giovedì 13 aprile 2023

Il castello di giovedì 13 aprile



BARBARANO ROMANO (VT) - Cinta muraria

Fino al XV secolo si susseguirono lotte tra le signorie dei Farolfo di Viterbo e dei Di Vico, Prefetti di Roma, per il possesso del feudo. Dal 1283 al XIX secolo, il paese rimase assoggettato al diritto feudale di Roma, motivo per cui ancor oggi conserva l’epiteto “Romano”. Feudo degli Anguillara nel secolo XIV, passò poi agli Orsini e infine ai Borgia nel secolo XV. Barbarano si caratterizza per la presenza di una triplice cinta muraria: la più antica del XI sec. proteggeva il nucleo del “Castello”, la seconda (XIII-XIV sec.) è testimoniata dalle torri a pianta quadrata, l’ultima (XV sec.) si evidenzia con le torri cilindriche tra cui Porta Romana che segna il confine tra il borgo antico e quello nuovo. Della cinta più antica restano poche tracce (visibili all'interno del palazzo municipale), soprattutto per i crolli degli anni trenta, che hanno portato alla scomparsa della porta merlata d'Ognissanti e della torre pentagonale detta di re Desiderio (avanzo di una rocca longobarda). Della cinta più esterna restano ancora importanti tratti, in cui è inserito il torrione di Porta Romana, edificato a forma cilindrica per opporre maggior resistenza agli attacchi delle armi da fuoco, dotato dal 1863 di un orologio che conserva tuttora. Torri e mura, vicoli e piazzette, portici, case realizzate in blocchi di tufo ed impreziosite da decorazioni su portali e finestre sono tutti elementi che fanno del paese un piccolo gioiello ben conservato di architettura medievale. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=WiH4ZJhuh7s (video di Borghi d'Italia), https://www.youtube.com/watch?v=fCSe4ODIBws (video di Marco Fabio Cossu), https://www.raiplay.it/video/2019/11/geo-barbarano-romano-3c79f7db-cb76-4d77-99dd-75f088d9269e.html (video)

Fonti: https://www.mytuscia.com/barbarano-romano.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Barbarano_Romano, https://www.visititaly.it/info/952939-torre-porta-orologio-barbarano-romano.aspx, http://www.halleyegov.it/c056004/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/24, https://www.wetuscia.it/i-comuni/barbarano-romano/, https://www.ansa.it/viaggiart/it/city-506-barbarano-romano.html

Foto: la prima è presa da https://www.romatoday.it/eventi/cultura/barbarano-romano-visitare-mangiare-dormire.html, la seconda è di Giuseppe Cesareo su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/257807/view

mercoledì 12 aprile 2023

Il castello di mercoledì 12 aprile



FARA NOVARESE (NO) - Castellone (o Castrum Vetus)

Il castello è menzionato per la prima volta nel 1156, tra i castelli confermati da Federico Barbarossa al conte di Biandrate, insieme ad altri castelli che precedentemente erano stati occupati dai Milanesi capeggiati dal Cazzaguerra. Nel 1251 è nuovamente nominato in documenti di Biandrate, come ceduto dalla popolazione di Fara al conte Umberto. Il castello rimase coinvolto nelle lotte tra le fazioni guelfa e ghibellina di Novara, quest'ultima detta anche "dei Rotondi" o "dei Tornielli". I guelfi, che si erano asserragliati nella campagna circostante Novara, occupando anche il castello, chiamati malefactores negli statuti novaresi, vennero cacciati dai Rotondi nel 1275. Nel 1328 il castello venne ristrutturato da Calcino Tornielli di Novara, che vi aggiunse anche una torre. Nel 1356, assieme ad altri castelli della zona, fu saccheggiato ed incendiato dal comandante di Galeazzo II Visconti, Bertolotto Confalonieri, durante le vicende belliche contro il marchese di Monferrato Giovanni II. Un documento del 1366 attesta che l'edificio era ancora in possesso dei conti di Biandrate. Nel 1450, dopo l'insediamento di Francesco Sforza come duca di Milano, in una relazione sul territorio di Fara per la prima volta vengono nominati due castelli: il Castrum Vetus e il Castrum Novum. Nel XVII secolo il castello era caduto in rovina. Oggi è di proprietà privata ed è attualmente in fase di restauro. Analizzando una foto relativa ai primi del Novecento, in possesso degli attuali proprietari, vediamo un torrione centrale e i tetti ricoperti a coppi prima che fossero ridotti a civettuole terrazze dalle balconate di cemento. Analizzando poi la conformazione muraria degli edifici, che a nord si estendono quasi a ellisse, è verificabile che il “castrum vetus” era formato da un’austera torre quadrata munita di fortificazione, circuite all’interno da robusto muraglione protettivo. I muri dell’alto e quadrato torrione mostrano ancora oggi l’impasto a spina pesce, visibile solo parzialmente anche nel muraglione di cinta. Agli occhi del visitatore, l’antica dimora dimostra un fascino discreto, tranquillo, romantico, come una bella villa di campagna sa emanare grazie anche al grazioso e panoramico giardino, ricco di rose inglesi. Il fascino aumenta ancor di più se si raggiunge il Castellone a piedi (parcheggiare il proprio mezzo nelle piazze centrali del paese): si percorre la storica strada acciottolata Sottoronchi, che si snoda tra antichi vigneti, e in un batter d’occhio ci si ritrova davanti al portone d’ingresso, con uno stemma sovrastante, ancor oggi protetto dall’austera casa della guardia. All'interno della torre è presente un affresco raffigurante una Madonna con Bambino in trono, databile al primo Rinascimento. Il portale d'ingresso, orientato verso nord, era sormontato da una torretta di guardia, demolita nel Novecento perché pericolante. I lavori di ristrutturazione hanno distrutto anche parte del muro di cinta che proteggeva ad anello l'intero complesso. Altri link suggeriti: https://www.icastelli.it/it/piemonte/novara/fara-novarese/castello-di-fara-novarese-o-castellone, https://www.facebook.com/people/Castello-di-Fara-Novarese-Castrum-Vetus/100066721235668/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castrum_Vetus_(Fara_Novarese), https://www.turismonovara.it/it/ArteStoriaScheda?Id=70

Foto: la prima è di Vincenzo Desiderio su https://it.wikipedia.org/wiki/Castrum_Vetus_%28Fara_Novarese%29#/media/File:Castrum_Vetus_Castellone_Fara_Novarese_ingresso.jpg, la seconda è presa da https://www.comune.faranovarese.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castrum-vetus-o-castellone-sec-xi-23119-1-034a786541b95a17a025ea90b84e3fce

martedì 11 aprile 2023

Il castello di martedì 11 aprile



CASTELL'ARQUATO (PC) - Torrione Farnese (o del Duca)

La costruzione della torre iniziò nel 1527 per volere di Bosio II Sforza di Santa Fiora, all'epoca signore di Castell'Arquato, da parte di un architetto ignoto basandosi su un progetto di gusto michelangiolesco, continuando fino al 1535, quando venne interrotta; la causa di questa interruzione, secondo un documento risalente al XVIII secolo, sarebbe stata la morte di Bosio. I lavori per la sua costruzione vennero successivamente ripresi nel 1545 grazie all'interessamento di Sforza I Sforza, figlio di Bosio, venendo definitivamente completati nel 1575. Nonostante la mole della torre, l'edificio venne praticamente ignorato da gran parte dei documenti dell'epoca: ad esempio esso non compare su di una pianta risalente al 1613. Secondo alcune ipotesi, originariamente la costruzione era stata concepita come magazzino per la conservazione delle derrate alimentari, mentre altre teorie identificano la ragione della costruzione come testimonianza della potenza e del potere dei duchi oppure con fini prettamente residenziali. Tuttavia, il torrione fu quasi sicuramente impiegato a scopi militari come parte del sistema difensivo arquatese, anche con lo scopo di avvistare eventuali attacchi nemici. Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1947, divenne sede degli studi portati avanti dall'intellettuale Aldo Braibanti, che lo adibì a laboratorio artistico e studio ceramistico. Durante questa fase, durata sei anni, il torrione fu frequentato da vari artisti e intellettuali tra cui Renzo e Sylvano Bussotti, Roberto Salvadori e Fiorenzo Giorgi. Tra il 1961 e il 1990 la torre ospitò anche temporaneamente il museo geologico G. Cortesi. Dopo essere rimasto chiuso e in stato di abbandono per molti anni, a partire dal 2009 è stato adibito a sede della scuola d'Arme Gens Innominabis che si dedica allo studio e alla pratica delle tecniche di combattimento medievali. Il torrione rinascimentale, alto 24 metri e caratterizzato da una base quadrata, è stato costruito totalmente in mattoni di laterizio ed è composto da quattro baluardi sporgenti inclinati a forma di trapezio posti in posizione angolare; su tutti i baluardi si apre una serie di finestre rettangolari di piccole dimensioni. Tra i baluardi sono presenti pareti nude sormontate da archi a tutto sesto. Sulla sommità della costruzione si trova, invece, un loggiato composto da 16 pilastri al di sopra del quale è presente il tetto. In origine doveva essere presente all'altezza del primo piano una passerella lignea che permetteva il passaggio tra il torrione e il limitrofo palazzo del Duca. All'interno sono presenti 5 piani, quattro dei quali formati da un ambiente centrale di grandi dimensioni da cui si accede a stanze di forma ottagonale poste in corrispondenza di tre dei quattro baluardi; nell'ultimo baluardo, quello posto sul lato ovest della costruzione si trova una piccola stanza a pianta centrale dove è presente una scala a chiocciola elicoidale. La forma e il disegno dei baluardi sono, con tutta probabilità, derivati dal “criterio di fiancheggiamento nell’offesa e nella difesa”, necessari dall’introduzione delle nuove armi da fuoco. Al secondo piano, arredato come una sala riunioni-conviviale dei cavalieri, si trova un camino di fattura cinquecentesca. Il torrione è detto Farnesiano per le analogie con le torri bastionate che nel XVI secolo i Farnese costruivano nel Lazio. Resta una delle costruzioni più attraenti e “misteriose”, con i suoi presunti passaggi segreti che lo collegherebbero con altri edifici del borgo. Ecco un video (di Debora Spalazzi) che lo riguarda:https://www.youtube.com/watch?v=u5xhyGS-tHE&t=3s

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torrione_Farnese, https://www.castellarquato.com/turismo/monumenti/torrione/, https://scopripiacenza.it/it/punti-di-interesse/architettura-civile-palazzo-del-duca-torrione-farnesiano

Foto: la prima è di Marco Cassola su https://www.tourer.it/scheda?torrione-farnese-castellarquato, la seconda è di Parma1983 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torrione_Farnese#/media/File:Torrione_Farnese_(Castell'Arquato)_-_lati_nord-ovest_e_nord-est_2022-07-16.jpg

giovedì 6 aprile 2023

Il castello di giovedì 6 aprile



VALFABBRICA (PG) - Castello di Coccorano

A nord di Valfabbrica, presso un’ansa del fiume, è situato il castello feudale di Coccorano, di proprietà della famiglia Bigazzini di Gubbio, amica di Francesco dai tempi delle sue ricchezze terrene. Soprattutto Jacopo dei Bigazzini è un suo discepolo e più volte lo ospitò nelle proprie terre, donandogli Caprignone, posto sull’alture che sovrastano il Chiascio. Se è vera l’ipotesi dell’incontro di Francesco con i briganti lungo il torrente Rio Grande, nei pressi di Valfabbrica, “Coccoranaccio” può mostrarsi al frate come un rifugio tranquillo dopo essere stato insultato, malmenato e gettato in una fossa piena di neve, particolare che rafforza l’idea del viaggio intrapreso in inverno. L’origine del nome non si conosce. Coccorano non ha un agglomerato di case, è non è stato mai totalmente dipendente o collegato ad Assisi. Il castello risalirebbe agli inizi del feudalesimo in Italia, al tempo delle calate degli imperatori germanici. Fa fede dell’antichità del castello il testo di una iscrizione posta a fianco dell’altare maggiore dell’attuale Chiesa di Coccorano. La fondazione del castello risale da un tale Ranaldo, capostipite di una antichissima famiglia eugubina che partecipò alle crociate sotto le insegne di Goffredo di Buglione. Nell’anno 1257, Ugolino un discendente di Ranaldo, venuto in discordia con i reggitori del governo di Gubbio, andò esule a Perugia dove poi i Conti di Coccorano assunsero il cognome di Bigazzini. Alcuni storici francesi hanno avanzato l’ipotesi che Favarone Di Offreduccio di Bernardino, padre di Santa Chiara di Assisi, abbia abitato a Coccorano in occasione della congiura dei Raspanti, trovarono protezione e rifugio presso il Castello di Coccorano molti perugini scampati alla carneficina scatenata in Perugia nell’anno 1393 dalla fazione popolare. La torre di Coccorano molto ambita per la sua favorevole posizione di controllo della valle, venne molto contesa. Collocato al confine del ducato di Spoleto, in una lettera del 1342 Clemente VI lo cita come “… chiave, da quel lato, del Ducato…” , il castello era parte di un vasto feudo della stessa famiglia, che vi dimorò per quasi cinque secoli. Ma si rivelarono domini difficili questi di confine, soggetti alle mutevoli vicende di varie alleanze, furono i primi a subire gli effetti delle battaglie che ne conseguirono. E non è un caso che il primo documento di Coccorano di cui abbiamo conoscenza, con il quale si accerta l’esistenza della rocca nel 1217, riguardi proprio questioni di ostilità tra Gubbio e Perugia. Lo stato attuale di rudere nel quale il complesso versa, non impedisce di intuirne la struttura originaria di fortilizio a corte quasi schiacciato dalla mole della torre, che si staglia sulla valle del Chiascio e ne diventa un riferimento visivo. Il castello infatti sorge su un’altura che scopre e domina un ampio tratto della pianura sottostante, aperta verso nord fino alle colline di Biscina. L'edificio primitivo è del sec. .XI, i suoi resti fanno supporre che in epoca non precisata, fu ampliato, aggiornato nei modi di difesa e questo alla fine del sec. XIV o inizio del XV, avvenne sia per la torre che per le mura di cinta.
Altri link per approfondimento: http://www.ilsentierodifrancesco.it/Index.aspx?idmenu=17, https://www.youtube.com/watch?v=QxKf00ZqycY&t=7s (video de Il Sentiero di Francesco), https://www.facebook.com/castellodigiomici/videos/il-castello-di-coccorano/535741527573341/ (video), https://www.youtube.com/watch?v=MG7yhKRy444&t=2s (video di FLYPINSULA), https://www.perugiatoday.it/cronaca/viaggio-umbria-nascosta-castello-coccorano-valfabbrica.html

Fonti: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-coccorano-barcaccia-di-valfabbrica-pg/, http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/02_alto_tevere/00009/index.htm

Foto: la prima è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/02_alto_tevere/00009/index.htm, la seconda è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-coccorano-barcaccia-di-valfabbrica-pg/

mercoledì 5 aprile 2023

Il castello di mercoledì 5 aprile



ORBETELLO (GR) - Torre di San Biagio

Si trova sul promontorio di Ansedonia, in una posizione a picco sul mare all'interno di un complesso privato, non lontano dal caratteristico Spacco della Regina. La torre venne costruita in epoca medievale dai Senesi con funzioni di avvistamento lungo il tratto costiero a sud del promontorio. Nella seconda metà del Cinquecento la struttura passò agli Spagnoli che la integrarono nel sistema difensivo costiero dello Stato dei Presidii; nello stesso periodo furono fatti lavori di ampliamento e di ulteriore fortificazione del complesso per renderlo più funzionale. Tuttavia, nei secoli successivi ci fu una graduale dismissione della torre, ritenuta meno strategica rispetto a quelle vicine; fu l'inizio del lento ed inesorabile declino della fortificazione costiera. Nel secolo scorso, il suo inglobamento all'interno di un complesso privato ha permesso di salvare e conservare dignitosamente le imponenti rovine rimaste in piedi. La Torre di San Biagio si presenta sotto forma di rudere ben recuperato e conservato, addossato sul lato che guarda verso il mare ad una costruzione più recente. La fortificazione conserva benissimo l'altissimo e imponente basamento a scarpa, cordonato nella parte sommitale, che si presenta a forma di piramide tronca a sezione quadrangolare. Le pareti esterne, rivestite in pietra, presentano alcune finestre ad arco ribassato che si aprono in coppia, disponendosi su tre distinti livelli; esse sono il frutto di interventi di epoca successiva a quella della torre. Al di sopra del grosso basamento a scarpa, risultano appena abbozzate le strutture murarie che costituivano le pareti esterne della torre, con gli evidenti segni del lungo periodo di degrado dei secoli passati. Tutto ciò lascia immaginare che la torre fosse, in passato, una delle più alte e imponenti dell'intera costa maremmana. Visita virtuale della torre con questo video di Davidrone Ventriglia:https://www.youtube.com/watch?v=SllLTXoa8fg

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_San_Biagio_(Ansedonia), https://www.tuttomaremma.com/torriansedonia.htm

Foto: la prima è una cartolina ella mia collezione, la seconda è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, scattata pochi giorni fa

martedì 4 aprile 2023

Il castello di martedì 4 aprile



AIDONE (EN) - Castello di Pietratagliata (o di Gresti)

Si trova in territorio di Aidone, appunto in contrada Gresti, quasi al centro del triangolo che unisce Aidone, Valguarnera e Raddusa. La sua condizione attuale è quella di rudere se pur ben leggibile nelle forme, che sono costituite principalmente di una poderosa torre piena e di una serie di stanze ingrottate. Allo stato attuale il complesso, integro almeno sino all’inizio del secondo conflitto mondiale, non è agevolmente visitabile in quanto versa in condizioni di degrado tale da rendere pericoloso l'accesso. La sua origine non è ben definita, le prime notizie storiche documentabili risalgono al XIV secolo. I ruderi del castello sono tuttora di proprietà privata e da molti decenni lasciati all'incuria e all'abbandono. Il nome di Pietratagliata proviene dalla enorme rupe quarzarenitica che taglia la valle in modo perpendicolare all'asta del fiume Gresti, dando l'impressione di una sola, gigantesca pietra tagliata da una mano sovrannaturale. La struttura esistente è certamente di epoca arabo-normanna, ma nei documenti appare per la prima volta nel 1374, quando il feudo ed il fortilizio di Pietratagliata venne assegnato da Federico III di Sicilia, con un privilegio, a Perronus de Iuenio (Gioeni). Fino al 1512 Giovanni Luca Barberi, nei suoi Capibrevi ne confermò l'appartenenza alla famiglia Gioeni, già concessionaria della terra di Aidone e dei feudi circostanti. In seguito passò a vari proprietari tra cui il barone Caprini che nel 1668 fece incidere sull'architrave di una finestra ogivale, su una lastra di marmo, un'epigrafe in latino, di cui oggi non vi è traccia ma di cui è conosciuto il testo: una dedica del Caprini ad un suo giovane successore, forse il figlio, a cui lasciava questi terreni fertili e ricchi, ma arsi dal sole e privi delle delizie del giardino delle Esperidi. Tale epigrafe era posta molto in alto e la posizione solitaria del castello ne ha fatto l'oggetto di una leggendaria "truvatura": il cavaliere che, mentre lo superava al galoppo, fosse riuscito a leggere e ad interpretare l'epigrafe, avrebbe trovato un ingente tesoro. La lapide, la cui iscrizione è riportata in vari testi di storia locale, oggi non esiste più, probabilmente fu trascinata nel crollo del prospetto settentrionale. Ma secondo alcuni studiosi sulla collina sovrastante alla fine dell'Ottocento furono ritrovate parecchie monete d'argento e di elettro coniate da una zecca al seguito di un esercito punico (Ippocrate?) ed alcune d'argento di Morgantina serie SIKELIOTAN che raffiguravano un cavaliere al galoppo nel R/ mentre nel D/ Zeus e forse per questi reperti è nata la leggenda. Nell'intero complesso del Castello di Gresti sono individuabili 3 tipi di strutture architettoniche:
- I) un insieme di ambienti ipogei localizzati alla base della parete orientale della costa rocciosa ed in alto sul versante occidentale della rupe;
- II) gli spazi del fortilizio medievale che, con la torre ed altri ambienti in muratura, inglobava inoltre anche le strutture ipogee;
- III) un complesso di magazzini e altri vani destinati all'utilizzo della fabbrica quale masseria risalenti al XVII secolo.
Una chiara descrizione degli ambienti di cui si compone il castello è stata fornita dall'Ing. Tomarchio, che ha inoltre elaborato una planimetria del complesso. Al castello si accede attraverso uno stretto sentiero tagliato nella roccia, delimitato a destra dal massiccio roccioso e a sinistra da un muretto. Al terreno di questo percorso si giunge dinanzi a due accessi: un portale ed una scala di cui oggi resta solo un cenno di traccia nella muratura. Superato il portale si attraversa un piccolo corridoio che conduce ad una loggia aperta, scavata nella rupe che guarda verso il burrone sottostante in direzione est. Da qui si passa a un grande ipogeo artificiale a pianta rettangolare con soffitto piano che presenta tracce evidenti di scalpellatura; sulla parete occidentale di questo ambiente si apre una finestra ricavata nella roccia da cui si domina il sottostante vallone. Ritornando al portale, accanto ad esso si vedono le tracce di una ripida scala che conduceva ad un livello superiore della rupe su cui si poggiano le strutture in muratura del complesso. Queste ultime constano di un grande ed elevato torrione a pianta quadrata e di un corpo edilizio a due piani con due ambienti per piano. La torre, alta circa 36 metri, poggia direttamente sulla roccia che sul versante sud ha subito una imponente opera di taglio, formando così una sorta di scarpatura naturale grazie alla quale la torre scarica il suo peso sul basamento roccioso. La torre ha struttura piena, priva di spazi interni; una scala elicoidale esterna, alloggiata in un vano cilindrico nell'angolo sud orientale, permetteva l'accesso al terrazzo sommitale. Gli ambienti costruiti alla base della torre sul lato settentrionale erano verosimilmente gli spazi residenziali del piccolo fortilizio e costituiscono elemento di raccordo tra la struttura difensiva e gli ambienti ipogei. La parte del complesso scavata nella roccia è quasi certamente antecedente alla prima documentazione storica del castello, risalente al XIV secolo. Oggi dell’insediamento classico ed alto medievale non rimane alcunché se non la testimonianza diffusa dei ritrovamenti di diverse monete e resti ceramici sino alla denominazione dialettale di "A Munita" data al colle dirimpettaio la lunga cresta rocciosa che fa da base alla fortificazione. La torre a pianta quadrata, risalente probabilmente all’epoca normanna e costruita per funzioni di avvistamento e segnalazione, ha perso oramai da tempo la bellissima scalinata elicoidale che portava sin sulla cima a 36 metri di altezza dal fondovalle. Le fabbriche medievali e barocche, ricostruite in seguito al sisma che colpì la Sicilia orientale l’11 gennaio 1693, comprendenti l’entrata con un arco a sesto acuto, la scala per il vano di ingresso e tutta la complessa area a più piani dedicata alla abitazione feudale ed agli ampi magazzini ricavati nel pieno della roccia quarzarenitica, hanno subito diversi crolli, l’ultimo dei quali risale al sisma del 13 dicembre 1990. Oggi, le condizioni della parte medievale e barocca sono tali che è del tutto impossibile entrare nelle parti padronali. Anche la cappella familiare, posta sulle rocce antistanti l’entrata del castello, in una stupenda posizione panoramica, ha subito crolli e spoliazioni sino a mantenere intatti solo i muri perimetrali ed il semplice ma affascinante portalino in pietra locale. Alle fabbriche più antiche, tra le cui mura spicca un bel portale in pietra che dava accesso ad una camera padronale oggi priva di solai e soffitto, si affiancano poi una serie di costruzioni moderne che venivano adibite a scopi agricoli produttivi. Queste costruzioni, in pietra locale, probabilmente sottratta alle strutture castellate, hanno subito un gravissimo crollo nel 1998. Tutta la contrada è poi interessata da resti di diverse età che testimoniano la lunga e complessa frequentazione di questa parte dell'ennese. Sulla collina della moneta, dirimpettaia al castello, sono attestati (ed il toponimo è chiaro segnale) resti di un insediamento ellenistico romano continuato sino all'età tardo romana. Attorno le case Gresti, poste sul fianco di nord ovest della collina dei Gresti, sono stati ritrovati resti che vanno dall'età greca arcaica, a testimonianza della precoce influenza calcidese verso Morgantina, e resti di età tardo romana e bizantina. Altri link di approfondimento:https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/enna/gresti.htm, https://www.etnanatura.it/paginasentiero.php?nome=Castello_Pietratagliata (foto varie), https://www.siciliafotografica.it/gallery/index.php?/category/456 (foto varie), https://www.youtube.com/watch?v=whzcHWn4Gqs (video di Gasman0049), http://www.ilcampanileenna.it/il-castello-di-pietratagliata.html, https://www.youtube.com/watch?v=Xb5yr69dwyU (video di guanters), https://www.youtube.com/watch?v=QHIx2unaGQ4&t=59s (video di Enrico Cartia), https://www.youtube.com/watch?v=pgwR0LbGyOM (video di Miss Vilya: life adventures)

Fonti: https://www.icastelli.it/it/sicilia/enna/aidone/castello-di-gresti-o-pietratagliata, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pietratagliata

Foto: la prima è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/castello-dei-gresti-o-di-pietratagliata?ldc, la seconda è di Morgantia07 su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pietratagliata#/media/File:PIETRATAGLIATA_2_PF.JPG

lunedì 3 aprile 2023

Il castello di lunedì 3 aprile



ROCCASTORNINA (AV) - Castello

L’originario nucleo abitato di Pietrastornina ha una datazione alto medioevale, il "castellum" di "Petra Sturmina" è citato quale limite territoriale della grande corte di "Monte Virgine", donata al monastero femminile di S. Sofia di Benevento dal principe longobardo Arechi II nel novembre del 774. L’abitato del paese si è formato in un lungo arco temporale, e deve il suo nome proprio al nominato “plesco” del diploma arechiano, ovvero a quella guglia rocciosa fortificata intorno alla quale si costituì l’abitato primigenio. Il termine medioevale "sturminare", sta per: proicere, allontanare o respingere da cui "Petrasturminea", in pratica “la pietra che difende” volgarizzatosi poi nell'attuale Pietrastornina. L’abitato del paese, quello storico di Via Castello si raggruppava, tutto intorno alla grossa roccia emergente. E il nome del paese un tempo era composto: Petra Sturmina (Pietra che difende). La roccia incastellata ebbe importanza strategica territoriale almeno fino al 1239, quando per l’ultima volta si trova una menzione documentaria del Castello di Petra Sturmine. Questo, ricompreso infatti nella lista dei cosiddetti “Castelli Salvati”, voluti da Federico II al suo insediarsi nel Regno del Sud. Si trattava di presidi di difesa, detti appunto Castra Exempta, e che dovevano garantire l’ordine e la presenza statale nei territori che ne avrebbero curato anche la loro manutenzione. Il Castello di Pietrastornina sorse sulla grossa guglia rocciosa che corona l'abitato del borgo medioevale e oggi se ne intravedono tenui tracce, ruderi senza una forma precisa. Si componeva di almeno due corpi di fabbrica, di diverse dimensioni, posti a quote differenti sulla rupe. Un sistema di camminamenti fatto di ripide scalinate adattate e ricavate nella roccia, e vari bastioni murari estendevano all'intera rupe il sistema difensivo. In questo modo ogni anfratto e sperone roccioso erano sfruttati e conformati allo scopo strategico, esulando pertanto da una qualsiasi tipizzazione precostituita e facendo della stessa guglia rocciosa, che si erge per più di 60 metri con le sue pareti a strapiombo, la fortificazione vera e propria. Dopo il periodo longobardo, il fortilizio ricompare nelle fonti documentarie nell'autunno del 1239, quando sotto l'amministrazione statale di Federico II di Svevia, venne inclusa la fortificazione rupestre nella lista dei cosiddetti "Castra exempta". Nella prima metà del XIII secolo ne entrò in possesso Riccardo Filangieri. Nel 1270 Carlo I d'Angiò si impossessò del castello e ne fece dono alla famiglia Stendardo. Nel 1450 passò per via matrimoniale ai della Leonessa. Con l'avvento della dominazione spagnola venne poi concesso nel 1635 ad Andrea Lottiero ai cui discendenti rimase in possesso fino all'eversione della feudalità nel 1806. L'undici febbraio del 1837, l'amministrazione decurionale di Pietrastornina decise l'abbattimento del castello perché i suoi ruderi costituivano un costante pericolo per le abitazioni dell'abitato sottostante; dello stato avanzato di rudere del castello ne è conferma la decisione di non redigere, prima della demolizione, "alcun registro dei materiali perché non v'erano legnami né sassi, ma solo muraglie infarcite e collabenti". Dal dicembre del 2003, sull'immobile è stato avviato il procedimento di dichiarazione d'interesse particolarmente importante ai sensi degli artt. 2, 6, 7 del D.Lgs. 490/1999 e dell'art. 822 del C.C. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=j6nwkqMJNBQ (video di videnis74 con riprese aeree della guglia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietrastornina, testo su https://pietrastornina.asmenet.it/index.php?action=index&p=251 (tratto dalla catalogazione dei Beni Storico Architettonici redatta dall'Arch. Giuseppe De Pascale. (L.R. 26/2002)), http://www.castellidirpinia.com/pietrastornina_it.html, http://www.irpinia.info/sito/towns/pietrastornina/castello.htm, http://terredicampania.it/castello-pietrastornina-un-viaggio-castelli-irpini/

Foto: la prima è presa da https://www.visititaly.it/info/959191-castello-di-pietrastornina-pietrastornina.aspx, la seconda è presa da https://tabilia.com/attrazioni/castello-di-pietrastornina/