La storia di questo piccolo grande amore
2 settimane fa
ebbene sì....anche io, in modo immaginario, voglio infilare un foglietto di carta con notizie sulla mia vita e i miei interessi in una bottiglia e gettarla nell'immenso mare della rete, dove chissà chi lo leggerà !!! PROVATE A DIGITARE LA LOCALITA' ITALIANA DEL CASTELLO CHE CERCATE NELLA FINESTRA IN ALTO A SINISTRA, FORSE NE HO GIA' PARLATO IN QUESTI ANNI....ALTRIMENTI SUGGERITEMELO PER I PROSSIMI POST :-)
CARTOSIO (AL) - Torre
Nel 1052 l’imperatore Enrico III insignì la chiesa di Acqui della giurisdizione di un vasto territorio comprendente Melazzo, Cartosio, Bistagno, Terzo, Cassine e Castelnuovo Bormida. Dagli archivi storici sappiamo che Cartosio rimase di proprietà della chiesa acquese fino al XIV secolo; una data storica è l'anno 1382 quando Amedeo VI di Savoia investì Antonio Asinari ed i suoi figli di numerosi feudi tra i quali quello di Cartosio con annessi castelli, ville e relative pertinenze territoriali. Gli Asinari, una delle famiglie nobili più antiche di Asti, erano ricchi banchieri e commercianti e con l’acquisizione del feudo di Cartosio riuscirono ad acquisire forti guadagni sia attraverso il pagamento dei dazi doganali sia per la posizione strategica tra la riviera ligure e la pianura padana (attraverso la valle dell’Erro). L’antica Cartosio era circondata da mura difensive ed aveva la "forma di un triangolo circondato da muraglie, ruderi di muraglie e fortificazioni" come scrive lo storico Roffredo. Il paese era suddiviso in due parti, quella abitativa e quella comunale comprendente il castello, varie torri e la zona amministrativa. Il castello del quale non si hanno documentazioni per stabilirne l’origine, delimitava il borgo; se ne parla per la prima volta in occasione dell'investitura degli Asinari (1382), famiglia alla quale si deve la sua ricostruzione nel XVII secolo. Nel Novecento gli ultimi ruderi sono stati distrutti, oggi rimane soltanto la torre, baluardo strategico di avvistamento: eretta tra il XII ed il XIII secolo da costruttori anonimi, ma probabilmente provenienti da Casale Monferrato. E' stata realizzata con arenaria locale in conci squadrati. È alta 22,4 metri e ha una pianta rettangolare che si restringe fino all'inizio della verticale posta a 4,3 metri dal suolo: i lati alla base misurano 10,0 e 8,2 metri e si accorciano a 9,6 e 7,8 metri. In origine la torre raggiungeva i 25 metri di altezza perché presentava un parapetto merlato, distrutto il 2 dicembre 1296 dalle milizie Astigiane. È costituita da 7 piani in un unico vano con 3 solai in legno (di facile asportazione in caso di attacco nemico) e con una volta a botte in pietra, posta a circa 11 metri di altezza. A circa 6 m di altezza era stato realizzato nel 1800 uno squarcio nel paramento murario dal quale si accedeva ad un altro locale con volte in pietra. Al piano sottostante questo locale è stato rinvenuto un altro vano, di dimensioni inferiori, adibito probabilmente a prigione, accessibile attualmente attraverso una botola. Al di sotto di tale ambiente era ubicata una enorme cisterna per la raccolta di acqua; il quarto piano era un magazzino per le scorte alimentari, il quinto era destinato a cucina e mensa ed il sesto era il dormitorio della guarnigione caratterizzato da un camino e da un lavabo in pietra con tanto di scarico nello spessore murario collegato con l’esterno. I piani non erano collegati tramite una scala girante attorno al muro, ma con botole quadrilatere poste agli angoli nord-ovest e sud-est. All’ultimo piano sono venuti alla luce dei fori dove con tutta probabilità era posizionata la trave che sorreggeva la carrucola per prendere l’acqua del pozzo. Una peculiarità di questa torre consisteva nel fatto che alla porta d’accesso, ubicata a circa 11 m di altezza (chiamata “pustella”), si accedeva tramite ponte levatoio (che cadeva su un muro battiponte) dal castello limitrofo e a questo si accedeva da un altro ponte levatoio che cadeva sempre sullo stesso muro battiponte. ra Intorno agli anni Novanta la torre è stata oggetto di un primo intervento di restauro a cui ha fatto seguito un secondo intervento che ha beneficiato dei fondi del Gal Borba programmazione 2007/2013. In occasione di questo secondo intervento è stato reso accessibile il terrazzo sommitale che è stato anche pavimentato con pietra di langa ed in generale è stata migliorata l'accessibilità interna della struttura per agevolarne la salita (indicazioni estrapolate dalle linee guida del Gal Borba nella sezione "Cesimento documentario", scheda Comune di Cartosio). La torre di Cartosio fa parte di un circuito di torri d’avvistamento del basso alessandrino che partendo da Merana attaversava il colle di Cadibona e giungeva a Spigno: era in comunicazione con le torri di Vengore, Denice, Castelletto d’Erro, Cavatore, Terzo, Visone, fino ad arrivare al castello di Acqui Terme. Posta sulla piazza, doveva essere il corpo di difesa estremo in caso di guerre ed assedi. L’attuale ingresso alla torre, ancora oggi sito sul lato che fronteggiava l’antico castello, è raggiungibile con una scala a chiocciola esterna. La torre di Cartosio è visitabile fino alla terrazza posta sulla sua sommità. Negli anni venti erano ancora visibili i ruderi di un castello feudale collocabile tra il XIII e il XIV secolo, costruito a sua volta su ruderi preesistenti che non sono databili. Oggi al suo posto sorgono due abitazioni private. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=ixAbyg7O9HY (video di La Cascata dei Sapori), https://www.youtube.com/watch?v=s0gd_z7CMUw (video di Settimanale L'Ancora)QUILIANO (SV) - Torre di Cadibona
Il valico di Colle di Cadibona era noto fin dai tempi degli antichi romani poiché questo era il punto dove la catena montuosa, che negli altri tratti ha un andamento abbastanza uniforme, si abbassava rendendo possibile il passaggio. Esso fu utilizzato dai Cartaginesi durante la seconda guerra punica (203 a.C.) che, per la ritirata dalla Pianura Padana, passarono proprio da questo valico. La prima strada sulla Colle di Cadibona, però, fu realizzata nel 109 a.C. da Marco Emilio Scauro, un console romano, per agevolare i collegamenti fra Vado e Tortona. Nel periodo napoleonico la strada del valico venne allargata, fu costruita una galleria di circa 300 m ed alcune fortificazioni. La Torre venne costruita dalla Civitas savonese all’inizio del XVI secolo. I motivi che indussero i savonesi a costruire questa fortificazione furono certamente molti, come ad esempio preservare il bosco camerale dai tagli abusivi di legname e difendere i mercanti che percorrevano la strada con merci o con i proventi della vendita.AVIGLIANA (TO) - Castello
Sul paese dominano le rovine del castello, al quale si può accedere con un breve percorso dalla piazza Conte Rosso. Fatto costruire nel 942 da Arduino Glabrione, marchese di Torino, il Castello rimase per molti secoli la chiave della Val di Susa. Data la sua posizione, ebbe notevole sviluppo, ma anche distruzioni e saccheggi. Fu ampliato, munito di mura merlate e ponti levatoi. Il castello viene menzionato per la prima volta tra il 1058 e il 1061 in occasione della cronaca che illustra la costruzione del monastero di San Michele della Chiusa. A margine della narrazione che portarono alla fondazione tra il 983 ed il 987 del monastero micaelico del monte Pirchiriano, il cronista descrive che il marchese Arduino V risiedeva abitualmente nel castello di Avigliana che con certezza dovette svolgere una essenziale funzione strategica per il Marchesi durante la metà dell'XI secolo. Nel 1137 la costruzione è documentata come una delle sedi preferite dal Conte di Savoia Amedeo III quando questi giungeva al di qua delle Alpi (i Conti di Savoia erano penetrati in Piemonte solo nel 1091 dopo aver acquisito l'eredità territoriale della marchesa Adelaide di Susa), divenendone nel secolo successivo centro di espansione degli interessi verso Torino. A testimonianza di ciò in esso nacque Umberto III di Savoia, figlio ed erede di Amedeo III, il 4 agosto 1136. Quando non vi erano i Conti, il castello di Avigliana era la sede stabile del castellano (nominato dal Conte) che amministrava il territorio circostante per conto del suo signore, che a sua volta era feudatario dell'Imperatore del Sacro Romano Impero. Federico Barbarossa durante la sua discesa in Italia lo distrusse insieme ai borghi sottostanti Ferronia e Pagliarino, e poi venne ricostruito da Tommaso I di Savoia. Nel corso di tre secoli la funzione del castello si affermò definitivamente come uno dei principali centri di comando della contea, creando le condizioni per una rivoluzione urbanistica e insediativa ai piedi della collina su cui sorgeva. Nell'XI secolo castello e villaggio dovevano costituire una struttura insediativa molto elementare; un'altura fortificata con adiacente l'insediamento più antico, disposto a schiera lungo la Via Francigena che scorreva lungo la base settentrionale della protuberanza rocciosa del Monte Pezzulano. È molto verosimile che tra le esigenze dei Marchesi di Torino vi fosse la necessità di creare un centro fortificato allo sbocco della Val di Susa verso la pianura di Torino, in una posizione geografica di importanza strategica. Il 24 febbraio 1360 nel castello di Avigliana nacque Amedeo VII Conte di Savoia, detto il Conte Rosso, e nel 1368 vi fu imprigionato in attesa della condanna a morte per annegamento nel Lago di Avigliana Filippo II di Savoia-Acaia, il principe ribelle che aveva governato Torino per conto del Conte Verde (il quale invece risiedeva con la sua corte al di là delle Alpi). Nell'agosto 1449, infine, le mura del vecchio castello videro la nascita di Bona di Savoia, futura moglie del potente Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Dopo il XV secolo e fino alla sua distruzione il castello, finito il periodo dei fasti della corte di Savoia, assunse prevalentemente la funzione di fortezza della bassa Val di Susa, cingendosi di bastioni, trincee e spalti erbosi. Numerose volte distrutto e sempre riedificato (l'ultima volta da Amedeo di Castellamonte nel 1655) il castello fu distrutto con l'uso delle mine per l'ultima volta dalle truppe francesi del maresciallo Catinat nel maggio del 1691. Non ebbe più modo di essere ricostruito a causa della mutata situazione strategica della zona, con la costruzione dei nuovi forti sabaudi della Brunetta di Susa nel 1708 (abbattuto poi a fine Settecento) e del Forte di Exilles. Rimane oggi l’impianto delle mura esterne ellittiche, qualche camminamento delle torri di guardia e alcune camere interrate con volte a botte. La risorsa è a cielo aperto ed è sempre visitabile. Si racconta che durante l’ultima battaglia, alcuni soldati francesi, intrufolatisi nella fureria, rubarono una cassa contenente le paghe degli ufficiali e se la svignarono seppellendo il bottino nel boschetto a destra dell’ingresso del castello dove si troverebbe tuttora. La leggenda narra anche di un grosso masso che recherebbe una freccia indicante la direzione in cui cercare il tesoro. A causa della sua suggestività, la zona nei pressi delle rovine è ricca di “apparizioni” di spettri; si dice inoltre che Filippo II di Savoia-Acaia venne imprigionato in questo maniero e, avendovi trovato la morte per annegamento, la sua anima aleggerebbe ancora sulla superficie dei laghi. Altri link proposti: https://archeocarta.org/avigliana-to-castello/, https://www.vivereavigliana.info/il-castello-di-avigliana-continuando-con-la-storia/, https://www.youtube.com/watch?v=XcMFhovvuEU (video di Italo Alotto), https://www.youtube.com/watch?v=wrm9nPHLZQE (video di UMB21VIDEO50), https://www.youtube.com/watch?v=R92-ojNy2h0 (video di GO-TV CHANNEL)