mercoledì 8 settembre 2021

Il castello di mercoledì 8 settembre

 


VICO DEL GARGANO (FG) - Torre dei Preposti in frazione San Menaio

Detta anche "dei Doganieri", è un'imponente torre costiera, costruita nel XIV secolo con funzione difensiva, in un luogo facilmente accessibile dal mare, e rinforzata nel 1569 durante il rafforzamento di difesa delle coste dell'Adriatico meridionale ad opera del viceré spagnolo don Pedro di Toledo dopo il 1532. Faceva infatti parte del sistema di vedetta e comunicazione a vista inizialmente predisposto dagli angioini e poi definitivamente sancito e finanziato dalle leggi aragonesi nel Regno di Napoli nel XVI secolo per contrastare le continue incursioni saracene. La torre, che vanta un discreto stato di conservazione, strutturalmente è costituita da un basamento tronco-piramidale sormontato da un parallelepipedo a due livelli. Il coronamento è formato da una serie di “mensoloni” sporgenti, tuttora visibili, che sorreggevano le caditoie estese a tutto il perimetro della torre. La torre spezza la linearità del lungomare rappresentando l'elemento di collegamento tra il nucleo storico di San Menaio e l'elegante zona residenziale di più recente costituzione detta Murge Nere. La Torre dei Preposti, che è di proprietà del demanio, è ceduta in locazione al Comune di Vico del Gargano. Incredibilmente però, l'edificio è risultato abusivamente occupato da privati e ciò non permetteva alla comunità di fruire legittimamente del prezioso monumento, e soprattutto impediva di dar luogo agli interventi di restauro conservativo di cui la torre necessitava con urgenza. La situazione si è sbloccata negli ultimi anni e la Regione Puglia ha finanziato i lavori di recupero del bene architettonico. In questo video si può vedere la Torre finalmente restaurata (https://www.facebook.com/watch/?v=626180371329238)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Preposti, https://www.visititaly.it/info/1264146-la-torre-dei-preposti-san-menaio.aspx, https://www.parcogargano.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=17308&idCat=17842&ID=18221&TipoElemento=categoria, https://it.wikipedia.org/wiki/San_Menaio

Foto: la prima è di Theirrules su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Preposti#/media/File:Torre_preposti.jpg, la seconda è un fermo immagine del video su https://www.facebook.com/watch/?v=626180371329238

lunedì 6 settembre 2021

Il castello di martedì 7 settembre


BUONALBERGO (BN) - Taverna di Monte Chiodo

Attualmente si ritiene che Buonalbergo sia stata fondata da alcuni profughi degli antichi villaggi di Mondingo, Pescolatro e Faiella distrutti dai Barbari. Tali profughi ospitati dai Cenobiti della vicina chiesa di Santa Maria, sorta sulle rovine di un tempio pagano, avrebbero chiamato quel luogo Alibergo. Ciò poté avvenire verso il 1000, poiché nella prima metà di questo secolo trovasi per la prima volta menzionato un Gerardo de Bonne Herberg, primo signore normanno dell'antica contea di Ariano. Egli vien detto il Gran Conte e fu il primo a chiamare Roberto il Normanno con il soprannome di Guiscardo e gli diede in moglie la propria zia Alberada. Sotto gli Angioini quella contea fu frantumata in pena per aver parteggiato con gli Svevi. Sotto gli Svevi fece parte del giustizierato di Principato Ultra, quindi passò successivamente ai Baroni di Tocco, ai Mansella, ai Macedonio, ai De Sabran, ai Guevara, agli Spinelli col titolo di marchesi (1623) ed ai Coscia. Il paese prima sorgeva a valle, poi per essere stato danneggiato da una frana fu riedificato in alto verso il 1525. Nel quadriennio 1743-46 il suo territorio fu soggetto alla competenza territoriale del regio consolato di commercio di Ariano nell'ambito della provincia di Principato Ultra; in seguito, al tempo della divisione amministrativa del regno delle Due Sicilie, fu aggregato il circondario di Paduli del distretto di Ariano nella stessa provincia di Principato Ultra. Ai piedi di Monte Chiodo, a sud di esso, passa un’importante via direttrice della transumanza, già a partire dall’antichità preromana. Con il riordino voluto da Alfonso V d'Aragona nel 1447, essa fu inserita come parte del percorso principale del Regio Tratturo n. 7, che conduceva da Pescasseroli a Candela. Probabilmente fu insieme con questa opera di istituzionalizzazione delle vie della pastorizia che furono impiantate delle taverne lungo il percorso. Questi luoghi erano i punti in cui veniva riscosso il pedaggio, poi abolito entro la fine del XVIII secolo; inoltre erano luoghi di sosta e ristoro, probabilmente rivolti non ai pastori ma alle altre categorie di viaggiatori lungo il tratturo. La taverna di Monte Chiodo è un edificio a due piani, posto poco oltre la confluenza di un percorso proveniente da Benevento nel tratturo principale. È costruito quasi interamente in pietra calcarea, come da tradizione locale: su un basamento in grossi conci lavorati si ergono le mura, costituite da blocchetti grezzi. La facciata è delimitata da due torrette circolari ai lati. Il portale, ad arco ribassato, è centrato fra due finestre. Al piano superiore, in corrispondenza, è una piccola loggia a tre arcate, con un balconcino lievemente sporgente, compresa fra due finestre corrispondenti a quelle del piano inferiore. Una cornice separa visivamente i due piani. Il portale e le finestre del piano terra, in facciata e ai lati, sono contornati tutti con conci lavorati. L’androne al piano terra, immediatamente oltre il portone, presenta una fonte con una vasca in pietra sul lato destro. Aguzzando la vista, si noteranno dei capitelli ed altri "resti" di epoca romana disseminati un po' ovunque. A sinistra dell’androne erano le cucine, mentre a destra sono le scale per accedere al piano superiore, ove si trovavano le camere. Dietro al corpo principale dell’edificio sono poste delle stalle. A fine XVIII secolo veniva segnalato che il tariffario per il passaggio era inciso sul lato opposto di un’iscrizione romana mutila, prelevata presso il ponte delle Chianche, che commemorava alcuni lavori di restauro della via Traiana. La taverna fu abbandonata verso gli anni 1950 o 1960 insieme con il tratturo. Nei primi anni 2000 è stata sottoposta a un restauro, che fra l’altro ha riaperto gli archi della loggia, precedentemente otturati. Tali lavori hanno però determinato anche un crollo parziale dell’edificio, che poi è stato ricostruito fedelmente.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Buonalbergo, https://folkbike.it/territori/traiana/g-buonalbergo-benevento/visitare/buonalbergo/taverna-di-monte-chiodo/, testo di Gtfadvisor su https://www.tripadvisor.it/

Foto: la prima, antecedente ai lavori di restauro, è di Gtfadvisor su https://www.tripadvisor.it/, la seconda è della mia amica Romina Berretti

Il castello di lunedì 6 settembre



FERENTILLO (TR) - Castello in frazione Terria

Terria è una piccola frazione raccolta intorno ad un castello. Si trova sul colle La Bernara, ad un'altezza di 425 m s.l.m., ai confini dell’antico Ducato di Ferentillo, sulla riva sinistra del Nera. Il centro è diviso in due nuclei (Terria e Terria de Cuntra) separati da un corso d’acqua. Il nome “Terria” è dovuto alla fragilità del terreno (TERRA-RIA). Il castello, di impianto triangolare e della tipologia di pendio è dominato dall’alto cassero quadrato, torre risalente al XII secolo, forse preesistente all’edificazione del sottostante abitato. Era feudo dell’Abbazia di San Pietro in Valle. Era presente un Monte frumentario, la documentazione pervenuta ne attesta l’attività dalla fine del XVIII secolo.
Dopo l’Unità d’Italia l’amministrazione passò alla locale Congregazione di carità. Non si conosce la data di soppressione.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ferentillo#Terria, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-terria-ferentillo-tr/, https://www.vivoumbria.it/2020/03/04/il-castello-di-terria-e-de-contra-il-confine-tra-perugia-e-terni-con-la-piccola-cappella-del-rosario/, http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00046/index.htm, http://www.giobbe.org/NORCIA-CULTURA/Contenuti/Umbria/Ferentillo/Terria/Castello_di_Terria/Castello_di_Terria.html

Foto: entrambe prese da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00046/index.htm

domenica 5 settembre 2021

Il castello di domenica 5 settembre



LOGRATO (BS) - Castello Morando

Il Castello fu edificato, nel luogo dove sorgeva una domus romana, dall’antica famiglia degli Emilii grandi proprietari terrieri in Lograto, Navate, Maclodio. Nei pressi del castello furono trovati reperti che fanno supporre che lo stesso edificio fosse stato costruito nel luogo dove sorgeva l'antica domus. Infatti, nel XV secolo, l'archeologo Ferrarini segnalava di aver visto nel parco del castello, la pietra con i fasci littori dei consoli. Nel XV secolo, ritenuti una rendita stabile e sicura, i fondi agricoli si concentrarono nelle mani dei nobili cittadini che investirono i loro capitali nell’acquisto e bonifica delle terre fertili della Pianura Bresciana. Nel parco del Castello sono conservati reperti archeologici facenti parte di un monumento funerario o religioso dedicato al dio Attis, di età flavia (69-96 d.C.). In seguito alle divisioni ereditarie la proprietà non fu più appannaggio di una sola famiglia: nell'estimo del 1641 parte del castello risultava dei fratelli Ottavio e Fabrizio Emili di Francesco, parte di Fabio Emili di Giustiniano, e metà della stessa costruzione apparteneva a Marco Secco di Orazio, erede di Agostino Emili. Marco Secco vendette la sua proprietà a G. Battista Calini. Eredi Emili e Calini continuarono a possedere la parte loro assegnata degli edifici che costituivano il castello, fino a quando morì Antonio di Ottavio, l'ultimo rappresentante della famiglia Emili di Lograto. Nel catasto napoleonico del 1809 egli risultava ancora proprietario di una porzione del fabbricato del castello, così come di altri stabili in paese: nel 1815 dispose per testamento che le sue proprietà fossero destinate all'ospedale di Brescia. Il castello fu in seguito completamente acquistato dai conti Calini i quali, nel 1815, iniziarono a sistemare e piantumare il parco circostante, che ancor oggi conserva alberi secolari. Il Castello attuale è il risultato di una radicale trasformazione dei primi del Novecento voluta dall’allora proprietario G.G. Morando, erede dei Calini. Non sono molte le tracce rimaste della costruzione originaria. L'edificio fu trasformato nel 1905-08, aggiungendo merlature e torrette in cotto. La parte centrale è in stile settecentesco e nell'interno i soffitti sono decorati. Sia il castello, sia il palazzo furono residenze di villeggiatura di nobili, che avevano investito i loro capitali nell'agricoltura. Attorno a queste case ruotò gran parte dell'economia e di conseguenza dell'edilizia locale: si costruì infatti una serie di grandi e medie corti, che segnarono l'aspetto del centro storico di Lograto. Accanto al castello sorsero diverse cascine: il Torcolo, dove si torchiavano i semi da olio, la Martina, che aveva perso il nome da Martino Calini, la cascina Emili, adiacente alla chiesa, la Cortina 1 e la Cortina 2 (ex proprietà Chiari) in via Tito Speri. Anche la cascina Fitti, sulla strada provinciale SP BS 235, era dei Calini del castello. Al palazzo si appoggiarono invece le vaste cascine Restello e Palazzo, nonché la casa padronale dei Bonetti e altre case e corti più piccole. Non bisogna inoltre dimenticare che la maggior parte della cascine sparse nel territorio era sempre di proprietà dei Calini: quindi sia il castello, sia il palazzo costituirono centri di potere da cui partivano le direttive che regolavano la vita economica locale, imperniata sull'agricoltura. Ambedue le residenze nella prima metà del novecento, per volontà dell'ultima proprietaria, diventarono sede di centri di assistenza, cambiando radicalmente la loro funzione iniziale.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Lograto, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-lograto, http://www.fondazionemorando.it/it/chi-siamo/storia/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-lograto?ldc

sabato 4 settembre 2021

Il castello di sabato 4 settembre



MONTIANO (FC) - Rocca Malatesta

Le prime attestazioni di Montiano risalgono ad contratto di livello del 968 che lo cita come castello con funzioni di raccolta dei canoni delle proprietà Arcivescovili. (Currari 1984, p. 204). Citata nella Descriptio Romandiole del 1371 Vicariatus Sancti Archangeli: Castrum Montigliani situm in quodam parvo monte (situato in una piccola montagna), in quo sun focularia XX. Castello a lungo conteso per la sua posizione di confine fra Cesena e Rimini, posto in posizione collinare e dominante, venne conquistato dai Malatesta alla fine del ‘300, saccheggiato nel 1355 dal forlivese Ludovico degli Ordelaffi, tornò pochi anni dopo sotto la Curia di Ravenna che lo resse fra alterne vicende fino al 1566 quando, per volontà di Papa Pio V, fu ceduto ai Malatesta del ramo di Sogliano. E' di questa epoca a cura di Giacomo Malatesta (1530-1600), nipote di Sigismondo, la costruzione dell’imponente Rocca e della porta di accesso al borgo, conosciuta oggi come Arco degli Spada. Estinto il ramo dei Malatesta, Montiano passò alla famiglia Spada di Bologna che lo amministrò fino al 1797, quando ritornò nuovamente sotto il dominio della Santa Sede che lo regge fino all’Unità di Italia. La Rocca, imponente e ben visibile, sovrasta il paese, la piazza Maggiore e gli altri edifici storici di Montiano, fra i quali degni di nota sono il Palazzo Comunale, la Torre Civica, costruita nell’anno 1872 e dedicata a Re Vittorio Emanuele II, lo Stallone, antica scuderia della famiglia Malatesta risalente al XVI secolo. Il castello il cui impianto è a forma di cuore, ha possenti ed alte mura, recentemente ristrutturate e presenta sul lato sud est un torrione circolare. L'accesso al fortilizio avviene dal lato Ovest tramite una larga rampa che conduce ad un portoncino in legno. L'impianto originario, del quale non restano tracce, risale al IX secolo, mentre la parte più consistente della costruzione risale al XVI secolo ad opera della famiglia Malatesta. Gravemente lesionato nell'ultimo conflitto mondiale, è stato in parte ricostruito. Recenti restauri hanno restituito vita alle mura e ai bastioni che sovrastano l'antica Piazza Maggiore, ristrutturata nel 2004 secondo l'originario disegno, utilizzando materiali tipici del territorio. L'edificio che sovrasta le mura, riedificato nel dopoguerra, è sede di un asilo-nido gestito da un Convento di suore. La visita è limitata al piazzale/giardino sulla sommità delle mura, dalle quali comunque si può ammirare un ampio panorama sulla sottostante pianura, e sull'intero paese. All'epoca del suo maggior splendore la rocca possedeva eleganti mura merlate, grandi sale, affreschi preziosi, una chiesa ed un ampio giardino. Possiede dei suggestivi sotterranei: alcuni ospitano d'inverno il famoso "Presepe meccanico Gualtieri", altri sono da ristrutturare e mettere in sicurezza, per poter essere fruibili dal pubblico, ospitare mostre, e raccontare l'incredibile storia di questo luogo ancora poco conosciuto ma che ha moltissimo da dire. Altri link consigliati: https://soprintendenzaravenna.beniculturali.it/getFile.php?id=207, https://www.casabufalini.it/app1/poi.htmt?po, i_id=113, https://www.youtube.com/watch?v=0TkzfP8OBN8 (video di Marco Ianassi), http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/18/326

Fonti: https://www.appenninoromagnolo.it/castelli/montiano.asp, https://www.comune.cesena.fc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13144, https://www.fondoambiente.it/luoghi/rocca-malatestiana?ldc, https://www.riminibeach.it/visitare/rocca-montiano

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/18/326

Il castello di venerdì 3 settembre



ROCCA DI CAVE (RM) - Castello Colonna

Il nome Rocca di Cave compare per la prima volta nel 1125. Rocca di Cave, conquistata nel 1101 da Pietro Colonna, fu quasi sempre proprietà della famiglia Colonna, fino alla fine del secolo XIX, attraverso vicende che videro brevemente succedersi nel predominio i Conti, gli Annibaldi e gli Orsini e attraverso contrasti continui con il papato. Rocca di Cave venne unita a Cave durante l'occupazione francese, alla cui conclusione riottenne la sua autonomia. Il paese è nato a ridosso delle mura della Torre di avvistamento, che i monaci benedettini edificarono nell'anno 850 per difendersi dalle continue incursioni dei Saraceni. La torre fu costruita su un preesistente rudere romano. La Rocca, che sorge sul punto più alto del colle sopra Cave, si deve far risalire al IX secolo con funzione di difesa contro le invasioni Saracene. Essa dominava, infatti, la valle del Sacco e sembra che appartenesse direttamente alla Camera Apostolica, anche se era certamente un baluardo difensivo dei territori sublacensi dipendenti dal monastero benedettino di Subiaco. Nella storia successiva alla fine delle invasioni saracene, la Rocca perse progressivamente la sua funzione difensiva, e il nome Rocca di Cave, che troviamo per la prima volta in un documento del 1125 (Federici, p. 47), associa ormai definitivamente la roccaforte all'attiguo borgo. Era l'epoca delle controversie sorte per il dominio sui territori che dai Benedettini erano passati prima alle Monache di S. Maria in Via Lata nel 1101, che li contesero con la forza a Pietro Colonna, poi ai Monaci di San Paolo fuori le mura e quindi con atto di compravendita del 1236 agli Annibaldi, prestigiosa famiglia romana. Con gli Annibaldi si consolidò la denominazione del luogo come Rocca di Cave, che sancì anche la perdita d'importanza rispetto all'abitato di Cave e alla pianura. Negli Statuti che gli Annibaldi concessero alle popolazioni loro sottomesse venne ormai dichiarata inutile la custodia armata della Rocca, necessaria solo in tempo di guerra. Ciò conferma la decadenza della sua originaria funzione. Anche quando, all'inizio del '400, Rocca di Cave passò sotto il dominio dei Colonna, sempre in guerra con il papato, ai quali restò per altro fino al 1816, le sorti della fortezza non mutarono. Si deve senza dubbio ai Colonna l'edificazione più consistente dell'edificio, probabilmente in varie fasi, a cominciare dal secolo XV. La pianta della costruzione, dotata di due torri quadrangolari che oggi risultano mozzate, è esagonale e irregolare, al centro si trovano il maschio e i resti dell'antica Chiesa di San Pietro, con copertura a volta a crociera. Il Castello Colonna oggi ospita un importante museo geo-paleontologico dove sono conservati fossi marini trovati nelle vicinanze del paese. All’interno del mastio del Castello è presente, invece, un osservatorio astronomico. Esso è costituito da una cupola astronomica di circa 4 metri di diametro, con un telescopio principale Schmidt-Cassegraion di 37 cm apertura, e altri minori. Durante il corso dell’anno, nell’ambito del programma “La Rocca delle stelle”, sono organizzate circa venti serate astronomiche, dedicate alla conoscenza delle costellazioni nelle differenti stagioni, all’osservazione della Luna , dei pianeti, fino alle remote galassie, e ai miti e tradizioni connessi all’osservazione della volta celeste. Altro link consigliato: https://www.facebook.com/100003027996421/videos/a.3956862234424671/506506777122443 (video della mia amica Daniela Marchini)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Cave, http://beni-culturali.provincia.roma.it/content/il-comune-della-settimana-rocca-di-cave, http://www.roccadicave.rm.gov.it/home/esplorare/storia-ed-arte/storia-conoscere-le-origini/, https://cmcastelli.it/upload/media/cms_page_media/288/TESTI%20ROCCA%20DI%20CAVE_2.pdf, http://www.italiauomoambiente.it/?p=2157, http://www.roccadicave.rm.gov.it/home/esplorare/cultura/osservatorio-astronomico/

Foto: la prima è presa da https://www.cepspa.eu/rocca-di-cave, la seconda è una cartolina della mia collezione. Infine, la terza è stata scattata da me in occasione della visita al castello di domenica 29 agosto

giovedì 2 settembre 2021

Il castello di giovedì 2 settembre

 



                                        

ROCCA MASSIMA (LT) - Palazzo del Principe

Non è certo se l'attuale borgo sia da identificarsi o no con l'Arx Carventana citata da Livio, tuttavia resti di mura in opera poligonale e svariati reperti archeologici in località "Lubro", "La Selva" e "Monte S.angelo", sembrerebbero attestare la presenza di un insediamento romano. Il 5 dicembre, 1202 Innocenzo III concesse con il Breve “Quia per tuae” a Pietro Annibaldi i territori sul Monte Massimo (territorio facente parte di Giuliano in quell'epoca) “sororio et senescalco suo montem Maximum cum pertinentiis suis” con l'obbligo però di giuramento di fedeltà perpetuo alla Chiesa romana, inoltre, Innocenzo III autorizzò Annibaldi a costruirvi una rocca fortificata "munitionem et castrum" data l’importanza strategica del luogo posto a cavallo tra la Valle del Sacco e la Pianura Pontina. Al XIII secolo risale la chiesa di S.Michele Arcangelo. È quindi con la concessione a Pietro Annibaldi che si attestò la fondazione della Rocca che prese il nome dal monte Massimo su cui si ergeva. Durante la prima metà del XII secolo, a causa dei contrasti tra papato e impero, le proprietà passarono prima ai Malabranca e successivamente ai Pierleoni fino al 1260 quando fu venduto dalla vedova di Guido Pierleoni (una tale Donna Oddolina) a Giovanni Conti, la vendita comprendeva il castello di Giuliano, diritti e beni del castello di Montefortino (attuale Artena) e del castello di S.Silvestro; da questo momento Rocca Massima formò un unico feudo con Giuliano sotto la famiglia Conti. Alla fine del XV sec., con il frazionamento delle proprietà della famiglia Conti, Rocca Massima divenne una comunità autonoma con un’organizzazione interna di tipo comunale amministrata da un articolato consiglio con ai vertici il Governatore e due Contestabili nominati dal Duca e da 24 consiglieri scelti tra i capifamiglia. Le spese del territorio erano in parte sostenute da alcune attività a “gestione comunale” come l'osteria, la macelleria e due forni e in parte dalla riscossione delle imposte. Nel XVI sec. il feudo di Rocca Massima passò ad Andrea Conti e successivamente a sua figlia Massima dopo la morte; il feudo di Giuliano passò a Giovan Battista Conti, cugino di Andrea, a cui dopo la morte succedette sua figlia Costanza. Nel 1557 durante la guerra tra Filippo II e Papa Paolo IV fu occupata dalle truppe Asburgiche, non vi furono saccheggi o eccidi come invece successe a Segni e Montefortino. Il 5 febbraio 1588 Massima Conti nominò erede del castello di Rocca Massima e di Colleferro il cardinale Antonio Maria Salviati, figlio di Costanza Conti signora di Giuliano. Il testamento, scritto dal notaio Giovanni Fuschi di Rocca Massima, prevedeva il ritorno della proprietà ai figli di Federico Conti, Camillo ed Orazio, una volta morto il Cardinale Salviati, tuttavia i Salviati, dietro un pagamento di 25.000 scudi, riscattarono la proprietà, inoltre il cardinal Salviati essendo figlio di Costanza ereditò anche il Castello di Giuliano anche se le due proprietà non si unificarono e mantennero divisi gli ordinamenti amministrativi. Nel 1784 oltre a vari lavori di manutenzione fu ridotta l'altezza della torre perché pericolante, su consiglio dell’architetto dei Salviati, Francesco Rauz. La fine del XVI secolo segnò la fine della signoria di Conti mentre iniziò quella dei Salviati che si protrasse per tutto il XVIII secolo, fino a quando il cardinale Gregorio Salviati nominò erede sua nipote Anna Maria moglie di Marcantonio Borghese. A questi successe il loro figlio Camillo Borghese che nel 1808 vendette ai Doria Pamphili Rocca Massima e i sui beni. La cittadina ha il proprio centro nel Palazzo Ducale, costruito presumibilmente nel XIII – XIV secolo. Di questo edificio si conservano oggi i caratteri esterni. L’impianto urbanistico è tipico dei centri medievali: intorno al Palazzo Ducale vicoli assai ripidi seguono l’andamento delle curve di livello. Dell'antica cinta muraria era formata in gran parte da case e da torrioni, di cui ne restano visibili soltanto due, a strapiombo sulle balze; l'accesso alla città era consentito da una porta principale rivolta verso Giuliano e da postierle in altri punti delle mura. Il Palazzo del Principe, fino alla prima metà del XIX secolo, appartenne sempre ai signori di Rocca Massima. Situato sul punto più alto del monte è stato costruito probabilmente dallo stesso Pietro Annibaldi. Nonostante le molte manomissioni, sulla facciata di ingresso e in altri tratti di muro del palazzo, è visibile ancora la caratteristica tecnica edilizia a piccoli parallelepipedi uniti da malta, usata nel Medioevo in molte città del Lazio Meridionale. Nel corso dei secoli, il palazzo ha subito notevoli ampliamenti e restauri. In origine il palazzo era composto da tre piani: un pian terreno, dove si trovava la stalla, le carceri, la sala del Consiglio, la dispensa e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana; un primo piano con gli ambienti residenziali; un secondo piano, utilizzato come soffitta. In epoca contemporanea, invece, il palazzo fu venduto ai privati e diviso in vari appartamenti.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Massima, https://www.compagniadeilepini.it/rocca-massima-cultura-edifici-storici/, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Lazio/latina/provincia000.htm#roccamaspal

Foto: le prime due sono state scattate da me in occasione della recente visita a Rocca Massima lo scorso agosto, mentre la terza è presa da https://www.compagniadeilepini.it/rocca-massima-cultura-edifici-storici/