mercoledì 2 marzo 2022

Il castello di mercoledì 2 marzo

 

                                       

MONTAGNA (BZ) - Castelfeder

Castelfeder è un castello in rovina risalente al XIII secolo che sorge su una collina tra i comuni di Ora, Egna e Montagna; il nome indica anche l'intera area turistica formata dai tre comuni oltre che i ruderi di fortificazioni risalenti a epoche diverse. Sulla collina di Castelfeder, infatti, si contano le fondamenta di oltre 160 edifici, di differente datazione tra loro. Questa sovrapposizione è certamente dovuta alla posizione strategica della collina, a ridosso di vie di comunicazione presenti fin dalla remota antichità. L'insediamento più antico pare risalire a epoca preistorica: un villaggio retico difeso da un'acropoli, di cui restano scarse testimonianze. Ai Reti si sostituirono poi i Romani, che costruirono una fortificazione, sopra la stazione di Endidae, che probabilmente sorgeva dove oggi c'è Villa, frazione di Egna. Nel VI secolo fu eretta una cappella dedicata a Santa Barbara, rimasta consacrata fino al 1800, poi andata in rovina. Nel XIII secolo (o forse prima) i signori di Enna (Enn) fecero qui costruire un castello: se ne ha notizia per la prima volta nel 1280, quando la famiglia lo vendette, dopo aver costruito la nuova dimora di famiglia, Castel d'Enna, a Montagna. Il castello era chiamato Castrum vetus, da cui tanto il nome tedesco (la "v" si pronuncia infatti "f") Castelfeder quanto l'italianizzazione in "Castel Vetere" ad opera di Ettore Tolomei. Riguardo la storia di Castelfeder, esistono numerosi leggende e racconti. I cosiddetti “Kuchelen” localizzati in cima alla collina, sono residui di una cerchia medievale. Lo scivolo di pietra sul cocuzzolo appartiene ad un antico culto di fertilità: Pietre consacrati da madre natura avevano la forza di regalare un figlio a donne infecondi. A causa della superficie liscia di questa pietra, si presume una forte credenza in questo culto. Castelfeder viene chiamata l’ “Arcadia del Tirolo”, un luogo mitico e mistico. Infatti, “Arcadia” è una regione storica dell’antica Grecia e una delle cinque unità periferiche del Peloponneso. Lì viveva, lontano dal mondo, un popolo di pastori in perfetta armonia con la natura, senza il peso delle costrizioni sociali e del lavoro faticoso. Tra i cimeli ritrovati a Castelfeder vi sono la tegola romana con il marchio della fornace AURESIS di Ora, orecchini e stili germanici risalenti al Primo Medioevo. Altri link suggeriti: https://youtu.be/WVP7iFa6f14 (video di Siebex Photos), https://www.youtube.com/watch?v=pkMLHzkO7B4 (video di Dolomiti nel Mondo)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelfeder, https://www.castelfeder.info/it/castelfeder/le-localita-di-villeggiatura/le-localita/collina-di-castelfeder.html#filter=r-fullyTranslatedLangus-&zc=15,11.29712,46.34308 (qui trovate alcuni video relativi al sito turistico), https://www.weinstrasse.com/it/cultura-e-territorio/natura-e-paesaggio/monumenti-naturali/castelfeder-castelvetere/, testo di Michele Tessadri su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/castelfeder.htm

Foto: la prima è presa da https://www.vivosuedtirol.com/it/castelli/castelfeder-ora/, la seconda (chiesa di Santa Barbara) è presa da https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/natura-e-paesaggio/malghe-ed-altipiani/castelvetere/

martedì 1 marzo 2022

Il castello di martedì 1 marzo

 


FRASCATI (RM) - Palazzo Vescovile (o Rocca)

Il Palazzo è sede della Diocesi Tuscolana, ed occupa il posto dov'era collocata originariamente la rocca attorno a cui si è sviluppato il nucleo abitato. Venne edificato insieme alle mura di cinta sotto il pontificato di Papa Pio II Piccolomini (1458-64) e completato, alla fine del XV secolo, dal cardinale Guglielmo d'Estouteville. Fu abitato da Lucrezia Borgia e da Lucrezia della Rovere. Nel 1471 venne donato ai Vescovi titolari della Diocesi Suburbicaria di Frascati dal Pontefice Paolo III Farnese, ma ufficialmente la concessione venne registrata solo nel ‘700 quando iniziarono i restauri diretti dal Cardinale duca di York. In quegli anni Taddeo Kuntz si occupò delle decorazioni interne del Palazzo. Il massiccio edificio rettangolare, costruito nella locale pietra sperone, è caratterizzato da due torri quadrate ed una circolare. All’interno un porticato sorretto da pilastri, delimita un cortile centrale. Per apprezzare il palazzo è bene ammirarne le fattezze su piazza Paolo III, aggirandolo successivamente a destra o a sinistra per arrivare nella sottostante piazza San Rocco, dove l'edificio è dotato di una scalinata a mezza luna in pietra sperone che qui è lasciata "nature", mentre il resto dell'edificio è tutto dipinto di bianco. All’interno custodisce alcune opere di Taddeo Kuntz. Altri link per approfondimento: https://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/frascati/PalazzoVescovile.htm, https://www.youtube.com/watch?v=_viOz3j70LU (video di il Mamilio Territorio)

Fonti: https://www.visitcastelliromani.it/guida/palazzo-vescovile/, testo di Cinzia d'Agostino su https://www.minube.it/posto-preferito/palazzo-vescovile-a3659298#, http://www.prolocofrascati.com/wp/itinerari-turistici/

Foto: entrambe scattate da me domenica 27 febbraio

lunedì 28 febbraio 2022

Il castello di lunedì 28 febbraio



TORGIANO (PG) - Rocca di Miralduolo 

Lungo la strada che collega Torgiano a Ponte San Giovanni si estende la frazione di Miralduolo; l'abitato, in anni recenti, si è sviluppato lungo l'asse viario, andando a sostituire l'antico insediamento a mezza collina comunemente denominato "Miralduolo alta". Uno studio filologico attribuisce l'origine del toponimo al vocabolo longobardo Mer-wald, mentre la tradizione locale lo collega invece a un episodio della sanguinosa guerra tra i nobiles e i borghesi perugini per il predominio sulla città di Perugia che vide affrontarsi in questa località, nel 1416, le truppe delle avverse fazioni di Braccio Baglioni e dei Raspanti; le terribili conseguenze di quello scontro avrebbero motivato l'esclamazione "mira il dolore!". Più attendibile invece un episodio bellico precedente: quello della rovinosa sconfitta subita dai perugini il 29 marzo 1367 ad opera della Compagnia Bianca, guidata da Giovanni Acuto e assoldata per l’occasione, dal Cardinale Albornoz, legato del papa. La battaglia, spesso ricordata nelle cronache cittadine proprio per la sua asprezza, oltre che per le tristi conseguenze che ne derivarono ed ebbe effettivamente luogo nell’area compresa tra Ponte San Giovanni, Miralduolo, Brufa e Collestrada. Il bilancio dello scontro fu infatti estremamente pesante per Perugia, che in un solo giorno lasciò sul campo di battaglia più di mille e cinquecento uomini e in mano al nemico un numero ancora maggiore di prigionieri. In una nota seicentesca che riporta lo scontro pare che i Perugini , vittime della violenza del Cardinale Egidio Albornoz, scrissero una lettera ad Avignone al Papa Innocenzo Sesto lamentando la perdita dei Castelli e delle numerose vite umane, al che il papa rispose: “De morte hominum dolemus, de recuperatione nostrarum Terrarum gaudemus“. Al di là delle diverse ricostruzioni, non prive di fascino, ma sostanzialmente leggendarie, che hanno circondato l’origine del nome, resta il fatto certo che la presenza di una “Villa S. Crucis et S. Ianis“, posta in stretta connessione con Miralduolo, è documentata fin dall’anno 1258; nei catasti perugini del Quattrocento è possibile rintracciare anche qualche riferimento esplicito al “castro Miraldaiolo“. Le ville di San Gianni e di Santa Croce, che negli antichi censimenti compaiono spesso accorpate, si trovavano rispettivamente in pianura, nelle immediate vicinanze dell’antico attraversamento del Tevere, e a mezza costa sulla sponda sinistra, lungo la strada che risalendo la collina prospicente il ponte di San Gianni, conduceva anticamente a Castel Grifone (Brufa). L’ampliamento e fortificazione di un primo nucleo posto sull’altura ora dominata dalla Chiesa di San Rocco sarebbe poi avvenuto successivamente ad opera degli abitanti di San Gianni e Santa Croce, i quali con ogni probabilità vi si trasferirono alla ricerca di un luogo più riparato e facilmente difendibile; di certo fino almeno alla seconda metà del Quattrocento la giurisdizione sul castello di Miralduolo spettò alla famiglia Baglioni, che in tale distretto disponeva di vari importanti possedimenti. Non è peregrino però ipotizzare che sul colle dove ora sono visibili i ruderi del cosiddetto castello di Miralduolo sia esistito un insediamento precedente, vista la posizione del colle; infatti nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesa di San Rocco, durante gli scavi sono venute alla luce pietre squadrate e lavorate di chiara origine romana, e la presenza di grotte, anche all’interno della struttura ecclesiastica, possono far supporre un’antropizzazione etrusca della zona.
Non dimentichiamo che al di là del Tevere a meno di un chilometro esisteva la consistente comunità etrusca della gens Volumnia, documentata sin dal VI-V secolo a.C. e che ha lasciato l’imponente Ipogeo omonimo in località Palazzone. Tutto questo per avviare un’ipotesi di identificazione che riguarda un castello del Contado Assisano che nel XIII secolo aveva un’estensione territoriale fino in prossimità delle sponde del Tevere; parliamo del Castello del Sasso dell’Eremita “Saxo Heremite” citato da Gemma Fortini e D. Otello Migliosi nella loro pubblicazione del 1970 in cui si parla di questo fortilizio citato dalle fonti e posizionato in una località non lontana da Brufa, sopra la valle detta dell’Eremita, costruito da Carsedonio, dopo la famosa battaglia di Collestrada contro Perugia, nel 1202, quando San Francesco fu fatto prigioniero insieme agli uomini liberi del Comune. Il castello era stato edificato come una sfida al dominio della ricca borghesia di Assisi, un baluardo eretto per affermare l’intesa mai venuta meno con la città di Perugia. La provocazione fu raccolta dai cittadini del Comune ed infatti nel 1209 essi decisero di impossessarsi del castello, imponendo a Carsedonio di venire a patti. Arbitro della questione risulta un certo Uguccione, che riuscì, nel limite stabilito degli otto giorni, di giungere ad una risoluzione, persuadendo Carsedonio a cedere il suo feudo, cioè lo scoglio con la torre, il palazzo e tutti gli armamenti difensivi. L’edificio fu occupato dagli assisani, con diritto di proprietà assoluta. Il castello è citato nel Codice Diplomatico del Comune di Perugia con atto del 2 di settembre del 1209 stilato con l’arbitrato di Uguccio di Guidaccio podestà di Perugia, insieme con Marangone console d’Assisi. Secondo Fortini il castello non esiste più, ma secondo la descrizione territoriale che ne viene fatta, il castello del Sasso Eremita va identificato proprio in questo rudere, poiché risponde a tutti i requisiti della descrizione e che poi sia diventato di Miralduolo ci può stare.La rilevanza di Miralduolo in passato era legata anche alle vicende costruttive di una rocca difensiva progettata in forma rettangolare con quattro torrioni circolari, che non venne mai ultimata; le magistrature perugine, infatti, ne decretarono in corso d'opera l'abbattimento (1936). Del castello rimane una vasta porzione delle mura perimetrali, un torrione malconcio e l’area della porta di accesso; doveva però esserci un’altra porzione di mura, ora scarsamente leggibile sul terreno, che si allungava nella parte ovest e inglobava l’attuale chiesa di San Rocco il cui campanile è costruito su una base di una vecchia torre di guardia. La conformazione del terreno è rocciosa e presenta delle cavità che potevano essere state utilizzate in passato da qualche eremita, perché ben si prestano a tale esigenza; una di queste grotte, ora parzialmente crollata faceva parte della canonica della chiesa ed era utilizzata dal parroco come cantina.

Fonti: https://www.turismotorgiano.it/ita/18/da-vedere-nei-dintorni/8/miralduolo/, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-miralduolo-o-di-sasso-eremita-miralduolo-di-torgiano-pg/

Foto: entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-miralduolo-o-di-sasso-eremita-miralduolo-di-torgiano-pg/

sabato 26 febbraio 2022

Il castello di sabato 26 febbraio



CASTELLAMMARE DEL GOLFO (TP) - Castello di Inici

Circa l'origine del castello sono due le ipotesi più accreditate: secondo lo storico Tummarello fu al centro della mitica città di Inico, un antichissimo insediamento di origine verosimilmente preromana, dalla quale trae il suo nome essendone stato il castello; lo storico Pietro Longo e molti altri sostengono invece che alle falde del Monte Inici, dove oggi sorge il castello, sia esistita l'antichissima città di Atala, fondata dal troiano Aceste in onore della moglie e adducono come prova il fatto che, ai loro tempi, lungo il confine tra il feudo di Inici e quello di Balata, nella parte sud-ovest "sotto il cosiddetto Beveratoio dei Parchi, si trovano rottami di tegoli, mattoni, avanzi di antiche fabbriche e anche alcuni zoccoli di colonne". Dopo la sua costruzione, avrebbe visto il susseguirsi di più proprietari. Col tempo, attorno alla torre del castello si sarebbe poi sviluppato il primo cortile; questa torre, nella quale fu ospitato Carlo V d'Asburgo nel 1535, si ipotizza sia stata edificata nell'anno mille, come si apprende da una delle lapidi del castello. La torre è crollata nel 1998. In epoca sveva troviamo un primo feudatario che, a detta del Barberi, sembra essere stato il dominus Nicoletto Asmundo, abitante in Calatafimi e falconiere dell'imperatore Federico II, il quale vendette il territorio con terre lavorative, selva e foresta denominato Inici (non si parla però né di un castello né di una torre) a Gilberto Abate, di Trapani, per la somma di 1750 tarì l'8 marzo 1234. A partire da questa data il territorio di Inici rimase alla famiglia Abate fino al 1349: il 13 gennaio di quell'anno moriva infatti Filippa De Milite, moglie di Nicola Abate, la quale aveva ereditato Inici il 5 febbraio 1348. Nel 1408 furono proprietari del territorio di Inici i Mannina; dopo il matrimonio tra Bartolomea Mannina e Giovanni Sanclemente, Inici passò ai Sanclemente, che ne diventarono baroni. Pertanto Inici divenne - insieme a Bayda ed Arcodaci - baronia feudale nel territorio sotto la giurisdizione di Monte San Giuliano. I cittadini di Erice avevano - in questi feudi - il diritto, spesso contrastato dai baroni, di legnagione e cacciagione. Ancora nel XVI secolo sembra che la doppia corte non vi fosse e che quindi la struttura si articolasse su un unico cortile e che tuttavia - come scrive lo storico ericino Antonio Cordici - a partire dal 1574 comprendesse una chiesa adiacente ad una torre verosimilmente risalente allo stesso periodo. In questo periodo il castello divenne luogo di sosta e ricovero dei viaggiatori in transito verso Trapani o verso Palermo. Prima notizia certa riguardante la torre di Inici si riferisce ad un episodio del XVI secolo. Nel 1535, dopo aver condotto con successo la conquista di Tunisi, Carlo V d'Asburgo passò da Inici, dove fu ospitato per una notte da Giovanni Sanclemente, suo compagno d'armi a Tunisi, e alloggiato in una stanza della torre, nella quale - in memoria dell'evento - si tenne pendente dalla parete il suo ritratto. L'imperatore passeggiò tra gli uliveti di quel feudo e si fermò all'ombra di un vecchio ulivo. Presso quell'albero sgorgava un ruscello, che venne chiamato in suo onore l'Acqua dell'Imperatore. Nel 1597, Donna Allegranza Sanclemente donò, insieme ad altre proprietà, il castello e il territorio di Inici ai Gesuiti. All'inizio del XVII secolo, dopo la morte della baronessa, avvenuta il 5 maggio del 1599, i Gesuiti presero possesso del castello e del feudo. Con il loro avvento, alla corte principale se ne affiancò una seconda sulla quale si affacciavano le stalle e nuovi magazzini; della struttura a doppia corte ne abbiamo notizia grazie alla carta di Samuel von Schmettau del 1720. Negli anni in cui Inici appartenne alla Compagnia di Gesù, tanto il castello quanto il feudo conobbero un periodo di prosperità; grazie alla scrupolosa amministrazione del Collegio di Trapani si registrò infatti un notevole sviluppo agricolo ed economico: i gesuiti resero questo vastissimo latifondo una delle aziende agricole più produttive della Sicilia. Dopo la cacciata dei Gesuiti nel novembre del 1767, il castello fu acquistato, insieme al ex-baronia, il 20 febbraio 1780 per la somma di 35000 onze da Giuseppe Pappalardo, prestanome del marchese Agostino Cardillo, figlio di un funzionario di Carlo III che era stato di recente nobilitato. Fino al 1870 il castello rimase ai Cardillo per passare poi agli Alliata. A questo periodo risalgono opere di rinnovamento e ampliamento che hanno interessato la corte interna. Ancora nel 1960 l'enorme complesso del castello risultava abitato; nel censimento del 1961 gli abitanti risultavano infatti essere una cinquantina e il castello, articolato com'è in due cortili, fungeva un po' da centro della contrada che, nel censimento dello stesso anno contava circa 400 abitanti. Nel castello erano l'ufficio postale, la caserma dei carabinieri e la scuola. Il terremoto del 1968 danneggiò molto gravemente l'intera struttura che negli anni successivi conobbe un periodo di crescente abbandono che portò, nel 1998, al crollo della torre medievale. Nella parte centrale del castello, adiacente alla torre che collega i due cortili, si trova una cappella (detta della Madonna della Mendola, datata al 1574). A partire dal XVII secolo tale cappella - insieme al castello ed a una porzione della baronia - passò al collegio dei Gesuiti di Trapani, che fu attento nell'adattarla ai canoni del sofisticato barocco siciliano, arricchendola di stucchi e affreschi: nel 1738 fu affidato al pittore trapanese Domenico La Bruna l'incarico di realizzare sulle pareti della cappella una serie di affreschi raffiguranti la vita dei Santi. Alcuni ambienti del castello con l’annessa cappella vennero utilizzati come luogo di ritiro e di ascesi religiosa, ed in tale senso risulta significativo il ciclo di immagini affrescato: non sembra infatti di essere dinanzi ad una semplice cappella destinata ad assolvere al diritto di messa per i contadini del feudo. Oggi questi affreschi sono conservati nella Chiesa Madre di Castellammare del Golfo. Il complesso architettonico del castello di Inici, che si configura nella tipologia tipica dei bagli, era circondato da mura con contrafforti e vi si accedeva dopo aver oltrepassato un ingresso con volta a botte e due archi in pietra calcarea, che immetteva in un doppio cortile, diviso da un muro sulla cui porta si leggeva la data 1635, nel quale era presente una fontana. Attualmente restano purtroppo solo i ruderi del castello, immersi nella natura, circondati da interminabili filari di vigneti. Altri link proposti:https://galante.tripod.com/initorre.html, https://www.youtube.com/watch?v=rxL1gx7UVKA (video di photoangelini.it), https://www.youtube.com/watch?v=pvjHjkdwavo (video di sergio di leo), https://www.youtube.com/watch?v=UZPA3i_hblM (video di Fabio e Laura)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Inici, https://www.vivasicilia.com/castello-di-inici/, https://www.castellammaredelgolfo.sicilia.it/cosa-vedere-castellammare-del-golfo/castello-monte-inici/, https://www.paesionline.it/italia/itinerari-ed-escursioni-castellammare_del_golfo/castello-dell-inici

Foto: la prima è di gegemangano su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Castello_Inici.jpg, la seconda è sempre di gegemangano su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Castello_di_Inici-cortile.jpg

mercoledì 23 febbraio 2022

Il castello di giovedì 24 febbraio



CASTELFRANCO EMILIA (MO) - Torrazzo e Rocca Magna in frazione Piumazzo

Nel sito corrispondente oggi al centro storico di Piumazzo, agli inizi del XIII secolo venne fondato Castrum Plumacium, entro le cui cerchia di mura sorse il borgo medievale. Simboli residui del borgo medievale sono alcuni monumenti, fra cui si distinguono il torrazzo e la Rocca Magna. Il torrazzo merlato, a pianta quadrata, è rivolto verso Bologna, con il portale d'accesso al borgo. La torre si sviluppa su tre piani, i solai sono realizzati con volte a botte (appaiono ancora originari), mentre i collegamenti verticali sono assicurati da un'unica scala (a sbalzo lungo i muri perimetrali); gli spessori dei muri della torre si riducono progressivamente dal basso verso 1'alto. I prospetti sembrano non più originari : le aperture risultano essere state, nel tempo, modificate o occluse. In origine la torre era munita anche di merlatura e doveva essere più alta. In seguito ad incendi e a distruzioni il castello di Piumazzo venne distrutto. Già a metà del XV secolo risultano essere stati effettuati solidi restauri: oggi questo monumento si presenta quasi integralmente ricostruito. Dal lato opposto del castello, a guardia dei confini col modenese era la torre della Rocca Magna: questa torre aveva funzioni di rocca o maschio e faceva parte del sistema difensivo del castello duecentesco. La torre è ben conservata e della rocca rimangono ancora i muraglioni delle fondamenta e dei sotterranei su cui sono collocate le prime case della via 25 Aprile. Per approfondire la storia di Piumazzo e del suo castello vi rimando a questi due link: http://www.piumazzo.it/Castello.html e https://www.academia.edu/23205620/IL_CASTELLO_DI_PIUMAZZO_STORIA_ED_EVOLUZIONE_COSTRUTTIVA_TRA_NOTIZIE_STORICHE_ED_EVIDENZE_STRUTTURALI

Fonti: http://www.piumazzo.it/frames.html, https://comune.castelfranco-emilia.mo.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=616&idArea=17077&idCat=17089&ID=17914&TipoElemento=categoria

Foto: la prima (relativa al Torrazzo) è di modenatesori su https://www.tourer.it/scheda?torre-di-piumazzo-piumazzo-castelfranco-emilia, la seconda (Rocca Magna) è di Andrea Baccolini su https://www.tourer.it/scheda?torre-della-rocca-magna-piumazzo-castelfranco-emilia

Il castello di mercoledì 23 febbraio

 


                                      

CASTEL D'ARIO (MN) -Castello

Per ben sette secoli (1082-1796) il paese fu feudo del vescovo di Trento anche se dal 1275 al 1708 venne continuamente sub-infeudato ai signori di Mantova, prima i Bonacolsi e poi i Gonzaga. Governato direttamente da Trento dopo la morte dell'ultimo Gonzaga (1708) e fino all'avvento di Napoleone, il paese entrò a far parte della provincia mantovana proprio sotto la dominazione francese e, come Mantova, fu poi retto dagli Austriaci fino al 1866, quando venne annesso al Regno d'Italia. Il patrimonio-simbolo del paese è il castello medievale, ricco di storia millenaria come attestano gli affreschi con gli stemmi scaligeri della seconda metà del Trecento al piano nobile del palazzo pretorio, l'unico edificio recentemente restaurato e utilizzato come luogo di rappresentanza e di spettacoli, oltre che sede della Biblioteca comunale e Sala Consigliare. Il professore Varanini, docente di storia medievale all’università di Verona, ha chiarito che gli stemmi non furono dipinti nell’Ottocento secondo una moda neomedievale, ma sono autentici siglati con la C di Cansignoro della Scala (1359-75). Il castello è un'antica roccaforte risalente al X secolo situata nel centro storico del paese, che conserva inalterato l'originario impianto urbanistico, oltre ad alcuni edifici e opere difensive, tra cui le cinque torri. Risulta essere uno dei principali castelli recintati medioevali a pianta pentagonale. La prima notizia certa relativa all’esistenza delle fortificazioni casteldariesi risale al 1273, quando i Bonacolsi acquisiscono la struttura dai veronesi Turrisendi. Il complesso di Castel D’Ario, infatti, fu parte, fino al secolo XIII, del sistema di difesa del confine veronese. Si tratta di un castello pensato come ricetto, funzionale al deposito dei prodotti agricoli e al rifugio in caso di bisogno. L’attuale struttura realizzata a partire dal secolo XII, in diverse fasi costruttive, si compone di due fortificazioni distinte: la rocca e il castello. La parte più antica sorge in corrispondenza del mastio che costituiva la parte centrale dell’originaria rocca, mentre, come ampliamento di questa struttura, si realizzò, nella seconda metà del secolo XIII, il recinto con le quattro torri perimetrali. Tra il 1357 e il 1377 si portò a compimento il Palazzo Pretorio, decorando tutto il piano nobile con gli stemmi degli Scaligeri, i signori veronesi che l’avevano in pegno in quel ventennio. Fu da sempre importante baluardo per le terre di confine per gli Scaligeri, i Bonacolsi e i Gonzaga. All'interno del castello sorge la Torre della Fame in cui, a metà Ottocento, furono trovati in essa alcuni scheletri. Qui vennero lasciati morire i quattro figli di Passerino Bonalcosi dal Gonzaga, che spodestò la dinastia al potere a Mantova, con la congiura del 16 agosto 1328, con l’aiuto degi scaligeri di Verona e uccise Passerino. Questi però, a sua volta, nella torre di Castel d’Ario aveva rinchiuso a morte in precedenza Francesco Pico della Mirandola e due suoi figli (1321). Una lapide sulla porta del castello ricorda questa vicenda. Il castello nel 1484 fu prigione anche per un Gonzaga, Evangelista, figlio naturale di Carlo, fratello di Ludovico, che aveva mire sgradite ai parenti (egli fu infatti accusato e poi scagionato di aver tramato una congiura contro il marchese Francesco II Gonzaga). Andò meglio a Taddea Cardinalina, detta così perché moglie del Cardinalino, ovvero il figlio del cardinale Francesco Gonzaga. Il marito l’avrebbe trovata a letto nientemeno che con il fratello Enea Forlani. Fu imprigionata nel castello, ma insieme alla figlia (e non nella torre) e dopo due anni liberata. Documentazione certa comprova che il noto architetto Luca Fancelli si occupò di lavori di restauro eseguiti tra il novembre 1478 ed il giugno 1484. Il castello, dopo il periodo austriaco, finì anche nelle mani di Napoleone, poi di nuovo all’Austria seguendo ormai il destino di Mantova. Oggi nell'antico recinto c’è un campo da tennis, eredità degli anni Sessanta quando fu un modo per dedicargli attenzione e cure. Fino alla meta del ‘700, la torre della rocca era affiancata da una torre laterale ad angolo detta torresino, ed era circondata da un muro di cinta merlato con fossato, da un terrapieno e da un ponte levatoio verso l’interno del castello. A mezzo metro da terra una porta in ferro introduce nel locale del mastio dove nel 1851 si ricavò la ghiacciaia comunale. La merlatura esistente in cima alle torri e lungo le cortine perimetrali, è stata demolita alla fine del secolo XVIII. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=gZY8_nwlZ0g (video con drone di FreeFly),https://www.youtube.com/watch?v=ovg-4ib5qjg e https://www.youtube.com/watch?v=Bz61RzOTxcw (entrambi i video di Bruno Umberto Spagna)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Castel_d%27Ario, https://www.comune.casteldario.mn.it/index.php/cenni-storici, https://web.archive.org/web/20180624010353/http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2012/06/29/news/il-castello-delle-vendette-dei-gonzaga-1.5338322,http://ecomuseomantova.it/luoghi-da-visitare/829/castello-e-rocca-di-castel-dario,https://catalogo.reggedeigonzaga.it/it/sirbec/nome=castello_di_castel_d_ario%7Cid=21%7Ctipo=MSCH_ARCH%7Ccomune=castel_d_ario

Foto: la prima è presa da http://ecomuseomantova.it/luoghi-da-visitare/829/castello-e-rocca-di-castel-dario, la seconda è una cartolina appartenente alla mia collezione

martedì 22 febbraio 2022

Il castello di martedì 22 febbraio

 


ROCCAFORZATA (TA) - Castello

E' il monumento più interessante di Roccaforzata, per la sua storia, per le leggende riferite alla presenza di fantasmi che lo hanno avviluppato e per la ristrutturazione intervenuta che ha consentito di restituirgli tutto il suo valore storico-architettonico. Nelle parti più alte del colle è situato il palazzo baronale ampio e massiccio. A pianta rettangolare, con la facciata rivolta a levante, l’edificio mostra esteriormente l’aspetto tipico della residenza feudale cinque-secentesca. Il portale monumentale archivoltato è a bughe sporgenti, le numerose stanze del piano terreno non hanno che solo qualche finestra sull’esterno; al contrario di quelle superiori illuminate da monofore rettangolari, sei delle quali si aprono sulla facciata. Gli ambienti sono distribuiti intorno ad un ampio atrio rettangolare cui si accede dal portale esterno tramite un profondo androne. I vari interni sono generalmente quadrati o, se rettangolari, formati da un accostamento di vani quadrati coperti a crociera o a crociera stellare, tipicamente cinquecentesca. Una particolare tecnica di grande interesse è costituita dalla volta di un grandissimo ambiente del piano superiore formato da un interessante innesto di una crociera stellare su cui si imposta una cupoletta rotonda a ciotola. Sicuramente una parte della residenza risale al 1407. Lo attesta il fatto che il feudatario di allora ospitò Ladislao d’Angiò Durazzo, re di Napoli, in occasione delle nozze di questi con Maria d’Enghien. Il matrimonio era stato in realtà una soluzione politica e diplomatica alla contesa fra i due futuri sposi, per il possesso del Principato di Taranto. Ben due infruttuosi assedi erano stati condotti contro la città dei due mari dal sovrano napoletano, infrantisi contro la strenua resistenza guidata da Maria, il cui comportamento venne paragonato a quello di Giovanna d’Arco. Le nozze furono successivamente celebrate nella cappella del Castello di Taranto. In seguito il Castello di Roccaforzata appartenne alla famiglia Delli Falconi, quindi i Chiurlia nel XVII secolo. Durante il XVI secolo furono effettuate alcune modifiche alla struttura originaria sino ad assumere l’aspetto di un palazzo residenziale a discapito di quello di una fortezza. Recentemente la residenza, per volere di Salvatore Pasanisi, l’attuale proprietario, è stata felicemente ristrutturata. I lavori hanno consentito di distinguere la struttura del ‘600 con blocchi di carparo squadrati da una ben più antica rocca o meglio torrione quadrato in pietrame, completamente incamiciata dalla successiva compagine. L’esame tecnico della torre ha confermato che la sua costruzione risale al periodo compreso fra il XIV e il XV secolo. Altri link per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=FWN5ETIMwQE (video di Luigi Di Giacomo), https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/taranto/roccaforzata.htm, https://www.elicriso.it/it/vecchi_siti_geologici/tagghjate_itinerario_turistico_2/

Fonti: http://www.comune.roccaforzata.ta.it/index.php/storia-e-galleria-immagini#aCastello, testo di Cosimo Enrico Marseglia su https://www.lavocedimaruggio.it/wp/fortezze-e-castelli-di-puglia-il-castello-di-roccaforzata.html

Foto: la prima è una cartolina in vendita sul sito https://www.delcampe.net, la seconda è una cartolina della mia collezione