martedì 12 aprile 2022

Il castello di martedì 12 aprile

 

CORCIANO (PG) - Castello di Solomeo

Il castrum Solomei, fortificazione a difesa della campagna, venne edificato nel 1391 da Meo di Giovanni di Nicola Galassi e Pietro Tanoli, su richiesta dei magistrati di Perugia. Gli abitanti del luogo furono obbligati a lavorare, pena la prigione, mentre i tre richiedenti, proprietari di quelle terre, non potevano sollecitare a Perugia alcun contributo essendo la fortificazione utile a loro. Alla fine del ‘300 il castello era ultimato in forma quadrangolare con due ingressi: uno sul lato orientale e l’altro a sud in direzione di Monte Frondoso. Nel 1402, con la sottomissione di Perugia a Gian Galeazzo Visconti, tutto il territorio subì scontri e devastazioni tra le truppe pontificie di Bonifacio IX e quelle fiorentine guidate da Grasso da Venosa e Bindo da Monopoli. Anche Solomeo insieme all’Ospedale di Fontignano, a Morleschio Solfagnano Montali e Montesperello, subì la stessa sorte ma gli invasori furono scacciati dai popolani perugini. Gli abitanti del castello, però, non vollero sottostare alle imposizioni dettate dalla Camera apostolica per cui si ribellarono. Il 16 dicembre 1402 la rivolta fu sedata e i priori perugini concessero a messer Coluccio di Arquata la facoltà di inquisire i rivoltosi, i forestieri e gli abitanti del contado contrari al nuovo regime. Nel 1495 era ancora considerato castello, quattro anni dopo villa e nel 1501 nuovamente castello. Questo cambiamento di status in così breve tempo potrebbe essere dovuto all’invasione del territorio perugino nel 1498 da parte di Guidubaldo da Montefeltro che, con l’aiuto del cognato Giovanni della Rovere, aveva messo insieme un poderoso esercito contro i Baglioni.
Partite da Gubbio, le milizie si rivolsero contro tutti i castelli del contado saccheggiandoli, depredandoli e scaricando anche le strutture difensive. Il 15 dicembre del 1503 il consiglio dei priori approvò la realizzazione di un pozzo di 50 piedi (m 18) nelle vicinanze del castello con lo stanziamento di 16 fiorini. Constatata l’indigenza in cui versavano gli abitanti del luogo, Simone de Fumagiolis si accollò l’onere di integrare di tasca propria quanto stanziato dal governo perugino. Il 4 marzo 1578 furono concesse dai magistrati perugini alcune licenze per edificare abitazioni a ridosso delle mura di cinta del castello. Durante la Repubblica Romana (1798-99) fece parte del cantone di Perugia e, insieme ad Agello, Mugnano, San Mariano, Mandoleto e Capanne, fu retto dall’edile Sante Santicchi e dell’aggiunto Francesco Boni. Il borgo conserva intatto il suo impianto medievale, e ad oggi risulta completamente restaurato e riportato all’antico splendore per opera di Brunello Cucinelli, nato a Castel Rigone nel 1956, uno dei più grandi stilisti del mondo nel settore del cachemire che ha recuperato con pazienza, intelligenza e grande senso umanistico tutta la struttura castellana facendone la sede della propria attività in cui lavorano 500 addetti (https://www.brunellocucinelli.com/it/hamlet-of-the-spirit.html). Del piccolo castello di poggio di forma rettangolare resta un nucleo di edifici raggruppati attorno a un cortile. La parte più antica si può probabilmente individuare nella torre alla quale si appoggiano gli altri edifici del castello. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=Mfq6Ogxh8pA e https://www.youtube.com/watch?v=3yQwLbD3Ukg (entrambi i video di Claudio Mortini), https://www.youtube.com/watch?v=tar9v7opBDM (video del Comune di Corciano)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Solomeo, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-solomeo-corciano-pg/

Foto: la prima è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/02_alto_tevere/00029/index.htm, la seconda è presa da https://solomeo.it/it/luoghi-e-paesaggi/borgo-dell-armonia

lunedì 11 aprile 2022

Il castello di lunedì 11 aprile

                                      


                                                 

BERNATE TICINO (MI) - Palazzo Visconti

Nel Medioevo Bernate veniva chiamato Brinate come appare da una carta del 1045, ricordata da Giorgio Giulini (Memorie ecc. 1ª ed. Vol III, p. 427) in cui Enrico III confermava ai monaci di S.Dionigi a Milano la badia con la chiesa di S.Maria in Solariolo e alcune terre. Ebbe rinomanza in quei secoli il castello e se ne trova menzione in una carta del 1098 contenente una vendita che Algerio figlio del fu Vallone del luogo di Brinate aveva fatto ad Ariberto prete per 40 libbre di denari. In tale vendita aveva egli compreso tutte le sue case beni e diritti che possedeva in Inveruno e Trecate e nel luogo di Bernate eccettuato il castello. Il Giulini ci tramanda anche un successivo documento: è il testamento che il prete Ariberto compratore dei fondi suddetti, fece alcuni mesi dopo (gennaio 1099). In esso si dice che lasciò usufruttuaria di tutti quei beni la madre del defunto Algerio, che si chiamava Otta, fino alla di lei morte. Della proprietà dei beni stessi, escluso il porto della riva del fiume Ticino, ne fece due parti: "la prima ordinò che fosse di quella porzione della chiesa di San Giorgio di Bernate che apparteneva al monastero di San Vincenzo di Milano, e la seconda fosse delle altre porzioni della stessa chiesa che non erano soggette a iuspatronato di alcuna persona". A questo periodo risalgono le prime notizie relative alla famiglia Crivelli. È infatti nell'anno 1150 che Giovanni del monastero di S. Ambrogio investì Domenico, Pietro, Pastore e Gualla Crivelli delle rive, ghiaie e boschi che sono nei territori di Brinasca (altrimenti Bernate) e Cusionno (Cuggiono). L'autorità della famiglia Crivelli si ingrandì quindi a due feudi. Fu nel 1186, quando sul soglio pontificio sedeva col nome di Urbano III Uberto Crivelli che ebbe luogo la fondazione della canonica regolare presso la chiesa di San Giorgio. Al 25 novembre 1186 Urbano III con una bolla si rivolgeva al prevosto e ai canonici regolari di S. Maria di Crescenzago e, dopo aver esposto che la chiesa di San Giorgio di Brinate, fondata su un terreno paterno si trovava priva di beni e sprovveduta di possessioni, assegnava alla chiesa di San Giorgio i beni comprati dalle monache di Caronno eccettuato il porto e la ghiaia del Ticino e quelli che aveva comprato dai monaci di San Vincenzo o dai militi di Arconate o da quelli di Dugnano. Con tanta abbondanza di beni il pontefice fondò presso la chiesa di Bernate la congregazione canonicale secondo la regola di Sant'Agostino. Gian Galeazzo Visconti lasciò molti fondi agricoli di Bernate alla Certosa di Pavia. Il Palazzo Visconti costituisce la parte residenziale del complesso legato alla chiesa, e viene detto anche "Castello" per via delle sue forme che ricordano molto il vicino castello di Cusago. E' un tipico esempio quattrocentesco, posto agli inizi dello sviluppo della villa: rappresenta cioè una costruzione di transizione tra il castello fortificato e la villa rinascimentale di residenza. Ha infatti la pianta quadrata a cortile chiuso che lo apparenta alle costruzioni castellane ed una grande loggia aperta verso il Naviglio Grande, che scorre non lontano, come negli edifici di "villeggiatura" ed in modo simile all'aspetto primitivo di "Villa Gaia" a Robecco. Mostra evidenti in facciata, sotto il loggiato al piano nobile, le tracce di precedenti fasi costruttive. All'interno è adornato con splendidi soffitti a cassettoni d'epoca, oltre a numerose decorazioni murarie a graffito e pregiati camini scolpiti. L'esterno è scandito da preziose finestre ad arco rivestite in cotto, mentre la facciata è contraddistinta dalle tipiche decorazioni a losanga realizzate a graffito su intonaco, che si possono riscontrare in molte altre costruzione della zona, risalenti alla medesima epoca. La vicinanza con la chiesa e i documenti d'archivio pervenutici, fanno pensare oggi che la struttura possa essere stata utilizzata come sede canonicale affidata ai religiosi locali unitamente alla gestione della chiesa parrocchiale.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Bernate_Ticino,http://www.comune.bernateticino.mi.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=28997&IDCat=4413, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-00699/, https://www.cittametropolitana.mi.it/export/sites/default/portale/territorio/comuni/Bernate-Ticino/

Foto: la prima è di Skukifish su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:PalazzoViscontiBernateTicino.JPG, la seconda è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/antica-canonica-e-palazzo-visconti?ldc. Infine, la terza è di Marco Ferrara Jokrah su https://mapio.net/pic/p-62756759/

giovedì 7 aprile 2022

Il castello di venerdì 8 aprile


 
FERRARA - Castello Este

E' un gioiello dell'architettura castellana italiana, che rappresenta l'evoluzione da torre a palazzo rinascimentale. Venne edificato nel 1385 come strumento difensivo di controllo politico e militare per volere del marchese Nicolò II d'Este su progetto di Bartolino da Novara, a seguito di una pericolosa rivolta. La prima pietra fu posata simbolicamente il 29 settembre, giorno di San Michele, protettore di porte e rocche urbiche: ecco perchè il Castello estense è detto anche "castello di San Michele". Bartolino costruì il Castello incorporando la preesistente Torre dei Leoni, che faceva parte della cinta muraria medievale, ed innalzando tre nuovi torri collegate da ampi corpi di fabbrica intorno ad un cortile centrale, il tutto circondato da un fossato. Le altre tre torri sono: a sud-est la Torre Marchesana e a sud-ovest la Torre di San Paolo, a nord-ovest la Torre di Santa Caterina. Divenuta a fine Quattrocento la residenza degli Este, una delle più prestigiose famiglie dell'epoca rinascimentale, subì una serie di modifiche che lo trasformarono in una sfarzosa dimora di corte. Se già alcuni documenti dell’inventario di Nicolò III attestano una ripartizione delle sale e appartamenti divisi secondo la loro funzione, solo con il duca Borso d’Este il Castello iniziò ad avere una dimensione abitativa acquisendo le caratteristiche di residenza, o comunque di palazzo con funzione di rappresentanza. Dalla morte di Borso (1471), si intensificarono gli interventi nell’edificio voluti dal duca Ercole I con la creazione di appartamenti per la moglie Eleonora d’Aragona, al quale si lavorò, con la decorazione dell’oratorio, fino al 1491, e infine per il figlio Alfonso, l’erede del Ducato. Fra il 1471 e il 1473 cominciò anche la costruzione della “via coperta nuova”, ovvero un rifacimento in chiave monumentale del passaggio che collegava la medievale residenza degli Este al Castello. Il corridoio coperto venne dotato di un poggiolo il cui soffitto è ripartito a riquadri ed è decorato con le armi ducali e con due riquadri che rappresentano le fatiche di Ercole, eroe eponimo del duca le cui immagini appaiono anche nelle decorazioni successive. Fu sotto Alfonso I (1505-1534) però che la vita cortigiana si spostò dal palazzo di piazza al Castello, grazie all'allestimento di stanze di rappresentanza. Inoltre, vennero costruiti le altane sopra le torri, i balconi di marmo, il cortile d'onore di linee cinquecentesche e i fastosi appartamenti affrescati, ancor oggi visitabili all'interno del percorso museale. Gli interventi di restauro si concentrarono nel primo Cinquecento, dove figurano l’appartamento per Lucrezia Borgia, seconda moglie del duca Alfonso dal 1502, vennero costruite le cucine ducali sulle fondamenta della porta del Leone e si iniziarono i lavori per il giardino pensile, sotto la direzione dell'architetto ducale Biagio Rossetti. Ma soprattutto fu in questo periodo che ebbero inizio i lavori per gli allestimenti delle prime importanti raccolte ducali: lo Studio dei Marmi e il Camerino delle Pitture, due progetti ai quali il duca si dedicò a partire dal 1505 e che sono noti come i Camerini d'alabastro. Tra i pittori di cui il duca si circondò all’interno della corte vi era in primo luogo Tiziano, cui venne affidata in gran parte la decorazione del Camerino delle Pitture, per la realizzazione di un ciclo di dipinti ispirati al mito di Bacco, i celebri Baccanali, a cui presero parte anche Dosso Dossi e Giovanni Bellini. Di Tiziano il Cinti scrive “che dimorò a Ferrara alla corte del Duca, con sei pittori di seguito. Nell’Archivio Estense è dimostrato dai libri della Spenderia e della Canova, che in castello aveva vitto e dimora, e che oltre i tre famosi suoi Baccanali, vi eseguì due ritratti di Alfonso I, e quello di Ercole II, d’Alfonso II, di Lucrezia Borgia, di Laura Eustochio e quello infine di Ludovico Ariosto”. Il Castello mantenne le antiche funzioni militari: prigione, deposito di polveri, fucina per armi e cannoni, laboratori artigiani, alloggi per la guarnigione. Nella Torre dei Leoni erano rinchiusi dal 1506 don Giulio e don Ferrante, fratelli del duca Alfonso I, condannati per aver attentato alla vita del duca e dell'altro fratello Ippolito, del cui episodio Ariosto si fece interprete all’interno della sua Egloga e nello stesso Furioso. I lavori di restauro avevano reso il castello una residenza sicura per la famiglia d’Este ma non per la cittadinanza. Il fossato che circondava la fortezza non presentava alcuna forma di recinzione. Nel 1507 venne eretto il muretto di protezione del fossato in seguito alla caduta, nelle acque, della carrozza della contessa Caterina dei Sacrati. Il Castello frequentato da Ariosto era una fabbrica in continuo lavorio, dove ogni duca salito al trono procedeva con nuovi lavori e allestimenti, spesso sostituendoli a quelli realizzati dai predecessori, e procedendo con l’ampliare nuovi spazi per sé e per i propri parenti. Non passava anno, infine, senza che attorno al Castello si aprisse un nuovo cantiere edilizio. A seguito della devoluzione del Ducato allo Stato della Chiesa nel 1598, gli Este lasciarono Ferrara e da quel momento ebbe inizio la dispersione del loro patrimonio. Dal Seicento fino alla seconda metà dell'Ottocento, ad esclusione della parentesi napoleonica, il Castello divenne sede dei cardinali Legati. Dopo l'Unità d'Italia il Castello fu acquistato dalla Provincia di Ferrara, che ne è l'attuale proprietaria, e che si occupò di importanti interventi di restauro. Dalla Torre dei Leoni, la più antica tra i quattro torrioni che impreziosiscono il Castello Estense, si può godere dello spettacolare panorama di Ferrara, salendo uno dopo l'altro ben 120 gradini. Entrare nell'antico maniero, che si staglia imponente, circondato dal fossato colmo d'acqua, connotato da rossi mattoni ed eleganti balaustre bianche, significa anche visitare il Museo del Castello, allestito dall'architetto Gae Aulenti: offre un percorso narrativo che consente di approfondire la conoscenza dell'edificio - dalle cupe prigioni agli splendori dei saloni affrescati -, della storia dei vari poteri che l'hanno utilizzato, della città di Ferrara e del suo territorio, riconosciuti dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Al di sotto del livello del cortile, sono state recuperate ampie sale, suggestive per la loro copertura a botte e l'originale pavimentazione in cotto, dall'antica funzione di magazzini e di accesso al pontile, da cui si poteva lasciare il castello a bordo di piccole barche o di bucintori (da qui il nome "imbarcaderi"). Le prigioni del castello, poste al livello del fossato, si trovano nei sotterranei della torre dei Leoni. Gli Estensi vi rinchiusero spesso personaggi d'alto rango, prigionieri per cui occorreva una sorveglianza speciale. La sale, tutte comunicanti, possono essere utilizzate singolarmente o insieme e costituiscono uno spazio multifunzionale adattabile a sede di cerimonie, riunioni, cene, buffet, convegni. Ecco il sito web ufficiale del castello: https://www.castelloestense.it/it. Altri link suggeriti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Estense, https://www.youtube.com/watch?v=b0fp_0U_JVM (video di Massimo Nalli), https://www.youtube.com/watch?v=eBASj1TtXPc (video di Gran Tour Project), https://www.youtube.com/watch?v=yEO5KEfFPYY (video di Comune di Ferrara), https://www.youtube.com/watch?v=eRjykjIl_pw&t=20s (video de I Castelli di Ferrara), https://www.youtube.com/watch?v=heb3IwVO7LQ (video di loresamba), https://www.youtube.com/watch?v=ddZp55ku8kA (video di light2tube)

Fonti: https://castelliemiliaromagna.it/it/s/ferrara/6024-castello_estense, https://www.beniculturali.it/luogo/castello-estense, https://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/castello-estense, http://www.museoferrara.it/view/s/06d50b24c13947b58c7ecf4ee0069e19

Foto: la prima è presa da https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-ferrara/castello-estense, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 6 aprile 2022

Il castello di giovedì 6 aprile



BAGNARA CALABRA (RC) - Castello Ducale Ruffo

E' una fortezza normanna edificata nell'XI secolo sul promontorio marturano. Il castello, costruito per volere del conte Ruggero II per contrastare le incursioni saracene, subì gravissimi danni a causa del terremoto del 1783, ma venne poi ricostruito sotto forma di Palazzo. Fu feudo dei Ruffo, della cui famiglia rimane lo stemma inquartato, e degli Spatafora. Lo schema planimetrico è quasi quadrangolare e presenta un'imponente base a scarpa in pietrame calcareo che termina con un grosso toro, preesistenze della originaria struttura fortificata normanna. La parte superiore, innestata sulle granitiche mura delle carceri, è in mattoni pieni a vista e, ricca di elementi formali, presenta bifore ogivali con stipiti in pietra, conci in tufo e pietra lavica, verande con arcate a tutto sesto. I pavimenti sono in ceramica e gli interni lussuosi furono privati dei beni all'interno custoditi quando i Ruffo, dalla metà del 1700, decisero di portarli altrove. Il coronamento dell'edificio è puntellato da merli sotto i quali si sviluppa una fascia decorata con elementi circolari. Questa parte, formalmente complessa, fu realizzata tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Varcato l'ingresso, si accede ad una corte interna sulla quale si affacciano i corpi principali del palazzo e un accesso alle terrazze che avviene mediante una scalinata in pietra. Anticamente l'edificio era cinto da due ordini di balestriere, che dai parapetti si innalzavano sui merli delle mura, muniti di pezzi di artiglieria, e attorno vi erano dodici cannoni in bronzo denominati "i dodici apostoli". L'ingresso era munito di un ponte levatoio e la parete centrale era arricchita da un orologio solare ed uno suonante, mentre sulla vetta vi era una piramide, detta “Castellana”, su cui era sistemata una campana che due ore dopo il tramonto serviva da segnale affinché ognuno si ritirasse alla propria abitazione. Ancora presenti sono i ruderi dei due avamposti con i quali il castello comunicava: il "Bastione" posizionato verso sud e la "Costanzella" verso nord. Il castello, sopravvissuto al sisma del 1908, divenne residenza dei De Leo ed in seguito venduto e adibito ad albergo, assumendo il nome di castello Emmarita dal Comm. Mezzetti. Divenne in seguito anche caserma dei Carabinieri e centro di formazione professionale alberghiera. Dopo alterne vicende di degrado e abbandono e dopo interventi di restauro, il castello è oggi sede di eventi artistici e culturali. La denominazione attuale è "Castello Ducale dei Ruffo". Al castello si perviene anche solcando il famoso Ponte di Caravilla, l'unico ponte in pietra al mondo ad essere attraversato per tre volte. Altri link utili per approfondire: https://www.bagnaracalabra.biz/cultura/storia-di-bagnara/castello-palazzo-confusione/, https://www.costaviolatravel.it/blog/guida-alla-calabria-bagnara-calabra-n11 (video)

Fonti: http://atlante.beniculturalicalabria.it/luoghi_della_cultura.php?id=25472, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Ducale_dei_Ruffo, https://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net/?t=49254423

Foto: la prima è di Domgio82 su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Ducale_dei_Ruffo#/media/File:Castello_dei_Ruffo_laterale.JPG, la seconda è di Damianus su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/49177/view

Il castello di mercoledì 6 aprile

 


VIGNOLA (MO) - Rocca di Campiglio

Il toponimo di Campiglio deriva dal latino Campilius. Il piccolo borgo di Campiglio nacque nel periodo medievale come feudo di proprietà della famiglia di Campiglio ma a partire dal 1400 divenne un possedimento dei marchesi Rangoni. La Rocca rimase sede della podesteria sino all'epoca napoleonica. L'autonomia della Comunità di Campiglio terminò solamente con la nomina di Vignola a capoluogo del Cantone del Dipartimento del Panaro. I tratti distintivi del borgo sono da sempre le sue esigue dimensioni e l’aspetto rustico preservato fin dalla costruzione. Nonostante contasse una piccola comunità di abitanti, diversi documenti storici hanno evidenziato come la popolazione si fosse sviluppata attorno a due luoghi significativi: il mercato, sede principale degli scambi commerciali e luogo di ritrovo per gli abitanti del borgo e, la Rocca, l’unico edificio fortificato. Della Rocca di Campiglio rimangono ora solamente due torri, una conglobata alla chiesa di San Michele Arcangelo (costruita nel 1882 su progetto del Vandelli sulle fondamenta del Castello) e l'altra trasformata in campanile. La Torre venne costruita nel 1605 utilizzando conci irregolari di granito. Ha una forma troncoconica ed è alta 12 metri. Nel secolo scorso una parte della costruzione fu distrutta. Nell' Ottocento ha però subito alcuni restauri. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=JSFOQfVUv8o (video di Marco Cantalù)

Fonti: https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/borgo-di-campiglio/, http://www.vignolaweb.it/turismo/il_borgo_di_campiglio.php, https://www.visititaly.it/info/962736-torre-campiglio-vignola.aspx, testo di Paolo Bonassin su https://www.flickr.com/photos/103963823@N07/15184492953

Foto: la prima è di Matteo Benevelli su https://mapio.net/pic/p-5898661/, la seconda è presa da https://www.terredicastelli.eu/comuni/vignola/

lunedì 4 aprile 2022

Il castello di martedì 5 aprile



CRODO (VB) - Castello in frazione Rencio

Nel 1215 circa l’Imperatore del Sacro Romano Impero Ottone IV concesse in feudo alla famiglia Da Rodis la Valle Antigorio, la Valle Formazza, Agaro e Salecchio. I Da Rodis Portavano anche il titolo di Da Cristo, il che fa presupporre che fossero di provenienza dell’omonima frazione (Cristo) del comune di Premia. Il Fuedo in seguito passo nelle mani di una famiglia collaterale, i De Bacenis, il cui dominio durò incontrastato fino alla fine del XV secolo. Durante tutto questo periodo il feudo si mantenne piuttosto isolato e non partecipò alle lotte fra Spelorzi e Ferrari (l’equivalente di guelfi e ghibellini) e nemmeno ebbe particolari problemi con i vallesani che periodicamente saccheggiavano l'Ossola. Per rafforzare il proprio dominio i feudatari eseguirono nella valle una serie di fortificazioni: il castello di Rencio; una torre a Baceno (non più esistente); delle case forti a Veglio, Premia e Mozzio. Il punto più importante di questo sistema difensivo era il castello di Rencio; la sua collocazione è molto particolare; come si può vedere è collocato sopra un grosso masso, il che lo rendeva molto sicuro. Ormai è ridotto a rudere e nelle vicinanze sono state aperte molte cave per l’estrazione del Serizzo, il che rende ancora più problematica la sua conservazione. In origine doveva essere formato da un alto recinto al cui interno si erano realizzati due ambienti, uno scoperto e uno coperto da un tetto a falda.

Fonte: https://digilander.libero.it/alegiorgio/dove/Dr.htm

Foto: la prima è di germen su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/236667/view, la seconda è presa da https://www.in-montagna.it/Merlogno/index.html

domenica 3 aprile 2022

Il castello di lunedì 4 aprile




ASSERGI (AQ) - Torre e mura

Il centro si sviluppò quindi nel medioevo intorno al monastero benedettino di Santa Maria ad silicem, da cui probabilmente deriva il nome di Asserici, divenuto poi Asserula e, infine, Sercio. Il paese venne interamente fortificato e la cinta muraria è ancora oggi visibile nelle aree orientali e meridionali insieme alle tre porte d'accesso. Nel XIII secolo partecipò, con altri castelli del contado, alla fondazione dell'Aquila. Con la dissoluzione del contado aquilano fu messa in vendita dagli Spagnoli come le restanti località, e fu acquistata tra il 1530 e il 1540 dal romano Cristoforo Cenci alla cui famiglia rimase, concedendo gli statuti nel 1586, fino a che la persero dopo le vicende legate a Beatrice Cenci, per passare agli inizi del secolo XVII ai Caffarelli che la tennero con titolo di ducato unitamente alle località di Aragno, Camarda e Filetto. Edificate nel XI secolo, in ossequio alla necessità di difesa dalle scorrerie di saraceni, ungari e successivamente normanni e per le volontà di aggregazione urbana, dovuto a signorie laiche e monastiche, nello specifico benedettine e della chiesa di Santa Maria in Silice, le mura sono anch’esse figlie del cosiddetto processo d’incastellamento. Più che castello, con asservimento del borgo, o borgo fortificato, trattasi di centro murato. Cospicui e imponenti i resti della sua cinta; ben visibili, quasi integri, nel versante orientale e sud del borgo. Presenti le due porte di accesso: “Porta Orientale, “Porta del Colle”. Perduta la “Porta del Rio”, che a sud-ovest s’apriva alla degradante valle del rio “Raiale”. Delle dodici torri di avvistamento, ne sono rintracciabili e intuibili solo pochissime. La colpevole pletorica superfetazione, incentivatasi nei secoli, ne ha alterato la primigenia facies. In particolare è ancora visibile una torre, che presenta la base a scarpata probabilmente più per ragioni costruttive che per motivi bellici. L'ingresso è posto su un lato, il sinistro guardando il fronte sulla strada, ed è grossolanamente incorniciato con blocchi di pietra. Al di sopra si apre una feritoia cannoniera, probabilmente inserita in un secondo momento, dettata dall'esigenza di adattare la torre ai nuovi sistemi difensivi. Attualmente la torre è utilizzata come abitazione privata: per adattarla a tale scopo sono state aperte alcune finestre, sia sul fronte verso la strada che sul fianco destro.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Assergi, testo di Giacomo Sansoni su http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=15613 e su https://www.assergi.it/2021/03/assergi-le-mura-lab-memorie-i-luoghi.html, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/assergi.htm,

Foto: la prima è presa da https://www.laquilablog.it/assergi-parte-la-riqualificazione-mura-urbiche/, la seconda è presa da https://www.transitaliamarathon.com/home/pillole-di-roadbook-n-29-assergi/. Infine la terza (torre) è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/assergi.htm