domenica 14 febbraio 2021

Il castello di domenica 14 febbraio



DAVOLI (CZ) - Castello Felluso

Nel IX secolo d.C. si stabilirono a Davoli i monaci basiliani, fondando eremi e cenobi. Con le incursioni saracene agli inizi del XIV secolo, la popolazione si rifugiò in collina insediandosi nelle località di S. Michele, S. Caterina e S. Nicola. Il nucleo urbano si sviluppò intorno al 1500 sotto il potere dei principi di Satriano. Nel XVI secolo la zona fu meta di molti dotti e clero, i quali, con i diritti i privilegi della loro condizione arricchirono Davoli di palazzi maestosi e la Marina di sontuose dimore di villeggiatura, punto di incontro per i giovani dell’epoca che frequentavano scuole di medicina, di giurisprudenza e di fisica. Tra gli sfarzosi edifici primeggiava quello in località Felluso, appartenuto alla famiglia Filangieri - Fieschi. I primi di origine napoletana mentre i Fieschi genovese. Il castello fu edificato da Filippo Filangieri nel 1750. Costruito in cima ad una collina, rigogliosa per la vegetazione di ulivi con una visuale aperta a 360 gradi che offre una delle vedute più ampie, su questa parte della Calabria, dal mare ai monti, da sud a nord. Nella sua struttura architettonica, il castello è una costruzione rettangolare con cortile interno, che si sviluppa su un piano terra e un primo piano. Sui quattro angoli si innalzano quattro torri quadrangolari, su ciascuna delle quali si aprono 3 feritoie di avvistamento e di difesa. Nel 1571 il suo castellano era il caporale Jacopo Antonio Magalli, cui succedette il caporale Vincenzo Romeo. Segnalo questo link, importante per approfondire l'argomento: https://www.slideshare.net/RobertaSantoro1/gruppo-2-3b

Fonti: https://www.calabriacontatto.it/davoli/, http://www.parcodelleserre.it/index.php?option=com_content&view=article&id=261:davoli&catid=126:beni-culturali&Itemid=537&lang=it,

Foto: entrambe prese da https://www.slideshare.net/RobertaSantoro1/gruppo-2-3b

sabato 13 febbraio 2021

Il castello di sabato 13 febbraio



CALASCIBETTA (EN) - Torre normanna

Frequentata in epoca bizantina come attestano documenti ottocenteschi relativi a grotte basiliane affrescate, si ritiene che una vera e propria fondazione di Calascibetta sia avvenuta con la conquista normanna dell'isola, dove appare menzionata nel 1062, quando fu fortificata da Ruggero I, che fece costruire il castello denominato “Marco”, la prima cinta muraria, il primo borgo, durante l'assedio di Castrogiovanni, e il grande duomo dedicandolo alla Vergine Maria e all'Apostolo San Pietro. In seguito rimasta città demaniale, conobbe un periodo di ineguagliato splendore, favorita e preferita come fu dai re aragonesi, tra cui Pietro II che durante un soggiorno vi spirò, che la dotarono, sull'esempio dei normanni di templi e monumenti. La Torre Normanna è un bellissimo monumento a Calascibetta che risale al 1079 e funge da campanile alla Chiesa di San Pietro. Era una delle torri dell’antico castello fatto costruire dal Conte Ruggero D’Altavilla in occasione del lungo assedio della città di Enna, fortezza della quale non restano che pochi resti, molti dei quali sono stati inglobati da costruzioni postume, come la già citata chiesetta di San Pietro. La Torre ha una pianta rettangolare e vi si accede mediante un portale a sesto acuto che conduce fino alla cella campanaria. L'ingresso è situato sul prospetto nord: questa parete ha un fronte di circa 7 m ed un'altezza, dalla quota della piazza, di circa 19 m. Il portale, a sesto acuto, si apre in uno spessore murario di m 1,85 e da accesso ad un ambiente rettangolare delle dimensioni approssimative di m 4 x 2 dal quale, attraverso una scala metallica si accede alla cella campanaria. Quest'ultima è costituita da un unico ambiente di m 3,15 x 4,35; ciascuna delle pareti maggiori (nord e sud) presenta due finestre con arco a tutto sesto; su ognuna delle altre due pareti si apre una finestra anch'essa con arco a tutto sesto Sulla parete ovest e parte della parete sud si trova un robusto contrafforte che si eleva per circa m 10,50 dal livello della piazzetta e scende al disotto di questa per circa m 12 raggiungendo la quota di via dei Longobardi; parte del contrafforte è occultata da un'abitazione. La cella ospita sette campane; ciascuna di esse porta inciso il nome e la data di fusione. La più antica delle campane e denominata "U Priu di San Pitru " (la Preghiera di San Pietro) riporta la scritta: " Opus Iorgii D'exarbatu" nonchè la data aprile 1561. I paramenti murari sono costituiti da blocchetti irregolari in pietrame sui fronti est e sud e da conci di arenaria squadrati in quelli nord ed ovest. Nel corso degli anni "80 sono stati operati lavori di restauro e consolidamento e le condizioni generali di conservazione sono buone. Il restauro del 1590 le diede l'attuale forma, restringendola oltre il contrafforte, nella parte sommitale, in tal modo passò da torre medievale merlata a torre campanaria. I lavori di ristrutturazione della torre furono ordinati da Pietro Belhomo procuratore delle Chiese Matrici di Calascibetta. In omaggio a papa Niccolò II, morto a Firenze il 27 Agosto del 1061, Ruggero dedicò, la chiesa fortezza appena ultimata nel 1079 a S. Pietro Apostolo. Maestosa ed adagiata sull'altura più alta del monte Xibet troneggiava sulle vallati circostanti. La Chiesa-Fortezza di San Pietro, fu voluta dal condottiero normanno per magnificare la fede cristiana e nello stesso tempo per essere osservata con invidia e timore dagli abitanti di Castrogiovanni, poco Distanti da Calascibetta, che fino al 1091, (anno della conquista della città da parte Normanna), professarono la fede musulmana. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/enna/calascibetta.htm, http://www.comunecalascibetta.gov.it/StoriaeTurismo/CenniStorici.aspx, https://youtu.be/ezXJvhwxumE (video di IP Motive - dal minuto 3,22 al 3,47 è ripresa la torre di Calascibetta), https://youtu.be/71rOTaM0QVQ (video di PiccolaGrandeItalia.tv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Calascibetta, https://www.typicalsicily.it/sicilia/Elenco/monumento-a-calascibetta-torre-normanna/, https://infocalascibetta.it/9-chiese/4-torre-normanna.htmli, http://www.sicilie.it/sicilia/Calascibetta_-_Torre_Normanna

Foto: la prima è di Davide Mauro su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torre_Normanna_di_Calascibetta.jpg, la seconda è presa da https://www.vivienna.it/2020/04/14/calascibetta-corona-di-fiori-davanti-cimitero-il-tricolore-che-sventola-sullantica-torre-e-campane-a-festa/

venerdì 12 febbraio 2021

Il castello di venerdì 12 febbraio



LORANZE' (TO) - Castello Rosso

Durante il periodo medievale, nonostante facesse parte dei possedimenti terrieri del vescovo eporediese dell’abbazia di Santo Stefano, fu governata da alcune famiglie nobili, quali i Griva e i Soleiro di Ivrea. I conti di Rivarolo, nel 1260, vendettero alcuni possedimenti del feudo al conte Umberto di Castelnuovo; questo spiega la presenza di tre rami genealogici: i San Martino di Parella, quelli di Loranzè e quelli di Castelnuovo. I San Martino di Loranzè parteciparono alla guerra contro i marchesi di Monferrato, ma al termine di essa furono assoggettati al potere dei Savoia. La popolazione del luogo partecipò anche alla ribellione dei tuchini, con la speranza di liberarsi dal potere feudale. Il castello è la costruzione più antica di Loranzè, di cui rimangono parti importanti risale all'XI secolo, sulle rovine di un edificio circolare, forse une torre di guardia. Dello stesso periodo è il più antico documento in cui esso è menzionato (carta di fondazione del Monastero di S. Stefano d'Ivrea del 1041). A questo periodo appartengono alcuni muri inglobati poi nelle successive costruzioni, tuttora riconoscibili, e la torre quadrata. Nei primi decenni del XIV secolo i San Martino, coinvolti nelle lotte tra Impero e Papato si schierarono con il Vescovo di Ivrea a favore degli Angioini; il Castello fu attaccato dalle truppe dei Valperga, ma resistette agli assalti senza subire distruzioni. Gravi danni subì invece durante la rivolta popolare dei Tuchini del 1386/87, nella quale venne invaso, depredato ed in parte distrutto. La ricostruzione immediatamente successiva, fatta a nord-ovest della parte distrutta, (probabilmente tra un muro rimasto in piedi e l'antico muro di cinta) è caratteristica di quegli anni con le sue torrette d'angolo, piombatoie e saracinesca al portone d'entrata, e il largo oso del mattone Nel XVI secolo Carlo di Loranzè iniziò la costruzione ex novo dell'ala a Sud-est, sopra all'antico accesso per i cavalli. I grandi mutamenti avvenuti in campo politico e sociale condizionarono la forma della nuova costruzione, che non ebbe più strutture difensive, ma assunse l'aspetto di abitazione. L' intonaco rosato che ricopre quest'ala spicca nel verde circostante e rende il Castello visibile per un largo raggio dando origine alla denominazione Castel Rosso. Nei secoli seguenti altre demolizioni, aggiunte, ricostruzioni con incorporazione di vecchie murature nelle nuove si susseguirono, rendendo difficile l'individuazione delle forme originarie. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=1SRxhJ1pxQk (video con drone di LightbeamVideo)

Fonti: http://www.italiapedia.it/comune-di-loranz_Storia-001-137, https://www.comune.loranze.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-rosso-2217-1-e93c219b7fb97c0603c0be0a41ba011f,

Foto: la prima è di halzy su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/42198/view, la seconda è di Laurom su https://it.wikipedia.org/wiki/Loranz%C3%A8#/media/File:Loranz%C3%A8_Castello_Rosso_01.jpg

giovedì 11 febbraio 2021

Il castello di giovedì 11 febbraio



LUGAGNANO VAL D'ARDA (PC) - Castello in frazione Prato Ottesola

La monumentale struttura che fu dei conti Mancassola Pusterla è una delle più prestigiose testimonianze di architettura fortificata in val d’Arda. Il Castello, di cui vi sono tracce risalenti al 1000, è situato in posizione dominante su un’altura a pane di zucchero che denota l’antica presenza del mare, confermata dalla presenza nel terreno di conchiglie e di vari resti marini. La posizione amena di questo antichissimo insediamento, oggi proprietà del nobile Agostino Fioruzzi, erede dei Mancassola Pusterla, è resa particolarmente suggestiva dagli ampi quadri panoramici che si colgono dalla sommità della collina, oggi coltivata a vigneto, e che determinano le mutevoli, naturali, scenografie dell’intorno. Nella parte medievale si notano costruzioni di epoche diverse, tutte comunque precedenti al XIV secolo mentre la parte antistante è stata destinata ad abitazione civile nel corso del XVIII secolo, pur mantenendo importanti presenze medievali. Il castello faceva parte di un importante sistema di castelli e torri di segnalazione, i più vicini dei quali si trovano a Monte Zago (ruderi) e a Magnano, ancora in buono stato. La monumentale residenza fortificata e il suo giardino, emergenti in un contesto paesaggistico pressoché intatto, assumono i connotati di invariante del paesaggio e punto di riferimento percettivo e orientativo, che si colgono progressivamente, percorrendo in salita la strada che si stacca dalla comunale. Questa sobria, eppure sfarzosa residenza fortificata, che assume anche aspetti di compenetrata ruralità, è il risultato di una serie di interventi aggregativi, scalati nel tempo, promossi dai conti Mancassola Pusterla e che la ricca documentazione dell’archivio privato della famiglia consente di ricostruire. I lavori, compiuti nel Seicento, comportarono radicali trasformazioni alla “casa chiamata il castello”, come veniva denominato all’epoca il maniero, riqualificato negli ambienti interni tuttora esistenti e ancora parzialmente identificabili nella loro configurazione originaria. Inoltre, le carte d’archivio restituiscono in modo inappuntabile l’alto livello di raffinatezza degli interni, la presenza degli arazzi, immancabili complementi di arredo delle dimore dell’aristocrazia, e testimoniano altresì la presenza di un oratorio, intitolato a S. Giustina, compatrona di Piacenza, posto nel primo cortile. L’apertura straordinaria del giardino e degli ambienti dell’antichissimo complesso di Prato Ottesola, di recente restaurato, ha consentito di potere entrare negli spazi privati di questa aristocratica architettura del passato e di cogliere lo stretto rapporto creatosi nel tempo fra la residenza, il giardino e il contesto paesaggistico.Attraverso l'ampio portone ad arco si accede alla corte interna con doppio loggiato a tre luci con pilastrini in cotto sul lato corto, e con ambienti abitativi e funzionali sviluppati sui lati lunghi. L'edificio che conclude a nord la quinta di fondo della corte è la rocca vera e propria, circondata da un fossato superabile tramite un ponte, in origine levatoio, con una torre posta all'angolo nord-est, recentemente recuperata a un rovinoso degrado. Molti ambienti della rocca furono modificati nel corso dei secoli, ed è difficile se non aleatorio arrivare a fondate letture. E' tuttavia sostenibile che la torre nord, denominata il "torrone" nei documenti settecenteschi e da poco restituita a una forma assai vicina a quella originaria, sia la costruzione più antica, esempio dell'architettura castrense che nel Basso Medioevo proliferava in tutto il territorio piacentino, legata a logiche militari, di difesa, di controllo, economiche, "inizialmente solo torre di avvistamento a molti piani, fortificata e massiccia, poi torre casa e castello, posto in un angolo o al centro o a cavaliere del recinto", scrive Carmen Artocchini, quasi a paradigma della storia di Prato Ottesola. Nell'inventario del 1716 per la prima volta si registra l'esistenza di un'iscrizione lapidea collocata tra gli incastri del ponte levatoio della rocca, tuttora esistente. Il documento testualmente recita "nel Maschio del Torrone una campana, che si sona per la giusticia con sotto una pietra con il millesimo 953 alli 4 giugno con l'arma Mancassola", parole che, con minime varianti, si ritrovano nei successivi inventari del 1748 del 1792.

Fonti: http://www.altavaltrebbia.net/castelli/val-darda/2208-castello-di-prato-ottesola.html, https://www.turismopiacenza.it/2020/12/31/il-castello-di-prato-ottesola/, alcuni testi di Letizia Scherini Rota Candiani su https://www.academia.edu/42060380/IL_CASTELLO_DI_PRATO_OTTESOLA (una pubblicazione dedicata proprio al castello, che invito a leggere nella sua interezza!)

Foto: la prima è presa da http://www.turismoapiacenza.it/castello_di_prato_ottesola.html, la seconda è di Sergio Efosi Valtolla su https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/88237184_3334512429899328_6858885346613002240_o.jpg?_nc_cat=105&ccb=3&_nc_sid=730e14&_nc_ohc=rzrQZGRUgG8AX-Um-d8&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=81c2d36704d7dd2e6f408f89441484fb&oe=604AC8C8

mercoledì 10 febbraio 2021

Il castello di mercoledì 10 febbraio



MONTALCINO (SI) - Castelletto Accarigi in località San Giovanni d'Asso

Castelletto Accarigi è situato lungo la strada a sterro che unisce Monterongriffoli con la strada provinciale  14 Traversa dei Monti, su un poggio lungo la riva destra del torrente Asso. Già di proprietà della famiglia Piccolomini, successivamente venne acquisito dai Marsili per poi passare agli Accarigi di Venezia, loro parenti, dai quali attualmente prende il nome. Giulio Accarigi priore di Venezia, uno degli appartenenti a questa stirpe, nel 1639, fece dipingere da Astolfo Petrazzi il quadro di S. Girolamo per l'omonima cappella esistente ai piedi del castello, costruita tra il 1629 e il 1639, a navata unica di due campate con volta a crociera. Il complesso è strutturalmente costituito da due grandi fabbricati, uno risalente alla fine del XIII secolo, come testimoniato dalla base a scarpa e dai resti degli antichi piombatoi, l'altro di epoca più recente e più volte rimaneggiato. Pur essendo di proprietà privata, è possibile visitare il castello esternamente percorrendo a piedi il vialetto che lo circonda.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Monterongriffoli, http://www.cretesenesi.com/castelletto-accarigi-p-3_vis_9_167.html, http://www.ursea.it/walking/932/percorso.htm, https://www.pacellarealestatemontalcino.com/le-nostre-proposte/castelletto/

Foto: sono entrambe del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini su https://www.facebook.com/CastelliRoccheFortificazioniItalia/photos/a.10158283415625345/10155377077120345

martedì 9 febbraio 2021

Il castello di martedì 9 febbraio

 


ALAGNA (PV) - Castello Malaspina

Il paese appare come Allagna nell'elenco delle terre soggette al dominio di Pavia nel 1250. Apparteneva allora al territorio della Lomellina, di cui seguì sempre le sorti. Dal 1466 fece parte del feudo di Sannazzaro de' Burgondi, ceduto dagli Sforza ai Malaspina. Da questi ultimi passò poi ai nobili Caimi e quindi ai D'Adda. Nel 1713 con la Lomellina entrò a far parte dei domini dei Savoia, e nel 1859 fu unito alla provincia di Pavia . Il castello, innalzato nel 1534 dai Malaspina, oggi appare molto trasformato. E' un edificio con pianta a U e basamento a scarpa, situato nel centro abitato. Presenta una torre sul lato settentrionale e un cortile pensile aperto verso mezzogiorno.
Sulla facciata di levante è presente un sottile fregio in cotto, recante lo stemma della famiglia D'Adda. Qui visse Ciro Pollini, famoso botanico, medico e letterato. Nato nel 1782, morì a Verona nel 1845. Oggi il castello ospita al suo interno delle abitazioni. Altri link suggeriti: https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Alagna.htm, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00115/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Alagna, https://www.comune.alagna.pv.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-alagna-28888-1-2c07f837e63820d706ef152916db73dd, https://www.localidautore.it/paesi/alagna-lomellina-2327, https://www.ecomuseopaesaggiolomellino.it/comune-di-alagna-lomellina/

Foto: la prima è di Solaxart 2013 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Alagna.htm, la seconda è presa da https://www.vivivigevano.com/luoghi-e-itinerari/castello-di-alagna/

lunedì 8 febbraio 2021

Il castello di lunedì 8 febbraio


AGIRA (EN) - Castello

L'antica città ritorna nella documentazione storica fin dalla prima età normanna con il toponimo Mons Argirium o Sanctus Philippus de Monte Argyri, dovuto alla presenza di una chiesa e di un monastero eretti in onore di San Filippo siriaco almeno fin da età bizantina. Nel 1094 fu signore di San Filippo il comes de Auceto Guglielmo detto Malospatarius o Maloseporarius che, secondo quanto testimonia Pirri, concesse all'abate Ambrogio di Lipari «ecclesiam Sancti Philippi in Monte Argyrio cum terris et quinque villanis et etiam partem omnium decimarum terrarum suarum quas habet in territorio Montis Argyri». A detto abate nel 1095 il signore di San Filippo, Roberto, figlio di Guglielmo, donò dieci villani. A partire dal 1187 la signoria di San Filippo finì nelle mani dei de Parisio, fino al 1274, quando il borgo diventò terra demaniale. Nell'età di Federico III vi si stanziarono gli Spatafora, partigiani degli Alagona e dei Chiaromonte, assediando il castello. Quando più tardi i sovrani Martino e Maria concessero San Filippo ad un loro fedele, Pedro de Sanchez de Calatayub, la cittadina, istigata da Artale II Alagona, si ribellò. Nel 1415 il castrum e la terra di Agira entrarono a far parte dei beni dotali delle regine di Sicilia. Nel periodo sicano forse esisteva già il Palazzo sulla cima del monte Teja (poi divenuto Castello), nel quale abitavano i Capi dei primi Agiri e nel quale abitarono successivamente i principi-tiranni siculi. Oltre al Castello si narra esistesse una fortificazione muraria munita di porta ciclopica. Durante il periodo greco, romano e bizantino, il Castello rivestì soltanto un ruolo di rappresentanza ad uso delle varie autorità della città. Con gli arabi, invece, riacquistò il ruolo originario, tornando nuovamente fortezza e costruzione di interesse primario. La fortificazione della città era formata da tre cinte murarie: la prima girava ad anello attorno al monte subito sotto il castello; la seconda circoscriveva una quota più bassa del monte; la terza, molto irregolare perché seguiva l'andamento delle rocce, si sviluppava all'altezza delle Rocche di S. Pietro. La porta, detta Eraclea, doveva trovarsi in prossimità di via Adamo. Nel 1354 il Castello ospitò Ludovico d'Aragona. Nei secoli XVI e XVII, perduta la propria funzione militare, cominciò a decadere sino a diventare una rovina già nel secolo XVIII. Durante il terremoto del 1693 il mastio del castello crollò e la torre centrale ottagonale fu gravemente danneggiata. Nel 1778 Vivant-Denon annotava che sulle fondamenta delle antiche mura erano state costruite le nuove case. Quanto oggi rimane del Castello di Agira può suddividersi agevolmente in due parti, poste a livelli altimetrici differenti. La prima è costituita dalla cinta muraria inferiore che cingeva con un perimetro irregolare di ca. 350 m la sommità del monte. I resti più cospicui si trovano, come già accennato, sul lato ovest, e sono costituiti da parti della cortina intervallate da tre torri di pianta e dimensioni diverse. La prima torre, posta sull'angolo sud-ovest della cinta (e denominata da Giuseppe Agnello 'torre C') ha pianta di trapezio rettangolo. Essa presenta all'esterno paramento regolare in blocchetti, totalmente differente dall'apparecchiatura incerta che caratterizza il tratto di muraglia che dalla torre prosegue in direzione nord. La torre si è conservata per una sola elevazione oltre al piano terra. I lati lunghi misurano rispettivamente m 12 e 10; quelli brevi m 8 e 6. Gli spessori murari variano leggermente, non superando comunque m 1,75. All'interno, il piano terreno era separato dal primo mediante un solaio ligneo testimoniato dai fori per le testate delle travi; il primo piano è coperto da una volta leggermente ogivale. Il tratto di muro che dalla torre si dirige verso nord è lungo m 29,50 e spesso m 1,70. Sulla parte interna si addossava un edificio di cui esistono le fondamenta. A questo segmento di muraglia seguiva probabilmente l'accesso principale del castello, guardato da una torre a pianta ottagonale ('torre B' di Agnello) di cui sono rimaste, parzialmente interrate, solo le mura perimetrali del piano inferiore coperto da una volta emisferica. Anche questa torre, come la prima, non aggetta dal muro. Del primo piano sussiste solo un avanzo sui lati nord e nord/nord-est, ornato da una bella finestra strombata. La tecnica muraria del paramento della torre ottagonale riconduce a quella della torre trapezoidale. A questa seconda torre segue una lacuna nel muro di cinta per la lunghezza di ca. m 26,50. Si incontra quindi una terza torre che la distruzione del muro di cinta ha lasciato completamente isolata. Si tratta della 'torre A' della ricostruzione di Agnello e presenta pianta quasi quadrata (m 8,70 x 8), spessori murari di m 1, 70. La torre sorge a cavallo di una scarpata naturale e pertanto il livello di base all'interno e quello all'esterno differiscono di ca. 5 m. La torre presenta un solo vano coperto da volta a botte spezzata ed illuminato, oltre che dalla porta, da due feritoie strombate. Alla terza torre segue un'altra lacuna muraria lunga ca. 15 m, quindi alcuni ruderi relativi probabilmente ad una quarta torre posta sull'angolo nord-ovest della cinta esterna. Delle altre parti di quest'ultima, sui lati nord, est e sud-est sussistono solo pochi avanzi. Lo stesso può dirsi per la cinta interna che racchiudeva una sorta di mammellone posto al centro della spianata difesa dalla cinta esterna. Dentro la cinta interna, oltre a scarsi avanzi di altre costruzioni, si conserva la chiesetta di San Filippo che nella sua facies attuale appare piuttosto recente, ed un vasto ambiente semi sotterraneo coperto da volta a botte con arco centrale di sostegno, quasi certamente una cisterna. La tradizione parla di un sotterraneo che si apriva all'interno del castello e che doveva arrivare fino a valle. Gli storici e gli eruditi locali hanno a lungo affermato che le origini del castello risalgono ad epoca islamica; in realtà, anche se l’esistenza di un complesso fortificato in età musulmana non può essere esclusa, non sussiste però a tal proposito alcuna testimonianza certa. Giuseppe Agnello, il grande pioniere della castellologia siciliana, non si pronunciò in maniera definitiva circa la datazione del castello di Agira, pur mettendo in evidenza le caratteristiche assimilabili alle architetture sveve meglio databili. Bruschi e Miarelli Mariani pur includendo il castello nel loro repertorio dei monumenti svevi, si limitarono a "non escludere la partecipazione del sovrano svevo alle sue vicende costruttive". Piuttosto prudente è anche il recente intervento di Alberti, secondo il quale la cinta interna ed i suoi edifici sarebbero da ascriversi al XIV secolo, mentre le tre torri del lato ovest e la cisterna sotterranea dovrebbero ascriversi ad una fase costruttiva precedente. Una forte impronta sveva nell’architettura delle tre torri superstiti del castello appare in realtà innegabile. Difficile rimane però valutare quanto a lungo sia potuta durare anche in età angioina e nella prima età aragonese l’influenza delle grandi fabbriche castrali realizzate per ordine dell’imperatore. L’esame delle strutture superstiti del castello di Agira portò già Giuseppe Agnello ad escludere l’esistenza di importanti interventi costruttivi o anche solo di adeguamento in epoca moderna. Il castello era già in rovina alla metà del XVIII secolo, come testimonia Vito Amico. Nel triennio dal 2008 al 2010, quando la Soprintendenza di Enna e l’Associazione Regionale SiciliAntica hanno fatto confluire le forze in un progetto teso a indagare questo che è tra i più importanti siti archeologici dell’antica Agyrion, attraverso tre importanti campagne di scavo. Il primo, scavo Agyrion 2008, è stato organizzato dalla Presidenza regionale di SiciliAntica sotto la direzione scientifica di Beatrice Basile, con il finanziamento di un’amministrazione comunale che si è dimostrata sensibile al recupero di tracce del passato della propria comunità: così sono state individuate nell’area del castello medievale, coincidente con l’acropoli della città greca, “diversi ambienti della zecca greca che hanno restituito una notevole quantità di reperti metallici (tondelli non battuti, scarti di fusione) afferenti all’attività della zecca nella seconda metà del IV sec. a.C.”. Altri link suggeriti: https://youtu.be/YV1PknIfko0 (video di Storie Enogastronomiche), https://www.vivienna.it/2015/11/22/castello-di-agira/, https://www.youtube.com/watch?v=oBKAV75-M1M (video di salvorussoct), https://www.youtube.com/watch?v=yF0TCLo_wVc, (video con drone di Gaetano Barbarino)

Fonti: http://www.comuneagira.gov.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-37100-1-9df4f5cd5eb159c27fe15f49f6aa2d0c, http://www.storienogastronomiche.it/il-castello-medioevale-di-agira-enna-testimone-della-sicilia-antica/, https://www.icastelli.it/it/sicilia/enna/agira/castello-di-agira-o-san-filippo-d-argiro, testo di Vita Russo su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/enna/agira.htm, http://iccdold.beniculturali.it/medioevosiciliano/index.php?it/112/catalogo-generale/9/, https://digilander.libero.it/agira1/castello.htm

Foto: la prima è presa da http://camminosanfilippo.com/cosa-vedere/castello-di-agira#/, la seconda è una cartolina della mia collezione