martedì 14 aprile 2020

Il castello di martedì 14 aprile



LUCITO (CB) - Palazzo Capecelatro

La fondazione di Lucito viene fatta risalire all'epoca longobarda. Il paese fu feudo nel 1188 di Gionata di Balbano, passò poi ai Caracciolo e in seguito ai Di Sangro. Dai Di Sangro passò ai Piscicelli, i quali a causa dei debiti furono costretti a mettere all'asta i propri feudi. Il feudo di Lucito fu acquistato nel 1670 dal nobile napoletano Francesco Capecelatro, già signore di Nevano, che divenne così marchese di Lucito. Il Palazzo Capecelatro è un edificio dalle origini molto antiche, risalenti al medioevo, quando le funzioni erano prevalentemente militari. La famiglia Capecelatro comprò il castello nel 1655 trasformando la struttura in residenza baronale. Con la sua notevole mole domina sia il borgo che la vallata sottostante. La struttura si presenta autorevole e domina tutta la piazza del municipio. Al Palazzo ed al borgo si accede a Nord attraverso la “Porta Maggiore”, costituita da un arco a sesto acuto, posta sotto il Palazzo stesso, e dalla “Porta a Piedi”, posta a Sud. Il palazzo, cui si accede attraverso un ampio portale, è a pianta rettangolare e ha due piani inferiori oltre al piano nobile. Il prospetto e’ caratterizzato da una muratura a scarpa mentre nella parte superiore presenta delle aperture. Molte opere di ammodernamento lo hanno privato si elementi di arredo fisso e di finiture di sicuro interesse, pur restando in opera tutto l’apparato originario delle strutture orizzontali sia voltate che lignee, nonché i portali in pietra, le mensole di finestre e balconi ed altri elementi significativi come le cornici in pietra lavorata, le iscrizioni, gli stemmi. Raggiunto l’ingresso del palazzo bisogna risalire una scalinata che conduce in un cortile interno di forma quadrangolare. Tre lati del cortile interno sono caratterizzati da porte di ingresso ai locali che un tempo erano riservati alla servitù e che attualmente sono meglio conservati. Su questo piano vi sono distribuite delle stanze adibite a magazzini e a stalle. All'interno di quest'ultime sono ben conservate le mangiatoie per gli animali e le cucine in cui sono ancora presenti i forni e alcuni dei vecchi utensili. Sul lato sinistro vi è invece una scalinata che conduce al piano signorile ove su due file parallele sono collocate le camere da letto che comunicano tra di loro. Le stanze sono interrotte da locali di dimensioni ristrette che venivano adoperati come guardaroba. Con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali 16/6/1995 è stato dichiarato di importanza storico-ambientale e sottoposto alle disposizioni di tutela di cui alla legge n.1089/1939. Altro link suggerito: https://www.moliseexplorer.com/molise/comuni/lucito/castello/frame/dx/storia.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Lucito, http://www.comune.lucito.cb.it/lucito/images/Monumenti_pza.pdf, http://www.molise.org/territorio/Campobasso/Lucito/Arte/Castelli/Palazzo_Capecelatro

Foto: la prima è presa da https://www.moliseexplorer.com/molise/comuni/lucito/castello/frame/dx/sito.html, la seconda è presa da https://www.informamolise.com/prima-pagina/angoli-del-molise-lucito-e-il-majje-dde-le-defenzevideo/

venerdì 10 aprile 2020

Buona Pasqua dal Castelliere !!



Amici, tutti noi sappiamo quanto sia difficile il momento e la voglia di festeggiare sia soffocata dalla tristezza per i tanti connazionali che ci hanno lasciato nelle ultime settimane per un virus infame !

Provo lo stesso ad augurare ad ognuno di voi una buona Pasqua, per quanto sia possibile.

Il blog si ferma e tornerà più attivo che mai da martedì 14 aprile.

Valentino

Il castello di venerdì 10 aprile



COPPARO (FE) - Delizia Estense

Il più antico documento che parla di Copparo è dell'anno 870. Il documento è un privilegio di papa Adriano II che conferma a Firminiano e ai suoi fratelli la Corte di Formignana, allora confinante da un lato con "Cuparus et Caput canilis" (Coccanile). Non è un caso che Copparo sia sorta sul lato sud dell'attuale Canale Naviglio poiché, in tempi non remoti, erano assai frequenti le alluvioni del Po ed il Naviglio rappresentava una valida barriera alla furia delle acque. Copparo fu oggetto di secolari controversie tra la Chiesa di Ferrara e di Ravenna. Martino, vescovo di Ferrara, nel 955 riconobbe la Massa di Copparo alla Chiesa di Ravenna, passata poi definitivamente a quella di Ferrara. Copparo era noto, nella letteratura del tempo, come riserva venatoria e venne quindi dotato di un castello adibito a dimora di caccia. Il castello fu distrutto dai Veneziani all'inizio del XVI secolo e con esso andarono perduti anche gli affreschi di Nicolò Panizzato, dipinti all'epoca di Leonello d'Este. Nel 1509 i Veneziani invasero il territorio copparese con truppe costituite da schiavi dalmati al seguito dell'ammiraglio Trevisan. Egli diede ordine al provveditore Grandenigo di saccheggiare Copparo, distruggendo i raccolti e rubando il bestiame. Tornata la pace coi Veneziani, sulle rovine del castello Ercole II d'Este, tra il 1540 ed il 1547, fece costruire un palazzo che passò in seguito al Papato e poi alla famiglia Barberini. Nel XVI secolo si intrapresero numerose iniziative di bonifica del territorio per dare spazio alla coltivazione di frumento. Per prosciugare la grande area paludosa tra Copparo, Codigoro e Mesola (Polesine di Ferrara), gli Estensi avviarono il progetto di bonifica noto come Grande Bonificazione Estense (1566-1572). Saccheggi e distruzioni da parte di invasori provenienti dai territori posti al di là del Po si alternarono a varie inondazioni e rotte del fiume. Le più gravi furono quelle di Papozze, del 1592, di Berra, del 1595, e di Zocca, del 1640. In quest'ultima occasione le acque arrivarono a lambire persino le mura di Ferrara. La Guerra dei Barberini, quattro anni più tardi, non mancò di coinvolgere anche Copparo portando nuovi danni e nuove vittime. La Delizia Estense, definita il "sontuoso Palagio", è l'ultima delle diciannove prestigiose residenze (chiamate delizie) costruite dagli Estensi nel ferrarese. È situata nel centro storico del paese. Si presentava come un castello turrito e fu frequentato da Niccolò III e da Borso d'Este con le rispettive corti. Dopo essere stato saccheggiato e gravemente danneggiato dai Veneziani nel 1482, Ercole II ne commissionò la ricostruzione all'architetto Terzo de Terzi che, tra il 1540 e il 1547, che progettò un imponente fabbricato composto da cinque torri collegate fra loro, ampi porticati, cortili interni e sale grandiose. A decorare l'edificio furono chiamati alcuni tra i più importanti artisti attivi a Ferrara, fra cui Girolamo da Carpi e Benvenuto Tisi da Garofalo, Battista Dossi e Bastianino. Nel 1808 fu gravemente danneggiato da un incendio e parzialmente demolito, con la perdita dei suoi preziosi dipinti. Nel 1862 il Sindaco Spisani lo acquistò per conto del Comune e nel 1872 i resti vennero incorporati nel nuovo edificio del Municipio. La torre Estense, detta "al Turiòn", emblema della Delizia Estense, è l'ultima sopravvissuta delle cinque torri del progetto originale del castello. Posta a nord della Villa, aveva funzioni di osservazione verso il Po (per paura delle frequenti scorribande di truppe veneziane), chiunque si avvicinasse aveva immediata la sensazione di trovarsi contemporaneamente in luogo sicuro e sontuoso. I lavori di ristrutturazione (1982-88), dovuti all'opera degli architetti Alessandri e Zappaterra, hanno posto in luce alcuni aspetti strutturali di notevole interesse storico come la esistenza dell'ingresso principale che conferma l'orientamento generale della Delizia verso il Po. La Torre Estense ospita la Biblioteca comunale, in particolare al secondo piano la Biblioteca generale e la Sezione ragazzi, al terzo piano la Fonoteca. Oggi la Delizia di Copparo, orgoglio e vanto dei copparesi, rimane a testimonianza dell'illustre passato di questo territorio ed è sede degli uffici comunali. L'ultima ristrutturazione dell'edificio risale al giugno 2003. Altri link suggeriti: https://www.ferraranascosta.it/delizia-di-copparo/, https://video.lanuovaferrara.gelocal.it/locale/il-tesoro-della-torre-alle-pareti-christo-warhol-e-fontana/56834/57118 (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Copparo, https://it.wikipedia.org/wiki/Delizia_di_Copparo, http://www.comune.copparo.fe.it/nqcontent.cfm?a_id=1781&tt=copparo2014, https://www.ferrarainfo.com/it/copparo/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/torre-della-delizia-estense

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Threecharlie su https://it.wikipedia.org/wiki/Delizia_di_Copparo#/media/File:Delizia_estense_tower_(Copparo).JPG

giovedì 9 aprile 2020

Il castello di giovedì 9 aprile



FELETTO (TO) - Torrione

La prima notizia che si ha dell'esistenza di questo paese è dell'827, quando in un documento viene citato l'avvocato Ghisiberto di Feletto, difensore dei monaci della Novalesa. Il 26 ottobre 1019, Ottone Guglielmo, dei marchesi d'Ivrea, donò il paese all'abbazia di Fruttuaria di San Benigno come feudo pontificio soggetto alla Santa Sede. Nel 1459 sorsero liti tra Feletto e Rivarolo per ragioni di confine. Dopo 700 anni di indipendenza dal Ducato di Savoia nel 1741 il paese passò sotto il controllo dei futuri re d'Italia. Le fortificazioni del paese costituirono occasione di attrito tra la comunità Felettese e l'abbazia Fruttariense: questo in quanto la medesima comunità rivendicava alla locale Credenza il diritto di ordinare la costruzione o il rifacimento delle opere difensive. Da vari documenti è possibile ricostruire con buona approssimazione l'antica struttura urbanistica del luogo. Si trattava di "un nucleo difeso con impianto a schema ortogonale, ad isole edilizie a tessitura minuta e compatta". Seguendo tale schema planimetrico, di forma regolare razionalmente chiara, gli studiosi hanno ipotizzato l'esistenza in Feletto di un borgo nuovo. Del borgo Felettese di fondazione medioevale sopravvivono alcuni tratti delle mura e un massiccio Torrione quadrato: questo viene indicato come il mastio del castello un tempo sorgente sul posto. Di questo possente edificio non si conosce la data di costruzione, ma certamente esisteva nel 1455, quando era un borgo fortificato dipendente dall’Abbazia di Fruttuaria di San Benigno. La torre ha subito nel corso dei secoli diverse manomissioni, quali le arcate nella parte alta o la parziale intonacatura, che ne hanno in parte alterato le forme originali: attualmente incorpora gli uffici municipali. Il Torrione sorge nelle vicinanze della chiesa parrocchiale. Adattato prima a torre campanaria (funzione che mantiene tutt'oggi), dopo è diventato sede del Municipio. Adesso ospita nelle sue sale la sede della Pro Loco felettese e una banca. Il Torrione è un edificio a pianta quadrata, in laterizio, munito di orologio e meridiana. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=8YRMEGK32Rw (video di digema85), https://www.youtube.com/watch?v=E6Q1jw4j7qU (video di Vagale 04)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Feletto, https://www.comune.feletto.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/il-torrione-2424-1-8ba3b0084253d9ee41d9de8e111522dd, http://archeocarta.org/feletto-to-torrione/

Foto: la prima è presa da https://www.comune.feletto.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/il-torrione-2424-1-8ba3b0084253d9ee41d9de8e111522dd, la seconda è presa da http://archeocarta.org/wp-content/uploads/2014/11/Feletto_torrione.jpg

mercoledì 8 aprile 2020

Il castello di mercoledì 8 aprile



CINISI (PA) - Torre Mulinazzo

E' una torre di difesa costiera che faceva parte del sistema di Torri costiere della Sicilia, e si erge nella località di Punta del Mulinazzo che si trova all'interno dell'Aeroporto Falcone e Borsellino di Punta Raisi in provincia di Palermo. Fu costruita a partire dal 1552 secolo su ordine del viceré Juan de Vega, nel 1578 l'architetto reale Tiburzio Spannocchi nel corso della sua ricognizione la trovò incompiuta, di forma tronco conica e diede disposizione di sopraelevarla oltre il primo piano. Nel 1583 la torre fu pressoché completata, il basamento tronco conico fu inglobato nella nuova struttura tronco-piramidale, rientrando così nella classica tipologia delle torri progettate da Camillo Camilliani. Nel 1584 la Deputazione del Regno decise di non costruire una scala in muratura per l'accesso al primo piano, e quindi non si completò il coronamento su mensoloni che correva su tutti e quattro i lati della torre. Nel parapetto si sarebbero dovuti aprire feritoie e varchi per l'artiglieria al centro in tutti i lati. Ovviamente sul lato terra si trovava la porta che invece fu realizzata con una caditoia a difesa che la sovrastava. Il progetto concreto fu realizzato con solo due piattaforme aggettanti angolari in conci di tufo, tuttora esistenti anche se senza la relativa piattaforma nel frattempo crollata. La torre è citata in varie fonti storiche ed archivistiche nel 1594, 1596, 1619, 1714. Nel 1805 era ancora attiva per come si desume da una nota riportata nel registri della Deputazione del Regno in cui si cita che il caporale di guardia, indiziato di omicidio, fu arrestato da guardie del comune di Torretta. Infine nel 1867 è ricompresa nell'elenco delle opere militari da dimettersi. Faceva parte del sistema difensivo di avvistamento di navigli saraceni ed era in collegamento visivo con la Torre Pozzillo (https://castelliere.blogspot.com/2016/12/il-castello-di-giovedi-15-dicembre.html) e la Torre della Tonnara dell'Ursa, ad est, e con la Torre Alba di Terrasini (https://castelliere.blogspot.com/2019/01/il-castello-di-giovedi-24-gennaio.html), ad ovest. Inoltre in condizioni di ottima visibilità con la Torre Bennistra di Scopello e con Torre dell'Usciere presso San Vito Lo Capo sul lato ovest del Golfo di Castellammare, e con il Castello di Alcamo sul Monte Bonifato. L'uso attuale in qualche modo riprende uno dei suoi vecchi utilizzi: le luci di segnalazione dell'aeroporto sono state poste sul culmine della terrazza. Una scala tubolare in ferro porta al primo piano composto da un unico ambiente quadrato di circa 5,80 metri per lato, la volta è a botte ed alta circa 5 metri. Sulla parete nord si trova un ampio camino con cornice in pietra da intaglio, sulla parete sud insiste un armadio a muro di grande ampiezza, e sussistono tracce dei tubi in terracotta che portavano l'acqua del tetto alla sottostante cisterna. Per raggiungere il tetto esiste una malridotta scaletta in pietra incassata nei muri esterni, il parapetto della terrazza è quasi tutto crollato. La torre non è visitabile, infatti essa fa parte del Demanio dello Stato, Ramo Aeronautica. Altri link suggeriti: https://www.vivasicilia.com/torre-mulinazzo-cinisi, https://www.facebook.com/watch/?v=316909769141590 (video)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Mulinazzo

Foto: la prima è presa da https://www.vivasicilia.com/torre-mulinazzo-cinisi, la seconda è di totiterrasini su https://www.esys.org/rev_info/Italien/Terrasini_(Sizilien).html

martedì 7 aprile 2020

Il castello di martedì 7 aprile



SALUZZO (CN) - Castello Marchesi di Saluzzo (o La Castiglia)

La Castiglia fu la residenza fortificata dei Marchesi di Saluzzo, dinastia secolare che giunse a contendere ai Savoia il dominio del Piemonte. Edificato inizialmente come roccaforte dal marchese Tommaso I tra il 1271 e il 1286 insieme al primo sistema di mura cittadine per sostituire l'antico Castel Soprano, il castello venne ampliato nel corso dei secoli, dotandolo nel tempo di ben quattro torri, bastioni, ponte levatoio e fossato. L'appellativo Castiglia derivava forse dal fatto che nel luogo esisteva un certo numero di fortificazioni: castella, parola latina con il significato di castelli. L'ubicazione sul punto più alto del paese assicurava la ricerca di riservatezza da parte della famiglia reggente che, in ogni caso, poteva vigilare in modo esauriente su tutto ciò che succedeva nella parte bassa. Nel corso del XV secolo, a seguito di un favorevole periodo di pace e prosperità, fu trasformato in dimora signorile dal marchese Tommaso III e dal nipote Ludovico II (1475-1504). In particolare quest'ultimo nel 1492, in occasione del suo secondo matrimonio con la francese Margherita di Foix-Candale (1473-1536), in suo onore, prima che arrivasse in città, ordinò l'erezione del massiccio torrione rotondo, sopravvissuto fino ad oggi, e fece affrescare le stanze di rappresentanza come si confaceva a una dimora signorile del Cinquecento (tali opere non esistono più). Dopo la morte del consorte, Margherita, attraverso l'avvicendamento al potere di quattro suoi figli (Michele Antonio, Giovanni Ludovico, Francesco e Gabriele, ultimo marchese), esercitò un ruolo determinante sugli affari del piccolo Stato. Si trasferì, tuttavia, dalla Castiglia al castello di Revello che diventò la sua residenza preferita. Nella seconda metà del Cinquecento, estinta la dinastia marchionale, il territorio saluzzese fu annesso a regno di Francia e, nel 1601, al ducato di Savoia. Iniziò per la Castiglia un periodo di inarrestabile decadenza durata fino ai giorni nostri. Fu variamente adibita a sede del presidio militare francese, poi sabaudo, ad abitazione di personalità governative, a ricovero per malati ed, infine, a temuto carcere fino al 1992. A partire dal 1825, da abbandonata rovina romantica decantata da artisti e poeti, venne riconvertito a carcere, funzione che conservò fino al 1992. I lavori necessari all'adattamento alle nuove esigenze comportarono una radicale trasformazione della struttura, con la distruzione di molte decorazioni originali. Dal 2002 l'agenzia del demanio l'ha concessa in comodato al comune di Saluzzo che ha intrapreso un'impegnativa opera di restauro finalizzato a un pieno riutilizzo culturale e sociale. Dove sorgevano gli antichi bastioni vi è ora un'ampia area verde atta ad ospitare spettacoli ed eventi culturali all'aperto. Il vecchio percorso di ronda dell'ex carcere lungo la cinta muraria consente invece di percepire la Castiglia nella sua interezza. Vi ha sede l'archivio storico comunale. Dal 2014 la Castiglia è sede di due musei: il Museo della Civiltà Cavalleresca, al terzo piano della manica ottocentesca, e il Museo della memoria carceraria (primo museo italiano interamente dedicato alla storia del carcere nell'età moderna), nelle antiche celle di isolamento al piano seminterrato. La Castiglia dal 2009 è “Luogo del Contemporaneo”, ospitando la Collezione di Arte Contemporanea dell'Istituto Garuzzo per le Arti Visive - IGAV, con circa 100 opere concesse in comodato d'uso dagli artisti e dai galleristi, per offrire uno spaccato rappresentativo della scena artistica attuale. L’Istituto Garuzzo per le Arti Visive – IGAV, e si impegna costantemente ad approfondire tematiche relative al contemporaneo organizzando mostre temporanee, incontri, convegni e altre iniziative culturali. La rocca, inserita nel sistema storico-museale dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte, domina tuttora il panorama della cittadina. La salita al castello, antico sito commerciale, poi sede del potere civile e marchesale del borgo trecentesco, conduceva alla fortezza, ed era caratterizzata da una teoria di dimore gentilizie e dal palazzetto della Zecca (probabilmente un deposito, giacché l'officina monetaria del marchesato si trovava a Carmagnola). Davanti al torrione circolare e al portale d'ingresso fu collocata nel Settecento la fontana della Drancia, realizzata nel 1481. Nei primi anni dell'Ottocento la Castiglia era soltanto un castello abbandonato, riprodotto su stampe e disegni di alcuni artisti. Si procedette all'abbattimento e a drastiche modifiche di importanti sue parti, furono devastate le pitture quattrocentesche. Per avere un'idea di come fosse in origine, esternamente ed internamente, è opportuno ammirare le litografie che lo rappresentano o leggere il capitolo in cui lo descrive lo scrittore Delfino Muletti nella sua monumentale opera sulla storia del marchesato. Altri link suggeriti: https://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=95, https://www.museodellamemoriacarceraria.it/castiglia/mappa-virtuale/, https://www.youtube.com/watch?v=Lmq5OvJq5zM (video di yourcp), http://www.piemonteis.org/?p=3520, https://www.youtube.com/watch?v=YkCermeCIrk (altro video di yourcp)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Saluzzo#La_Castiglia, https://it.wikipedia.org/wiki/La_Castiglia, https://piemonte.abbonamentomusei.it/Musei/LA-CASTIGLIA

Foto: la prima è di Jose Antonio su https://it.wikipedia.org/wiki/Saluzzo#/media/File:Castiglia,_residenza_dei_Marchesi_di_Saluzzo.jpg, la seconda è presa da http://www.igav-art.org/newsdettaglio?id=78

lunedì 6 aprile 2020

Il castello di lunedì 6 aprile



ARPINO (FR) - Castello di Ladislao

Durante l' Alto Medioevo Arpino fu più volte territorio di conquista: nel 702 cadde sotto il dominio del duca longobardo di Benevento, Gisulfo I. Nell' 860 fu presa dai Franchi al comando del conte Guido, quindi seguirono l'invasione degli Ungari e le devastanti incursioni dei Saraceni al principio del X secolo. Dopo l'anno mille Arpino fu dominio normanno con Roberto, duca di Caserta. Nel XIII secolo, con l'arrivo nell'Italia meridionale degli Svevi, subì drammatiche distruzioni ad opera di Federico II (1229) e di Corrado IV (1252). Quest'ultima incursione, culminata in un rovinoso incendio, cancellò molte delle antiche vestigia romane conservate nella città e costrinse la popolazione superstite a rifugiarsi nella vicina località fortificata di Montenero. Con la conquista del Regno di Napoli da parte degli Angiò, nel 1265, Arpino conobbe una significativa ripresa. A questo periodo risalgono infatti molte opere di fortificazione, tra le quali i torrioni e i castelli di Civitavecchia e di Civita Falconara. Nel corso del XIV secolo fu feudo della famiglia degli Etendard e dei Cantelmi. Nel 1409 il re di Napoli Ladislao d'Angiò-Durazzo le concesse il privilegio di città demaniale, sottraendola così alla giurisdizione feudale. Il sovrano vi stabilì anche una guarnigione militare, che si insediò nel castello ancora oggi denominato "Castello di Ladislao" sovrastante la rocca di Civita Falconara. Il re trascorreva lunghi periodi nel castello arpinate, punto strategico per la difesa dei confini settentrionali del Regno. Durante il conflitto tra Angioini ed Aragonesi (1458-1464), papa Pio II, celebre cultore del mondo classico, ordinò alle sue truppe di risparmiare dal saccheggio Arpino, sostenitrice degli Angiò, in memoria dei suoi due illustri cittadini, Cicerone e Caio Mario. Dalla fine del XV secolo la città appartenne alla famiglia dei Marchesi d'Avalos, e nel corso del Cinquecento vi soggiornò più volte Vittoria Colonna, moglie del marchese Francesco Ferrante d'Avalos, poetessa, intellettuale, amica e confidente di Michelangelo Buonarroti. Acquistata dai duchi Boncompagni nel 1583, entrò a far parte del territorio del ducato di Sora e vi rimase fino al 1796. I secoli XVII e XVIII videro la sua massima espansione economica e demografica, sostenuta dallo sviluppo delle sue manifatture laniere, grazie alle quali il nome di Arpino divenne celebre in tutta l'Europa del tempo come sinonimo di fervida città industriale. Sorsero e prosperarono lanifici all' avanguardia per le tecniche di lavorazione, e pressoché tutta la popolazione fu impegnata nell' attività produttiva. Divenne inoltre un rinomato centro di cultura e di istruzione, dove fiorì un eccellente collegio gestito dai padri Barnabiti. Nel 1796 tornò a far parte a pieno titolo del Regno di Napoli, del quale condivise le sorti. Nel 1799 subì le drammatiche conseguenze della guerra tra i francesi sostenitori della Repubblica Partenopea ed i filoborbonici. Nel 1814 Gioacchino Murat, allora Re di Napoli, vi istituì il Convitto Tulliano, sul modello dei licei francesi. Con l'Unità d'Italia Arpino si trovò a condividere con il resto dell' ex Regno borbonico i problemi e le contraddizioni dell' unificazione. La decadenza dell'industria laniera e la contrazione dello sviluppo economico provocarono un forte flusso migratorio dei suoi abitanti verso il nord Europa e l'America. Posto sulle pendici della collina di Civita Falconara, il Castello, le cui parti più antiche risalgono al XIII secolo, prende il nome dal re di Napoli, Ladislao I (1376-1414) della dinastia Durazzo d’Angiò, che qui, secondo fonti antiche, trasferì per un certo periodo la sua corte. Nei secoli successivi l'edificio, abbandonato, subì distruzioni e ricostruzioni, finché dal XVIII secolo e per tutto l’Ottocento divenne uno dei più grandi lanifici di Arpino di proprietà della famiglia Ciccodicola. Con la crisi dell’industria, nel Novecento, il Castello divenne sede di un Istituto per gli orfani dei lavoratori, poi Ospedale militare ed infine Istituto Tecnico Industriale per Chimici fino al 1985, anno in cui l’Amministrazione Provinciale di Frosinone, dopo l'acquisto, avviò i lavori di recupero per destinarlo a sede espositiva della Donazione e a centro congressuale, con scopi di valorizzazione culturale e turistica. Oggi è la sede della Fondazione Umberto Mastroianni. Guardando oggi l'edificio si può rimanere un po' delusi, se si ha in mente un tipico Castello medioevale, dotato di torri, merli e quant’altro corrisponda all’immagine tradizionale: perché sono state tantissime le modifiche operate nel corso dei secoli, anche in funzione di destinazioni d’uso quanto mai diverse. Lo dimostra la stessa chiesa del Castello, ricavata all’interno di un torrione poligonale di epoca medioevale. Altri link suggeriti: https://www.arpinoturismo.it/index.php/it/component/content/article?id=21:la-fondazione-mastroianni, https://www.youtube.com/watch?v=aYVdBzAzso8&feature=emb_logo (video di Visit Lazio)

Fonti: https://www.arpinoturismo.it/it/la-citta/la-storia.html, http://www.fondazionemastroianni.it/sede/, https://www.controluce.it/notizie/arpino-il-castello-di-ladislao/

Foto: la prima è presa da http://www.fondazionemastroianni.it/sede/, la seconda è presa da http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2014/11/12/arpino-fondazione-mastroianni-inventario-e-carte-bollate/9828