mercoledì 13 novembre 2019

Il castello di mercoledì 13 novembre




COLOGNA VENETA (VR) - Castello dei Della Scala

Devastata nel V-VI secolo dalle incursioni barbariche, Cologna divenne una Statio durante la dominazione longobarda (568-774 d. C.): una leggenda popolare vuole che Rosmunda, moglie uxoricida del re Alboino (572), avesse un castrum o castello in Sabbion. Dopo la dominazione dei Franchi (VIII-IX sec.) e le devastazioni degli Ungari alla fine del IX secolo, Cologna passò in dominio ai Vescovi di Vicenza e, dopo il 1000, fu feudo dei conti Maltraversi, nel ramo dei Malacapella. Nel 1204 il castello di Cologna divenne possesso degli Este: durante il loro dominio vi soggiornò brevemente S. Francesco d'Assisi (1220). Nel 1239 - durante il conflitto tra Federico II di Svevia e i Pontefici di Roma - Ezzelino III da Romano, capo della fazione imperiale in alta Italia s'impossessò del castello di Cologna e lo tenne per circa vent'anni. Nel 1256 Cologna si ribellò al tiranno e i rivoltosi occuparono il castello: ma presto dovettero arrendersi ed il loro capo Jacopo Bonfado, insieme al giovane figlio Aprile e a pochi altri ribelli, pagò con la vita il generoso tentativo. Nel 1260 Cologna passò in dominio agli Scaligeri di Verona al quali, nel 1387, succedettero i Visconti di Milano che stavano tentando di unificare sotto il loro potere tutta l'Italia settentrionale e parte di quella centrale. Ma, con la morte di Gian Galeazzo Visconti (1401), il loro sogno svanì e Cologna fu incorporata nel feudo del Carraresi di Padova (1402) che, però, erano entrati in conflitto con Venezia. Quest'ultima, nel 1405, li eliminò e incorporò Cologna ed il suo territorio nel Dominio della Serenissima. Il 16 aprile 1406, sotto il doge Michele Steno e per deliberazione del Gran Consiglio, Cologna ed il suo territorio furono aggregati al 'Dogado' e associati al Sestier di Dorsoduro, dichiarando "veneziani" i suoi abitanti. Sotto Venezia Cologna godette una meritata pace e divenne fiorente centro agricolo. Nel 1797, con l'occupazione francese e la pace di Campoformio, Cologna - come gran parte del territorio veneto - passò sotto il dominio austriaco. Sorto verso l'XI secolo, il castello venne distrutto verso il 1200 da parte dei Montecchi guelfi, fazione predominante della repubblica Veronese. Si dice che la riedificazione sia avvenuta con i resti del castello di Campiglia. Degli otto torrioni che componevano la rocca del castello scaligero, oggi ne rimane solamente uno, visibile vicino al campanile in via A.Papesso. Nella muratura si possono notare diversi strati di ciottoli che formano una scala, particolarità che distingueva le costruzioni scaligere. Dal 1996 è stato aperto il Museo Lapidario, ospitato nei sotterranei della Rocca Scaligera (XIV secolo) con entrata dal campanile del Duomo; qui sono raccolti elementi di acquedotto, mattoni, macine ed un cippo funerario di epoca romana; quattro capitelli gotici dell'antico Duomo (XVI secolo); una lapide del 1528 e due mascheroni in pietra di epoca rinascimentale. Altri link suggeriti: https://www.magicoveneto.it/Verona/ColognaVeneta/ColognaVeneta.htm, https://www.cittamurateveneto.it/i-comuni/cologna-veneta/

Fonti: http://www.comune.cologna-veneta.vr.it/web/colognaveneta/vivere/vivere-interna?p_p_id=ALFRESCO_MYPORTAL_CONTENT_PROXY_WAR_myportalportlet_INSTANCE_nc6A&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&template=/regioneveneto/myportal/html-generico-detail&uuid=8253c101-d167-4d98-8377-4eb71e1c3f6d&contentArea=_ColognaVeneta_vivere-interna_Body1_, https://it.wikipedia.org/wiki/Cologna_Veneta,

Foto: la prima è di ricklen su https://it.wikipedia.org/wiki/Cologna_Veneta#/media/File:Castello_scaligero_e_campanile_di_Cologna_Veneta.JPG, la seconda è di Mirko Rizzotto su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Rocca_Scaligera_Cologna_Veneta.JPG

martedì 12 novembre 2019

Il castello di martedì 12 novembre




NAPOLI - Castello del Carmine

Chiamato anche "Sperone", era una fortezza della città di Napoli, nel quartiere Mercato collocabile tra piazza del Carmine, via Marina e corso Garibaldi. Edificato nel 1382 da Carlo III di Durazzo (sovrano del periodo angioino), l'edificio fu collocato volutamente all'angolo meridionale della cinta muraria cittadina come baluardo difensivo, in prossimità di un torrione chiamato Sperone, laddove un tempo proliferavano gli acquitrini della Palus neapolitana. Si tratta di una delle realizzazioni militari più recenti rispetto alle analoghe costruzioni della città di Napoli, dovute al ritardo nella conurbazione dell'area orientale ed alla necessità di difenderla dagli attacchi provenienti da oriente, sia via mare che da terra. Il castello fu poi detto del Carmine perché pressoché adiacente al convento del Carmine Maggiore, costruito già nel 1283. A differenza, però, degli altri fabbricati (Castel dell'Ovo, Castel Capuano, etc.) non presentava arredi di lusso né sale regali, essendo esclusivamente adibito ad uso militare. Il progetto originale si caratterizzava di due torri cilindriche, di un elevato torrione e di mura merlate congiunte da robusti blocchi di piperno. Il castello fu teatro non appena quattro anni dopo la sua costruzione della battaglia che vedeva contrapposti Luigi II d'Angiò e Ladislao di Durazzo. In seguito, durante l'assedio di Alfonso V d'Aragona, che vide morire suo stesso fratello in battaglia, Pietro, sostenne la difesa degli angioini, ma non fu abbastanza per mantenere il regno. Ulteriori modifiche furono realizzate nel 1484, quando le mura della città furono ampliate e modificate dagli aragonesi: per volere di Ferdinando I d'Aragona, si decise di arricchire le mura partendo dal maggior torrione presente presso il castello del Carmine, prendendo spunto dall'ingegner Francesco Spinelli che fu preposto ai lavori e che appose una lapide in ricordo dell'evento. Nel 1512, a causa di un'alluvione, il torrione principale fu riedificato in forma quadrata. Fra il 1647-1648, durante la rivolta di Masaniello, fu la dimora del capopopolo Gennaro Annese. Nel 1662, a seguito delle mutate condizioni belliche, per decisione del viceré conte di Peñaranda, fu seriamente rimaneggiato dal punto di vista militare, conferendo maggiore risalto agli arredi e alle stanze che avrebbero dovuto ospitare i capitani di ventura e i mercenari più esigenti e separandone nettamente gli ambienti dall'area conventuale dei Carmelitani. Il viceré affidò la progettazione dei lavori a Bonaventura Presti e la sua realizzazione agli ingegneri Donato Antonio Cafaro e Francesco Antonio Picchiatti. Tra gli eventi più celebri che si sono svolti in questa sede si ricordano: la proclamazione della “Serenissima Real Repubblica Napolitana” che, però, durò solo alcuni giorni; la congiura di Macchia, nel 1707, che anticipò l'arrivo degli Austriaci; l'occupazione delle truppe francesi di Championnet nel 1799; lo strenuo tentativo di resistenza del contingente borbonico di stanzia ai Mille di Garibaldi. Il castello venne demolito nel 1906 per rettificare l'ultimo tratto del corso Garibaldi. Al suo posto sorse la caserma Giacomo Sani in stile neorinascimentale, adibita a panificio militare e che venne tagliata della parte meridionale alla fine degli anni settanta per il nuovo tracciato di via Marina. Sulla parte ovest del forte, negli anni trenta fu realizzato l'edificio dei Magazzini militari, progettato da Camillo Autore e anch'esso demolito alla fine degli anni settanta. Questo era situato tra il vado del Carmine (ancora nella sua posizione originaria) e la torre Brava (in esso inglobata) e mostrava uno stile tipicamente fascista. Ancora un pezzo di murazione si distingue su un fianco del complesso del Carmine. Residui di pietra, reliquie bellissime, le torri Brava e Spinella, nobili resti che non hanno più niente in comune con questa strada, assolutamente estranei a tutto il resto. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?time_continue=177&v=MnyB3vTg6CY&feature=emb_logo (video di Luigi Annunziara e condiviso su YouTube da Carmine Negro, con ricostruzione virtuale del castello), https://napolipiu.com/castello-del-carmine-nessuno-lo-ricorda-ma-che-storia, http://giovanniattina.blogspot.com/2017/06/castello-del-carmine.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_del_Carmine, https://grandenapoli.it/il-castello-del-carmine-uno-dei-castelli-dimenticati-di-napoli/, https://www.identitainsorgenti.com/a-quale-scopo-fu-costruito-il-castello-del-carmine/

Foto: la prima è di CityClass su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_del_Carmine#/media/File:Castello_del_Carmine.jpg, la seconda (antica) è presa da http://giovanniattina.blogspot.com/2017/06/castello-del-carmine.html

lunedì 11 novembre 2019

Il castello di lunedì 11 novembre



BARGA (LU) - Castello in frazione Sommocolonia

Antico avamposto romano, divenne uno dei comuni strategicamente più importanti nello scacchiere delle guerre cinquecentesche. Sommocolonia dominando la vallata barghigiana e potendo contare su una fortificazione turrita a doppia cinta (ancora parzialmente visibile) è stata fondamentale per il controllo di una delle vie commerciali più importanti da e per l'Emilia-Romagna. Per tutto il Medioevo la strategicità di Sommocolonia fu sfruttata da Barga, città che cercò di tenerlo sempre sotto il suo dominio. Quando Lucca nel XIII secolo suddivise la Garfagnana in Vicarie, Sommocolonia divenne infatti uno dei 27 Comuni della Vicaria di Barga. Nel febbraio del 1530 la famiglia Mazzolini, signori del castello di Sommocolonia, aderì al partito dei "Franciosi" (venivano chiamati cosi chi si schierava dalla parte di Francesco I re di Francia nel conflitto fra lui e il papa, alleato con Carlo V). Erano di fatto nemici di Barga. La storia dell'autonomia sommocolona si concluse proprio nell'estate di quell'anno quando, nell'ambito della guerra con Barga, il comune capitolò dopo mesi di battaglie venendo quasi raso al suolo. In questo frangente si distinse il Capitano Matteo di Pieruccio de' Medici detto Capitan Galletto, per numerose operazioni di guerra e guidando addirittura l'assalto dell'esercito contro la città di Barga (che però non ebbe gli esiti sperati perché capitan Galletto si dovette ritirare precipitosamente per poi arrendersi ai barghigiani). Nel 1532 la rocca di Sommocolonia fu chiusa definitivamente, e il borgo si unì all’amministrazione politica di Barga. Il paese si presenta come un borgo compatto di case in pietra, stretto intorno alla sommità dell'altura, dove si trovano i monumenti più importanti: la chiesa di San Frediano, distrutta dai bombardamenti e ricostruita nel dopoguerra, e il castello, anch'esso danneggiato durante la seconda guerra mondiale. La rocca, collocata, nella parte più in alto del colle, con un perimetro murario di circa 150 metri dalla forma semi-ovale), era divisa in due parti: la zona nord chiamata “Orto di rocca”, venne utilizzata per scopi agricoli e la zona sud chiamata “Piazza di rocca”, fu adibita ai consueti usi militari e civili (assemblee, rassegne dei soldati…..). Ogni lato del perimetro, disponeva di una torre a base quadra e all'interno della rocca fu ricavata una cisterna per raccogliere l’acqua piovana, rendendola così autosufficiente per lunghi periodi. Il borgo si sviluppò all’interno delle spesse mura di cinta del castello, che per una valutazione errata, in alcuni tratti furono costruite sopra del terreno franoso (nel 1561 ne caddero venticinque braccia) e disponeva di una sola porta d’accesso, ubicata nella parte bassa del paese. Il castello era dominato da due Torri, delle quali n’è rimasta una, diroccata al tempo della “Linea Gotica” (IIa Guerra Mondiale). L’altra Torre la si vuole distrutta da Firenze allorché nel 1530, con l’aiuto di Barga, riprese il comando politico di Sommocolonia divenuta rifugio del celebre capitano Matteo di Pieruccio Bartoli, alias “Galletto”, ivi asserragliatosi in difesa della repubblica fiorentina contro i Medici. Però in una pianta del Castello del 1744 si vede ancora esistente la seconda Torre, quindi da presumersi o riedificata, o distrutta più tardi. Altro link utile: https://www.giornaledibarga.it/2019/09/rocca-di-sommocolonia-ecco-lo-stato-dei-lavori-325002/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sommocolonia, scheda di Mauro Mattei su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/sommocolonia.htm, http://www.contadolucchese.it/Barga_5.html, https://www.giornaledibarga.it/2009/11/piccola-storia-di-sommocolonia-227164/

Foto: la prima è di Alessandro Mogliani su https://www.artcache.it/it/barga/rocca-sommocolonia.html, la seconda è presa da http://rocchevalledelserchio.it/cultura-e-territorio/barga/castello-di-sommocolonia/

venerdì 8 novembre 2019

Il castello di venerdì 8 novembre




AMANTEA (CS) - Torrione e Torre della Principessa in frazione Campora San Giovanni

Del Medioevo nel territorio camporese rimangono poche tracce. La zona fu sede anche dello sbarco dell'emiro Mohammad Abdul al-Zimzim, che da lì procedette all'invasione di Amantea (allora Clampetia). L'epoca araba durò ben poco, fino all'arrivo dei Bizantini, sostituiti dai Normanni qualche secolo più tardi. Coi Normanni iniziarono le prime fortificazioni di posti di controllo, ovvero torrette di guardia: una è posta nelle frazione confinante di Coreca; l'altra viene chiamata localmente u Turriune, si trova presso la località Fravitte e non è lontana dal centro del paese con vista sul mare. Con l'arrivo degli Angioini e successivamente degli Aragonesi, quindi sotto il Regno di Napoli, il territorio perse importanza, passò in parte alla vicina Amantea e alle zone collinari limitrofe. Ha lasciato l'impronta anche un angolo di cultura ebraica del tutto scomparsa dal 1492, anno della scoperta delle Americhe e anno in cui a seguito della Reconquista, il re di Spagna Ferdinando il Cattolico, ordinava l'espulsione o conversione degli ebrei da tutti i territori della Corona Unita di Castiglia e Aragona. Dopo un periodo di buio storico, intorno al 1600-1700 iniziò una rivalutazione del territorio grazie a nobili possidenti terrieri, in gran parte di Amantea ma con origini delle varie zone del Regno di Napoli. Difatti, parte delle contrade attuali posseggono i nomi dei vecchi proprietari terrieri. Nel 1730 il marchese Francesco Maria Cozza, nobile di origini siciliane, parente del pittore omonimo, fece costruire su un terreno, che oggi è la frazione che prende il suo nome, un setificio con annessa coltivazione dei bachi da seta, più una cappelletta dedicata a San Giovanni Battista (in dialetto antico Santu Janni). Il setificio fu anche sede della massoneria e, se pur per breve tempo, nella vicina Augurato vi furono tracce del passaggio di architettura settecentesca, per via dello scultore locale Vincenzo Torchia, di Nocera Terinese. Una torre di notevoli dimensioni, risalente al XIV secolo, è l'unica costruzione di valore storico. La parte superiore della torre è adornata da mensole di coronamento. Tale torre viene denominata nel dialetto locale u Turriune. Compare in diversi elenchi di varie epoche; primo torriero noto ne è Gracco Durante nel 1568. Nel 1741 risultava «bisognevole di riparazioni»; nel 1810 venne utilizzata dall’ordinamento doganale, ma nel 1820 è indicata come «inutile». L’epoca a cui risale è il XIV secolo, si presenta come una “massiccia torre cilindrica, con basamento leggermente scarpato privo di marcapiano” e oggi risulta “inglobata in un edificio ottocentesco recentemente modificato ed ampliato, con ulteriore manomissione del manufatto originario. Parzialmente intonacata, la torre conserva i beccatelli e non presenta aperture”. “Non si distinguono elementi di difesa; il coronamento sommitale presenta una serie di mensole a tre pietre lungo l’intera circonferenza. L’interno si sviluppa su due livelli, senza alcuna apertura esterna”, come già evidenziato. La struttura muraria è realizzata in “pietrame di diverse dimensioni, con inserti in laterizio”, sono presenti ricorsi orizzontali in pietra e la superficie esterna risulta solo parzialmente intonacata. Questa torre, avente un diametro di 9 metri circa, rispetta la logica difensiva, messa in atto durante il periodo viceregnale, di comunicazione visiva, tramite segnali di fumo di fuoco o scoppi, con la torre posta a nord, cioè la torre Coracena e la torre posta a sud, cioè la torre della Principessa. Quest'ultima si può visitare dall’esterno e, volendo, con un po’ di attenzione al terreno un po’ accidentato, si può raggiungere la base. La torre è a pianta quadrata, si possono scorgere ancora i punti di ancoraggio delle caditoie poste sopra ogni lato, le quali sono state demolite per alleggerire la struttura. La torre è di epoca viceregnale, ed è stata costruita in seguito all’editto del viceré don Pedro Parfan de Ribera duca d'Alcalà che imponeva la costruzione di torre costiere per limitare l’attacco dei saraceni o turchi che provenivano dal mare. Al tempo della costruzione, avvenuta verso la fine del 1500, era molto più prossima al mare di quanto lo sia adesso. Sopra il terrazzo in un periodo successivo è stata realizzata una ulteriore costruzione in muratura. Sulla porta d’ingresso, vi era lo stemma dei Cavallo Marincola, ora asportato (rubato?), si possono individuare ancora le feritoie, di cui una ampia sul lato mare, e sull’ingresso ve ne è una con incisa una data ‘1836’, presumibile quella di restauro. Entrando, nella torre, in prossimità della porta d’ingresso è presente un piccolo forno e nelle ampie stanze vi sono ancora attrezzi di uso contadino, tramite una scala si accede al primo piano e da qui alla terrazza. Fino a poco decenni fa era abitata, ora è in completo abbandono e si evidenziano diversi punti di cedimento. La torre aveva la funzione di avvistamento delle incursioni e di difesa del feudo, doveva essere presente un piccolo presidio armato. Essa è in comunicazione visiva, a nord con il torrione e a sud con torre Terina e torre Casale. La torre della Principessa, ancora oggi potrebbe essere riconsolidata ed adibita a spazio museale etnografico o per mostrare i reperti archeologici, in modo da illustrare la ‘storia’ che si è susseguita in questa area.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Campora_San_Giovanni, http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=81, http://camminandoinsieme.blogspot.com/2014/01/escursioni-tra-storia-e-natura-la-via.html, https://www.weagoo.com/it/card/12551/torre-della-principessa

Foto: la prima, relativa al Torrione, è presa da http://camminandoinsieme.blogspot.com/2014/01/escursioni-tra-storia-e-natura-la-via.html; anche la seconda, relativa alla Torre della Principessa, è presa dalla stessa pagina web

mercoledì 6 novembre 2019

Il castello di mercoledì 6 novembre




GROPPARELLO (PC) - Castello di Sariano

Sariano è una frazione della Val Vezzeno nel comune di Gropparello, dal quale dista circa 3,5 km. La località, posta sulla riva sinistra del Vezzeno, dove sorge il castello di Sariano, é menzionata come Satrianus nella Tavola Alimentaria Veleiate e come Saderiano nel'800.Con quest'ultimo toponimo venne identificata anche nel 1314, quando fu occupata dalle truppe di Galeazzo Visconti, cacciate da Giovanni Salimbene e Rolando Scotti, ma poi rientrate sotto il comando di Oberto del Cario e del Pallavicino. Il fortilizio appare per la prima volta in un documento del 1371, dove Bartolomeo, Giovanni, Cristoforo e Franceschino Pallastrelli, affermavano in presenza del Podestà di Piacenza di non accogliere nel castello né banditi, né ribelli. Nel 1382, Antonio e Stefano Pallastrelli cedettero ai cugini la loro metà del castello con armi e mobili; nel 1515, durante la dominazione pontificia, Giovanni Marco Pallastrelli ottenne la conferma dell'investitura dal Governatore; nel 1630, al tempo della peste, i Pallastrelli si serrarono nel castello di Sariano. Il castello venne gravemente danneggiato dalle milizie spagnole nel 1635 e quindi totalmente restaurato. In data 1 aprile 1656, vennero confiscati tutti i beni appartenenti a Bartolomeo Pallastrelli, detenuto nel carcere di Piacenza per avere diffuso uno scritto diffamatorio contro il duca Ranuccio. Il Pallastrelli evitò la condanna a morte decretata dal tribunale ma la moglie, Camilla Arcelli, dovette sostenere una difficile causa per rientrare in possesso dei propri beni. Il castello, situato in posizione isolata ma dominante, si sviluppò attorno alla grossa torre rettangolare in pietra appena squadrata, oggi ancora visibile sul fronte occidentale. Essa venne probabilmente ampliata per formare l'attuale fronte maggiore esposto a sud-ovest, in origine coronato da merli intervallati da aperture con copertura. La pianta dell'immobile é a L, formata dal corpo posteriore, al termine del quale si trova l'ingresso con portale archiacuto in conci di pietra ben lavorati. Oggi il castello è di proprietà privata, visitabile solo esternamente. Altro link consigliato: https://quadernivaltolla.wordpress.com/2014/04/04/castello-di-seriano-sariano-di-gropparello/.

Fonti: http://www.altavaltrebbia.net/castelli/valli/2233-castello-di-sariano.html, http://www.agriturismipiacentini.it/it/gropparello/gropparello_cat_86.htm

Foto: la prima è di Marco Cassola su https://www.tourer.it/scheda?castello-di-sariano-sariano-gropparello, la seconda è di Sergio Valtolla su https://quadernivaltolla.files.wordpress.com/2014/04/2014-04-03-sariano-4402-1.jpg

martedì 5 novembre 2019

Il castello di martedì 5 novembre





MONTIGLIO MONFERRATO (AT) - Castello

Il paese è posto in cima ad un colle che domina la Valle Versa. In cima al colle si trova il castello originario del XIII secolo, distrutto nel 1305 e ricostruito con sotterranei nel XV secolo. Non c’è castello al quale non si accompagnino leggende di gallerie e cunicoli i quali, passando sotto colli, fiumi e pianure collegavano punti fra loro molto distanti. Il castello di Montiglio non è da meno, l'attuale struttura è frutto di ampliamenti, ricostruzioni e rimaneggiamenti susseguitisi per circa mille anni. Ciò vale tanto per le parti in elevato della struttura quanto per parti in sotterraneo le quali però, proprio perché poste alla base dell'edificio, sono state probabilmente modificate in minor misura rispetto alle parti soprastanti. L'elemento di maggior spicco è certamentecon la torre a tre piani che poggia su tre ordini di terrazze. Le fondazioni del castello paiono risalire al IX secolo, e fin dal X secolo esso costituì la roccaforte avanzata del Marchesato di Monferrato (l'imperatore Federico Barbarossa nel 1164 riconobbe la Signoria del luogo ai Marchesi di Monferrato). La sua posizione, strategicamente molto importante, determinò il gran numero di assedi ed episodi guerreschi che lo videro coinvolto nel corso dei secoli. Fu la guerra fra Monferrato e Asti a portare all'edificazione di questo baluardo - inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte - già dimora di Bonifacio I nel XII secolo. Montiglio rimase sotto la signoria del Monferrato fino al 1290, anno in cui il marchese Guglielmo di Monferrato fu condotto prigioniero ad Alessandria. Nel 1305 il castello, rifugio dei ghibellini fuggiti da Asti, venne assediato dagli Astigiani, che incendiato il paese inflissero gravi danni alla costruzione. Quando Asti cadde sotto la signoria Angioina, Montiglio tornò ai signori di Monferrato. I feudatari locali avevano in ogni modo esercitato il potere diretto, costituendo con passaggi e divisioni un consortile signorile. Fecero parte del consortile numerose famiglie locali fra cui Malpassuto, Cocastello, Meschiavino, Grisella, de Braida e soprattutto i Cocconito titolari del feudo e proprietari del castello che trasmisero il tutto ai marchesi di Borsarelli di Rifredo. Nel 1617, durante la guerra tra i Monferrato e i Savoiardi, questi ultimi riuscirono a penetrare nel villaggio, sottoponendo il castello al fuoco di tre pezzi d’artiglieria. Le fortificazioni vennero completamente distrutte e il castello danneggiato in modo gravissimo. Montiglio fu venne dunque conquistato dai Savoia e ceduto l’anno successivo al duca di Mantova. Nel 1657 Montiglio fu nuovamente assediato e conquistato dalle truppe francesi. Solamente nel 1708 il paese fu aggregato allo stato sabaudo. Nel secolo successivo vennero attuati importanti lavori di riedificazione, dai quali deriva in massima parte l’attuale aspetto del castello. La struttura originale del castello, desumibile da alcuni rilievi settecenteschi, era basata su alcune torri strutturalmente indipendenti, aggregate fra loro in modo da fornire la massima efficienza difensiva. Tale aspetto derivava da un assetto organizzativo non detenuto da un unico signore, ma da più feudatari occupanti una unica sede per dare vita ad una entità giuridica e militare di maggior rilevanza. Nel 1224 il castello era infatti per due terzi del Marchese del Monferrato e per un terzo dei signori Vassalli, mentre nel 1228 il Marchese del Monferrato stesso investiva di una parte di Montiglio il nobile Uberto Malpassuto. Dell’originale struttura ad 'U' una intera ala è stata demolita, ed è oggi è occupata dal parco. La sua posizione è però intuibile grazie ad un rialzo del terreno, una sorta di collinetta allungata, rivestita in parte a mattoni sul lato esterno e traforata da strutture ipogee, in gran parte ancora accessibili, che probabilmente ne costituivano i locali sotterranei. Nell’edificio oggi esistente la parte medioevale è costituita dal piano terra della zona che si affaccia sulla originaria 'corte esterna', oggi la strada che conduce alla porta occidentale del castello. Qui, in quelle che sono denominate 'cucine medioevali', i locali sono costituiti da alte volte a mattoni e da vari locali ipogei, con numerosi pozzi. Il caso e la curiosità degli attuali proprietari del castello di sapere cosa si celasse nel sottosuolo ma timorosi di addentrarsi nei vari locali ipogei, ha permesso di entrare in contatto con il CAI di Saluzzo. È stato ipotizzato che in questo castello Rambaldo di Vaqueiras abbia composto la sua Estampida. Nel parco del castello si trova la cappella romanica di Sant'Andrea, la quale conserva il più vasto ciclo di affreschi trecenteschi del Piemonte. Attualmente il castello è di proprietà di una società che cura corsi di formazione sulla comunicazione ed è un laboratorio d’arte e cultura. All’interno dell'edificio, sale a struttura medievale con bifore e volte a crociera ed eleganti ambienti settecenteschi ospitano ogni anno a giugno l’evento "Castello in Musica". Altri link suggeriti: http://archeocarta.org/montiglio-monferrato-at-castello-e-cappella-di-santandrea/, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/asti/montiglio.htm, https://www.youtube.com/watch?v=T_0GwUO0UAA (video di Roby Allario), https://www.montigliom.at.it/wp/wp-content/uploads/2015/07/Castello_montiglio_v2008b-1-cenni-storici.pdf

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montiglio_Monferrato, http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=16502, http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=16505, http://www.astiturismo.it/it/content/montiglio-monferrato

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di pieris su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/313223/view

lunedì 4 novembre 2019

Il castello di lunedì 4 novembre



GENOVA - Forte Richelieu

E' posto sulla collina dei Camaldoli, spartiacque tra la valle di Quezzi e quella del torrente Sturla; con il Forte Monteratti a nord, il Forte Quezzi a ponente e il Forte Santa Tecla a sud-ovest, forma un efficace settore difensivo a protezione del nord-est della città di Genova. A piedi è raggiungibile dalla strada militare che discende dal Forte Monteratti, oppure da quella che costeggia la valle e che parte da via Leamara a Quezzi. In alternativa, può essere raggiunto da un sentiero che parte da via Nicolò Copernico dal quartiere San Martino e sale lungo il crinale che collega il Forte al quartiere, percorribile anche in mountain bike. Con l'automobile, o con il mezzo pubblico (linea 67 AMT, con partenza da Piazza Martinez), si raggiunge località Camaldoli, davanti all'Istituto Don Orione, dove si trova il capolinea dell'autobus 67. Da qui, si deve percorrere uno stradino delimitato da una sbarra in salita e quindi un sentiero sulla destra; tempo di percorrenza una quindicina di minuti. Genova che a metà del XVIII secolo era minacciata dagli austro-piemontesi belligeranti con Francia e Spagna e interessati agli sbocchi liguri sul mare, aderì al Trattato di Aranjuez con Francia, Spagna e Regno di Napoli. Il sito dove sorge il forte, un tempo chiamato "Menegu", fu preso in considerazione dalla Giunta della Guerra nel 1747 e affidato all'ingegnere dell'esercito di Spagna Jacque de Sicre. Il 16 novembre dello stesso anno i lavori iniziarono, e per decreto il ridotto fu intitolato al Maresciallo Armand du Plessis de Richelieu e assunse il nome di "Forte Richelieu". Il sito, che rivelò la sua importanza strategica durante l'assedio austriaco del 1747, fu quindi dotato di una fortificazione bastionata a pianta rettangolare in cui collocare delle artiglierie. I disegni originali prevedevano una muratura a "coda di rondine" sul retro, e due imponenti bastioni sul fronte d'ingresso. L'opera nonostante le successive modifiche mantiene ancora oggi queste caratteristiche. Nel 1799 dei lavori videro l'aumento in altezza del recinto bastionato, fino a 6 metri circa, e la costruzione all'interno di due piccoli fabbricati con tetto in legno, uno collocato al centro della Piazza d'armi utilizzato come alloggio della guarnigione; e l'altro collocato nel bastione di ponente, utilizzato come polveriera. Nel 1809, in pieno dominio francese, il complesso subì l'ampliamento del perimetro in larghezza, con la ricostruzione delle cortine laterali, il rialzo di tutta la cinta bastionata e l'ampliamento del bastione di ponente con la ricostruzione della cortina di collegamento con l'altro bastione. Se il Forte Monteratti fosse stato occupato dall'esercito nemico, il Forte Richelieu avrebbe rappresentato un forte baluardo per impedirgli la discesa nella città. Per questo motivo il nuovo dominatore dopo la caduta dell'Impero Napoleonico, cioè il Regno di Sardegna, decise un nuovo ampliamento e perfezionamento del Forte tra il 1815 e il 1827. Lavori che videro il posizionamento di tetti a falde sui bastioni d'ingresso, e la costruzione di una caserma a due piani all'interno del Forte, contemporaneamente alla demolizione dei fabbricati di fine Settecento, e sul portone d'ingresso fu affissa la targa in marmo con il nome del forte (targhe simili sono presenti anche al Forte Monteratti ed al Forte Santa Tecla), e lo stemma del Governo Sabaudo (distrutto da un atto vandalico nel 1987). A metà Ottocento il forte fu armato con sette cannoni da 16 pollici, un cannone "campale" da 8, cinque obici lunghi ed otto cannoncini, e poteva ospitare circa ottanta soldati. Nel 1849 durante i fervori dei moti rivoluzionari, il forte era occupato da 16 militi della Guardia Nazionale che presidiarono da soli la fortezza: «"[...] durarono fermi all'attacco, finché fatto vano il loro valore, chiesero un'onorevolissima capitolazione, e poterono uscire a tamburo battente con ogni onor militare".».
Negli ultimi anni dell'Ottocento l'opera fu rinforzata con due batterie, denominate Batteria nord Richelieu e Batteria sud Richelieu. La prima si trova sul crinale alle spalle del Forte, armata con cannoni da 14 GRC (Ret) rivolti in direzione Monte Fasce, originariamente con struttura in mattoni, poi modificate con cemento armato durante la seconda guerra mondiale. Anche la batteria sud puntava verso il Monte Fasce, e fu anch'essa riadattata durante la guerra a postazione di contraerea con quattro cannoni, e vi fu realizzata una palazzina di comando ancora presente. Oggi queste batterie sono molto deteriorate e lasciate al degrado ma ancora molto affascinanti, in attesa di una qualche opera di recupero del comune, che dovrebbe interessare il recupero del grande patrimonio fortificato della città, che oggi è quasi totalmente lasciato all'azione del tempo e dei vandali. Nei primi del Novecento l'opera fu presidiata da un distaccamento di fanteria, e durante la Grande Guerra utilizzata, analogamente ai forti vicini, come carcere per i prigionieri di guerra austriaci. Dal 1959 l'accesso è precluso al pubblico in quanto fu installato al suo interno un ripetitore RAI tutt'oggi ancora presente ed operativo. L'ingresso inizialmente accessibile da un ponte levatoio, porta ad un cortile centrale, (oggi in parte occupato dal prefabbricato del ripetitore), in cui si affaccia la caserma a due piani. Il primo piano adibito a magazzino e il secondo a camerate per i soldati. Ai lati del cortile, tramite camminamenti coperti, ci si dirige all'interno dei due bastioni, anticamente adibiti a magazzini. Sul lato che guarda al Forte Monteratti, è presente un terrapieno anticamente predisposto per una batteria che puntava proprio verso il Forte citato, raggiungibile da due scalinate che partono dal retro della caserma. Oggi il Forte è abbastanza ben conservato, anche a causa della non libera accessibilità interna, che risente solo dell'azione del tempo e non di atti vandalici; l'esterno è ancora solido, e l'interno molto ben conservato, presenta ancora intonaci originali e scritte risalenti alle vicende che coinvolsero il Forte nella sua storia. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=Mz7jPlO1YPw (video di ProgettoMonteMoro), https://finoincima.altervista.org/forte-monteratti-e-forte-richelieu-mt-560-415/, https://www.youtube.com/watch?v=H8Kya04Vkrc (video di Flavio Diana)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_Richelieu

Foto: la prima è di sidvics su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Genova_Forte_Richelieu.jpg, la seconda è di paola chiarella su https://mapio.net/pic/p-12085164/