martedì 7 novembre 2023

Il castello di martedì 7 novembre



CASTIGLIONE DELLA PESCAIA (GR) - Cassero Senese in frazione Vetulonia

Il cassero è ciò che rimane dell'antico castello medievale di Colonna, denominazione assunta dalla località etrusca di Vetluna durante il periodo longobardo. La primitiva costruzione risalente all'VIII secolo apparteneva ai vescovi di Lucca che la cedettero all'Abbazia di Sestinga attorno all'anno mille. Dopo essere divenuto proprietà dei Lombardi di Buriano nel corso del Duecento, il complesso passò nelle mani dei Senesi nel 1331. Verso la metà del Quattrocento l'originario castello venne gravemente danneggiato da Jacopo Piccinino e, a causa degli ingenti danni subiti, risorse come villaggio privo di ogni importanza. Ne venne ristrutturata soltanto la parte del complesso corrispondente al cassero. Con la caduta della Repubblica di Siena avvenuta alla metà del Cinquecento, Vetulonia e la sua fortificazione entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nei secoli successivi, alcuni interventi di ristrutturazione hanno parzialmente modificato l'originario aspetto medievale. Il Cassero Senese di Vetulonia si presenta come un complesso fortificato costituito da due corpi di fabbrica, con le pareti interamente rivestite in pietra, dove si aprono alcune finestre disposte su più livelli in modo irregolare. Il corpo di fabbrica più basso, parzialmente modificato nei secoli scorsi, è addossato sul lato sinistro all'originaria torre medievale, priva di coronamenti sommitali e con base scarpata costruita sulle mura etrusche dell'Arce. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=OeVWjZHeRf8 (video di Luigi Manfredi), https://www.youtube.com/watch?v=Al2xFA8cBKg (video di Fabio Balocchi)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Cassero_Senese_(Vetulonia),

Foto: entrambe prese da https://www.maremmaguide.com/vetulonia.html

lunedì 6 novembre 2023

Il castello di lunedì 6 novembre



ANZIO (RM) - Tor di Caldano (o Tor Caldara)

E' una torre costiera presso Lavinio Lido di Enea nel comune di Anzio. E' stata edificata presumibilmente alla metà del XVII secolo a difesa di quel tratto di costa contro eventuali sbarchi armati. Si suppone che la sua edificazione sia avvenuta anche a difesa delle caldare delle miniere di zolfo, che sono sorte in questa zona dal 1569 a prima del 1828, e che avrebbero anche dato il toponimo alla torre e all'intera zona. La torre era probabilmente più alta in origine. Sorge su un piccolo promontorio roccioso che anticamente era in un'area disabitata distante due miglia dal porto di Anzio. La distanza dal centro di Anzio è di circa cinque chilometri. Da un disegno settecentesco appare a tre piani, con la porta di ingresso sopraelevata accessibile tramite una rampa di scale. Di forma circolare, con un diametro di circa 10 metri e l'altezza di 9 metri, restò in efficienza finché durò l'attività estrattiva. Lo zolfo, però, tuttora presente anche come esalazione (il caratteristico odore di "uova marce"), continua a segnare nettamente la parte costiera con striature e macchie giallastre. La torre subì gravissimi danni nel 1813, nel corso di un bombardamento operato dalle navi inglesi che avevano violato il blocco continentale napoleonico, durante il quale la stessa località di Porto d'Anzio venne semidistrutta. Tor Caldara fu scenario anche dei violenti scontri del cosiddetto sbarco di Anzio: ne sono testimonianza i resti di bunker alleati. La torre è inclusa nell'area di 44 ettari facente parte della Riserva naturale regionale Tor Caldara, istituita con legge regionale del 26 agosto 1988 n° 50. In prossimità della torre, inclusi nel perimetro della Riserva, si trovano i resti di una villa romana, gli impianti dismessi delle antiche miniere, alcune sorgenti di acqua sulfurea e vari stagni, nonché le trincee lasciate dopo lo sbarco anglo-americano del 22 gennaio 1944. La scogliera che da Tor Caldara si congiunge al Lido di Cincinnato /Tor Materno, è infine ricca di reperti fossili, in parte andati persi per l'erosione della roccia. Ai sensi del Decreto 25/3/2005, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 157 dell'8 luglio 2005 e predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi della direttiva CEE, la zona delle solfatare e dei fossi viene considerata sito di interesse comunitario. Altri link suggeriti:https://www.droningitaly.it/v9471-tor-caldara-riprese-dal-drone.htm-riprese-dal-drone.htm (video con drone), https://www.youtube.com/watch?v=jIa7euLUq7Q (video di Associazione Latium Vetus), https://www.youtube.com/watch?v=5JikhG0GTeY (video di 2 Ruote Channel)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Tor_di_Caldano

Foto: entrambe della mia amica Daniela Marchini, realizzate in data 05/11/2023

venerdì 3 novembre 2023

Il castello di venerdì 3 novembre



MARANZANA (AT) - Castello

Sulla piazza principale del paese troneggia il castello medioevale del 1100, ampliato e rimaneggiato nei secoli ma perfettamente conservato e visitabile tutto l’anno. In epoca medioevale, il territorio di Maranzana era controllato dai marchesi di Incisa. Nel 1180 il marchese Del Bosco stipulò un patto d’intesa con Alessandria, ricevendo in feudo parte del territorio alessandrino e, luogo di grande importanza strategica, il feudo di Maranzana. Nel 1221 il feudo di Maranzana divenne proprietà degli Astigiani che, giurando fedeltà ai vescovi, ricevettero in cambio il territorio. Dopo intricate e alterne vicende, nel 1477 parte del feudo passò agli Occimiano e nel 1590 Antonio di Biandrate divenne feudatario del territorio. Questi, nel 1634, alienò il castello di Maranzana a Filippo Caresana la cui famiglia, pochi anni dopo, passò il possesso alla famiglia Ghilini i quali, a loro volta, nel corso del XIX secolo cedettero la proprietà ai Pozzi. Il castello di Maranzana s'impone per la grandiosa e austera struttura muraria, alleggerita da alcuni elementi di qualità architettonica e decorativa. È caratterizzato da una grande cinta muraria d'importanza protettiva e strategica, prospettante la vallata del torrente Cervino a nord-ovest e aprendosi ad est verso il concentrico, mediante un ponte che anticamente era "levatoio" e che ancora adesso permette l'accesso al complesso. Da questo lato le mura si chiudono attorno all'antica torre (preesistente al corpo del castello) che ripete nei suoi fregi, a dente di sega, i motivi ornamentali su tutto il perimetro delle mura che dominano la piazza centrale. Alla fine del XVI secolo risultava intorno al ricetto una fossa in cui stagnavano le acque piovane. Il maestoso edificio aveva infatti funzioni difensive e ancora oggi possiamo notare la presenza di specole di osservazione, feritoie, passaggi segreti, sotterranei, cunicoli che collegano alle colline vicine (questi non più percorribili) e persino un piano seminterrato in cui sarebbe presente un trabocchetto; il seminterrato è attualmente inaccessibile perché la porta che vi conduce è murata, ma in un futuro non troppo lontano potrebbe essere aperta! Sulla torre est è visibile anche il foro dal quale si scaricavano bitume, olio bollente e sassi su chi tentava di assaltare le mura. La maestosa costruzione ha conservato alcune parti importanti, malgrado i rimaneggiamenti eseguiti nel corso del tempo, fra le quali: l'imponente torre quadrata che presenta alla base una muratura a scarpa e in alto un bel fregio, a dente di sega; il grande fabbricato che s'innesta sulla torre con andamento ad angolo ottuso; il tracciato delle cortine (circa due metri di muratura) e la bella torre angolare circolare, anch’essa decorata a denti di sega, ma, purtroppo rimasta vittima di una manomissione, riguardante una loggetta ricavata nella sua parte superiore, ottenuta distruggendo il coronamento e la merlatura. A Maranzana, come anche in altri castelli monferrini, è interessante far notare una costante caratteristica: la compresenza di torri quadrate e tonde nello stesso maniero. Questa alternanza nei castelli della zona non è quasi mai una casualità, ma si può affermare, con tranquillità, che si tratti di uno stile di costruzione ben preciso, che consisteva nell'edificare, generalmente, le torri ad angolo in forma circolare, mentre, il mastio o comunque la torre sovrastante l'ingresso in forma quadrata o rettangolare. Tale particolarità si presenta raramente in altre Regioni d'Italia. Il castello è oggi adibito ad agriturismo (https://www.aziendamachebelcastello.it/)

Fonti: https://www.astigov.it/it/point-of-interest/castello-di-maranzana, https://www.comune.maranzana.at.it/it/page/il-castello-e-la-torre-civica, https://www.destinazionemonferrato.it/un-castello-dallanima-green/

Foto: la prima è presa da https://atlas.landscapefor.eu/category/1200-1300/poi/18300-castello-di-maranzana/17394-il-castello-di-marencanus/, la seconda è di Brigante mandrogno su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Castello_di_Maranzana.jpg

martedì 31 ottobre 2023

Il castello di martedì 31 ottobre



RAVARINO (MO) - Palazzo Rangoni (o Castello Rangoni)

Il Comune vanta una storia millenaria: dai periodi preistorici, documentati da manufatti, all’epoca romana di cui restano reperti fittili, una stele funeraria ed il quadrilatero di Castel Crescente, castro romano edificato assai probabilmente durante l’ assedio e la battaglia di Modena ( 43 a.C.) Già nel secolo XIII Ravarino appare costituito in Comune insieme a Castel Crescente in diversi atti dell’ Antico Memoriale Notarile di Modena. Nel 1333 il territorio comunale fu elevato al rango di Feudo Nobile. Già dal 1321 la potente famiglia dei Rangoni di Modena, imparentata con gli Estensi, aveva messo piede nel territorio di Ravarino e nel 1445 Gherardo Rangoni edificava un importante Palazzo-fortilizio di fianco alla chiesa di Ravarino. Alcuni anni dopo, e precisamente il 9 settembre del 1453, il Duca Borso d’ Este investiva della Contea di Ravarino e di Castel Crescente i Rangoni che ressero il feudo, nella forma di governo mediato (cioè quasi Stato autonomo nel Ducato Estense), sino alla soppressione dei feudi (settembre del 1796). Nel 1485 il Duca Ercole l d’ Este concedeva al Conte Antonio Rangoni di tenere annualmente la grandiosa fiera di San Martino, della durata di otto giorni, fiera che per oltre quattro secoli ha avuto luogo nel territorio di Ravarino. Dal secolo XVI in poi i Rangoni costellarono di palazzi e chiese il territorio ravarinese: il cosiddetto Palazzo di Donna Clarina, il Palazzo vecchio di Stuffione alla Villa, il Palazzo Pretorio e la chiesa di Stuffione nel 1506 e, dagli inizi del ‘600, comincia l’enorme ampliamento dell’antico Palazzo di Lovoleto, opera imponente mai terminata. Nel 1630 la peste eliminò ben un quarto della popolazione. In periodo napoleonico il Comune di Ravarino fu aggregato, quale sezione, dapprima a quello di Crevalcore nel 1804, poi dal 1810 a quello di Nonantola sotto il quale rimase fino all’ unità d’ Italia (autunno 1859) allorquando riacquistò la propria autonomia. Di particolare interesse Palazzo Rangoni, posseduto dai Rangoni già nel 1370. E' un complesso costituito da due palazzi contigui che formavano un tempo una corte chiusa articolata in tre corpi (una parte centrale più due ali laterali). Il nuovo palazzo (costituito da parte centrale e ala settentrionale) fu iniziato dai Rangoni nel 1611 e mai portato a termine. Di particolare interesse lo scalone d’onore e i soffitti a volta con fasce su stucchi che riportano con grande frequenza la conchiglia, simbolo dei Rangoni. Altro link suggerito: https://www.tourer.it/scheda?palazzo-rangoni-nuovo-ravarino (foto)

Fonti: https://modenadintorni.altervista.org/ravarino/, https://www.comune.ravarino.mo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=8216,

Foto: la prima è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-rangoni-bomporto?ldc, la seconda è di Fiore Galli su https://www.comune.ravarino.mo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=8216

lunedì 30 ottobre 2023

Il castello di lunedì 30 ottobre



BORGO SAN GIACOMO (BS) - Castello di Padernello

La struttura si erge isolata nella pianura bresciana. Il castello, che domina il piccolo paese, è composto da 130 stanze su una superficie di 4000 m². La sua costruzione avvenne per opera dei Martinengo, famiglia di provenienza bergamasca, fedeli alla Repubblica di Venezia, in origine chiamata dei “Giselbertini”, che dal X e l'XI secolo si cominciò a nominare con l'appellativo “da Martinengo” poiché residente nel castello di Martinengo, nella pianura bergamasca. La presenza della nobile casata a Gabiano (antico nome dell'attuale Borgo San Giacomo) è attestata a partire dall'XI secolo. La nobile casata dei Martinengo rimase a Padernello fino al 1834; dal 1861 i possedimenti passarono alla famiglia Salvadego Molin Ugoni. Il castello, edificato alla fine del XIV secolo da Bernardino Martinengo, planimetricamente ha forma quadrangolare ed è circondato da un fossato colmo di acqua, l' accesso è a nord, dal ponte levatoio. Si presenta basso e largo, con una torre a nord (sull'ingresso), due a sud sporgenti dal perimetro ed una grossa torre di vedetta sopra l'incrocio dei lati nord ed ovest. Le murature, che si innalzano dal fossato, sono in laterizio, parzialmente intonacate, al culmine delle quali sono presenti beccatelli e regolari aperture. Dall'ingresso si accede, tramite un androne, ad una corte quadrata, porticata su due lati; ad est dell'androne è posizionato lo scalone per l'accesso al piano superiore. La prima testimonianza sulla presenza di una fortificazione a Padernello risale al 1391: una casa-torre circondata da un doppio fossato, che sovrasta un territorio di vitigni, boschi e pascoli. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nella prima metà del XV secolo ad opera di due rami della famiglia Martinengo: i Martinengo di Padernello o “della Fabbrica” e i Martinengo “delle Palle”. Verso il 1470 il maniero era già provvisto di mastio dotato di mensoloni e caditoie con funzioni di controllo e avvistamento del territorio limitrofo, munito di feritoie e merlature guelfe. Dello stesso periodo risale l'elegante porticato sul lato Nord, caratterizzato da colonne in pietra con capitelli recanti scudi con l'aquila imperiale, simbolo araldico della casata. Nel cortile interno sorge un loggiato sul lato Ovest a pilastri tipicamente cinquecentesco sui quali campeggiano gli stemmi delle famiglie Martinengo e Colleoni, famiglia quest'ultima imparentata coi Martinengo. Del Cinquecento sono il grande salone del lato Est e il porticato del lato Sud e, dell'interno, i soffitti a vela o a botte e i soffitti lignei a cassettoni riccamente decorati. La struttura ha subito notevoli rimaneggiamenti nel tempo, i primi dei quali intercorsi già nella prima metà del XVI secolo. Nel Settecento l'edificio subì un importante rinnovamento architettonico e di funzione. L'allora conte Gerolamo Silvio lo convertì in un'elegante villa signorile secondo lo stile dell'epoca. A questo periodo si deve la realizzazione dello scalone settecentesco, opera del celebre architetto Giovanni Battista Marchetti (1686-1758), dal 1758 direttore della costruzione del duomo nuovo di Brescia. Si realizzarono inoltre una splendida sala da ballo, la cappella dedicata a San Faustino e Giovita. Il prospetto esterno sui lati Nord e Est venne ingentilito con balconcini in pietra e ringhiere in ferro battuto, mentre sul lato Sud venne aperto un ampio portale centrale da cui si accede l'accesso al giardino sul fossato. Nel 1834, dopo più di quattro secoli la casata dei Martinengo di Padernello, con la morte di Girolamo Silvio II Martinengo, si estinse per l'assenza di eredi maschi. Alla morte dell'ultimo Martinengo le proprietà venete vennero affidate alla moglie contessa Elisabetta Michiel, mentre quelle della provincia di Brescia passarono al cugino Alessandro Molin. Alla morte di quest’ultimo le proprietà vennero ereditate dalle sorelle Maria e Alba, sposate rispettivamente al conte Panciera di Zoppola e al nobile Pietro Salvadego. Padernello, il castello e altre proprietà vennero assegnate, in seguito alla suddivisione delle proprietà del 1861, ai nobili Salvadego. Ultimo conte a risiedere al castello fu Filippo Molin Ugoni Salvedego, il quale, per motivi di salute, preferì trasferirsi nel 1961 nel suo palazzo di Brescia, dove morì nel 1965. Da allora il castello di Padernello venne abbandonato, lasciandolo esposto alle intemperie, all'incuria e allo sciacallaggio, nonostante nel 1912 fosse stato definito di alto pregio architettonico e di interesse nazionale da parte del Ministero della Pubblica Istruzione. Negli anni Ottanta l'unica realtà impegnata nella difesa del castello e del suo borgo era l'"Associazione Amici del Castello", la quale restaurò l'antica posteria l'Aquila Rossa, simbolo imperiale dei Martinengo, con l'intento di salvare il maniero e valorizzare il borgo di Padernello. Grande ispiratore dell'associazione fu Monsignore Don Antonio Fappani, autore dell'Enciclopedia Bresciana. Nel 2016 venne conferita la targa di segnalazione dell'Istituto Italiano dei Castelli per l'ottimo restauro strutturale, architettonico, ambientale e l'ottima manutenzione e la consentita l'accessibilità. Nel 2002 crollò gran parte della cinta muraria alla destra del rivellino, del tetto sul salone da ballo, della soletta della cucina storica. Nel 2005 il maniero venne acquistato dal Comune di Borgo San Giacomo e da un gruppo di imprenditori che iniziarono i lavori di restauro. Entrambe le proprietà – pubblica e privata – concessero in comodato d’uso gratuito ventennale l’immobile alla Fondazione di Partecipazione denominata Fondazione Castello di Padernello (https://www.castellodipadernello.it/) costituitasi nello stesso anno, impegnata nel recupero, nella gestione e nella promozione del maniero. Una misteriosa leggenda è legata a Padernello: un fantasma aleggia per le stanze del Castello. È la storia della Dama Bianca, una figura eterea che ogni dieci anni, il 20 luglio, torna nel suo maniero con in mano un segreto scritto su un libro d’oro, alla ricerca di chi la possa ascoltare. Nel XV secolo visse Biancamaria, figlia di Caterina Colleoni e del conte e condottiero Gaspare Martinengo, uno degli eredi di Antonio I Martinengo infeudato nel 1443 delle terre di Gabiano (antico nome di Borgo San Giacomo) dalla Repubblica Veneta. La piccola nacque a Brescia in un Castello, ormai scomparso, sito in via Palazzo Vecchio. Biancamaria era una ragazzina malinconica, pallida e cagionevole di salute sia nel corpo che nello spirito. Era innamorata della natura, del silenzio e mal sopportava un mondo fatto di violenze, soprusi e angherie, un mondo di uomini d’arme come suo padre. Fu così che si trasferì nell’autunno del 1479 dalla città alla residenza di campagna della famiglia, nel borgo di Padernello. Qui trovò vigne, rogge, campagna e boschi. Il 20 luglio del 1480 Biancamaria era a cavalcioni sui merli del maniero. Era sera e vide una piccola magia luminosa, poi un’altra e un’altra ancora; la ragazzina, piena di gioia, credette di potersi librare in aria e unirsi a quelle magiche luci. Così, all’apice della gioia, Biancamaria immolò la sua vita per le piccole lucciole. Aveva tredici anni. Biancamaria Martinengo, secondo la leggenda, si è trasfigurata nella Dama Bianca e ancora ritorna, la notte della sua morte, ogni dieci anni, sullo scalone d’onore del suo Castello, vestita di bianco e con in mano un libro dorato aperto contenente il suo segreto. Un segreto che la fa vagare di continuo. Altri link proposti per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=gBr_ja3wcc8 (video di Drone Production), https://www.youtube.com/watch?v=o64HuJfaLQo (video di Duepassinelmistero), https://www.youtube.com/watch?v=BpJ2qMmPkF4 (video di Fondazione Cattolica Assicurazioni), https://www.youtube.com/watch?v=2DCYBe-vgZM (video di AbeFranci71), https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_BorgoSanGiacomo-Padernello.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Padernello, https://www.castellodipadernello.it/visita-il-castello/conosci-il-castello/, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A060-00204/

Foto: la prima è presa da https://www.castellodipadernello.it/eventi/bresciacult/, la seconda è presa da https://www.giornaledibrescia.it/rubriche/cartoline-bresciane/un-viaggio-nel-tempo-al-castello-di-padernello-1.3738982

venerdì 27 ottobre 2023

Il castello di venerdì 27 ottobre



MANDELLO VITTA (NO) - Torre

L'edificio, emblema del paese, doveva essere parte di una più grande fortificazione a difesa del borgofranco. La costruzione militare, posta a sorveglianza dell'antica Strada Biandrina, è databile intorno alle metà del XII secolo e rappresenta, per l'area novarese, uno degli edifici meglio conservati nel suo genere. Attualmente, del castello (“castrum”) non è più evidente alcuna traccia; si suppone che si sviluppasse attorno all’alta torre ancora ben conservata, situata all’ingresso del paese e originariamente destinata sia al controllo che al pagamento dei pedaggi. Sul lato settentrionale della torre è apposto uno stemma in pietra della famiglia Caccia circondato da armi affrescate. La torre è alta circa trenta metri, a pianta quadrata, in mattoni, e presenta momenti successivi di edificazione: un primo momento fra i secoli XII e XIII, corrispondente al periodo di fondazione del borgo, il secondo in epoca gotica e tardogotica e poi ristrutturato nel 1594. Osservando la torre sul fronte di levante, si nota, alla base, la presenza di un grande arco di scarico che sovrasta, a circa tre metri dal suolo, la porta di accesso. La muratura irregolare in mattoni e i fori dei ponteggi di costruzione disposti in modo ordinato, nonché la successione delle aperture lungo i vari piani, evidenziano la struttura da riferirsi, probabilmente, alla seconda metà del secolo XIII. In seguito, la torre sarebbe stata inglobata all’interno del “castrum”. La sommità sarebbe stata ristrutturata in periodo tardogotico e coperta con il tetto in coppi. Altri link di approfondimento: https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Mandello_Vitta-Torre.htm, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=37762&RicLin=en&RicProgetto=reg%2Dpie%2Dvda

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mandello_Vitta, https://www.comune.mandellovitta.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/torre-medievale-sec-xii-1415-1-0ec2be5cf48990d1b2270576c344fb0a,

Foto: la prima è di Solaxart 2021 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Mandello_Vitta-Torre.htm, la seconda è di Zaffiroeacciaio su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/335494/view

giovedì 26 ottobre 2023

Il castello di giovedì 26 ottobre



CAMPOCHIARO (CB) - Torre Angioina

L’abitato, le cui origini risalgono al VII secolo d.C., è sovrastato da una torre angioina che testimonia un passato medievale, insieme a resti di mura e torri, oggi inglobate in parte in successive abitazioni. La torre, che si presume appartenente al X secolo, in origine era l'elemento più alto di una roccaforte medievale, con cinta muraria. La rocca di Campochiaro è tra le più importanti postazioni strategiche e difensive presenti nella zona di incrocio del tratturo del Matese con il tratturo Pescasseroli-Candela; tali postazioni nascevano proprio per provvedere alla difesa dell'importante centro amministrativo di Bojano. È ben riconoscibile intorno alla rocca una cinta muraria, che originariamente prevedeva nove torri; sul lato meridionale se ne possono scorgere alcune, mentre sul lato orientale non si riescono bene a distinguere, circondate, come sono, da abitazioni costruite successivamente. La torre, che si è meglio preservata dal logorio del tempo, è situata nella parte più alta del paese e nella dicitura comune rappresenta "la Rocca"; l'entrata è posta sul lato opposto alla scarpata, mentre due finestre, di cui una a oblò, sono presenti sul lato rivolto al paese. È una struttura cilindrica a pianta circolare (tipica del periodo longobardo), costruita con conci di pietra di piccole dimensioni; esternamente sono visibili dei travicelli, che con ogni probabilità servivano a sostenere delle travi in legno. Non aveva funzioni abitative, come i castelli, per le famiglie signorili. Oggi la torre, restaurata, è visitabile. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=ouJ_ULiRHuw (video di Telemolise), https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400074864

Fonti: https://matese.guideslow.it/localita/campochiaro/, https://it.wikipedia.org/wiki/Campochiaro, https://www.visitmolise.eu/scheda-localita/-/d/dms/1507637/campochiaro, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Molise/campobasso/provincia000.htm#campochiar

Foto: la prima è di Mike1 su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Campochiaro_-_Torre.jpg, la seconda è presa da https://matese.guideslow.it/localita/campochiaro/