giovedì 8 aprile 2021

Il castello di giovedì 8 aprile



PENNABILLI (RN) - Torre in frazione Maciano

Il territorio comprendeva i centri abitati di Sorbo (abbandonato in seguito ad una frana) e Maciano che, nel 1361, diventò una frazione di Pennabilli. Nel XIV secolo il castello fu residenza del vescovo Benedetto e nel 1410 era ancora possesso ecclesiastico. Passò, in seguito, ai Malatesta di Rimini e fu preso e distrutto da Federico da Montefeltro nel 1458; in quella occasione la popolazione gli resistette per otto giorni ma alla fine il castello fu raso al suolo. La torre cilindrica trecentesca (uno dei rari esempi in Valmarecchia), posta sulla collina che sovrasta il centro abitato, risale al XIV secolo e domina i ruderi dell'antica rocca sorta e rimaneggiata fra il XII e XVI secolo (oggi ne rimangono solo alcuni resti di mura e di una cisterna). Non risultano notizie storiche sul castello di Maciano prima della metà del XIV secolo. Alta 16,50 m la torre è posta a 521 m s.l.m., ed è costruita con blocchi di pietra locale (alberese), posizionati senza seguire regolari criteri di progressione nella elevazione. E' priva di scarpa. Essa faceva parte di un composito sistema di avvistamento, e dall’alto si possono ancora ammirare gli altri punti strategici in cui erano installati sistemi di sorveglianza e fortilizi, come Petrella Guidi, Rocca Pratiffi, Maioletto. Dal 2005 la torre è tornata di pubblica proprietà ed è stata interamente restaurata nel 2008 grazie all’intervento del comune di Pennabilli, al progetto Centoborghi dell’assessorato ai Beni storici, artistici e archeologici della Provincia di Pesaro e Urbino ed al gruppo di lavoro Archeologia Medievale dell’Università di Urbino. Oggi è fruibile anche internamente. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=fevkZKD_KwQ (video di Nove Rocche), http://www.gpsriccione.com/pennabilli-poi/torre-di-maciano.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Maciano, https://www.riviera.rimini.it/situr/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/torre-di-maciano.html, https://fondoambiente.it/luoghi/torre-del-castello-di-maciano, https://www.appennino-centrale.it/it/punti-di-interesse/torre-cilindrica-di-maciano, https://www.facebook.com/romagnadascoprire/posts/il-castello-di-maciano-pennabilli-rn-sulla-collina-che-sovrasta-labitato-di-maci/603701516706305/

Foto: la prima è di Romagna da Scoprire su https://www.facebook.com/romagnadascoprire/photos/pcb.603701516706305/603698776706579/, la seconda è di Luca su https://it.wikipedia.org/wiki/Maciano#/media/File:Borgo_del_Castello.jpg

mercoledì 7 aprile 2021

Il castello di mercoledì 7 aprile



GIOVO (TN) - Castel Giovo in frazione Ville di Giovo

Il castello fu residenza dei signori di Giovo, legati alla famiglia degli Appiano e divenne poi proprietà dei conti del Tirolo, della famiglia Moremberg di Sarnonico e di altre nobili casate. Il maniero fu citato la prima volta nel 1305 come "domus di Vesino" e la sua costruzione avvenne probabilmente tra il XIII e il XIV secolo, come peraltro suggerito dalla tecnica edilizia delle murature superstiti. Il primo proprietario a risiedervi fu Olivario, figlio di Montanario, appartenente alla casata che ebbe la signoria su Giovo. La posizione scelta per la sua costruzione, sulla via che collega la Valle dell'Adige con la Valsugana attraverso la Val di Cembra, ne indica la funzione, che fu quella del controllo delle miniere locali e dei traffici commerciali. Medesime le ragioni che giustificarono la nascita del Castello di Monreale (https://castelliere.blogspot.com/2012/11/il-castello-di-giovedi-22-novembre.html), cardine del sistema di fortificazioni rotaliano, con il quale il castello di Giovo costituì fin dalla prima metà del XII secolo un’unica contea amministrata dal principe vescovo di Trento. L’unità politica permase tale anche dopo l’occupazione tirolese del XIII secolo. In origine il castello era chiamato Castel Vesíno, prendendo il nome dalla villa di Vesín che, assieme a Lavàt, costituiva uno dei quattro antichi quartieri di Giovo. Durante i secoli Castel Giovo venne ripetutamente modificato. Nel XV secolo attorno alle torri di guardia al tempo esistenti era presente una cinta fortificata e lo spazio interno comprendeva un giardino, un pozzo, edifici di servizio e il palazzo per i signori. Nel XVII secolo divenne residenza nobiliare e perse gran parte delle funzioni militari, passando intanto a diversi proprietari come gli A Prato, i Sapur e i Pugger. Quest'ultima famiglia, originaria di Termeno, ne perse il controllo durante il periodo dell'invasione napoleonica, e il castello in quegli anni divenne una caserma, subì enormi danni e cadde in rovina. L'edificio si trova a circa 680 m s.l.m.. In passato il complesso comprendeva diversi corpi di fabbrica con due o forse tre torri, un giardino, un pozzo, edifici di servizio e il palazzo nobiliare. Ci è pervenuta una sola delle torri, che mantiene la struttura originale, con un'altezza di circa 24 metri e con cinque piani. Tra un piano e l'altro si può passare grazie a scale in ferro mobili e botole ricavate nei solai. La torre è possente ed il muro esterno rivolto alla strada ha uno spessore di 1,40 metri. La scala con la quale si arriva al primo piano risale all'inizio del XX secolo. Del complesso medievale sono rimasti la torre di guardia e la parte ovest del palazzo, divenuta abitazione rurale privata. Uno dei nomi dell'antico maniero è castello della Rosa (impiegato dal 1504), e negli ultimi anni è diventato anche Torre della Rosa, essendo rimasta solo quella parte. Storicamente la rosa del nome è quella che si trova nello stemma dei signori di Giovo sulla muratura tuttavia secondo alcuni potrebbe anche alludere ad alcune castellane che si portarono il nome "Rosa". Una leggenda vuole che in alcune notti di luna piena una nobildonna bionda con un lungo e leggero abito bianco si aggiri attorno alla torre tentando di trovare l'ingresso all'antica cappella scomparsa del castello. Altri link per approfondire: https://www.lavocedeltrentino.it/2020/10/27/ville-val-di-cembra-castel-giovo-o-castello-della-rosa/, https://www.ilturista.info/ugc/immagini/giovo/trentino_alto_adige/41598/,

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Giovo_(Giovo), http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-Giovo

Foto: la prima è presa da http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-Giovo, la seconda è di Syrio su https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Giovo_(Giovo)#/media/File:Castel_Giovo_-_Ville_di_Giovo_02.jpg

martedì 6 aprile 2021

Il castello di martedì 6 aprile

 



MONTALTO DELLE MARCHE (AP) - Palazzo Paradisi

Il palazzo Paradisi, parte integrante e centro di un complesso architettonico di notevole dimensione e di indubbio pregio costituito da un lato dalla Chiesa di S. Pietro e dall'altro dalla Porta Marina e da un teatro ora demolito, era anticamente denominato Castello della Rocca e fu la prima sede municipale e residenza dei Priori. La costruzione dell'edificio originario è ipotizzabile intorno all'anno mille in cui si parla della fusione di due castelli, quello della Rocca e quello di Monte Patrizio che ha dato origine a Montalto come attestato da un privilegio di Enrico IV del 1 giugno 1074. Con il trattato del 9 luglio 1338 in cui Montalto concesse ad Ascoli il privilegio di costruire nel suo perimetro "unam fotillitiam sive roccham cum portis et momumentis omnibus necessariis" si può datare la realizzazione del complesso di cui il palazzo Paradisi verosimilmente è la Rocca. Primo personaggio di rilievo della famiglia fu Gianfrancesco di Felice Paradisi annoverato nel patriziato montaltese nel 1586. I Paradisi sono presenti a Montalto da tempi anteriori. Nel 1586 essendo necessario realizzare la sede idonea alle funzioni del governo ed alla abitazione del Preside Governatore si ristrutturò ed ampliò per volontà di Sisto V l'attuale sede del municipio ed il palazzo divenne l'abitazione della famiglia Paradisi. In un verbale del 9 marzo 1786 Pietro Paradisi evidenziò la necessità di risanare parti dell'edificio. Il 14 ottobre 1787 il Consiglio di Cernita, avendo consultato il conte, mise a votazione che per sostenere le spese di consolidamento dell'edificio "si abbassi di un piano il palazzo ed il teatro in esso compreso recuperando così i soldi del legname e si realizzino poi dei palchi per il ceto emergente". La proposta venne approvata. Al momento dell'acquisto da parte del Comune di Montalto l'edificio versava in pessime condizioni: il tetto crollato in più punti aveva interessato i solai sottostanti. Nel 1993 con carattere di urgenza fu realizzato l'intervento di manutenzione straordinaria sulla copertura e fu strutturalmente risanato il solaio di calpestio del piano terzo. Il giorno 26 settembre 1997 ebbe inizio una crisi sismica che provocò nell'edificio i seguenti danni: lesioni passanti nelle murature, distacco in vari punti della facciata dal resto dell'edificio, crollo di porzione di volta in camercanna al piano nobile, fessurazioni nelle volte in camercanna. Il 28 giugno 1999 fu approvato dalla Regione Marche il progetto di consolidamento redatto dall'arch. Marota Antonella e dagli ing. Gregori Leopoldo e Marchetti Tommaso. I lavori di consolidamento di palazzo Paradisi ad opera dell'impresa Acciarri consistenti nel consolidamento murario con la tecnica del cuci e scuci, nello smontaggio dei solai e nella loro sostituzione con travature lignee, nel restauro delle volte in camercanna ebbero inizio il 29 dicembre 1999. Tra la fine del sec. XVI e l'inizio del sec. XVII, quando il palazzo da sede municipale divenne l'abitazione della nobile famiglia Paradisi, con molta probabilità fu completamente ristrutturato per adeguarlo alla nuova destinazione d'uso. I lavori di consolidamento di palazzo Paradisi furono ultimati, per quel che riguarda il primo stralcio, il 30 settembre 2002. Le decorazioni a tempera, gli stucchi situati nel piano nobile, lungo lo scalone e nell'ultimo piano sono databili al XIX secolo. Un'iscrizione a matita in un affresco del p.2 riporta la data di ottobre del 1853 a firma di Costantino Piccioni. Lasciato in totale abbandono dalla famiglia Paradisi, ormai quasi del tutto estinta, nel 1990 l'edificio e' stato acquistato dal Comune di Montalto al fine di sottrarlo all'inevitabile degrado ed al progressivo saccheggio. Altri link suggeriti: https://www.montaltomarche.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=315:palazzo-paradisi&catid=158:edilizia-e-lavori-pubblici&Itemid=473&lang=it, https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/70596,https://www.youtube.com/watch?v=Aeaa3ADYQHY (video di Giovanni Vagnarelli), https://www.youtube.com/watch?v=jcYPZQb-yTc (video di Luigi Manfredi),

Fonte: http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/05_ascoli/00042/index.htm

Foto: entrambe prese da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/05_ascoli/00042/index.htm

sabato 3 aprile 2021

Buona Pasqua a voi amanti dei castelli 😁


Auguri a tutti i fedeli lettori del blog, ci rivediamo dopo Pasquetta !!

Valentino

Il castello di sabato 3 aprile




SPOLETO (PG) - Rocca Albornoz

E' una fortezza situata sulla sommità del colle Sant'Elia che sovrasta la città. Si tratta del principale baluardo del sistema di fortificazioni fatto edificare da papa Innocenzo VI, per rafforzare militarmente e rendere più evidente l'autorità della Chiesa nei territori dell'Italia centrale, in vista dell'ormai imminente ritorno della sede pontificia a Roma dopo i settanta anni circa di permanenza ad Avignone. I lavori di costruzione si svolsero fra il 1363 e il 1367, e furono presieduti dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz, sotto la direzione dell'architetto Matteo di Giovannello da Gubbio detto “il Gattapone” (il Cardinale Albornoz morì nel 1367 e quindi non si sa se vide la fine dei lavori, comunque da allora la Rocca è chiamata Albornoziana in suo onore). La fortezza spoletina fu dunque perno del sistema difensivo posto a controllo della Flaminia e da cui partivano le azioni militari volte al recupero dei territori dell’Umbria, delle Marche e della Romagna. L'architetto eugubino progettò sapientemente un edificio che potesse essere nel contempo solida e imponente fortezza, ma anche elegante e confortevole residenza, che fu a tale scopo utilizzata da molti ospiti illustri. La struttura del perimetro rettangolare, di dimensioni 130 x 33 m, infatti, con quattro torri angolari, si articola in due spazi separati da un corpo mediano collegato ad altre due torri: il Cortile delle armi, che occupa l'area destinata alle truppe, e il Cortile d'Onore circondato da edifici destinati ai governatori della città, ma in cui soggiornarono anche molti pontefici, tra i quali Bonifacio IX nel 1392 e Niccolò V nel 1449 durante la peste di Roma. Quest'area, che accoglieva anche gli uffici amministrativi, è circondata da un doppio loggiato costruito, secondo il Vasari, su progetto di Bernardo Rossellino, chiamato a Spoleto da papa Niccolò V. Vivo è ancora il ricordo leggendario della presenza di Lucrezia Borgia, figlia del Pontefice Alessandro VI che la elesse, appena diciannovenne, reggente del Ducato di Spoleto. Nel 1499 si fermò per tre mesi a Spoleto; nell’archivio cittadino c’è un documento con poche parole latine scritte di sua mano. Nel 1502, diretta a Ferrara, fece ancora una sosta in questa principesca dimora. Al “maschio” della fortezza, la torre centrale del castello di Spoleto rivolta verso la città, destinata ad essere fulcro di una estrema difesa, è rimasto il nome di Torre della Spiritata, forse in ricordo delle crudeltà e delle vendette della castellana. La Rocca ha ben sei torri. Sul lato orientale si trova, al centro, la Torre Maestra riconoscibile perchè è la più alta con a sinistra la Torre della Balestra ed a destra la Torre Nuova. Nel lato occidentale si trova, al centro, la Torretta o Torre del Tinello riconoscibile perchè è la più grossa con a sinistra la Torre dell’Acqua ed a destra la Torre del Forno. Al centro del cortile è situato un pozzo esagonale che sormonta una grande cisterna utilizzata per la raccolta dell'acqua piovana. I due cortili sono collegati tra loro mediante un fornice (tunnel a volta) affrescato tra il 1572 e il 1575 sulla cui volta è dipinto lo stemma di papa Gregorio XIII; ai lati sono poste le raffigurazioni di sei città dello Stato pontificio: Porto d'Anzio, Perugia, Orvieto, Ripatransone, Spoleto e un'ultima città non ancora identificata. Mediante lo scalone d'onore si sale al piano nobile; da qui una porta in pietra cinquecentesca dà accesso all'ambiente più vasto della Rocca: il Salone d'Onore. Questo ambiente, che ospitava banchetti e grandi cerimonie, non fu mai portato a termine nella copertura a volte e nella decorazione pittorica. Dal salone si accede alla camera pinta, la stanza situata all'interno della torre maestra, dove alloggiava il castellano. Lungo le pareti si trovano due cicli pittorici datati tra l'ultimo decennio del Trecento e i primi decenni del secolo successivo. Dopo il Cinquecento la Rocca ha iniziato a perdere d'importanza tanto che, dal 1764, i governatori preferirono risiedere dentro le mura cittadine. Dal 1817 la fortezza fu adibita a carcere fino al 1982. Dopo anni di impegnativi restauri, nel 2007 è stata adibita come sede permanente del Museo nazionale del Ducato di Spoleto. Le opere ed i materiali, esposti secondo un principio cronologico, testimoniano la vitalità artistica e l’unità culturale del vasto territorio del Ducato di Spoleto, in un periodo storico compreso tra il IV e il XV secolo d.C. Reperti datati al IV-V secolo d.C., provenienti da aree funerarie e da edifici di culto, attestano lo sviluppo delle prime comunità cristiane del territorio e, in particolare, del fenomeno del monachesimo, diffuso in tutta la montagna spoletina. Le preziose opere del periodo altomedievale illustrano la rilevanza politica e culturale che Spoleto assunse quale capitale di uno dei più importanti ducati longobardi della penisola italiana. In particolare, la sezione dedicata ai corredi tombali, provenienti dalla necropoli di Nocera Umbra, è di assoluto rilievo non solo per il pregio artistico, ma anche per la conoscenza dell’organizzazione sociale longobarda. La seconda sezione del museo ospita numerose sculture e pitture, alcune delle quali di gran pregio, realizzate a partire dal periodo romanico fino al Rinascimento, testimonianze dell’evoluzione artistica della città e del suo territorio. L’intero percorso espositivo è inoltre corredato da pannelli illustrativi che danno conto della funzione storica di ciascun ambiente attraversato. All'interno della Rocca sono situati anche il Laboratorio di diagnostica applicata ai Beni culturali e la Scuola europea di conservazione e restauro del libro antico. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=5VmdZhSXKus (video di Renzo Manganotti), https://www.youtube.com/watch?v=KHUSDYgrO_o (video di Baffy1990), https://www.panorama.it/panoramaditalia-2017/la-rocca-di-spoleto-cuore-della-citta-segreta-foto (video), https://www.facebook.com/MuseoDucatoSpoleto/videos/spoleto-rocca-albornoz-giorgio-flamini-terza-parte/2914441848649869/ (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Albornoziana_(Spoleto), http://www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura/la-citta/monumenti/rocca-albornoziana/, http://www.fortezze.it/rocca_spoleto_it.html, https://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/93/spoleto-umbria-museo-nazionale-del-ducato-di-spoleto-allestito-in-15-sale-storiche-della-rocca-albornoziana/, https://www.iluoghidelsilenzio.it/rocca-albornoziana-spoleto-pg/

Foto: la prima è di Livioandronico2013 su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Rocca_Albornoziana,_Spoleto.jpg, la seconda è presa da http://www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura/la-citta/monumenti/rocca-albornoziana/; infine, la terza è una cartolina della mia collezione

venerdì 2 aprile 2021

Il castello di venerdì 2 aprile



MARANO TICINO (NO) - Castello

Inizialmente appartenuta al Comitato di Pombia, dal 1152 Marano Ticino passò ai Signori Da Castello. Il territorio, poi, passò sotto il controllo del Comune di Novara con la pace di Buccione. Dal 1301, tuttavia, il centro abitato venne occupato dalla famiglia dei Visconti e dei Barbavara (questi ultimi restarono titolari di numerosi possedimenti fino al XVII secolo); dopo oltre un secolo, nel 1436, Filippo Maria Visconti affidò Marano Ticino ai Castiglioni che, nel 1580, vennero ufficialmente riconosciuti quali unici signori di Marano Ticino. Nel Settecento, poi, i Castiglioni rimasero i feudatari di Marano e i loro possedimenti passarono ai conti Carena-Castiglioni fino all'inizio del Novecento. Il castello fu costruito intorno al 1260, ma la sua esistenza è testimoniata storicamente solo con la guerra tra i Visconti e il Marchese di Monferrato (secolo XIV). E' vero che documenti precedenti parlano del castello di Marano appartenente ai Signori da Castello, ma con ogni probabilità si riferivano alla primitiva fortezza che esisteva nei pressi della chiesa di San Pietro. I proprietari del castello del tardo Duecento furono i Barbavara che lo tennero fino alla seconda metà del Seicento, quando la famiglia Castiglioni ne acquistò il possesso. Appartenne poi ai conti Carena - Castiglioni e attualmente ne è proprietaria la famiglia Ostini. L'edificio è situato su un poggio che domina la vallata del Ticino. Vi si accede tramite un terrapieno, in quanto tutto l'insieme del castello è circondato da profondi scoscendimenti. L'ingresso è costituito da una torre con una porta con un alto arco a tutto sesto e una postierla per l'entrata dei pedoni. Si possono intravedere i segni per i bolzoni di due ponti levatoi. Sopra il portale si nota uno stemma nobiliare, forse dei Castiglioni. Appoggiata al torrione vi è una casa, di recente ristrutturata, che risulta essere stata abitata dai Castiglioni che ne possedevano altre nella fortezza, circondate da giardini, orti, vigne. Nel castello alloggiava la servitù dei Castiglioni, anche se talora i feudatari preferivano abitare nella casa fortezza al centro del paese. Un muro di cinta antico e scarpato appare talora a sostegno delle costruzioni e del poggio. Il recinto del castello è assai ampio: a causa delle consistenti ristrutturazioni di questi ultimi decenni si può solo immaginare come fosse la struttura e la planimetria della fortezza, ma non è certo che le costruzioni fossero dislocate come le attuali. Appena entrati nel recinto sulla destra vi è la chiesetta di Santa Maria della Concezione con l'ingenua ma affascinante decorazione dell'abside e, sulla facciata, l'immagine rinascimentale, in cotto, della Vergine col Bambino. In questa prima zona vi erano le case coloniche; passando tra orti e prati si raggiunge la "rocchetta", un gruppo di caseggiati con cortili e la villa rustica del tardo settecento, costruita dai Castiglioni. La villa fu costruita alla fine del secolo XVIII sui resti dell'antica rocchetta di cui rimangono interessanti tracce nell'angolo nord - est della villa (torre mozzata del XIII secolo). In alcuni tratti della muratura è ancora possibile vedere la tipica costruzione con ciottoli a spina di pesce frammisti a mattoni; la serie delle case e dei cortili che costituiscono l'ampio rettangolo che ingloba anche la villa erano le abitazioni della servitù e il deposito di materiali (attrezzi, carrozze, ecc.). La neogotica torre merlata della villa fu aggiunta alla fine dell'ottocento dalla famiglia Carena - Castiglioni allora proprietaria. La villa Castiglioni Ostini di recente è diventata proprietà comunale

Fonti: https://www.comune.maranoticino.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/il-castello-27152-1-0ffc4a76eedc3b2db4e60dc086abb74e, https://it.wikipedia.org/wiki/Marano_Ticino, https://www.provincia.novara.it/comuni/marano.php, http://www.castellidinovara.it/comuni-e-castelli-m-come/

Foto: entrambe prese da http://www.prolocomaranoticino.it/IlCastello.html

giovedì 1 aprile 2021

Il castello di giovedì 1 aprile



GIOVINAZZO (BA) - Palazzo Ducale

Il toponimo, che dal X secolo è attestato nelle forme di Jubenacie e Juvenacio, deriva dal personale latino JOHANNACIUS, corrispondente all’italiano ‘Giovannazzo’. Fortificata già in età romana e diocesi fin dal secolo XI, ha condiviso le sorti dei territori circostanti, assoggettati a più dominazioni. Al centro di intensi traffici marittimi con Venezia, nella prima metà del Cinquecento entrò a far parte dei possedimenti dei Gonzaga, passando poi in quelli dei nobili Giudice. Affrancatasi dai vincoli feudali, nella seconda metà del Settecento, partecipò alle successive vicende del resto della regione. La costruzione del Palazzo Ducale si deve all'iniziativa di Nicolò Giudice, discendente di una famiglia di banchieri genovesi, Principe di Cellamare dal 1631, che nel 1639 aveva acquistato Giovinazzo da Ferdinando Gonzaga Duca di Guastalla, ottenendo il titolo di Duca della cittadina pugliese nel 1651 da Filippo V. La casata si estinse alla morte, nel 1770, dell'ultima discendente Costanza Eleonora Giudice, moglie del principe Filippo Caracciolo, che non lasciò eredi, sicché, i feudi di Cellamare, Giovinazzo e Terlizzi passarono alla regia Corte. La costruzione del palazzo ebbe inizio nel 1650 su progetto di Francesco Antonio Picchiatti, come risulta da una polizza di pagamento a suo favore, datata 27 agosto 1659, con la quale egli veniva compensato anche dei lavori effettuati, sempre su commissione del principe di Cellamare, nel Monastero della Croce di Lucca a Napoli, dove ben quattro delle figlie di Nicolò Giudice erano suore. L'edificio fu tutto costruito in blocchi di pietra squadrati di diversa pezzatura (70 metri di facciata - 60 metri di profondità - più di 200 stanze e giardino annesso). Nonostante alcune trasformazioni subite, il Palazzo Ducale conserva quella maestosità che ne fece l'elemento caratterizzante della veduta di Giovinazzo inserita ne "Il Regno di Napoli in prospettiva"di G.B. Pacichelli (Napoli 1703), il quale offre anche un'interessante seppur sintetica descrizione di particolari ormai perduti dell'originaria morfologia (fra gli altri la balconata che correva ininterrottamente al primo piano del prospetto sul mare, di cui oramai restano solo i mensoloni e alcune colonnine sagomate della balaustra); sorto sui resti della cinta muraria, come attesta il basamento, il fronte verso il mare era certo il più imponente, con la compatta cortina muraria in blocchi di pietra scandita dalla successione delle grandi porte-finestre del piano nobile. Meno imponente il prospetto meridionale il quale «...ha di notevole solo il portale maggiore..» Apollonj-Ghetti "Mostra Documentaria - Turi, Conversano, Giovinazzo", Bari 1969, pp. 59-60). Delle torri che secondo l'incisione del Pacichelli completavano quest'ala, resta solo il corpo sud-occidentale a suggerirne un accenno. Da un punto di vista planimetrico il fabbricato si articola attorno ad una vasta corte a pianta quadrata, i cui prospetti recano evidenti i segni di manomissioni imputabili ai numerosi passaggi di proprietà intervenuti dopo la morte dell'ultima discendente del Giudice, con una forte frammentazione della originaria unità immobiliare. Il portale d’ingresso, sul fronte sud, immette, attraverso un androne, nell'ampia corte. L'androne coperto da volte a botte lunettata conduce, sulla destra, alla scala principale, articolata in due rampe con volte a botte e pianerottoli coperti da volte a padiglione lunettato. Un pozzo, al centro del cortile, raccoglie le acque piovane. Il cortile ha una superficie di 490 mq ca., i quattro prospetti interni hanno una lunghezza di circa 20-22 m. Le antiche sale un tempo esistenti risultano ora perlopiù divise da tramezzi ed anche le originarie coperture a padiglione lunettati sono state in gran parte sostituite da volte più semplici nel secolo scorso, talvolta decorate poi secondo il gusto liberty. La parte meglio conservata dell'edificio è quella appartenente alla Famiglia Fanelli, una delle migliori fra quelle che Giovinazzo possa ancora contare. Sebbene la costruzione dell'edificio risalga alla seconda metà del '600, le caratteristiche strutturali sopra descritte lo configurano come una esemplificazione di palazzo signorile con alcuni elementi ancora prerinascimentali. Il fronte sul mare infatti, affiancato da due baluardi protesi sul mare e fondato sul muro a scarpa, rivela quel carattere difensivo presente in età tardomedievale. Il fronte verso terra, invece, esalta piuttosto la concezione del palazzo rinascimentale basata sull'euritmia dei prospetti, sulla sobria essenzialità degli elementi strutturali, a tradurre in architettura le doti intellettuali del signore. Si possono ammirare al suo interno degli interessanti sotterranei. Altri link consigliati: https://www.giovinazzolive.it/city-detail/184/vistaSez, https://www.facebook.com/dovealsud/videos/giovinazzo-in-puglia/1250867915269740/ (video di DovealSUd)

Fonti: http://www.italiapedia.it/comune-di-giovinazzo_Storia-072-022, http://www.rilievo.poliba.it/studenti/aa03/Milella/Link/Ducale1.html, http://www.itc.cnr.it/ba/fabrica/ita/index.php?id=progetto&id2=casi_di_studio&id3=palazzo_ducale_giovinazzo&pag=02, http://www.viaggioadriatico.it/rete_interadriatica/beni/palazzo-ducale-1/, https://www.keebboo.com/it/giovinazzo/palazzo-ducale.html

Foto: la prima è presa da https://www.keebboo.com/it/giovinazzo/palazzo-ducale.html, la seconda è presa da https://www.voloscontato.it/guide-per-viaggiatori/visitare-giovinazzo-consigli.php