mercoledì 31 luglio 2019

Il castello di mercoledì 31 luglio




LUSIA (RO) - Torre castello Morosini

Dopo la caduta dell’Impero Romano il territorio subì nel corso dei secoli le tristi invasioni barbariche con la dominazione dei Longobardi. Verso il 1100 anche Lusia ebbe il suo castello probabilmente ad opera degli Estensi. Nel 1305 Lusia fu riconquistata da Francesco D’Este ritornando, verso il 1354, agli Estensi di Ferrara che la tennero fino al 1395. Successivamente a seguito di un prestito quinquennale, Lusia, con la contea di Rovigo, fu ceduta alla Repubblica di Venezia. Alla scadenza del quinquennio per mancato rimborso del prestito Venezia si instaurò in questa regione che, dominando gli sbocchi fluviali dell’Adige e del Po, comandava direttamente tutto il commercio fluviale del Veneto. Verso il 1400 giunse a Lusia da Costantinopoli, una colonna annodata a quattro fusti, con capitelli figurati, che ancora oggi si può ammirare sulla piazza antistante la nuova Chiesa Parrocchiale. I Veneziani l’avevano riportata da un viaggio assieme ad un'altra colonna. Ma la barca che le trasportava si era arenata alle foci dell’Adige facendo sprofondare una delle due colonne. Giunta a Lusia, la colonna che si era salvata, era stata sormontata da una statuetta che la tradizione popolare identifica con San Vito e posta davanti al castello. La colonna che è alta circa 3,50 metri, in origine era sormontata da due leoncini in granito, accosciati, che nel 1882 furono asportati dagli eredi della contessa E. Morosini Gattembur. Durante il periodo della Repubblica di Venezia nel Polesine sorsero numerosi castelli e molti paesi assunsero il nome dei nobiluomini veneti che vi si insediarono come Boara Pisani, Pettorazza Grimani, Cà Morosini ecc. Lusia, a testimonianza dell’antichità del suo nome, mantenne la sua originaria denominazione romana. A Lusia, nei primi anni del 1600, si instaurarono i Morosini che trasformarono il castello in una lussuosa villa protetta da solide mura lungo le quali si ergevano i colombai uno dei quali, restaurato ed adibito ad abitazione privata, si può ammirare ancora oggi. Già nel 1616 risultava essere una casa rurale a tutti gli effetti composta da palazzo padronale, colombaia, stalla con i campi, corte, giardino e orto. Ma a metà del ‘600 fu il Doge Francesco Morosini ad ordinarne l’ampliamento come documentato da una lapide del 1650, conservata nel parco delle rimembranze di Lusia. Aumentò il numero delle corti a due e il numero degli edifici salì a tre: quello padronale, circondato da due torri, una costruzione centrale e un casamento porticato con ben due colombaie, una si trovava a sud-est e l’altra a sud-ovest. I Morosini, patrizi veneti, appartenevano al gruppo delle sedici famiglie Tribunizie e diedero alla Repubblica di Venezia ben quattro dogi. I nobili Zeno, illustre famiglia veneziana, invece si stabilirono nell’odierna frazione di Cà Zen. In concomitanza alla ristrutturazione del Castello Morosini iniziò la costruzione, lungo l’argine, della chiesa arcipretale di Lusia legata alla venerazione dei Santi Vito e Modesto, vittime della persecuzione che morirono in Lucania. Nel 1663 fu eretto un campanile alto 62 metri. Nel 1889 la Villa divenne di proprietà degli Oliva. Fino ad allora restò dei Morosini. Il Comune la comprò nel 1935 e ne fece la sede del Comune e delle scuole elementari. Il primo tentativo di creare un mercato ortofrutticolo a Lusia fu fatto nel 1942, proprio all’interno di una delle stanze di questa villa. Appariva così Lusia, con il suo piccolo centro urbano a ridosso del fiume Adige, con la sua chiesa arcipretale e la villa Morosini, quando il giorno 20 aprile 1945 alle ore 11, 30 si abbattè sul paese uno dei più terribili bombardamenti d’Italia. Dove caddero le bombe nulla rimase. Il municipio, gli uffici pubblici, la chiesa arcipretale, la villa Morosini, tutto fu travolto dalle macerie. L’ingente opera di ricostruzione vide risorgere Lusia a circa 300 metri dall’Adige con la sua nuova chiesa inaugurata nel 1958. Del castello-villa oggi rimane solamente una delle antiche torri, quella del lato sinistro, recentemente restaurata dall’Amministrazione Comunale. La Torre, pendente e merlata, è alta ben 22 metri ed è il reperto storico più antico del paese. Completamente in muratura, presenta una base piramidale. Una scala interna a chiocciola di marmo composta da ben 128 scalini, permette di percorrere ben tre piani, prima di giungere alla sua sommità. Ciò che si può ammirare da quell’altezza deve essere decisamente meraviglioso! Basti pensare alla possibilità di vedere il corso del fiume, la flora e la fauna del luogo, le campagne che circondano il paese con le famose serre ma anche il Parco della Rimembranza di Lusia creato in memoria delle vittime del bombardamento subito durante la Seconda Guerra Mondiale. Altri link consigliati: http://www.spaziopadova.com/salvaveneto/ctgintern/forti/la_torre_di_lusia.htm (con foto storiche del castello),

Fonti: http://www.comune.lusia.ro.it/c029031/zf/index.php/storia-comune, https://it.wikipedia.org/wiki/Lusia, http://www.polesineterratraduefiumi.it/pagine/scheda_comuni.php?id=1&comune_code=adige_adigetto0, https://rovigo.italiani.it/torre-di-lusia/

Foto: la prima è di Threecharlie su https://it.wikipedia.org/wiki/Lusia#/media/File:Torre_di_Villa_Morosini_(Lusia).jpg, la seconda è di progigi su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/73697/view

martedì 30 luglio 2019

Il castello di martedì 30 luglio



ZOCCA (MO) - Castello in frazione Montetortore

Montetortore è un luogo storico: a cavallo tra le province di Modena e Bologna, si trovano le imponenti rovine del castello del XII secolo che per secoli è stata la vera "capitale" delle montagne tra i fiumi Samoggia e Panaro. Un luogo strategico, al confine tra due stati e con una vista che si estendeva su due valli. Tra il XV e il XVI secolo Montetortore fu la sede dell'ufficio del Podestà, un organo amministrativo e politico che controllava l'intero territorio circostante. Il Castello di Montetortore è menzionato per la prima volta nel 1179 quando viene citato in una donazione di terre. L'etimologia del nome è incerta. Tra le versioni più verosimili, figurano la derivazione dal latino Turtur, tortora o, con maggiore verosimiglianza, da "Mons trium turrium", cioè monte delle tre torri. Data la posizione strategica e favorevole, il Castello e il suo Borgo fortificato furono per lungo tempo contesi fra i comuni di Modena e Bologna. Il Castello si trovava infatti in un punto tale da impedire ogni ulteriore costruzione che ne limitasse la vista. Quando venne distrutto nella prima metà del '200 dai Bolognesi quando era sede di un'importante podesteria estense, fu tempestivamente ricostruito. Pur conoscendo nei secoli alterne vicende fatte di distruzione e incuria, sono ancora presenti alcune testimonianze dell’antico edificio. Fra queste, alcuni resti di mura perimetrali, un portale ad arco a sesto acuto, una delle torri (trasformata poi in campanile) e una cisterna coperta da una poderosa volta a botte. La chiesa del Castello, più volte ingrandita nel tempo e danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stata interamente restaurata dal Comune di Zocca. La sua dedicazione a San Geminiano, mantenuta fin dal Medioevo, ha rivendicato nei secoli l'appartenenza del Castello alla città di Modena. La vasta canonica, anch'essa restaurata, è il frutto di diverse fasi costruttive intorno a un primitivo nucleo quattrocentesco, tuttora testimoniato da un portale in arenaria recante tracce di incendi e da feritoie dell'epoca. Altri link suggeriti: http://www.zocca-viva.it/montetortore.html, www.turismo.montana-est.mo.it/ecomusei/img-s/C10.jpg (foto)

Fonti: http://www.appenninomodenese.net/apmo/index.cfm?event=page&qpTemaID=10&qpTAS3=0&qpgeo3=0&qpNEWS_ID=266&qpParolaChiave=Montetortore&qpPeriodoID=0&qpOrderBy=&qpRowNro=2 , https://www.e-borghi.com/it/sc/1261/Modena-Zocca/2-castelli-chiese-monumenti-musei/montetortore.html, https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/castello-di-montetortore/

Foto: la prima è presa da http://catalogo.beniculturali.it/sigecSSU_FE/dettaglioScheda.action?keycode=ICCD11428791&valoreRicerca=&titoloScheda=lapide%20commemorativa%20ai%20caduti&stringBeneCategoria=&selezioneSchede=&contenitore=&flagFisicoGiuridico=, la seconda è di Santa mtb su https://it.wikiloc.com/percorsi-mountain-bike/marano-zocchetta-zocca-monte-san-giacomo-m-tortore-m-balgaro-montalbano-cai-422-2-e-168-16851908/photo-10585455

lunedì 29 luglio 2019

Il castello di lunedì 29 luglio




RAGOGNA (UD) - Castello in frazione San Pietro

In epoca longobarda divenne un importante centro in cui si rifugiarono le popolazioni in occasione della invasione degli Avari; dalla fortezza mosse, intorno al 695, il nobile Ansfrido per usurpare il ducato del Friuli. Dei secoli successivi - VIII, IX, X, XI - non si hanno informazioni, ma alcune testimonianze artistiche di notevole interesse documentano l'importanza che riveste il sito in questi secoli. Verso il 1100 Ragogna risultava proprietà della famiglia tedesca degli Eppenstein (Duchi della Carinzia), i quali nel 1218 cedettero il feudo ai von Wallenstein di Carinzia che cambiarono il cognome in Ragogna. Fu il momento del massimo splendore. Durante le lotte fra il Patriarca d'Aquileia e i duchi d'Austria, i Ragogna si schierarono con questi ultimi diventando famosi soprattutto per numerose operazioni di brigantaggio, finché nel 1365 il castello venne espugnato dal Patriarca e la famiglia dei Ragogna venne allontanata con l'assegnazione del feudo di Torre di Pordenone. Nel XV secolo Ragogna divenne proprietà della Repubblica di Venezia; successivamente, nel 1503, i conti di Porcia acquistarono il feudo ed il Castello che, restaurato, divenne una residenza secondaria. Il terremoto del 1511 e l'incendio del 1560 furono fatali: il sito venne abbandonato definitivamente alla fine del secolo XVIII e donato al comune. Nei pressi del Tagliamento, su uno sperone di roccia, nel tratto tra Ragogna e Pinzano, in uno dei luoghi più suggestivi e panoramici di Ragogna, si ergono i resti dell'antico castello di S. Pietro. Tale baluardo naturale è stato sfruttato già nell’antichità per costruirvi postazioni di vedetta ed in età tardoantica altomedioevale era sede di un castrum. Le prime notizie storiche risalgono al VII sec.: ne parla Paolo Diacono nella Historia Langobardorum menzionando le rocche longobarde coinvolte nella lotta tra Avari e Longobardi dell’anno 610. La struttura dell’insediamento è risalente al periodo feudale. La sua storia fu for­temente legata alle vicende storiche che interessarono il castello ed i suoi proprietari, i Savorgnano del Monte. Le abitazioni erano occupate da persone addette ad attività agricole, ma molto spesso i proprietari degli edifici erano gli stessi feudatari che impegnavano i contadini per cariaggi, trasporti di legna e ghiaia, ed altri servigi. I successivi documenti sul castello di Ragogna si hanno a partire dal XII sec., al tempo dei suoi feudatari gli Eppestein, duchi di Carinzia. Nel 1268 Siurido di Ragogna subì l’assedio del patriarca poiché colpevole di avere ucciso il vescovo di Concordia. Durante i primi decenni del XIV sec. vennero ristrutturate ed ingrandite le strutture castellane abitate dai signori di Pinzano. Nel corso del ‘300 gli eventi delle guerre contro i duchi d’Austria e per la nomina del patriarca Filippo d’Alencon condussero a ripetuti attacchi contro il castello che divenne di pertinenza patriarcale. Con l’avvento del dominio veneziano fu affidato in capitanato ad esponenti di varie famiglie nobili e nel 1787 risultava ancora abitato dal conte Federico di Porcia. Il complesso andò progressivamente decadendo tanto che nel 1567 Girolamo di Porcia così lo descrisse: "Ragogna castello rovinato; vi sono però reliquie di molte torri, casette dei contadini, la chiesa ed una torre ov'è la stanza dei signori". Pur alterato, per le condizioni morfologiche del terreno, il borgo è stato strutturato in comparti di sedimi sostenuti da mura: si possono vedere i resti di alcune costruzioni originarie in pietra di Ragogna (conglomerato calcareo) fugate con malta molto grezza; le finestre sono dotate di balconâr, un traverso in legno sopra gli stipiti. Le abitazioni si sviluppano in linea lungo la strada; sono caratterizzate da un’architettura semplice, spesso realizzata in sassi, e senza elementi decorativi. Nei piccoli cortili, fino al XVIII secolo, si svolgeva l’attività marginale dell’allevamento (animali da cortile, maiali, conigli) ad integrazione del lavoro dei campi; non mancavano i fienili e ripari per i carri o carretti. Solo recentemente, dopo molti anni di abbandono, il castello è stato sottoposto ad un accurato intervento di ristrutturazione. Attualmente il complesso castellano è sede di vari eventi: si possono ammirare le cinte murarie, che in origine circondavano l'intera collina, alcune torri, la domus residenziale ora ricostruita. La vista migliore è dalla strada che sale al monte: si possono vedere i resti della torre principale e delle mura di cinta, il cortile interno e la porta nord. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=6GUlQQsvVr8 (video con drone di Ivan Contardo), http://www.volontariatorar.it/il-castello-di-san-pietro-di-ragogna (varie foto), https://www.youtube.com/watch?v=lxV1V8IHu6E (video di Lorenzo Bianchini), https://www.mondimedievali.net/Castelli/Friuli/udine/sanpietroragogna.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ragogna, https://www.turismofvg.it/code/24163/Castello-di-Ragogna, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/ragogna-ud-fraz-san-pietro-borgo-san-pietro-o-castello/, https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/ragogna

Foto: la prima è presa da https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/ragogna-ud-fraz-san-pietro-borgo-san-pietro-o-castello/, la seconda è presa da https://www.turismofvg.it/code/24163/Castello-di-Ragogna

giovedì 25 luglio 2019

Ci vediamo lunedì 29 luglio

Domani giornata di vacanza, farò un weekend "lungo". Un po' di riposo mi ci vuole proprio. Chissà che non possa vedere anche qualche castello....mai dire mai !

Ciaoooo

Valentino

Il castello di giovedì 25 luglio




BORGOMANERO (NO) - Castello Tornielli di Vergano

La prima traccia storica sicura è contenuta nel Liber gestorum in Lombardia, di Pietro Azario, il quale scrive che nel 1339, Calcino Tornielli, amico di Lodrisio Visconti, aiutò costui nella congiura contro Azzone Visconti e " in quel momento abitava nel suo castello di Vergano". La parte più significativa dell'antica costruzione è l'imponente torre quadrata in mattoni sovrastante la porta d'accesso. Il torrione ha una pianta inconsueta, sporge totalmente dal perimetro di cortina ed è coronato da beccatelli a tre ordini di pietra. Nella torre erano posti due ingressi, difesi da ponti levatoi sovrastanti il fossato, oggi non più esistente e sostituiti da un ponte in muratura, sopra cui si vedono gli scassi dei bolzoni per il loro innalzamento. Il cammino di ronda è protetto da una merlatura di finestre ad arco ribassato. Interessante è anche il finestrone con voltino a tutto sesto sormontato da uno stemma nobiliare. Al cortile interno si accede attraverso una leggera salita. Nulla rimane dell'antico muro perimetrale in quanto tutto l'edificio è stato sottoposto a parecchi rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli. Non si sa con certezza quando e da chi il castello sia stato fondato. Secondo l'Azario, era appartenuto al gruppo politico dei Brusati e dei Cavallazzi. Dopo il 1312 la famiglia Tornielli, nella persona di Filippo o del figlio Calcino, tolse loro la proprietà della fortezza. Alla morte di Calcino nel 1341 i suoi due figli, Enrico e Ottolino, ereditarono la costruzione. I quarant´anni successivi videro l'attacco dei mercenari inglesi, e vari passaggi di proprietà sempre all'interno della famiglia Tornielli. Dopo un breve possesso di Facino Cane, nei primissimi anni del XV sec., il castello passò ad Antonio II Tornielli, già podestà di Asti e di Piacenza e alleato dei Visconti. Antonio lasciò l'edificio ai cinque figli, i quali, tra il 1470 e il 1474 ristrutturano il castello e fecero costruire la torre. Nello stesso periodo essi divisero i beni e per circa vent´anni i Tornielli mantennero la proprietà. Il Piotti, storico novarese del Cinquecento attribuisce la fondazione del castello a Giovanni Luigi Tornielli nel 1283. Tale ipotesi si basa su un documento da lui visionato e risalente a tale anno, conservato negli archivi dei Tornielli. Il documento però è falso. Costituito da quattro corpi di fabbrica, il castello si erge in posizione panoramica sulla collina di Vergano, frazione di Borgomanero. Il nucleo originario risale alla fine del XIII sec. - prima metà XIV sec. Fra 1470-1474 il castello venne ristrutturato e fu costruita lo torre quadrata. Verso la fine del XVI sec. Furono effettuate nuove ristrutturazioni nel corpo di fabbrica e nel cortile. Alla fine del XV sec. iniziò la crisi della famiglia, a causa dei debiti, del decesso di alcuni suoi membri e delle vicende belliche di quegli anni. Per tutta la prima metà del secolo successivo continuarono le divisioni di proprietà. Nella seconda metà del `500 invece i possessori furono Giovanni Francesco e Giuseppe Tornielli che, nel 1585, eseguirono ulteriori lavori. Nel `600 e nel `700 vennero eseguiti numerosi interventi su tutta la costruzione, per dividere il castello tra gli eredi, che si susseguirono e per riparare i danni provocati dal tempo e dagli eventi bellici. Il 12 agosto 1597 fecero costruire anche la nuova chiesa parrocchiale di Vergano, intitolata a Santa Maria e S. Francesco. Nei primi 30 anni del Seicento si succedettero vari eredi e la torre venne riparata. Nel 1636 i Francesi occuparono il castello e lo danneggiarono seriamente. I Tornielli lo ripararono nuovamente e continuarono le ristrutturazioni per tutto il secolo. Nel 1773 la Regia Camera dei Conti di Torino approvò la nobiltà dei Tornielli riconfermandoli feudatari di Vergano. Nel 2012 il castello di Vergano è stato messo all'asta e proposto anche su eBay. Altri link consigliati: https://www.lastampa.it/novara/2012/08/01/news/borgomanero-un-castello-di-600-anni-messo-in-vendita-su-ebay-1.36382409, https://www.youtube.com/watch?v=8JJkk629yJc (video con drone di Greg Fornara),

Fonti: http://www.centocastellinovara.it/castle?id=29, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Borgomanero-CastellodiVergano.htm, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/novara/provincia000.htm

Foto: la prima è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, oggi sul posto. La seconda è di Solaxart 2014 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Borgomanero-CastellodiVergano.htm

mercoledì 24 luglio 2019

Il castello di mercoledì 24 luglio





FIUMARA (RC) - Castello Ruffo

Fiumara di Muro fu dal Medioevo il centro dell'amministrazione feudale (col titolo di Università) della zona compresa fra Cannitello e Catona lungo la costa e sino a San Roberto e i Piani d'Aspromonte nell'entroterra. Costituì fino alla fine del XVIII secolo uno fra i centri più grandi e sviluppati di tutto il Reggino. Era anche il centro dell'amministrazione ecclesiastica della zona, avendo la sua arcipretura giurisdizione su tutte le parrocchie e le chiese nel suo territorio. Per tutti questi motivi costituiva anche il più importante centro commerciale e agricolo del circondario, oltre Catona. Dal XIII secolo i signori del feudo furono i Ruffo. Nel 1391 fu assaltata dai Mori, che fecero in quell'occasione 440 prigionieri, ma vennero distrutti da navi genovesi di passaggio nello Stretto. Nel 1411 passò dai Ruffo ai Sanseverino, ma nel 1422 andò sotto il dominio del conte di Terranova. Nel 1443 il re Alfonso I di Napoli incaricò il capitano Nicola Melissari di conquistare Bagnara. Il Melissari partì con 500 concittadini, la conquistò e lì i suoi uomini divennero 700; partì alla volta di Scilla e la prese dopo tre giorni di resistenza. La città fu perciò multata con la somma di 3000 reali. Da Scilla passò a Reggio, dove venne accolto trionfalmente e, avuti altri 3200 uomini, prese anche Motta San Giovanni, che sottopose ad una contribuzione di 440 reali. Di lì passo a Pentedattilo, che oppose una lunga resistenza, ma il Melissari occupò pure questo paese, a cui fece pagare a caro prezzo l'opposizione confiscando i beni dei nobili, facendo strage di uomini, depredando bestiame e distruggendo ogni cosa. Conquistò poi San Lorenzo, obbligandolo a riscattarsi con una taglia di 3000 reali. Dieci giorni dopo fu a Bova, città che venne risparmiata grazie all'intercessione del vescovo, ma fu obbligata a pagare una taglia di 5000 scudi. Dopodiché si alloggiò presso la fiumara Amendolea. Il re Alfonso diede in dono al Melissari tutti i beni da lui confiscati, chiamando questo feudo De Proditoribus. Dopo questa riuscita impresa, il Melissari si stabilì a Reggio con tutta la sua famiglia. Nel 1474 il feudo passò sotto il dominio di Bertoldo Carafa. Nel 1509 vi fu un forte terremoto che distrusse l'abitato di Fiumara ed anche Reggio, al quale ne seguirono altri cinque. Nell'agosto 1532 i Turchi sbarcarono a Catona, sbocco di Fiumara sulla marina, ma furono presto respinti dal capitano fiumarese Paolo Ruffo, che armò a dovere molti dipendenti del suo feudo. Tornarono nel 1543, con forze molto maggiori, sotto il comando del Barbarossa, il quale saccheggiò Fiumara, distruggendo gran parte del paese e facendo strage degli abitanti. In quel periodo si cominciarono a costruire forti torri di difesa lungo le coste del Meridione: nel territorio del Cenidéo si eressero Torre Cavallo, la Torre di Pirgo e la Torre di Pezzo (le prime due potrebbero avere però origine molto più antica). Da una nota di Domenico Spanò Bolani emerge che l'Università di Fiumara pagava una somma annua di 291,60 ducati per il mantenimento dei due guardiani e del cavallo di Torre Cavallo. Negli anni successivi venne per due volte anche il pirata Dragut: la prima riuscì a depredare Fiumara, mentre la seconda (1563) fu respinto dalla stessa popolazione, chiamata a raccolta dallo stretto sistema di sorveglianza delle torri costiere. Nel 1586 la signora Eleonora Furnari di Fiumara cedette ai frati francescani parte dei suoi poderi nel paese; questi vi eressero una chiesa ed un convento, il quale diventò uno dei maggiori della Calabria ed in esso vi erano una farmacia ed un telaio meccanico in ferro per tessere la lana grezza. L'edificio sopravvisse sino al XX secolo e fino a pochi decenni fa vi era ancora qualche monaco, e la costruzione è tuttora visibile. Nel 1595 ricomparvero i turchi sulla marina di Catona: i locali furono sopraffatti e spogliati di tutte le loro imbarcazioni e coloro che cercarono di opporsi furono massacrati o fatti prigionieri. Altre incursioni a Reggio e territori circostanti furono tentate dal rinnegato Scipione Cicala. Dalla fine del XVI secolo sempre più fiumaresi cominciarono a spostarsi sulla costa, specialmente dopo la Battaglia di Lepanto del 1571, che aveva reso le coste italiane più sicure dagli assalti turchi. La marina così riprese ad avere vita, e si formarono i primi villaggi sul mare, come Cannitello. Nel 1582 era padrona del feudo donna Diana Carafa, quando questo fu acquistato da don Vincenzo Ruffo, principe di Scilla, per la somma di centomila ducati. I vari rami della famiglia Ruffo mantennero il feudo per i secoli successivi. A partire dal XVII secolo molti paesi della Signoria di Fiumara cominciarono a chiedere l'autonomia per le proprie parrocchie, ed i primi ad ottenerla furono San Roberto e Rosalì intorno al 1620. Lungo il XVIII secolo divennero parrocchie autonome pure Campo Calabro, Catona, Salìce, Cannitello, Fossa (l'attuale Villa San Giovanni) e tutti i paesini del circondario. E gli stessi paesi ottennero man mano anche l'autonomia amministrativa, alcuni già alla fine dello stesso secolo sotto i Borboni (come Villa nel 1797) con l'antico titolo di Università, altri all'inizio del XIX secolo sotto il dominio napoleonico, come San Roberto, Campo, Salìce, Rosalì e gli altri. Nel 1806 con decreto di Giuseppe Bonaparte furono definitivamente abolite tutte le amministrazioni feudali, e così dopo più di sei secoli di storia finiva la Signoria di Fiumara di Muro e delle motte vicine. L'ultimo feudatario fu Francesco Ruffo, fratello del cardinale Fabrizio Ruffo, poi Intendente di Reggio nel 1822. Attualmente a Fiumara tra le testimonianze storico-architettoniche spiccano maggiormente i ruderi del Castello Ruffo e la chiesa parrocchiale, che si trovano nel Rione denominato Terra. Il Borgo Terra prende vita e si sviluppa negli anni dentro le mura del castello medievale, che sorgeva sulla sommità della collina, attualmente occupata in gran parte dal cimitero. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=Qrg2B6MPGkE e https://www.youtube.com/watch?v=jTjqJbI467k (entrambi i video di Giuseppe Rizzo)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiumara_(Italia), https://www.emaze.com/@AQOLOQZQ

Foto: l'unica che ho trovato è presa da http://www.mondimedievali.net/Castelli/Calabria/reggiocalabria/fiumar01.jpg

martedì 23 luglio 2019

Il castello di martedì 23 luglio





CORCHIANO (VT) - Rocca Farnese

Fino al medioevo il comprensorio dell'Agro Falisco visse un periodo di tranquillità, ma quando i Barbari scesero verso Roma saccheggiando e devastando, Falerii, nonostante le sue 50 torri e le possenti mura perimetrali, era troppo vulnerabile per cui gli abitanti abbandonarono la città e si rifugiarono sui precedenti dirupi. La vecchia Fescennium venne quindi riabitata intorno al 1000, furono costruiti numerosi castelli ed il paese prese il nome di Hortiano, sotto la guida del capitano Ranieri di Farolfo. Altre famiglie si avvicendarono alla guida del paese tra cui i Di Vico. Il borgo e il Castello di Castiglione, passati nelle mani di Orso Orsini verso la fine del ‘200, furono gestiti dalla famiglia fino al 1472. Di nuovo tornarono nelle mani dei Farnese durante il pontificato di Paolo III, che lo donò a suo figlio Pier Luigi, che lo incluse nel Ducato di Castro. Fu questo il periodo più prospero per l'architettura corchianese. La permanenza della famiglia Farnese è stata fondamentale per lo sviluppo di Corchiano. Successivamente Corchiano passò alla Chiesa e ad altre signorie, venne occupata dalle truppe francesi nel 1798 per ritornare sotto la Camera Apostolica fino all'unità d'Italia, nel 1870. A testimonianza della presenza dei Farnese a Corchiano, nel centro storico si incontra spesso lo stemma con il giglio. Un esempio è la fontana farnesiana a cannelle, in piazza IV novembre. Come in ogni loro feudo i Farnese costruirono una nuova rocca che andò morendo nei secoli successivi alla distruzione di Castro nel 1649. Restaurata in maniera consistente, nel 1674, su commissione della Camera Apostolica, dall'architetto Giovanni Albino Augustone (A. Pampalone in A. Englen, F. Astolfi 2003, p. 415), la rocca è documentata da testimonianze fotografiche degli inizi del secolo XX ancora in discreto stato di conservazione. Successivamente cadde, tuttavia, in un progressivo degrado. Nel 1950 venne demolito il lato sud, mentre nel 1963 rovinò parte della lato nord. Il castello, fino ad allora abitato, ormai pericolante, venne definitivamente abbandonato e quasi completamente demolito nel 1979, per la costruzione di un belvedere e di un parcheggio, con la sola eccezione del rudere di un torrione, ancora oggi visibile nell’attuale piazza della Rocca, risalente al restauro farnesiano, come dimostra la tecnica muraria cinquecentesca, a blocchetti regolari di tufo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=5V0F-NyaPPM (video con drone di Mario Sciambi), https://www.youtube.com/watch?v=gA1R22MFulc (video di Vincenzo Bonanni)

Fonti: http://www.comune.corchiano.vt.it/secondario/35, https://izi.travel/en/1186-il-bastione-della-rocca-dei-farnese/it, https://www.inagrofalisco.it/in-agrofalisco/i-borghi/corchiano/fontana-farnese

Foto: la prima è presa da https://www.inagrofalisco.it/in-agrofalisco/i-borghi/corchiano/fontana-farnese, la seconda è di Guida Tuscia su https://i.pinimg.com/originals/bb/25/b3/bb25b3596d048e0829a7c480d495b9d8.jpg. Infine, la terza (una veduta antica della Rocca prima dell'abbattimento) è presa da https://izi.travel/en/1186-il-bastione-della-rocca-dei-farnese/it