venerdì 30 novembre 2018

Il castello di venerdì 30 novembre



BARLETTA (BT) - Torre Ofanto

Situata presso la foce del fiume in località Fiumara, a circa 1 km da Barletta, è una torre d'avvistamento del XVI secolo. Fu costruita nel 1568 a spese del governo di Napoli e dell’università di Barletta su progetto dell’ing. Tommaso Scarla; originariamente destinata a torre di vedetta (faceva parte del sistema di difesa costiera contro le incursioni navali costruito nel Regno di Napoli tra il XVI e il XVII secolo), funse da faro per Barletta e le torri limitrofe. A pianta quadrata con volte a botte incrociate e spessore della muratura maggiorato sul lato esterno, di circa tredici metri di lato, presenta una base tronco-piramidale e cinque caditoie per lato. L’accesso originario al piano superiore era costituito da una scala detraibile in caso di attacco e difeso da una caditoia posta sulla sua perpendicolare; in seguito furono costruite due scalinate, non più esistenti. All’interno, al primo piano è una sala quadrata con nicchie nei muri d’ambito, al piano inferiore una cisterna. L’edificio, nello stato attuale, è adibito ad usi agricoli e, nonostante il suo valore storico, si presenta in uno stato di grave degrado statico causato dalla totale assenza di manutenzione. Le caditoie sono in gran parte crollate mentre le rimanenti sono pericolanti; il rivestimento esterno dei paramenti murari, costituito da conci di tufo carparo è stato in più punti asportato ed eroso. La torre dista circa un chilometro dal mare e cinquecento metri dal fiume (in destra idraulica). Alcune foto scattate negli anni Settanta mostrano la torre in migliori condizioni di conservazione ma con i segni evidenti di quei dissesti che avrebbero successivamente provocato i crolli di gran parte delle merlature e delle caditoie. Qui si può visitare "virtualmente" all'esterno (https://virtualglobetrotting.com/map/torre-ofanto/view/google/)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ofanto#/media/File:Torre_Ofanto.jpg, http://www.itc.cnr.it/ba/fabrica/ita/index.php?id=progetto&id2=casi_di_studio&id3=torre_ofanto&pag=02, https://intothelandscape.wordpress.com/2012/11/05/torre-ofanto-barletta-lungo-lofanto4/

Foto: la prima è di Vipstano su https://it.wikipedia.org/wiki/Ofanto#/media/File:Torre_Ofanto.jpg, la seconda è didonizettiboy jr su https://mapio.net/pic/p-63139229/

giovedì 29 novembre 2018

Il castello di giovedì 29 novembre




FERENTILLO (TR) - Castello di Umbriano

Umbriano è un castello di pendio attualmente abbandonato ubicato nel comune di Ferentillo. Il castello venne costruito sul versante nord del monte S. Angelo nell'890 subito dopo le incursioni saracene in Umbria in una posizione dominante e naturalmente imprendibile. Difendeva, assieme alla rocca di Ferentillo, l'importante abbazia di San Pietro in Valle. Durante la sua millenaria storia ebbe vari passaggi di proprietà e seguì sostanzialmente le vicissitudini di Ferentillo che, dopo esser stato riportato al rango di comune, lo ricomprò nel 1860. Nel XIII secolo l’abate di San Pietro, lo cedette per avere più protezione alla potente Spoleto, possesso poi confermato dal Cardinale Capocci, e la città provvide a restaurarne le fortificazioni nel 1400. Nel 1500 passò ai Conti Cybo Malaspina di Ferentillo, insieme ad alcuni villaggi vicini. Nel 1730 fu dei Benedetti di Spoleto; essi, nel 1847, lo vendettero a Luigi Desiderato di Monthelon, che da Pio IX ebbe il titolo di principe di Umbriano e Precetto (Ferentillo). Privo di collegamenti stradali con la Valnerina e di attrattive economiche ha subito, nel secondo dopoguerra, un progressivo spopolamento, comune a tutti i centri minori umbri, e dal 1950 risulta essere completamente abbandonato. Dal punto di vista architettonico la fortificazione (che domina il Nera) è costituita da una serie di edifici allineati lungo la via principale, con una planimetria che segue l'andamento del pendio roccioso, con bastioni (uno angolare e l’altro cilindrico che racchiudono stanze dalle piccole finestre) e porta ogivale, il tutto sotto l'alta torre quadrata, ancor oggi ben visibile dalla valle e alla quale si accede per un'alta pusterla. La torre era in comunicazione con le altre del territorio raggiungendo le postazioni di vedetta in alta montagna. Le abitazioni hanno tutte la stessa caratteristica, al piano terra i granai e le stalle, vasche per pigiare l’uva; al primo piano le cucine e saloni e, al piano sovrastante, stanze a tetto in legno dove immancabilmente sono presenti camini in pietra finemente lavorati. Questo tipo di architettura, come ad esempio, le finestre abbellite da davanzali e i portali in pietra, fanno presagire la ricchezza e il prestigio del castello, dove gli abitanti erano soprattutto dediti al commercio e all’allevamento, soggetti all’abbazia e al potere ecclesiastico. Gli abati, certamente, tenevano in vera considerazione gli Umbrianesi, ai quali, rendevano più del previsto della parte dei raccolti, con la speranza di una maggiore protezione. Agli abitanti del Castello, vassalli dell’abbazia, era stato dato il compito di coltivare le terre della valle, svolgere la pesca lungo il tratto del fiume, controllare il passaggio delle merci da e per la Valdinarco. La chiesa, per quel che rimane, si incontra all’ingresso, un tempo ricca di opere d’arte, come viene evidenziato da alcuni frammenti di affresco situati sulla parete dell’abside dove, si intravede un arto trafitto da freccia (San Sebastiano). Fino agli anni settanta era visibile sulla parete, dove era situato l’altare maggiore un Crocifisso tenuto dall’Eterno Padre in Trono; doveva essere il Mistero Trinitario dipinto da Giovanni Lo Spagna. L’edificio, ad un’unica navata, di piccole dimensioni, conserva ancora il portale con piedritti e architrave semplice su mensole, la facciata a capanna e campanile a vela sul lato destro. Una finestra si apre sulla valle e verso il monte Sant’Angelo. La chiesa è in rovina, nel peggior degrado e abbandono. Sono state anche profanate le botole sul pavimento in pietra, un tempo deposito dei morti. Altri link consigliati: http://www.sanpietroinvalle.com/umbriano-borgo-fantasma/, http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00014/index.htm (numerose foto), https://www.youtube.com/watch?v=4GMPmC9M8sc (video di Nazzareno Bonifazi Capodaio), https://www.youtube.com/watch?v=b-6JzqXO7OM (video di Redazione UmbriaVentiquattro), https://www.youtube.com/watch?v=dNw7EZX7YWw (video di Claudio Mortini).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Umbriano, http://www.umbria.website/content/umbriano-castello-di, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-umbriano-ferentillo-tr/

Foto: la prima è presa da http://www.umbriaturismo.net/turismoumbria-it/piccoli-borghi/umbriano-ferentillo/, la seconda è di Silvio Sorcini su http://www.italiainfoto.com/gallery/umbria/p15589-ferentillocastellodi-umbriano.html. Infine, la terza è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-umbriano-ferentillo-tr/

mercoledì 28 novembre 2018

Il castello di mercoledì 28 novembre





TIZZANO VAL PARMA (PR) - Rocca di Belvedere

La rocca di Belvedere, nota anche come castello di Rusino o castello di Moragnano, era un maniero medievale, i cui resti sorgono tra le piccole omonime frazioni del comune di Tizzano Val Parma. Si ipotizza che dalla zona in cui sorge la rocca abbia avuto origine, nell'XI secolo, la nobile famiglia dei Da Moragnano, che furono vassalli degli Obertenghi ed ebbero il proprio storico feudo a Nasseta, oggi nel comune di Collagna. La rocca fu probabilmente edificata nei primi anni del XV secolo per volere di Ottobuono de' Terzi, signore di Tizzano, quale presidio fortificato sulla val d'Enza. Nel 1409, in seguito all'uccisione del condottiero, il castello di Rusino fu occupato dal marchese Odoardo Pallavicino e subito dopo dal marchese di Ferrara Niccolò III d'Este. Dopo la cessione di Parma in cambio di Reggio Emilia nel 1420 al duca di Milano Filippo Maria Visconti, quest'ultimo nel 1441 investì nuovamente del feudo di Belvedere i conti Guido e Giberto Terzi. Nel 1447 il Comune di Parma affidò direttamente la gestione del territorio, comprendente le località di Rusino, Moragnano, Vezzano, Groppizioso, Lalatta, Treviglio e Musiara, al podestà Antonio Caviceo; tuttavia, nel 1450 il duca Francesco Sforza elevò il feudo al rango di contea e lo assegnò ancora ai Terzi, che ricevettero conferma dell'investitura nove anni dopo. Nel 1479 il maniero fu assediato dal conte di Caiazzo Roberto Sanseverino d'Aragona, ma l'assalitore fu costretto a desistere. Nel 1518 la rocca fu nuovamente assediata, questa volta dal bandito reggiano Domenico Amorotto, che non riuscì nell'impresa. Nel 1666 il marchese Scipione I de' Rossi, oberato dai debiti contratti per rientrare in possesso della contea di San Secondo, fu costretto a cedere alla Camera Ducale di Parma tutte le rocche appenniniche in suo possesso. Il feudo di Belvedere fu in seguito assegnato ai conti Camuti; nel 1790 il conte Giuseppe lo cedette, in cambio di alcune terre a Ronchetti di San Secondo, al conte Pietro Andrea Leggiadri Gallani, che ne mantenne i diritti fino al 1805, quando i decreti napoleonici sancirono la loro abolizione nell'ex ducato di Parma e Piacenza. Dell'antico castello rimane oggi soltanto una torre mozzata, parzialmente recuperata agli inizi del XX secolo, con il rinforzo strutturale e l'eliminazione delle parti in pericolo di crollo. Gli ambienti interni sono stati inoltre svuotati dai detriti. La massiccia struttura in pietra, sviluppata su una pianta quadrata, è caratterizzata dalla presenza di piccole feritoie e dello stretto portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, chiuso da cancello. Altri link suggeriti: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=2790, https://www.youtube.com/watch?v=gsBwAT87JGQ (video con drone di Flying Cat), http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/52809/view (foto di bormiolina)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Belvedere

Foto: la prima è presa da https://www.rblob.com/dci/index.asp?cok=OK&fun=view&campo=REF&dat=PR068, la seconda è un fermo immagine tratto dal video su Youtube già menzionato sopra.

martedì 27 novembre 2018

Il castello di martedì 27 novembre




COLICO (LC) - Forte Fuentes

Tra il 1603 ed il 1606, il conte di Fuentes, Pedro Enriquez Acevedo, governatore di Milano, fece costruire sul Montecchio una fortezza con lo scopo di difendere il confine settentrionale del Ducato di Milano dai francesi e dai Grigioni svizzeri, che all'epoca occupavano la Valtellina e la Valchiavenna. La piana del forte era allungata, con opere a corno nelle estremità, mentre l'andamento irregolare delle mura, che uscivano e rientravano come cunei, consentiva una migliore difesa della bastionata. Il forte si sviluppava su diversi livelli: in alto, ancora visibile, il palazzo del governatore, che però, a causa dell'insalubrità dell'aria, risiedeva a Gravedona; ai livelli più bassi i quartieri dei soldati. Complessivamente il forte poteva ospitare 300 uomini. L'ubicazione della struttura consentiva di dominare la pianura sottostante, che da allora venne appunto denominata Pian di Spagna e permetteva di controllare le strade per la Valtellina e per il passo dello Stelvio, per la Valchiavenna e per il passo dello Spluga, e, infine, per Como e Milano. Ancora oggi la zona viene indicata come Trivio di Fuentes perché all'incrocio di tre direttive: verso Lecco, verso Sondrio e verso Chiavenna. A completamento del progetto difensivo spagnolo furono inoltre costruiti due fortilizi, uno sopra Sorico, l'altro, detto Fortino d'Adda, a Gera Lario e rivolto verso la Valchiavenna. Il forte era inoltre collegato ad una serie di avamposti preesistenti, noti con il generico nome di Torrette. Nonostante il Forte di Fuentes nel corso del XVII e XVIII secolo fosse una delle principali fortificazioni della Lombardia, la sua vita non ebbe eventi militari degni di nota: solo nel 1706, durante la Guerra di successione spagnola, il Forte venne assediato per la prima volta dagli austriaci che lo espugnarono solo dopo tre settimane. Nel 1714 in Lombardia al dominio spagnolo si sostituì quello austriaco: il Forte di Fuentes si trovò così coinvolto in due altri assedi, nel 1733, da parte di spagnoli e Piemontesi, durante la Guerra di successione polacca, e nel 1746 da parte degli spagnoli, durante la Guerra di successione austriaca. Nel 1782, in seguito alla riforma voluta dell'imperatore Giuseppe II d'Austria, la fortezza venne dismessa, radiata dall’elenco delle fortezze imperiali, messa all’asta e venduta a privati. Nel 1796, per volere di Napoleone, venne completamente smantellata ed in seguito abbandonata. Durante il periodo della prima guerra mondiale al forte di Fuentes venne costruita una postazione blindata che ospitava otto cannoni, suddivisi in due batterie da quattro delle quali l’una puntata verso la Val Chiavenna e l’altra verso la Valtellina. Nello stesso periodo venne anche costruito nelle vicinanze il Forte Montecchio Nord, ad oggi la fortezza militare meglio conservata in Europa. Fortunatamente, la guerra non toccò così da vicino questo forte che non è stato coinvolto nel primo conflitto mondiale, venendone sfiorato, nella Guerra di Liberazione durante la Seconda. Dell'antico Forte di Fuentes oggi rimangono in piedi solo alcuni ruderi, in parte sommersi dalla vegetazione, ricchi tuttavia ancora di fascino ed interesse. Dalla primavera 2012 il Forte è gestito dal Museo della Guerra Bianca in Adamello. Il forte aveva due accessi: la grande porta principale ed una più piccola detta porta del Soccorro (soccorso). Sulla porta principale, oltre al passaggio pedonale e a quello carraio, è visibile anche una porta murata, in realtà una finta porta che aveva solo una valenza estetica: rispettare la simmetria della facciata. All’interno dell’area del forte e a lato della piazza d’armi, di circa 15.000 mq, erano presenti diversi edifici:
- il palazzo del Governatore: sette stanze per ognuno dei suoi due piani; una stanza al primo piano adibita a cappella privata. Il palazzo aveva anche un grande scalone in pietra, di cui non restano tracce;
- la chiesa dedicata a Santa Barbara, sul lato ovest della piazza d’armi, anch’essa distrutta. La chiesa, con volta a botte e due altari laterali era decorata con affreschi. L'affresco staccato dalla chiesetta del forte, una Santa Barbara, patrona degli artiglieri, opera non particolarmente pregevole, ma di notevole importanza storica, è ora posta nel mezzo della navata laterale sinistra della chiesa parrocchiale di San Giorgio, nel centro di Colico;
- alloggi per il cappellano e il tenente del Forte a lato della chiesa;
- acquartieramenti per circa 400 soldati;
- cisterne per l’acqua;
- magazzini sotterranei.
Dal punto di vista letterario abbiamo traccia scritta del Forte di Fuentes proprio nei "Promessi Sposi", capolavoro di Alessandro Manzoni, che ci indica come il Conte di Fuentes fu il Governatore spagnolo che vergò molte delle Grida – “Non fu però di questo parere l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Pietro Enriquez de Acevedo, Conte di Fuentes, Capitano, e Governatore dello Stato di Milano; non fu di questo parere, e per buone ragioni. Pienamente informato della miseria in che vive questa Città e Stato per cagione del gran numero di bravi che in esso abbonda… e risoluto di totalmente estirpare seme tanto pernizioso, dà fuori, il 5 decembre 1600, una nuova grida piena anch’essa di severissime comminazioni, con fermo proponimento che, con ogni rigore, e senza speranza di remissione, siano onninamente eseguite” (cap. I, I Promessi Sposi). Nell’atrio di ingresso del Palazzo Belgiojoso a Lecco si possono vedere, sulle pareti del portico, alcune vestigia del Forte di Fuentes: lo stemma araldico del Conte di Fuentes, la lapide che era posta sopra la porta principale e l’arma di Spagna. Il monumento ha un suo sito web: https://www.fortedifuentes.it/. Altri link suggeriti: https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Fuentes, http://www.turismocolico.it/jhome/mnu-luoghi-e-monumenti/mnu-forte-di-fuentes.html, http://www.comoeilsuolago.it/fortefuentes.htm, https://www.youtube.com/watch?v=-mQ3EKXBtYc (video di etruscanwarrior), https://www.youtube.com/watch?v=hRTp8f6TxK4 (video di TeleUnica), https://www.youtube.com/watch?v=KdbxC3kkW4M (video di Sali in Vetta), https://www.youtube.com/watch?v=a62s7jLXUyU (video con drone di Dante Colombo).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Colico#Forte_di_Fuentes, https://www.eccolecco.it/arte-cultura/castelli-lombardia/forte-di-fuentes-colico/

Foto: la prima è presa da http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=31329&origine=1&t=Colico%3A+7000+visitatori+al+Forte+di+Fuentes%2C+in+continua+crescita, la seconda è presa da https://lefotodiluisella.blogspot.com/2015/02/forte-di-fuentes.html (pagina di cui consiglio la visita)

lunedì 26 novembre 2018

Il castello di lunedì 26 novembre



CARUNCHIO (CH) - Palazzo Castelli

La prima menzione risale al 1173 ed è in una bolla papale nella quale vengono confermati i confini della diocesi di Chieti. In seguito fu dei d'Avalos, dei Marinelli e dei principi Caracciolo. Anticamente l'abitato fu in un'altra zona, forse in località Taverna, ma poi fu trasferito nell'odierno per via di incursioni saracene e slave. È sviluppato ad anelli concentrici sfalsati in quota convergenti nella parte più alta ov'era il castello di cui rimangono i ruderi. Inoltre rimangono i ruderi delle case-mura e della Porta Coluccia, numerosi sotto-portici ed una probabile casa-torre sita tra Via Umberto I, Via Coluccia e Via Nocicchio. Nel catasto onciario del 1742 è citata una Via dei Rinforzi dove erano site le mura urbane e le case-mura. L’epoca del primo impianto del castello viene fatta risalire al XIII-XIV secolo. Resti medievali sono rintracciabili nei primi registri della torre campanaria e nel mulino padronale di Palazzo Castelli. I palazzi fortificati (Castelli, Turdò), con la loro mole, sembrano evocare la forma dell’antico castello e possono aver reinglobato le strutture murarie dell’edificio fortificato. La stessa posizione della parte più elevata dell’abitato di Carunchio, oltre alla Chiesa di San Giovanni Battista (con una torre campanaria con forma più vicina a quella di torre di vedetta), è rilevante dal punto di vista strategico per il controllo della Valle del Treste e per la diretta comunicazione con Fraine, Roccaspinalveti, Liscia e Palmoli. Palazzo Castelli è costituito da un insieme di corpi di fabbrica, con corte interna, con forma quadrangolare. La veste attuale dell'edificio è sei-settecentesca. Altri link per approfondire: http://www.zonalocale.it/2016/09/22/carunchio-accordo-per-dare-nuova-vita-a-palazzo-castelli/22283?e=vastese, https://www.abruzzointour.it/carunchio.html, https://www.youtube.com/watch?v=cF_UjBV-egM (video di SuperMTDM)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Carunchio, http://www.altovastese.it/arte/palazzi-fortificati-castelli-e-turdo-di-carunchio-ch/, www.regione.abruzzo.it/xCultura/asp/redirectApprofondimentiBC.asp?.../Carunchio...

Foto: entrambe sono prese da https://www.pinterest.it/pin/392235448772263196/

venerdì 23 novembre 2018

Il castello di venerdì 23 novembre




FERENTILLO (TR) - Castello in frazione Monterivoso

Monterivoso o Casal Rivoso o Castel Rivoso, è un castello di pendio posizionato sui fianchi di Monte Sant’Angelo e si colloca tra i borghi più belli della Valnerina. E' situato lungo la strada che conduce al Salto del Cieco, passando per Precetto. Il nucleo più antico si fa risalire al XIII secolo. La parte più recente, dagli anni cinquanta si è sviluppata lungo le sponde del fosso naturale di Castellone. La Rocca domina l’abitato con la sua torre e la sottostante chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate risalente al XIV secolo ma rimaneggiata verso la fine del XVI secolo.
Monterivoso dal XIII al XVIII secolo era una comunità assai ricca con un proprio Priore e un consiglio di anziani. Attivissime le Confraternite e le Compagnie religiose. Nella Visita Pastorale del Vescovo De Lunel (1571-1572) viene nominata la Confraternita del Rosario di Casal Rivoso e successivamente, visita del Vescovo Giacinto Lascaris (1711-1712 e 1713-1715). Vista la sua posizione geografica, Monterivoso, fungeva da controllo per il passaggio delle merci e del bestiame verso l’Alto Lazio. Su una collinetta, tra gli ulivi, lungo antica mulattiera che da Precetto immette in questa valle, si erge ancora la chiesetta di San Nicola de’ Casarioso risalente al XIV secolo. Svetta in alto l'antica torre quadrata di avvistamento, riportata agli originari splendori da un accurato restauro, ed oggi visitabile. Altro link suggerito: http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00036/index.htm

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monterivoso-ferentillo-tr/, http://www.umbria.website/content/monterivoso-ferentillo

Foto: la prima è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monterivoso-ferentillo-tr/, la seconda è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/01_valnerina/00036/index.htm

Il castello di giovedì 22 novembre





BETTOLA (PC) - Castello di Spettine

Spettine è una frazione del comune di Bettola. Poche sono le notizie riguardanti questo fortilizio posto a controllo di una delle strade di collegamento fra le valli del Nure e del Trebbia. Il primo possesso del castello fu certo della nobile famiglia che appunto dalla località prese il nome: i Da Spettine che annoverarono personaggi di rilievo nell'ambito piacentino in epoca comunale. Da citare, in particolare, Guglielmo Da Spettine, che, nel 1272 fu canonico di S. Antonino e decano di Antiochia nonché cappellano di Papa Gregorio X (il piacentino Tebaldo Visconti) e fece a lungo parte dell’entourage del cardinale Ottobono Fieschi; oppure Albertino che nel 1304 fu podestà di Alba e quindi di Asti; ed ancora Pietro, podestà di Tortona nel 1305. Nel 1396 il duca Gian Galeazzo Visconti diede procura ad Antolino de Angusolis, podestà di Pavia, affinchè comprasse a suo nome il castello di Spettine. Il fortilizio fu assediato nell'aprile del 1440 dal conte Giovanni Anguissola e dai suoi seguaci che provocarono gravi danni alla Val Nure. In seguito il feudo di Spettine, unitamente a quelli di Macerato, Pradovera e Montebarro, passò agli Anguissola i quali ne vennero privati nel 1462 da Francesco Sforza, duca di Milano per avere Onofrio Anguissola, in quello stesso anno, capeggiato una sollevazione di contadini. Dopo l'uccisione dell'Anguissola, avvenuta nel castello di Binasco presso Milano dopo molti anni di prigionia, il duca investì di quei beni il suo camerario, Gian Francesco Attendolo. Ai primi del Cinquecento il conte Gian Ludovico Caracciolo (condannato a morte e giustiziato per tradimento nel 1517) otteneva dal re di Francia conferma della sua signoria su varie località della Val Trebbia e Val Perino e su metà del feudo di Spettine; la restante parte competeva invece al conte Francesco Maria Anguissola. E’ molto plausibile che, con l'affermarsi del potere centrale dei Farnese come guida del Ducato di Parma e Piacenza (istituito nel 1545 da Papa Paolo III), l'importanza degli antichi confini tra feudi appartenenti alle varie famiglie nobili sia venuta meno, e così la rilevanza dei castelli destinati a difenderli. Del resto, la maggior parte degli antici fortilizi si mostrava ormai inadatta a resistere alle nuove tecniche d'assedio, che prevedevano un sempre maggiore impiego di armi da fuoco. Da sottolineare che già dalla seconda metà del XVII secolo il castello di Spettine cessò, di fatto, di comparire negli annali storici locali. E’ quindi possibile che, in linea di massima, da quel momento sia stato abbandonato e lasciato andare in rovina. Il castello presenta un corpo centrale (quasi certamente il primitivo, affiancato da altri edifici eretti in epoca successiva. La parte più antica sovrasta in altezza le altre e conserva nelle muraglie tracce di archi in arenaria. Nella stanza a pianterreno, al di sopra di altrettante porte che si fronteggiano, si notano capaci forni. A piano terra di uno degli edifici, la cui costruzione risalirebbe al 1500, si trova un'ampia sala con un grande camino in arenaria e soffitto ligneo a cassettoni; la tradizione vuole che fosse l'aula in cui si teneva giustizia. Un'altra parte del complesso risale invece al 1668, come conferma la data scolpita in una pietra. Di fronte al corpo centrale esiste un'altra costruzione nella cui parte superiore era l'oratorio privato del castello. Due locali con accessi bassi e in origine privi di finestre, sono rispettivamente indicati come "la prigione degli uomini" e la "prigione delle donne". Per quanto il castello versi in grave stato di abbandono (è in larga parte ricoperto dalla vegetazione e presenta, purtroppo, crolli sempre più evidenti e significativi), la prigione delle donne - che si distingue per una evidente seduta per i bisogni corporali - è rimasta perfettamente conservata. L'ambiente di modeste dimensioni prende aria da una feritoia e bocca di lupo, mentre il carcere maschile si presenta più ampio, ma privo di sedute. All'interno della sala della giustizia, al pian terreno del castello di Spettine, le pareti sono rivestite di firme incise nell'intonaco. Interessante un volto umano ricavato dai diversi strati di pittura murale e delineato con il carbone del camino. Degna di nota è anche la chiesa, posta sul ciglio del dirupo che aggetta sulla valle. L’edificio è in rovina ma se ne possono scorgere le caratteristiche di edificazione; si può ad esempio osservare la pianta a croce latina con l'altare rivolto ad oriente. Non mancano inoltre le notizie sull'importanza di questo edificio nei secoli passati. Era certamente la più antica della Provincia ed è risaputo che vi si tumulavano salme provenienti dai paesi limitrofi. Nonostante le sue condizioni di evidente rovina, il castello continua a dominare, imponente e misterioso, nel mezzo dei colli piacentini. E' raggiungibile soltanto a piedi, o con mezzi fuoristrada. Il complesso è stato acquistato da un privato che lo sta ristrutturando. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=pyBAbif-3NI (video di Capu Drumart), https://www.youtube.com/watch?v=0IbXV4bB38U (video di Stefano Guarnieri), http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=1714, https://www.facebook.com/pg/GiamesPhoto-Foto-Storie-e-Leggende-dallAppennino-delle-Quattro-Province-149986885100741/photos/?tab=album&album_id=490966754336084, http://www.moto-ontheroad.it/on-the-road/reportage-in-moto/emilia-romagna/

Fonti: http://www.altavaltrebbia.net/castelli/val-nure/2166-castello-di-spettine.html, testo di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2013/08/il-misterioso-castello-di-spettine.html,

Foto: la prima è di Simone Segalini su http://simonesegalinitrekking.blogspot.com/2018/05/escursione-da-spettine-al-monte-santanna.html, la seconda è di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2013/08/il-misterioso-castello-di-spettine.html