giovedì 10 novembre 2022

Il catsello di giovedì 10 novembre

 



SAN NICANDRO GARGANICO (FG) - Castello normanno-aragonese

E' situato nel centro storico dell'abitato, su quella che anticamente doveva essere un'altura (224 m s.l.m.) strategica dal punto di vista logistico-militare. Si presenta a base trapezoidale, con i lati disposti pressappoco secondo i punti cardinali: sul lato Nord vi sono due torri a base quadrangolare, di cui una è quella originaria del primo periodo; sul lato sud le due torri aragonesi a base circolare che danno le spalle alla chiesa madre. A quanto desumibile dalle fonti storiche, il primo edificio doveva costituirsi di una torre di avvistamento e difesa, presso cui era stanziata una guarnigione di soldati già in epoca normanna. Il castello fu dimora dell’imperatore Federico II di Svevia, infatti era usato da quest'ultimo come base (appoggio) per le sue battute di caccia nel Gargano, del re Manfredi di Sicilia e fu anche rifugio segreto del papa Celestino V una volta fuggito in esilio. Nel periodo aragonese, probabilmente sotto i feudatari Della Marra, alla torre fu addossata la costruzione del castello nell'attuale perimetrazione, e fu attuata un'opera di "incastellamento" del primo nucleo abitativo che vi sorse nei dintorni: di tale poderoso intervento ci pervengono le torri circolari del versante Sud e quelle superstiti della muraglia occidentale. Per circa 150 anni il maniero è appartenuto ai Principi di San Nicandro, come erano chiamati i Cattaneo della Volta Paleologo, potente famiglia del Regno di Napoli. Al XVI secolo, invece, è attestabile l'abbellimento della porta di accesso Est con la costruzione di una loggetta che collegava il castello con un grande palazzo innalzato tra la porta e le mura Est del castellum (chiamata anche Corte di San Giorgio); nello stesso periodo fu costruito, come pertinenza, un palazzo ("Palazzo Fioritto") addossato alle mura Ovest, sede della Biblioteca Comunale "A. Petrucci" e del Museo Etnografico della Civiltà Contadina. Altri interventi, probabilmente a scopo difensivo o dovuti all'adeguamento a nuove esigenze logistiche, si ebbero nel periodo Barocco e infine verso la metà del Novecento, quando venne ristrutturato internamente al fine di divenire residenza privata: fu creato il nuovo ingresso sul lato Est del castello e, di conseguenza il ponte levatoio che sovrastava l'attuale piano stradale fu chiuso definitivamente. Il castello, dopo essere stato acquistato dagli Zaccagnino nell'Ottocento, è appartenuto alla famiglia Centulio e alla famiglia Tozzi: per impedire l'eccessivo degrado di alcune strutture, non era possibile visitarlo, se non tramite richiesta ai proprietari. Nel febbraio 2020 l'edificio è divenuto proprietà del Comune di San Nicandro Garganico. Altri link proposti: http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=520, https://www.civico93.it/sannicandro-garganico-fra-xv-e-xvi-secolo-il-castello/, http://www.mondimedievali.net/castelli/Puglia/foggia/sannicandro.htm, https://www.youtube.com/watch?v=dLRuFmky6JM (video di Marcello Berardi), https://www.rainews.it/tgr/puglia/video/2020/03/pug-San-Nicandro-garganico-castello-6ff08865-91cc-485c-8c38-bfefa925bbc6.html (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_normanno-aragonese_(San_Nicandro_Garganico), https://www.rainews.it/tgr/puglia/articoli/2020/02/pug-san-nicandro-garganico-castello-2e36d812-abc6-4bfb-8afe-85b25f10f355.html, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-normanno-aragonese?ldc, https://viaggiareinpuglia.it/at/1/castellotorre/4576/it/Castello-normanno-aragonese,

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/foggia/sannicandro.htm

mercoledì 9 novembre 2022

Il castello di mercoledì 9 novembre



SAVONA - Fortezza del Priamar

A tutt'oggi la Fortezza di Savona sul Priamàr è l'opera fortificata più grande ed imponente dell' intera Liguria. La storia del Complesso monumentale del Priamàr è strettamente legata a quella del promontorio di cui occupa una posizione strategica per il controllo dell'alto Tirreno e dello sbocco a mare delle valli comprese tra Capo Vado e Capo Torre, presso Albisola. Questa favorevole posizione venne sfruttata già dai Liguri Sabazi che, tra l'età del Bronzo e l'età del Ferro, vi eressero il proprio oppidum (testimoniato da tracce di capanne) e intrattennero rapporti commerciali con gli Etruschi ed i Greci di Marsiglia e Magna Grecia. Dopo aver dato asilo nel 205 a.C. a Magone, fratello di Annibale, nella guerra punica contro Roma e Genova, il sito savonese riacquistò un ruolo chiave nel tardo impero, soppiantando Vada Sabatia che aveva conosciuto miglior fortuna tra II sec. a.C. e III sec. d.C. Dal IV sec., epoca a cui risale la necropoli tardo romana, in parte ancora visibile negli ambienti del Palazzo della Loggia, il nucleo del Priamàr accrebbe la propria importanza divenendo uno dei centri di controllo della Provincia Maritima Italorum: dalla sommità del colle l'abitato si espanse verso la sottostante piana, circondato da una cinta muraria. Durante l'alto medioevo, nella parte meridionale del colle venne edificata la Cattedrale e Savona, sotto re Berengario II, divenne capitale della Marca Aleramica. Nel corso dell'anno 1000, a seguito di trasformazioni politiche - l'affermazione del potere vescovile- ed economiche - la formazione di un ceto medio di homines maiores dediti al commercio e quindi più propensi ad un abitato in pianura, presso il mare- la città risultò articolata in castrum (Priamàr) , civitas e burgus. Così, il colle fu isolato progressivamente dalla vita attiva della città rimanendo piuttosto la sede dell'attività religiosa, con la cattedrale, e politica, con il Palazzo del Capitolo. A partire dal 1213 Genova impose, nella zona centrale del Priamàr, un primo apparato fortificato a controllo della città rivale, il Castello di S. Maria, poi Castello Nuovo, che con gli ampliamenti quattrocenteschi cancellò progressivamente le case private e le torri gentilizie. A sud, invece, perduravano la Cattedrale ed il Complesso vescovile, oggetto di restauri tra metà '400 e inizi '500 voluti dai papi Sisto IV e Giulio II. Nel 1528, con la definitiva sottomissione di Savona, Genova vi impose la costruzione di una fortezza imponente: dopo le rapide distruzioni avviate nel 1542, essa venne costruita in soli otto mesi. La struttura militare (su progetto di G.M. Olgiati), utilizzando il naturale dislivello tra l'area della Cattedrale e quella del Castello Nuovo, prevedeva due vere zone separate: la prima, il Maschio, più elevata ed internamente cinta di mura, dominava la seconda, la Cittadella, da cui era separata tramite la Cortina dello Stendardo ed il Fossato del Maschio. Esternamente la fortezza si presentava allora quasi come oggi, circondata però da un ampio fossato, a livello dell'attuale piazzale, racchiuso dal terrapieno degli spalti degradanti verso la città. Diversa era la configurazione interna, dove il fossato del Maschio era ben più largo dell'attuale e la Cittadella era semplicemente costituita da un ampio spazio degradante delimitato dai baluardi di S.Paolo, S.Caterina e S.Biagio. Altre importanti trasformazioni, dettate da esigenze militari, determinarono, tra il 1591 ed il 1610, la sistemazione dell'area della Cittadella e l'apertura del relativo fossato, ad opera di Tomaso Ponsello. che realizzò la "Ritirata", secondo un criterio di "ripiegamento interno" delle difese (attuale Baluardo S.Teresa e relativo fossato). Tra il 1683 e il 1686 vi fu la realizzazione di un complesso sistema difensivo a bastioni che proteggesse ad est, nord ed ovest, la fortezza cinquecentesca, ultimata da Domenico Sirena. Nel XVIII secolo si progettarono invece edifici per ospitare l'accresciuta guarnigione: Pietro Morettini eresse la Polveriera (1717-1730) e il Palazzo della Sibilla (1729-1730), mentre Gaetano Perucco innalzò i Palazzi del Commissario (1757) e degli Ufficiali (1759). Nel '700 la fortezza fu ancora teatro delle lotte con gli eserciti austro - piemontesi e napoleonici. Nel 1815, con l'annessione della Liguria al Piemonte, la fortezza venne destinata a bagno penale (1820) e reclusorio militare (1848). Dal 1830 al 1831 vi fu rinchiuso Giuseppe Mazzini, la cui cella è negli itinerari di visita della fortezza. Verso la fine del XIX sec., la riconversione di parte dell'area a scopi industriali portò allo spianamento di parte dei bastioni e degli spalti. La fortezza, invisa ai savonesi in quanto espressione del dominio genovese, è rimasta per un lungo periodo inutilizzata e considerata quasi un corpo estraneo alla città. Seguì un lungo dibattito su un possibile riutilizzo del complesso e, finalmente. a partire dagli anni '80 del XX secolo, gli interventi di restauro via via sempre più impegnativi e consistenti sono stati finalizzati ad una completa riconversione culturale e turistica del sito. Si accede alla Fortezza del Priamar dal ponte di San Giorgio (ricostruito nel 1774-75 da Gerolamo Gustavo). Da qui appare tutto il fronte bastionato di impianto cinquecentesco, opera del lombardo Giovanni Maria Olgiati. Sul lato nord-occidentale la Fortezza si articola in due bastioni: a ovest il Baluardo di Santa Caterina, a est il Baluardo di San Carlo, sormontato dal Torrione del Cavallo. I bastioni terminano con due fianchi rientrati, gli "Orecchioni", a difesa delle batterie dei "pezzi traditori", dove erano sistemati cannoni che sparavano a tiro incrociato per difendere la cortina e il fossato. Un suggestivo passaggio voltato porta alla Piazza d'Armi della Cittadella, dove, prima delle demolizioni cinquecentesche, sorgevano la Cattedrale di Santa Maria del Castello, il Palazzo vescovile e altri edifici religiosi. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce resti dell'antica cattedrale altomedievale. Sulla Piazza affaccia il palazzo della Sibilla (1729-30) destinato in origine a magazzini e quartiere per soldati. L'edificio è stato oggetto di un recente restauro ed è adibito a spazio congressuale ed espositivo. Dal ponte che varca il fossato del Maschio di Sant'Anna si accede alla piazza d' Armi del Maschio, su cui si affaccaino vari edifici. L'aspetto attuale della piazza si deve alla sistemazione del 1757-59, quando vennero eretti il palzzo del Commissario (a destra) e degli Ufficiali (a sinistra). Di fronte prospetta sulla piazza la loggia del Castello Nuovo (1417), unico edificio superstite della Savona medievale sulla rocca del Priamar. Oggi il Priamar, riconosciuto tra le più imponenti fortificazioni affacciate sul Mar Mediterraneo, è assurto a cittadella d'arte e di cultura. In particolare il Palazzo degli Ufficiali ospita il Civico Museo Archeologico e il Museo "Sandro Pertini e Renata Cuneo"; il Palazzo del Commissario è adibito a sede di rassegne, laboratori e performance artistiche così come il suggestivo ambiente delle Cellette. Il Palazzo della Sibilla, dotato di tecnologie d'avanguardia, è diventato un Centro Congressi di rilevanza internazionale. Nel Piazzale del Maschio viene allestito ogni estate un teatro all'aperto con oltre 600 posti numerati, per un cartellone ricco di eventi. Grazie alla valorizzazione degli spazi il Complesso del Priamar offre al pubblico un insieme di "contenitori culturali" di alto prestigio la cui vitalità pulsa in una cittadella di grande interesse paesaggistico che, con i suoi camminamenti, spalti e balconate offre al visitatore una passeggiata aperta su un panorama mozzafiato che abbraccia, in un colpo d'occhio, il mare e i monti, la città e il suo porto. Altri link per approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_del_Priamar, https://www.icastelli.it/it/liguria/savona/savona/fortezza-del-priamar-di-savona, https://www.youtube.com/watch?v=uJPlCcK5iDI (video di Eats&Travels), https://turismo.savona.it/priamar-di-savona/, http://www.svdonline.it/1996/1996/, https://www.youtube.com/watch?v=3tWGQBbymu4 (video di WSavonaInArte), https://www.lastampa.it/savona/2019/09/25/video/savona_alla_scoperta_dei_passaggi_segreti_del_priamar_cosi_la_fortezza_si_difendeva_dagli_assalti_-109051/ (video), https://www.facebook.com/savonasegreta/videos/fortezza-priamar-savona-2-video-non-consigliata-la-visione/316343665982298/ (video),

Fonti: https://www.comune.savona.it/it/cultura,-turismo-e-tempo-libero/priamar/la-storia.html, testo su opuscolo informativo realizzato dal Comune di Savona con la collaborazione della Società savonese di Storia Patria e dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, http://www.museoarcheosavona.it/priam%C3%A0r, http://musa.savona.it/priamar/

Foto: entrambe sono cartoline della mia collezione

martedì 8 novembre 2022

Il castello di martedì 8 novembre



PRATOVECCHIO STIA (AR) - Palagio Fiorentino

L'edificio visibile oggi, risale ai primi anni del XX secolo e vuole essere un'imitazione di quello che fu il palazzo medievale dei Guidi. Eravamo attorno al 1230 quando Bandino, figlio del Conte Guido Guerra dei Guidi del ramo di Porciano fece costruire su questa piccola altura a sinistra del torrente Staggia un elegante palazzo che doveva essere una sua residenza con vista diretta su quell'importante mercato e punto di transito davanti a una grande pieve qual era all'epoca Stia. Da questo castello ebbe luogo il ramo dei conti di Palagio, ai quali appartenne per molti anni. L’ultimo esponente del ramo dei conti di Palagio fu il Conte Antonio, che, nel 1381, liberò tutti i suoi sudditi da ogni vincolo di servitù e vassallaggio. Nel 1398 il Conte Antonio si alleò con Firenze, Bologna, Venezia, Padova, Ferrara e Mantova contro i Visconti di Milano, anche se successivamente si passò dalla parte dei Visconti. Nel 1402 il conte Antonio dovette cedere i territori alla Repubblica di Firenze, per evitare le conseguenze di alcune razzie di bestiame ai danni della Repubblica nelle terre del conte Piero di Porciano. Dopo questa capitolazione si sottomisero spontaneamente a Firenze anche Montemezzano, Lonnano, Papiano e Stia, tutti successivamente riuniti nella Comunità di Palagio Fiorentino. Anche il palazzo divenne proprietà di Firenze che vi fece la sede amministrativa di un territorio denominato, appunto, del Palagio Fiorentino. Ma la vita di quest'elegante edificio di origine guidinga non fu lunga. Nel 1440, infatti, le truppe del capitano di ventura Niccolò Piccinino, al soldo di Milano, di passaggio da qui nel loro avvicinamento ad Anghiari dove avrebbero combattuto la famosa battaglia contro Firenze, rasero completamente al suolo questo piccolo castello privo di cinta difensiva. Per oltre quattro secoli e mezzo dell'antico edificio non rimase che una massa di pietrame. Agli inizi del Novecento il terreno adiacente all'ex palazzo e tutte le macerie di questo furono acquistati dal notabile avvocato Carlo Beni, nativo di Stia, con l'intento di ridare al paese il suo Palagio Fiorentino. Coadiuvato dal noto architetto Giuseppe Castellucci, Carlo Beni inizio una meticolosa ricostruzione del castello che terminò nel 1911. Durante i lavori di ricostruzione, furono ritrovati reperti medievali, comprese monete e un sigillo con lo stemma dei Guidi. Beni (conosciuto per essere l'autore di una nota ed ancora oggi autorevole Guida del Casentino) vi fece la sua residenza privata. Inoltre sul terreno adiacente costruì anche una cappella, una limonaia e altri edifici tra cui uno destinato ad abitazione degli operai dei suoi terreni. Nel 1982 il nuovo Palagio Fiorentino e il relativo giardino sono divenuti proprietà del Comune. L’aspetto della struttura, più che rispettare l’originale impianto architettonico, richiama il gusto neo-gotico in voga negli anni della ristrutturazione. Il prospetto è caratterizzato dalla torre merlata, dai due ordini della facciata e con una scala di collegamento fra i piani che ricorda l’impostazione del castello di Poppi. All'interno del Palagio, sede di importanti mostre e convegni, è presente una preziosissima collezione di Arte Contemporanea.Il castello ospita anche il Centro Multimediale Dantesco. Altri link suggeriti: https://www.facebook.com/watch/?v=564952865329908 (video), https://www.youtube.com/watch?v=Dy_AHGWo-0k&t=2s (video con drone di Aldo Esteri)

Fonti: https://www.ilbelcasentino.it/stia-seq.php?idcat=&pag=53&idimg=7757, https://casentino.it/palagio-fiorentino/, https://www.arezzo24.net/attualita/34893-stia-al-palagio-fiorentino-riapre-il-centro-multimediale-dantesco.html

Foto: la prima è di Carlo Gabrielli su https://casentino.it/palagio-fiorentino/, la seconda è presa da https://cultura.gov.it/evento/il-castello-del-palagio-fiorentino-visite-guidate-e-aperture-straordinarie-per-un-dialogo-tra-arte-e-natura

lunedì 7 novembre 2022

Il castello di lunedì 7 novembre

 


SAN MARCO D'ALUNZIO (ME) - Castello normanno

I Normanni, sconfitti gli arabi, ne fecero il loro centro di governo e la chiamarono San Marco in onore dell'evangelista e in ricordo della prima città conquistata in Calabria. Dall'XI secolo fu dominio di Roberto il Guiscardo degli Altavilla, che la scelse come punto di partenza e come presidio militare per la conquista della Sicilia. In questo periodo fu edificato il monastero delle monache benedettine con l'annessa chiesa del Santissimo Salvatore. Nel 1061 Roberto il Guiscardo vi fondava il primo castello normanno della Sicilia dedicandolo a San Marco cancellando così la memoria di Demenna, nel tentativo di sradicare il ricordo dell'epoca araba. Dal 1090 al 1112, essendo il castello ben difeso e fortificato, divenne la residenza degli Altavilla (in modo particolare di Adelasia, terza moglie del re Ruggero, nonchè madre e reggente di Ruggero II), ma anche un luogo sicuro tanto che in seguito, vi si rinchiusero i cospiratori più importanti della congiura contro il cancelliere Stefano de Pérche. Numerose pergamene documentano ancora oggi la presenza degli Altavilla nel castello di San Marco. Nel 1150 il geografo ibn Idris la descrive come: "località prospera, con una fiorente produzione di seta e con un arsenale sulla costa per la costruzione di navigli con i legni tratti dai ricchi boschi dell'entroterra.". Le origini di San Marco d'Alunzio descritte da Tommaso Fazello e Filippo Cluverio sono ulteriormente integrate dall'abate Francesco Sacco che descrive sinteticamente i passaggi di proprietà dei possedimenti.La cittadina da Federico III di Sicilia venne concessa a Sancio d'Aragona suo figlio naturale.
 - Da Sanciolo la proprietà della "Contea di San Marco" passò a Federico d'Aragona suo figlio, confermata dal nonno il sovrano Federico III di Sicilia.
- Federico d'Aragona sposò Giovanna d'Auria, generò Sanciolo d'Aragona e Vinciguerra d'Aragona, i possedimenti furono conferiti a Sanciolo d'Aragona.
- Sanciolo d'Aragona sposò Lucia Palizzi, generò Mattiolo d'Aragona erede delle terre.
- Mattiolo d'Aragona morì senza discendenti, la proprietà fu conferita in linea ereditaria allo zio Vinciguerra d'Aragona.
- A Vinciguerra d'Aragona subentrò il figlio Federico d'Aragona il Fellone che ne venne privato il 2 settembre 1398, reo di fellonia. I possedimenti furono assegnati a Abbo Filangieri Alcaide di Cefalù, Maestro Razionale del Regno per volontà di re Martino I di Sicilia che ne decretò lo scambio con la baronia di Isnello.
Abbo Filangieri e la sua famiglia governarono la città sino alla fine del feudalesimo in Sicilia. Sotto il controllo della famiglia Filingieri, San Marco divenne un centro economicamente e culturalmente ben sviluppato e fu arricchito di molte chiese. I ruderi del castello di San Marco d'Alunzio sorgono nella parte più alta dell’abitato omonimo. Eretto sulla cima del monte Rotondo in una posizione strategica tale da permettere il controllo della costa tirrenica da Cefalù a Capo d’Orlando e fino alle isole Eolie, esso divenne ben presto un avamposto militare di primaria importanza. Il recente restauro delle mura di questo castello, nonché il recupero della piazza e dei vicoli adiacenti, ne hanno fatto il fiore all’occhiello del paesino rendendola meta obbligata per turisti e giovani sposi. Altri link suggeriti:https://www.youtube.com/watch?v=2TD_X8ukNpE (video di Bella Sicilia), https://m.facebook.com/VieniinSicilia.Trinacria/videos/in-sicilia-ti-aspetta-questo-luogo-san-marco-dalunzio-me-i-ruderi-del-castello/501016301069907/ (video), https://www.youtube.com/watch?v=VSPrBpGtgEE&t=164s (video di Vincenzo Ceraso)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Marco_d%27Alunzio, https://www.icastelli.it/it/sicilia/messina/san-marco-dalunzio/castello-di-san-marco-dalunzio, https://www.ttattago.com/cosa-vedere/san-marco-d-alunzio/points/ruderi-del-castello-normanno,

Foto: la prima è presa da https://www.viaggiamo.it/castello-normanno-san-marco-dalunzio/, la seconda è di emanuelea su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2012/49160/view

venerdì 4 novembre 2022

Il castello di venerdì 4 novembre

 


VASTO (CH) - Palazzo D'Avalos

Affacciato sul mare e simbolo della città, Palazzo d’Avalos domina il paesaggio con la sua maestosità e il suo giardino napoletano. È uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale abruzzese della seconda metà del Cinquecento di stampo romano, sorto su preesistenze romane e altomedievali, che ha inglobato i resti dell’edificio costruito dal condottiero e signore di Vasto, Giacomo Caldora, forse negli anni Venti del Quattrocento. Dell'aspetto originario resta ben poco, se non l'impianto strutturale con il grande cortile centrale, e qualche traccia nel tessuto murario esterno, due per tutte sono la bifora e i resti del portale durazzesco, che testimoniano l'eleganza degli apparati architettonici e decorativi. Passata la signoria ai Guevara, che forse terminarono la costruzione, soprattutto nella parte verso il mare, nel 1496 il dominio entrò in mano dei D'Avalos, che ne fecero per tre secoli, oltre che luogo di residenza, sede delle magistrature cittadine. L'evento più gravoso fu l'invasione delle armate turche di Pialy Pascia del 1566, che approfittando dell'assenza del marchese Francesco Ferdinando, dimorante a Palermo dopo la nomina a Vicerè di Sicilia, saccheggiarono Vasto e danneggiarono il palazzo. La moglie, Isabella Gonzaga, figlia del duca di Mantova, dopo la morte del consorte, a partire dal 1573, avviò i lavori di consolidamento e ricostruzione, che non terminarono prima dell'inizio del secolo seguente. Alla fine del XVII secolo furono realizzati il grande scalone, il teatro e la cisterna nel cortile. Il secolo d'oro del palazzo fu però il Settecento: i nuovi signori della famiglia dei Lante della Rovere ne arricchirono gli appartamenti e vi impiantarono una piccola ma vivace corte. Con l'invasione francese, la residenza iniziò il suo declino e nel corso dell'Ottocento diversi ambienti vennero abbattuti o destinati agli usi più vari, appartamenti e botteghe, trasformazioni a scopo utilitaristico che finirono per obnubilare la residenza principesca. Nel 1974 il Comune di Vasto ha concluso l’acquisizione della quota d’Avalos e sono cominciati i lavori di restauro del complesso. La costruzione ospita al suo interno quattro musei: il Museo Archeologico, che documenta la storia della città e del territorio, la Pinacoteca, con le opere della famiglia di pittori di Filippo Palizzi, partecipe delle più importanti correnti artistiche dell’Ottocento, “Mediterranea”, la collezione di Arte Contemporanea con opere di artisti italiani e spagnoli, e il Museo del Costume Antico, che comprende una raccolta di dipinti raffiguranti abiti tradizionali ed una collezione di abiti abruzzesi degli inizi dell’800 e dei primi del ‘900. Il palazzo è noto anche per la presenza dello spettacolare giardino napoletano, affacciato sul mare, riportato all’antico splendore da un restauro che gli ha restituito l’originale impianto tardo settecentesco. Il complesso dispone inoltre di sale e ambienti predisposti e utilizzati per eventi e mostre temporanee. Altri link per approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_d%27Avalos, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/chieti/vasto02.htm, https://www.youtube.com/watch?v=MJtQ2FFDlRA&t=11s (video di Zonalocale), https://www.facebook.com/watch/?v=473343704113454 (video), https://www.youtube.com/watch?v=ujnXC69i1HY&t=5s (video di TrignoSinelloTurismo)

Fonti: http://www.museipalazzodavalos.it/wordpress/?page_id=46, https://www.beniculturali.it/luogo/palazzo-d-avalos-musei-civici, https://www.uniquevisitor.it/abruzzo/mare/vasto/palazzo-davalos-vasto.php

Foto: la prima è presa da https://abruzzo.cityrumors.it/notizie-chieti/cultura-spettacolo-chieti/vasto-mediterrania-sui-social-di-palazzo-davalos.html, la seconda è una cartolina della mia collezione

giovedì 3 novembre 2022

Il castello di giovedì 3 novembre

 


PONTEVICO (BS) - Castello

Edificio glorioso, fu costruito dai bresciani, dopo l'anno Mille. Inizialmente appartenne ai Martinengo, i quali, nel 1127 lo promisero al vescovo di Brescia. Nel 1208 i bresciani cercarono di impossessarsene per consegnarlo poi ai cremonesi. Si ritiene che Pontevico fosse il "portus brixianus" e cioè il punto di arrivo delle merci provenienti dal fiume Po e successivamente dirette a Brescia. Con la caduta della Repubblica Veneta (che l’ebbe in dominio dal 1426 al 1797) perse qualsiasi importanza militare e strategica e, dopo alcuni anni di abbandono nelle mani del Demanio, venne acquistato dall’industriale cremonese Pietro Cadolini per collocarvi una fonderia. Con cinque forni a riverbero, la fonderia funzionò una trentina d’anni, in collegamento con l’altra che da molti più anni era attiva nella parte bassa del paese, poco distante dal cimitero. Ritiratosi dall’attività industriale il Cadolini vendette il castello ad un principe tedesco, certo Kewmüller, che era intenzionato a ricostruirlo dalle fondamenta per un’abitazione signorile e per varie attività industriali. Nel 1844, su progetto dell’Ing. Emilio Brilli, iniziarono i lavori di demolizione e di innalzamento dei nuovi edifici, ma dopo quattro anni – quando si dovette sospendere il tutto a causa dei moti politici della prima guerra di indipendenza (1848) – erano state innalzate soltanto due ali del grande quadrilatero. Quando Mons. Cremonesini acquistò il complesso il 6 febbraio 1900 dalla nobile contessa Costanzina Borromeo D'Adda, cui era pervenuto per eredità dal Kewmuller per dote matrimoniale, godette della raccomandazione fraterna dell'Eccellentissimo Mons. Geremia Bonomelli, intimo dei Borromeo. L'abate che non era solito perdere tempo nell'affrontare i problemi che riteneva pressanti per la loro gravità, si affrettò appena perfezionato l'atto di acquisto del castello e la sua liberazione da parte dell'affittuale Casarotti, a predisporre i locali per l'accoglienza delle ammalate che, per natura dei loro disturbi e la speciale sorveglianza di cui avevano bisogno, erano rifiutate dagli altri istituti. La casa venne ufficialmente aperta il 18 marzo 1901, con l'accoglienza di due ricoverate da parte del fondatore e di tre suore Ancelle della Carità che la Rev.ma Madre Generale Felice Passi fu lieta di accordare al Cremonesini avendo compreso l'importanza dell'opera che stava sorgendo a Pontevico. Nei primi tempi nella Casa regnò sovrana la povertà. Tuttavia per la nuova Opera l'Abate seppe attivare in molti abitanti del paese una catena di cordiale carità che contribuì ad attenuare i disagi della prima ora e, in pochi mesi, a garantire alle ospiti dell'Istituto una vita decorosa. Nel 1910 fu emanato il Decreto Reale di riconoscimento con il titolo di "Casa di ricovero per Frenasteniche ed Epilettiche" in Pontevico. Contemporaneamente venivano approvati lo Statuto Organico ed il regolamento Interno. L'assestamento giuridico della fondazione parve porre le ali al suo cammino, tanto che il fondatore decise di completare in breve tempo il quadrilatero del castello: nel 1911 fece innalzare l'ala a sera e nel 1912 quella a mattina. La morte improvvisa dell'Abate Cremonesini nel pomeriggio del 29 dicembre del 1917 non interruppe il cammino dell'opera da lui fondata. Nel 1926 la Comunità pontevichese celebrò con gran pompa il XXV di fondazione dell'Istituto, presente il Vescovo diocesano Mons. Giacinto Gaggia. Un serio incidente capitò nel 1929 allorquando scoppiò un incendio nel III reparto, che provocò la caduta di una trave. Il bilancio del malaugurato incidente fu di una ragazza morta e di una ventina di ferite. Nello stesso periodo si dovette provvedere d'urgenza alla demolizione della grande torre centrale del corpo sud del castello perchè minacciava rovina. Nonostante la richiesta di ricostruzione da parte di molti pontevichesi che la ritenevano un elemento tipico del paesaggio di Pontevico, non se ne fece nulla fino agli anni settanta. Un evento gravissimo fu lo scoppio della seconda guerra mondiale che, nell'ultimo periodo di belligeranza arrecò danni ingentissimi alle strutture murarie del castello. Agli inizi degli anni sessanta si presentò come indilazionabile la soluzione di due grossi problemi: quello attinente il personale in servizio all'Istituto e quello attinente il personale in servizio all'Istituto e quello riguardante il rifacimento dell'antica struttura del quadrilatero del castello. Per quanto riguarda il personale si è provveduto all'assunzione di un adeguato numero di addetti laici, con qualifiche specifiche per le attività da svolgere. Per quanto riguarda invece la demolizione e la costruzione del nuovo edificio centrale, in via preventiva sono stati condotti sondaggi del terreno e delle strutture. Dopo i diversi accertamenti l'Amministrazione decise di far demolire tutto il vecchio castello e ricostruirlo, per lotti, tenendo conto non solo della solidità dell'edificio ma anche degli ultimi risultati acquisiti dalla scienza medica e particolarmente delle disposizioni sanitarie governative e regionali relative all'assistenza psichiatrica. Ci vollero più di venti anni di lavoro per portare a compimento il progetto studiato dell'Ing. Nello Brunelli e da lui seguito con tanta cura. La morte lo colse prematuramente prima di aver portato a termine la facciata d'ingresso con le sue tre torri e la parte ornamentale. Al castello neo-gotico cremonesiano è subentrato un fabbricato maestoso con le caratteristiche di un antico castello medievale, dotato di torri e merlature varie. Lo spazio venne così predisposto: al piano terra i soggiorni, i refettori, le sale per le visite alle ospiti, la portineria, la sala consigliare e gli uffici amministrativi. Al I e al II piano furono sistemati i vari dormitori. Un reparto venne allestito per le Suore e quattro sale vennero destinate per la scuola. Ogni reparto ebbe a disposizione un proprio cortile. Ai grandi cambiamenti strutturali si pensò di far seguire anche il cambiamento del nome dell'Istituto: da "Casa di ricovero per Frenasteniche ed Epilettiche" si passò a "Istituto Neuropsichiatrico Abate Cremonesini". L'approvazione arrivò l'8 novembre 1966 col Decreto Presidenziale della Repubblica Giuseppe Saragat. L'Istituto, definito “Cittadella della Carità”, è costituito da un complesso di fabbricati dei quali il principale è rappresentato dal monumentale “Castello” a forma quadrangolare; gli altri gli fanno da corona ad est e a sud. Si entra da via Roma attraversando un cortiletto contornato da verdi giardini alberati. L’interno del “Castello” offre un’immagine incantevole: giardini verdi, porticati su tutto il perimetro con superiore loggetta e la chiesetta alla quale si accede anche tramite porticati che si diramano da quelli perimetrali. La chiesa è circondata da cortili alberati molto accoglienti.Altri link per approfondimento: https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Pontevico.htm, https://www.youtube.com/watch?v=gprUdKsYTbk (video di Le Storie e Spifferi bresciani)

Fonti: https://www.parcooglionord.it/luoghi/castello-di-pontevico/, https://www.istitutocremonesini.it/istituto_castello.htm, https://brescia.cosedafare.net/luoghi/beni-artistico-architettonici/castello-torre/castello-pontevico-5828.html, http://halleyweb.com/c017149/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/3

Foto: la prima è presa da http://www.halleyweb.com/c017149/zf/index.php/galleria-fotografica/index/album/album/8, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 2 novembre 2022

Il castello di mercoledì 2 novembre



FABRIANO (AN) - Castello in frazione Albacina

Il castello di Albacina è uno dei più importanti di Fabriano. Si trova alle pendici del monte San Vicino, nei pressi della confluenza del fiume Giano, proveniente dalla piana di Fabriano , nell'Esino, proveniente dall’area di Matelica-Esanatoglia dove nasce. Strategica è pertanto la sua posizione, dato che controlla una zona di incrocio tra fiumi provenienti da due direzioni diverse. La sua storia risale all’epoca romana, poiché in tale zona sorse il municipio romano di Tuficum della tribù Ufentina di cui sono rimaste una ricca raccolta di epigrafi ancora presenti a Fabriano ( nel cortile della casa parrocchiale) e una testa in bronzo oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Ancona. Nei primi documenti in cui si cita l’abitato si parla della sua sottomissione al comune di Fabriano. Tali documenti risalgono rispettivamente al 1191, al 1210-1213, quando si sancì, a conclusione delle diatribe tra Matelica e Fabriano, l’appartenenza di Albacina a quest’ultimo comune e infine al 1393. Fabriano prepose infine un castellano scelto tra i cittadini più ragguardevoli con una certa autonomia di governo. Il castello di Albacina sostenne sempre la fazione ghibellina e seguì negli anni le alterne vicende fabrianesi: la caduta dei Chiavelli, il breve dominio dello Sforza, il ritorno sotto il dominio papale e, nel 1517, anche il saccheggio delle truppe spagnole assoldate e non pagate da Papa Leone X e Lorenzo de' Medici Duca di Urbino. Nel 1519 le truppe mercenarie del legato della Marca cercarono di ristabilire l’autorità pontificia ma furono sconfitte da Giambattista Zobicco. Nel XIX secolo, come Cancelli, Collamato e San Donato, anche Albacina fu "comune appodiato" a Fabriano fino al 1860, ossia poteva gestire in autonomia i redditi e le spese di pubblica utilità. Del nucleo del castello rimangono oggi la robusta e slanciata torre d'ingresso fortificata, munita di portone a doppio battente e di apparato per la difesa piombante, alcuni tratti dell'attiguo maschio e alcune porzioni delle mura di cinta. Il castello è stato danneggiato dal sisma del 2016. Altri link suggeriti: https://www.notizie.it/albacina-e-il-castello-abbandonato/, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=52257, https://www.facebook.com/portapisana/videos/930034537174843 (video)

Fonti: http://www.fabrianoturismo.it/docs/terredelgentile/albacina.asp, https://www.turismo.marche.it/it-it/Cosa-vedere/Localita/Castello-di-Albacina/11142, https://albacina.com/index.html, http://www.fabrianostorica.it/fortificazioni/dintorni/albacina.htm

Foto: la prima è presa da http://www.fabrianostorica.it/fortificazioni/dintorni/albacina.htm, la seconda è di Daniele Ciappelloni su https://www.notizie.it/albacina-e-il-castello-abbandonato/