lunedì 13 febbraio 2023

Il castello di lunedì 13 febbraio



MAGIONE (PG) - Castello dei Cavalieri di Malta

L'edificio si trova nel paese di Magione in via Cavalieri di Malta, 31, vicinissimo al lago Trasimeno, ed è stata la residenza estiva (di solito in settembre) del principe e gran maestro dell'Ordine di Malta, soprattutto dagli anni sessanta con fra Angelo de Mojana di Cologna e fra Andrew Willoughby Ninian Bertie. Nato come ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani, attuali Cavalieri di Malta, e intitolato a S. Giovanni Battista, il nucleo originario dello stesso fu edificato alla metà del secolo XII non lontano dall’importante asse viario tra Perugia, il Trasimeno e la Toscana. Anche se alcuni ritengono che la struttura sia stata in origine di proprietà dei cavalieri Templari, poi passata ai Gerosolimitani, non vi sono documenti che attestino tale versione. I documenti più antichi che menzionano la struttura ospedaliera gestita dai cavalieri gerosolimitani risalgono al novembre 1171. Sia questi che i successivi tendono a mostrare come l'edificio sia sempre appartenuto agli attuali proprietari. Quando fu eretto era caratterizzato solo da due costruzioni collocate a "L", sovrastate da una torre campanaria. Successivamente fu ampliato fino a raggiungere una pianta quadrata, con un vasto cortile centrale, protetta da una cinta muraria con robusti torrioni agli angoli. Questo ospedale, nel marzo 1261, fu quasi totalmente distrutto dalle milizie del comune di Perugia; della struttura originaria rimase parzialmente in piedi soltanto la chiesa, la base della torre campanaria e alcune parti dell’attuale ala occidentale. Ristrutturato già nella seconda metà del Duecento, nel 1367 fu ampliato nella parte orientale, mentre nel 1471 si procedette alla definitiva trasformazione del complesso, ancora principalmente di tipo ospitaliero, in castello con l'aggiunta della torre rotonda, dei peducci, di un insieme di merli a coronamento della parte fortificata e di una corte loggiata. Nel corso del secolo XVI si costruirono altri loggiati, gli stessi che possono ancora vedersi sui tre lati del cortile interno, inglobando in essi alcune parti di quelli quattrocenteschi. Le fastose stanze del primo piano dimostravano che l'antico hospitium ormai aveva assunto gli elementi distintivi di una nobile dimora, pur conservando particolari protettivi e disponibilità di ospitare i pellegrini. Insieme agli appartamenti dei religiosi, ai locali di servizio e alloggio, riconducibili alle radicali modifiche quattrocentesche attribuite all'architetto bolognese Fioravante Fioravanti che aveva operato presso la cattedrale di San Lorenzo e la Porta di Sant'Angelo a Perugia, l'antica badia naturalmente annoverava tra le sue mura una cappella, dedicata a san Giovanni Battista, patrono dei cavalieri di Malta, con interessanti affreschi della scuola del Pinturicchio (una Natività e la Madonna con Bambino e Santo). Fu il cardinale Giovanni Battista Orsini, titolare della commenda sull'abbazia, a volere, nel 1502, la realizzazione dei dipinti. Altri lavori, ma di minor entità, si ebbero nel 1644, quando fu costruito il puteale in pietra arenaria su una cisterna preesistente. "La Badia" fu sempre un significativo luogo di sosta per papi, sovrani e autorevoli personaggi che transitavano lungo la Via Francigena e l'ospitalità dei cavalieri era sempre confortevole e puntuale. Il castello conobbe una vasta notorietà per una truce vicenda verificatasi nelle sue stanze, la Congiura della Magione, descritta da Niccolò Machiavelli ne "Il Principe". Si trattò di una cospirazione contro Cesare Borgia, tramata, nel 1502 dai suoi medesimi cobelligeranti. Il "Duca Valentino" voleva fissare a Bologna la capitale del ducato di Romagna, appena costituito, e questo preoccupò molto Oliverotto da Fermo, Vitellozzo Vitelli, Giampaolo Baglioni, Paolo Orsini e Antonio Giordano che, con altri, si ritrovarono nel maniero magionese, nell'appartamento del cardinale Giovanni Battista Orsini, per congetturare una strategia di difesa, tramite un'alleanza con i Da Montefeltro, i Medici e la repubblica di Venezia contro il Borgia per difendere i Bentivoglio. Il fatto si risolse in modo tragico per quasi tutti i congiurati, a favore di Cesare. È da notare come la Compagnia Teatrale di Magione, nelle notti dell’ultima settimana di luglio o della prima di agosto, riproponga l’evento in forma teatrale fra le mura del castello. Il Castello, oggetto di restaurato, è al centro di una vasta tenuta agricola e vitivinicola (https://www.castellodimagione.it/). Dietro prenotazione, è possibile visitare alcune sale dell'edificio e la cappella. Il chiostro e il negozio sono aperti al pubblico. In estate, i suoi spazi ospitano il "Trasimeno Music Festival", manifestazione musicale che si tiene con cadenza annuale, animata dalla pianista canadese Angela Hewitt, che possiede un'abitazione in località San Savino di Magione. Il nome Badia, con il quale i magionesi chiamano questa struttura, si è affermato in epoca moderna, quando il termine Magione passò dall’indicare la stessa, cosa che avveniva ancora nel secolo XVI, a designare l’intero nucleo abitato in luogo del più antico Pian di Carpine. Del resto già sul finire del Quattrocento si parla di una "abbatia Mansionis Plani Carpinis. La parte del castello, ora dedicata a Centro Congressi, venne realizzata durante gli ampliamenti del XIV secolo per ospitare la sala d’arme dei cavalieri ospedalieri in tempi moderni divenne il granaio castello.In origine vi si accedeva dal piano terra, questo piano venne realizzato successivamente come possiamo dedurre dalla parete nord-est dove in basso compaiono le parti terminali di arcate gotiche che sono interrotte dal solaio del pavimento ma che proseguono al piano inferiore. In fondo al salone possiamo ammirare i modelli di due imbarcazioni appartenenti ai Cavalieri di Malta, come possiamo vedere dalle bandiere issate con lo Stemma di Stato: la croce latina bianca su fondo rettangolare rosso. Le galee rappresentano il glorioso passato dei Cavalieri di Malta che, a seguito dell’abbandono della Terra Santa avvenuto nel 1291, scoprirono la vocazione marinara navigando costantemente le acque del Mediterraneo e combattendo più volte contro le flotte dei corsari musulmani. Sulla parete lunga di destra è presente una nicchia dove sono esposte una serie di spade antiche dei cavalieri, mentre in fondo alla sala è conservata una raccolta di oggetti legata all’Ordine tra i quali spicca il modello del Santo Sepolcro realizzato in madreperla. Salendo la scalinata interna e percorrendo il loggiato si arriva alla “Sala degli stemmi”. Questo è il salone di rappresentanza del castello ed è dominato dallo stemma dell’Ordine di Malta completo di tutti i suoi attributi: una croce con otto punte contornata da un rosario, alla quale è sovrapposto il tondo rosso con croce latina bianca. Le due Croci sono collocate al di sotto di un manto principesco sostenuto da una corona. Questo è lo stemma ufficiale del Gran Magistero delle Istituzioni del Sovrano Ordine, che ad oggi constano di 6 Gran Priorati, di 6 Sottopriorati, di 47 Associazioni Nazionali e di oltre 100 Missioni diplomatiche. Lo stemma dell’Ordine è esposto assieme al baldacchino rosso che viene riservato solo agli “stemmi sovrani“, ossia agli stemmi degli “Stati Sovrani” come quello dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Gli stemmi appesi alle pareti sono relativi ai vari Priorati ed ai Gran Maestri che si sono succeduti nel tempo, come ad esempio quello nella parete tra le due finestre che rappresenta il penultimo Gran Maestro Frà Andreas Bertie, in carica fino al 2008. Oggi l’Ordine di Malta opera in 120 paesi dove fornisce assistenza alle persone bisognose attraverso le sue attività mediche, sociali e umanitarie. Una curiosità quando sul pennone sventola la bandiera dell'Ordine vuol dire che nel castello è presente il generale Superiore dell'Ordine stesso... ed il castello diventa ancor più inaccessibile. Altri link proposti: https://www.maestridelcotto.it/it/blog/castello-dei-cavalieri-di-malta-a-magione-fra-congiure-musica-e-vino-2670, https://www.icastelli.it/it/umbria/perugia/magione/castello-dei-cavalieri-di-malta-a-magione, https://www.youtube.com/watch?v=efjpa-RM6QM (video di Sagrivit Heritage of Excellence), https://winenews.it/it/viaggio-nel-patrimonio-agricolo-del-sovrano-militare_265897/ (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Cavalieri_di_Malta_(Umbria), testo di Giovanni Riganelli su http://www.magionecultura.it/default3.asp?active_page_id=165&id=50&cid=14&scid=21, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-dei-cavalieri-di-malta-magione-pg/, https://www.trasimeno.ws/castello_malta_it.html

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/umbria/perugia/magione/castello-dei-cavalieri-di-malta-a-magione, la seconda è una cartolina della mia collezione

venerdì 10 febbraio 2023

Il castello di venerdì 10 febbraio



CASTIGLIONE DI SICILIA (CT) - Castello di Solicchiata

A circa due chilometri dall'abitato di Adrano, in Contrada Solicchiata sorge l’omonimo castello di proprietà del Barone Don Antonino Spitaleri. Di proprietà di Felice Spitaleri di Muglia, Marchese di Sant’Elia e Barone di Solicchiata, il maniero, eretto intorno al 1875, nasce con una destinazione d’uso che traccerà la storia del vino in Italia. Infatti, il Barone Spitaleri intendeva costruire nella contrada un edificio adibito ad uso rurale e questo, di lì a poco, divenne la più importante industria per la produzione del vino, il cosiddetto "Vino della Solicchiata". Il maniero, costruito in pietra lavica, architettonicamente si rifà allo stile medievale, con tanto di fossato, che circonda l’intera struttura, e ponte levatoio. Questi due elementi servono per rendere e tenere asciutti i sotterranei dove si trovano le storiche e vaste cantine. Il Castello di Solicchiata è da considerare, nella lunga storia del vino italiano, come il primo e unico castello per il vino ad uso stabilimento enologico costruito in Italia (http://www.castellosolicchiata.it/). Inoltre, è stata l’unica cantina italiana a ricevere il privilegio di poter innalzare lo stemma reale sullo stabilimento "per il progresso enologico del Regno d’Italia", e da qui veniva la prima fornitura di vino per la Real Casa d’Italia. Nel corso del XIX secolo, nel castello prosperò l’industria vinicola, e il vino della Solicchiata è da ricordare come il primo taglio bordolese d’Italia vinificato con il metodo francese. Venti anni prima la costruzione del castello, nel 1855, il Barone Spitaleri mise a dimora sull’Etna, tra gli 800 e i 1.000 metri d’altezza, nel feudo Solicchiata, i vitigni bordolesi Cabernet franc Merlot e Cabernet sauvignon, gli stessi che ancora oggi producono questo importante vino. Altri link di approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=KwJp_JvjQmc (video con riprese aeree di salvorussoct), https://www.youtube.com/watch?v=MEmUejZIU68 (video con drone di Aerial Movie), https://winenews.it/it/lo-storico-castello-solicchiata-nel-mondo-con-planeta-protagonista-del-rinascimento-siciliano_478535/, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Solicchiata

Fonte: https://www.ilviaggioinsicilia.it/castello-della-solicchiata/

Foto: la prima è presa da https://www.vivasicilia.com/castello-della-solicchiata/, la seconda è presa da https://www.guidasicilia.it/rubrica/i-vini-etnei-del-castello-solicchiata-saranno-conosciuti-in-tutto-il-mondo/3016952

mercoledì 8 febbraio 2023

Il castello di mercoledì 8 febbraio



MINERVINO DI LECCE (LE) - Palazzo Baronale Gallone in frazione Specchia Gallone

Riguardo alla frazione di Specchia Gallone non si hanno notizie certe sulle sue origini, ma si ritiene che nel luogo esistesse una fortezza costruita dagli abitanti di Otranto con funzioni di difesa e vedetta contro gli attacchi dei Saraceni. La prima parte del toponimo deriverebbe, dunque, dal termine latino specola, mentre Gallone si riferisce ad un importante feudatario che governò il centro nel 1618: Gian Battista Gallone. Successivamente il feudo fu acquistato dai Sangiovanni. Gli ultimi feudatari furono i Basalù, che governarono fino al 1806, anno di soppressione della feudalità. Lo stemma della nobile famiglia Gallone, è anche presente nella Chiesa Madre, edificata agli inizi del XVII secolo, e nella Cappella di Sant’Anna. Palazzo Gallone, oggi chiamato Palazzo Basalù, fu costruito nel XVI secolo dal feudatario Gian Battista Gallone e, nel corso degli anni, divenne proprietà prima della famiglia Sangiovanni e, per ultimo, della famiglia Basalù. L'edificio presenta stanze di ampie dimensioni, tutte con volte a botte e a stella da cui si accede attraversando il portone principale; quest’ultimo, a sua volta, dà accesso ad un atrio e ad un’ampia corte, in cui troviamo anche un giardino con mura di cinta medioevali e un esteso agrumeto. L’intero palazzo conserva a tutt’oggi le caratteristiche architettoniche del tempo, senza aver subito alcun intervento. Altro link per approfondimento: https://livingapulia.com/property/palazzo-salento/. In questo video di "Città aperte in rete" si può ammirare il palazzo di cui stiamo parlando: https://www.youtube.com/watch?v=rom3I2nYxoM

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Specchia_Gallone, http://www.viveresalento.info/p/specc/i/index.asp, https://www.prolocominerva.it/specchia-gallone/

Foto: la prima è di Marzoide88 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Palazzo_Gallone.jpg, la seconda è di Freddyballo su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Specchia_Gallone_palazzo_baronale.JPG

martedì 7 febbraio 2023

Il castello di martedì 7 febbraio




BORGO PRIOLO (PV) - Castello di Stefanago

Da un poggio dell’Oltrepò Pavese, il Castello di Stefanago domina le dolci vallate dei fiumi Coppa e Schizzola, attorniato nella parte sud da un piccolo borgo agricolo. Secondo un’antica leggenda venne realizzato per via di un misterioso e diabolico incantesimo, che in sole tre notte portò fin quassù le grandi pietre poste alla sua base. Tra storia e fantasia, intorno a questa costruzione sorte anche un’altra favola, per certi aspetti ispirata al racconto omerico sull’origine della guerra di Troia: per secoli, nel castello e nelle valli circostanti continuarono a udirsi le urla e il fragore delle battaglie tra i signori di Stefanago e di Nebbiolo, venuti in conflitto a causa del rapimento, da parte dei primi, di una bella fanciulla, novella Elena. Leggenda a parte, con ogni probabilità l’edificio venne costruito tra il XI (la torre maestra) e il XIV secolo (le ali del castello, ingentilite da finestre con archi a sesto acuto). Restaurato nel corso del Quattrocento, fu posseduto da diverse nobili casate, fra cui gli Sforza, i dal Verme e i Malaspina. Il complesso è posto su un poggio elevato a controllo delle valli dei torrenti Schizzona e Coppa. Il nucleo più antico del castello è la torre, risalente all'XI secolo. Divenne proprietà nel 1317 dei Corti o De Curti che nel corso del secolo lo ampliarono con la costruzione dell’ala sud, il complesso venne completato nel XVII secolo. Verso il 1477 Giovanni Corti fece restaurare il castello, mentre nel 1647 Matteo e Tommaso Corti fecero fondere una campana in bronzo. Durante questo secolo passò dai Corti alla famiglia Rossi e nell'800 ai conti Baruffaldi, che tuttora lo possiedono. L'edificio ha subito pochissimi rimaneggiamenti, se non la ricostruzione della cima della torre, danneggiata nel '500 nelle guerre che contrapposero la Francia e la Spagna per il possesso del territorio e che la vide coinvolta in quanto punto strategico che controllava le comunicazioni di Milano con Genova. La caratteristica di questo castello è appunto l'alta torre a base quadrata costruita in mattoni su basamento in pietra, probabilmente di costruzione precedente al resto della fortificazione, che ha un portale d'ingresso ed è dotata di feritoie e di finestre con arco a tutto sesto. L'edificio principale ha forma ad elle, è realizzato in laterizio su basamento in pietra, con finestre in cotto ad arco acuto. Ospita delle sale ben conservate, la prigione, il cortile nobile e l'oratorio. All'esterno vi è un ben tenuto giardino all'italiana. Il castello, sede di un'azienda vitivinicola, viene aperto al pubblico in occasione di alcune manifestazioni (https://www.castellodistefanago.it/). Altri link suggeriti: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00566/, https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Stefanago.htm, https://www.youtube.com/watch?v=Q5QLfX8xt0Q (video di Giovanni Portinari)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Stefanago, https://www.histouring.com/strutture/castello-di-stefanago/, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00127/, http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/ARTE%20E%20ARCHITETTURA_CASTELLI_OLTREPO_file/CASTELLI%20OLTREPO%20BASSO%20OVEST/CASTELLO%20OLTREPO_STEFANAGO.htm

Foto: la prima è presa da http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/ARTE%20E%20ARCHITETTURA_CASTELLI_OLTREPO_file/CASTELLI%20OLTREPO%20BASSO%20OVEST/CASTELLO%20OLTREPO_STEFANAGO.htm, la seconda è di Solaxart 2012 su https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Stefanago.htm

venerdì 3 febbraio 2023

Il castello di venerdì 3 febbraio



MONTECALVO IRPINO (AV) - Castello Pignatelli

La prima notizia storica di Montecalvo è contenuta in un documento del 1096, in cui si fa riferimento all'invio di circa sessanta armati di quella zona nella spedizione in Terrasanta voluta da Guglielmo il Buono. La cronaca di Alessandro Telesino ricorda che nel 1137 re Ruggero II, sovrano normanno in guerra con il conte di Avellino, si accampò ai piedi del castello di Montecalvo. Nel Catalogo dei baroni risulta che la prima famiglia feudataria fu quella dei Potofranco. In seguito alle distruzioni provocate dalle truppe di Manfredi di Svevia, il feudo venne concesso dapprima al nobile Matteo Diletto (1276) e poi donato dal re Carlo I d'Angiò al salernitano Giovanni Mansella. Dalla fine del 1300 Montecalvo seguì le vicende della contea di Ariano, alla quale rimase aggregata durante i governi dei de Sabran, degli Sforza e dei Guevara. Il violento terremoto del 1456 determinò lo sprofondamento di parte del centro abitato (probabilmente nel Fosso Palumbo) e la successiva espansione urbana fuori dalle mura, che non furono più ricostruite. Nel 1486 il feudo passò sotto il diretto governo della Regia Corte e otto anni più tardi fu venduto, assieme ai feudi di Corsano e Pietrapiccola, dal re Alfonso II d'Aragona a Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e viceré di Sicilia. Costui gestì le rendite provenienti dal territorio fino al 1501, anno in cui il paese fu venduto ad Alberico Carafa primo duca di Ariano. Durante la breve dominazione francese, che ebbe inizio nello stesso anno 1501, signore di Montecalvo fu Pietro del Rohan, maresciallo di Francia e fedelissimo di re Ludovico. Ristabilito il potere spagnolo, re Ferdinando il Cattolico restaurò il ducato arianese che, con Montecalvo, tornò in possesso di Alberico Carafa. Nel 1505 Montecalvo fu donata da questi al figlio secondogenito Sigismondo, che nel 1525 ne fu nominato conte. Per quasi un secolo i Carafa amministrarono la contea di Montecalvo, fino a quando, nel 1594, fu acquistata da Carlo Gagliardi, che nel 1611 si fregiò del titolo di duca. Alla sua morte, nel 1624, il ducato tornò alla famiglia Pignatelli, a cui appartenne fino al 1806, anno dell'abolizione dei diritti feudali nell'Italia meridionale. Situato nel punto più alto del paese, il castello subì molte trasformazioni nel corso dei secoli, con la distruzione delle torri originarie e l'aggiunta dei bastioni sul lato nord-ovest. L'aspetto odierno dell'edificio lo si deve all'importante opera di restaurazione voluta dai Pignatelli, dopo il forte danneggiamento causato alla struttura dal terremoto del 1456, nonché a quella dei Carafa che hanno detenuto il feudo per più di trecento anni, fino agli inizi dell'Ottocento. Nel 1611 il Castello venne definitivamente mutato in Palazzo ducale. Altri due eventi tellurici del 1930 e del 1962 hanno danneggiato la struttura del Palazzo. L'edificio era diviso internamente in due piani; le cortine si elevano per oltre dieci metri e si sviluppano per una lunghezza di venti metri. Di più antico restano le imponenti strutture del piano terra e pochi ruderi del piano superiore. Si possono ancora ammirare, inoltre, i bastioni settencenteschi progettati per difendersi dall'assalto delle truppe nemiche. Oggi al Castello Pignatelli, restaurato nuovamente di recente, si accede attraverso un artistico portale in pietra arenaria datato al 1505 e delimitato da due colonne ioniche antistanti in rilievo. Esse sorreggono un frontone rettangolare in cui è visibile lo stemma della famiglia Gagliardi. Il portale immette nel cortile interno dove un secondo portale archivoltato conduce ad uno degli ambienti situati al pianterreno. All’esterno sono ancora visibili una torre di forma cilindrica, caratterizzata dalla presenza di una cisterna con pozzo situata al primo livello, e le cortine murarie che circondano tutta la corte del castello. Esse appartengono sia all’edificio rinascimentale che alla più antica struttura difensiva medioevale, in origine costituita dalla torre circolare e da un recinto fortificato. Altri link suggeriti: http://www.irpinia.info/sito/towns/montecalvo/castle.htm, https://www.youtube.com/watch?v=WjWvgl85HuA (video di IP motive, quello di Montecalvo è il primo castello mostrato), https://www.youtube.com/watch?v=N0qpTwaAU24 (video di Castelli d'Irpinia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecalvo_Irpino, https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-pignatelli-di-montecalvo-irpino, http://www.castellidirpinia.com/montecalvo_it.html, https://www.museodeicastelli.it/castelli/montecalvo-irpino-castello-ducale-pignatelli/

Foto: la prima è di vlv_official_one su http://www.paesaggiirpini.it/foto/montecalvo-irpino/castello/6384/, la seconda è della mia amica Romina Berretti

giovedì 2 febbraio 2023

Il castello di giovedì 2 febbraio



NICHELINO (TO) - Castelvecchio in frazione Stupinigi

Il castello detto “Castelvecchio” si trova in località Stupinigi ed è posto sul fianco destro della Palazzina di Caccia juvarriana, proprio alla svolta della strada da Vinovo. E’ un grande edificio di fondazione basso medievale, pesantemente rimaneggiato nel Settecento a pianta vagamente quadrata, con al centro un ampio cortile, affiancato da una tettoia per il ricovero di attrezzi agricoli e animali, costruito in mattoni rossi e sormontato da tre torri dello stesso materiale. La muratura è decorata a rilievo con mensole scalari in laterizio. All'impianto medievale è stato aggiunto, in epoca più recente, il corpo di fabbrica a quattro piani che sovrasta in altezza persino l’originaria torre a pianta quadrata, posta a difesa dell’ingresso. Il primo nucleo del castello è già documentato nel 1288. Passò in diverse mani: la famiglia Sili, i cistercensi dell’Abbazia di Staffarda. Nel 1396 il castello e il territorio di pertinenza vennero venduti a Pietro de Caburreto. In seguito la proprietà fu acquisita dalla principessa Bona di Savoia e alla sua morte nel 1431, con gli altri beni degli Acaia, tornò al primo duca Amedeo VIII. Poi per più di un secolo restò in feudo ai marchesi Pallavicino (i fratelli Carlo e Oddenino), subendo diverse modifiche e rifacimenti e assumendo le fattezze di fortezza quattrocentesca. Nel 1556 vi si insediò il governatore francese del Piemonte Carlo di Cossè, signore di Brissac e, nel 1562, fu ceduto ai cavalieri De Enrice e De Cremieux. Nella trattativa, però, qualcosa andò storto e il prezzo pattuito non venne pagato. I beni furono quindi venduti al conte Matteo di Cocconato, figura ombra per il duca Emanuele Filiberto. Il 29 gennaio 1573 lo stesso duca dichiarò che l’acquisto era a suo nome e fece dono di beni, giurisdizioni e diritti all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro da lui appena fondato. Nel Settecento con la costruzione della Palazzina di Caccia il paesaggio di Stupinigi cambiò radicalmente: alcune case e la chiesa del borgo furono abbattute e il castello, decisamente ridimensionato, assunse il suffisso di “vecchio”. Di fatto per tutto l’Ottocento divenne un popolato condominio che ospitava decine di affittuari, personale, militari e guardiacaccia di servizio a Stupinigi. Mantenne però gli elementi del castello quattrocentesco: le torri quadrate, i cortili interni, gli spettacolari soffitti a botte e le tracce dell’impianto medievale. Dal 2005 il castello è in stato di completo abbandono; rientra tra le proprietà inalienabili della Fondazione Ordine Mauriziano (presieduta dall’ex segretario generale della CRT Angelo Miglietta), a cui secondo statuto spetta la salvaguardia del “patrimonio storico, culturale, religioso e paesaggistico di pertinenza sabauda nei secoli raccolto dall’ordine”, e che annovera tra le proprietà gioielli come la Palazzina di Caccia di Stupinigi, Sant’Antonio di Ranverso, l’Abbazia di Staffarda, la Basilica Mauriziana, le Chiese di Cagliari e Asti e terreni vari quasi impossibili da vendere per il vincolo d’uso che si portano addosso. 
Altri link suggeriti: http://www.parchireali.it/parco.stupinigi/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1466, https://www.youtube.com/watch?v=9CP8S_rPaxI (video di A.G ARTIVISION), https://www.youtube.com/watch?v=s1NdV4SbELc (video di Albyphoto-Urbex Italia), https://www.nichelino.com/news/index.php/come-eravamo/22-c-era-una-volta/2531-castelvecchio-degrado-irreversibile, https://www.youtube.com/watch?v=fA6yxryIak4 (video di Max Wave)

Fonti: http://archeocarta.org/nichelino-to-castelvecchio-di-stupinigi/, https://comune.nichelino.to.it/stupinigi/la-zona-di-stupinigi/, https://www.univoca.org/nichelino-to-loc-stupinigi-castelvecchio/

Foto: la prima è di PR Stupinigi su http://www.parchireali.it/parco.stupinigi/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1466, la seconda è presa da https://www.univoca.org/nichelino-to-loc-stupinigi-castelvecchio/