mercoledì 11 maggio 2022

Il castello di mercoledì 11 maggio



MONTALCINO (SI) - Rocca di Montelifrè

Montelifrè, il cui nome è un'evoluzione di Monteranfredi, da Ranfredo, il fondatore di origini franche, sorse sulla strada che collegava Castelmuzio con Trequanda, importanti per le loro pievi, probabilmente sul luogo in cui già esisteva un castrum romano. La rocca, grande costruzione di forma triangolare con alte e spesse mura in pietra costruita, nella sua forma attuale, nel corso del XIII secolo, sorge sulla collina dagli inizi dell'anno 1000. Divenne possesso della nobile famiglia senese Scialenghi-Cacciaconti come la maggior parte dei castelli limitrofi. Dal 1213 la comunità locale fece atto di sottomissione al Comune di Siena e sedici capofamiglia del paese fecero giuramento. Le cronache riportano che nel 1217 era residente a Montelifré un podestà minore del Contado senese. La rocca fu nel 1289 occupata dai fuoriusciti senesi ghibellini e gravemente danneggiata dalla reazione dell'esercito di Siena. I Cacciaconti degli Scialenga, signori di Montisi e provenienti da Asciano, rimasero nel paese sino al 1328, quando fu comprato da Spinello della Consorteria dei Tolomei. La proprietà del maniero passò quindi alla famiglia Martinozzi di Montepulciano, che lo acquisì dai Tolomei ed altri feudatari della zona nel 1348, e ancora oggi i discendenti della stessa dinastia ne sono per oltre un terzo i proprietari. I Martinozzi determinarono, nel Quattrocento, la fine del comune di Montelifré. Essendo loro una famiglia filo-pontificia, il paese fu assediato e distrutto dalle truppe senesi nell'Aprile del 1527, in occasione dell'ultima guerra fra Firenze e la Repubblica di Siena. La fortezza, posta ai confini dei due territori, fu ancora una volta nido di cospiratori ai danni della Repubblica e rifugio di ribelli e fuorusciti. Le truppe senesi, approfittando di una momentanea vittoria su quelle fiorentine, dopo un lungo assedio, ottennero la resa della fortezza e ne minarono fin dalle fondamenta le mura, riducendola in ruderi. Questi da allora, grandiosi e in parte con ancora presente l'originario rivestimento in filaretto di pietra calcarea, sorgono sparsi sul crinale e sul versante nord-est del rilievo, sul lato opposto si è sviluppato il piccolo paese. Anche il paese era racchiuso da una cinta muraria esterna. Il borgo è attraversato da sud a nord dalla vecchia strada medievale, ai cui estremi si trovano due porte: all'ingresso sud vi è un arco settecentesco; a nord un arco medievale in pietra con antiporta. In prossimità della porta settecentesca si trova un piccolo parco, dove c'è un caratteristico pozzo in mattoni. Passata la porta settecentesca, vi è subito una diramazione della strada: a sinistra verso la porta nord mentre a destra si va verso i ruderi dell'antica rocca. Fra i due rami della strada una colonna dedicata al Beato Giovanni Martinozzi da Montepulciano, comunemente ricordata come "la Colonna". I ruderi della rocca sono una serie di mura in rovina realizzate con blocchi di pietra; il maggiore, che sovrasta una parte delle costruzioni di Montelifré è visibile anche da Montisi, è la cosiddetta "Muraglia" con grande foro al centro. A sinistra, invece, dirimpetto ai ruderi, vi è il palazzetto padronale che conserva, sul lato verso la valle, una torre trecentesca. Il borgo, le cui case sono state per la stragrande maggioranza ristrutturate, è attualmente (2012) abitato dalle famiglie dei diversi proprietari, discendenti dalla famiglia dei Martinozzi, che vi risiedono durante tutto l'anno, alcuni appartamenti sono stati adibiti ad uso turistico. Altri link proposti: http://www.archeospot.it/?q=it/node/54, http://www.lamiaterradisiena.it/I%20Castelli/Montelifr%C3%A9/castellodimontelifre.htm, https://www.youtube.com/watch?v=1AO8gOYPSIA (video di Alessandro Leri, dal minuto 1:37)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montelifr%C3%A9, https://castellitoscani.com/montelifre/, https://www.ledimoredelquartetto.eu/portfolio/castello-di-montelifre-san-giovanni-dasso-si/

Foto: la prima è presa da https://castellitoscani.com/montelifre/, la seconda è di Gabriele Ruffoli su https://www.facebook.com/photo?fbid=303138085318199&set=pcb.303138868651454

Il castello di martedì 10 maggio

 


TREVISO - Castello Romano

L’edificio fu costruito tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900 dai Romano (da cui prende anche il nome), una famiglia di impresari edili della marca trevigiana lungo il “Bastione poligonale” sul quale si può ammirare il “leone alato”, simbolo della Repubblica marinara di Venezia. L’intenzione di Fortunato Romano era di acquistare un edificio famoso nella Marca, Villa Margherita, ma non riuscì a vincere l’asta per cui alla fine decise di acquistare un terreno appena fuori dal centro di Treviso su cui sorgeva la casa di un contrabbandiere (a quel tempo la città di Treviso era diversa e per far entrare dei prodotti in città si pagava il dazio al portello del Sile, poco più avanti di dove ora sorge il castello. Il contrabbandiere, furbo come una volpe, risaliva il Sile con la merce fino alla sua casetta e da lì faceva entrare la mercanzia in città senza pagare il dazio), e vi costruì il palazzo dalle fattezze di castello seppur si tratta in realtà di una villa dominante Riviera Garibaldi, il Ponte Dante e il Portello Sile. Fortunato Romano, disegnò e progetto il castello mentre il figlio Antonio ne fu il reale costruttore. L’arredamento ed i pavimenti risalgono a inizio 900 e all’interno si possono ammirare gli affreschi del Molossi e le statue del Feltrin. Inoltre numerosi sono gli oggetti e le decorazioni di pregio presenti. Oggi il complesso del Castello è chiuso al pubblico in quanto di proprietà della famiglia Romano e costituisce un “balcone sulla città”. Altro link proposto: https://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2005/07/17/TA3PO_TA301.html

Fonti: https://www.camminando.travel/castelli/castello-romano-di-treviso, https://www.passeggiatetreviso.it/storie-leggende-trevigiane/51-la-storia-del-castello-di-treviso

Foto: la prima è presa da https://www.camminando.travel/castelli/castello-romano-di-treviso, la seconda è puna cartolina presa da www.delcampe.net

lunedì 9 maggio 2022

Il castello di lunedì 9 maggio



NOVARA - Castello in località Casalgiate

I primi documenti attestanti l'esistenza del castello risalgono al 20 giugno 1470, trattandosi di un atto con il quale i figli di Simone Avogadro ricevevano in eredità la proprietà paterna. Tuttavia, la sua prima costruzione sarebbe più antica, avendo notizie della distruzione da parte della Compagnia Bianca (soldataglie di ventura al servizio del Marchese del Monferrato) negli anni 1361-63 di una precedente struttura situata nello stesso luogo. Nel 1483 il castello venne ceduto da Galeazzo Maria Sforza a tale Luigi Terzaghi che a sua volta, solo un anno dopo lo cedette al nobile novarese Filippo Avogadro. Nel 1495, il castello fu al centro di importanti operazioni militari, quando l’esercito di Ludovico il Moro si accampò in zona per assediare i Francesi che occupavano Novara. Nel 1578 Giovanni Filippo Avogadro, dopo essere entrato in possesso del castello, iniziò la ristrutturazione dell’ala settentrionale facendone la propria residenza signorile. Il castello si presentava allora con due corpi di casa al pianterreno, con sopra due camere e un solaio, murate e coperte di coppi, confinanti con il fossato, il cortile e la torre settentrionale. In quest’ultima vi era una cantina e, nella parte superiore, una camera sormontata da due colombaie. Sulla destra del cortile, una casa con stalla, cucina e camera superiore, oltre a una costruzione che racchiudeva il torchio. Giovanni Filippo riorganizzò anche le proprietà terriere, iniziando la coltivazione del riso, allora ancora nella fase sperimentale. Nel 1583, mentre la ricchezza e il benessere del paese aumentavano, gli Avogadro concessero a Giovanni Maria Tondino la licenza di aprire una locanda sulla piazza del paese, con il diritto exercendi hospitium et vendendi panem, vinum et carnem. Altri interventi furono compiuti tra XVII e XVIII secolo, finalizzati alla gestione della coltivazione del riso; a tal scopo fu eretta una piccola costruzione con una ruota in ferro mossa dall’acqua del fossato che serviva un brillatoio per il riso. Nel 1695 il re di Spagna Carlo II creò conti i feudatari di Casalgiate. La proprietà appartenne alla famiglia degli Avogadro sino alla sua estinzione nel 1779. Francesco Avogadro, suo ultimo discendente lasciò il castello all’Ospedale Maggiore di Novara che ne ricavò al suo interno delle abitazioni civili da affittare. Negli anni 1943/45 parte dei sotterranei del castello vennero utilizzati come prigione militare. Dal Corriere di Novara degli anni sessanta del Novecento, sappiamo che il castello era allora tenuto particolarmente curato, che il fossato era stato in parte trasformato in un grazioso giardino e che il castello era completamente abitato. Il Castello purtroppo, a partire dal 1970, non è stato più abitato e lasciato in uno stato di profondo degrado. Solo nel 2018 è stato finalmente venduto ad un privato di Vercelli che all’inizio del 2019 ha incominciato a ristrutturalo. Sino a quando non è stato disboscato il terreno intorno al castello, la maggior parte degli autonomisti che transitavano da Casalgiate erano ignari dell'esistenza della costruzione. All’interno c’è ancora un mulino con la classica ruota ed un ascensore ad acqua perfettamente conservato che portava il riso dal piano terra al magazzino del primo piano dove veniva essiccato. Il castello sorge nelle campagne a ovest della città di Novara. Presenta una pianta a forma di quadrilatero irregolare con cortile interno è dotato di tre torri, di cui una, simulante un rivellino, è posta a protezione dell'entrata e dotata di due ponti levatoi, passo carraio e posterla pedonale, oggi non più presenti, di cui rimangono gli scassi dei bolzoni ancora perfettamente visibili. Tutta la struttura era circondata da un fossato, oggi quasi completamente interrato e in parte trasformato in giardino. L'ingresso è posto alla base di un torrione sul lato meridionale dove è visibile lo stemma della famiglia Avogadro. Tutto intorno si sviluppa il muro di cortina, sopra il quale corre il camminamento di guardia. La merlatura è costituita da una lunga serie di finestre ad arco ribassato, sulle quali poggia il tetto. Nella parte sottostante corre un motivo decorativo a “denti di sega”, aggettante dal muro. Sul lato meridionale, a sinistra del torrione d’ingresso, si aprono tre finestre a sesto acuto, incorniciate con decorazioni in cotto. A metà circa del lato occidentale si innalza una seconda torre, con piccole finestre ad arco ribassato, mentre una terza torre, disposta trasversalmente, rafforza il castello nell’angolo nord-orientale. Nel cortile interno, sul muro orientale è dipinta una meridiana che reca la data 1702; su quello settentrionale una scritta, probabilmente settecentesca, dice: "Casalgiatum 1361 / ab Alberto Stertio anglo dirutum / generali Iohannis marchionis Montisferrati / Simonini de Advocatis filii / adhuc possident / ex in strumento rogato a Lanfranchino de Capris / 1470 die 20 iunii.". La scritta fa riferimento alle devastazioni del territorio di Casalgiate operate dai mercenari inglesi della “Compagnia bianca” di Alberto Stertz nel corso della guerra tra il marchese Giovanni del Monferrato e Galeazzo II Visconti, allora signore di Novara. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=7al2gcGOv18 (video di Viaggiare & conoscere), https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Casalgiate.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Casalgiate, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-casalgiate, http://www.mondimedievali.net/castelli/piemonte/novara/provincia000.htm#casalgiat (a cura del Prof. Dorino Tuniz), https://www.facebook.com/raccontiamonovara/posts/2127411724186718/

Foto: la prima è di Alessandro Vecchi su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Casalgiate#/media/File:Novara_Casalgiate_Castello.jpg, la seconda è di Solaxaer 2016 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Casalgiate.htm

venerdì 6 maggio 2022

Il castello di venerdì 6 maggio




CAMOGLI (GE) - Torre Doria e Torretta in frazione San Fruttuoso

Fu eretta nell'anno 1562 lungo la strada che conduce dall'Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte al borgo dei pescatori ed è dedicata all’ammiraglio Andrea Doria (Oneglia, 30 novembre 1466 – Genova, 25 novembre 1560) che si impegnò a realizzarla nel momento in cui ricevette nel 1551 il giuspatronato su San Fruttuoso da parte del papa Giulio III. Morendo egli nel 1560, la torre fu costruita dai figli Giovanni, Pagano ed Andrea che a lui la dedicarono per difendere San Fruttuoso e la sorgente d'acqua usata dai monaci contro le incursioni barbariche. Fu dotata d'artiglieria pesante e leggera,come tre cannoni in bronzo,un bombardiere, trentatrè moschetti e archibugi. Sulle due facciate vi sono due stemmi della Famiglia Doria (l'aquila imperiale), mentre vi sono decorazioni sulle cornici e sulle mensole. Nel XII secolo cambiò aspetto grazie ad Oreste Spinola, abate, che fece realizzare un nuovo tetto. Nei secoli seguenti, dismesso ormai l'uso difensivo, la Torre divenne abitazione di famiglie di pescatori. Un'aula fu adibita a scuola elementare multiclasse per i bambini di San Fruttuoso. Nel 2019, ormai vuota, divenuta nel frattempo di proprietà del Fondo Ambiente Italiano, venne restaurata (https://fondoambiente.it/news/a-san-fruttuoso-proseguono-i-restauri-della-torre-doria) ed aperta alle visite del pubblico. In questo video si può ammirare la torre (https://www.youtube.com/watch?v=ayREi3SWVXY, di FAIchannel)
-------------------------------------------------------
Costruita sullo sperone roccioso posto a ponente della baia, la Torretta fu fatta erigere dal Senato della Repubblica di Genova nel 1561. Costata 940 lire aveva una struttura troncopiramidale con due feritoie grandi e due piccole. Poteva ospitare fino ad 8 militari ed era dotata di due smerigli (cannoni di piccolo calibro). Per approfondimenti suggerisco questo link: http://www.parcoportofino.com/parcodiportofino/resources/cms/documents/articolo_torretta.pdf

Fonti: http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Camogli/Torre_Doria, https://www.icastelli.it/it/liguria/genova/camogli/torre-doria-di-s-fruttuoso-camogli,https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_San_Fruttuoso,http://www.agenziabozzo.it/camogli_ieri/CAMOGLI_ANTICA_web_2/Camogli_Foto_Antiche_3670_San_Fruttuoso_Torre_Doria_1904.htm

Foto: la prima è presa da https://www.visititaly.it/info/953818-torre-doria-camogli.aspx, la seconda è di Pratointheworld su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Camogli_-_San_Fruttuoso_-_Torre_Doria_a.jpg. Infine la terza (Torretta) è presa da http://www.parcoportofino.com/parcodiportofino/it/eventdetail.page?contentId=EVN8136#.YnUzq5JBx9M

giovedì 5 maggio 2022

Il castello di giovedì 5 maggio

 

                                        

CAMPI SALENTINA (LE) - Castello Hohenstaufen (o palazzo Marchesale)

Nell'XI secolo con la conquista normanna, Campi entrò a far parte della contea di Lecce e nel XII secolo divenne sede della diocesi, dopo che Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia, fece dono della città al vescovo di Lecce. Dopo l'epoca normanna, Campi passò sotto il dominio degli Svevi e nel 1220 l'imperatore Federico II vi fece costruire un castello che scelse come residenza estiva, insieme al notaio Pier della Vigna. I primi signori di Campi furono i Capece: nel 1272 governava la città Giovanni, cui successe il figlio Pietro. Nel 1351 Raffaele Maremonti ebbe l'investitura del feudo da parte dei monaci basiliani e nel 1404 la città fu donata a Carlo, divenutone barone e rimase fino al 1522 sotto la guida della famiglia, passando poi al governo di Ferrante I, capostipite della famiglia Paladini e cugino di Giovanna Maremonti, figlia di Bellisario. L'antico castello federiciano, divenuto dimora dei Maremonti, fu interessato da opere di rifacimento in stile tardo-gotico e successivamente da modifiche di gusto rinascimentale. Questo fu un periodo di grande crescita per la città che con Bellisario raggiunse il massimo sviluppo, soprattutto artistico e culturale, avvenuto in epoca medievale. Per quasi un secolo Campi rimase sotto la baronia Paladini, fino al governo dei figli di Ferrante II, Muzio e Maria. Nel 1625 Maria Paladini, unica erede della famiglia e vedova del barone Emilio Guarini, con il quale aveva dato avvio ad un ulteriore fase di fermento per la città, con l'istituzione di conventi (francescani e carmelitani), l'erezione di varie chiese e i primi interventi di rifacimento architettonico e decorativo della collegiata Santa Maria delle Grazie, sposò Giovanni Enriquez, reggente del supremo consiglio di Madrid nel Regno di Napoli. Sotto la sua dinastia la città venne elevata a Marchesato, con Regio Decreto del 1627 di Filippo IV di Spagna e in questa occasione il castello fu trasformato in palazzo marchesale con architetture esterne e apparati interni di elegante gusto barocco. Fu per volontà di Giovanni (una sua lettera fu inviata il 6 novembre 1628 direttamente a san Giuseppe Calasanzio) che il 24 marzo 1629 venne fondato a Campi il convento degli Scolopi, con l'adiacente biblioteca e vi fu istituita una sede delle Scuole Pie: la prima scuola aperta al popolo in Puglia. Il marchesato Paladini-Enriquez e la seconda fase artistico-culturale di Campi, furono caratterizzate anche da importanti committenze: celebri le richieste di opere, per la collezione di famiglia, a grandi pittori dell'ambito artistico napoletano del tempo tra i quali, Jusepe de Ribera e Agostino Beltrano. Questo periodo storico fu il più fiorente per la città e ne segnò profondamente la storia, conferendole notevole prestigio. Altri importanti mecenati, nella Campi tra sei e settecento, furono la nobildonna Cecilia Capece Minutolo, moglie di Giovanni II Enriquez e il figlio, cardinale Enrico, che continuarono l'opera culturale e artistica intrapresa dai Maremonti e proseguita con i Paladini, in particolare fornendo di sontuosi apparati la chiesa maggiore e gli istituti religiosi e culturali presenti in città, sostenuti fortemente dai marchesi. In questo periodo anche altre famiglie nobili della città, Magi, Maddalo, Perrone, Tornatola, contribuirono, al fermento esistente a Campi, con finanziamenti e committenze e la costruzione di nuovi palazzi cittadini e di ville suburbane. Teresa, unica erede Enriquez, sposò Giovanni Filomarino, ma alla sua morte il marchesato si costituì in Comune ed entrò a far parte del regno borbonico, fino all'arrivo di Garibaldi. Campi fu sede di una significativa attività antiborbonica e di sostegno a Napoleone Bonaparte, che scatenò, con il ritorno a Napoli di Ferdinando IV di Borbone, una dura politica di repressione da parte della corona. Si rimisero in funzione le antiche forche di via Taranto, nella località ancora oggi detta "Le Furche". Nel 1788 con un decreto, il re Ferdinando IV stabilì che fossero fissati i prezzi dei cereali e del vino a Campi, dove già dal 1747, sempre per volontà del sovrano, si teneva un'importante fiera dei cereali e del bestiame. Lo stemma di Campi raffigura un covone, simbolo di quella fertilità e quell'abbondanza di grano che ne hanno fatto Il granaio di Terra d'Otranto. Le origini leggendarie del castello risalgono ai tempi degli Hohenstaufen, quando l'imperatore Federico II di Svevia, si narra, scelse il feudo di Campi Salentina per trascorrere le vacanze estive. II castello, successivamente abitato dalle famiglie feudatarie di Campi, divenne con gli Enriquez Palazzo Marchesale. Nel corso dei secoli il complesso ha subito numerosi interventi e modifiche sino al XlX secolo, tuttavia conserva intatta la facciata ed il portale d'ingresso bugnato sormontato dallo stemma delle famiglie Paladini ed Enriquez. Ubicata nel nucleo antico, la struttura ha una pianta all’incirca quadrangolare con la facciata principale tripartita. Versa in uno stato di conservazione discreto; è annesso un oratorio dedicato a S. Maria delle Grazie, edificato nel secolo XVII. Il palazzo oggi è proprietà privata e non è visitabile all’interno. Altro link suggerito: http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97569 (visita virtuale)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Campi_Salentina, https://www.comune.campi-salentina.le.it/vivere-il-comune/territorio/da-visitare/item/palazzo-marchesale?category_id=10676, testo di Cosimo Enrico Marseglia su https://www.lavocedimaruggio.it/wp/fortezze-e-castelli-di-puglia-il-palazzo-marchesale-di-campi-salentina.html, http://www.salentonline.it/monumenti/dettagli.php?id_elemento=1252, https://www.wikiwand.com/it/Paladini_(famiglia)

Foto: la prima è di Lupiae su https://it.wikipedia.org/wiki/Paladini_(famiglia)#/media/File:Campi_Palazzo_Marchesale.jpg, la seconda è presa da https://www.lavocedimaruggio.it/wp/fortezze-e-castelli-di-puglia-il-palazzo-marchesale-di-campi-salentina.html

martedì 3 maggio 2022

Il castello di mercoledì 4 maggio


 
CASTELFRANCO EMILIA (MO) - Castello Malvasia di Panzano

Pur essendo di probabile origine romana e sviluppatosi in epoca barbarica, le prime documentazioni del Castello di Panzano risalgono al 939 d.c. Nel 1100 Panzano entrò nell'orbita d'influenza modenese. Nel 1248 il castello venne devastato dai Bolognesi. Nel 1310 i Bolognesi se ne impossessarono e tranne che per il periodo dal 1362 al 1397, il castello diventò parte importante del sistema di difesa bolognese verso il territorio di Modena, tanto che nel 1359 arrivò ad ospitare ben 400 soldati. Nel 1443 subì il saccheggio con incendio ad opera delle truppe del capitano di ventura Luigi Dal Verme al soldo dei Visconti, impegnati a riconquistare Bologna. Nel 1449 subì gravi danni ad opera di Astorre da Faenza, comandante di un gruppo di fuoriusciti bolognesi partiti da Modena. Nella seconda metà del 1400, con l'avvento dei Bentivoglio, che imposero la loro signoria alla città di Bologna, il castello di Panzano potè godere di un periodo di relativa tranquillità. Nel 1496, Napoleone Malvasia comprò il castello per la cifra di 3200 lire ed iniziò ad apportare migliorie strutturali intese ad agevolare lo sfruttamento agricolo del luogo. Il Castello restò di proprietà della famiglia fino al 1867, quando la presenza dei Malvasia a Panzano si concluse. Il palazzo passò per testamento alla famiglia Frosini per avere Eleonora, sua figlia, sposato il marchese Alessandro di quella casata. Dopo poco più di un decennio l'immobile fu venduto ai Larco di Genova che lo alienarono al marchese Giuseppe Negrotto, marito di Francesca Larco. Fu questi assiduo inquilino del castello fino al 1909 e si occupò non solo della tenuta agricola, ma rivolse la propria attenzione soprattutto al palazzo. Fece decorare di nuovo le sale in cui abitualmente risiedeva, specie il salone a piano terreno, vicino alla cucina, dove tuttora si ammirano sul soffitto alcune immagini a soggetto marinaresco, fra le quali si riconosce la lanterna, che simboleggia la sua città di origine. Dai Negrotto la tenuta passò al cavalier Giovanni Lombardini e da questi, nel 1917, a Giovanni Orlandini, che ne fu proprietario per lunghi anni contraddistinti da pesante incuria verso il palazzo e dai danni conseguenti al secondo conflitto mondiale. Dal 1972 la proprietà passò a Mario Righini che, oltre a pesanti lavori di restauro, arricchì il Castello con una delle collezioni di auto d'epoca più prestigiose d'Italia, sistemata nello spazio destinato un tempo ad ambienti di servizio (https://www.righiniauto.it/). Immerso in un ambiente di classico sapore agreste, il Castello di Panzano si inserisce armoniosamente nel paesaggio padano, caratterizzato com’è da un accentuato andamento orizzontale che richiama le linee della pianura circostante. Unici elementi verticali le torri, che si innalzano poderose e ben disegnate a interrompere il piatto profilo lineare. L’aspetto attuale dell’edificio risale alla fine del Cinquecento, se si escludono alcune modifiche e aggiunte (comunque non sostanziali) operate successivamente. Nel XVI secolo, infatti, la potente famiglia dei Malvasia di Bologna riedificò sul luogo di antichi precedenti insediamenti medievali il proprio Castello, nato ad uso di residenza per villeggiatura e corte agricola. Nello specifico fu Innocenzo Malvasia che volle richiamarsi stilisticamente alle numerose costruzioni fiorite in Epoca Rinascimentale nel territorio padano, che testimoniano la famosa evoluzione dal castello alla villa. Innocenzo provvide innanzitutto a ristrutturare l'area, rettificando il corso del canal Torbido che da allora scorre a est delle mura e portando il mulino, dapprima all'interno del castello nel secondo cortile, nell'attuale posizione sul lato meridionale. Chiamato poi a Roma per disimpegnare i suoi doveri di ecclesiastico, il prelato dopo il 1600 fece soltanto sporadiche apparizioni a Panzano e affidò la ristrutturazione del castello alla sorella Isabella. La prima a essere conclusa fu la porzione abitativa padronale dalla parte del canal Torbido, a cui fece seguito la realizzazione di una torre, presumibilmente quella posta a sud, terminata nel 1612. La fase essenziale della struttura poteva dirsi invece conclusa fin dal 1609, anche se i lavori procedevano ancora quando, alla morte di monsignor Innocenzo, avvenuta proprio nel 1612, gli subentrò il fratello Ercole che diede nuovo impulso alla fabbrica con l'esecuzione delle opere di decorazione interna, in particolare quella della cappella in cui volle fosse ritratto il fratello Innocenzo. La morte, che lo colse nel 1619, pose il suggello alla prima fase di conversione dell'immobile che, posta in essere da Napoleone seniore, da monsignor Innocenzo e dal fratello Ercole, venne poi conclusa definitivamente dal figlio di quest'ultimo, il marchese Cornelio. Generale dell'artiglieria estense, Cornelio Malvasia amò soggiornare lungamente a Panzano e dopo la morte di Alfonso IV d'Este vi prese stabile dimora. Appassionato di astronomia, intorno al 1650 fece costruire un munito osservatorio proprio nella torre centrale del castello; e qui compirono le loro osservazioni alcuni dei più illustri astronomi del tempo, fra i quali Gian Domenico Cassini e Geminiano Montanari, già suoi compagni di studi. E anche il duca Francesco I, che si dilettava di astronomia, si recò spesso a Panzano per prendere parte alle attività e visionare gli strumenti di cui era dotata la specola: fu qui che nel 1652 assistette all'osservazione della cometa, apparsa poco prima del natale, e studiata dal Malvasia e dal Corsini con strumenti nuovi appositamente costruiti. Altra opera intrapresa da Cornelio fu l'edificio comprendente il convento, la chiesa, la sagrestia e le celle per i frati cappuccini, fatto erigere fra l'orto ed il giardino: e non di rado egli stesso si ritirava qui in preghiera e meditazione. Al termine dei lavori di trasformazione dell'antica struttura, di cui peraltro manteneva alcuni elementi fondamentali quali le torri, le merlature e le feritoie, era compiuto il nuovo assetto residenziale all'interno di una vasta azienda funzionale alla produttività agricola: era, come afferma il Capelli, una tipologia di transizione dall'architettura fortificata alla residenza nobiliare di campagna. Il palazzo-castello conservava alcune caratteristiche tipologiche di epoca feudale, ma rispecchiava anche i mutati intendimenti di una borghesia cittadina trasferitasi nel contado con precisi interessi legati all'attività agricola; ed essenziale alla sua conformazione risultava anche il canal Torbido presso cui il complesso aziendale era stato ricomposto. Le sue acque, oltre che alimentare le varie attività dell'azienda (mulino, frantoio, segheria, peschiera, cartiera), costituivano in alternativa un'importante via di comunicazione attraverso la quale le merci prodotte in loco raggiungevano Bomporto, e da qui Venezia. Dal 1735, si procedette infatti prima alla demolizione del torrazzo seicentesco fatto costruire da monsignor Innocenzo e quindi al rifacimento del prospetto che nel 1745 non era ancora completato. Il risultato dell'opera intrapresa è visibile in un'incisione settecentesca conservata presso la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio di Bologna, in cui si possono ammirare il rinnovato ingresso meridionale, la torre osservatorio centrale e quella a nord ancora scoperta. Cesare, del ramo bolognese dei Malvasia, provvide quindi a ricavare nuovi appartamenti con la sopraelevazione di un'ala della corte interna padronale, in cui furono ricavati lo splendido salone dirimpetto al giardino e tre stanze finemente decorate. Il figlio Giuseppe, a cui si deve la riedificazione della chiesa di Panzano nel 1787, completò la struttura castellana facendo costruire un nuovo corpo di fabbrica nella zona settentrionale che servì a congiungere il conventino di Cornelio alla corte padronale e da utilizzare quale stalla, fienile e depositi; nel 1775 fu infine interrata la peschiera realizzata nel XVI secolo. Impegnato soprattutto nelle vicende politiche bolognesi, il senatore Giuseppe utilizzò scarsamente la struttura edilizia di Panzano, tanto che durante la seconda metà del Settecento provvide a diverse affittanze, fra le quali è curioso ricordare quella concessa agli alunni del Collegio San Carlo di Modena che vi furono ospitati durante due villeggiature estive. Nessun altro consistente intervento si realizzò fino al 1867, quando, con la morte di Marc'Antonio, la presenza dei Malvasia a Panzano si concluse. Come detto, agli elementi tipici dell’architettura fortificata, come le imponenti torri dotate di merli e apparato a sporgere, si affiancarono così anche porticati e finestrature proprie di un’elegante dimora signorile. La torre centrale sulla facciata e l'elegante cortile d'onore ricordano le "delizie estensi" ferraresi. Oltre alla particolarità delle due torri merlate in passato impreziosite da affreschi (una del XVII secolo, l’altra del 1735 rifatta dal Conte Cesare Malvasia ma originariamente le torri erano tre. Quella “astronomica” crollò all'improvviso nell'estate del 1899, gravata dal peso dei sacchi di grano ivi immagazzinati; fu risparmiata miracolosamente la famiglia Negrotto, appena transitata in carrozza attraverso l'arco sottostante per recarsi al consueto appuntamento mattutino con la messa), è particolarmente interessante la tipologia d'insieme, che si caratterizza di due grandi corti: quella padronale posta a sud e quella adibita alle attività agricole dell'azienda posta a nord. Ortogonalmente si situa una terza corte nella quale trova luogo il convento degli Agostiniani. La cinta muraria, di forma irregolare semi rettangolare, è quasi totalmente integra, anche se in più punti il recinto ha subito abbattimenti parziali o totali. Delle due torri d'angolo superstiti, una funge da campanile della chiesa mentre su quella di sud est sono ancora visibili tracce dei beccatelli che sostenevano l'apparato a sporgere. Nonostante questo il cassero quadrato, integro nell'altezza originaria, svetta ancora dalla piazzetta del nucleo più antico, attraverso il quale si accede dall'unica porta originaria rimasta con bell'arco a tutto sesto. Da alcuni elementi sembra che questa porta fosse preceduta da un piccolo barbacane o altra difesa, oggi scomparsa. Ulteriori edifici conservano strutture medievali, soprattutto la casa torre che sorge di fronte al cassero, e altri che si affacciano sull'unica stradella presente dentro le mura. Tra le varie cose che si possono ammirare all’interno del castello vi sono gli splendidi apparati pittorico-decorativi: al piano nobile, campeggia nel salone un’importante pittura di Gian Giacomo Monti e Baldassarre Bianchi, celebri pittori impegnati in quegli stessi anni al servizio degli Estensi, che risale al XVII secolo. Interessante la cappellina completamente decorata dai pittori Lorenzo Pisanelli e Scipione Bagnacavallo, attivi dal 1609 al 1612: in essa sono riconoscibili i ritratti dei più illustri esponenti della famiglia Malvasia. Accanto al portone principale, balza all’occhio il meccanismo di funzionamento del vecchio mulino. Il mulino Malvasia, unitamente al mulino della Pieve, è tra i più antichi del territorio. La proprietà sta procedendo a una accurata ristrutturazione di tutto il complesso e consente la visita al Castello ma anche alle stanze del mulino, in cui sono conservate le macine ancora in buon stato. Ecco un video del castello e della collezione d'auto d'epoca che tuttora ospita:https://www.youtube.com/watch?v=CTLcYz5pZ3g&t=6s (di Emilia Romagna Tourism). Altro video con riprese effettuate da drone: https://www.youtube.com/watch?v=i0n9olSPlM4 (di Luca T.)

Fonti: https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_MO_CastelfrancoE_Panzano.htm, https://www.icastelli.it/it/emilia-romagna/modena/castelfranco-emilia/castello-di-panzano, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Malvasia

Foto: entrambe di Solaxart 2014 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_MO_CastelfrancoE_Panzano.htm

Il castello di martedì 3 maggio


    
                                       

ESANATOGLIA (MC) - Castello Malcavalca in frazione Palazzo

L'attuale toponimo, Esanatoglia, nacque nel 1862 dalla combinazione di Aesa e Anatolia, rimpiazzando il nome di Santa Anatolia (martire del III secolo d.C.), con cui era chiamato il castrum medioevale. Il primo documento noto riguardante Santa Anatolia risale al 1015, a proposito della fondazione del monastero di Sant'Angelo infra hostia da parte del conte Atto e sua moglie Berta. Il monastero divenne presto il più importante insediamento religioso della zona. La città fu governata dalla famiglia dei Malcavalca fino al 1211, anno in cui subentrarono gli Ottoni di Matelica. Tre anni dopo, e per tre secoli, la potente famiglia da Varano di Camerino governò sulla città. Sotto i Varano la città di Santa Anatolia mantenne una certa autonomia: la prima collezione di norme statutarie data 1324. La cittadella rimase immune da guerre e saccheggi per molto tempo; solo nel 1443 fu conquistata da Francesco I Sforza, aiutato dai matelicesi: il monastero di Sant'Angelo – con la sua famosa biblioteca – non fu salvato dalla devastazione. Nel 1502 il castrum divenne parte dello Stato della Chiesa. Racchiuso ancora oggi dalle mura castellane lambite dal fiume Esino, il borgo si dispone come una sorta di passerella che introduce all’asse viario principale, Corso Vittorio Emanuele, il quale, fino alla sommità della Pieve, è innestato di vie secondarie che portano ai rioni, ognuno con la propria piccola piazza. Vista dall’alto, Esanatoglia sembra vegliata dai sette campanili che ne percorrono il Corso da Porta Sant’Andrea alla parte alta, da dove si esce, attraverso Porta Panicale, verso l’incontaminata vallata di San Pietro. Per la sua forma allungata Esanatoglia era chiamata in passato “città filetta”. Oltre al Palazzo Varano, altri edifici testimoniano la storia del borgo. Sulla piazzetta Cavour prospettano, infatti due insigni palazzi: quello detto delle Milizie, fortificato nel XIV secolo e un tempo collegato alla rocca del castello con un camminamento; quello del Podestà, il cui pianoterra veniva utilizzato come mercato coperto. Dopo la meta del Quattrocento la presenza di maestri lombardi e stranieri nella zona e nel castrum, potrebbe non essere estranea alla tecnica muraria delle volte a crociera ed a botte o alle linee nitide degli edifici di Palazzo. Malgrado eventi calamitosi che colpirono la comunità (carestia nel 1590 e 92 terremoti nel Settecento, ancora carestie ed alluvioni), nel Breve di Clemente XIII (8 luglio 1766) Esanatoglia venne definita "terra cospicua". Palazzo, centro di interessi strategici ed economici nel passato, sede, già nel 1960 di una Azienda di Stato, oggi, nella parte abitativa e di proprietà privata, mentre il territorio circostante e di pertinenza della Regione Marche: il tempo ha ridato alla natura ed alle sue creature quanto l'uomo, da più di mille anni ha goduto e plasmato secondo la sua volontà e le sue esigenze; ma il Palazzo fortificato, le vie, gli edifici in pietra squadrata, la torre mozzata, le porte, meritano una ancora più completa lettura della loro storia. Il castello di Palazzo è un nucleo di poggio posto in una vallata dell'Appennino umbro-marchigiano, dove sfrutta un rilievo del fondo valle profondamente solcato dal torrente montano omonimo, affluente dell'Esino. Strategicamente il sito permette il controllo della tortuosa via che da Esanatoglia conduce a Fiuminata. Il castello, la cui costruzione risalirebbe al 1198, è stato oggetto dal 1997 di lavori di recupero finanziati con i fondi della ricostruzione post terremoto ed è tornato fruibile dal 2021. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=M-2VjGnTa1g (video di Giardinoweb),https://it-it.facebook.com/Esanatoglia/videos/esanatoglisiraccontacastello-malcavalca-nurnerosi-sono-gli-studi-circa-le-caratt/271904160326520/ (video),https://cuoredimarche.it/esperienze/palazzo-o-palazzo-malcavalca/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Esanatoglia, https://borghipiubelliditalia.it/borgo/esanatoglia/#1521153098573-ceadd3bb-4824,http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/03_macerata/00048/index.htm,https://www.cronachemaceratesi.it/2021/07/11/il-castello-malcavalca-torna-a-nuova-vita-un-investimento-di-35-milioni-di-euro-dopo-il-sisma-del-1997/1545935/

Foto: la prima è presa da http://davarano.it/s-natoglia-esanatoglia/, la seconda è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/03_macerata/00048/index.htm