venerdì 10 febbraio 2023

Il castello di venerdì 10 febbraio



CASTIGLIONE DI SICILIA (CT) - Castello di Solicchiata

A circa due chilometri dall'abitato di Adrano, in Contrada Solicchiata sorge l’omonimo castello di proprietà del Barone Don Antonino Spitaleri. Di proprietà di Felice Spitaleri di Muglia, Marchese di Sant’Elia e Barone di Solicchiata, il maniero, eretto intorno al 1875, nasce con una destinazione d’uso che traccerà la storia del vino in Italia. Infatti, il Barone Spitaleri intendeva costruire nella contrada un edificio adibito ad uso rurale e questo, di lì a poco, divenne la più importante industria per la produzione del vino, il cosiddetto "Vino della Solicchiata". Il maniero, costruito in pietra lavica, architettonicamente si rifà allo stile medievale, con tanto di fossato, che circonda l’intera struttura, e ponte levatoio. Questi due elementi servono per rendere e tenere asciutti i sotterranei dove si trovano le storiche e vaste cantine. Il Castello di Solicchiata è da considerare, nella lunga storia del vino italiano, come il primo e unico castello per il vino ad uso stabilimento enologico costruito in Italia (http://www.castellosolicchiata.it/). Inoltre, è stata l’unica cantina italiana a ricevere il privilegio di poter innalzare lo stemma reale sullo stabilimento "per il progresso enologico del Regno d’Italia", e da qui veniva la prima fornitura di vino per la Real Casa d’Italia. Nel corso del XIX secolo, nel castello prosperò l’industria vinicola, e il vino della Solicchiata è da ricordare come il primo taglio bordolese d’Italia vinificato con il metodo francese. Venti anni prima la costruzione del castello, nel 1855, il Barone Spitaleri mise a dimora sull’Etna, tra gli 800 e i 1.000 metri d’altezza, nel feudo Solicchiata, i vitigni bordolesi Cabernet franc Merlot e Cabernet sauvignon, gli stessi che ancora oggi producono questo importante vino. Altri link di approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=KwJp_JvjQmc (video con riprese aeree di salvorussoct), https://www.youtube.com/watch?v=MEmUejZIU68 (video con drone di Aerial Movie), https://winenews.it/it/lo-storico-castello-solicchiata-nel-mondo-con-planeta-protagonista-del-rinascimento-siciliano_478535/, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Solicchiata

Fonte: https://www.ilviaggioinsicilia.it/castello-della-solicchiata/

Foto: la prima è presa da https://www.vivasicilia.com/castello-della-solicchiata/, la seconda è presa da https://www.guidasicilia.it/rubrica/i-vini-etnei-del-castello-solicchiata-saranno-conosciuti-in-tutto-il-mondo/3016952

mercoledì 8 febbraio 2023

Il castello di mercoledì 8 febbraio



MINERVINO DI LECCE (LE) - Palazzo Baronale Gallone in frazione Specchia Gallone

Riguardo alla frazione di Specchia Gallone non si hanno notizie certe sulle sue origini, ma si ritiene che nel luogo esistesse una fortezza costruita dagli abitanti di Otranto con funzioni di difesa e vedetta contro gli attacchi dei Saraceni. La prima parte del toponimo deriverebbe, dunque, dal termine latino specola, mentre Gallone si riferisce ad un importante feudatario che governò il centro nel 1618: Gian Battista Gallone. Successivamente il feudo fu acquistato dai Sangiovanni. Gli ultimi feudatari furono i Basalù, che governarono fino al 1806, anno di soppressione della feudalità. Lo stemma della nobile famiglia Gallone, è anche presente nella Chiesa Madre, edificata agli inizi del XVII secolo, e nella Cappella di Sant’Anna. Palazzo Gallone, oggi chiamato Palazzo Basalù, fu costruito nel XVI secolo dal feudatario Gian Battista Gallone e, nel corso degli anni, divenne proprietà prima della famiglia Sangiovanni e, per ultimo, della famiglia Basalù. L'edificio presenta stanze di ampie dimensioni, tutte con volte a botte e a stella da cui si accede attraversando il portone principale; quest’ultimo, a sua volta, dà accesso ad un atrio e ad un’ampia corte, in cui troviamo anche un giardino con mura di cinta medioevali e un esteso agrumeto. L’intero palazzo conserva a tutt’oggi le caratteristiche architettoniche del tempo, senza aver subito alcun intervento. Altro link per approfondimento: https://livingapulia.com/property/palazzo-salento/. In questo video di "Città aperte in rete" si può ammirare il palazzo di cui stiamo parlando: https://www.youtube.com/watch?v=rom3I2nYxoM

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Specchia_Gallone, http://www.viveresalento.info/p/specc/i/index.asp, https://www.prolocominerva.it/specchia-gallone/

Foto: la prima è di Marzoide88 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Palazzo_Gallone.jpg, la seconda è di Freddyballo su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Specchia_Gallone_palazzo_baronale.JPG

martedì 7 febbraio 2023

Il castello di martedì 7 febbraio




BORGO PRIOLO (PV) - Castello di Stefanago

Da un poggio dell’Oltrepò Pavese, il Castello di Stefanago domina le dolci vallate dei fiumi Coppa e Schizzola, attorniato nella parte sud da un piccolo borgo agricolo. Secondo un’antica leggenda venne realizzato per via di un misterioso e diabolico incantesimo, che in sole tre notte portò fin quassù le grandi pietre poste alla sua base. Tra storia e fantasia, intorno a questa costruzione sorte anche un’altra favola, per certi aspetti ispirata al racconto omerico sull’origine della guerra di Troia: per secoli, nel castello e nelle valli circostanti continuarono a udirsi le urla e il fragore delle battaglie tra i signori di Stefanago e di Nebbiolo, venuti in conflitto a causa del rapimento, da parte dei primi, di una bella fanciulla, novella Elena. Leggenda a parte, con ogni probabilità l’edificio venne costruito tra il XI (la torre maestra) e il XIV secolo (le ali del castello, ingentilite da finestre con archi a sesto acuto). Restaurato nel corso del Quattrocento, fu posseduto da diverse nobili casate, fra cui gli Sforza, i dal Verme e i Malaspina. Il complesso è posto su un poggio elevato a controllo delle valli dei torrenti Schizzona e Coppa. Il nucleo più antico del castello è la torre, risalente all'XI secolo. Divenne proprietà nel 1317 dei Corti o De Curti che nel corso del secolo lo ampliarono con la costruzione dell’ala sud, il complesso venne completato nel XVII secolo. Verso il 1477 Giovanni Corti fece restaurare il castello, mentre nel 1647 Matteo e Tommaso Corti fecero fondere una campana in bronzo. Durante questo secolo passò dai Corti alla famiglia Rossi e nell'800 ai conti Baruffaldi, che tuttora lo possiedono. L'edificio ha subito pochissimi rimaneggiamenti, se non la ricostruzione della cima della torre, danneggiata nel '500 nelle guerre che contrapposero la Francia e la Spagna per il possesso del territorio e che la vide coinvolta in quanto punto strategico che controllava le comunicazioni di Milano con Genova. La caratteristica di questo castello è appunto l'alta torre a base quadrata costruita in mattoni su basamento in pietra, probabilmente di costruzione precedente al resto della fortificazione, che ha un portale d'ingresso ed è dotata di feritoie e di finestre con arco a tutto sesto. L'edificio principale ha forma ad elle, è realizzato in laterizio su basamento in pietra, con finestre in cotto ad arco acuto. Ospita delle sale ben conservate, la prigione, il cortile nobile e l'oratorio. All'esterno vi è un ben tenuto giardino all'italiana. Il castello, sede di un'azienda vitivinicola, viene aperto al pubblico in occasione di alcune manifestazioni (https://www.castellodistefanago.it/). Altri link suggeriti: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00566/, https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Stefanago.htm, https://www.youtube.com/watch?v=Q5QLfX8xt0Q (video di Giovanni Portinari)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Stefanago, https://www.histouring.com/strutture/castello-di-stefanago/, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00127/, http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/ARTE%20E%20ARCHITETTURA_CASTELLI_OLTREPO_file/CASTELLI%20OLTREPO%20BASSO%20OVEST/CASTELLO%20OLTREPO_STEFANAGO.htm

Foto: la prima è presa da http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/ARTE%20E%20ARCHITETTURA_CASTELLI_OLTREPO_file/CASTELLI%20OLTREPO%20BASSO%20OVEST/CASTELLO%20OLTREPO_STEFANAGO.htm, la seconda è di Solaxart 2012 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Stefanago.htm

venerdì 3 febbraio 2023

Il castello di venerdì 3 febbraio



MONTECALVO IRPINO (AV) - Castello Pignatelli

La prima notizia storica di Montecalvo è contenuta in un documento del 1096, in cui si fa riferimento all'invio di circa sessanta armati di quella zona nella spedizione in Terrasanta voluta da Guglielmo il Buono. La cronaca di Alessandro Telesino ricorda che nel 1137 re Ruggero II, sovrano normanno in guerra con il conte di Avellino, si accampò ai piedi del castello di Montecalvo. Nel Catalogo dei baroni risulta che la prima famiglia feudataria fu quella dei Potofranco. In seguito alle distruzioni provocate dalle truppe di Manfredi di Svevia, il feudo venne concesso dapprima al nobile Matteo Diletto (1276) e poi donato dal re Carlo I d'Angiò al salernitano Giovanni Mansella. Dalla fine del 1300 Montecalvo seguì le vicende della contea di Ariano, alla quale rimase aggregata durante i governi dei de Sabran, degli Sforza e dei Guevara. Il violento terremoto del 1456 determinò lo sprofondamento di parte del centro abitato (probabilmente nel Fosso Palumbo) e la successiva espansione urbana fuori dalle mura, che non furono più ricostruite. Nel 1486 il feudo passò sotto il diretto governo della Regia Corte e otto anni più tardi fu venduto, assieme ai feudi di Corsano e Pietrapiccola, dal re Alfonso II d'Aragona a Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e viceré di Sicilia. Costui gestì le rendite provenienti dal territorio fino al 1501, anno in cui il paese fu venduto ad Alberico Carafa primo duca di Ariano. Durante la breve dominazione francese, che ebbe inizio nello stesso anno 1501, signore di Montecalvo fu Pietro del Rohan, maresciallo di Francia e fedelissimo di re Ludovico. Ristabilito il potere spagnolo, re Ferdinando il Cattolico restaurò il ducato arianese che, con Montecalvo, tornò in possesso di Alberico Carafa. Nel 1505 Montecalvo fu donata da questi al figlio secondogenito Sigismondo, che nel 1525 ne fu nominato conte. Per quasi un secolo i Carafa amministrarono la contea di Montecalvo, fino a quando, nel 1594, fu acquistata da Carlo Gagliardi, che nel 1611 si fregiò del titolo di duca. Alla sua morte, nel 1624, il ducato tornò alla famiglia Pignatelli, a cui appartenne fino al 1806, anno dell'abolizione dei diritti feudali nell'Italia meridionale. Situato nel punto più alto del paese, il castello subì molte trasformazioni nel corso dei secoli, con la distruzione delle torri originarie e l'aggiunta dei bastioni sul lato nord-ovest. L'aspetto odierno dell'edificio lo si deve all'importante opera di restaurazione voluta dai Pignatelli, dopo il forte danneggiamento causato alla struttura dal terremoto del 1456, nonché a quella dei Carafa che hanno detenuto il feudo per più di trecento anni, fino agli inizi dell'Ottocento. Nel 1611 il Castello venne definitivamente mutato in Palazzo ducale. Altri due eventi tellurici del 1930 e del 1962 hanno danneggiato la struttura del Palazzo. L'edificio era diviso internamente in due piani; le cortine si elevano per oltre dieci metri e si sviluppano per una lunghezza di venti metri. Di più antico restano le imponenti strutture del piano terra e pochi ruderi del piano superiore. Si possono ancora ammirare, inoltre, i bastioni settencenteschi progettati per difendersi dall'assalto delle truppe nemiche. Oggi al Castello Pignatelli, restaurato nuovamente di recente, si accede attraverso un artistico portale in pietra arenaria datato al 1505 e delimitato da due colonne ioniche antistanti in rilievo. Esse sorreggono un frontone rettangolare in cui è visibile lo stemma della famiglia Gagliardi. Il portale immette nel cortile interno dove un secondo portale archivoltato conduce ad uno degli ambienti situati al pianterreno. All’esterno sono ancora visibili una torre di forma cilindrica, caratterizzata dalla presenza di una cisterna con pozzo situata al primo livello, e le cortine murarie che circondano tutta la corte del castello. Esse appartengono sia all’edificio rinascimentale che alla più antica struttura difensiva medioevale, in origine costituita dalla torre circolare e da un recinto fortificato. Altri link suggeriti: http://www.irpinia.info/sito/towns/montecalvo/castle.htm, https://www.youtube.com/watch?v=WjWvgl85HuA (video di IP motive, quello di Montecalvo è il primo castello mostrato), https://www.youtube.com/watch?v=N0qpTwaAU24 (video di Castelli d'Irpinia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecalvo_Irpino, https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-pignatelli-di-montecalvo-irpino, http://www.castellidirpinia.com/montecalvo_it.html, https://www.museodeicastelli.it/castelli/montecalvo-irpino-castello-ducale-pignatelli/

Foto: la prima è di vlv_official_one su http://www.paesaggiirpini.it/foto/montecalvo-irpino/castello/6384/, la seconda è della mia amica Romina Berretti

giovedì 2 febbraio 2023

Il castello di giovedì 2 febbraio



NICHELINO (TO) - Castelvecchio in frazione Stupinigi

Il castello detto “Castelvecchio” si trova in località Stupinigi ed è posto sul fianco destro della Palazzina di Caccia juvarriana, proprio alla svolta della strada da Vinovo. E’ un grande edificio di fondazione basso medievale, pesantemente rimaneggiato nel Settecento a pianta vagamente quadrata, con al centro un ampio cortile, affiancato da una tettoia per il ricovero di attrezzi agricoli e animali, costruito in mattoni rossi e sormontato da tre torri dello stesso materiale. La muratura è decorata a rilievo con mensole scalari in laterizio. All'impianto medievale è stato aggiunto, in epoca più recente, il corpo di fabbrica a quattro piani che sovrasta in altezza persino l’originaria torre a pianta quadrata, posta a difesa dell’ingresso. Il primo nucleo del castello è già documentato nel 1288. Passò in diverse mani: la famiglia Sili, i cistercensi dell’Abbazia di Staffarda. Nel 1396 il castello e il territorio di pertinenza vennero venduti a Pietro de Caburreto. In seguito la proprietà fu acquisita dalla principessa Bona di Savoia e alla sua morte nel 1431, con gli altri beni degli Acaia, tornò al primo duca Amedeo VIII. Poi per più di un secolo restò in feudo ai marchesi Pallavicino (i fratelli Carlo e Oddenino), subendo diverse modifiche e rifacimenti e assumendo le fattezze di fortezza quattrocentesca. Nel 1556 vi si insediò il governatore francese del Piemonte Carlo di Cossè, signore di Brissac e, nel 1562, fu ceduto ai cavalieri De Enrice e De Cremieux. Nella trattativa, però, qualcosa andò storto e il prezzo pattuito non venne pagato. I beni furono quindi venduti al conte Matteo di Cocconato, figura ombra per il duca Emanuele Filiberto. Il 29 gennaio 1573 lo stesso duca dichiarò che l’acquisto era a suo nome e fece dono di beni, giurisdizioni e diritti all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro da lui appena fondato. Nel Settecento con la costruzione della Palazzina di Caccia il paesaggio di Stupinigi cambiò radicalmente: alcune case e la chiesa del borgo furono abbattute e il castello, decisamente ridimensionato, assunse il suffisso di “vecchio”. Di fatto per tutto l’Ottocento divenne un popolato condominio che ospitava decine di affittuari, personale, militari e guardiacaccia di servizio a Stupinigi. Mantenne però gli elementi del castello quattrocentesco: le torri quadrate, i cortili interni, gli spettacolari soffitti a botte e le tracce dell’impianto medievale. Dal 2005 il castello è in stato di completo abbandono; rientra tra le proprietà inalienabili della Fondazione Ordine Mauriziano (presieduta dall’ex segretario generale della CRT Angelo Miglietta), a cui secondo statuto spetta la salvaguardia del “patrimonio storico, culturale, religioso e paesaggistico di pertinenza sabauda nei secoli raccolto dall’ordine”, e che annovera tra le proprietà gioielli come la Palazzina di Caccia di Stupinigi, Sant’Antonio di Ranverso, l’Abbazia di Staffarda, la Basilica Mauriziana, le Chiese di Cagliari e Asti e terreni vari quasi impossibili da vendere per il vincolo d’uso che si portano addosso. 
Altri link suggeriti: http://www.parchireali.it/parco.stupinigi/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1466, https://www.youtube.com/watch?v=9CP8S_rPaxI (video di A.G ARTIVISION), https://www.youtube.com/watch?v=s1NdV4SbELc (video di Albyphoto-Urbex Italia), https://www.nichelino.com/news/index.php/come-eravamo/22-c-era-una-volta/2531-castelvecchio-degrado-irreversibile, https://www.youtube.com/watch?v=fA6yxryIak4 (video di Max Wave)

Fonti: http://archeocarta.org/nichelino-to-castelvecchio-di-stupinigi/, https://comune.nichelino.to.it/stupinigi/la-zona-di-stupinigi/, https://www.univoca.org/nichelino-to-loc-stupinigi-castelvecchio/

Foto: la prima è di PR Stupinigi su http://www.parchireali.it/parco.stupinigi/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1466, la seconda è presa da https://www.univoca.org/nichelino-to-loc-stupinigi-castelvecchio/

mercoledì 1 febbraio 2023

Il castello di mercoledì 1 febbraio




PERGINE VALSUGANA (TN) - Castello di Pergine

Secondo alcuni storici, Castel Pergine, è sorto in epoca longobarda, forse su un precedente presidio di epoca preromana. Anche se le prime notizie certe risalgono all'anno 845, la prima documentata è del 1155, quando Odorico da Pergine ed Ezzelino compaiono tra i testimoni di un importante documento compilato a Riva del Garda. Il Castello passò poi nelle mani della famiglia dei signori di Pergine imparentata con le maggiori famiglie feudali del Trentino. Attorno al XIII secolo Castel Pergine venne preso ed espugnato dalle truppe di Ezzelino da Romano, che diedero alle fiamme il borgo di Pergine. Il castello non era del tutto ricostruito quando il principe Enrico II lo riscattò dai vincitori consegnandolo al figlio Adriano. La cerimonia si svolse a Trento, nel palazzo vescovile, dove venne deciso di conservare e ricostruire la fortezza come presidio, per assicurare la sicurezza del traffico lungo il confine della Valsugana. Poco dopo, il castello divenne feudo di Mainardo II, conte del Tirolo e in seguito fu per lungo tempo proprietà di Margarete Maultasch e più tardi di Massimiliano I, il principe tirolese. Verso la fine del secolo la fortezza fu protagonista di alcuni avvenimenti bellici di notevole importanza. Castel Pergine venne raggiunto dall'incursione del condottiero padovano Marsilio Partenopeo, alleato con i principi-vescovi di Trento e Bressanone. Il potere dei vescovi era stato ridotto e indebolito a tal punto da renderli in tutto e per tutto dipendenti dai conti del Tirolo. Essi attaccarono mentre gli Scaligeri, alleati di Mainardo, fortificavano il Dos Trento (1278). Mainardo II si ritrovò quindi solo ad affrontare la minaccia bellica. La fortezza venne espugnata e nel 1322 divenne vicario del vescovo di Trento Bonaventura Gardelli. Fu costui che consegnò la fortezza a Jacopo da Carrara per scongiurare l'invasione della capitale del principato vescovile da parte del duca Corrado di Teck capitano dell'esercito del marchese Lodovico di Brandeburgo. Il principato aveva affidato la difesa di Trento a Dioniso Gardelli, zio di Bonaventura Gardelli, ma egli a tradimento aprì le porte del castello del Buonconsiglio al nemico, licenziò le truppe che il signore di Padova aveva inviato, uccise Giovanni D'Arsio e consegnò nel gennaio del 1349 la torre "Vanga" ai nemici. Pochi giorni dopo si recò a Castel Pergine per convincere il nipote Bonaventura a consegnare il castello in mano nemica; il nipote non solo rifiutò la proposta ma decise perfino di giustiziare lo zio. Su richiesta di Bonaventura, Jacopo di Carrara inviò un esercito di cavalieri e di fanti a presidiare il castello. Il dominio su Pergine dei Carrara durò fino al 1356 quando il pievano Enrico di Bopfingen, capitano del Tirolo, giunse con i suoi armati sul dosso del ponte di Fersina. Dal 1356 al 1531 vi fu una dominazione tirolese. Verso la metà del Quattrocento il castello fu ricostruito in stile gotico. Dopo vi fu l'acquisto della giurisdizione del castello da parte del vescovo Bernardo di Cles, cardinale di Trento. Il Firmian rimase nel castello fino al 1581 quando il barone Fortunato Madruzzo gli successe. I successori furono i membri della famiglia Wolkenstein fino a quando la chiesa tridentina ne riscattò la giurisdizione amministrandola direttamente. L'ultimo capitano fu Antonio Giuseppe Girardi (1795-1805). Nei primi anni del '900 il castello fu acquistato da una società tedesca, capeggiata da Julius Friedrich Lehmann editore antisemita e nazionalista di Monaco di Baviera, che cominciò un restauro invasivo per adibire la struttura ad albergo-ristorante. Nel 1913 il restauro fu disapprovato dalle autorità per la salvaguardia artistica del territorio. Tra i personaggi principali che soggiornarono nella fortezza si ricordano in particolare il Duca austriaco Federico "Tascavuota", Massimiliano I, il cardinale Bernardo Clesio, Cristoforo Madruzzo e il poeta indù Jiddu Krishnamurti. Il Castello, passato nel 1956 in mano privata (allo svizzero Mario Oss), è stato in seguito restaurato e trasformato in albergo e ristorante. Nel 2018 è stato acquistato dalla Fondazione Castel Pergine ONLUS (https://www.fondazionecastelpergine.eu/) sostenuta soprattutto da persone private, enti e associazioni di Pergine e della Valsugana. La Fondazione ha mantenuto la vocazione ad albergo e ristorante del maniero ed ha allo stesso tempo sviluppato le attività culturali al suo interno, tra le quali teatro, mostre d'arte contemporanea, musica e convegni. Il maniero, posto sul colle Tegazzo, a un'altezza di 657 metri, è circondato da una cinta muraria esterna e l'accesso è situato attraverso una torre quadrata, sulla strada che porta al paese di Pergine. La cinta percorre tutto il perimetro circostante il maniero, con un alternarsi di torri di guardia. L'impianto del castello vero e proprio si trova sulla sommità della collina, di pianta quadrangolare. Al suo interno c'è un giardino circondato dalla cinta muraria principale e accessibile solo dall'interno del maniero. I collegamenti verticali si attuano attraverso imponenti scale a chiocciola in pietra, che consentono di raggiungere i piani superiori;Pianterreno: sala d'entrata, cucina, cucina nera, cantine e accesso al giardino
Primo piano: sala del trono (oggi reception), cappella di Sant'Andrea, bar e ristorante
Secondo piano: le cinque sale (Sala del Balconcino, Sala del Vescovo, Sala della Stufa Verde, Sala del Principe e Sala della Dama Bianca) ospitano una mostra sulla produzione dei piccoli frutti della valle, una mostra fotografica sulle bellezze della Valsugana e una mostra con piante e documenti sul Castello di Pergine.

Le mura esterne costituite da due cinte murate, suddivise in cortine, comprendono il palazzo gotico, la torre grande e proseguono sui tre lati meno protetti del colle. Sul quarto lato, il palazzo e la torre sono inseriti nella cinta diventando parte integrale delle mura stesse. A destra della torre di guardia si erge un'imponente torre cilindrica: la cosiddetta torre delle torture. Fondata sulla roccia ha un poderoso basamento, è fornita di feritoie e finestre a falsa croce guelfa. La cortina ha grandi merli a coda di rondine muniti di piccole feritoie e si estende dalla torre delle torture sino alla torre quadrata della guardia. Tra l'ingresso e la torre di guardia si trovava un ponte levatoio oggi ormai andato distrutto. In cima alla rupe, nel punto di giunzione delle cortine, è arroccata la torre grande. Il palazzo clesiastico si inserisce nella cortina per poi lasciare il posto al muro merlato che volge verso il dirupo. Tra la cinta muraria esterna e quella interna si estendevano due rivellini. Dalla torre della guardia si sale per mezzo di rozze gradinate scavate nella roccia al palazzo gotico; costruito in stile gotico e dalle pareti annerite dai secoli, è formato da quattro facciate prive di gronde. La facciata nord è formata da due ordini di finestre centrali, da cinque finestre sommitali e da una bellissima finestra a spacco in corrispondenza del piano terreno dove si apre una porta gotica. L'angolo Nord-Est s'incunea presso lo sperone del bastione angolare semicilindrico. Il bastione ha il basamento scarpato, fondato sulla roccia del burrone. Dagli spalti della cinta presso la torre della Madonna si può vedere una vasta muda, la cosiddetta prigione dei cortelli. La facciata verso sera è caratterizzata da due lunghi e stretti sporti con delle finestre a croce. La facciata di mezzogiorno volge presso il prato della rocca ed è caratterizzata da finestre con inferriate. La facciata verso il burrone è movimentata dal bastione angolare, ed è formata da un'antica torre quadrangolare di pietre bugnate al basamento. Di particolare interesse storico sono la prigione della goccia, la camera del camino, la sala del trono e la cappella di Sant’Andrea. Quest'ultima, dall'estate 2022, ospita al suo interno una preziosa ed antica pala d’altare risalente al XVI secolo, rinvenuta solamente pochi anni fa e sottoposta successivamente a lavori di restauro. Il primo piano del palazzo e il parco all’interno delle mura di cinta sono aperti al pubblico. La tradizione vuole che la permanenza nelle prigioni del castello fosse particolarmente dolorosa per i malcapitati ospiti. Nella Prigione della Goccia infatti i prigionieri erano costretti a rimanere seduti, con le mani fissate a degli anelli e la testa immobilizzata e a subire il supplizio della goccia: da un foro nella volta una goccia d’acqua cadeva con regolarità inesorabile sul capo del condannato che moriva tra atroci dolori. Pare che per le stanze del castello appaia una dama candida, un fantasma di una donna (secondo la leggenda la moglie di un castelliere). Secondo la tradizione venne uccisa violentemente dal marito e si aggira tutt'oggi per il castello senza trovare pace. Altri link suggeriti: https://www.castelpergine.it/it/, http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-Pergine, https://www.magicoveneto.it/valsugan/pergine/castello-di-pergine-valsugana.htm, https://www.youtube.com/watch?v=p8yL3YEOE5s (video di Girovagando in Trentino), https://www.youtube.com/watch?v=z6-J61-kw4U (video di Andrea), https://www.settemuse.it/viaggi_italia_trentino_altoadige/trento_pergine_castello.htm (video con drone)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Pergine, https://www.trentino.com/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-pergine/, https://www.comune.pergine.tn.it/Amministrazione/Luoghi/Castello-di-Pergine

Foto: la prima è presa da https://www.ladige.it/territori/pergine/2020/04/02/fondazione-castello-di-pergine-i-dubbi-di-marini-tre-societa-ma-il-cda-e-lo-stesso-per-tutte-1.2546301, la seconda è una cartolina della mia collezione. La terza, infine, è della mia amica Romina Berretti.