mercoledì 9 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 9 gennaio




TORRACA (SA) - Castello baronale Palamolla

Durante la guerra del Vespro fra angioini ed aragonesi (1285-1302), l’antico borgo costituì uno dei principali fortilizi angioini dell’entroterra. In seguito il piccolo borgo e le terre circostanti furono nei secoli proprietà di molti feudatari. Il primo nome che viene citato è quello di Bartolomeo di Torraca proprietario di terre e di beni, successivamente nel 1270 il feudo passò nelle mani del nobile Francesco Sanseverino, conte di Lauria che lo diede in subfeudo a Tommaso Monforte di Laurito. Dalla fine del 1300 il feudo fu oggetto di una lunga serie di vendite e tra i proprietari più illustri annoverati ricordiamo i De Freda e i Gambacorta. Nel 1599 il feudo passò nelle mani di Decio Palamolla, barone di Scalea che si trasferì a Torraca per la bellezza del posto e per le favorevoli condizioni metereologiche. Fu il primo barone di Torraca e di Sapri, al tempo territorio torrachese. Decio Palamolla sposò Brianna Gaetani e nei successivi tre secoli si susseguirono ben 7 baroni della stessa dinastia: Carlo, Vespasiano, Francesco, Biagio etc. Nel 1852 nel corso di una sua visita in Calabria, Ferdinando II, Re delle due Sicilie (1830 al 1859), il 27 settembre sbarcando dalla nave Carlo III, approdò a Sapri e fu ospite del Barone Biagio Palamolla a Torraca. Il Re fu accolto con festose manifestazioni: luminarie, spettacoli, giochi di fuoco e danze. In quell’ occasione fu donata al barone Palamolla una carrozza, segno di gratitudine del Re Ferdinando. Della visita del Re ne dà testimonianza una lapide sulla facciata interna del castello, la cui scritta recita:

"Ferdinando II Re delle due Sicilie
Sopra tutti i principi predecessori nelle arti della pace e della guerra
Con lode di tutti superiore perlustrando la regione Calabria per ragioni di Stato
Avendo riposato in queste mura
Il popolo di Torraca esultante per la gioia
esilarò con la sua paroleaffinchè non si perdesse a Torraca il ricordo del Re
Così eccelso ospite questa pietra ad imperituro ricordo
Biagio Palamolla Marchese di Poppano pose.
Anno della salute 1852
8 ottobre"

Nel 1806 il paese subì l’assalto delle truppe francesi, che dettero alle fiamme gran parte dell’abitato e saccheggiarono il Castello Baronale esportandone quadri, statue ed altri oggetti di valore. Carlo Pisacane nel giugno del 1857, dopo lo sbarco a Sapri, venne a Torraca nella storica piazzetta dell’Olmo, tenne un famoso discorso, incitando il popolo alla rivolta, nessuno però poté seguirlo nel suo disegno perché ricorreva in quel giorno la Festa di San Pietro, il Santo Patrono. I torrachesi comunque gli indicarono la strada per arrivare, senza pericolo, al Fortino. Il Castello baronale sorge su uno sperone roccioso intorno al quale si sviluppa concentricamente il borgo, secondo lo schema tipico dell’urbanistica medioevale. è costituito da un corpo ad L di 20x30 metri, occupa una superficie coperta di 520 mq, più un orto di circa 344 mq. L’orto è cinto da mura merlate con due torri. Tale edificio è appartenuto a diverse dinastie: Gambacorta, Palamolla (il cui stemma, databile fine ‘500 inizio ‘600, si trova all’ingresso, fiancheggiato da due cariatidi dipinte), Brandi fino ad essere oggi proprietà comunale, sede dell’Università e un importante centro congressi. Il castello conserva un carattere severo e maestoso determinato dall’alta cinta muraria merlata che si innalza, senza soluzione di continuità cromatica, dalla sottostante roccia. Esso fu costruito nel XVI secolo sui resti di un castello alto-medioevale. All’interno sono conservati preziosi quadri rappresentanti la Madonna, S.Michele Arcangelo e l’episodio di Olindo e Sofronia della “Gerusalemme Liberata” del Tasso. Altri link suggeriti: http://www.cilentoway.com/castello-baronale-palamolla-di-torraca/#prettyPhoto, https://www.youtube.com/watch?v=Fu05xX0ZPwU (video di Trekking Tv), https://www.youtube.com/watch?v=7OyuZA1JxLc (video di Castello Baronale Palamolla di Torraca), https://www.facebook.com/StaffdelCastelloBaronalePalamollaTorraca/ (pagina Facebook)

Fonti: http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=247, http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=249, http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=223, http://www.turismoinsalerno.it/torraca.htm

Foto: la prima è presa da http://www.webcilento.com/paesi-del-cilento/torraca.html, la seconda è presa da http://www.calendarioeventinelcilento.it/ARTE-E-CULTURA-AL-CASTELLO-BARONALE-PALAMOLLA-Torraca-1223.html

martedì 8 gennaio 2019

Il castello di martedì 8 gennaio




MONREALE (PA) - Castellaccio

E' l'unico esempio della Sicilia occidentale di monastero - fortezza militare. È situato su Monte Caputo, nei pressi di Monreale a 764 m di altitudine. Il castello fu costruito intorno al XII secolo sotto Guglielmo II insieme ai più famosi Duomo e Monastero di Monreale. È un esempio dell'architettura arabo-normanna in Sicilia. Faceva parte integrante di un vasto sistema di difesa-controllo del territorio conseguente alla conquista dell'isola dal 1061 al 1072. Il castello domina la Valle dell'Oreto e molti dei rilievi calcarei dei Monti di Palermo. Secondo alcuni studiosi venne costruito sopra un preesistente abitato musulmano. Venne dedicato probabilmente a San Benedetto. Oltre alla funzione militare di avvistamento, il Castellaccio era destinato anche a luogo di riposo per i monaci del vicino monastero di Monreale. Evento importante nella storia del castello fu nel 1370 l'attacco da parte dell'esercito di Giovanni Chiaramonte contro il nucleo catalano affiancato dai monaci monrealesi. Lo scontro causò danni alla struttura del complesso ma poiché la posizione strategica era importante per la prevenzione dagli attacchi da nord e da sud, fu indispensabile il ripristino delle parti danneggiate. Giovanni Chiaramonte, successivamente, per ingiunzione di Papa Urbano V, restituì il complesso ai monaci. Nel 1393 venne abitato dal re Martino I d'Aragona che voleva essere protetto da eventuali attacchi. Poco dopo iniziò il degrado col definitivo abbandono avvenuto presumibilmente nel XVI secolo. Nel 1897 il monumento venne venduto dal Comune di Monreale al Club Alpino Siciliano con l'impegno che quest'ultimo ne effettuasse il restauro e ne curasse il mantenimento. Nel 1898 l'architetto Giuseppe Patricolo, figura importante nel recupero di molte architetture siciliane, si dedicò al recupero del Castellaccio nelle sue parti meno danneggiate. Dopo l'intervento di ripristino del Club Alpino Siciliano, il Castellaccio venne riaperto al pubblico nel 1906 divenendo, da quel momento, una stazione alpina del Sodalizio ed attualmente è una delle mete escursionistiche del comprensorio, raggiungibile rigorosamente a piedi. Nel 1996 e nel 2009 sono stati effettuati lavori di restauro e manutenzione straordinaria sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Monumenti che hanno ulteriormente permesso l'agibilità delle torri di nord-est e nord-ovest. Il castello ha uno sviluppo rettangolare con alcune irregolarità e sette torri sporgenti all'esterno. Le dimensioni della pianta sono 80 x 30 e occupa una superficie di 2295 m². Probabilmente in origine si sviluppava su due piani. All'interno, lungo i muri perimetrali dell'edificio, sono presenti locali di dubbio uso, probabilmente luogo di riposo per i monaci, raggiungibili da un corridoio con il quale si arriva anche a un atrio circondato da portici: il chiostro interno del complesso monastico. Conteneva anche una cappella di cui ancora restano le tre absidi ed una navata centrale. Il castello ha due porte principali, che servivano per accedere al monastero, e una secondaria, che permetteva ai fedeli di accedere direttamente alla chiesa, senza violare la clausura del convento. Il carattere militare, più che religioso, dell'opera è evidente, oltre che per la sua posizione dominante sul territorio, soprattutto per i suoi aspetti costruttivi e architettonici: poche aperture esterne, spessore dei muri molto accentuato (in media 1,5 m), numerose torri di cortina (7 in tutto, posizionate ad intervalli irregolari), strombatura enfatizzata delle feritoie e torre d'ingresso con accesso a baionetta. Altra importante testimonianza della sua funzione difensiva è data dalla presenza di quattro grandi cisterne, ancora funzionanti, utili in caso di assedi da parte dei nemici. Il linguaggio architettonico austero e l'impiego di materiali da costruzione grezzi, senza concessioni al decorativismo o alla magnificenza, costituiscono un'ulteriore conferma della funzione preminentemente militare e funzionalistica della fabbrica architettonica; infatti è possibile notare l'assenza di conci squadrati architettonici agli angoli dell'edificio (nelle architetture contemporanee normanne era frequente un'enfatizzazione degli angoli ma soprattutto nelle aperture e nei portali con l'utilizzo di pietra nobile o lavorata). Lo stile dell'architettura è normanno, ridondante nell'architettura castellare siciliana: non dissimili sono le fabbriche successive dei castelli di Cefalà Diana e di Vicari. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=jYQx3npnzDg (video con drone di Andrea Schimmenti), https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/monreale/castellaccio-di-monreale, https://www.youtube.com/watch?v=Y7xc0_jQI2o (video di Mirko Li Greci), https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/castelli-in-sicilia/castellaccio-monreale.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castellaccio_di_Monreale, https://www.balarm.it/guida-ai-luoghi-di-sicilia/cosa-vedere-a-monreale/castelli/castellaccio-di-monreale-2521, http://www.palermoviva.it/castellaccio-s-martino/, http://www.volipindarici.it/appunti/palermo/monreale/index7.htm

Foto: la prima è presa da https://www.filodirettomonreale.it/2018/08/04/monreale-alturestival-oggi-passeggiata-concerto-al-castellaccio/, la seconda è presa da http://www.palermoviva.it/castellaccio-s-martino/

lunedì 7 gennaio 2019

Il castello di lunedì 7 gennaio




AULLA (MS) - Fortezza della Brunella

E' un'imponente fortificazione rinascimentale che domina Aulla e la confluenza del fiume Magra e del torrente Aulella, il cui nome deriva dal particolare colore della roccia su cui si erge. Nonostante le caratteristiche architettoniche corrispondano ad un classico sistema difensivo rinascimentale, non è ancora chiara l'esatta epoca di costruzione e diverse sono le ipotesi riguardanti i committenti. È però certo che la fortezza è la più potente opera militare della Lunigiana e in passato la sua posizione strategica le ha permesso di controllare tutti i principali percorsi dalla zona e le provenienze dai valichi appenninici. L'unica fonte scritta relativa alla Brunella risale al 1553 quando la fortezza era già in piena efficienza. Ci sono buone ragioni per affermare che essa sostituì un antico fortilizio medievale mentre sono tre le ipotesi relative al suo periodo di committenza. La prima ipotesi vede il committente in Giovanni de' Medici dalle Bande nere, che nel 1522 aveva acquistato il feudo dai Malaspina; studiosi di architettura militare hanno riconosciuto nella struttura il segno architettonico di Antonio da Sangallo il Vecchio il cui ambito culturale sembrerebbe più vicino a Giovanni de' Medici (la fortezza mostra analogie con quella di Civita Castellana, di cui l'architetto fu senza dubbio il progettista). La seconda ipotesi vedrebbe l'opera risalire alla fine del XV secolo sotto Jacopo Ambrogio Malaspina, marchese di Aulla. La terza opinione si richiama ad Adamo Centurione, uomo d'affari genovese che acquistò il feudo nel 1543. La fortezza rimase in possesso dei Centurione fino agli inizi del Settecento quando, durante la guerra di successione spagnola, fu occupata dai franco-spagnoli dei quali i Centurione erano sostenitori. Nel 1716 venne dichiarata dal Sacro Romano Impero la decadenza di Luigi Centurione dai feudi aullesi, che furono assegnati ad Alessandro Malaspina di Podenzana. Il 24 dicembre 1733, durante la guerra di successione polacca, fu conquistata dalle truppe spagnole sbarcate a La Spezia comandate dal napoletano Francesco Eboli, duca di Castropignano, dopo tre settimane di assedio in cui fu difesa da una guarnigione al servizio dei feudatari locali. Rimase in possesso degli spagnoli fino al 1737, quando fu riconsegnata al marchese di Podenzana in seguito a convenzioni fra l'imperatore Carlo VI e Filippo V di Spagna. Attorno al 1860 il complesso venne ceduto a privati per poi essere rivenduto nel 1920 a due coniugi inglesi: Lina Duff Gordon (corrispondente dall’italia per il periodico inglese "The Observer") e il pittore Aubrey Waterfield, i quali trasformarono la fortezza nella loro residenza. I lavori di ristrutturazione da loro intrapresi cambiarono internamente la fortezza in una residenza signorile, trasformarono la piazzaforte in un giardino pensile e piantarono un bosco di lecci sulla collina. Il loro lungo soggiorno nella fortezza, intervallato dalla seconda guerra mondiale, è ben documentato in due libri: "Vita Familiare in Italia, Lettere dagli Appennini", 1962, di Lina Duff Gordon Waterfield e "A Tuscan Childhood", 1993, della figlia Kinta Beevor. Nel 1977 è stata acquisita dallo Stato Italiano che a sua volta l'ha affidata al Comune di Aulla destinandola a sede museale. La Brunella si presenta come una possente costruzione quadrangolare, circondata da un profondo fossato, progettata in funzione delle armi da fuoco e caratterizzata da scelte architettoniche prettamente militari, come i grossi puntoni triangolari, la possente cinta muraria esterna e l’ampia scarpa che difendeva la fortezza su due lati, mentre gli altri due erano protetti dalla natura impervia del monte. Il paramento esterno della poderosa cinta muraria è eseguito con la pietra della collina su cui sorge la fortezza e pare corrispondere a una ristrutturazione di un'antica rocca. Come in tutte le fortezze dell'epoca si notano i segni di ristrutturazione seguenti la diffusione delle armi da fuoco dal XVI secolo, con l'abbattimento delle torri medievali e la creazione di spazi per le cannoniere e di feritoie da fucile. Dal ponte levatoio, oggi un passaggio fisso in mattoni, uno stretto e lungo corridoio porta, attraverso un angusto cortile, all’interno dell’edificio. Il mastio centrale che ospitava la guarnigione oggi ospita il Museo di Storia Naturale della Lunigiana al pianterreno. I saloni di differente grandezza sono coperti da volte a padiglione lunettate, che conservano grandi caminetti in pietra serena tra i quali uno proveniente dal castello di Bibola, oggi ridotto a rudere. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=OQYRecPSJcA (video di Claudio Posati), https://www.youtube.com/watch?v=b5j2b1Orroc (video di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=CrSdBVs7O7k (video di Drone Tech), https://www.youtube.com/watch?v=mP0ay1g8QTM (video di ursea1952), https://www.museimassacarrara.it/musei/museo-di-storia-naturale-della-lunigiana/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_della_Brunella, https://www.terredilunigiana.com/castelli/castebrunella.php, http://www.lunigiana.net/aulla/visita/visita.htm

Foto: la prima è presa da https://www.museimassacarrara.it/musei/museo-di-storia-naturale-della-lunigiana/, la seconda è presa da http://bellatoscanablog.blogspot.com/2014/07/fortezza-della-brunella-aulla.html?m=0

venerdì 21 dicembre 2018

Buone feste


Cari amici

auguro a tutti voi buone feste e il meglio per il 2019 che sta per arrivare.

Non avendo un pc a disposizione dove vivo ora, sono costretto a usare quello in ufficio e, siccome iniziano le ferie natalizie, sono costretto a "bloccare" la mia attività sul blog fino a gennaio.

Mi raccomando, non mi abbandonate e continuate a seguire questo blog. Ancora tanti castelli devono essere trattati qui e non ne dimenticheremo nemmeno uno ;-)

Valentino 

giovedì 20 dicembre 2018

Il castello di giovedì 20 dicembre




BUCCINO (SA) - Castello normanno-angioino

Dopo un certo sviluppo per tutta l'età romana, alla fine dell'epoca imperiale si verificò un lento abbandono del borgo, terminato nel XII secolo con l'instaurazione di un castello normanno, che ricalca in gran parte l'antico abitato. Ancora oggi lo sviluppo urbanistico è legato all'antico assetto della città romana. Per tutta l'epoca medievale Buccino fu un feudo dei conti Lamagna, che nel XIV secolo ottennero il castello locale dagli Angioini e lo fortificarono. In quel castello fu poi ospite papa Urbano VI durante la sua fuga da Carlo di Durazzo. Successivamente la città passò ai Caracciolo di Martina. Situato in zona altamente sismica, il comune patì gravi danni per i terremoti del 1466 e 1561. La città subì ingenti danni e numerose vittime nel bombardamento aereo da parte dell'aviazione britannica il 16 settembre 1943; persero la vita nell'attacco un gruppo di bambini che giocava nella piazza di accesso alla città, oltre ad altri abitanti che rimasero coinvolti nel bombardamento, l'accaduto e l'elenco delle vittime è testimoniato dal monumento funebre ai caduti situato in piazza Municipio. La cittadina venne fortemente danneggiata dal sisma del 23 novembre 1980, che ha portato successivamente a numerosi lavori di ricostruzione e messa in sicurezza degli edifici cittadini. Nelle fasi di ricostruzione post sismica sono venute alla luce gran parte delle testimonianze archeologiche dalla antica città di Volcei, oggi ben visibili nel centro storico e nel parco archeologico urbano. Da questo momento in poi la città è divenuta un importante centro archeologico e turistico all'interno della regione. Quello di Buccino rappresenta un tipico esempio di castello baronale dell'entroterra salernitano. Il maniero, anche se allo stato di rudere, è stato di recente restaurato nell'ambito dei programmi del Parco urbano dell'Antica Volcei. Sono stati conservati i diversi elementi architettonici attraverso i quali è possibile leggere l'evoluzione cronologica e funzionale del sito. Non è escluso che il promontorio a guardia del sottostante abitato sia stato utilizzato già in epoca romana, come testimoniano i diversi elementi di reimpiego rinvenuti nei recenti lavori. Dobbiamo però attendere il XII secolo per avere le prime notizie documentali del feudo di Buccino, attraverso le quali conosciamo i nomi dei primi dominus : Nicola di Principato, conte (1128); Giudice Aminabad (1141); Riccardo Philippi (1141). Con l'avvento degli svevi il castello dovette perdere d'importanza, dato che esso non è menzionato nello Statutum de reparatione castrorum imperialium . Neanche in seguito si hanno notizie circa la presenza di castellani e di serventi all'interno del castello. Da questi dati si desume che il castello buccinese non svolgeva un ruolo particolarmente importante, dal punto di vista militare, nello scacchiere delle fortificazioni del Regno. Nel 1247 il castrum Buccino o Pulcini appartenne al feudatario Tommaso di Fasanella. Con gli angioini il castello fu nuovamente assegnato a importanti feudatari, che cambiarono il volto al maniero secondo le consuetudini del tempo. Nel 1269 il maniero, insieme a quelli di Campagna, Eboli, Auletta e Quaglietta, fu assegnato a Roberto, primogenito del conte di Fiandra. Già nel 1271 fu revocato alla Curia regia, per essere poi assegnato, fino al 1274, a Gualtiero de Sommerouse, milite e giustiziere del Regno. Nel corso della V indizione di Carlo I d'Angiò (1276-1277) il castello fu sottratto a Tommaso conte di Marsico per essere assegnato a Guidone d'Alemagna, milite, giustiziere, consigliere, familiare regio, tesoriere e ricevitore fiscale. Nei due secoli successivi, il castello fu in possesso della famiglia d'Alemagna, quindi passò alle famiglie Caracciolo e Di Sangro. Allo stato attuale l'impianto castellare è caratterizzato da un possente mastio a pianta quadrata di epoca normanna che dovette essere l'unica struttura esistente, almeno fino all'avvento degli angioini. Al tardo XIII secolo risale la costruzione di un primo cortile, con relativi edifici residenziali, due torri circolari agli angoli ed una grande cisterna, con annesso ambiente di servizio nella parte meridionale. Questa prima trasformazione è verosimilmente opera della famiglia d'Alemagna, in un momento cruciale per la storia del Regno, caratterizzata dalla cosiddetta guerra del Vespro, scoppiata nel 1282 e che ebbe il suo culmine in Campania proprio alla fine del XIII secolo. In quel periodo si cominciarono a costruire torri circolari scarpate alla base con coronamento superiore costituito da beccatelli e archetti per la difesa piombante. Benché mozze le torri circolari del castello di Buccino rientrano in tale tipologia costruttiva, tipica dell'architettura castellare angioina. Alla prima metà del XIV secolo il castello fu interessato da una nuova riorganizzazione strutturale. La collina venne munita di un apparato difensivo costituito dal fossato con altre due torri circolari e da una seconda cinta muraria. Ancora all'età angioina sono ascrivibili alcuni ambienti ed una scuderia comprese nell'area perimetrata della cinta muraria esterna. Tra il XVI e il XVII secolo il castello subì un graduale abbandono, testimoniato dai progressivi strati di riempimento del fossato e dai livelli di obliterazione rinvenuti nell'ambiente identificato come scuderia. La ripresa di un'occupazione intensiva della collina si colloca tra il XVIII e il XIX secolo quando la riorganizzazione della corte interna, occupata lungo il margine settentrionale da una stalla, e la creazione di un sistema di drenaggio delle acque, definiscono un sostanziale cambiamento nella destinazione d'uso degli spazi. Nel corso del XIX sec. il castello ha assunto la fisionomia di una fabrica testimoniata da quattro grosse calcare, localizzate lungo il versante settentrionale della collina, e da numerose fosse di spegnimento della calce nella parte meridionale. Altri link suggeriti: http://terredicampania.it/reportage-in-campania/il-castello-baronale-di-buccino-volcei-sfida-alla-storia/17/10/2016/, http://www.volcei.net/parco_archeologico/il_castello_normanno_angioino.html, https://www.destinazioneseletanagrovallodidiano.info/evento.php?pid=45, https://www.youtube.com/watch?v=7NcXiYnENt4 (video di provincia d'amare),

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Buccino, testo dell'Arch. Lucio Ganelli su http://nuke.cittadicampagna.com/Cultura/Articoli/LucioGanelli/IlcastellodiBuccino/tabid/119/language/it-IT/Default.aspx

Foto: entrambe sono di Frabbey59, prese da https://www.tripmondo.com/italy/campania/provincia-di-salerno/buccino/

mercoledì 19 dicembre 2018

Il castello di mercoledì 19 dicembre




FILOTTRANO (AN) - Molino di San Polo

E' una fortificazione militare risalente al sec. XV, posta sulla riva destra del fiume Musone, poco distante dalla “cupa Selva” di Monte Polesco. In “età moderna” cioè nel sec. XVII, l'edificio venne adibito a Mulino per granaglie, fatto funzionare con forza idrica. Per intere generazioni venne dato dal Comune di Filottrano a nolo alla famiglia Polverini. Il Mulino è rimasto attivo fino agli anni ’80. Il Molino di San Polo è una rara e meravigliosa realtà architettonica di epoca medioevale giunta fino ai nostri giorni quasi integra in ogni sua parte. Nato come Molino già nei tempi delle comunità religiose dei Benedettini e dei Cistercensi, poi, presidio militare “Montefilottrano” nel periodo in cui si acuirono le lotte di parte quando scorazzavano compagnie di ventura al soldo di questo o quel Signore. Superati i tempi dei dissidi tra osimani e filottranesi, il Molino di San Polo continuò per secoli la sua attività molitoria le cui macine erano fatte girare con la forza delle acque del Musone, appositamente convogliale con un “fossato artificiale”. Dato in enfiteusi dal Comune di Filottrano a privati, l’onore e l’onere toccò ai Polverini, già dalla metà del ‘700 garanti della continuità lavorativa in ogni rinnovo contrattuale con la certezza di contare sulla prestanza fisica di tre giovani figli maschi. Ciò si è perpetrato fino agli anni ’60 quando le macchine elettriche hanno sostituito le “macchine ad acqua”. Oggi il Molino di San Polo non svolge più l’assidua attività molitoria degli anni e secoli passati. Attualmente vi si svolge un’attività artigianale (restauro di mobili antichi e commercio di mobili e oggettistica di antiquariato).

Fonti: testo tratto da “Filottrano, Guida Storico Artistica” di Mario Filippi – Marco Binci Editore - su http://www.iluoghidelsilenzio.it/molino-di-san-polo-filottrano-an/

Foto: entrambe prese da http://www.iluoghidelsilenzio.it/molino-di-san-polo-filottrano-an/

martedì 18 dicembre 2018

Il castello di martedì 18 dicembre




TRAVO (PC) - Castello Malaspina-Anguissola

Dopo la caduta dei Longobardi a opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero costituì i Feudi Imperiali, all'interno della Marca Obertenga, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, assegnò Travo, con molti dei territori limitrofi, alla famiglia dei Malaspina che vi eressero un castello (Castrum Trabani) nel XII secolo, distrutto nel 1255 da Oberto Pallavicino. Il feudo con l'arrivo dei Visconti a Piacenza fu assegnato alla famiglia Anguissola nel 1302. Divenne sede comunale nel 1805. Il Castello di Travo sorge sulla riva sinistra del fiume Trebbia e si trova sul lato meridionale di Piazza Trento, accanto ad altre costruzioni di epoca medievale. Sorse nel XII secolo quando il feudo apparteneva ai Malaspina, passò agli Anguissola alla fine del XVIII secolo che poi lo trasformarono in dimora signorile. Nel 1978 la contessa Maria Salini Anguissola donò il castello al Comune. Dal 1997 è sede del Museo Civico Archeologico, che espone reperti risalenti al paleolitico, ceramiche del neolitico, testimonianze dell'età del rame, del bronzo e del ferro, dei Liguri, dei Celti e degli Etruschi fino all'epoca romana. Il castello, oltre all'originario torrione rotondo del XII secolo, di rimarchevole conserva sulla facciata due ordini di finestre trilitiche, assai rare in questo territorio. La torre quadrata a sinistra, sormontata da un'altana in mattoni, è di epoca più tarda e fungeva da ingresso all’antico borgo fortificato stretto fra il fiume e il castello. Un'altra torre, a base quadrata con finestre a tre archi, é inserita tra le case, mentre una terza, a base circolare, è posta fra la torre passante ed il fiume. Altri link suggeriti: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=1840, http://www.preboggion.it/Castello_di_Travo.htm, https://www.youtube.com/watch?v=29M-S5Cr8xs (video di grongoramasarveigu).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Travo, http://www.emiliaromagnaturismo.it/it/localita/travo-pc/scheda?ID=236, http://turismo.provincia.piacenza.it/it/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/item/castello-di-travo.html, http://www.altavaltrebbia.net/castelli/alta-e-media-val-trebbia/2082-castello-di-travo.html

Foto: la prima è di Marco Gallione su http://www.altavaltrebbia.net/galleria/picture.php?/760/categories, la seconda è di Solaxart 2008 su http://www.preboggion.it/Castello_di_Travo.htm