giovedì 28 novembre 2019

Il castello di giovedì 28 novembre




CAMAIORE (LU) - Castello di Montecastrese

Montecastrese era un castello o villaggio fortificato posto nel Comune di Camaiore. I ruderi sono ancora oggi visibili sulla parte sommitale di un colle biconico posto di fronte all'abitato di Lombrici a circa 3 km di distanza dal centro di Camaiore. Il nome deriva dal toponimo latino castra, che significa "accampamento" o, come in questo caso, "fortilizio". Montecastrese è citato per la prima volta in una pergamena che si conserva nell'Archivio di Stato di Lucca risalente all'anno 1219 e risulta in quell'anno comproprietà dei nobili di Corvaia e Vallecchia. Un documento indiretto e i risultati emersi nei recenti scavi archeologici ci attestano l'esistenza di un primo nucleo abitato ai secoli X-XII. Montecastrese risulta essere stata la struttura incastellata più popolosa ed estesa del territorio versiliese. In quella fase l'abitato assunse definitivamente l'aspetto di borgo fortificato la cui parte sommitale, il cassero (circondato da mura), racchiudeva due torri di avvistamento, un dongione (torre ad uso residenziale) e un centinaio di abitazioni. Una seconda e più ampia cinta muraria, lunga circa 1 km, proteggeva il borgo, che comprendeva un centinaio di abitazioni e i resti di una chiesa dedicata a Santa Barbara. Il benessere del borgo era favorito dalla sua posizione strategica da cui era possibile controllare il territorio ed il tracciato viario sottostante, che collegava la valle di Camaiore con la Garfagnana e la Lombardia (via Lombarda). I signori del castello potevano quindi riscuotere il pedagium, una tassa sull'utilizzo delle infrastrutture di trasporto diffusa in tutta Europa. Nel 1219 Montecastrese venne spartito tra i possedimenti delle due famiglie nobili della Versilia, i da Corvaia e i da Vallecchia. Tra il 1223 ed il 1226 il castello fu conquistato dalla città di Lucca, che in quel periodo cercava di ottenere uno sbocco sul mare mettendo sotto assedio i castelli della Versilia, alleati della ghibellina Pisa. Le torri vennero abbattute. La torre a monte è definitivamente crollata qualche decennio fa a causa di un terremoto. Nei secoli successivi all'abbandono, su questo importante sito archeologico fu impiantato un esteso impianto olivicolo che in parte ne ha permesso la conservazione. Nel 1996, una prima campagna di scavi, diretta dal Prof. Fabio Redi, ha permesso di ritrovare i ruderi della chiesa di Santa Barbara e di una abitazione posta sul versante meridionale. Recenti scavi archeologici eseguiti dal Museo Civico Archeologico di Camaiore sotto la direzione di Gabriele Gattiglia hanno portato alla luce interessanti strutture poste in prossimità della Torre Nord. L'area delle fortificazioni, lungo tutto il crinale, dalla torre a mare a quella monte, secondo una distanza lineare di circa 250 metri, è stata oggetto nel 2015 di un completo rilievo digitale, condotto sulla base di una convenzione di ricerca tra Comune di Camaiore e Dipartimento di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze", Responsabile scientifico: prof. Giorgio Verdiani. I materiali derivati da questa recente campagna di rilievo possono essere osservati presso la specifica sala del Museo Civico Archeologico di Camaiore, presso Palazzo Tori-Massoni, Piazza Francigena, Camaiore, Lucca. La torre a monte era stata eretta nel XII secolo e occupava la zona più elevata dal castello, in precedenza occupata da capanne in legno altomedievali e da una prima struttura in pietra. Si trattava di una torre di avvistamento alta circa 12-15 m, quadrata e priva di aperture, ma dotata di una cisterna nel basamento. Una scala di legno retrattile, appoggiata ad una mensola di pietra, permetteva di raggiungerne la cima. La torre era racchiusa da una cinta muraria quadrangolare lunga circa 11 m per lato, con un vano stretto e lungo con probabile funzione di corpo di guardia e munito di doppio accesso. Nel 1225 circa, delle maestranze specializzate demolirono l'edificio, sostituendo le pietre del paramento della torre con pali di legno che venivano poi incendiati. Il venir meno del sostegno dei puntelli provocò il cedimento strutturale della torre e la sua caduta. Lo sperone di roccia a sud che domina la vallata di Camaiore fino al mare venne scelto per la costruzione di una torre e di un dongione (edificio residenziale). Da qui era possibile controllare i vicini castelli di Greppolungo e Pedona e il passaggio di uomini e merci lungo la Via Francigena da Camaiore verso Lucca. La torre, quadrangolare, venne costruita nel XII secolo, come la sua gemella torre a monte con la quale condivide le dimensioni (5,40 m di lato), la tecnica costruttiva e la funzione di avvistamento. Verso mare sono visibili i resti di una più ampia struttura rettangolare, probabilmente un dongione, una torre o piccolo palazzo abitato dal signore o da colui che amministrava il castello in sua vece. Altri link consigliati: https://www.lucca360.it/item/castello-medievale-di-montecastrese/ (per visita virtuale del sito), https://www.versiliatoday.it/2017/09/18/alla-scoperta-del-castello-medievale-montecastrese/, https://www.youtube.com/watch?v=nG1Ct1A75-o (video con drone di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=tJxZACQc4yY (video di Giorgio Verdiani), http://federicoimmagini.blogspot.com/2013/01/montecastrese.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecastrese, http://www.comune.camaiore.lu.it/it/sezioni-turismo-e-cultura/347-storia-di-camaiore/i-castelli/1026-i-ruderi-del-castello-di-montecastrese

Foto: la prima è presa da https://scholarworks.iu.edu/journals/index.php/sdh/article/view/23221/32555#figures, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/camaiormontec01.jpg

mercoledì 27 novembre 2019

Il castello di mercoledì 27 novembre




CAMERINO (MC) - Rocca Borgia

Chiamata anche Rocca Borgesca, è un imponente costruzione fatta erigere da Cesare Borgia su disegno di Ludovico Clodio nel 1503 per controllare la città dal versante sud-ovest. Si narra che Cesare Borgia la fece innalzare non a difesa della città ma per tenere in soggezione i cittadini nostalgici della dinastia varanesca, pare infatti che i suoi cannoni fossero rivolti verso il centro. La fortificazione fu quasi ultimata col lavoro di manuali convocati da molte città tra il maggio e l´agosto 1503, prolungando i muri di sostegno che cingevano già il convento di San Pietro in Muralto ed inglobandolo. Inizialmente la Rocca era divisa dalla città per mezzo di uno strapiombo e poteva essere raggiunta soltanto attraverso un audace ponte levatoio. L'avvallamento fu definitivamente riempito nel Seicento per volere di papa Clemente X Vescovo di Camerino. La pianta ha tracciato trapezoidale che delimita la piattaforma interna sul bordo di un precipizio; sui vertici ad est e ad ovest due torrioni cilindrici, su quello nord un grande mastio quadrangolare. I torrioni cilindrici e il possente mastio della rocca sono begli esempi di architettura militare del primo Rinascimento. La fortezza venne in seguito restaurata da Giovanni Maria Varano che, solo a un anno dall'aggressione del Valentino, era riuscito a riprendere la città di Camerino. Il Varano completò la rocca, mettendola in comunicazione sotterranea con il palazzo ducale e la armò: quarantadue bocche di fuoco in ferro e bronzo, codette e smerigli, archibugi, mortai, cannoni, serpentini.., e corrispondenti cavalli e soldati. Altri interventi furono effettuati da Guidobaldo della Rovere, quindi da Ottavio Farnese e più tardi dalla Stato Pontificio. Papa Clemente VII non trovò miglior custodia della Rocca dei Borgia per nascondere alle brame dei saraceni i preziosi tesori del santuario di Loreto, all'interno del mastio. Fino al 1852 fu lazzaretto; per prendere pietra, nel 1867, la rocca fu parzialmente smantellata insieme alla chiesa di San Pietro di Muralto e parte del convento che Giulio Cesare aveva fatto costruire nel 1480 per i minori, su un precedente monastero. Durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, la fortezza venne adibita a sede del comando nazista. Sulla spianata interna, sorge ancora parte della struttura del convento francescano di San Pietro in Muralto del 1300. L' ala rimasta del convento (ore sede di un caratteristico ristorante) ha due piani di sale a volta, ariose, rinascimentali, ove morì il beato Pietro da Mogliano, quasi librate sullo spalto con quel panorama sui Sibillini che mandava in visibilio Giulio Cesare. Sulla strada che varca le mura castellane in simmetria con la porta Malatesta, ad angolo, era la porta Della Rovere. Colmati i fossati, demoliti gli edifici interni e rimosse le merlature, la rocca si qualifica come superbo belvedere. Recentemente i giardini della Rocca Borgesca, realizzati nel 1924 integrando alberi piantati già nell´800, dopo un periodo di chiusura dovuto allo svolgimento di alcuni lavori di rifacimento, sono stati riaperti al pubblico. Al loro interno sono ospitati i busti di due illustri personaggi: il compositore Filippo Marchetti e il drammaturgo Ugo Betti. A causa del sisma 2016, la rocca risulta inagibile. Altri link suggeriti: http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca.aspx?ids=67892, https://www.youtube.com/watch?v=pe0pTxcKftE (video di Mario Perri), http://www.sistemamuseale-mc.it/?p=136, http://www.prolocounplimarche.com/2019/04/30/eventi-estivi-a-pievebovigliana-3-2-2-4-3-4-2-8-2-5-12-2-2-2-9-2-4/ (foto panoramica)

Fonti: https://www.turismo.marche.it/Guida/Architettura-e-paesaggio/Title/-Camerino-Rocca-Borgesca/IdPOI/8989/C/043007, https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Borgesca, https://www.provincia.mc.it/curiosita-cms/le-mura-e-la-torre-rocca-borgesca-di-camerino/

Foto: la prima è presa da https://www.provincia.mc.it/curiosita-cms/le-mura-e-la-torre-rocca-borgesca-di-camerino/, la seconda è una cartolina d'epoca in vendita sul sito Delcampe (https://www.delcampe.net/it/collezionismo/cartoline/italia/macerata/camerino-giardini-pubblici-e-rocca-borgesca-1969-875103541.html)

martedì 26 novembre 2019

Il castello di martedì 26 novembre




MAFALDA (CB) – Palazzo baronale (o Juliani)

Il primo insediamento di un gruppo consistente di persone si fa risalire al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo in corrispondenza del sito di Ripalda Vecchia (a pochi chilometri dall’attuale insediamento urbano); la prima menzione del centro sul catalogum baronum è del XII secolo, con la proprietà di Roberto De Rocca per conto di Ugone di Attone. Il centro antico di Ripalda fu proprietà del ducato di Spoleto e poi della contea di Termoli, finché non fu istituito il Contado di Molise. Nel XIV secolo il centro fu restaurato con mura aragonesi, perché inabitato e a rischio crollo. Leggenda vuole che la distruzione e il conseguente abbandono dell’antico centro di "Ripalda Vecchia" intorno alla metà del XV secolo, siano avvenuti a causa di un’invasione di formiche ma le ricostruzioni storiche inducono a reinterpretare questa inquietante eventualità a favore di una più realistica ipotesi: nel dicembre del 1456 si verificò, infatti, un violentissimo terremoto nel centro-sud Italia che distrusse centinaia di paesi e provocò circa 40.000 morti. Il drammatico evento andò ad aggiungersi alle frequenti scorribande dei Saraceni che infestavano la costa e alla malaria portata dall'isalubrità dell'aria nei pressi delle coltivazioni di riso. Da queste vicende consegue lo spostamento dell’insediamento nella posizione che tutt’oggi occupa. In età angioina il borgo fu feudo della famiglia D’Alitto di origine normanna. Non essendovi un documento che possa attestare l’epoca in cui questa famiglia fu titolare del luogo, si può solo supporre che essa ne fosse signora dalla seconda metà del secolo XIII alla prima metà del secolo successivo, ovvero nell’epoca di Carlo II e di Roberto D’Angiò. Nel 1457 Alfonso I d’Aragona concesse il feudo in decadenza e abbandono ad Andrea D’Evoli, signore feudale che seppe far rifiorire il paese anche chiamando gli slavi che fuggivano dalle invasioni turche a coltivarne i terreni inutilizzati; si ebbe, in questa fase, una notevole crescita demografica dovuto al notevole afflusso di “Schiavoni”, testimonianza del fatto che anche Mafalda come San Felice, Montemitro, Acquaviva Collecroce, ha origini slave, nonostante abbia repentinamente perso il contatto con tali origini a differenza degli altri paesi elencati. Il feudo di Ripalda, appartenuto come già detto a svariate famiglie di feudatari, venne acquistato da Alfonso Piscicelli nel 1637 dalla famiglia Caracciolo del ramo dei Celenza per poi essere nuovamente ceduto nel 1640 al principe di Santo Bono, Alfonso Caracciolo e passato in ultimo ai Coppola, duchi di Canzano verso la fine del Seicento; con l'eversione della feudalità il palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione che competeva al Signore di Ripalda, divenne proprietà dei signori Carile e infine degli eredi Juliani. In pieno centro storico gode ancora di una certa appariscenza il Palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione di prima e di seconda istanza, sia civile che penale, del barone (o più in generale del signore) di Ripalda: da questo luogo di "amministrazione", il suo potere si estendeva alla mastrodattia, alle gabelle, al mulino, alla lavorazione dei terreni, ai pascoli, alle vigne. Nonostante il feudo di Ripalda e il Palazzo siano passati di volta in volta nel corso dei secoli nelle mani di diversi signori feudatari (D'Alitto, D'Evoli, Piscicelli, Caracciolo, Coppola), si rileva l'esistenza di un unico documento, un apprezzo di circa 28.000 ducati presumibilmente compilato nella prima metà del Seicento al momento della vendita del feudo da parte della famiglia Caracciolo al Piscicelli, che elenca gli ambienti che componevano il palazzo e fornisce un quadro della vita al suo interno: "[...] un cortile interno, coverto e discoverto, le finestre tutte con inferriata, stalla per dodici cavalli ed altri animali, numerosi fondaci, cantine, gallinaro, dispense; vi è un salone, camere da letto, camino, comodità, una loggia posta su colonne di marmo, ponte rialzato, neviera. Il palazzo è privo di acqua, da attingere perciò alle fontane.". La pianta quadrangolare dell’edificio si sviluppa su due piani e si divide in numerose stanze. Il salone conserva il pavimento a losanghe nere e rosse e sono ancora visibili decorazioni a stucco e soffitti a padiglione. Il giardino del palazzo era chiamato “villetta”ed era di proprietà del Comune, oggi al suo posto vi è una strada. Il portale d'accesso all'immobile è ad arco a tutto sesto bugnato ed è affiancato da due finestre rettangolari. Il secondo piano presenta un'ampia terrazza con ai lati due piccoli oculi; il tetto, a doppio spiovente, presenta un oculo sulla sommità. Nell' immaginario popolare, alimentato dalla perdita dei disegni originali, si sono fatte strada negli anni alcune fantasiose congetture sulla struttura architettonica del Palazzo: la presenza sul lato nord di un profondo pozzo con canale di scolo sul fondo ha fatto ipotizzare l'esistenza di una via di fuga, un passaggio segreto; si racconta inoltre che al centro di una stanza all'interno del Palazzo vi sia un trabocchetto, ossia una botola posizionata al centro di una stanza con alla base delle lance e che, si racconta, servisse a far sparire personaggi indesiderati. Altri link suggeriti: https://lavocedimafalda.wordpress.com/2015/11/17/palazzo-ducale-o-casa-degli-spiriti/, https://www.youtube.com/watch?v=rkneB4xoo4A (video di Tele Mafalda)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_(Italia), http://www.morgana-lab.com/files/MAFALDA.pdf

Foto: la prima è presa da https://lavocedimafalda.wordpress.com/2015/12/17/prima-vittoria/, la seconda è presa da http://www.catalogo.beniculturali.it/sigecSSU_FE/mostraTutteLeSchede.action?numeroPagina=493&valoreRicerca=&countSize=12175&numElement=4834&nomeBread=Beni%20architettonici%20e%20paesaggistici&statoCosa1=00000000000003&statoCosa2=&statoDove1=&statoDove2=&statoQuando1=&statoChi1=&numeroComplessivoPagine=609&mostraSchede=true&contenitore=&flagFisicoGiuridico=0&stringBeneCategoria=

lunedì 25 novembre 2019

Il castello di lunedì 25 novembre



SALERNO - Torre Angellara

La torre è a pianta quadrata con cinque caditoie (buche utili a far cadere sul nemico liquidi infiammabili o pietre senza essere esposti al tiro nemico) per lato (lungo circa 17.50 m) e, diversamente dalla torre della Carnale, sorge tuttora isolata. Posta ad est di Salerno, appena un po' fuori dal centro abitato, in un contesto di periferia oggi destinato ad attività turistico-balneari, a meno di trecento metri dal mare, prende il suo nome dal luogo in cui si trova, che era denominato "Angellara", dal torrente Anguillerium che attraversa la zona e nel quale, probabilmente, si effettuava la pesca delle anguille. Questa torre non viene nominata nell'ordine di costruzione del 1563, ma sicuramente i lavori per la sua erezione furono iniziati nel 1569 e da quella data in essa risulta attivo anche il servizio di guardia del litorale. Ai primi dell'Ottocento, nella torre fu sistemato un posto telegrafico insieme con un posto di dogana, rimasto attivo fino al 1866, quando tale fortificazione fu messa in vendita con tutte le altre. Il posizionamento della torre era stato studiato ad arte per evitare ogni possibile via di accesso dalla piana di Mercatello, costringendo quindi l'invasore a spostare il proprio percorso di attacco più a sud, nell'area detta Migliaro. La Torre Angellara era, insieme con La Carnale e la Crestarella di Vietri sul Mare, la più imponente fra le opere di difesa contro i Turchi erette in provincia di Salerno. Le dimensioni, decisamente maggiori rispetto al progetto tipo degli ingegneri vicereali e la posizione strategica, posta sulla spiaggia ma vicino ad una campagna fertile, lasciano supporre che fosse una torre di tipo difensivo. Nel tempo la struttura non ha subito eccessive manipolazioni, tuttavia la garitta del terrazzo è stata sostituita ed ampliata per la realizzazione di nuovi ambienti, mentre nell'area esterna adiacente fu realizzata una masseria, poi abbattuta durante il ventennio fascista per far posto alla Colonia Marina. Attualmente sulla terrazza di avvistamento della torre, dal lato terra, tre ambienti comunicanti, ricordano la stessa composizione spaziale presente a coronamento della torre della Carnale, per cui si potrebbe ipotizzare che l'aggiunta di queste stanze nelle due torri sia avvenuta nello stesso periodo, probabilmente come parte di un unico intervento di ampliamento attuato agli inizi dell'Ottocento. La costruzione, dopo essere stata usata per molti anni come alloggio per alcuni militari, attualmente è abbandonata ed è stata di proprietà della Marina Militare di Napoli fino al 2014 quando, grazie alle nuove norme in merito al federalismo demaniale, è stata acquisita gratuitamente dal comune di Salerno. Nel 2016 è stata inserita nel progetto "Valore Paese" promosso dall'Agenzia del Demanio per la concessione di immobili inutilizzati a gestori privati e successivamente nel progetto "Cammini e Percorsi", ricevendo 8 offerte di concessione. A due livelli, con volte a botte girate entrambe nella stessa direzione, dal mare verso terra, fa eccezione alla prassi, ipotizzata per la tipologia delle torri vicereali napoletane, secondo la quale, nella maggior parte delle torri a pianta quadrata, le volte a copertura dei vari livelli venissero orientate ortogonalmente l'una all'altra allo scopo di una migliore distribuzione dei carichi sulla muratura perimetrale. Un terzo piano è costituito da una serie di vani intercomunicanti, posti lungo tutto il perimetro, tranne che per il lato rivolto verso il mare. Ciascuno di questi vani è coperto da volta a botte con soprastante tetto in legno. Anche in questo caso le mura sono massicce con spessori variabili da cm. 80 fino a cm. 110. Il coronamento è risolto con le caratteristiche troniere. La scala interna, a collegamento tra il primo piano e la copertura, è ricavata nello spessore della muratura. Al piano terra, illuminato da un unico vano finestra posto in alto e realizzato sezionando la volta a botte, probabilmente quando la torre fu adibita a residenza, si accede attraverso una stretta porta, anch'essa aperta forse nel XIX secolo. Internamente il piano terra non è intonacato e rivela una muratura in pietrame misto, con pavimento in battuto di terra mentre all'esterno l'edificio, completamente intonacato, lascia trasparire una struttura portante in tufo. Altro link suggerito: https://amalfinotizie.it/torre-angellara-salerno/, https://www.ottopagine.it/sa/video/attualita/5827/salerno-nuova-vita-per-torre-angellara.shtml (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Angellara , https://casea1euro.it/la-torre-angellara-sa-campania/, https://www.salernoturistica.it/monumenti/torreAngellara.htm

Foto: la prima è di Jack56 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Angellara#/media/File:Torre_angellara.jpg, la seconda è di claudio d su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187781-d13401177-Reviews-Torre_Angellara-Salerno_Amalfi_Coast_Province_of_Salerno_Campania.html#photos;aggregationId=&albumid=101&filter=7&ff=379930688

venerdì 22 novembre 2019

Il castello di venerdì 22 novembre




CAMPAGNATICO (GR) - Rocca Aldobrandeschi

E' un edificio situato in posizione dominante sull'intero abitato, sulla Valle dell'Ombrone e su tutto il territorio collinare circostante. Una prima fortificazione venne costruita nel corso del X secolo dagli Aldobrandeschi e, nel corso dei secoli successivi, vennero completati i lavori di incastellamento del borgo che ebbero termine nel XIII secolo con la realizzazione della rocca e della cinta muraria. Proprio nel corso del secolo iniziò inoltre a farsi sentire l'influenza senese che determinò una serie di conflitti che culminarono con l'uccisione di Omberto Aldobrandeschi, episodio ricordato anche da Dante Alighieri nella Commedia (Purgatorio, XI, 52-72). Tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo il luogo venne completamente assoggettato alla Repubblica di Siena. Dopo alcuni danneggiamenti subiti dalla rocca e dalla cinta muraria tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XV secolo, l'intero complesso fortificato fu completamente ristrutturato utilizzando i materiali di recupero in pietra. A metà Cinquecento, con la definitiva caduta di Siena, Campagnatico e la sua rocca entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nei secoli successivi la rocca ha subito alcuni interventi di ristrutturazione e rimaneggiamento che hanno modificato in parte il suo aspetto originario. Il complesso è costituito da una torre a sezione quadrangolare, con un imponente basamento a scarpa. Le pareti sono completamente rivestite in pietra, con alcune finestre che si aprono ad altezze diverse; su un lato, la torre è addossata ad un'alta cortina muraria che rende il complesso ancora più possente. Attorno alla torre si trovano alcuni edifici in pietra, originariamente facenti parte del complesso, che hanno subito alcune modifiche nei secoli scorsi. Si dice che dalla rocca parta un tunnel sotterraneo che la colleghi direttamente a Siena. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=05hcJWqpz1o (video di Maremma di Mauro Sclano), https://www.wikiwand.com/it/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico), http://www.travelingintuscany.com/italiaans/campagnatico.htm, http://www.panterasmus.eu/it/luoghi-e-percorsi-nel-territorio/i-luoghi/campagnatico/il-paese-di-campagnatico/

Foto: la prima è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico)#/media/File:CampagnaticoRocca1.JPG, la seconda è presa da http://insidemaremma.blogspot.com/2014/09/campagnatico-la-rocca-aldobrandesca.html

giovedì 21 novembre 2019

Il castello di giovedì 21 novembre



PIETRALUNGA (PG) - Rocca longobarda

Distrutta durante le invasioni barbariche, Pietralunga venne riedificata tra il VI secolo e l'VIII secolo d.C. sull'odierno colle assumendo il nome di Plebs Tuphiae. A questo periodo risalgono la costruzione della Pieve di Santa Maria e l'edificazione della Rocca longobarda pentagonale. Con l'andare del tempo il territorio pietralunghese divenne una terra popolata e florida ed il nome della città venne mutato in Pratalonga (Leonardo in volgare la chiamava PRATOMAGNO) dai pingui ed estesi pascoli che la circondavano. Libero comune dall'XI secolo al XIV secolo, Pratalonga venne dotata degli strumenti del Catasto e degli Statuti. A questo periodo (11 settembre 1334) risale il miracolo della mannaja, strumento di morte conservato presso la Cattedrale di Lucca. Allo scadere del XIV secolo, per garantirsi incolumità e sicurezza, Pratalonga si sottomise a Città di Castello, divenendone parte integrante del territorio. La città maggiore vi inviava, semestralmente, un Capitano giusdicente con pieni poteri nell'amministrazione della cosa pubblica e della giustizia. Questo status politico-amministrativo perdurò sino al 1817, anno in cui Pratalonga, ormai italianizzata in Pietralunga, venne elevata al grado di Comune. Al centro della piazza principale si possono ammirare i resti della porta di accesso alla struttura difensiva, costruita in epoca longobarda intorno all'VIII secolo d.C., come sede gastaldale e avamposto militare e il torrione pentagonale di avvistamento e difesa comunemente chiamato Rocca. All'interno del fortilizio erano collocati: il cassero, il mastio, gli alloggi per le truppe, le cucine, le stalle e il pozzo per il rifornimento idrico. La struttura è stata più volte modificata nel corso dei secoli. Originariamente il piano di campagna del castello si trovava all'altezza della porta di ingresso. Il livello odierno è dovuto a scavi e rimozioni eseguiti nel volgere dei secoli. Altri link suggeriti: http://www.tguido.com/alta-valle-del-tevere/pietralunga/, https://www.youtube.com/watch?v=6GThTWshWZ8&feature=emb_logo (video di Giampaolo Pauselli), http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/02_alto_tevere/00005/index.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietralunga, http://pietralunga.infoaltaumbria.it/Scopri_la_Citta/In_Centro/LA_ROCCA_-_(Fortezza_militare).aspx

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/events/2707782842619426/?notif_t=event_calendar_create&notif_id=1574351847122261, la seconda è di antalpi-antalpi su https://it.wikipedia.org/wiki/Pietralunga#/media/File:Pietral2.jpg

mercoledì 20 novembre 2019

Il castello di mercoledì 20 novembre



CURINGA (CZ) - Torre di Lacconia

Nel periodo dell'occupazione gotica ed al tempo dei Longobardi, Lacconia subì successivamente, sotto il dominio dei Bizantini, frequenti incursioni saracene. In questi secoli, nel quadro di un fenomeno che interessa tutta la Calabria, a causa dell'impaludamento delle pianure, del diffondersi della malaria, dell'insicurezza delle coste, nuclei consistenti di abitanti si spostano sulla collina formando i primi borghi rurali (corìa) dai quali trae origine il centro abitato di Curinga. Lacconia rifiorì sotto i Normanni e sotto gli Svevi e addirittura, secondo lo storico Parisi, in questo periodo costituiva feudo a sé staccato dalla diachoria di Maida, sotto Giacomo, figlio di Ruggero Sanseverino.Sotto i re Normanni e l'imperatore svevo, nel territorio di Lacconia venne importata la coltivazione della canna da zucchero e in questo periodo, inoltre, cominciano ad espandersi le coltivazioni di agrumi e di gelsi. Si deve al re Carlo d'Angiò la conferma, in un primo momento, dell'autonomia di Lacconia che viene affidata a Giordano Sanfelice e in seguito aggregata al feudo di Maida con i casali di Curinga e Cortale sotto Egidio di Santoliceto. Nel 1331 il feudo di Maida passa a Goffredo Marzano e nel 1409 lo stesso feudo viene acquistato da Giovanni Caracciolo. Le lotte sanguinose tra Angioini e Aragonesi toccarono anche Curinga e Lacconia, anche se quest'ultima appariva, in quel periodo, in netta ripresa. Situata ad Acconia di Curinga, è una torre a base quadrata, risalente al XVI secolo, la cui base è tronco piramidale, avente lato di 10 metri. E' stata completamente svuotata all'interno, quindi priva di solai, presumibilmente per il recupero delle grossi travi in legno che sorreggevano i solai. La torre è posta all’interno, a 4 chilometri rispetto alla costa, ed è collocato all'interno di un giardino che a sua volta è cinto da lunghe stanze adibite alla lavorazione dell'olio. Il frantoio si compone di un ingegnoso meccanismo che muoveva, per ognuna delle quattro vasche, due coppie di ruote in granito (per un totale di 8 ruote), la spremitura, tramite una serie di incanalamenti, andava a riempire dei contenitori del volume di circa un metro cubo, rivestiti da pietre scistose. I contenitori sono disposti, lungo i quattro lati che circondano la torre. All'interno di queste stanze ormai la natura trionfa, con arbusti, alberi ed erbacce. Il sito mantiene ancora intatto una cultura contadina preindustriale. Il sito dovrebbe essere adibito ad area museale. La torre svolgeva il compito di preservare dalle incursioni una vasta area di grossa produzione agricola. L'area in cui è ubicata la torre è un luogo in cui vi sono diverse testimonianze storiche, dalle terme romane di Acconia (Castore e Polluce) al monastero di Sant’Elia vecchio a Curinga.

Fonti: https://www.comune.curinga.cz.it/web/cenni-storici, testo su https://www.facebook.com/media/set/?set=a.172971059544546&type=3,

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/torricostierecalabria/photos/a.172971059544546/172971179544534/?type=3&theater, la seconda è di Curinghese su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Curinga,_torre_normanna_di_Lacconia.jpg