giovedì 1 dicembre 2016

Il castello di giovedì 1 dicembre






FRINCO (AT) - Castello

Il nome di Frinco ha origini germaniche (anticamente Freengo, Frengo o Fringo) e l'abitato nacque probabilmente nel IX secolo dopo l'invasione dei Franchi, anche se il borgo si consolidò nel 1100-1200. Il primo documento scritto che testimonia l'esistenza del paese risale al 18 aprile 1117, in cui, in una sorta di testamento, i coniugi Gerberga e Bongiovanni lasciarono all'episcopato di Asti alla loro morte le loro proprietà in Frinco. Nella chiesa parrocchiale Santa Maria di Frinco fu stilato un atto il 19 aprile 1227 fra il Comune di Asti, da cui Frinco dipendeva, ed il Marchese Bonifacio del Monferrato con argomento la guerra contro gli Alessandrini. Il castello viene invece citato per la prima volta in un documento del 10 agosto 1288, in un atto che sanciva i confini fra Calliano e Guadarabbio (abitato che sorgeva presso Castell'Alfero). Le origini della Signoria di Frinco non sono databili, ma presumibilmente risalgono all'inizio del XIII secolo; attorno al 1250 Frinco fu concesso alla potente famiglia di bancari dei Pelletta, già possessori di Cortanze, Cortazzone, Corsione e Soglio. Dall'inizio del XIV secolo gli stessi Pelletta cedettero gradualmente alla famiglia Turco, anch'essa con attività di banchieri, il controllo sul territorio frinchese, sino al 26 aprile 1342, data in cui Asti riconobbe la Signoria di Antonio e Turchetto Turco. Nel periodo delle lotte fra gli schieramenti opposti di Guelfi e Ghibellini, i Turco si schierarono con quest'ultimi. I ghibellini astigiani si riunirono in una coalizione denominata "de Castello" che comprendeva anche le famiglie nobili Guttuari ed Isnardi. Le lotte con i Guelfi per la supremazia sia sul territorio che sui commerci si protrassero per alcuni anni, sinché i de Castello, alleatisi coi marchesi del Monferrato e di Saluzzo, riuscirono a sconfiggere nel 1303 gli oppositori capeggiati dalla famiglia Solaro ed assunsero il comando della città di Asti. Ma i Guelfi si allearono a loro volta con Chieresi, Albesi e con Guglielmo di Mombello e nel 1304 riuscirono a cacciare dalla città i Ghibellini che si rifugiarono nei castelli delle proprie Signorie o degli alleati. Guglielmo di Mombello, nominato podestà di Asti il 1° gennaio 1305, continuò la caccia ai Ghibellini in provincia: tentò la presa anche del castello di Frinco, ma questo si dimostrò imprendibile ed attrezzato per lunghe resistenze al nemico; per rappresaglia furono distrutti il villaggio e le campagne circostanti. Stessa sorte si ebbe nel 1307 con il podestà di Asti, Bergadano, che nuovamente mise a ferro e fuoco il territorio frinchese; la cosa si ripetè anche nel 1308. Il 22 aprile 1311, nel castello di Frinco, Guglielmo Turco e gli altri Ghibellini si sottomisero a Guglielmo di Mombello, emissario di Filippo d'Acaja. Nel 1312 Guglielmo Isnardi, rappresentante dei de Castello, ottenne l'intervento delle forze imperiali del marchese Francesco di Cravesana dall'imperatore Enrico VII, per la cacciata dei Solaro da Asti. Proprio dal castello di Frinco le truppe ghibelline partirono per unirsi a quelle imperiali per tentare di conquistare Asti. Nel frattempo i Guelfi ottennero la protezione di Roberto d'Angiò e successivamente anche il ripensamento dell'imperatore Enrico VII. Nell'aprile 1312 i Ghibellini astigiani furono definitivamente sbaragliati e il 4 marzo 1314 Roberto d'Angiò divenne Signore di Asti, ponendo fine alla rebubblica astese. Nel 1355 Frinco venne assegnato al marchese del Monferrato Giovanni dall'imperatore Carlo IV e poi successivamente ceduto da Teodoro, marchese del Monferrato a Gian Galeazzo Visconti. Il 27 gennaio 1387, nel contratto di matrimonio fra Luigi d'Orleans e Valentina Visconti la dote di quest'ultima comprendeva anche Asti e 106 feudi, fra cui quello di Frinco. Sotto il dominio degli Orleans l'astigiano, reduce da un secolo di guerre, conobbe un periodo di ripresa. Purtroppo però i francesi vennero poi impegnati nella guerra contro l'Inghilterra e dovettero trascurare i propri possedimenti astigiani. Giovanni Turco, figlio naturale di Antonio, fondò in questo nuovo periodo oscuro, una compagnia di ventura che imperversava nei territori astigiani. Successivamente passò alle dipendenze di Gian Giacomo marchese del Monferrato in qualità di Capitano Generale delle sue truppe. Fu però catturato, processato ed impiccato il 19 dicembre 1430 a Moncalvo. Il figlio legittimo di Antonio Turco e fratellastro di Giovanni, Gabriello signore di Frinco fu ucciso nel 1431 dagli uomini del marchese del Monferrato che tentarono senza riuscirvi la conquista del castello frinchese. Nel 1438 l'imperatore Alberto II dichiarò Frinco feudo imperiale, praticamente obbligando i vassalli a prenderne investitura direttamente da egli stesso, questo per ovviare a controversie fra i Visconti e i Monferrini. Il 1° agosto 1442 Andreotta Turco, figlia di Antonio, vendette la parte a lei spettante di Frinco e un palazzo ad Asti ai fratelli Mazzetti Giovanni, Nicoletto e Domenico ed ai loro nipoti, figli del defunto quarto fratello Paolo, Andrea, Antonietto e Catalano. Nel 1469 vennero investiti della parte del feudo di loro proprietà dall'imperatore Federico III i fratelli Paolo, Gaspare, Giorgio e Sebastiano Mazzetti. Nel 1470 Andrea Turco vendette la propria parte di feudo ad Antonio Romagnano, il quale la cedette a breve ai Mazzetti; con questo atto si chiuse la dinastia dei Turco che perse sempre più prestigio sino a scomparire dalla nobiltà. Il 4 maggio 1487 l'imperatore decretò la concessione alla famiglia Mazzetti di coniare le proprie monete, con lo stemma araldico delle tre mazze, in Frinco. Questa attività portò molti introiti dovuti alle tante falsificazioni di monete altrui, operate soprattutto intorno al 1600. Il 4 agosto 1488 i Mazzetti ottennero l'investitura totale di Frinco dall'imperatore Federico III. Iniziò così il possesso del territorio di Frinco da parte di questa Famiglia di origine bolognese, proprietà che si protrasse sino al 1829. Il 26 aprile 1611 l'imperatore Rodolfo II d'Asburgo confiscò a causa della attività illegale di falsari ai fratelli Giulio Cesare ed Ercole Mazzetti il feudo, assegnandolo al proprio consigliere Ernesto Molart, barone di Reineck e Drosensorf. Il 14 gennaio 1614 questi lo vendette al duca di Savoia Carlo Emanuele, che a sua volta lo cedette nuovamente ai Mazzetti, ma questa volta privato del diritto di conio. Nel 1630 il castello fu parzialmente distrutto da mine di una colonna francese che prendeva parte alla guerra per la successione di Mantova, fra i Savoia ed i Gonzaga. I francesi, alleati di quest'ultimi, fecero crollare l'ala nord del maniero in cui si era asseragliato Francesco Maria Mazzetti, di fede sabauda. Il 1° maggio 1640 Frinco venne saccheggiato dalle truppe francesi del marchese di Harcourt, intervenuto in Italia per ordine di Luigi XIII nella disputa per la successione di casa Savoia. Nel 1680 i Mazzetti ottennero il titolo di Conti, ma poi Giulio Cesare Secondo Mazzetti ricevette nell'ottobre del 1733 il titolo di Marchese. Il 30 luglio 1797 il marchese Secondo Maria Mazzetti, comandante di un reggimento di Carlo Emanuele IV, partì con le truppe da Frinco per marciare su Asti, che si era appena proclamata Repubblica, sopprimendo la rivolta. Nel 1829 estintesi con Paolo la dinastia dei Mazzetti, Frinco fu acquisito dai marchesi Camerana, i fratelli Giulio e Eugenio dei Roero di Settime. Frinco in quel momento non era più feudo o signoria, vista l'abolizione di ogni privilegio nobiliare in seguito alla rivoluzione francese, ma solo proprietà privata. Gli Incisa di Camerana nella persona del marchese Vittorio, vendettero i propri possedimenti frinchesi il 30 maggio 1893 alla congregazione degli Oblati di San Giuseppe di Asti e il castello divenne la sede estiva per gli studenti del Ginnasio e del Liceo e per i propri novizi. Nel 1935 il comune di Frinco è entrato a far parte della provincia di Asti. Negli anni '60 il castello è stato acquistato dall'azienda Morlini che vi ha impiantato un allevamento di pollame; alcuni anni dopo però la ditta agricola è fallita, il castello è stato sequestrato e posto all'asta dal tribunale giudiziario. Nel 1992 il castello è stato acquistato dalla famiglia Pica Alfieri che tuttora ne detiene il possesso. Nel corso del 2008 il castello è stato venduto alla immobiliare Daupher srl, che è stata dichiarata fallita il 28/6/2012. Poi il 5 febbraio 2014 il crollo di una porzione significativa del maniero che è precipitata sull’abitato, lambendo le case, travolgendo la piazza della chiesa e la strada comunale. Ora la situazione è davvero grave, per la difficoltà di fermare il processo franoso e per la cronica carenza di fondi per la cura e manutenzione del patrimonio artistico. La stabilità dell’intero edificio è oramai  a rischio, con la possibilità, che l’edificio frani davvero sul paese sottostante. In posizione dominante, l’imponente mole del castello ha conservato l’originale carattere di struttura difensiva, che per secoli ha controllato il transito nella valle sottostante. Per raggiungerlo bisogna passare davanti al Municipio e poi dirigersi verso il maniero percorrendo una stretta stradina a senso unico. Superata la Casa Canonica si giunge davanti alla Chiesa Parrocchiale Natività della Beata Vergine Maria, in una piazzetta in cui c’è la rampa d’accesso al castello. La strada di accesso si inerpica a tornanti tra le case del paese sino alla base della fabbrica, dove le arcate del versante meridionale, avvolgendo il terrapieno della sommità collinare, fungono da bastionatura. Dalla piazzetta, superata la prima barriera attraverso un portale sormontato da una torretta, si giunge in salita ai piedi della grande torre circolare, la quale con il collegato corpo dell’edificio a tre piani costituisce la parte più antica del castello. La torre, posta all’angolo ovest del maniero, presenta il coronamento seghettato e a denti di lupo; si può notare la sua merlatura ghibellina sormontata dal tetto; il suo interno ha il soffitto a cupola. Da qui, con un tornante a destra, ci si dirige poi all’ingresso al castello che era difeso da una sorta di portico fortificato munito di robusta grata, sormontato da archi policromi. Dopo il portico ed un selciato di mattoni, si accede all’atrio del castello da cui si può salire ai piani superiori tramite una scala oppure accedere al cortile, costruito su due diverse altezze separate da una balconata. Dal cortile inferiore si accede ai locali adibiti un tempo a magazzini sotterranei ed a cucine. Salendo dall’atrio la scala, sulla sinistra si vede la traccia di un arco medievale appartenente alla struttura più antica del castello, poi si giunge al primo piano. Di qui per un corridoio che attraversa tutto l’edificio girando attorno al cortile centrale, si giunge ad un salone decorato a stucchi e con lesene a capitello corinzio, probabilmente del XVII secolo. Dal corridoio si può accedere ad una serie di vaste sale; una di queste aveva la funzione di cappella durante il recente possesso dei Padri Giuseppini. Sul lato di levante un loggiato, il quale unisce i corpi di fabbrica sud e nord separati dal cortile, offre una splendida vista sul panorama delle colline e della Valle Versa. I vani, peraltro numerosi in ogni piano, non conservano purtroppo che scarse decorazioni. Alcune strutture sotterranee, formate da scantinati e gallerie di collegamento ed in particolare un pozzo irto di lance acuminate in cui venivano fatti precipitare ospiti indesiderati tramite una botola celata nel pavimento di una stanza, richiamano alla memoria antiche leggende e storie medievali. La chiesa parrocchiale, neogotica, fu collegata al lato orientale del maniero per permettere l’accesso diretto ai Signori di Frinco.

Fonti: http://www.comune.frinco.at.it/Cennistorici.php, http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/23/cera-una-volta-il-castello-di-frinco-un-altro-pezzo-ditalia-che-se-ne-va/891471/, http://www.astigiando.it/place/castello-di-frinco/

Foto: la prima è presa da http://www.osservatoriodelpaesaggio.org/AZIONI%20svolte/2014/Convegno%20Castello%20di%20Frinco%20(Asti%2028%2003%2014)/images/Castello%20di%20Frinco.jpg, la seconda è presa da https://elenafalletti.wordpress.com/2014/02/06/e-crollato-il-castello-di-frinco/


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