mercoledì 15 settembre 2021

Il castello di mercoledì 15 settembre

 



PIEVE TORINA (MC) - Castello di Torricchio

Le notizie storiche riguardanti il castello iniziano a partire dal secolo XIII: nel 1240, infatti, il Castello di Torricchio è annoverato dal cardinale Sinibaldo Fieschi tra le fortezze del distretto di Camerino. A differenza di altri castelli della zona, Torricchio appartenne sempre a Camerino e non fu mai smantellato o degradato a villa. Dai documenti pervenuti, dal 1240 sotto Camerino, il castello è considerato come uno dei dei punti saldi della difesa dello stato camerte a sud-ovest. Nel testameno di Rodolfo III, Torricchio è assegnato a Giovanni Da Varano, mezzo secolo più tardi Paolo II lo elenca nell'investitura a Giulio Cesare Da Varano. I Borgia nel 1502 lo elencarono tra i beni conquistati, solo 13 anni più tardi Leone X lo conferiva a Giovanni Maria Da Varano nella bolla di investitura ducale. Quando Camerino e il suo territorio furono riannessi al regime pontificio appartenne al vicariato camerinese di Mezzina. A differenza di altri residui castellari, Torricchio ha conservato uno straordinario volto originario, non ha subito né abbandoni né riusi diversi. La possente muraglia sul declivio di ponente ha assunto la funzione di mura castellane per le poche abitazioni interne e per la chiesa di S. Caterina. Le porte del castello sono a tutto sesto definite da pietre squadrate. Nato per la difesa, il complesso ha e conserva funzione unitaria: per il signore e il governatore, i soldati e i dipendenti; la gente abitava nel villaggio a lato. Altri link suggeriti: https://www.raccontidellostomaco.it/alla-scoperta-di-borghi-incantati-torricchio/, https://www.youtube.com/watch?v=8hYzwlZWb7w (video di Gianfranco Scagnetti)

Fonti: https://www.comune.pievetorina.mc.it/servizioalcittadino/index.php/le-torri/10-torri/68-castello-di-torricchio, http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/03_macerata/00003/index.htm, https://www.guidedocartis.it/?page_id=9745

Foto: entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-torricchio-pieve-torina-mc/

lunedì 13 settembre 2021

Il castello di martedì 14 settembre


PIEVE TORINA (MC) - Castello di Capriglia

La sua ubicazione fece di questa rocca un perno della difesa a sud dello stato camerinese. Collegata visibilmente con Appennino e Torricchio, dominava le vie di Visso e la trasversale di Macereto al confine con il ducato di Spoleto. Le poche notizie a noi pervenute provengono dai documenti generali sui fortilizi del territorio camerinese. Sinibaldo Fieschi nel 1240 la comprese nel distretto di Camerino. Diventato pontefice ne dette conferma sei anni più tardi. Che l’importanza militare di Capriglia dovesse essere grande è dimostrato dal fatto che lo stato pontificio la riteneva tra le poche rocche di Camerino direttamente sottoposte al governo centrale. Quando Giovanni Da Varano consolidò e parzialmente costruì la difesa meridionale, la rocca di Capriglia dovette essere ristrutturata e potenziata, come si può dedurre dallo stemma, infisso nella torre oggi diventata campanile, con i vari, il cane marino e la data: 1384. Nella investitura dinastica del 1468 e nell’inventario borgesco del 1502 (allora Capriglia aveva 83 famiglie e 176 uomini) appare come un castello con torre. Nel 1539, al ritorno della signoria camerinese allo stato pontificio, Capriglia fu compresa nel vicariato di Mezzina. Gli statuti di Camerino (1563) la incorporarono al terziero di Muralto. Per la descrizione del castello, nonostante il deterioramento successivo, ci serviamo di una scheda Feliciangeli:"Se ne hanno cosi miseri avanzi che non permettono una sicura ricostruzione ideale: con che qui come dappertutto l’antica rocca deve la sua distruzione forse più che al tempo agli uomini essendo le sue pietre un ottimo materiale da costruzione per la qualità e prossimità. La rocca sorgeva sulla vetta del piccolo monte che tutto isolato all’intorno sbarra l’angusta valletta percorsa dal fosso di Appennino elevandosi con ripido e aspro pendio sul fianco settentrionale e occidentale: più accessibile nel lato orientale alle cui falde passa la strada per Gallano, la sola che mettesse in comunicazione Casavecchia con Pieve Torina avanti … fosse aperta la principale attuale che discende lungo il fosso ricordato …Dell’antica fortezza sono oggi visibili o riconoscibili gli avanzi: I) delle due torri terminanti il lato settentrionale del muro che le congiungeva; II) di una parte di questo; III) di alcuni tratti in un altro muro che dalla torre situata sul declivio di nord – est e all’angolo nord della fortezza andava fino alla torre meridionale che è in stato di buona conservazione e che oggi serve di campanile alla chiesa di San Biagio. Presso ad essa si apre un arco in pietra a tutto sesto (m. 3,25 x 1,85) che metteva alla fortezza ed era fornito di saracinesca. Il muro congiungente la torre dell’angolo nord con quella dell’angolo sud chiudeva dal lato orientale la fortezza la quale può credersi che avesse la porta principale presso alla vetta. Dal lato di ponente il pendio dirupante poteva essere sufficiente difesa: ma anche qui era un muro di cui qua e là traspaiono le fonda-menta. Non si saprebbe però in modo sicuro stabilire se questo muro, presso al quale è una cavità murata che chiamano cisterna (può anche trattarsi del fondo di un’altra torre) si riunisse alla torre collocata sulla vetta ancora in piedi, come si è detto, in piccola parte. Sulla parete meridionale della torre che oggi serve di campanile è infissa una pietra in tutto uguale a quella esistente in Appennino con su scolpito il cane marino con lo stemma varanesco. Anche qui è una scritta in caratteri gotici del bordo superiore e nell’inferiore. Rotto o corroso il bordo inferiore – discretamente conservati i segni delle lett. nel bordo sup …". Il 26 e il 30 ottobre 2016 il centro di Pieve Torina è stato colpito da due violenti terremoti con intensità massima magnitudo 5.9 e 6.5 della scala Richter rispettivamente, riportando la quasi completa distruzione dell'abitato. Anche il borgo di Capriglia ha subito forti danneggiamenti.

Fonti: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-capriglia-pieve-torina-mc/, https://www.comune.pievetorina.mc.it/servizioalcittadino/index.php/le-torri/10-torri/31-arco-di-s-biagio, https://www.guidedocartis.it/?page_id=9695, https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_Torina, http://davarano.it/capriglia/

Foto: sono entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-capriglia-pieve-torina-mc/

Il castello di lunedì 13 settembre


COURMAYEUR (AO) - Torre Malluquin

A partire dal 1032 anche Courmayeur venne interessata dalla politica dei Savoia, e fu in questo periodo che si affermarono le principali casate nobiliari della città, quelle De La Tour e De Curia Majori. Circa tre secoli dopo, nel 1337, sempre sotto il governo dei Savoia, iniziò l’attività estrattiva sul territorio, con la miniera di ferro in Val Ferret, il ferro veniva poi trasportato in Svizzera, ad Orsières, per la lavorazione. Situata in piazza Petigax, a pochi passi dalla chiesa evangelica valdese, la Torre Malluquin nel Medioevo appartenne ai signori Malluquin, la cui presenza è attestata a Courmayeur sin dal XIII secolo. La dimora è citata per la prima volta in un verbale di consegna dei castelli ai Savoia del 1351: in occasione delle Udienze Generali, ovvero dell’incontro del Conte di Savoia con i feudatari e la popolazione, i proprietari locali di dimore fortificate consegnavano le loro abitazioni nelle mani di emissari del Conte, che le prendevano in custodia per tutto il periodo in cui egli si tratteneva in Valle, ponendovi all’interno una piccola guarnigione. A tale rituale, detto “redditio castrorum” (letteralmente “consegna dei castelli”) si sottopose anche “Hugonetus Maluquini de Curia Majori”, cioè Ugoneto Malluquin di Courmayeur. Nel XV secolo la torre divenne proprietà della famiglia D’Avise, a cui appartenne fino al XVIII secolo. Attualmente al suo interno vengono organizzate mostre di varia natura. L’edificio, a pianta quadrata e costruito con grossi blocchi di pietra, è composto da sette piani molto bassi divisi da solai in legno; l’accesso al piano terreno è recente, mentre quello originale, sul lato opposto a circa otto metri da terra, è sormontato da un architrave con arco di scarico a tutto sesto. Sulla facciata sono incise le antiche misure valdostane. La Tour Malluquin è oggi proprietà del Grand Hotel Royal e Golf.

Fonti: https://www.aostavalley.com/localita/courmayeur/, https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/courmayeur/torre-malluquin/976, http://www.guideaostawelcome.it/visite-guidate/borghi-e-itinerari/courmayeur, https://www.facebook.com/iMontBlanc/posts/la-tour-malluquin-nel-centro-di-courmayeur-torre-medievale-le-cui-prime-attestaz/1924970950967939/, http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Courmayeur/Torre_Malluquin

Foto: la prima è una cartolina esposta sul sito www.delcampe.net, la seconda è di Colonnello su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Courmayeur_-_Torre_-_Vista_anteriore.jpg

domenica 12 settembre 2021

Il castello di domenica 12 settembre



CASALSERUGO (PD) - Castello di Ser Ugo (o Villa Ferri)

Edificata sui resti di un castello (forse del ‘300, di forma quadrata circondato da un fossato largo circa 5-6 metri) è il risultato del rimaneggiamento di una casa-torre con funzione sia difensiva che abitativa. L’accesso all’antico castello era a nord e un ponte levatoio permetteva l’entrata attraverso un possente torrione che sorgeva al centro della parete settentrionale. Delle quattro torri angolari, una restava ancora in piedi nel 1714. Ancor oggi esiste, benché incorporato col restante fabbricato un tronco di torre le cui dimensioni sono 5,90 x 5,22 m e danno dimostrazione della sua originaria imponenza. La parete del lato nord lascia intravedere piccole finestre romaniche e l’opera muraria è caratterizzata dalla presenza alterna di una fila di conci trachitici sovrapposta a due o tre file di mattoni; poiché questa tecnica viene ripetuta sul lato est della torte, si può presumere che il tutto sia sorto contemporaneamente, cioè nel XII secolo o al principio del XIII. Il nome deriva da Ser Ugo da Casale, signore di molte proprietà dalla zona. Alla fine del dominio di Ser Ugo sorsero numerose proprietà di nobili, prima Padovani poi Veneziani, come degli Orsati, dei Gruato, dei Dotti de Dauli, dei Ferri, portando oltre ad un periodo di ripresa economica anche un abbellimento del territorio aggiungendo nuove opere edilizie. Stiamo parlando del periodo che va dal '500 al '700 dove Casalserugo si sviluppò e si arricchì di palazzi signorili e ville decorate da giardini, tra cui palazzo Orsati, villa delle Statue, villa Orsati. Nel 700 finì l'epoca delle ville venete, i nobili vendettero le case ai fattori di villa, quali trasformarono queste in residenze agricole, dando inizio a un processo di decadimento degli edifici di cui solo in questi ultimi anni ci si sta interessando ad una conservazione e valorizzazione. Nel ‘500 l'edificio subì un visibile restauro dalla facciata con il rimaneggiamento del portale archivoltato e della finestra con arco e balaustra lapidea al piano nobile. Al pianterreno una decorazione costituita da una serie di mensole prospettiche nel registro più elevato, contiene cartigli con il nome del nobile Giuseppe Ferri che la fece decorare nel 1688. Al piano superiore, nella zona centrale, si presenta in tutta la sua imponenza la sala dello Zodiaco, nelle cui pareti rimangono visibili ancor oggi alcuni affreschi del ‘400 dei segni zodiacali, che sembrano riecheggiare quelli presenti in Palazzo della Ragione a Padova. Lungo il lato occidentale sorge la sala degli stemmi nella quale è possibile riconoscere entro la decorazione pittorica lo stemma della famiglia Dotti de Dauli. L’edificio ha subito nel corso dei secoli notevoli rimaneggiamenti. Esternamente non presenta caratteri artistici di grande rilievo, se si eccettua l’ampio portale architettonico sulla facciata sud, sormontato dal balconcino con balaustra in pietra, e l’archeggiatura decorativa che cade sotto la linea di gronda. Nella prima metà del XIX secolo, i Conti Ferri la permutarono con un’altra proprietà dei Conti da Zara: questi ultimi la donarono poi al comune di Casalserugo. La tradizione popolare vuole che la villa, dotata di due ordini di finestre in stile romanico, fosse collegata da un tunnel segreto a un’altra dimora. La villa dal giugno del 1994 è sede della biblioteca comunale e inoltre oggi ospita anche eventi e manifestazioni.

Fonti: https://www.casalserugoedintorni.it/villa-ferri, https://www.comune.casalserugo.pd.it/matrimoni-castel-ser-ugo, https://www.culturaveneto.it/it/percorsi/tappe/BiblioTour-Casalserugo-PD-Villa-Ferri-Castello-Ser-Ugo, https://www.visitabanomontegrotto.com/territorio/ville-venete/villa-ferri-casalserugo/

Foto: la prima è presa da https://www.culturaveneto.it/it/percorsi/tappe/BiblioTour-Casalserugo-PD-Villa-Ferri-Castello-Ser-Ugo, la seconda è presa da https://www.magicoveneto.it/Padovano/Conselvano/Bike-Montegrotto-Battaglia-Pernumia-Conselve-Bovolenta-Casalserugo-DueCarrare.htm

Il castello di sabato 11 settembre



PARELLA (TO) - Torre e Castello dei Marchesi di San Martino

La torre, perfettamente conservata, ed alcuni ruderi ad essa adiacenti, sono le ultime vestigia di un antico castello, di cui si hanno scarse notizie: non si sa da chi fu costruito né da chi, quando e perché fu demolito. Circa l’epoca di costruzione, secondo Piero Venesia l’unico dato sicuro è che il castello esisteva già nella prima metà del secolo XI e sarebbero di epoca posteriore le modificazioni che hanno indotto alcuni a ritenerlo coevo del castello di Ivrea (1398-1395): tra questi Francesco Carandini che nel discorso tenuto il 6 settembre 1942 in occasione della consacrazione dell’attuale altare maggiore in marmo così espresse il suo augurio a Parella: “Viva, cresca, fiorisca, colle sue vigne, coi suoi campi, coi suoi boschi, al piede della sua bella torre trecentesca”. Sempre secondo il Venesia il vecchio castello sarebbe stato distrutto, ad eccezione della torre, durante la rivolta dei Tuchini avvenuta nel 1386-1387, ma su questo, e sulla truce storia della contessina uccisa dai rivoltosi e appesa ai merli del castello, non ci sono assolutamente documenti comprovanti. L’opera di distruzione continuò nel tempo: in un «brogliasso» relativo alla costruzione della chiesa (1811-1816) fra le uscite figurano 28 franchi per «giornate impiegate nella demolizione del muro del castellazzo», per ricuperare pietre da impiegare nella costruzione del nuovo edificio, seguendo una prassi molto diffusa nei secoli passati. A riguardo della vecchia torre il Bertolotti, nella sua opera Passeggiate nel Canavese, intorno al 1865 se la cava con poche righe: «Attiguo alla parrocchiale vi è una torre rotonda fra macerie e residui di mura di antica rocca, coperti d’edera e di fragiracoli. Se le rovine servono di umile recinto di vigneto, la torre è adoperata qual stalla porcina». Quindi la torre e gli altri ruderi in quel periodo non erano oggetti degni di considerazione dal punto di vista storico ed architettonico ma avevano valore esclusivamente in funzione della loro utilità. La foto più antica che abbiamo è quella del famoso fotografo Vittorio Besso, conservata presso la Biblioteca Reale di Torino, che ci mostra l’interno del recinto, dove però non si vedono filari di viti ma soltanto erbacce. Carandini ci ha lasciato un disegno autografo del 1929, copia identica di un precedente disegno dell’architetto D’Andrade, della torre e dei resti del muro com’erano alla fine dell’Ottocento, visti dall’esterno. Del castello intorno alla metà del 1800 c’è una illustrazione di Enrico Gonin, che però contiene due errori, uno macroscopico, evidentissimo: i resti del castello sono ripresi da nord e la collina è alle spalle e non di fronte all’osservatore come qui rappresentato, ed uno meno evidente: dalle mappe catastali del 1808 la strada già era quella che, allargata, è ancora oggi e che non porta direttamente ai piedi della torre. Il sito del castello fu di proprietà dei San Martino di Parella; intorno al 1930 i loro eredi vendettero il terreno su cui sorgeva il maniero e sul quale fu costruita la casa di cui si è detto; la torre invece da tempo imprecisato è di proprietà della parrocchia, ed è stata recentemente sottoposta ad un’opera di “maquillage”, più che di restauro, a cura della Sovrintendenza alle Belle Arti, con l’imposizione di un cappello conico che agli occhi dei parellesi anziani ne ha snaturato l’estetica. Infatti prima del restauro la torre era scoperta e sull’anello di coronamento, nella poca terra ivi depositata nei secoli dal vento, crescevano erbacce ed un cespuglio forse di bagolaro, (“gojenda” o “tanësc-ia”, che è un pò il simbolo del Canavese). Questa pianta, a causa dello scarso nutrimento a disposizione, era rimasta allo stato di cespuglio, quasi un “bonsai”, e svettava in cima alla torre come un romantico vessillo. La torre è costruita con conci di pietra alternati a fasce di mattoni e culmina in alto con l'apparato delle caditoie sorrette da archetti pensili in laterizio.

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Nella parte più bassa del paese, ai confini con Colleretto, nella regione un tempo detta di Pianavilla, sorge un altro castello, che in molti documenti del ‘500 e ‘600 viene indicato come “castello di Pianavilla”. All’inizio probabilmente era soltanto una casa-forte, uno sbarramento ai piedi della ripida salita dell’unica strada che portava da Ivrea a Castellamonte e all’alto Canavese, l’attuale via Carandini, dove era imposto un pedaggio e dove erano gli stallaggi dei buoi da attaccare di punta ai carri per superare l’erta micidiale, ma poi divenne castello, accanto ad una torre rotonda che in un documento è chiamata “Forticino degli Arondelli”. Il castello risale al XIII secolo e presenta rimaneggiamenti del XVII secolo. Già appartenente al casato dei conti San Martino (la cui casata intorno al 1530 si estinse), fu edificato sui resti di una struttura dell'alto medioevo. Nel 1545 Alessio I della famiglia dei San Martino di Loranzè lasciò l’affollato castello di Loranzè e si installò in questo di Parella, ne iniziò il restauro ripristinando il ponte levatoio ed il fossato antistante e lo ampliò; gran parte del castello quindi è stata fatta costruire dopo il 1545 da Alessio e dai suoi successori, che ad un certo punto abbandonarono la denominazione San Martino di Loranzè ed assunsero quella dei primi proprietari, San Martino di Parella. Il castello fu dimora saltuaria, quasi una casa di campagna (e così infatti viene denominata in un vecchio ordinato del comune di Parella) dei “secondi” San Martino di Parella, che avevano proprietà immobiliari a Torino, dove in parte nascevano, vivevano e morivano. Nella chiesa parrocchiale di Parella avevano la tomba di famiglia presso l’altare maggiore e qui, alcuni almeno, ritornavano per l’ultima dimora. Però dal 1597 al 1613 a Parella nacquero sei figli di Paolo Emilio e dal 1640 al 1663 otto figli di Alessio II, e nella cappella del castello nel 1659 furono celebrate le nozze di Cristiana Maria, figlia di Alessio, con Benedetto Ajmone Iappanello conte di Lagnasco, e nel 1680 quelle di Maria Gabriella, figlia di Alessio, con Giorgio Francesco Frichignono conte di Castellengo. Dunque durante tale periodo il castello fu ampiamente popolato e conobbe i giochi e gli strilli di nidiate di bambini e ragazzi ed i sospiri d’amore di fanciulle e giovanotti. E qui visse i suoi ultimi anni e morì, nel 1710, Carlo Emilio, il personaggio più prestigioso della casata. Il castello, distrutto parzialmente in un incendio nel 1626, subì nel tempo modifiche ed ampliamenti. Qui i San Martino avevano le stalle e le abitazioni per i contadini che lavoravano le loro terre sotto la direzione ed il controllo di un amministratore. Con la morte di Alessio III nel 1801 il castello passò in usufrutto al fratello Giò Antonio e nel 1812 in proprietà ai figli della sorella Ludovica. Nel 1817 fu acquistato dal conte Gioachino Marelli Delverde, e dopo almeno altri sette passaggi di proprietà, nel 1852 dal banchiere genovese Penco che nel 1859 lo diede in dote a sua figlia Marianna, prima moglie del cav. avv. Giuseppe Martinazzi de Ambrosis sindaco di Pavia. I figli del cav. Martinazzi e della seconda moglie Daria Tettamanzi nel 1921 vendettero la parte nobile del castello a tre personaggi, che poi la rivendettero ai Padri Bianchi Missionari d’Africa, che vi stabilirono il loro seminario. Nel 1962 la proprietà passò a Gian Luigi Dotto che vi compì notevoli opere di restauro; alla sua morte nel 1981 la figlia Gabriella amministrò il castello oculatamente e negli ultimi anni ne fece il luogo di cerimonie prestigiose, in particolare matrimoni per coppie facoltose, ma alla fine lo vendette, negli anni a cavallo dei due secoli, ad una società di affari che in un primo tempo aveva in programma di trasformarlo in un centro di benessere per Vip ma in seguito lo pose in vendita all’asta dopo averlo spogliato di tutto quanto era asportabile. Strutturato su tre ali, ha altrettanti cortili interni prospicienti vari edifici e attorniati da un parco; al secolo successivo risale la torre di forma tonda ornata con fregi in cotto. Gli interni sono decorati con preziosi affreschi e finte architetture. La sala di Giove ha una sontuosa volta a carena di nave e affreschi di tema storico-mitologico e contiene una galleria di uomini illustri dell'epoca medioevale. La quadreria ha invece la volta decorata con sei scene allegoriche che rievocano vari temi: amore, giustizia, fede, forza, virtù e valore. Nel 2011 è stato battuto all'asta, come il castello di Mazzè e, successivamente, il castello di Cesnola. È stato acquistato dalla Società Manital di Ivrea con l'intento di recuperare la struttura e i terreni circostanti, i Vivai Canavesani e i vigneti già in passato DOCG, questi ultimi per produrre l'Erbaluce DOCG. È adibito a polo museale privato. Altri link suggeriti: http://archeocarta.org/parella-to-torre-medievale/, http://www.parella.eu/il-castello-dei-marchesi-di-san-martino/, https://youtu.be/9KoVfMCNEk8 (video di Turismo Parella), https://www.youtube.com/watch?v=vA4rWdY4Aec (video di Vistaterra)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Parella, https://www.comune.parella.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/la-vecchia-torre-42081-1-90d4b5c8f9f63e801af987d787bd260b, https://www.comune.parella.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-dei-marchesi-di-san-martino-6434-1-d3ae2565c6858047f09512bc01ae6a78

Foto: la prima (relativa alla torre) è di Laurom su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Parella_Torre_Castello.jpg, la seconda (con il castello) è presa da https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-parella

venerdì 10 settembre 2021

Il castello di venerdì 10 settembre


SAN CASCIANO DEI BAGNI (SI) - Torre in frazione Celle sul Rigo

Il toponimo sarebbe da ricondurre, secondo lo storico Emanuele Repetti, alla presenza di "celle sacre" o "celle vinarie" scavate nelle grotte sottostanti al borgo. La comunità di Celle è documentata sin dal XIII secolo, quando fu a lungo contesa tra i comuni di Siena e quello di Orvieto. Prima possesso degli orvietani, poi passato ai Visconti di Campiglia, divenne dei Salimbeni verso la fine del XIV secolo. Celle sul Rigo entrò a far parte dello Stato senese nel 1418 e fu comune con proprio statuto approvato nel 1471. Entrando dalla porta principale del borgo si nota la particolare struttura urbanistica con vie perfettamente diritte, tutte collegate ad una piazza troppo grande rispetto alle attuali dimensioni del paese. Tale struttura, a pianta quadrangolare, ha fatto ipotizzare che il castello medievale possa essere stato edificato su un precedente castrum romano o longobardo. Della cinta muraria medievale non rimane quasi nulla. Tre erano le porte del paese e tre le torri angolari di cui l'unica rimasta è oggi utilizzata come torre campanaria e si trova sulla piazza principale. Di notevole interesse sono i numerosi palazzi con caratteri rinascimentali che conservano portali e stemmi in travertino, indice di una ricca borghesia terriera. Collocata nella parte alta del paese la torre è l’unico resto di pregio della fortificazione del castrum cellis, abitato fortificato il cui primo nucleo è anteriore al 900. L’abitato fortificato sarebbe sicuramente giunto a noi integro se intorno al 1750 non fosse iniziato un movimento franoso sul lato sud-est, a valle dell’attuale Piazza Garibaldi che negli anni ha portato via parte del paese. La rocca merlata appare per prima già da lontano. Insieme ad altre torri abbattute e ai torrini faceva appunto parte della cinta muraria che circondava il castello e sulla quale si aprivano tre porte con ponti levatoi, la Porta Soprana o della Rocca, la Porta Sottana o del Parapetto e la Porta del Poggetto. Via Torno al Fosso nel nome ricorda ancora il fossato che univa le porte. Oggi l torre campanaria, grazie ad un recente restauro, è visitabile. Altri link per approfondimento: http://www.prolococelle.it/storiatorre.html, https://www.facebook.com/watch/?v=413336899598531 (video di Giovanni Reali)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Celle_sul_Rigo, http://www.sancascianobagni.com/borghi/celle-sul-rigo/index.dot?language_id=3, https://www.sancascianoliving.it/borghi/celle-sul-rigo/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di LigaDue su https://de.wikipedia.org/wiki/Celle_sul_Rigo#/media/Datei:CelleSulRigoSanCascianoDeiBagniTorreDellOrologio.JPG

giovedì 9 settembre 2021

Il castello di giovedì 9 settembre



CETO (BS) - Casa-torre in frazione Nadro

Non sono pervenute documentazioni precise del periodo compreso tra l'età dei metalli e la caduta dell'Impero romano d'Occidente ma si sa che a partire dal 774 anche Nadro, come tutta la Valle Camonica, divenne feudo dei monaci benedettini di Tours, grazie alla donazione di Carlo Magno. Tra il X e l'XII secolo il borgo di Nadro gravitò nell'orbita dei feudatari vescovili De Figna, probabilmente discendenti da un ramo della famiglia Martinengo. È da notare in proposito come il cognome di questa casata permanga come toponimo sia per una zona a monte di Nadro, sia per il torrente che scorre accanto al paese. Gli storici non sono concordi, però, sul fatto che i feudatari abbiano mantenuto il nome del luogo d'origine, o viceversa, il toponimo sia derivato proprio da loro. Certo è che vi fosse un castello presso la località Figna, un tempo forse sede di una dogana sulla strada degli alpeggi della Val Paghera. La famiglia De Figna governò Nadro fino al 1302. In seguito, il 14 ottobre 1336, il Vescovo di Brescia Jacopo de Atti assegnò i diritti delle decime a Maffeo e Giroldo della famiglia Botelli di Cemmo. In seguito, però, questi ultimi caddero in disgrazia agli occhi del Vescovo quando, per accaparrarsi i beni ecclesiastici, si allearono con i ghibellini Federici. È riportato da Gregorio Brunelli che nel 1397, al momento della pace di Breno, i Botelli inviarono per Nadro Salvagnirio di Antonio e Andreolo Bettoni a schierarsi dal lato ghibellino del fiume Oglio. Il 13 ottobre 1423 Giovanni Gaioni da Edolo si vide confermare le rendite (concesse dal vescovo di Brescia Guglielmo Pusterla già nel 1408) di Nadro. I Gaioni erano una famiglia ghibellina proveniente da Edolo, concorrenti dei Federici in alta Val Camonica. Essi si sostituirono ai Botelli ed a loro si deve la riedificazione della casa torre, che domina ancora oggi il paese. A partire dal 1454, quando la Valle Camonica divenne parte della Terraferma Veneziana, il potere dei feudatari venne ridimensionato a favore delle amministrazioni locali, chiamate vicinie. Esse erano un'antica istituzione di autogoverno degli abitati, formata dai capifamiglia originari di un paese, al fine di gestire i beni comuni quali i boschi, le acque, i ponti, le strade. Non vi erano compresi i nobili, gli ecclesiastici e gli stranieri. Il giorno 22 aprile 1474 è riportato che si presentarono dal Capitanio di Valle a Breno due rappresentanti della vicinia di Nadro al fine di accusare la comunità di Cimbergo di interrompere il flusso dell'acqua del torrente Figna, che alimentava i mulini del paese. Agli abitanti di Cimbergo, che utilizzavano l'acqua per irrigare la campagna, venne intimato dalle autorità veneziane di non interrompere il corso del torrente. Sebbene la sentenza fosse stata emessa, la questione continuò a riproporsi per tutto il Cinquecento. Nel 1797, con l'arrivo di Napoleone e la nascita della Repubblica Cisalpina, vennero instaurati i comuni ed abolite le vicinie ed i privilegi feudali. Nel febbraio 1798, a seguito della legge "6 ventoso anno VI" del cantone di Montagna, il comune di Nadro venne unito a quello di Ceto, col nome di Ceto e Nadro. Il primo sindaco del neonato comune fu tale Cristoforo Gaioni. L'ultimo rampollo della nobile famiglia Gaioni, Giovanni Bettino, morì invece decapitato per un colpo di mannaia infertogli da Paolo Pezzoni nel 1856. Tra il 1816 ed il 1859 il comune venne denominato Ceto con Nadro, mentre dal 1859 Nadro fu declassato a frazione, comparendo nel nome solo Comune di Ceto. La casa-torre è un edificio medievale che sorge al centro dell'abitato e a partire dal quale si sviluppò il centro storico del paese. La torre, a base quadrata, è alta circa 25 metri e misura esternamente circa 5,50 x 5,50 m ed internamente 2 x 2 m. Lo spessore dei muri varia tra 1,70 m alla base e 1,30 m al terzo piano. La muratura è costituita da conci di arenaria, graniti e pietre calcaree di dimensioni variabili. Non si conosce la data di costruzione del fortilizio, tuttavia sembra che nel XIII secolo esistesse una torre di proprietà vescovile, acquistata e rimaneggiata nel 1423 dalla famiglia Gaioni. A piano terra l'edificio presenta un elegante portale in pietra serena a tutto sesto architravato con particolarissimi decori a motivi floreali. Di notevole fattura anche l'ampiezza della volta che copre il piano terra. Volti a botte sono anche quelli del p.T./ p.1/ e piano ultimo della torre. Da notare le ampie feritoie sul fronte verso la vallata. Altro link suggerito: https://3dwarehouse.sketchup.com/model/72855b9f115c50437ae29ac8282420d/Casa-Torre-di-Nadro-di-Ceto

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Nadro, https://it.wikipedia.org/wiki/Casa-torre_(Nadro), https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1r050-00068/

Foto: la prima è di Luca Giarelli su https://it.wikipedia.org/wiki/Nadro#/media/File:Torre_di_Nadro_-_Ceto_(Foto_Luca_Giarelli).jpg, la seconda è di Daniele Quetti su https://mapio.net/images-p/52139457.jpg