mercoledì 1 febbraio 2023
Il castello di mercoledì 1 febbraio
PERGINE VALSUGANA (TN) - Castello di Pergine
Secondo alcuni storici, Castel Pergine, è sorto in epoca longobarda, forse su un precedente presidio di epoca preromana. Anche se le prime notizie certe risalgono all'anno 845, la prima documentata è del 1155, quando Odorico da Pergine ed Ezzelino compaiono tra i testimoni di un importante documento compilato a Riva del Garda. Il Castello passò poi nelle mani della famiglia dei signori di Pergine imparentata con le maggiori famiglie feudali del Trentino. Attorno al XIII secolo Castel Pergine venne preso ed espugnato dalle truppe di Ezzelino da Romano, che diedero alle fiamme il borgo di Pergine. Il castello non era del tutto ricostruito quando il principe Enrico II lo riscattò dai vincitori consegnandolo al figlio Adriano. La cerimonia si svolse a Trento, nel palazzo vescovile, dove venne deciso di conservare e ricostruire la fortezza come presidio, per assicurare la sicurezza del traffico lungo il confine della Valsugana. Poco dopo, il castello divenne feudo di Mainardo II, conte del Tirolo e in seguito fu per lungo tempo proprietà di Margarete Maultasch e più tardi di Massimiliano I, il principe tirolese. Verso la fine del secolo la fortezza fu protagonista di alcuni avvenimenti bellici di notevole importanza. Castel Pergine venne raggiunto dall'incursione del condottiero padovano Marsilio Partenopeo, alleato con i principi-vescovi di Trento e Bressanone. Il potere dei vescovi era stato ridotto e indebolito a tal punto da renderli in tutto e per tutto dipendenti dai conti del Tirolo. Essi attaccarono mentre gli Scaligeri, alleati di Mainardo, fortificavano il Dos Trento (1278). Mainardo II si ritrovò quindi solo ad affrontare la minaccia bellica. La fortezza venne espugnata e nel 1322 divenne vicario del vescovo di Trento Bonaventura Gardelli. Fu costui che consegnò la fortezza a Jacopo da Carrara per scongiurare l'invasione della capitale del principato vescovile da parte del duca Corrado di Teck capitano dell'esercito del marchese Lodovico di Brandeburgo. Il principato aveva affidato la difesa di Trento a Dioniso Gardelli, zio di Bonaventura Gardelli, ma egli a tradimento aprì le porte del castello del Buonconsiglio al nemico, licenziò le truppe che il signore di Padova aveva inviato, uccise Giovanni D'Arsio e consegnò nel gennaio del 1349 la torre "Vanga" ai nemici. Pochi giorni dopo si recò a Castel Pergine per convincere il nipote Bonaventura a consegnare il castello in mano nemica; il nipote non solo rifiutò la proposta ma decise perfino di giustiziare lo zio. Su richiesta di Bonaventura, Jacopo di Carrara inviò un esercito di cavalieri e di fanti a presidiare il castello. Il dominio su Pergine dei Carrara durò fino al 1356 quando il pievano Enrico di Bopfingen, capitano del Tirolo, giunse con i suoi armati sul dosso del ponte di Fersina. Dal 1356 al 1531 vi fu una dominazione tirolese. Verso la metà del Quattrocento il castello fu ricostruito in stile gotico. Dopo vi fu l'acquisto della giurisdizione del castello da parte del vescovo Bernardo di Cles, cardinale di Trento. Il Firmian rimase nel castello fino al 1581 quando il barone Fortunato Madruzzo gli successe. I successori furono i membri della famiglia Wolkenstein fino a quando la chiesa tridentina ne riscattò la giurisdizione amministrandola direttamente. L'ultimo capitano fu Antonio Giuseppe Girardi (1795-1805). Nei primi anni del '900 il castello fu acquistato da una società tedesca, capeggiata da Julius Friedrich Lehmann editore antisemita e nazionalista di Monaco di Baviera, che cominciò un restauro invasivo per adibire la struttura ad albergo-ristorante. Nel 1913 il restauro fu disapprovato dalle autorità per la salvaguardia artistica del territorio. Tra i personaggi principali che soggiornarono nella fortezza si ricordano in particolare il Duca austriaco Federico "Tascavuota", Massimiliano I, il cardinale Bernardo Clesio, Cristoforo Madruzzo e il poeta indù Jiddu Krishnamurti. Il Castello, passato nel 1956 in mano privata (allo svizzero Mario Oss), è stato in seguito restaurato e trasformato in albergo e ristorante. Nel 2018 è stato acquistato dalla Fondazione Castel Pergine ONLUS (https://www.fondazionecastelpergine.eu/) sostenuta soprattutto da persone private, enti e associazioni di Pergine e della Valsugana. La Fondazione ha mantenuto la vocazione ad albergo e ristorante del maniero ed ha allo stesso tempo sviluppato le attività culturali al suo interno, tra le quali teatro, mostre d'arte contemporanea, musica e convegni. Il maniero, posto sul colle Tegazzo, a un'altezza di 657 metri, è circondato da una cinta muraria esterna e l'accesso è situato attraverso una torre quadrata, sulla strada che porta al paese di Pergine. La cinta percorre tutto il perimetro circostante il maniero, con un alternarsi di torri di guardia. L'impianto del castello vero e proprio si trova sulla sommità della collina, di pianta quadrangolare. Al suo interno c'è un giardino circondato dalla cinta muraria principale e accessibile solo dall'interno del maniero. I collegamenti verticali si attuano attraverso imponenti scale a chiocciola in pietra, che consentono di raggiungere i piani superiori;Pianterreno: sala d'entrata, cucina, cucina nera, cantine e accesso al giardino
Primo piano: sala del trono (oggi reception), cappella di Sant'Andrea, bar e ristorante
Secondo piano: le cinque sale (Sala del Balconcino, Sala del Vescovo, Sala della Stufa Verde, Sala del Principe e Sala della Dama Bianca) ospitano una mostra sulla produzione dei piccoli frutti della valle, una mostra fotografica sulle bellezze della Valsugana e una mostra con piante e documenti sul Castello di Pergine.
Le mura esterne costituite da due cinte murate, suddivise in cortine, comprendono il palazzo gotico, la torre grande e proseguono sui tre lati meno protetti del colle. Sul quarto lato, il palazzo e la torre sono inseriti nella cinta diventando parte integrale delle mura stesse. A destra della torre di guardia si erge un'imponente torre cilindrica: la cosiddetta torre delle torture. Fondata sulla roccia ha un poderoso basamento, è fornita di feritoie e finestre a falsa croce guelfa. La cortina ha grandi merli a coda di rondine muniti di piccole feritoie e si estende dalla torre delle torture sino alla torre quadrata della guardia. Tra l'ingresso e la torre di guardia si trovava un ponte levatoio oggi ormai andato distrutto. In cima alla rupe, nel punto di giunzione delle cortine, è arroccata la torre grande. Il palazzo clesiastico si inserisce nella cortina per poi lasciare il posto al muro merlato che volge verso il dirupo. Tra la cinta muraria esterna e quella interna si estendevano due rivellini. Dalla torre della guardia si sale per mezzo di rozze gradinate scavate nella roccia al palazzo gotico; costruito in stile gotico e dalle pareti annerite dai secoli, è formato da quattro facciate prive di gronde. La facciata nord è formata da due ordini di finestre centrali, da cinque finestre sommitali e da una bellissima finestra a spacco in corrispondenza del piano terreno dove si apre una porta gotica. L'angolo Nord-Est s'incunea presso lo sperone del bastione angolare semicilindrico. Il bastione ha il basamento scarpato, fondato sulla roccia del burrone. Dagli spalti della cinta presso la torre della Madonna si può vedere una vasta muda, la cosiddetta prigione dei cortelli. La facciata verso sera è caratterizzata da due lunghi e stretti sporti con delle finestre a croce. La facciata di mezzogiorno volge presso il prato della rocca ed è caratterizzata da finestre con inferriate. La facciata verso il burrone è movimentata dal bastione angolare, ed è formata da un'antica torre quadrangolare di pietre bugnate al basamento. Di particolare interesse storico sono la prigione della goccia, la camera del camino, la sala del trono e la cappella di Sant’Andrea. Quest'ultima, dall'estate 2022, ospita al suo interno una preziosa ed antica pala d’altare risalente al XVI secolo, rinvenuta solamente pochi anni fa e sottoposta successivamente a lavori di restauro. Il primo piano del palazzo e il parco all’interno delle mura di cinta sono aperti al pubblico. La tradizione vuole che la permanenza nelle prigioni del castello fosse particolarmente dolorosa per i malcapitati ospiti. Nella Prigione della Goccia infatti i prigionieri erano costretti a rimanere seduti, con le mani fissate a degli anelli e la testa immobilizzata e a subire il supplizio della goccia: da un foro nella volta una goccia d’acqua cadeva con regolarità inesorabile sul capo del condannato che moriva tra atroci dolori. Pare che per le stanze del castello appaia una dama candida, un fantasma di una donna (secondo la leggenda la moglie di un castelliere). Secondo la tradizione venne uccisa violentemente dal marito e si aggira tutt'oggi per il castello senza trovare pace. Altri link suggeriti: https://www.castelpergine.it/it/, http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-Pergine, https://www.magicoveneto.it/valsugan/pergine/castello-di-pergine-valsugana.htm, https://www.youtube.com/watch?v=p8yL3YEOE5s (video di Girovagando in Trentino), https://www.youtube.com/watch?v=z6-J61-kw4U (video di Andrea), https://www.settemuse.it/viaggi_italia_trentino_altoadige/trento_pergine_castello.htm (video con drone)
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Pergine, https://www.trentino.com/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-pergine/, https://www.comune.pergine.tn.it/Amministrazione/Luoghi/Castello-di-Pergine
Foto: la prima è presa da https://www.ladige.it/territori/pergine/2020/04/02/fondazione-castello-di-pergine-i-dubbi-di-marini-tre-societa-ma-il-cda-e-lo-stesso-per-tutte-1.2546301, la seconda è una cartolina della mia collezione. La terza, infine, è della mia amica Romina Berretti.
martedì 31 gennaio 2023
Il castello di martedì 31 gennaio
ROMA - Castel Giubileo
La storia dell'attuale Castel Giubileo si collega direttamente con l'antica città di Fidenae che, sulla base di testimonianze archeologiche, sorse intorno all'XI secolo a.C. in un'importantissima posizione strategica tra la via Salaria e la via Nomentana. Da qui dominava le vie commerciali poste tra l'Etruria, la Sabina e l'Italia meridionale, nonché il tratto navigabile del Tevere, ove avvenivano i traffici commerciali. L'insediamento, circondato da mura, estendeva il suo controllo anche nella zona del Monte Sacro ed era fiorente - soprattutto in considerazione della fertilità del terreno (la vicinanza al fiume e la presenza di detriti vulcanici o tufi) - già prima della fondazione dell'Urbe. Nel 1280 l'agro apparteneva al monastero di San Ciriaco. In seguito, il castello (castrum) fu acquistato da Bonifacio VIII Caetani, pare con il ricavato del Giubileo del 1300, da qui si vorrebbe la denominazione Castel Giubileo. In realtà il nome deriva da quello della famiglia Giubilei del rione Trevi, a cui apparteneva, ancora nel 1371, tal Buzio di Giubileo. Sempre a causa dell'importanza strategica della postazione, nel 1406 Paolo Orsini, al comando delle milizie pontificie, bombardò il castello al cui interno si erano rifugiate le truppe del Re di Napoli e ne demolì parte delle mura; nel 1482 il castello venne assalito e saccheggiato da Ferdinando I mentre nel 1484 a saccheggiarlo furono alcuni trasteverini che sfogarono il loro rancore per la famiglia Della Rovere portando via mucche, maiali, asini, formaggi e vini. I saccheggi continuarono fino a quando il castello non venne definitivamente abbandonato e solo nel 1800 tornò a vivere ma trasformato in casale agricolo. Alla fine dell’ottobre del 1867 Giuseppe Garibaldi che morse il freno accampò i suoi 3000 volontari a Fidene nei pressi di Villa Spada; prima di lanciarsi all’assalto di Roma dormì in una delle stanze del castello e il giorno dopo diresse verso Casal de Pazzi. La tanto sperata insurrezione non ci fu e così egli fu costretto a battere in ritirata. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=umUWHlL9cqc (video di info.roma.it), https://www.info.roma.it/monumenti_dettaglio.asp?ID_schede=4834 (con cronologia eventi storici), https://www.ilmessaggero.it/roma/roma_segreta/la_rocca_non_c_entra_con_il_giubileo-3467547.html
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Giubileo, testo di Francesco Gargaglia su https://www.vignaclarablog.it/2019020884313/castel-giubileo-garibaldi-assalto-roma/
Foto: la prima è di torrimedioevalicampagnaromana.it su https://mappae-mundi.tumblr.com/image/172860903872, la seconda è presa da https://www.ilmessaggero.it/roma/roma_segreta/la_rocca_non_c_entra_con_il_giubileo-3467547.html
lunedì 30 gennaio 2023
Il castello di lunedì 30 gennaio
L'edificio si trova nell’abitato omonimo, frazione del comune di Majano, su una piccola altura (192,81 metri sul livello medio del mare) posizionata di fronte a quella che ospita la Chiesa di San Silvestro. Il ritrovamento di una necropoli longobarda (scavi effettuati tra il 1920 e il 1945) a poche centinaia di metri dal luogo dove si erge la casa-forte ed il borgo di S. Salvatore fa presumere che il colle sul quale sorgono possa avere costituito la sede di uno stanziamento longobardo formato da una "curtis" di pertinenza regia, databile al VII secolo. Le prime notizie relative al borgo di S. Salvatore risalgono al 1275; a quell'epoca faceva parte dei feudi dei Signori di Mels e continuò a restare in loro proprietà almeno fino agli inizi del XV secolo. Dell'edificio non si conosce l'epoca di costruzione, però sicuramente il luogo, posto in posizione dominante e distante poche centinaia di metri dalla necropoli, doveva essere adibito a vedetta e a compiti difensivi. Il borgo venne gravemente danneggiato dal terremoto del 1511 ed in seguito ricostruito, spostandolo rispetto alla casa-forte da Nord a Sud. Per alcuni secoli la casa-forte è stata proprietà dei conti di Colloredo-Mels e le ultime notizie, prima di arrivare ai giorni nostri, risalgono al 1900 quando la casa-forte entrò in possesso della famiglia Furchir. La casa-forte si presenta in pianta come una C completata e chiusa nel lato sud, verso Mels, da un corpo impostato a un livello più basso di alcuni metri rispetto alla costruzione principale, adibito a tinaia e a granaio. . Per accedere alla corte interna, racchiusa dai corpi edilizi risultanti da stratificazioni ed aggregazioni avvenute in epoche diverse e in cui si trova un pozzo, ci sono due ingressi: est e ovest. Il corpo orientale si presenta con una facciata seicentesca, ma rifatta in tempo più recente, caratterizzata da un portale d’ingresso ad arco in conci di pietra chiara e da finestre con riquadri in pietra piasentina con motivo modanato al piano nobile. Sulla sinistra un secondo portale architravato, posto ad un livello più basso, consente l'accesso alle cantine a sud. Il corpo a nord esternamente non presenta nulla di particolare, mentre all’interno, sul cortile, si può ancora vedere affrescata una meridiana al centro della facciata. Il lato ovest, soprattutto nel suo punto di collegamento con il lato nord, è sicuramente la parte più antica della costruzione in quanto nella muratura sono presenti mattoni probabilmente antichi. Inoltre, oggi, anche dopo i restauri, ancora in corso, si può vedere come la parete occidentale della casa-forte, esternamente, è l’unica ad essere caratterizzata da alcune feritoie. Altro link di approfondimento:https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2011/11/13/news/majano-sara-ricostruito-il-castello-di-san-salvatore-1.1670012
Fonti: https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/majano-ud-casaforte-san-salvatore/, https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0600007857
Foto: entrambe prese da https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/majano-ud-casaforte-san-salvatore/
venerdì 27 gennaio 2023
Il castello di venerdì 27 gennaio
SAN LEO (RN) - Torre Civica (o Campanaria)
È il monumento più appartato di San Leo, non per sua mole, massiccia e imponente, quanto per sua collocazione impervia ed una sorta d’innata alterigia che, ancor oggi, intimorisce ed allontana. È monumento però che connota e identifica la città, ne sconvolge il profilo, tutto rivolto al culmine-rocca, con una improvvisa, precisa, geometrica impennata. Il campanile-torre è edificio di grande bellezza, opera compiuta del romanico anzi, emblematico esempio di quello stile architettonico. Le sue murature esterne - principalmente d’arenaria ocra - sono costruite con perizia certosina, i conci sono connessi l’uno all’altro, in filari regolari, senza rivelare lo strato di malta che li incolla, così che il muro è un unico blocco compatto di pietra dalla base al culmine. Storicamente si sa ben poco della torre, che nell’impianto esterno è certamente contemporanea all’adiacente cattedrale del 1173. Originariamente la torre, oggi isolata, era parte della cittadella vescovile di Montefeltro, distrutta dai Malatesta a metà secolo XIV. Il suo perimetro quadrato ingloba ed occulta all’interno una costruzione a piante circolare, alta sino alla cella campanaria. Si tratta probabilmente di una torre precedente, più antica, per alcuni versi affine alla Pieve dell’assunta assunta (IX-XI secolo); vi si ritrova il medesimo tipo d’alcune monofore di quest’interno presentano un impianto e strombatura simili a quelle delle absidi della stessa Pieve. Qualcuno ha prospettato che il corpo cilindrico-raccordato al rivestimento quadrato da una scala a chiocciola in muratura costituisse il campanile della cattedrale altomedioevale. Certamente questa torre ha rivestito funzioni militari-difensive, rappresentando il più vicino rifugio per il vescovo ed i canonici della cattedrale in caso di pericolo. Essa è raffigurata in tutti i "ritratti" del masso leontino; nell’acquerello del 1626 di Francesco Mingucci vi si scorgono ben due ordini di finestroni arcuati ed un’altezza ben maggiore: come se la torre fosse munita di due soprastanti celle campanarie di cui non v’è traccia nell’originale. Di lavori approntati al "campanile del Vescovado" parla Giambattista Marini nelle sue memorie manoscritte del 1730, conservare nell’archivio storico comunale di San Leo. Si tratta di accomodamenti perpetrati nel 1612 poiché la fabbrica era ridotta "à cativo termine" a seguito dai danni subiti nell’occasione "dell’allegrezza della nascita del Ser.mo Principe" Federico Ubaldo Della Rovere, nel 1605. Augusto Campana ipotizzava che nella pietra posta sopra la porta d’ingresso né con probabile richiamo all’occasione ed epoca di costruzione ed eventuali committenti. Fra i conci d’arenaria ve ne sono numerosi altri in colore bianco. Provenienti da altra costruzione: alcuni esibiscono il lato scolpito con maglie ad intreccio, di sicura matrice altomedievale. Nello strombo di una finestra è presente un capitellino e relativo pilastrino frammentato, proveniente dalla recinzione presbiterale della pieve, insieme a quelli riutilizzabili nelle pseudo-loggette della stessa ed alle lastre dei plutei, conservate nel Museo d’Arte Sacra di San Leo. Solitamente chiusa al pubblico, la torre viene aperta nei periodi di festività o in occasioni di eventi. Altro link di approfondimento: https://youtu.be/szSJ2p7JcQU (video di Guida San Leo)
Fonti: La Torre Civica – Benvenuti a San Leo (san-leo.it),Tutte le fortificazioni della provincia di Reggio Emilia in sintesi, Castelli dell'Emilia Romagna (mondimedievali.net), San Leo (Italia) - Wikipedia
Foto: la prima è presa da La Torre Civica - Campanile di San Leo | guidasanleo.it, la seconda è presa da Torre Campanaria » Val Marecchia (explorevalmarecchia.it)
giovedì 26 gennaio 2023
Il castello di giovedì 26 gennaio
FARIGLIANO (CN) - Castello
Quanto importante fosse Farigliano in epoca basso-medievale ce lo suggerisce il nome della famiglia che per secoli ne ebbe il controllo, nientemeno che i Marchesi di Saluzzo, che qui avevano un avamposto rispetto al grosso delle loro terre montane e pedemontane. In località Castello restano i ruderi dell’antico maniero che un documento del 1210, stipulato dal Marchese Manfredo II, sommariamente descrive: si trattava di una torre fortificata con un palazzotto adiacente. Successivamente il castello fu ampliato: erano i tempi di Manfredo IV che, a testimonianza di una certa frequentazione, proprio a Farigliano venne sepolto. La vedova, Isabella Doria, continuò a dimorarvi (sembra per 15 anni) non incontrando le simpatie della gente, ma ancora più temuto era il figlio Manfredo (un nome che continuava a ripetersi tra i Saluzzo) indicato da alcuni come "flagello di Dio o figlio del demonio". La distruzione del castello risale però a tempi successivi, all’epoca delle guerre tra l’imperatore Carlo V ed il re di Francia Francesco I: siamo nella prima metà del XVI secolo e l’ordine espresso che sia ‘abatuto, smantellato e ruinato’ il maniero giunse nel 1544 dal Governatore di Cherasco Lois de Boller de Riez. Ma se fu abbattuto il castello, che rare notizie descrivono forte e munito ma insieme residenza confortevole e ornata, restano a testimonianza di un passato degno di nota alcune frammenti architettonici e figurativi di deciso carattere. Di gatti rossi è probabile che a Farigliano non ne troverete tanti, o comunque non più del solito. Ma sappiate che, praticamente da sempre, gli abitanti sono detti “i gat rus”, i gatti rossi. Nei tempi andati, attorno all’inizio del XIV secolo, il castello era abitato dalla Marchesa Isabella Doria. In un banchetto in suo onore pare che un gatto, bianco candido, saltò sul tavolo e fece rovesciare tutto il vino, macchiandosi inevitabilmente di rosso. Tutti i gatti che nacquero dopo furono rossi e Farigliano divenne inevitabilmente il “paese dei Gatti Rossi”. Discretamente conservate a Farigliano sono alcune case medievali, mentre non resta che un rudere dell'antico castello, demolito nel 1537 durante le guerre tra Francesco I e Carlo V per ordine di Ludovico Bollero di Centallo, un pioniere del banditismo politico, che si fece pioniere dei francesi in Piemonte taglieggiando le popolazioni nonostante la sua dignità di vescovo di Riez, diocesi di cui non prese mai il possesso.
Fonti: https://www.comune.farigliano.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=29548&IDCat=4517, https://visitmondovi.it/farigliano-tra-gatti-rossi-e-artisti-misteriosi/, https://www.radiocorriere.tv/piemonte/Farigliano_cn.html
Foto: entrambe di Luisella Occelli su https://www.facebook.com/groups/221844924669748
mercoledì 25 gennaio 2023
Il castello di mercoledì 25 gennaio
SATRIANO (CZ) - Torre Ravaschiera
Satriano, allo stesso modo di Cardinale, venne governato dapprima dalla famiglia Gironda, successivamente dalla famiglia Ravaschieri ed infine dalla famiglia Filangieri. Satriano come tantissimi altri centri della Calabria subì dannose conseguenze dalla serie di terremoti che iniziarono il 5 febbraio 1783 e si conclusero con una ultima e tremenda scossa il 28 marzo 1783. L'antica Torre Ravaschiera, unico mastio del comprensorio di Soverato a essere ancora in piedi - anche se in pessimo stato di conservazione - si trova a circa un chilometro dal mare, in un luogo nascosto della valle del fiume Acinale. L'edificio era in collegamento visivo con altre due torri nel 1500, periodo in cui venne costruito. La struttura è a pianta quadrangolare, impostata sull'alto basamento con le mura a scarpa e con terminazione piana. L’ingresso alla torre è posto, come di norma, molto in alto: vi si accede da una scaletta che, all’epoca, doveva terminare in un piccolo ponte levatoio. Sulle facciate si aprono numerosi piombatoi (ciascuno dei fori attraverso i quali si lasciava cadere sul nemico olio bollente o sassaiole). L’interno consta di quattro ambienti sovrapposti, ai quali si accedeva per mezzo di scale di legno amovibili, coperti da un sottotetto a capriate, ormai completamente crollato in seguito alle forti piogge che si sono susseguite dal settembre 2009 ad oggi. In corrispondenza del prospetto laterale, è ubicato lo sperone in pietra mista, come il resto del paramento murario. Annesso alla torre è stato aggiunto successivamente, intorno alla fine del XIX sec., un frantoio ad acqua, com’è facilmente desumibile dalla tipologia, dai resti lignei della macchina ad acqua e del muro di canalizzazione, oltre che dall’unica macina superstite. Altri link sull'argomento suggeriti: https://www.lanuovacalabria.it/satriano-torre-ravaschiera-fermare-le-crepe-cercando-la-quadra-nel-recupero, https://www.comune.satriano.cz.it/index.php?action=index&p=10297,http://www.preserreedintorni.it/perche-e-importante-salvare-la-torre-ravaschiera-a-satriano/. Alcuni video trovati sul web: https://www.youtube.com/watch?v=gN-2XvOFpuQ (di Gianpiero Taverniti), https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2022/09/cal-torre-ravaschiera-satriano-rischio-crollo-7878d4bf-8986-41a5-ade0-60f1d6148439.html, https://www.youtube.com/watch?v=_kTb_UmTQ9Y&t=5s (di Raffaele Cosentino)
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Satriano, https://fondoambiente.it/luoghi/torre-ravaschiera?ldc, https://www.italianostra.org/beni-culturali/torre-ravaschiera/, https://www.soveratoweb.it/Articoli/54.htm
Foto: la prima è presa da https://www.lanuovacalabria.it/la-nuova-sezione-di-italia-nostra-paolo-orsi-soverato-guardavalle-la-torre-ancinale-rischia-di-crollare, la seconda è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/torre-ravaschiera?ldc
martedì 24 gennaio 2023
Il castello di martedì 24 gennaio
TITO (PZ) - Rovine e torre di Satrianum
Citata in fonti medievali già nel IX secolo, Satrianum fu edificata su una collina (mt.950 s.l.m.) in posizione strategica da cui si controllava il valico di Brienza e l'antica via Herculea. Distrutta, venne ricostruita da Carlo D’Angiò, divenne possesso di Giovanni de Anches e poi degli Sforza e fu definitivamente abbandonata nella metà del XV secolo. L'antica Satriano, venne distrutta durante per volere di Giovanna II Durazzo D'Angiò e non fu mai più ricostruita. Sulla distruzione della città, avvenuta in seguito ad un incendio attorno al 1450, la leggenda narra che la regina di Napoli, Giovanna II d'Angiò-Durazzo, fece condurre a Satrianum una giovane dama di compagnia scortata da milizie del Regno. Quando il corteo attraversò Satrianum, la nobile donna venne rapita a causa della sua bellezza e Giovanna II, dopo l'affronto subito, ordinò una tremenda vendetta. L'abitato, infatti, venne incendiato risparmiando solo la torre normanna ed alcuni muri di edifici. I suoi abitanti si dispersero nei paesi vicini di Pietrafixa (oggi Satriano di Lucania) e Tito e del suo glorioso passato non rimasero che il nome, i resti che ancor oggi possono essere visitati e i racconti a metà tra la realtà e la fantasia circa la sua distruzione. I ruderi attualmente visibili comprendono, due cinte murarie, due villaggi con edifici residenziali e una chiesa con annesso cimitero. Sul pianoro sommitale sono visitabili una torre quadrata di XII secolo (adibita a museo multimediale “Una rocca di avvistamento sulla storia”) e i resti di un episcopio e della Cattedrale di S. Stefano. L’allestimento museale si sviluppa su tre piani. Il primo piano della torre, che poggia sulla cisterna per la raccolta delle acque piovane, porta il visitatore alla scoperta delle risorse ambientali e delle trasformazioni che il paesaggio ha subito ad opera di questi elementi naturali, con approfondimenti sulla rete viaria, l’economia e gli scambi. Il secondo piano è invece dedicato alla cultura materiale – alimentazione, agricoltura e artigianato – e si completa con un approfondimento su religiosità e riti popolari, dall’era precristiana al medioevo. L’ultimo piano del museo è a cielo aperto ed è rappresentato dal terrazzo della torre da cui, nelle ore notturne, si possono osservare le stelle mediante un telescopio computerizzato, oltre che elementi di geostoria riferiti al vasto territorio dominato dalla fortezza. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=wBwLW6NN1Fo (video di Comune di Tito), https://www.rainews.it/tgr/basilicata/video/2021/08/bas-torre-satriano-scavi-scuola-specializzazione-matera-archeologia-tito-92808984-3c40-4366-9164-86e09047555e.html (video), https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/tiles/popupPrint.jsp?secId=100133&otype=1023&cntId=2985821
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tito_(Italia), https://comune.tito.pz.it/vivere-la-citta/torre-di-satriano-in-tito-e-il-museo-multimediale-una-rocca-di-avvistamento-sulla-storia/, https://it.wikipedia.org/wiki/Satrianum, https://www.basilicataturistica.it/scopri-la-basilicata/arte-e-cultura-in-basilicata/musei-in-basilicata/musei-multimediali-in-basilicata/museo-torre-di-satriano-in-tito/
Foto: la prima è presa da https://cultura.gov.it/evento/l%20%27altura-di-Torre-di-Satriano, la seconda è presa da https://comune.tito.pz.it/vivere-la-citta/torre-di-satriano-in-tito-e-il-museo-multimediale-una-rocca-di-avvistamento-sulla-storia/
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