venerdì 1 marzo 2019

ci vediamo lunedì 4 marzo

Ciao amici del blog,

oggi non riesco a pubblicare nulla, ho degli impegni.

Appuntamento a lunedì prossimo !!

Valentino

giovedì 28 febbraio 2019

Il castello di giovedì 28 febbraio



UGENTO (LE) - Torre Carlo V in frazione Torre San Giovanni

La torre rappresenta il sito più antico dell'intero villaggio e costituisce, oltre che un punto di riferimento terrestre e marittimo di grande utilità e importanza, anche una tangibile testimonianza dei fasti ricoperti da Ugento e dal suo territorio nel passato. Voluta da Carlo V nel XVI secolo (1563) come sito di difesa contro i saraceni, si trova su un piccolo promontorio proteso in mare che divide idealmente a metà la costa ugentina. A nord infatti, si estende la parte rocciosa, piuttosto bassa quasi ovunque, mentre a sud, oltrepassata la zona del porto, iniziano le celebri coste sabbiose, bianche e fini, che attirano i turisti da tutta Italia e dall'estero. Nel corso dei secoli, la sua funzione è mutata. Da torre di vedetta è diventata faro, per il sollievo dei naviganti che da sempre incappano nelle pericolosissime secche, situate proprio in prossimità del segnale luminoso. La sua pianta ha base ottagonale con sette metri per ogni lato ed è lievemente strombata fino al cordolo. Sulla sommità termina con dei beccatelli ed un coronamento leggermente sporgente, con la presenza di una caditoia centrale per lato. Molto distintivo è l’aspetto estetico odierno. Le piastrelle disposte a scacchi bianchi e neri se da un lato consentono ai naviganti di farla facilmente individuare, dall’altro permettono al turista di realizzare un ricordo più forte. Nelle acque nei pressi della torre vi è un piccolo porto adibito all’attracco sia di imbarcazioni turistiche che di pescherecci. Nei secoli è stata notevolmente trasformata da grosse sovrastrutture e altre costruzioni laterali aggiunte, così come ne è stato stravolto anche l’interno originario. Vi si accede per mezzo di una scala in pietra realizzata in tempi più recenti, così come la torretta del faro stesso, attualmente in funzione. Faceva parte del cordone di torri costiere difensive del sud-ovest salentino, collegandosi a vista con Torre Mozza a sud e con Torre Mammolina (andata distrutta) a nord. Attualmente è di proprietà della Marina Militare in quanto è sede della Guardia Costiera. Ai suoi piedi, oltre alle mura messapiche di cui si è detto, ogni anno a Natale viene allestito un piccolo presepe all'aperto che costituisce un'inusuale attrattiva. Nel periodo estivo invece, nella piazzetta sottostante, si tengono i vari festeggiamenti che caratterizzano l'estate ugentina: in particolare, si tiene la Festa dell'Emigrante (generalmente la prima settimana del mese di agosto).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_San_Giovanni#La_Torre, http://www.nelsalento.com/guide/torre-san-giovanni-marina-di-ugento.html

Foto: la prima è presa da http://www.salentoviaggi.it/salento/offerte-vacanze-torre-san-giovanni.htm, la seconda è presa da http://www.salento.info/42-cera-una-volta-torre-san-giovanni/

mercoledì 27 febbraio 2019

Il castello di mercoledì 27 febbraio




ROTONDELLA (MT) - Torre Sanseverino

L'origine del nome deriva da "Rotunda Marinis", che molto probabilmente sta ad indicare la posizione del paese di fronte al mare Jonio. Il territorio è stato abitato in tempi remoti, come testimonia il rinvenimento di tracce risalenti al 1500 a.C. Le origini dell'attuale centro risalgono al Cinquecento, quando si stanziò un primo nucleo sul colle Limpidina. Nel XV sec. la città fu distrutta dai Saraceni e poi fu ricostruita. Agli inizi del Settecento Rotondella divenne la residenza di un nutrito gruppo di albanesi che qui si trasferirono. Il centro è stato dominato da vari signori tra cui i Sanseverino e i Calà Ulloa duchi di Lanza. Nel corso dell'Ottocento e del Novecento, Rotondella, grazie alla sua posizione geografica e agli insediamenti commerciali e artigianali, ha sempre avuto una certa importanza. Nel cuore del suo centro storico si erge la torre di avvistamento, denominata anche "torre del carcere", fatta costruire dal principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, tra il 1508 e il 1522 insieme al palazzo baronale, dove vivevano gli ufficiali del principe e intorno al quale si raccolsero i primi abitanti attratti dalla possibilità di ottenere un pezzo di terreno da coltivare. Oggi nella sua integrità resta solo la torre, a ricordo del ruolo medievale dell’insediamento, poichè il resto della costruzione è stato abbattuto e ricostruito nei primi anni del ‘900. I primi abitanti furono tre ufficiali che riscuotevano le fide e diffide dei pascoli delle difese di Rotunda e Trisaia. Dal principe di Salerno passò alla famiglia Agnese del Cardinale e poi al duca di Ielsi della famiglia Carrafa. È stata sede del carcere fino a pochi anni fa, all’inizio del 1800 fu trasferito al convento. Nel 1900 è stato carcere mandamentale, dove i detenuti scontavano le pene minori o gli ultimi mesi di detenzione. Il carcere era diviso in due parti, una destinata alle donne e un’altra per gli uomini e poi una parte per il custode. Vi sono stati detenuti appartenenti alla mafia locale, alla mafia siciliana e molti altri. L’ultimo detenuto, di Stigliano, vi è stato nel 1997. Recentemente restaurata, è ora adibita a biblioteca comunale ed archivio storico, ed è possibile ammirare dalla cima della torre uno splendido panorama,con visione a 180° della costa ionica. Altri link suggeriti: http://www.aptbasilicata.it/Galleria-Immagini.1550+M5273ab542fe.0.html#gallery (altre foto), http://www.comune.rotondella.mt.it/Rotondella_Storia_1700.aspx (storia paese)

Fonti: http://www.avmstudio.it/lucusnet/basilicata/provincia-di-matera/84-rotondella.html, https://www.basilicataturistica.it/territori/rotondella/, http://www.basilicatanet.com/ita/web/item.asp?nav=rotondella, http://www.materainside.it/rotondella-torre-carcere/, http://www.comune.rotondella.mt.it/passeggiando.html

Foto: la prima è presa da https://www.basilicataturistica.it/territori/rotondella/, la seconda è presa da http://www.sassilive.it/wp-content/uploads/torre-restaurata.jpg

martedì 26 febbraio 2019

Il castello di martedì 26 febbraio



PIEGARO (PG) - Castello di Oro

Piccolo borgo fortificato posto a 305 metri s.l.m., a breve distanza da Castiglion Fosco, a cui è stato sempre unito e sotto la cui ombra ha sempre vissuto. Sconosciuta la sua origine ma riferibile molto probabilmente al secolo XII, a quel periodo cioè in cui nel contado perugino sorsero molti villaggi, la maggior parte dei quali rimasero aperti (ville), mentre alcuni si circondarono di mura e torri, divenendo castra, cioè castelli. II primitivo nome della località sembra sia stato “Loro”, poiché sotto tale voce appare nel “Liber impositionis bladi” del 1260: villa Auri (in italiano volgare divenne Loro). Nelle elencazioni successive non compare, per cui non solo è sconosciuta la sua consistenza demografica ma il termine “Castrum Auri”, castello di Oro, che la tradizione le attribuisce, non è confermato da nessuna fonte storica. E se tuttora permangono importanti ruderi, come una porta discretamente conservata, un tratto di cinta muraria e una torre d’angolo, catastalmente non esiste alcun accenno in base al quale si possa stabilire con sufficiente sicurezza che Oro sia stato un castello, centro di un territorio. Al massimo si può considerare la località un insediamento più o meno compatto e accentrato, ma senza avere le caratteristiche del castrum. La località pertanto non ha memorie storiche proprie, per cui i rari avvenimenti che hanno contrassegnato la sua esistenza si disperdono o si confondono con quelli del castello vicino più importante, cioè Castiglion Fosco, nel cui distretto era compresa. La circoscrizione territoriale di tale castello era infatti molto ampia e si spingeva fino al torrente detto Cestola, comprendendo anche le parrocchie di Collebaldo, Oro e Colle S Paolo. Della struttura, come detto, rimangono ben conservati: una porta, una torre angolare e un tratto di cinta muraria ed alcuni edifici con mura sostenute da contrafforti. Una parte del castello, comprendente anche la vecchia chiesa di Santa Lucia è stata recentemente acquistata da persone degli Stati Uniti che stanno provvedendo al recupero, alla ristrutturazione e al consolidamento di una buona porzione di castello. Altri link: https://it.wikipedia.org/wiki/Oro_(Piegaro), https://www.comune.piegaro.pg.it/c054040/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/14

Fonte: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-oro-piegaro-pg/

Foto: la prima è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Oro_(Piegaro)#/media/File:OroPiegaroCastello1.jpg, la seconda è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-oro-piegaro-pg/

lunedì 25 febbraio 2019

Il castello di lunedì 25 febbraio



CASTELVECCANA (VA) - Rocca di Caldè

Notizie della Rocca, anticamente conosciuta anche con il nome Travaglia, si hanno a partire dal X secolo quando, a seguito delle lotte dinastiche tra Berengario d'Ivrea e Ottone I di Sassonia per il trono d'Italia, essa fu donata da Ottone all'Arcivescovo di Milano Valperto. Da allora appartenne alla chiesa ambrosiana come bene arcivescovile. Nel XIII secolo membri della nobile famiglia Sessa ne furono investiti in qualità di castellani. La rocca, che per la sua posizione dominava il lago Maggiore, fu espugnata e demolita dagli Svizzeri nel 1513. Oggi ne rimangono solo alcuni resti, tra i quali alcune parti del muro di recinzione e un antico fossato di protezione. Nel luogo dove prima si innalzava il castello è presente una torre faro come monumento ai caduti di tutte le guerre. Da qualche anno è stato costruito il nuovo Parco della Rocca di Caldè che ha ristrutturato la prima parte della fornaci della Rocca di Travaglia. All'interno del parco è stata recuperata una cappella dedicata a San Genesio. Per raggiungere la rocca va seguito un sentiero che porta agevolmente sulla sommità ed è percorribile da chiunque in poco più di quindici minuti: il percorso è assai panoramico e premia ogni passo della salita con vedute sempre più ampie sul lago e sui monti circostanti. Il punto di partenza è S.Pietro, una frazione di Castelveccana situata più a nord: nella piazzetta adiacente alla chiesa è possibile parcheggiare l'automobile per poi proseguire a piedi. Costeggiando il fianco destro della chiesa di San Pietro si raggiunge la fine della strada Capitano Barassi: qui ha inizio il sentiero pedonale. Durante la passeggiata si incontrano alcune croci che, come l’obelisco finale, sono stati dedicate ai Caduti di tutte le guerre, il sentiero è altresì fiancheggiato da dimore signorili circondate da ampi giardini privati. Altri link suggeriti: http://www.comune.castelveccana.va.it/c012045/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/130, https://www.youtube.com/watch?v=yngHli5uS2s (video de Il Mondo dal drone), https://www.youtube.com/watch?v=kK-_Wm3_WWU (video di m15 alien), https://www.youtube.com/watch?v=8USjI8yY-gQ (video di Terra Acqua).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Cald%C3%A9, http://www.lagomaggiore.net/40/rocca-di-calde.htm

Foto: la prima è un fermo immagine del video https://www.youtube.com/watch?v=kK-_Wm3_WWU di m15alien, mentre la seconda è un fermo immagine del video https://www.youtube.com/watch?v=yngHli5uS2s de Il Mondo dal drone

venerdì 22 febbraio 2019

Il castello di venerdì 22 febbraio






BELMONTE SANNIO (IS) - Palazzo baronale Caracciolo e Torre Longobarda

Belmonte del Sannio è il “BELLIS MONS” dei Regesti Angioini. Monte di Bellezza o monte di guerra? Data la sua altitudine, ambo le ipotesi sono ammissibili: la prima per l’esteso e vario panorama che vi si gode della valle del Sente - il ripido fiume confinale tra l’Abruzzo ed il Molise e la seconda, perché il luogo doveva essere inespugnabile o quanto meno sicuro. Lo stemma del Comune – un leone dorato con una corona argentata, con la lettera “B” sul colle più alto, su tre colli verdi e con cielo azzurro, pare propendere per l’ipotesi bellica. Nei tempi Normanni e Svevi fu dominio dei Borrello. Dall’avvento della Monarchia Angioina in poi le vicende sono alquanto oscure. Dal secolo XIII - al XIV il feudo fu dei Cantelmo e dei Filangeri. All’inizio del XV secolo divenne feudo dei Sangro. Nel 1436 fu concessa a Giacomo Caldora. Nel 1443 Alfonso I d’Aragona assegnò Belmonte ai germani Marino, Tiberio, Galeazzo e Giovanni Caracciolo, ai quali venne riconfermata da Re Federico nel 1498. Belmonte fu tenuta in signoria dai Caracciolo fin’oltre la prima metà del secolo XVII, ed in tale arco di tempo venne da essi venduta a Carlo Tappia. Nel 1648 alla morte di questo titolare Belmonte tornò in possesso dei Caracciolo che la tennero in dominio fino all’abolizione della feudalità. Possiamo dedurre che un castello vi doveva essere e che il suo antico impianto sia nascosto all’interno dell’attuale palazzo baronale che occupa la parte più alta del paese. Un palazzo che ha perso molto del suo carattere originale e delle sovrapposizioni rinascimentali che oggi si vedono malamente sopravvivere tra infissi di alluminio che andrebbero sicuramente eliminati. A ciò si aggiunge che, per una damnatio memoriae, anche lo stemma della famiglia che lo trasformò radicalmente (probabilmente i Caracciolo) è stato abraso con cura sicché sul portale rimane uno scudo anonimo. Su una facciata secondaria, invece, sopravvive una pietra dall’incomprensibile blasone con un campo a due fasce, caricato di tre stelle, con l’epigrafe POST FATA RESURGO (Dopo la rovina risorgo). Il palazzo Caracciolo, dimora dei baroni Lemmis, oggi adibito ad abitazione privata, si sviluppa su tre livelli e conserva due portali in pietra sormontati dallo stemma.

La Torre Longobarda, dominante il versante di confine dell’Abruzzo, ricorda la torre di difesa del primo agglomerato urbano.

Fonti: https://www.fondoambiente.it/luoghi/belmonte-del-sannio?ldc, testo di Franco Valente suhttp://molise.francovalente.it/2011/10/belmonte-del-sannio/, http://www.laterra.org/old/CAM_edizioni/Cam_07/Cam_07_4tappa.htm

Foto: la prima, relativa alla torre longobarda, è presa da https://mapio.net/pic/p-5955228/; la seconda e la terza, relative al palazzo Caracciolo, sono prese risepttivamente da https://mapio.net/pic/p-14393499/ e da https://www.mondimedievali.net/castelli/Molise/isernia/belmontpal01.jpg

giovedì 21 febbraio 2019

Il castello di giovedì 21 febbraio




SICIGNANO DEGLI ALBURNI (SA) - Castello Giusso

Una prima attestazione documentaria di Sicignano risale al 1086 in un atto di donazione in cui si legge che il normanno Asclettino conte di Sicignano e signore di Polla, dona ai Benedettini dell’Abbazia della S.ma Trinità di Cava dei Tirreni il monastero, la chiesa parrocchiale e il casale di S.Pietro a Polla. Ad Asclettino successero Giacomo Teodoro, e Riccardo Marchiafava che perse Sicignano e i feudi limitrofi in seguito alla sua partecipazione alla congiura di Capaccio contro Federico II il quale fece avocare il castello alla Curia obbligando i comuni di Cosentino, Petina, Buccino, San Mauro, San Gregorio e Ricigliano a provvedere ad eventuali restauri. Nel 1250 e nel 1270, prima e dopo Riccardo Marchiafava, signore di Sicignano fu Giovanni Scillati, poi gli successero Guglielmo Porcellotto e nel 1271 Matteo d’Alena o d’Alagno il quale è ricordato per essersi appropriato indebitamente del casale dei Vignali di proprietà del monastero di Venosa, e per aver turbato il libero possesso dei mulini del monastero di S. Benedetto di Salerno, presenti sul territorio, impedendo ai contadini di macinare. Tali controversie vennero risolte grazie a Carlo II d’Angiò che intervenne con ben tre ordinanze. Per paura la popolazione iniziò ad abbandonare i casali per radunarsi in luoghi più sicuri come Sicignano e Terranova fondata nel 1419. Dal 1273 si successero Baldovino d’Alena, il figlio Giovanni e il nipote Pietro che perse il feudo che fu assegnato a Petraccione Caracciolo, e a tale famiglia restò fino alla metà del XVII secolo. Nel 1561 il feudo di Sicignano attraversò una fase di declino demografico e socio-economico dovuto alle carestie, alle ingenti tassazioni con le gabelle e al terremoto, che portarono il Comune ad indebitarsi fortemente. Nel 1729 il territorio venne diviso in due parti con l’istituzione del Comune di Galdo con incluso Castelluccio. La carestia del 1764 iniziò con la fine delle provviste del raccolto dell’anno precedente, e sfociò in furti e delitti: fatto eclatante fu l’uccisione a Zuppino di tre bambini da parte di un diciassettenne che se li mangiò. Gli effetti della rivoluzione francese in Italia furono molto forti. L’esercito francese, dopo aver conquistato tutto il Nord e Roma, arrivò anche a Napoli dove si instaurò un governo repubblicano, dall’orientamento filo-giacobino, che portò alla nascita della Repubblica Napoletana. Il Castello di Sicignano Degli Alburni, noto come Castello Giusso, ha origini longobarde in quanto fu fatto costruire durante i primi decenni dell’anno 1000 su commissione dei Principi di Salerno. Passò poi sotto il dominio dei Normanni come si evince da un atto di donazione datato 1086 in cui si fa riferimento al normanno Asclettino, conte di Sicignano Degli Alburni. Tra il 1300 e il 1400 venne completamente ricostruito. Ha una pianta poligonale irregolare dalla planimetria semicircolare nella parte che si affaccia su Galdo, un sistema di tre torri quadrate con beccatelli in sequenza ravvicinata che avevano sia una funzione di difesa “piombante” che di decoro. E proprio questa forma poligonale rendeva possibile una visione della valle sottostante, da tutti i lati. Ecco perché era detto il “Castello inespugnabile”. Tutto il borgo e il castello erano circondati da una cinta muraria, ancora integra alla fine del ‘600, con annesse sei porte, cinque delle quali denominate della Croce, di S.Nicola, del Castello, della Terra e porta Nova. Tutte caratteristiche che lo rendono unico nella provincia di Salerno. Inizialmente l’ingresso era collocato ad un’altezza di 8 o 9 metri, corrispondente ad un lato delle mura, e vi si accedeva tramite corda o scala retrattile. Presenti anche dei passaggi segreti. Nel 1806 in seguito all’invasione delle truppe francesi che distrussero Sicignano Degli Alburni, il castello subì molti danni, ma tutto fu ricostruito da Ferdinando IV. Per la sua storia rappresenta l’unico esempio di architettura Svevo-Normanna nella provincia di Salerno. Nel 1851 la struttura, con tutti i beni compresi nel territorio di Sicignano degli Alburni, venne acquistata da Luigi Giusso, da cui il nome Castello Giusso. Recentemente è stata ristrutturata la roccaforte. Si narra che due giovani innamorati volessero sposarsi, ma che la fanciulla si sia rifiutata di trascorrere la prima notte di nozze (Ius Primae Noctis) con il Signore locale. Per non subire questo ricatto si lanciò da una delle finestre del Castello Giusso. Ancora oggi, si dice che la sua anima voli nei cieli di Sicignano degli Alburni. Altri link consigliati: http://xoomer.virgilio.it/analfin/sicign5.htm, https://www.youtube.com/watch?v=8wRxStPe3HM (video con drone di Angelo), https://www.youtube.com/watch?v=cdpShnFnLIw (video di Latino Inedito), https://www.youtube.com/watch?v=RaTt7zEij8E (video di Francesco Todini), https://www.youtube.com/watch?v=fRxYzsy8p-Y (video di Vincenzo Tortorella), https://www.youtube.com/watch?v=5XuWbka_dpQ (video di viva sicignano).

Fonti: https://www.scoprisicignano.it/, http://incampania.com/location/castello-giusso-sicignano-degli-alburni/, http://www.michelesantarsiere.it/sicignano-degli-alburni/

Foto: la prima è presa da https://www.homify.it/progetti/54317/castello-medievale-giusso, mentre la seconda è di Felice Scala su https://magazine.geniuscamping.com/monti-alburni-in-camper-parte-2/. Infine, la terza è presa da http://incampania.com/location/castello-giusso-sicignano-degli-alburni/