulio Domenichini “Storia e Cronistoria di Lenola e il Santuario del Colle. Dalle origini al nostro tempo.” 1998
Donatella di Biasio Giovanni Macaro Sandra Mazzucco “Per non dimenticare… Lenola…” 1999
Federica Savelli “I Caetani e la contea di Fondi tra XIV e XV secolo: la produzione artistica e le sue vicende conservative”

Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=5lIeIOileRM (video di Stefano Moschetti - minuto 3:18), https://www.latinamipiace.it/i-10-castelli-piu-belli-della-provincia-di-latina/?cn-reloaded=1

Foto: per gentile concessione di Piero Labbadia

martedì 19 febbraio 2019

Il castello di martedì 19 febbraio




COLICO (LC) - Torre di Fontanedo

Alle pendici del monte Legnone, lungo la sponda destra del torrente Inganna, su un poggio a circa 500 metri d’altitudine, sorgono i resti di un complesso fortificato noto come Torre di Fontanedo.
Si tratta di un piccolo borgo che segue l’orografia rocciosa del luogo ed è disposto su due livelli, una parte alta su cui si trova la torre e una parte più bassa, verso Colico, con una serie di edifici in linea. E’ ragionevole ipotizzare che, a partire dalle costruzioni fortificate originarie, si siano poi succeduti diversi interventi. L’analisi tipologica individua infatti una serie di murature che definiscono il perimetro di un recinto di fronte all’ingresso della torre, sul lato sud-ovest, a cui si sono poi susseguiti nei secoli aggiunte e potenziamenti. Sulla base della scarsa documentazione finora disponibile, sappiamo che questa imponente fortificazione fu edificata per volere di Bernabò Visconti nel 1357, sulla linea difensiva dell’Alto Lario che comprendeva anche le due torrette del Montecchio Nord. Tuttavia, l’impianto planimetrico, alcuni particolari architettonici e il posizionamento geografico ne collocherebbero l’origine in epoca precedente, attorno al secolo XII. Si legge in un documento: “(I Milanesi) furono sforzati fortificare in Colico il Monteggio (Montecchio Nord, dove esistono ancora le due torrette medievali) ed il passo di Fontanedo con torri ed altre fortezze”. La fortificazione svolgeva il compito di controllo dell’antica strada a mezza costa del monte Legnone, che collegava la Valvarrone alla Valtellina (l’antica Scalottola ora nota come “Sentiero del Viandante”, che passa alla base dello sperone, in località Robustello), e mantenne la sua importanza strategica nei secoli successivi, quando venne ampliata e inglobata nel sistema difensivo del Forte di Fuentes (https://castelliere.blogspot.com/2018/11/il-castello-di-martedi-27-novembre.html), divenendone l’opera accessoria più elevata. Ragguardevole doveva essere la guarnigione che presidiava la fortificazione in epoca spagnola, a giudicare dalle dimensioni dei fabbricati per l'alloggiamento delle truppe, dai magazzini e dalle stalle. La tipologia di alcune murature conferma la datazione secentesca della costruzione. Il torrione è circondato e da edifici di supporto, ora abbandonati e diruti. Il borgo comprendeva anche una cappella da cui è stato staccato un affresco raffgurante la Madonna col Bambino, probabilmente risalente al XV secolo, attualmente conservato nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Curcio. La torre ha una pianta pressoché quadrata di circa 7,50 metri per lato e presenta, per motivi difensivi, un ingresso solo al primo piano (accessibile solo grazie ad una scala di legno che poteva essere ritirata all'occorrenza) con numerose feritoie disposte lungo le possenti mura. Ha la tipica struttura degli edifici difensivi medievali (es. Torri di Mello, Chiuro, Teglio). Nonostante sia stata leggermente abbassata durante un intervento di messa in sicurezza e consolidamento effettuato all’inizio degli anni ’80, con i suoi 15 metri d’altezza, la torre domina ancora oggi tutto l’alto lago e il vicino Pian di Spagna. La struttura interna dell'edificio era pure in legno: rimane visibile lungo il perimetro interno dei muri la mensola su cui si appoggiava l'impiantito. Il pianoro antistante offre infatti un vasto panorama, purtroppo in parte rovinato dalla presenza di una linea di alta tensione, che ripaga lo sforzo della breve salita. Il borgo fortificato era collegato all’abitato di Fontanedo, che si trova poco più a monte in prossimità della sponda, e a Colico, da diverse mulattiere. Oggi la fortificazione è inserita in una rete di sentieri ben segnalati e facilmente accessibili tra cui il noto Anello di Fontanedo del CAI di Colico che tra l’altro collega la torre con la vicina chiesa di Sant’Elena situata a quota 600 metri.Ai piedi dello sperone roccioso su cui sorge il borgo, in località Robustello, passa inoltre il tracciato dell’antica via oggi conosciuta come Sentiero del Viandante, un percorso molto frequentato che richiama ogni anno migliaia di escursionisti. Il toponimo Fontanedo deriva dalle abbondanti sorgenti di acqua fresca, ormai in gran parte perdute, che scendendo a valle originavano la roggia molinara che per quasi un millennio ha alimentato i mulini idraulici di Villatico. Altri link suggeriti: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/RL560-00142/, http://www.montagnavissuta.it/viandante-fontanedo.htm, https://www.youtube.com/watch?v=38SWP3JTl9Q (video di Guder Productions Team), https://www.youtube.com/watch?v=RIeAL_sYzSs (video di Cinzia Bettiga), https://www.youtube.com/watch?v=Ye-MuntL0qc (video di Terra Acqua).

Fonti: testo di E. Fatterelli su http://prolocolario.it/index.php/2013/04/colico-torre-di-fontanedo/, http://www.turismocolico.it/jhome/mnu-luoghi-e-monumenti/mnu-torre-di-fontanedo.html

Foto: la prima è presa da http://resegoneonline.it/articoli/da-dervio-a-colico-passeggiando-sul-sentiero-del-viandante-20170612/, la seconda è presa da http://www.leccotoday.it/eventi/viandante-colico-fontanedo.html

lunedì 18 febbraio 2019

Il castello di lunedì 18 febbraio




MONTERIGGIONI (SI) - Castiglionalto in frazione Castellina Scalo

Nella zona meridionale dell'abitato di Castellina Scalo si possono trovare i resti del complesso castellano di Castiglionalto, un tempo detto Castiglion Ghinibaldi, in quanto fu possesso nel XIII secolo di Ghinibaldo dei Saracini, marito di donna Sapìa Salvani, ricordata da Dante Alighieri nel tredicesimo canto del Purgatorio. Almeno dall'XI secolo esisteva qui un castello con corte dei Lambardi, che sorvegliava la vicina via Francigena. Passato ai vescovi di Siena e poi ai monaci di Abbadia a Isola nel corso del XII secolo, fu distrutto dai fiorentini nel 1158 e riedificato nel 1265 con annesso ospedale per i pellegrini da Ghinibaldo dei Saracini. L'ospedale fu eretto con l'appoggio del pontefice Clemente IV, e la sua prima pietra fu posta nel 1265 dal vescovo di Volterra. Da qui la moglie di Ghinibaldo, Sapìa, avrebbe osservato la sconfitta dei suoi concittadini durante la battaglia di Colle di Val d'Elsa. Il Saracini aveva diritti signorili sul castello, e ne riceveva grandi profitti di mercatura, reinvestiti nell'acquisto di numerosi poderi circostanti. Dopo la morte di Ghinibaldo, i suoi fratelli Niccolò, Nuccio e Cino, nel 1269, rinunziarono le loro ragioni su Castiglion Ghinibaldi alla vedova donna Sapia, la quale nell'anno stesso insieme con donna Diambra, Raniera e Baldesca eredi di Ghinibaldo Saracini cedettero il detto castello al Com. di Siena, per di cui conto fu inviato costà nel 1271 un giusdicente dipendente dal Podestà di Siena nel tempo che l' ospedale Ghinibaldi fu messo sotto la protezione del grande ospedale della Scala di Siena. (ARCH.DIPL.SENES. CONS. della Campana, e dello SPED. della SCALA di SIENA.). Che Castiglionalto fosse un castello circondato di mura con antiporto lo dichiarano due pergamene della badia all'Isola. Una è un strumento del 18 dicembre 1430 fatto nell'antiporto di Castiglion Ghinibaldi, mentre l'altra è un breve del pont. Eugenio IV del 29 ottobre 1446, il quale accorda all'abate dell'Isola la riunione della cura di S. Ruffiniano fuori le mura del castello di Castiglion Ghinibaldi. L'edificio oggi si compone di elementi di varie epoche, con una prevalenza dei caratteri quattrocenteschi. Il complesso, in posizione rialzata su un colle (m 236) da cui si vede Monteriggioni, è circondato da una possente muraglia con bastioni cilindrici angolari, un articolato cortile centrale su cui si affacciano loggiati e i vani scale. Non lontano dal castello, si trova isolata una cappella cinque-seicentesca. Altro link suggerito: http://www.architettodurante.com/architettura/restauro/141-2010-castiglionalto-monteriggioni-si.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castellina_Scalo, https://it.wikipedia.org/wiki/Castiglionalto, http://ptc.provincia.siena.it/ptc_atlanti/Atlanti/pdf/9052016/9052016007.pdf

Foto: la prima è di robinguido su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/297931/view, la seconda è di Bruno Bruchi su http://www.monteriggioniturismo.it/it/cosa-vedere/castiglion-ghinibaldi/

venerdì 15 febbraio 2019

Il castello di venerdì 15 febbraio




CARISIO (VC) - Castello in frazione Nebbione

La località di Nebbione nel Medioevo fu feudo degli Avogadro di Carisio, un ramo dei quali ne prese il nome. Essi nel 1404 si sottomisero ai Savoia: nel 1568 il feudo fu alienato alla famiglia Caresana. Del castello, attestato sin dal 1100, restano rilevanti strutture. La costruzione è costituita da due parti totalmente differenti tra di loro: un fabbricato risale all’epoca barocca ed è essenzialmente una residenza patrizia di campagna; al di là di un cortile un altro fabbricato ha origini più antiche, come è provato da una torricella, dai resti del fossato, dalle tracce del vecchio ponte levatoio e dalle mura scarpate. Di preciso non si sa molto ma un tunnel, che partirebbe dal castello di Vettignè, dovrebbe raggiungere il castello di Nebbione, oppure quello di Carisio.

Fonti: http://archeocarta.org/carisio-vc-resti-medievali/, http://web.tiscali.it/teses/places/vc/nebbione.html

Foto: la prima è presa da http://www.mondimedievali.net/castelli/piemonte/vercelli/nebb01.jpg, la seconda è presa da http://www.mondimedievali.net/castelli/piemonte/vercelli/nebb02.jpg (a sua volta di R. Malerba presa da www.academia.edu

giovedì 14 febbraio 2019

Il castello di giovedì 14 febbraio



SERRAPETRONA (MC) - Castello Da Varano

Serrapetrona è situata a 500 mt. sul livello del mare, fra verdi colline che si elevano fino a 1000 mt. Essa racchiude vestigia fin dall’alto medioevo (il termine stesso “Serra”, di origine longobarda, indica un abitato fortificato con funzioni di sbarramento a difesa dell’inizio di una valle “Petrona” di pietra). Secondo la tradizione riportata in antichi documenti, Serrapetrona avrebbe avuto il suo nome da un certo Petronio, ricco e valoroso cittadino romano, qui rifugiato per sfuggire a persecuzioni. Le sue origini, tuttavia, sono ancora più antiche; infatti, nel suo territorio, sono state ritrovate tracce di insediamenti che risalgono alle epoche paleo e neolitica. Difendono Serrapetrona due cinte murarie medievali con quattro massicce porte. Fin dai primi anni del ‘200 il paese era tutto stretto attorno alla chiesa di San Clemente e al palazzo pubblico già sede del feudatario. Fu aggregata come libero comune al distretto di Camerino dalle autorità papali nel 1240 durante la lotta tra guelfi e ghibellini,e ne divenne poi parte integrante della Signoria. Di quell’epoca resta il ricco patrimonio di pergamene del comune, e opere pittoriche di Lorenzo D’Alessandro. La vita politica e sociale dei suoi abitanti fu quindi regolata dagli statuti dei quali ammiriamo l'unica raccolta esistente del 1473, gelosamente custodita nell'Archivio comunale. E' chiaro che sotto il dominio del Comune di Camerino, ma specialmente più tardi con la signoria dei Da Varano, le magistrature di Serrapetrona, pur conservando le vecchie denominazioni, subirono riduzioni di potere, come avvenne anche per gli altri piccoli comuni, già antiche pievi (Feliciangeli), dotati di statuti propri ed assegnati a Camerino con giurisdizione vicariale per cui ebbero la definizione di terre raccomandate. Su di esse infatti pendeva la rivendicazione del Rettore della Marca perché non propriamente considerate pertinenti a Camerino, ma piuttosto terre confinarie del medesimo, che mantennero spirito autonomistico mai spento, semmai sminuito dal podestà o vicario che la città o i Da Varano vi nominavano. Le caratteristiche di queste terre raccomandate sono definite in un documento notarile del 6 gennaio 1362 così traducibile: "Stabiliamo ed ordiniamo che gli uomini dei castelli di S. Anatolia, di Serra e di Sefro e degli altri luoghi raccomandati del distretto non osino eleggere o chiamare alcuno a loro podestà, vicario, rettore, giudice o notaio da altra città all'infuori di Camerino o dei borghi della città; e il podestà, il capitano, come i signori Priori della città di Camerino, siano tenuti a chiedere ed ordinare per lettera che i comuni e gli uomini della terra di S. Anatolia e degli altri luoghi suddetti osservino le dette disposizioni". Con l'ascesa al potere della signoria dei Varano, dopo la distruzione di Camerino guelfa nel 1259, ad opera delle truppe di Federico II, Serra e numerosi altri castelli entrarono a far parte dei loro possedimenti. Per trecento anni quindi condivisero nel bene e nel male tutte le vicende di quel turbolento periodo storico. Poi passarono definitivamente alle dirette dipendenze della sede apostolica fino al 1861. Dall'arduo culmine (m. 494) di uno sperone roccioso del monte, che dalla sua conformazione prende il nome Schiena, contrafforte in direzione NE del monte Letegge, precipita lungo il E-SE un ventaglio di abitazioni che via via si allarga a gradinate e terrazze sorrette da robuste muraglie. Poderosa fortezza a guardia minacciosa delle due valli che si incontrano ai piedi del caseggiato: quella che scende tra i Prati e la Costa, solcata dal rio Caburro, e l'altra del Cesolone rumoreggiante lontano nella profondissima tortuosa forra. Due cinte di mura, ad emiciclo quella più in basso, di epoca medievale segnano il perimetro delle due terrazze più alte appoggiate in parte sulla nuda roccia a filoni grigi inclinati trasversalmente. La muraglia che cinge più da vicino l'antico castello conserva una massiccia porta ad angolo con un arco ogivale a monte, a tutto sesto quello a valle, attraversata da gradoni consunti. Anticamente sosteneva una poderosa torre merlata di avvistamento e difesa. La seconda cinta conserva anch'essa una modesta porta arcuata. Entro le due cerchie, segno del graduale dilatarsi della popolazione dal piccolo nucleo originario all'ombra del maniero feudale, si aprivano quattro porte denominate Castello, Farina, Calma, Morico; da esse scendevano 4 strade da, nomi ancora in uso: del castello, San Francesco, del Serrone, Capolarave. Quattro erano anche le fontane di acqua sorgiva: di S. Maria, quella ancora in fondo alla piazza, delle Conce, della Vena, di Saletta, che prendevano il nome dalle quattro contrade, o rioni, in cui era suddiviso il paese, e che portarono anche i nomi di Pianello, Valle, Portale, Castello. Gli Statuti accennano anche una divisione in terzieri. Già sulla fine del '200, ma certamente ai primi del '300, le abitazioni avevano sciamato fuori delle cinte murarie. Da un atto di vendita del 28 dicembre 1346 si ricava infatti l'esistenza del Borgo della Valle, del quale costituiscono testimonianza non poche comici di porte e finestre di mattoni centinate, caratteristiche di quel secolo. L'abitato scendeva dunque allargandosi verso l'antica chiesina-edicola oggi ampliata in S. Maria di Borgo, esistente fin dal '200, come dimostra l'originaria porticina architravata su mensole a sinistra del portale cinquecentesco della nuova chiesa. La posizione di Serrapetrona risulta nell'insieme delle più privilegiate: protetta a nord dalle propaggini del M. Colleluce e tutta protesa al sole a levante e a mezzogiorno. Entro la cinta muraria più alta, scandita da poderosi torrioni che dobbiamo immaginare merlati, erano i simboli delle libertà comunali che avevano preso il posto della più antica residenza feudale: il palazzo pubblico, pur'esso turrito, e la chiesa di S. Clemente, il santo protettore chiamato dagli Statuti difensore e capo del castello di Serra. Dell'uno e dell'altra restano notevoli vestigia incorporate nella proprietà della famiglia Peda. Entriamo nel palazzo comunale attraverso un portale cuspidato a conci di calcare. Il vano abbastanza ampio dovette essere l'antica sala del Consiglio: sulla parete dirimpetto all'entrata, tra le due finestre, sono dipinti in affresco dal carattere cinquecentesco e di un modesto artista una Madonna in trono col Bambino, a sinistra S. Clemente ed un santo vescovo, a destra S. Martino di Tours a cavallo (m. 1,70x3). Al di sotto corre una didascalia con forse i nomi dei soggetti, ormai illeggibile. Pensiamo trasferito qui da altrove ed in tarda epoca il bellissimo portale classico di marmo architravato all'ingresso della parte inferiore del palazzo, affiancato da due colonne con capitelli a fogliame di acanto e stilobati lavorati a scalpello. La soglia è monolitica. Adiacente al palazzo pubblico era l'antica chiesa di S. Clemente a unica navata orientata. Il vano a cielo aperto ha l'abside come una grande nicchia semicircolare a ponente. Una piccola nicchia (il battistero?) si apre a destra dell'ingresso con residui di affreschi del tardo '500 analoghi a quelli della sala consiliare: al centro il Battesimo di Gesù, ai lati sono riconoscibili i SS. Venanzio, Ansovino e Clemente. Sulla sinistra dell'altare un'edicola rivestita di arenaria destinata forse agli olii santi e alle reliquie. Nella parte superiore dell'abside è ancora una nicchia con cornice di pietra e sul fondo i resti di una Crocifissione dipinta ad affresco, coeva e di qualità analoga a quelli già ricordati. L'arciprete Senesi nella sua descrizione del 1726 ricorda tre altari ed altri dipinti oggi perduti. Oggi l'antico castello è un rudere solitario. Il Servanzi Collio nel 1884 vi contò dodici famiglie. Non abbiamo nulla in contrario per collocare le strutture esterne della parte originaria del castello circa l' XI secolo. Ci mancano tuttavia notizie sul periodo feudale e sulla famiglia che ebbe in feudo Serrapetrona, sia essa da identificare con quel Petronio e suoi discendenti (ricordiamo però che il loro nome appare unito a quello del castello solo nel 1240), sia piuttosto che si debba considerare la medesima famiglia continuata per discendenza di sangue, o comunque per successione dinastica, dai conti Del Chiostro di Statte, castello situato sul declivio meridionale del monte Letegge. A questa famiglia feudale appartenevano un Enrico ed un Gentile, appunto detti di Statte, che compaiono testimoni in atti notarili del 1198 e del 1201. Dei figli di Monaldo di Statte sappiamo che possedevano beni nei pressi di Carpignano, nel bacino del Cesolone, dalla sentenza arbitrale che il vescovo di Camerino Atto pronunciò nel 1218 per dirimere una contesa tra Tolentino e San Severino. Questo possesso di terre a nord di Statte il Feliciangeli giudica indizio di signoria feudale e ricorda come il castello di Statte nel 1212 fu venduto da Rodolfo e Giovanni, presumibilmente della famiglia Da Varano, a un cittadino camerinese, Bonifazio di Corrado dei nobili del Chiostro, con la cessione della piena giurisdizione stendentesi all'ampio circuito del Monte Letegge, cioè da Statte a Serrapetrona, a Borgiano e al Chienti. L'insigne storico camerinese non esclude che i Del Chiostro fossero un ramo collaterale dei signori della Rocca di Varano che da quel Bonifazio prese il patronimico di Bonifazi. Altri link suggeriti: http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca.aspx?ids=68027, http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/geo/043051/page/2, http://bbsanpaterniano.blogspot.com/2015/02/da-cingoli-serrapetrona-from-cingoli-in.html (altra foto)

Fonti: http://turismo.comune.serrapetrona.mc.it/alla-scoperta-del-comune/conoscere/, http://turismo.comune.serrapetrona.mc.it/alla-scoperta-del-comune/la-storia/, http://www.tuttoserrapetrona.it/citta/storia.asp?p=citta&s=storia, http://www.tuttoserrapetrona.it/citta/arte/il-castello.asp?p=citta&s=arte

Foto: la prima è una foto di cui non ricordo l'origine ma che conservavo nel mio archivio (se qualcuno la riconosce come sua citerò il suo nominativo senza alcun problema...), la seconda è presa da http://www.themarcheexperience.com/2017/11/a-serrapetrona-mc-nella-terra-della.html

mercoledì 13 febbraio 2019

Il castello di mercoledì 13 febbraio




GIULIANA (PA) - Castello di Federico II

Fino al 1185, sul monte dov'è adesso il paese, sorgeva un casale, che apparteneva alla «gens Julia» (da qui il nome). Proprio quell'anno l'imperatore Guglielmo il Buono lo cedette, insieme ad altri casali, al vescovo di Monreale. La sua identità urbanistica, invece, si sviluppò a partire dal XIV secolo, quando Giuliana fu prima dei Ventimiglia e poi dei Peralta. Nel 1543, l'imperatore Carlo V elevò la cittadina al grado di marchesato. Nel 1640 il paese passò dai Cordona ai Gioeni, fino al 1812, quando venne abolito il sistema feudale. Proprio con la rievocazione storica dello «Status Julianae», avvenuta il 3 agosto 1997, l'intera comunità giulianese ha provato a riappropriarsi della sua memoria, facendo rivivere la solenne cerimonia che, nel 1543, l'elevò da Contea a Marchesato. «Paradigma della manifestazione - dice lo storico giulianese Antonino Giuseppe Marchese - è stato senz'altro il castello federiciano, appena finito di restaurare, seppure parzialmente, dalla Soprintendenza ai beni Culturali ed Ambientali di Palermo, nell'ambito degli interventi in favore dei monumenti svevi, o ad essi correlati, operati dalla Regione Siciliana in occasione dell'ottavo centenario della nascita di Federico II di Svevia (1194-1994)». Era stato inaugurato il 29 giugno 1997, "a cantiere aperto", questo singolare monumento dell'area corleonese, che Federico II volle per il suo alto valore strategico. La città, infatti, posta nell'estrema parte meridionale della provincia di Palermo, rappresentava - col suo castello svettante sulla Rocca - un ottimo osservatorio per dominare l'ampia vallata fino al mare della costa agrigentina. Non è solo il castello, ma l'intero centro storico che fa ancora rivivere l'epoca normanno-sveva. Dopo aver perso la sua funzione militare, il castello di Giuliana divenne residenza dei signori che si susseguirono nel dominio del feudo, quali i Peralta, De Luna, Cardona e i Colonna di Paliano. Il Castello di Giuliana si erge a 736 m. sul livello del mare; un lato si affaccia sulla vallata del fiume Sosio; l’altro con la torre, si volge verso il centro abitato, in asse con la strada che collega il castello alla chiesa madre del paese. La fortezza federiciana di Giuliana, in stile gotico, presenta una forma irregolarmente trapezoidale ed è costituita da due corpi di fabbrica rettangolari che si uniscono ad angolo ottuso rafforzato da un torrione a base pentagonale. Il corpo di fabbrica sottostante di forma semicircolare (ricalca fedelmente l’andamento dei muri esterni, posti a difesa della fortezza), invece, dovette essere edificato nel Seicento per ospitare un convento di monaci olivetani, dipendenti dalla vicina abbazia di Santa Maria del Bosco. La pianta della torre pentagonale è quasi un unicum in Sicilia e ha un parallelo solo nel Castello federiciano di Augusta. Si accede al castello da un atrio rettangolare con un arco a sesto ribassato,costruito con conci tufacei posti di taglio. Dall’atrio si accede al salone principale che comunica con altri vani, in uno di questi sul pavimento si trova un’apertura (buca della salvezza) che mediante un cunicolo sotterraneo forse arrivava fino a valle del fiume Malottempo (leggenda ?!?!?). Al centro dell’impianto si erge la torre a pianta pentagonale che fa da cerniera alla composizione architettonica dell’edificio e probabilmente costituì il nucleo originario della costruzione al quale, in un momento poco successivo, si addossarono le due ali a pianta rettangolare. La torre, ha tre elevazioni, possiede la forma planimetrica di un pentagono regolare, ed ha un’ altezza di metri 18,80 e lati di metri 7,20. Le mura hanno uno spessore di 2 metri e sono realizzate a doppio paramento con conci di calcare bianco, disposti con una certa regolarità e con un riempimento centrale di pietra e malta (acqua e sabbia), gli spigoli del mastio sono rifiniti con conci di arenaria e le cornici delle finestre e delle feritoie con conci tufacei, che formano un motivo ornamentale. Nel muro ovest della torre si trova una caditoia a protezione dell’ingresso. Tutti i vani presentano coperture a volte ogivali formati da conci tufacei posti di taglio; analogamente i vari portali che comunicano i vani interni. Nel muro ovest della torre vi si trovano monofore con sagoma poligonale. In alcuni vani nello spessore dei muri sono ricavate delle cellette e una riporta una iscrizione graffita di due carcerati datata 1591. Dalla terrazza, cui si accede mediante una scala di costruzione posticcia ricavata nello spessore del muro di destra dell'atrio, il panorama che si riesce a dominare è di grande suggestione e spazia in tutte le direzioni: a sud all’orizzonte si vede il mare, a est il vicino centro di Chiusa Sclafani e a nord l’abitato di Giuliana con la chiesa Madre in asse con il mastio pentagonale. A sud dell’edificio una terrazza si affaccia a strapiombo sulla valle del fiume Sosio. Già a partire dal periodo aragonese il castello aveva mutato la sua originale funzione militare divenendo residenziale. La struttura si è mantenuta pressoché integra nel tempo fino ai primi del ’900 quando, per evitare il crollo, la torre fu privata della parte superiore e della merlatura senza porre rimedio al progressivo deterioramento dovuto alla incuria dei secoli precedenti; solo recentemente la Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo ha provveduto al consolidamento statico delle parti rendendo agibili e fruibili anche i piani superiori della torre. Il restauro è stato ultimato e adesso il Castello di Federico II si presenta in tutta la sua spettacolare bellezza. Altri link suggeriti: https://www.unionevalledelsosio.it/giuliana_castello.html, https://www.youtube.com/watch?v=5-aKhAmDimU (video di Lillo Virone), https://www.youtube.com/watch?v=3InlWjLhYrs (video di Regnodelledue sicilieeu).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Giuliana, https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/giuliana/castello-di-giuliana, http://www.comune.giuliana.pa.it/giuliana/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/1, https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/castelli-in-sicilia/castello-di-federico-ii-giuliana

Foto: la prima è presa da https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-di-federico-ii-giuliana?ldc, la seconda è presa da http://www.comune.giuliana.pa.it/zf/index.php/storia-comune

martedì 12 febbraio 2019

Il castello di martedì 12 febbraio




CASTELLARANO (RE) - Castello di Gavardo

Il castello fu venduto nel 1364 da Neri da Roteglia a Feltrino Gonzaga. Nel 1421 venne ceduto dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti a Nicolò III d'Este, il quale lo affidò nel 1432 a Jacopo Gilioli. Nel 1445 fu concesso alla famiglia Sacrati di Ferrara con il Feudo di S. Valentino, cui appartenne fino alla fine del Settecento. Il Ricci ne riporta la popolazione, alla fine del XVIII secolo, in 221 abitanti. La chiesa di S. Martino di Gavardo o Meleno è riportata nell'elenco delle Decime del 1302 come dipendente della Pieve di S. Eleocadio, cessando il culto alla metà del Seicento. Nella località si trovava anche un oratorio dedicato a S. Francesco diroccato nel XVII secolo. Attualmente rimangono alcune rovine del castello e, nel borgo, una casa-torre di modesta fattura, adibita ad usi rurali, in parte rimaneggiata, forse riferibile al XVII secolo. Altri link suggeriti: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=3422, http://www.comune.castellarano.re.it/Sezione.jsp?idSezione=59&idSezioneRif=397

Fonti: http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/castellarano/gavardo.aspx

Foto: le prime due sono di Nigel Voak su https://nigelvoak.blogspot.com/2012/01/, mentre la terza è di Roberto Federici sulla pagina Facebook "Castelli rocche e fortezze...." https://www.facebook.com/groups/560443220713249/